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Presentata la seconda edizione di IF! Italians Festival. Tema: Nutrire il Cervello.

Venerdì scorso è stata presentata al Diurno di Elita la seconda edizione di IF! Italians Festival. Organizzato da Adci e Assocom in partnership con Google, si svolgerà al Teatro Franco Parenti dal 5 al 7 novembre.

Eccovi un breve racconto di ciò che è stata la prima edizione di IF!

A raccontarci il secondo appuntamento con il più importante evento italiano dedicato alla creatività nella comunicazione, sono stati direttamente gli organizzatori: Davide Boscacci, Nicola Lampugnani, Alessandra Lanza e Emanuele Nenna.

Il tema di quest’anno sarà “Nutrire il cervello”. Si parlerà quindi del valore delle idee come cibo per la mente.
E, viste le premesse, non rimarremo a testa vuota.

Due importanti partner internazionali tra le principali novità di questa edizione.
Parliamo della Berlin School of Creative Leadership, scuola di alta formazione che offre, tra le altre cose, un Executive MBA in leadership creativa. Mentre il secondo partner sarà OFFF Barcelona, famosa rassegna internazionale dedicata all’arte digitale e alla musica elettronica.

A nutrire le nostre menti saranno anche gli eccezionali ospiti protagonisti di questa edizione.
Alcune anticipazioni: Roberto Fernandez (BBH London), Lars Bastholm (The Zoo) e Giovanni Perosino (Audi AG). Proseguiamo poi con Geoffrey Hantson, Chief Creative Officer di Happiness Brussels che negli ultimi tre anni ha vinto 27 Leoni a Cannes e 42 Awards all’Eurobest Festival. E, in occasione dei 10 anni di YouTube, Google porterà al Festival Jake Roper, creator di YouTube.

E questi sono solo alcuni, importantissimi, nomi.

Sempre venerdì è stata inaugurata la mostra Cibo per la Mente, che sarà esposta fino al 5 luglio all’interno del nuovo Diurno Elita/Expoincittà Lounge di Piazza Duomo. Una speciale esibizione realizzata da Francesco Guerrera insieme a 8 talenti creativi di differenti discipline visive chiamati ad interpretare con stili differenti il tema ‘Nutrire il Cervello’.

Dopo la presentazione della seconda edizione di IF!, tra novità, collegamenti con alcuni ospiti e l’intervento di Marianna Ghirlanda, c’è stata pure una festa. Perché va bene tutto, ma ad un certo punto bisogna bere.

E anche in questo abbiamo ritrovato lo spirito di IF! che tanto ci piace. Lo scambio di opinioni che non si ferma nelle sale del teatro ma che invade il foyer, dove un bicchiere in mano diventa lasciapassare per incontrare realtà diverse e chiacchierare con persone che altrimenti non si sarebbero mai potute conoscere. E, comunque, bere.

A scandire il tempo di chiacchiere e drink c’è stato il Dj set dei 2P e il Live Show “Yes, We Jam”, una Jam session ibrida che fonde Hip-Hop e Jazz, strumenti acustici con sampler e giradischi, tutto sapientemente guidato da Millelemmi.

Ma passiamo ad altro, rimanendo sempre qui.
Sabato scorso Klaus Davi ruggiva da L’Huffington Post con questo articolo su Cannes, che non aveva nulla a che fare con IF!, almeno non direttamente.
Dice, in buona sostanza, che la pubblicità italiana è caduta veramente in basso.

“Il verdetto della 62esima edizione è stato impetuoso. Solo due i Lions conseguiti per la categoria Film. Per il resto un’umiliazione.” Il suo articolo filmicida dimentica di annoverare un enorme successo. Non parliamo di un film, ma di BackmeApp, che ha meritatamente vinto il primo leone d’argento nella sezione Mobile per l’Italia. Un risultato storico.

Comunque, tornando all’eterna lotta tra bene e pubblicità, ci si continua a chiedere: “è colpa dei creativi?”, “è colpa dei clienti?”, “è colpa della Grecia?”.

Invece di continuare a indicare, che poi sta male, cerchiamolo di capire insieme, in maniera costruttiva.
Quale occasione migliore se non la prossima edizione di IF! Italians Festival?

La coraggiosa, e meravigliosamente riuscita, prima edizione ha aperto la strada ad un modo eccezionale di rispondere alle critiche: fare.

Perché in Italia non va mai bene nulla, all’estero sono più creativi, la cultura qui è bloccata, siamo anni luce indietro, non si organizza mai niente di buono, è tutto sbagliato.

Mobbasta veramente però. Ora anche in Italia c’è qualcosa che merita attenzione e che genera attenzione. Una manifestazione che pone al centro il valore delle idee e la forza che si può generare cominciando a scambiare pareri e competenze. La tensione a capire cosa sta succedendo intorno a noi e a condividerlo. L’inesauribile curiosità che dovrebbe essere il motore di questa bistrattata carovana.

Questa seconda edizione sarà ricca di novità, di grandi ospiti e di tante occasioni di confronto e formazione. Per creativi, clienti e curiosi di ogni età e genere.

Sono passati di moda i creativi dall’ego gonfio che, chiusi nei loro open space, decidono come dovrebbe andare il mondo.
Insomma, è giunto il momento di citare Wolf in Pulp Fiction. E non certo la parte de “Sono il signor Wolf, risolvo problemi”.

Quindi basta scuse, nutriamo il cervello.
Ci vediamo dal 5 al 7 novembre al Teatro Franco Parenti di Milano.

 


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 06_07_015

twitter: @claudianeri

L’indiscusso talento fotografico di Todd Anthony

Da Parigi illustrazioni e typography firmate Nairone

Keep the light on“, originale progetto firmato Massimo Verrone, art director con base a Milano.

Selgas Cano architetti spagnoli freschi di collaborazione con Serpentine Pavillion a Londra


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Le contaminazioni che nutrono il cervello (e che ci piacciono tanto)

Aleggiano ancora nell’aria i festeggiamenti e le delusioni legate al festival di Cannes… sento quell’emozione e quella tristezza tipica di questo periodo. Il periodo dell’anno in cui si concretizzano tante fatiche e tante aspettative. Ma come è tipico del nostro lavoro non c’è tempo per troppi rimorsi o sorrisi, si deve guardare al futuro, si deve guardare alla seconda edizione di IF! Italians Festival.

E infatti come l’anno scorso l’ADCI in collaborazione con AssoCom ha deciso di affrontare la grande sfida di fare un Festival, con la F maiuscola.

È la seconda edizione, quindi nessun errore è permesso. Ci sono grandi aspettative. L’anno scorso è stato un test, ben riuscito, di grande successo, 4000 presenze, 600 pass pro, 70 eventi… ecc ecc, numeri che abbiamo snocciolato parecchie volte per farci belli. E ce lo meritiamo pure, diciamolo una buona volta!

Ma anche questo è passato, quello che importa è il presente ed il futuro.

Il presente infatti ci porta ad un bellissimo evento che si terrà questa sera presso il Diurno di Elita nello spazio Cobianchi in Duomo.

Ed è un evento importante per tanti motivi, primo perché si presenta ufficialmente in Italia il palinsesto (o buona parte di esso) di IF! Ma soprattutto si presenta la campagna Poster di IF!. Una campagna fortemente voluta dal sottoscritto e che ha come tema il tema del festival: Cibo per la mente.

Si si lo so, non è un concetto nuovo, si lo so dopo Expo parlare di cibo è davvero ridondante, si lo so nutrire la mente è proprio il primo pensiero.
Ma la domanda è: un Festival a cosa altro può servire se non per nutrire le nostre menti?

Ricordo ancora quando si andava a Cannes solo per sbronzarsi al Martinez, ma poi qualcosa è cambiato, noi italiani abbiamo capito che Cannes era un momento di profondo apprendimento e di contaminazioni tra nazioni e creativi.

Questo è il vero obbiettivo di un Festival e IF! non sarà da meno. Sono previste grandi novità, grandi ospiti, grandi workshop e tutto questo non poteva che ispirarci un approccio di comunicazione volto alla contaminazione.

8 artigiani del crafting (così mi piace definirli) hanno prestato il loro tempo ed i loro neuroni per interpretare il concetto di IF!. In maniera libera, senza costrizioni di alcun tipo. Liberi di esprimere, forse per la prima volta, tutta la loro creatività. E l’hanno voluto fare contaminando i generi e gli stili, dal paper craft all’illustrazione, dalla calligrafia alla typography, dal CGI alla pittura.

Così è nata la mostra che questa sera avrà come protagonisti proprio loro, gli 8 poster fatti da: Mauro Seresini, Francesco Fallisi, LSD, Matteo Civaschi H-57, Salvatore Zanfrisco, Alessandro Padalino Siso, Alessandro Gottardo, Francesco Guerrera.

Il messaggio è chiaro nella mia testa, è il momento di collaborare, di scoprire, di fondere le esperienze per creare la “strada italiana” verso la creatività.

IF! nasce per questo e questi poster ne sono il primo piccolissimo ma significativo segnale.

 


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CANNES 2015. La lotteria della long list e l’ipocrisia dei brand.

E dopo un bel po’ di esperienza in varie giurie in giro per il mondo è arrivata anche quella di Cannes.

Tre settimane di pregiuria online. Quattro giorni di giuria live per la long list, 22 giurati separati in 5 gruppi diversi. Un giorno per definire la short list. Sedici ore per assegnare i leoni e il grand prix.
Su più di 3.300 lavori iscritti, in shortlist è passato circa il 10%, e sono stati convertiti in leoni quasi il 5% del totale. Risultati e iscrizioni che sono nella media annuale, ma a pensarci bene, alla fine dei conti un singolo giurato ha visto non più del 25-30% dei lavori totali. Tutta questa matematica per dire che Cannes può davvero essere una lotteria; sono sicuro che un sacco di progetti interessanti e di valore si possono perdere tranquillamente per strada, vuoi per sfortuna, vuoi per mancate coincidenze, vuoi per disattenzione.

Quindi che fare per limitare questo rischio? Prima di tutto iscrivere lavori che hanno già un credito perché pubblicati sui blogs o se già vincitori di altri festival di pubblicità.
Aiuta anche una case history fatta bene, soprattutto nei primi 10 secondi, una case che sia di intrattenimento e fresca, perché a volte i giurati sono stanchi o distratti o non conoscono bene l’inglese, per cui avere i sottotitoli oltre che uno speaker è una buona mossa. Conviene poi fare case history diverse in base alle sottocategorie e avere i dati collegati a quella categoria sia in intro che in chiusura. Inoltre i board difficilmente hanno peso, meglio poche informazioni e font bold su fondo bianco, perché la proiezione e la distanza non aiutano la leggibilità.

Parlando invece dei progetti premiati voglio fare una considerazione un po’ cinica. Si sa che i lavori più belli, toccanti e interessanti sono quelli sociali, infatti hanno un grand prix tutto loro: il grand prix for good. Ma cosa succede quando sono gli stessi brand a essere portatori di messaggi socialmente utili? Non è un caso che il grand prix se lo sono contesi Nivea doll,  Volvo lifepaint, Proud whooper di Burger King. Tutti progetti che sposano direttamente una causa, rispettivamente: la lotta al cancro della pelle, la sicurezza stradale, l’omofobia. Qualcuno mi ha detto che ogni anno per un paio di settimane le favela brasiliane sono visitate da giovani pubblicitari che girano materiale video, e poi non si vedono fino all’anno prossimo.
Creatività ipocrita o trend di awareness ormai consolidato? Qualsiasi sia la risposta forse dovrebbero avere una categoria a parte e lasciar gareggiare operazioni che vendono i prodotti per quelli che sono.


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Back To Enzo

Il 3 luglio torna il Venerdì di Enzo. Sono aperte le iscrizioni.

Il secondo appuntamento con la portfolio review ADCI si terrà il 3 luglio, alle ore 18.45, presso Design Library (via Savona 11). Ci sono solo 12 posti disponibili, quindi chi primo arriva meglio portfolia. Iscriviti qui: www.venerdienzo.eventbrite.it

E ricordati di portare il portfolio e tutto ciò che ti serve per farlo vedere: no portfolio, no review.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 29_06-015

twitter: @claudianeri

Da New York L’irresistibilità di Timothy Goodman, designer, typographer, filosofo etc

Il Graphic design norvegese di Bureau Bruneau

Lo stile di Sean Sims, illustratore inglese

Dall’Ungheria agli Stati Uniti, la parabola ascendente Istvan Banyai, affermato talento dell’illustrazione.


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Cannes Future Lions : 4 italiani sul red carpet

Oltre 2.000 progetti partecipanti, 5 premiati, 1 solo italiano.

A vincere il Leone Cucciolo dei Cannes Future Lions, il prestigioso premio promosso da AKQA in collaborazione con il Festival di Cannes, sono 4 studenti di Accademia di Comunicazione: Andrea Raia, Francesco Sguinzi e Pierpaolo Bivio (3° anno del Corso di Art Direction) insieme ad Andrea Zanino (Master in Copywriting).

Il progetto che li ha portati alla vittoria è una app realizzata per Uber, attraverso cui il servizio trova un’utilità anche nell’ambito del primo soccorso, sfruttando il numero dei mezzi disponibili, la capacità di copertura del territorio e la sua prontezza di intervento.

«Uber FirstAid ha vinto per la capacità di utilizzo della tecnologia in maniera semplice e rilevante, riuscendo a portare grande valore all’immagine del brand», dice Jack Blanga, docente e tutor del progetto – oltre che Digital Director di TBWA\Italia.


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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S2 E1/12)

 

A grande richiesta, diamo il benvenuto alla Seconda Stagione di Ytali, rinnovata nonostante Shonda Rhimes.

Eravate impazienti, lo sappiamo. E abbiamo gradito molto le belle parole spese per la causa.

Alcuni esempi – non si offendano quelli che non verranno citati.

 

“La migliore serie nella cerchia dei Bastioni.” The Guardian

“Grazie per l’opportunità.” La Pubblicità

“Grande interpretazione di Messi. In tutti i film.” I Fratelli Lumière

“Potete ingrandire il logo?” Cliente

“Smettetela con gli spoiler!” Chiunque, parlando di Game of Thrones

 

Eccovi il primo episodio della seconda stagione della YouTube Ads Leaderboard Italia, per gli amici #ytali. 

 

Galaxy S6 edge Iron Man Limited Edition – Official Unboxing

Samsung ha collaborato con la Marvel per lanciare una Iron Man Limited Edition, per lo smartphone lanciato di recente in Asia.
Telefono oro e rosso e un un caricabatterie wireless che assomiglia al reattore ARC di Iron Man.

A differenza dell’armatura di Tony Stark, il dispositivo non è fatto di una lega di oro e titanio, quindi nel dubbio Samsung ha incluso un coperchio trasparente per proteggere il telefono.

A differenza di Robert Downey Jr., il dispositivo non è fatto di Robert Downey Jr.. 

Introducing the Lily Camera

Lily è un nuovo drone-telecamera che può essere semplicemente lanciato in aria per iniziare la registrazione.

Provateci con l’iPhone. È molto più divertente.

The Period Fairy

“Last month was my first month. And it was vagical.”
Qualsiasi cosa cominci così, merita attenzione.

Il video segue Lillian, una giovane ragazza alla ricerca della Period Fairy, ovvero Nostra Signora del Ciclo, ormai in pensione. Durante il suo peregrinare, vediamo Lillian interagire con Babbo Natale, Cupido, ed altri personaggi realmente esistiti.

Ok. Tutto molto bello.

Ma se la collega Fatina dei Dentini ti lascia i soldi sotto il cuscino dopo aver riscattato il dentino, per la Fatina del Ciclo, come funziona?

Introducing Hypervenom II: Deceptive by Nature

Al secondo posto troviamo delle scarpe.
Scarpe fatte della stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi.

Oppure, “crafted for deception”, come dicono loro.

Clash of Clans: Ride of the Hog Riders

Divertente 60” per Clash of Clans.

Delusione nello scoprire, alla fine, che non si tratta di un nuovo modello di cavalli da passeggio. Rimane l’amaro in bocca, e la croccante voglia di cavalcare un maiale.

Sollievo nello scoprire, alla fine, che non è una pubblicità per il bacon.

***

Ricordiamo che la classifica #ytali non si limita alle view assolute, bensì viene determinata da Google utilizzando alcuni dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni nel nostro Paese, la percentuale di visualizzazione di ciascuna pubblicità e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.


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House of Cannes. (dal giurato Nicola Rovetta – categoria PR)

Nicola Rovetta giurato PR @ Cannes Lions

Nicola Rovetta giurato PR @ Cannes Lions

Benvenuti con me nella giuria più atipica che vi possa capitare di trovare come creativi: la giuria PR.
Per me è stata la prima volta in giuria a Cannes, ma grazie all’aiuto insostituibile di giurati di edizioni precedenti, sono arrivato con un’idea abbastanza chiara di certi meccanismi, dal voto, al networking con il resto della giuria.
Quello che gli amici creativi non mi potevano spiegare era come avere a che fare, da creativo, con giurati i cui ruoli erano: President, Senior Partner. Global Chief Executive Officer. Chief Executive Officer. Eccetera. Oltre a me, solo altri tre avevano la parola “creative” nel titolo.
La giuria PR quest’anno ha voluto dare un segnale molto preciso alle agenzie: basta con il lavoro in cui l’esposizione ai media è una conseguenza, peggio se non pianificata, di una campagna o di un evento. Le agenzie di RP l’”esposizione” la pianificano strategicamente. Ho sentito ridicolizzare le classiche frasi da video case history “la reazione è stata superiore a quella che ci potevamo immaginare”. Ma come? Noi ai nostri clienti l’esposizione sui media la pianifichiamo strategicamente, con tanto di KPI! Insomma il segnale è chiaro: agenzie “di RP” e agenzie di pubblicità, collaborate, e fatelo dall’inizio.
I criteri di giudizio della giuria erano basati sui macro-argomenti della credibilità (territorio tipico dell’agenzia di PR, più che dell’agenzia creativa pura), del coinvolgimento e dei risultati; che non potevano essere che rilevanti (un cambiamento vero nel comportamento o nell’attitudine delle persone) e misurati, in modo coerente con gli obiettivi. Questa è la parte strategica che le agenzie di RP sentono come propria. Ma i consigli sui criteri di quest’anno possono servire a poco, se il prossimo anno il Presidente la pensa diversamente.
Il processo di giudizio va avanti come un treno nella macchina organizzatissima di Cannes, e rimanere indietro di un passo può costare la “vita” alle campagne a cui tieni. Come al solito si cerca di far passare la creatività di più alto livello, ma siccome le italiane partono svantaggiate perché il “cartello” anglosassone è culturalmente lontano, si cerca di far passare la creatività italiana di più alto livello prima di tutto.
Tutto questo con persone come la CEO di un’agenzia di Londra al tuo fianco con i suoi anelli con diamanti alle dita.
Dopo quattro giorni a rivedere case histories in gruppi (erano 1566) ti alzi la mattina del quinto giorno e ti scortano dentro al Palais, dove la frustrazione è altissima, perché scopri che di tutte e 66 le entries italiane, in shortlist ne sono rimaste solo 2. È iniziato il gioco del voto segreto.
Per fortuna, il giorno delle shortlist i tablet non funzionano, e si vota ad alzata di mano. Alla fine del processo le campagne italiane in shortlist sono tre. Un’altra è stata portata all’attenzione dei giurati, ma non ce l’ha fatta.
Continuo a parlare di tre perché sono quelle italiane, in realtà in tre sottocategorie in shortlist c’è anche un progetto con credits italiani anche se francese: Snackholidays.
Nell’ultimo giorno in cui si assegnano i metalli (circa 18 ore di riunione interrotta solo per un’ora di pranzo, sempre nel Palais) ci vuole lo stesso sangue freddo che per una partita di tennis, perché quando arrivano le occasioni di modulare i risultati verso le campagne che preferisci, o giochi la palla o hai perso l’occasione.
Alla fine siamo arrivati ai tre bronzi e, con un ultimo guizzo, ho colto un momento di stanchezza dei giurati più duri per una riflessione: Snackholidays era sempre stata accolta bene, aveva shortlist in tre categorie ma aveva solo un bronzo.
Allora l’ho proposta per l’oro. La signora inglese al mio fianco mi ha guardato fisso per almeno un minuto.
Ma poi abbiamo votato, e “it’s a silver!”

Alla fine, la discussione per il Grand Prix è lunga, perché si voleva un caso che rispondesse pienamente ai criteri, e quello più votato aveva uno “scopo” meno ampio di quella che poi ha vinto.
Always – Like a Girl era seconda, ma non riusciva a prendere i voti. La giuria (soprattutto la parte femminile) continuava a dire come fosse significativa per l’autostima delle ragazze.
Dopo tanti discorsi per sostenere Rocco, per spiegare come il caso di Dacia fosse un esempio perfetto di come uno scopo potesse essere perseguito attraverso strumenti “rubati” ai media a pagamento, per raccontare come un caso come Downloaded with Fastweb fosse un esempio perfetto di “pre-planned” real time action, a quel punto mi sono lanciato per ricordare come l’importanza di “Like a Girl” fosse come parlava ai ragazzi, oltre che alle ragazze, raccontando di avere mostrato il video ai miei figli. A quel punto la Presidente si è commossa, e il Grand Prix è stato votato.
La sensazione immediatamente successiva è stata la “Sindrome di Schindler”, cioè l’impressione di non aver fatto abbastanza per aiutarle tutte. Ma questo è Cannes.
Grazie a tutti del supporto, dell’aiuto, di avermi assillato e di aver fatto il mio lavoro mentre non c’ero.
(Nicola Rovetta)


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House of Cannes. (dal giurato Luca Lorenzini – categoria Direct)

Luca Lorenzini Giurato DIrect @ Cannes Lions

Fare il giurato a Cannes è un’esperienza unica, per mille ragioni. S’impara tantissimo, ci si stressa tantissimo, si dorme pochissimo.
Sono molto fiero del lavoro fatto dalla nostra giuria. Alcuni giurati erano molto attenti a far sì che solo i pezzi veramente direct fossero premiati. E questo non succede tutti gli anni.
Nella definizione delle shortlist abbiamo cercato prima di tutto di privilegiare le idee. Successivamente, abbiamo discusso tutti insieme se i pezzi selezionati fossero direct o meno. In questa fase, almeno una cinquantina di progetti sono stati eliminati perché non erano dei veri direct. O mancava un target specifico o mancava una call to action. E infine, nelle definizione dei metalli, abbiamo valutato quali pezzi fossero i migliori tra quelli che avevano passato il test di “directness” .
Nelle pause caffè succede un po’ di tutto. L’americano che si apparta con lo svedese per chiedergli di sostenere tutti i lavori del proprio network. L’argentino che prende a braccetto il colombiano per spingere il lavoro della spagnola e affossare il lavoro del belga. L’indiano che fa un pisolino mentre il cinese complotta alle sue spalle. L’italiano che implora per avere voti per il suo paese e fallisce miseramente.
E’ così. Purtroppo nessuna delle 4 shortlist italiane si è trasformata in Leone. I punteggi da cui partivano i nostri lavori dopo il primo livello di giudizio erano troppo bassi e non c’è stato modo di riuscire a smuovere i giurati. E io, evidentemente, non sono Frank Underwood. Il lavoro Backmeapp di Leo Burnett è arrivato ad un voto dal bronzo. Mi sono alzato in piedi ho chiesto “Please, one vote, just one! Please!” Niente. Mi sono rimesso a sedere e ho sofferto al pensiero di dover scrivere un pezzo sul blog ADCI su come era andata la giuria.
Detto questo, posso finalmente dire di aver capito cos’è un lavoro direct. E il prossimo anno potrò aiutare chiunque stia facendo una case a capire se questa rispetti tutte le caratteristiche per ambire a un premio. A volte bastano veramente minimi cambiamenti.
Ringrazio davvero tutti per avermi dato la possibilità di fare questa esperienza. Ne esco sicuramente arricchito. E finalmente, se prima sembravo un po’ più giovane rispetto alla mia età, ora dimostro esattamente i miei anni. Forse anche qualcuno in più. (Luca Lorenzini)

Caro Luca, consolati pensando che “Backmeapp” ha portato a casa uno storico leone d’argento nella sezione mobile. Prima volta per l’Italia. (m.g.)