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I WEBINARS DI FACEBOOK – MESSENGER: CONVERSATION STARTER

EPISODIO 2 – Il 9 aprile alle ore 16.00

Domani, 9 aprile, dalle 16.00 alle 17.00, il secondo dei tre imperdibili appuntamenti realizzati in collaborazione con Facebook esclusivamente per i soci ADCI.

Nel secondo webinar, “MESSENGER: CONVERSATION STARTER”, Patricia Consonni (Facebook Creative Agency Partner) ci parlerà di progettazione di campagne con l’uso di Messenger, ed in particolare di:

1) Opportunità: una panoramica delle opportunità creative e delle strategie per la creazione di campagne di messaggistica ed esperienze lungo il percorso del consumatore;

2) Framework: informazioni su come creare campagne ed esperienze di messaggistica efficaci e creative;

3) What’s Next: uno sguardo al futuro della messaggistica come mezzo creativo.


Come partecipare:

Abbiamo inviato ad ogni socio un invito via mail, sarà sufficiente registrarsi al webinar ed attendere il promemoria che ti permetterà di accedere alla classe.

N.B. L’invito è stato inoltrato alla mail con la quale hai effettuato l’iscrizione all’Art Directors Club Italiano. Se non ricordi la mail di registrazione o riscontri qualsiasi problema contatta claudia.pardo@adci.it.

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Covid-19 e buon senso: quando la crisi mette alla prova i Brand

Autrice: Samanta Giuliani

Tempi estremi mettono alla prova moltissimi fenomeni che fino a ieri davamo per scontati. E se è vero per la società, l’economia e la politica, è altrettanto vero per la comunicazione.

Da mesi, una delle buzzword più ricorrenti negli elevator pitch di qualsiasi professionista del nostro settore è stata purpose”. Convincere i brand a individuare il senso della propria esistenza nella società al di là del proprio manifesto obiettivo di business è stata la crociata a cui abbiamo consacrato come professionisti le nostre slide, le nostre case study, i nostri appelli più accorati. 

Nessuno si aspettava che sarebbe arrivato un evento molto più grande di noi a mettere alla prova la nostra capacità e quella dei brand di perseguire nei fatti quel purpose che ci eravamo scelti.

Covid-19 è una delle crisi sistemiche più drammatiche nella nostra storia recente. Ogni brand in quanto azienda ha importanti problemi di business da affrontare in questo momento storico: alcuni settori vivono una frenata considerevole (viaggi, ristorazione, retail) mentre altri esperiscono una crescita sotto steroidi (e-commerce, video-game e streaming, farmaceutiche, food). 

È interessante notare come generalmente per le marche la prima domanda sia stata: continuiamo a comunicare? Se sì, come? 

In questi giorni ha provato a rispondere Machado – Global CMO di Burger King – commentando la campagna Whooper Quarantine appena uscita in Francia: “Se tu stai già facendo qualcosa di concreto per aiutare, probabilmente ti sei guadagnato il diritto di interagire con i tuoi fan attraverso le classiche ads, promozioni e comunicazioni social. E sì, ho detto “probabilmente”. Dipende tutto da che tipo di brand sei, la situazione contingente nel Paese in cui ti muovi, e come si stanno muovendo gli altri player. In questo momento, quello che raccomando è una grande dose di buon senso prima di fare qualunque cosa”. 

Immagine che contiene frigorifero, coperto, aperto, neve

Descrizione generata automaticamente

Quarantine Whooper – campagna di Burger King Francia

Al di là della stampa dedicata al “Whooper della quarantina”, infatti, Burger King sta donando kids’ meals attraverso la sua app mobile, attività utile soprattutto per i genitori per i quali è difficile provvedere ai pasti dei propri figli ora che le scuole sono chiuse. 

Assodato che Burger King France sta già contribuendo su un piano più concreto del semplice advertising, mi è sembrato appropriato continuare l’approccio “fun, entertaining and a bit daring” del brand lanciando la campagna Quarantine Whopper” – ha aggiunto Machado.

Sembra lapalissiano: per guadagnarsi il diritto di parlare in questo contesto, la prima azione è “fare”. Se è vero che i Brand sono proprietà intellettuali intangibili, è altrettanto vero che le aziende sono realtà innestate nel territorio e nella comunità: è un dovere sociale ricordarselo in momenti come questo, che fanno saltare ogni altra regola di marketing. E agire, laddove la situazione economica dell’azienda ce lo consenta, anche senza avere un “purpose” scritto su una slide, anche mettendo in discussione i nostri “territori di marca”.

Non è un caso che le Banche si siano mosse molto bene in questo scenario, donando ingenti somme di denaro (“restituendo”, direbbe qualcuno) e contestualmente virando la comunicazione adv sui propri servizi a distanza, come home banking e consulenza da remoto.

Immagine che contiene fotografia, libro, sedendo, monitor

Descrizione generata automaticamente

Stampa UNICREDIT

Questo non è necessariamente Purpose, ma sicuramente è buon senso e velocità di esecuzione.

Contesti straordinari mettono alla prova le convinzioni e le strategie delle marche, la loro capacità di vedersi e agire come attore partecipe all’interno di un ecosistema reale, che va al di là dei normali “problemi di business”. Davanti a una minaccia di questa entità, i brand devono rifocalizzare le proprie strategie e cambiare i loro mindset. Per esempio, pensando alle persone meno come “consumatori” e più come “cittadini”.  

L’invito a noi come professionisti è per tanto quello di ribaltare per una volta i ruoli: laddove generalmente siamo noi pubblicitari ad essere additati dai clienti come “visionari” rinchiusi nella nostra torre d’avorio, poco interessati all’efficacia delle nostre idee, vestiamo oggi i panni dei Brand Activist, aiutando i nostri clienti a vedere lo scenario vero, reale, umano, in cui ci stiamo muovendo. 

Non è nemmeno più una questione di purpose. Qui si parla di buon senso, per dirla con Machado.

Ma soprattutto non pensiamo che sia banale farci portatori di questo punto di vista.

Sarebbe bello che la prima domanda dei brand e delle agenzie di fronte a crisi come questa fosse sempre: “Cosa posso fare?”.

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Nuove date anche per White Square – 24 – 26 giugno.

Anche White Square annuncia lo spostamento del festival, che avrà luogo dal 24 al 26 giugno a Minsk.

Di seguito il comunicato ufficiale.

On June 24-26 Minsk will host one of the largest creative awards shows in Eastern Europe – International advertising festival White Square. Currently, 511 entries from participants from 20 countries of the globe have already been submitted to White Square 2020. Call for entries is open online on official website adfest.by and will continue till May 31.  

Despite the fact that the world is in a non-standard situation facing unusual conditions of new online reality, there is an opportunity to rethink existing experience, find new solutions, prepare the entries and get a powerful boost of inspiration by uploading your best works to advertising festival. Entries to White Square 2020 can be submitted into seven contest categories

CREATIVE: Film, Print, Radio & Audio, Outdoor, Integrated, Branded Content and Entertainment; 

BRANDING: Communication Design, Packaging Design, Digital & Interactive Design;

MARKETING: Brand Experience & Activation, PR, Direct, Innovations;

CREATIVE EFFECTIVENESS;

MEDIA: Channels, Excellence in Media, Media Campaign; 

DIGITAL: Digital, Mobile, Creative Data; 

CHANGE FOR GOOD. Projects devoted to the theme of combating the epidemic and the consequences of coronavirus are accepted into Change for Good contest for free

Entries in each of the contests will be evaluated by independent international jury line-up – persons with worldwide recognition in advertising and numerous prestigious industrial awards for creativity of communications.

White Square is included into Eastern European and Central Asian festival rankings, and into global creativity ranking Adforum Business Creative Report.  

Every year, White Square pays special attention to promotion of prize-winning agencies’ works in industrial media of Europe and the CIS, including over 30 publications in France, Belgium, Germany, Spain, Portugal, Italy, Netherlands, Estonia, Lithuania, Latvia, MENA, Argentina, Serbia, Croatia, Romania, Russia, Ukraine, Belarus, Kazakhstan, Georgia, Armenia etc. 

After moderation stage is successfully completed entries submitted to the festival will be available to be viewed on festival website. The organizers expect to hold the festival in full format, with full educational and business program. Follow the news on adfest.by

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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 06_04_020

il modo eloquente in cui affronta il tema del Social Distancing Nick Millington direttore creativo di Esquire

I temi domestici delle illustrazioni di Kristin Eriksson

L’Architettura disegnata dello studio Esinam

Il talento di Michael Goesele direttore creativo di Newsweek


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ESSENTIALS – 10 LIBRI FANTASY STAND ALONE CHE NON SONO IL SIGNORE DEGLI ANELLI

Autore: Luca Comino

Dopo una lunga ricerca, sembra che l’unico “content as a service” per rendere più gradevole ed interessante la quarantena dei creativi non ancora creato fosse una lista di libri fantasy con dentro un riferimento a Bill Bernbach. E quindi eccolo qui.

Scherzi a parte, ovviamente ogni lista che non voglia essere brutalmente ancorata nei big data dell’attualità (chessò: 10 serie tv distopiche) ha qualcosa di arbitrario, sia nella scelta dell’argomento (perché non romanzi gialli? O raccolte di poesie?) sia nella curatela dei contenuti. Ebbene, ho qualche rationale. E sì, in caso si può andare direttamente alla lista 😉

Per quanto riguarda l’argomento:

  1. Anzitutto, secondo me il fantasy ha qualcosa in comune con il nostro lavoro. È onnipresente nello scenario culturale contemporaneo, ma allo stesso tempo è un po’ snobbato, ritenuto infantile. È un genere che contiene forse più spazzatura di altri, ma quando riesce ad elevarsi ti dimentichi che è fantasy, ti commuove e ti segna.
  2. Inoltre, il fantasy estremizza il meccanismo alla base del processo creativo, e cioè l’immaginazione di un mondo possibile. What if? Così, ogni buon libro fantasy è davvero cibo per la creatività.
  3. Infine, il titolo dice “che non sono Il Signore degli Anelli”, ma in realtà adesso ne parlo. Nel saggio introduttivo alla classica edizione Rusconi, il filosofo Elemire Zolla ricorda cosa rispondeva Tolkien a chi gli obiettava di parlare di temi lontani dalla realtà, temi quindi irrilevanti: sono temi irrilevanti adesso, rispondeva, perché sono temi rilevanti sempre. Insomma, Tolkien parlava di quell’uomo eterno che Bernbach ci consiglia di tenere davanti agli occhi e dentro i brief. Quindi, un buon libro fantasy ci aiuta a riconnetterci con i desideri, i bisogni, i sogni e i timori più universali, e quindi più forti.

Per quanto riguarda la curatela del contenuto, il genere fantasy è infinitamente ramificato e io non sono un critico letterario. Ho individuato alcuni criteri per fare una selezione tra i libri che ho amato di più di questo genere che amo molto:

  1. Anzitutto, stand alone: si sa che il fantasy ha una passione sfrenata per le serie, e alcune non finiscono (letteralmente) mai. Quindi, considerando che l’obiettivo è suggerire qualcosa da leggere in queste settimane, stand alone mi sembrava una buona casella da segnare. Le serie guardiamole su Netflix, che magari ce la si fa.
  2. Poi, in alcuni di questi libri ho voluto trovare un minuscolo riferimento a qualcosa di interessante nel nostro mondo professionale. Forse ci sono riuscito, forse no.

Ultima nota: il fantasy non è solo ramificato, è anche sfumato. A volte è difficile dire se un libro è più fantasy o più scifi o più qualsiasi altro genere, a meno di restringere molto la definizione a “libro con maghi ed elfi in un contesto pseudo-medioevale”. In alcuni casi ho deciso con l’istinto, se ho fatto delle scelte eretiche nessuno si offenda.

IL SERPENTE OUROBOROS di Erik Rucker Eddison

Questo è un libro matto, totalmente fuori controllo. Pubblicato nel ’22, quindi diciamo epoca classica del fantasy. I protagonisti sono incarnazioni delle più clamorose virtù e dei più abissali vizi, parlano citando in continuazione (e soprattutto in ogni situazione, che stiano per salvare infiniti mondi o stappare una bottiglia) brani di Omero, Shakespeare, Saffo, saghe nordiche e quant’altro. Attraversano in un lampo tempi e spazi infiniti senza alcun rispetto per la logica, spesso anche narrativa. Eppure, in qualche modo, tutto funziona. Hai l’impressione di un autore in preda di un delirio febbrile incontrollabile. Eddison, invece, lavorava in un ufficio pubblico. E noi, cosa stiamo creando oggi?

MOMO di Michael Ende

Sì, Ende quello della Storie Infinita. Tanto Il Serpente Ouroboros è machiavellico e stilisticamente sfidante, tanto Momo è una fiaba semplice. Si potrebbe dirlo un libro per bambini, e non si sbaglierebbe, e tra l’altro ecco quindi un ottimo consiglio anche per quelli di noi che in queste settimane devono anche gestire i figli in età da prime letture vere. Il motivo percui Momo è qui non è solo perché è un bellissimo libro in generale, per un bambino ma anche per un adulto. Il motivo vero è il tema: il tempo e la potenza dell’ascolto. Il tempo: proprio quella cosa che in tutti i nostri deck viene citata come la cosa più preziosa che abbiamo, vuoi perché scarsa quando è scarsa, vuoi perché difficile da godere quando ce l’abbiamo in abbondanza. L’ascolto: proprio quella cosa che è così fondamentale in ogni aspetto del nostro lavoro, dalla strategia alla convivenza quotidiana. Momo è una bellissima riflessione sull’insensatezza di “risparmiare tempo” e sull’importanza di viverlo, invece, adesso. Attualissimo, quindi.

LA FALCE DEI CIELI di Ursula Le Guin

Impossibile scegliere un singolo libro di Ursula Le Guin, recentemente scomparsa, scrittrice chiave della seconda metà del ‘900, ad esempio per come ha ripensato completamente il concetto di genere sessuale (nel mondo androgino di La mano sinistra delle tenebre), o per come ha presentato in maniera radicale i temi ecologici (in La parola per mondo è foresta). Il sua capolavoro fantasy è Il ciclo di Terramare, ma, beh, è un ciclo. La falce dei cieli è il primo suo libro che ho letto e per questo l’ho scelto. C’è un uomo i cui sogni plasmano la realtà. Un cattivo demiurgo, un medico, cerca di manipolare il protagonista per creare, tramite i suoi sogni, un mondo “perfetto”. Come si può immaginare, non finisce bene. Il libro è incredibilmente inquietante e la lezione è: done is better than perfect.

ANATHEM di Neal Stephenson

In Italia è pubblicato in due volumi, Il Pellegrino e Il Nuovo Cielo. Non è il miglior libro di Stephenson, ma mi sembrava una buona occasione per parlare di questo autore in Italia. Stephenson è molto molto famoso in America, poco qui. È un personaggio profondamente nerd, ossessionato da temi di innovazione bleeding edge, criptografia e intelligenza artificiale. Ha collaborato con ruoli chiave in aziende e start-up: ad esempio con Blue Origin, l’enterprise dedicata ai viaggi spaziali di Bezos e attualmente come “Chief Futurist” di Magic Leap, start-up che lavora sulla realtà virtuale. Anathem è metà fantasy, metà fantascienza. La metà fantasy si svolge in un mondo possibile in cui il progresso scientifico viene portato avanti a ritmi diversi e binari paralleli: ci sono quelli che si scambiano continuamente i risultati dei loro esperimenti (come nel nostro mondo insomma), ma in parallelo c’è tutta una casta di scienziati che vive in totale isolamento per centinaia e anche migliaia d’anni, portando avanti linee di pensiero senza rapporto con quello che succede nel mondo. In certi momenti chiave della storia, i gruppi si incrociano, scoprendo ovviamente possibilità di pensiero totalmente alternative. Non sarebbe bello, a volte, poter andare andare a fondo di un pensiero senza doversi preoccupare del prossimo “shiny object”?

JONATHAN STRANGE & MR.NORRELL di Susanna Clarke

Uno dei libri che più mi hanno impressionato per sensibilità e capacità di costruire un mondo perfettamente riconoscibile eppure continuamente, sottilmente diverso. Susanna Clarke è una reclusa di cui si sa poco, a parte che, se Dio vuole, nei prossimi anni potrebbe pubblicare un nuovo libro. Questo libro è uno di quei casi di cui parlavo all’inizio, in cui un libro “di genere” diventa un classico in generale. Jonathan Strange & Mr.Norrell è uno dei libri più belli degli ultimi decenni. Ok, e contiene una storia d’amore davvero straziante.

DUNE di Frank Herbert

Dune è spesso citato come il libro fondativo della fantascienza contemporanea, quindi che ci fa qui? È un po’ al confine. L’Impero Spaziale immaginato da Herbert si regge su regime feudale e la tecnologia è ridotta al minimo, sostituita di fatto dai poteri conferiti da una droga. Ha influenzato molto Guerre Stellari, che come si sa è più fantasy che scifi. Lo inserisco per due ordini di motivi: la storia del libro ruota intorno ai temi del rapporto tra uomo ed ecosistema, sempre più importanti anche per noi, e Herbert infatti è un punto di riferimento di tanti movimenti “ecologisti”. Inoltre, è una buona idea leggerlo adesso perché a fine anno, dopo una lavorazione lunghissima, uscirà il l’attesissimo film, diretto niente di meno che da Denis Villeneuve, quello di Sicario, Arrival e Blade Runner 2049. Nel ruolo del protagonista, l’icona di stile del 2019: Thimothée Chalamet.

AMERICAN GODS di Neil Gaiman

Forse il libro più “famoso” di Neil Gaiman? In molti probabilmente abbiamo visto la serie non riuscitissima di Amazon. La forza di American Gods è la semplicità del suo punto di partenza, del suo “what if“: e se le divinità vivessero realmente nel mondo ma in condizioni dipendenti dallo “share of mind” di cui godono? E se, allo stesso tempo, ciò che gode di grande awareness fosse, appunto, un “dio”? Gaiman ci fa guardare in modo nuovo un mondo che è, in fondo, proprio il nostro.

IL MAESTRO E MARGHERITA di Bulgakov

Semplicemente, uno dei più grandi libri della letteratura mondiale, nel quale ad ogni pagina una “regola” del normale modo di guardare alla realtà viene scardinato.

MITO DELLA CAVERNA di Platone

Ok non ho resistito. Questo celeberrimo testo si trova all’inizio del libro VII di La Repubblica, uno dei “dialoghi” più lunghi e complessi di Platone. Per fortuna, si trova anche pubblicato separatamente in gradevoli libriccini. Questo Platone, autore contemporaneo e collaboratore di altri che hanno indagato il nostro stile di vita di inizio millennio, non ci va giù leggero: siamo schiavi di uno schermo controllato da grandi corporations e ci siamo dimenticati, o non abbiamo mai conosciuto, la realtà vera. In altri numerosi testi di self-help, credo ispirati ai libri di Goleman e della Kondo, l’autore spiega come si può tornare in controllo della propria vita e ottimizzare la performance mentale.

IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati

Il fantasy e l’horror hanno una forte tradizione in Italia. Se si volessero consigliare solo capolavori, si penserebbe a Italo Calvino. Pupi Avati è molto più noto come regista, ma scrive anche e scrive bene. Questo libro molto recente (da cui Avati ha tratto anche l’omonimo film) aiuta se non altro a ricordare una cosa che sembra facciamo un po’ fatica a tenere a mente: per non risultare “provinciali”, anche nel nostro lavoro, il segreto è immergersi nelle idiosincrasie locali. È uno dei significati migliori di quella parola là: “authenticity”.

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I WEBINARS DI FACEBOOK – STORIES: CREATIVE CONSIDERATIONS

EPISODIO 1 – Il 2 aprile alle ore 16.00

Domani 2 aprile, dalle 16.00 alle 17.00, il primo dei tre imperdibili appuntamenti realizzati in collaborazione con Facebook esclusivamente per i soci ADCI.

Nel primo webinar, “STORIES: CREATIVE CONSIDERATIONS”, Patricia Consonni (Facebook Creative Agency Partner) ci parlerà di Storiesed in particolare di: 

1. Approccio: quali strategie specifiche prendere in considerazione per promuovere una campagna in modo efficace?

2. Brand: come integrare gli elementi del brand e valorizzare la proposition per aumentarne l’impatto?

3. Design: come valutare gli aspetti creativi della campagna per massimizzarne i risultati finali?



Come partecipare:

Abbiamo inviato ad ogni socio un invito via mail, sarà sufficiente registrarsi al webinar ed attendere il promemoria che ti permetterà di accedere alla classe.

N.B. L’invito è stato inoltrato alla mail con la quale hai effettuato l’iscrizione all’Art Directors Club Italiano. Se non ricordi la mail di registrazione o riscontri qualsiasi problema contatta claudia.pardo@adci.it.

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ADCI ART TALK – Mastromatteo intervista La Spada live su @artdirectorsclubitaly

Arte, Spiritualità e Sostenibilità: Mastromatteo incontra live Giuseppe La Spada.

Mercoledì 1 aprile alle ore 18.30 vi aspettiamo su Instagram – @artdirectorsclubitaly – per la prima di una serie imperdibile di dirette Instagram a cura di Giuseppe Mastromatteo.

Giuseppe Mastromatteo, CCO di Ogilvy Italia, artista e socio ADCI incontra live su Instagram Giuseppe La Spada, artista multidisciplinare, art director, e socio del club. Mastromatteo affronterà con lui alcuni temi d’arte contemporanea e di comunicazione, una chiacchiera live per conoscere meglio questo artista italiano che da anni racconta attraverso le sue opere il proprio credo artistico: Arte, Spiritualità e Sostenibilità.
Giuseppe La Spada (1974) è un creativo a 360° e si muove fluido tra arte, poesia, insegnamento e art direction. Art Directors Club prosegue ed inaugura ad aprile un nuovo modo di diffondere cultura legata all’arte attraverso i propri canali digitali.
Questo è il primo appuntamento live su Instagram a cui seguiranno nei prossimi mesi altri incontri con esponenti di rilievo del mondo della cultura artistica e del pensiero contemporaneo.

Parteciperai? Faccelo sapere qui: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-adci-art-talk-mastromatteo-intervista-la-spada-instagram-101529784318?ref=estw

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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 30_03_020

twitter: @claudianeri @adci_news

Dalle pagine del New York Times l’incredibile reportage sull’emergenza COVID a Bergamo firmato Fabio Bucciarelli

Da New York Raul Aguila art director / designer editoriale

Da Londra colore e design di Camille Walala

Paul Davis, illustratore di talento


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 23_03_020

twitter: @claudianeri @adci_news

“Social distancing” ai tempi del Covid19 visto dal New York Times, design Standardregular

Le illustrazioni di Keratill

Natacha Paschal illustratrice di talento

Tra illustrazione e design Shawna-x


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Bridgeman Images per i Soci ADCI – Come usare l’arte nel tuo prossimo progetto (e vivere sereno)!

Cari soci,

in attesa di tempi migliori, iniziamo a circondarci dei professionisti migliori.

Bridgeman Images è un’agenzia fotografica internazionale, specializzata nella gestione di contenuti Rights-Managed (immagini e video) e copyright legati al mondo dell’Arte, oltre che della storia e della cultura a 360°.

Il team Bridgeman è costituito da storici d’arte e rappresentano artisti e istituzioni culturali che mettono in contatto con il mondo della creatività, affinché il loro messaggio possa essere portato agli occhi del grande pubblico. 

A livello internazionale collabora con le principali agenzie pubblicitarie, su contenuti specifici e curando le clearances legate al mondo dell’arte.

Per noi soci, gli amici di Bridgeman Images hanno pensato a tutta una serie di vantaggi, tipo:

  • Sconto del 10% sul tariffario per l’acquisto di immagini; per ottenerlo basta mandare una mail a silvia.piombo@bridgemanimages.it
  • Accesso a contenuti visivi d’arte e storici liberi da restrizioni per gare e concorsi
  • Gestione di commissioni a illustratori e artisti internazionali rappresentati dalla sezione Bridgeman Studio
  • Consulenza personalizzata per l’identificazione di diritti terzi sull’utilizzo di immagini d’arte
  • Possibilità di organizzare workshop in azienda dedicati all’utilizzo commerciale di immagini e video d’archivio, con particolare attenzione ai diritti d’autore

Insomma, non c’è male, no?

Se, come immaginiamo, la cosa vi interessa, mandate una mail a Silvia all’indirizzo silvia.piombo@bridgemanimages.it. Vi assisterà al meglio per trovare insieme la soluzione migliore per voi.

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