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#ItaliansFestival “Fil Rouge” – What if qualcosa di più ci tenesse uniti? (photo gallery)

Sara e Barbara hanno attraversato IF! seguendo un filo rosso. Persone, personaggi, e quell’atmosfera lì, che è venuta in questi scatti, e chi c’era non vede l’ora ci sia IF! /2, e chi non c’era può seguire qui il suo pezzo di filo. Questo è lo shooting, questo è Fil Rouge.

Fil Rouge significa letteralmente “filo rosso” e viene solitamente inteso col significato di “filo conduttore”. Questa è la metafora che abbiamo scelto per raccontare IF! nel dopo-IF!, attraverso i nostri scatti.

Il termine Fil Rouge è utilizzato in diversi ambiti. Lo usa Goethe ne “Le affinità elettive”; riprende il concetto che Freud utilizzò per definire l’inconscio. Ma la sua origine è marinaresca: per districare le gomene di una nave si seguiva un filo rosso che rendeva possibile separare l’una dall’altra le corde aggrovigliate.

Una leggenda di origine cinese racconta che tutti noi nasciamo con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Questo filo viene chiamato il filo rosso del destino. Esso ci lega alla persona a cui si è destinati, alla nostra metà, alla nostra anima gemella. Le anime prima o poi sono, quindi, destinate ad incontrarsi e ad unirsi.

Non importa il tempo che dovrà passare, gli eventi della vita o lo spazio che separa le due anime, perché il filo che le unisce non si romperà mai e nessuna circostanza potrà impedire alle due metà di incontrarsi e alla fine unirsi.

Sara Meliti, fotografa
Barbara Passaretti, assistente alla fotografia

PHOTO GALLERY (clicca le immagini per ingrandire)

 


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AC Master in Copywriting – assegnata la borsa di studio “Enzo Baldoni” (video)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Anche per l’anno Accademico 2014-2015 Accademia di Comunicazione ha assegnato la borsa di studio “Enzo Baldoni” per la frequenza del Master in Copywriting.
A vincerla, ex-aequo, sono state Martina Dei e Valeria Marconi.

Sono ormai 8 anni che la borsa di studio in Ricordo di Enzo Baldoni permette a studenti di talento -con scarse possibilità economiche- di realizzare il proprio sogno: diventare copywriter.


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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S1 E6/12)

Puntuale come un’ispezione di un esattore del fisco di Zurigo, o come la dichiarazione “Questo sarà un anno decisivo per le riforme” da parte del capo di governo di un paese scelto a caso, arriva la top five degli ads più cliccati di Settembre.

Automobili, videocamere, smartphone, videogiochi… Quello formato da nomi composti e tecnologia è un binomio che domina incontrastato in quattro film, tanto da imporre in qualche modo la sua inconfondibile presenza anche nel quinto commercial.

GoPro HERO4: The Adventure of Life in 4K
Agenzia creativa: GoPro Original Productions
Centro media: 3Q

Tutti sappiamo quant’è comoda una GoPro. Tutti sappiamo quanto sia spettacolare una ripresa in 4K. Ora, proviamo a unire le due cose. Superfluo chiederci con quale camera sia stato girato il video, vero?

Offerte Fiat: scopri Punto GPL con la formula Eco Free
Agenzia creativa: Leo Burnett
Centro media: maxus

Decisamente meno epica, l’unica produzione italiana nella shortlist è un’articolata promozione dedicata a una delle ammiraglie di casa Fiat: sensibilità verde, prezzo invitante, ruote ben piantate per terra.

Trailer Live Action ufficiale di Destiny – Diventa leggenda [IT]
Agenzia creativa: N/A
Centro media: N/A

Un piccolo kolossal di due minuti introduce Destiny, sparatutto stellare rilasciato il 9 settembre. L’ottimo equilibrio tra azione e ironia lascia intravedere un roseo futuro per il primo videogioco del tipo “Shared World Shooter” (la misteriosa definizione è stata coniata dagli sviluppatori, già ideatori del celebre Halo).

Experience the power of a bookbook™
Agenzia creativa: BBH Asia Pacific
Centro media: N/A

Cliente svedese, agenzia di Singapore: dall’improbabile meltin’ pot scaturisce un furbo e apprezzato instant classic. L’idea secondo alcuni non sarebbe originalissima, ma la parodia di Apple nel complesso funziona alla grande.

Apple – iPhone 6 and iPhone 6 Plus – TV Ad – Duo
Agenzia creativa: Apple
Centro media: N/A

L’originale, però, continua a funzionare meglio. La semplicità, se non addirittura povertà, dei mezzi con cui Apple può permettersi di lanciare i suoi gioielli è un indice impressionante di quanto ancora sia solido il potere di mercato detenuto da Cupertino. E poco importa se l’iPhone 6 non pare sempre altrettanto rigido.

***
Ricordiamo che la classifica #ytali non si limita alle view assolute, bensì viene determinata da Google utilizzando alcuni dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni nel nostro Paese, la percentuale di visualizzazione di ciascuna pubblicità e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.


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SPOLLO KITCHEN: IL DESIGN DA MANGIARE CON GLI OCCHI.

Prepara pupille e papille con le ricette di SPOLLO KITCHEN, questo venerdì 24 ottobre dalle 17 in poi, presso Frigoriferi Milanesi, via Piranesi 10, Milano. Un progetto nato da CTS Grafica che ha pian piano assunto un respiro internazionale.

Una preparazione dall’alto coefficiente di creatività che ha visto come ingredienti principali 100 designer selezionati da 5 professionisti della comunicazione visiva e della grafica editoriale.

Non solo un libro, ma un progetto che dura da più di un anno giunto ormai alla sua fase finale. Venerdì sarà possibile visitare il labirinto di totem, le videoproiezioni, e tutti i progetti pervenuti. Una festa dei sensi, in collaborazione con Polyedra e il patrocinio di Aiap e ADCI. Buon appetitoso design a tutti.

Per registrarti clicca qui.

 


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“Chi vola alto, difficilmente inciamperà nel pattume”.

Check the gate, Franco has left the set.

Non à stato solo un grande, rutilante, dolcissimo amico, ma il primo movie art director della pubblicità italiana. Quando nei primi anni ’80, in una cultura nazionale fatta di grande grafica ed eccellente copywriting, un bel giorno è arrivato il cinema è stato proprio Franco a portarcelo. Con l’iconografia del mondo Martini, le ballate della Coca Cola, con le poetiche di Cuore di Panna. Dietro a quei film e ad altri come quelli c’era tutto il talento di questo italiano d’Australia, aviatore e motociclista, che in un momento storico dove l’advertising era in tutto il mondo una prerogativa anglosassone aveva il carattere e le palle per tenere testa ai supergruppi creativi di Madison Avenue e ai Registi-Star che ti macinavano lo storyboard ancora prima di arrivare al PPM. In quel mondo Franco ci sguazzava, faceva casino, si divertiva, li frastornava con le sue idee e alla fine vinceva.

Altri hanno poi seguito la stessa strada, naturalmente, ma Franco è stato il primo e di questo – come nei confronti di tutti i pionieri – noi gli siamo debitori. (Maurizio Sala)

 

Io da grande volevo essere Franco Moretti. Amavo tutto quello che era e che faceva, le sue importabili camice di seta, le sue campagne, i suoi scatti di furia, la sua dolcezza.

E poi l’Australia, Perugia, Londra, l’America. “da Dio”, gli shooting board schizzati sul set, le camere d’albergo rivoltate, le Porsche, i cazziatoni, le frizioni dell’harley bruciate per salire i marciapiedi, quella matta amatissima di Silvia, il suo orgoglio da art director, la sua etica, la sua spudoratezza, la sua inimmaginabile ingenuità.

Vita e Opere di Franco Moretti è uno dei testi sacri della mia libreria di strada, quella dove cerco come imparare a vivere e una cosa posso dire di averla capita.

Se da grande vuoi diventare Franco Moretti, inizia ad evitare di diventare grande.

Non ci sono ancora riuscito, ma ci sto lavorando.

Ti voglio bene frank. (Fabrizio Russo)

 

Grazie Franco,
ci sei sempre stato nei momenti importanti della mia vita professionale. Belli o difficili che fossero.
E anche un po’ nel making of. Dubbi, paure, insicurezze, idee abbozzate, desideri, sogni ad occhi aperti.

“Why not? “Mi hai detto tante volte. “Ricordati che il mondo è fatto dal 90% di yes-butters (90%) e dal 10% di why notters (10%). Cioé quelli che ti dicono di sì e poi trovano mille scuse.
E quelli invece che ti guardano, ti ascoltano, fanno silenzio e poi ti dicono solo: perché no?

E da quel tuoi Perché no? io sono sempre partita, provandoci e provandoci anche sbattendo la testa. E da quei Perché no? sono nati i miei progetti migliori.

E quando mi hai assunto dicendo “Io ti scelgo per il tuo cervello, non per le tue mani” rispondendo all’obiezione che non sapevo disegnare, quando di fronte alle mie lacrime di giovane stagista mi hai portato a lavorare con te a GM International spedendomi in giro per l’Europa già da piccola, a quando in Europa mi ci hai mandato davvero dieci anni fa nel board dell’ADC*E, che è una famiglia meravigliosa di menti brillanti e cuori grandi.

Quella famiglia internazionale che da ieri mattina non smette di scrivermi, di telefonare in lacrime, di piangere in tutte le lingue, incredula. Noi ti ricorderemo tutti il 7 Novembre a Barcellona. Vieni anche tu. Why not? (Patrizia Boglione)

 

È molto difficile capire questa emozione. Franco non è un amico, un parente, una persona con cui ho condiviso la vita. Franco è il mio capo, quello che ogni volta che lo incontro cerco nel suo sguardo il suo giudizio. Mi importa quello che pensa. È uno dei punti cardinali della mia formazione. Sono un testimone di come lavorava, sono anche un testimone di come sapeva essere un amico: accanto a Stefano, dove spesso, negli ultimi tempi, ci siamo trovati. E a parlare del nostro Club. Gli ho voluto bene, e ho sentito che lui ne voleva a me. A Silvia, il mio pensiero in questo momento. (Paola Manfroni)

 

Franco Moretti mi telefona all’inizio di agosto del 1987 per conoscere i miei progetti di vacanza: ero in Mercurio, allora.
Vuole proporci di partecipare a una gara importante per il nuovo cliente Stefanel e, ovviamente cambio i miei programmi estivi.
Giriamo uno spot memorabile (Stefanel, l’amore addosso) nelle brughiere della isola di Skye nel nord della Scozia e il regista Beinex convince la McCann a utilizzare la colonna sonora di un suo lungometraggio Betty Blue (per i cinefili “37,2 le matin”).

Insomma una produzione straordinaria che presentiamo a Bepi Stefanel e al prof. Alberoni, suo consulente, nella saletta cinema della Ttc in via Moscova.

Invitiamo anche il regista, per partecipare alla festa. Si proietta classicamente tre volte lo spot e alla fine le luci della sala si accendono su un silenzio assoluto, frutto della nostra emozione e partecipazione.

Parla solo Alberoni: “Perfetto, veramente perfetto questo spot ma per un preservativo!!”.

Ho incontrato il dr.  Stefanel a un convegno della Confindustria e mi ha detto: “Orca Sias, dovevamo continuare con l’amore addosso!” (Gianni Sias)

 

Franco Moretti era un grande dirigente. Io in generale ho una bassa stima dei dirigenti d’azienda, pubblici e privati, che in buona parte sono parassiti o poco capaci.

Franco Moretti, fra i numerosissimi dirigenti che ho conosciuto, era una delle eccezioni.

Una delle poche persone, in base alla mia esperienza ovviamente limitata, che fosse veramente in grado di gestire e governare un gruppo di lavoro, senza cadere nel micro-management, senza soffocare le personalità individuali, senza prendere le distanze in caso di errori, sempre solidale con i collaboratori ma anche aperto a critiche e punti di vista diversi. Era inoltre molto diretto e chiaro nei suoi giudizi.

A suo tempo fu un grande riformatore dell’ADCI (sua la modifica dello statuto del mandato da 1 a 3 anni, anche se ogni tanto viene erroneamente attribuita a Emanuele Pirella), capace di scelte coraggiose e controverse fra cui Forum Creativo e la collaborazione con il Mezzominuto d’oro/Galà della Pubblicità. Sono state a mio parere due iniziative controverse, ricche di contrasti e polemiche, ma altrettanto coraggiose, a loro tempo, dell’importante realizzazione odierna di IF.

L’ho frequentato come segretario ADCI nei due mandati che abbiamo condiviso per cui non lo conosco nella vita privata, però il suo ottimismo, la sua apertura mentale, il suo senso di responsabilità e il suo modo di lavorare sono stati per me un grande insegnamento. (Gianni Lombardi)

 

conobbi Franco Moretti solo nel febbraio del 2011, pochi giorni prima dell’assemblea elettiva Adci.
Mi invitò per un aperitivo vicino a casa sua, in via Procaccini.

Voleva controllare di persona che l’unico candidato alla presidenza Adci non fosse  pazzo. O, forse, che lo fosse sufficientemente.
in quell’occasione capii quanto tenesse ancora al Club e alla sua continuità. Mi fece molte domande sul programma e su come pensassi di attuarlo.

Fu un esame vero e proprio, inutile girarci intorno. Condotto con grande garbo e discrezione. Da Signore.

Ma fu anche un buon incontro. Ridemmo parecchio, rotto il ghiaccio. E  a  un certo punto pensai “mi sarebbe piaciuto lavorare con lui”.
Naturalmente me lo tenni per me. Perché? perché sono un pirla.
Lui invece no. Me lo disse.

Gli sono sempre stato grato per quella fiducia.
E del sostegno che mi ha fatto sentire, in questi ultimi (quasi) quattro anni, in certi momenti “complicati”.

Franco Moretti è stato un Condottiero, un Capo vero. Uno di quegli esseri umani a cui credi quando ti dice “andrà tutto bene”.
Dalla stretta di mano, alla risata, percepivi un uomo coraggioso, un cuore grande, che non aveva paura di niente e non si perdeva in giri di parole.
Come Presidente Adci e Condottiero di una agenzia Grande, quando non era solo il fatturato a determinare la grandezza, suppongo che abbia dovuto coltivare un minimo di senso diplomatico.

Ma nel nostro incontro non lo fu per niente. Per due ore ebbi davanti un uomo vero. Un grande Ammiraglio che si era tolto la giacca gallonata per scrutarmi dentro e capire di che pasta fossi fatto. Oggi penso che mi avrebbe menato se non gli fossi piaciuto.

Non volevo scrivere nulla su di lui. Non mi piacciono i coccodrilli e mi sentivo a disagio nel raccontare un uomo con cui ho parlato in tutto solo poche ore.
Ma in quelle poche ore ha lasciato un segno. E questo è raro, almeno per me. E allora è giusto che lo racconti.
Glielo devo.

Caro Franco, anche a me sarebbe piaciuto lavorare con te. E tra i due ci ho sicuramente perso io.

Vorrei tanto raccontare una leggenda (forse) che circola su di te. Tranquillo, starò sul vago.
Racconta di un direttore creativo che volava in alto, nel cielo, al comando di un aereo, e gli account a bordo (uno in particolare) si cagavano letteralmente addosso.

Non smettere di volare, Franco. (m. g.)

La famiglia ha organizzato  un saluto a Franco Moretti domani, giovedì 16 ottobre, presso l’Associazione Ex Combattenti e Reduci. Alle ore 10.30 in Via  A. Volta 23, Milano.

 


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Quanto costa avere una vagina.

Avere la passera è un difetto. Un problema genetico. Una sfiga, per dirla tutta.
Avere la vagina non ti permette di fare un sacco di cose: non ti permette di fare quello che vuoi, non ti lascia arrivare in alto, non ti aiuta in niente. E non venite a dire la famosa frase “Le donne sono sedute sulla loro fortuna e non lo sanno”. Siamo sedute sulla sfiga, perché sembra che con la vulva arrivi ovunque, ma a conti fatti, quando si misura il mondo per talento, con numeri obiettivi guardando il lavoro, la professionalità, i dati, allora siamo fregate.
La posizione di noi portatrici sane di passera è in miglioramento, questo è il sunto della ricerca del Credit Suisse dedicata alle donne manager presenti nelle aziende (scommetto che a leggere come ho riassunto la questione si sentiranno male…), ma sta di fatto che avere il pisello è meglio.
La faccio facile?
Forse perché non c’è altra spiegazione ormai, nulla di convincente che io riesca a raccontarmi per capire per quale motivo le donne sono ancora così poco al potere. Ovunque.
È dimostrato che le aziende che hanno donne nei board o nei ruoli decisionali godono di una maggior stabilità finanziaria, sono più evolute, hanno una miglior gestione, ma come sempre quando si parla di ruoli davvero determinanti, allora diventiamo mosche bianche, sembriamo dei Panda in via di estinzione. In alcune facciamo la fine dei Dodo: spariti per sempre.
Come dire, siamo buone per rassettare le stanze dei bottoni ed eventualmente far presente dove sono i calzini, ma quando si tratta di mollare il colpo e lasciarci spazio non c’è verso: le donne non sono prese in considerazione.
Leggetevelo il trattato, è interessante. A me dopo cinque pagine è venuto il mal di pancia a forza di soffocare bestemmie. Volete sapere i motivi per cui le donne non vengono scelte? In genere si tratta di puri freni culturali (hups, ma dai!) oppure quando sono in posizioni di rilievo, occupano posti delle aziende dove poi non sarà più possibile far carriere (una notizia nuova, vero?)
Ci sono ambiti dove le donne non sono presenti perché reputati ancora assolutamente maschili, tipo l’ambito minerario (del resto i sette nani andavano a scavare la roccia, mica Biancaneve. Vorrei mica che basti una laurea per capire di cosa sia fatta la materia inerme. Minerali: questi oscuri elementi…).

Quello che mi fa specie è che più di ogni altra cosa ho la sensazione che gli uomini spesso non abbiano metri di paragone per questo disagio.
Vi è mai capitato di vedere delle tabelle dove segnano il vostro genere come assente o come “almeno una presenza”?
Non sto parlando delle domeniche di shopping da Zara: parlo di ambiti della vita che date per assodati come vostri, come cose che sapete fare e dove venite discriminati esclusivamente perché maschi. No, non credo che ce ne siano o che vi siano mai capitati. Soprattutto se fate parte del mondo pubblicitario.
Allora fate questo estenuante sforzo di creatività.
Da anni lavorate, venite riconosciuti come validi professionisti, eppure guadagnate meno degli altri. Vi sarà successo. Evviva. Ora pensate se quel metro di paragone riguardasse solo i centimetri di pisello. Non sto scherzando: è ormai solo questa la discriminante. C’è qualcuno che ha deciso che quelli che hanno un po’ più di carne di voi nelle parti intime automaticamente hanno più diritti. Stipendi più alti. Posizioni migliori. Qualcuno ha deciso che sono più bravi. Più roba sotto, tanta roba in più nella vita. È la natura, baby. Allora voi protestate perché, che cacchio, dopo anni passati a dimostrare che valete tanto quanto, non si può mettere in discussione il talento per via delle misure, no?

E invece no. Se siete sotto una certa soglia di centimetri va da sé che valete meno, che siete meno abili di natura, che non siete capaci, che siete deboli.
Voi obiettate che non dovete fare i pornodivi: dovete fare i pubblicitari. Che valgono solo le idee. Spiacente, ma ovunque, in agenzia, ci sono solo quelli con certe misure. Voi siete sotto? Ciao.
No, eh, ma nessuno ce l’ha con te, per carità. È che le cose vanno così.
E non si possono cambiare. Allora cominciate a pensare che il mondo gira lo stesso attorno a chi ha il pisello un po’ più corto. Che le cose si fanno e vengono bene lo stesso, che quella delle misure è una gran cavolata.
Escono un sacco di ricerche in merito e dimostrano che quelli con un po’ di centimetri in meno in realtà se chiamati ai vertici delle aziende le fanno funzionare pure meglio, perché quelli con il pisello lungo tendono ad avere una visuale più testosteronica, mentre già una sola presenza nel gruppo di uno con un po’ meno di pisello aiuta ad attivare nel gruppo decisioni più intelligenti portando spesso a ottenere soluzioni di successo.
Un dato di fatto calcolato e certificato.
Quindi perché non sostenere chi ha meno centimetri? Perché insistere a dare spazio solo a quelli con misure in più?
L’ostacolo, per noi donne, è che quei centimetri in meno- i nostri intendo- paiono essere insormontabili da anni. Il non avere il pisello ti marchia a vita.

Una quindicina di centimetri circa. Ecco che cosa divide me e molte altre donne dalla parità dei diritti, dall’equo e pari stipendio, dagli stessi diritti, dallo stare in capo a un’azienda. Una quindicina di centimetri che ci dividono dalla maniglia della stanza dei bottoni.

Io la proposta ce l’avrei: prendiamo in mano quei quindici centimetri circa e strizziamoli con forza, facciamo in modo che sia ben chiaro che non servono, che sono inutili.
Oppure rinunciamo alla vagina e facciamoci operare. Diventiamo tutte portatrici di pene e risolviamo il problema come propone Sarah Silverman. Alla fine è questo scotto che paghiamo: la vagina tax, la colpa di avere la passera al posto del pisello.

Una tassa che fa perdere alle aziende un sacco di denaro e di stabilità ogni anno.
E che fa perdere alle donne motivazione e opportunità.
Ma fa perdere anche agli uomini l’occasione di scoprire quanto sia diverso, complementare e gratificante avere una donna nel proprio team. O a capo di questo.

Ditemi la verità: perché non avete un capo donna? E se siete donne: perché non siete ancora al comando?

Mi piacerebbe sentire cosa ne pensate tutti, maschi e femmine – (a proposito: avete notato che le donne sono la minoranza nell’ADCI? Vi siete chiesti perché? No, la risposta non è perché sono meno brave.)

Vorrei l’opinione degli uomini: se sono d’accordo o meno nel lasciare loro spazio.

Io, nel mentre, ho deciso che no, preferisco tenermi la passera (non la baratterei mai con un pene: abbiamo una quantità di ricettori nervosi che ve li sognate, altro che il vostro orgasmo da tre secondi. Tzè!) – e combattere a modo mio contro la disparità di genere.

Non posso caricarvi la ricerca perché è troppo pesante, il sito non me lo consente. Se la volete chiedete a Guastini. E leggetela.
E poi se vi va ditemi perché nel 2014 non siamo ancora al 50% che mi fate un piacere.
Io non lo capisco. E non credo di non arrivarci perché sono donna.

Valentina Maran

NOTA (da massimo guastini): voglio molto bene a Valentina Maran, specie dopo tutti quei fatidici centimetri che ci regala sulla fiducia, tuttavia potete scaricare la ricerca direttamente a questo link.


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7 DAYS IF!

IF! ha ormai chiuso i battenti.
è durato 3 giorni ma avremmo voluto durasse di più, vero?!
7 giorni ad esempio, proprio come  7 Days Brief.
Un bellissimo contest, una grande occasione per i giovani creativi under 28 firmata ADCI e YOUTUBE.
96 iscritti in soli 3 giorni, 20 video prodotti. 1 grande premio: la California con visita guidata in Googleplex, Worldwide Headquarter di Google.
1 giuria composta da Paolo Chiovino (Action Aid), Karim Bartoletti (Filmmaster Group), Valentina Amenta e Davide Fiori (DLV BBDO), Salvatore Russomanno (KOLLE REBBE Hamburg).

Un bel brief firmato Action Aid e una mandatories by Youtube dovevano generare un meccanismo interessante tale da non farti, per nessun motivo, skippare il video.

Ecco il risultato, ecco i tre finalisti. Faccio i nomi.


3° POSTO
:

Giulia Ricciardi, Art Director in GreyUnited
Giulio Polverelli, Copywriter in DLV BBDO

video:
watch?v=83iPrNkflUA


2° POSTO:

Marcello Frisardi, Freelance Copywriter
Simone Di Laus, Art Director in Publicis

video:
watch?v=FjZumUL2KSo

AND THE WINNERS ARE:

Pierpaolo Bivio, Studente Accademia di Comunicazione
Andrea Raia, Studente Accademia di Comunicazione

video:
watch?v=tasihg5VwIU&feature=youtu.be

Bravissimi!

Adesso andate ma tornate subito. L’Italia ha bisogno di voi.

 

P.S. Qui, inoltre, potete trovare tutti gli altri video che hanno partecipato al contest.

Al prossimo anno.

 


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ADC*E Festival is Here!

Riceviamo e pubblichiamo da Art Directors Club of Europe.

Hello!

We’re happy to announce you that the 1st European Creativity Festival is already here!
Days: 6-7-8 November, in Barcelona.

Here the link with all informations.

- All ADCE Board members will be invited to attend the conferences on 7-8 November.
- All Jurors will also be invited.
- All club co-ordinators attending the meeting in Barcelona will be also invited.

Special price for all club members:
All club members from ADCE 18 European countries can get the 2 day pass ticket at 50% price (only 30€).
The ticket includes conferences, 1 workshop and the final party.

Thanks!
ADC*E
***
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