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Instagram Creative Talk / Facebook Back To Work Party 08-09-2015 [RSVP]

#Backtowork2015 #Facebook #Instagram #adci #InstaForBrands

Lo sapete già. ADCI in partnership con Facebook Italia vi ha invitato all’evento che marca il Back To Work 2015 (avete ricevuto una eMail). Ci vediamo martedì 8 settembre, alle Officine del Volo, dalle 19.

Il pezzo forte sarà poi il Creative Talk, che inizierà alle 20 – sul tavolo argomenti di strettissima attualità; sul palco gente interessante. Durerà un’ora: sarà rapido, compatto, carico di idee. Questa è l’agenda:

Intro
Gene Paek (Head of Business Marketing, Instagram)
Ginevra Capece (Creative Strategist, Facebook)
Instagram narrative
Alastair Cotterill (Creative Strategist, Instagram)
Fireside chat “Catching the moment”
Maurizio Galimberti (instant Artist)
Vicky Gitto (Presidente, Chief Creative Officer Y&R Brands)
Massimiliano Maria Longo (Agency Creative Director, Wunderman e Consigliere ADCI)
Orazio Spoto (Instagrammer)
Ginevra Capece / Sylvain Querne (Head of Marketing, Facebook Italia)
Closing
Gene Paek / Ginevra Capece

Alle Officine del Volo verranno anche annunciate delle novità. Per arrivare preparati potete guardarvi questo video – contiene 3 case interessantissime relative a Instagram Carousel Ad: HP #BENDTHERULES, Toyota #KEEPITWILD, CapitalOne #JUSTGOTBETTER.

E dopo il Creative Talk ovviamente continua il #Backtowork2015 – il modo migliore per salutare questo settembre.

Noi vi aspettiamo. Voi metteteci in progress:

- RSVP esclusivamente dalla eMail di invito che vi abbiamo inviato
- Non scordate lo smartphone (che ve lo dico a fare?)
- Ripassate gli hashtag #Backtowork2015 #Facebook #Instagram #adci #InstaForBrands
- Seguiteci su Instagram @artdirectorsclubitaly (ADCI lancerà il suo profilo Instagram ufficiale proprio in questa occasione)


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ADCI Awards 2015 : EXTENSION Early Bird pricing fino al 15-09

Altri 15 giorni con il -30% su tutte le entry per gli ADCI Awards 2015.

Con questa comunicazione flash siamo felici di informarvi che fino al 15-09 sarà prorogato l’Early Bird pricing lanciato lo scorso giugno, che sarebbe dovuto scadere oggi.

Tutte le nuove categorie 2015, tutte le info e il Regolamento CFE ADCI Awards 2015 su cfe.adci.it.

Premiazioni a IF! 2015 il prossimo novembre.


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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S2 E3/12)

Breaking news: agosto sta finendo. E con lui l’estate.

E siccome non ci sfugge niente, vi deliziamo parlandovi di cose che sono successe ben prima di questo triste epilogo.

Cosa guarda la gente su YouTube, quando non guarda gattini?
Altri gattini.

Ma quando i gatti finiscono, perché finiscono, è lì che si apre il magico mondo dell’advertising.

Eccovi il terzo episodio della seconda stagione della YouTube Ads Leaderboard Italia, per gli amici #ytali. 

Ribelli sempre

L’internet racconta: “Lo spot, racconta di Rosa, personaggio ispirato alla figura storica di Rosalia Sinibaldi, patrona del capoluogo, e Lia, due giovani donne di epoche diverse che intraprendono un percorso di vita coraggioso e fuori dagli schemi. Rosa dà ascolto alla propria vocazione e rifiuta il matrimonio imposto dalla sua famiglia, mentre Lia è una ragazza del nostro tempo che decide di rimanere nella propria città per studiare e realizzare i suoi sogni.”

È il viaggio di questa eroina contemporanea che, nonostante i perfidi genitori cerchino di confinarla in una delle più prestigiose università americane, si ribella.

A cosa?

Nemo propheta in patria. Il pesce.

Innescare una bomba in auto | PRANK feat theShow [Fuori di Tech]

Funziona sempre così. Vai per provare un auto e c’è un pazzo che dice parole a caso, fa richieste assurde e ti minaccia. Di solito si chiama venditore.

Prometto di esserti fedele sempre | AC Milan Official

Nel video ci sono delle promesse e un membro della famiglia Berlusconi. Déjà-vu.

Questa volta sono promesse matrimoniali. Se proprio non dovessero essere mantenute, si può risolvere tutto in comune con 16 euro.

MISSION: IMPOSSIBLE – ROGUE NATION – Featurette “Le riprese sull’aereo”

È tutto vero.

Bello questo trailer promo per Scientology. Bravi tutti.

GoPro HERO4 Session: So small. So stoked.

Praticamente se compri una GoPro diventi fichissimo e sportivissimo. E, tendenzialmente, biondo.

E costa meno di un abbonamento in palestra.

***

Ricordiamo che la classifica #ytali non si limita alle view assolute, bensì viene determinata da Google utilizzando alcuni dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni nel nostro Paese, la percentuale di visualizzazione di ciascuna pubblicità e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.


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IT WAS A PLEASURE WORKING WITH YOU

Noemi Mariani, da brava copywriter, ci ha raccontato le emozioni provate durante il Creative Express dello scorso luglio.
Un importante workshop europeo vissuto da protagonista assieme ad Alessandro Patscot.

Per chi non ricordasse, ecco qui l’iniziativa voluta fortemente dal consiglio ADCI, da Patrizia Boglione e dall’ADC Europeo.

Non mi dilungo e lascio tutta a loro questa pagina.

 

“È da tre giorni che penso a quanto il Creative Express sia stata un’esperienza importantissima, non solo per il workshop in sé, ma anche per le considerazioni che ho avuto modo di fare una volta tornata a casa.
Questi giorni mi hanno aiutata a capire che direzione prendere.
E non parlo di una direzione professionale, anche perché il mio percorso non è che agli inizi e sarebbe pretenzioso pensare di dargli una forma troppo definita. Parlo di colmare le distanze tra quello che sono ora e quello che vorrò essere da grande, intraprendendo un viaggio che, ad oggi, mi porta a dire che voglio essere curiosa. Voglio conoscere nuove realtà e imparare nuove lingue. Voglio essere circondata da persone che mi chiedono di parlare in italiano perché amano la sonorità della nostra lingua, anche se non capiscono nulla di quello che sto dicendo. E voglio stupirmi nel trovare fette di cetriolo in ogni pietanza, dalla brioches alla pizza.
Perché credo fortemente che per saper comunicare bisogna prima di tutto conoscere usi e costumi dei diversi popoli.
Mettere se stessi nella condizione di essere più spaventati da un ritorno che non da una partenza. Essere sempre ubriachi di futuro.

Questo l’invito più grande che faccio a me stessa e a tutti i giovani che, come me, hanno scelto di lavorare nel mondo della comunicazione.
Per un intero weekend ho avuto la sensazione di sentirmi parte di un qualcosa di veramente grande e costruttivo. Essere ispirata ma allo stesso tempo ispirare. Imparare ma anche insegnare.
Alessandro ed io abbiamo avuto modo di confrontarci e lavorare con ragazzi di provenienti da 15 nazionalità diverse, molti dei quali con più di due anni di esperienza lavorativa alle spalle. Un workshop di due giorni implica un grande sforzo di concentrazione, ma l’opportunità di confrontarci con una realtà internazionale è stato come respirare a pieni polmoni.

Il Creative Express quest’anno era così composto: 28 giovani creativi, 2 brief, 9 gruppi di lavoro. Il risultato è stato estremamente positivo.
La motivazione a trovarsi nuovamente in una situazione così stimolante, ancora più forte di prima.

 It was a pleasure working with you.

 Questa la frase con cui tutti ci siamo salutati.
Un arrivederci che porta con sé quella voglia di ripetere al più presto l’esperienza vissuta tra i monti del Tirolo.”

 


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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S2 E2/12)

In questa lunga estate calda, l’internet ci ha salvato.
Le persone vanno su YouTube per guardare i video delle pubblicità. E noi vi diciamo cosa preferiscono.

Ma non ci salva solo l’internet. Il vero salvatore è Studio Aperto.
Senza i consigli di Studio Aperto ci sarebbe stata una strage. Anche se gli anziani più temerari si ostinano a uscire nelle ore più calde, per esplorare il pianeta, brancolando alla ricerca di acqua. Anziani, vi troveremo e vi riporteremo in casa.
Nel frattempo, grazie Studio Aperto. Grazie.

Eccovi il secondo episodio della seconda stagione della YouTube Ads Leaderboard Italia, per gli amici #ytali. 

 

Porsche – On the way to Le Mans 2015

Il trailer de “On the way to Le Mans 2015”, film d’essay con con una missione: la Future Sportscar. Dai produttori di Porsche.

Spoiler: c’è puzza di povero.

Alfa Romeo Giulia – La meccanica delle emozioni

Le emozioni fanno la differenza tra produrre e creare. E qui, il Sommo, si è impegnato. Da una delle mille costole di Adamo è nata Giulia.

Perfetta distribuzione del peso, evoluta, potente, dinamica, ben vestita.

Ma non trattatela come un oggetto.

Dove Men+Care shares your first fatherhood moments this Father’s Day

La gioia, la commozione, non sapere cosa succederà. Essere sempre dalla loro parte, oggi, sempre.

Poi la partita finisce e spegni la televisione. Finalmente noti la tua compagna, che ti dice che diventerai padre.

Arnold Pranks Fans as the Terminator-for Charity

Arnold Schwarzenegger smette di governare a casaccio e rimette i costumi di scena.

Terminator è vivo e lotta con noi.

FIFA 16 Official E3 Gameplay Trailer – PS4, Xbox One, PC

“Calcio spettacolo, il gioco che ha conquistato l’intero pianeta. Il gioco che unisce, il gioco con mille sfaccettature. Ma la vera bellezza sta nei momenti. Straordinario, ricco di suspense, sbalorditivo, emozionante. Ma per quanta bellezza io abbia creato, per quanta bellezza io abbia vissuto, so di non aver visto ancora nulla. Che gusto c’è a vincere se non puoi farlo con stile?”

Dai, Pelé, non fare così.

Ti assicuro che sei mejo te.

Solo per ricordartelo, eccoti il titolo del The Sunday Times il giorno dopo la finale dei Mondiali 1970: « How do you spell Pelé? G-O-D »

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Ricordiamo che la classifica #ytali non si limita alle view assolute, bensì viene determinata da Google utilizzando alcuni dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni nel nostro Paese, la percentuale di visualizzazione di ciascuna pubblicità e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 27_07_015

twitter: @claudianeri

I “photo essays” di mihophoto, giovane fotografo giapponese di base a New York

Kevin Chao, graphic designer nello staff dello studio newyorkese Karlssonwilker

I segni di di Geo Law, giovane illustratore/typographer

L’advertising svedese di Forsman & Bodenfors, nota agenzia spesso vincitrice a Cannes


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Libertà di panorama. Cos’è e perché serve una legge.

(Foto: ROMA / Augusto De Luca)

(Foto: ROMA / Augusto De Luca)

Pagare o no per filmare o fotografare un monumento o un’opera d’arte collocati in luogo pubblico?

Il Legale dell’ADCI Giovanni Maria Riccio (Università di Salerno / Studio Legale e-Lex Belisario, Scorza, Riccio & Partners, Roma) fa chiarezza sul tema con questo post.

Cos’è la libertà di panorama?

Si è fatto un gran parlare, nelle ultime settimane, di libertà di panorama. Spesso, per la verità, facendo confusione, in una materia che, obiettivamente, è tutt’altro che semplice.

Per provare a fare chiarezza, occorre procedere con ordine, suddividendo le possibili ipotesi. Preliminarmente, però, occorre rispondere a due domande. Cos’è la libertà di panorama e perché se ne sta parlando così tanto?

Partiamo da quest’ultima domanda, perché di più agevole soluzione. Il mese scorso, la Commissione giuridica ha votato il rapporto dell’eurodeputata Julia Reda sulla modifica delle regole comunitarie sul copyright e, in particolare, sulla revisione della direttiva InfoSoc.

Uno dei punti più controversi, sui quali infatti non è stato raggiunto alcun accordo, è quello della libertà di panorama, materia sulla quale l’art. 5(3)(h) della Direttiva InfoSoc ha rimesso alla discrezionalità degli Stati membri la possibilità di introdurre eccezioni alle regole nazionali sul copyright.

La libertà di panorama – e veniamo alla seconda domanda preliminare – consiste nella possibilità di effettuare riprese o scattare fotografie di opere dell’architettura o di opere d’arte collocate in un luogo pubblico. I singoli Stati dell’Unione europea, in assenza di un’indicazione dalla legislazione comunitaria, hanno adottato approcci differenti, che spaziano da una libertà assoluta, tipica degli ordinamenti di common law, a fortissime chiusure, come quelle suggerite recentemente dai giudici francesi. In Italia, non ci sono norme che disciplinino la questione e, nel silenzio della legge, deve ritenersi che, in caso di opere protette e non cadute in pubblico dominio, sia necessario pagare i diritti o ottenere una licenza per le riprese o le foto di tali beni.

La frammentazione legislativa dei singoli ordinamenti nazionali aveva suggerito di introdurre una modifica, che consentisse foto e riprese di opere protette, purché collocate a titolo stabile in un luogo pubblico. Si pensi, ad esempio, al museo dell’Ara Pacis: è un’opera dell’architettura, tutelata dal diritto d’autore, i cui diritti non sono ancora caduti in pubblico dominio, liberamente visibile e stabilmente collocata in un luogo pubblico. Istintivamente, si potrebbe pensare che si tratti di un bene comune, perché oggetto della fruizione indistinta e non soggetta a restrizioni da parte di tutta la collettività.

Tuttavia, per alcuni, così non è. Infatti, a “controbilanciare” l’emendamento della Reda, è stato depositato un contro-emendamento, il n. 421, a firma dell’eurodeputato socialista Jean-Marie Cavada. Emendamento che proponeva che ogni ripresa o foto di beni situati in spazi pubblici (e “fisici”, come pedantemente si precisava nel testo dell’emendamento) dovesse essere soggetta, per tutti i Paesi dell’Unione europea, all’autorizzazione preventiva del titolare dei diritti d’autore (e, quindi, salvo il caso di licenze a titolo gratuito, al pagamento dei relativi diritti).

Entrambi gli emendamenti sono stati bocciati dal Parlamento europeo il 9 luglio scorso: un pareggio a reti inviolate, per ricorrere a una metafora calcistica. E, quindi, ritorno all’incertezza precedente, soprattutto per quei Paesi, come il nostro, in cui non esiste una legislazione ad hoc sull’argomento.

Si resta, quindi, in uno stato di incertezza. Tuttavia, provando a tratteggiare i contorni di un vademecum per artisti e altri operatori culturali, proviamo a scomporre le varie ipotesi, pur nella consapevolezza che, in taluni casi, non vi sia una risposta certa.

Prima di affrontare i singoli aspetti della problematica, mi sembra opportuno sgombrare il campo da talune idee errate che si stanno diffondendo. Ad esempio, l’idea secondo cui le fotografie ai monumenti, ai beni culturali e alle opere protette dal diritto d’autore sarebbe vietate in tutti i casi. Così non è: le foto per finalità personali sono infatti ammesse e lecite. Se visito un museo, posso farmi fotografare accanto ad un dipinto o ad una scultura, se poi quella foto è destinata ad un album dei ricordi (per i più retrò) o alla memoria del mio computer o del mio smartphone. Diverso, ma lo si vedrà a breve, è il caso in cui voglia utilizzare quell’immagine per finalità altre, che fuoriescono dall’ambito strettamente personale.

Si è anche detto che non sarebbe possibile pubblicare le foto personali sulla propria pagina di Facebook. Questa seconda affermazione è astrattamente corretta, atteso che Facebook (e, in genere, i social network) acquisiscono dagli utenti, al momento della registrazione alla piattaforma, il diritto di riutilizzare le loro immagini, in virtù di una co-licenza. Peraltro, sempre nelle condizioni di accesso ai social network, dichiariamo di essere titolari dei diritti dei contenuti che pubblichiamo. Insomma, se scattate la foto nel museo e la tenete per voi, nessun problema. Se, però, volete farla vedere ai vostri amici (perché, come dice Beckett, non si accontentano di aver vissuto, bisogna anche che ne parlino) allora dovreste seguire le regole che a breve tenterò di spiegare. Dubito, in ogni caso, che le possibilità di essere citati in giudizio per una foto pubblicata sul proprio profilo Facebook siano così elevate. Ma tant’è.

Posso pubblicare la foto delle dee Iside e Sekhmet del Museo egizio di Torino? Ovvero, beni pubblici non collocati all’esterno, in pubblico dominio

È il caso dei beni di proprietà dello Stato che sono custoditi in musei, biblioteche, archivi e così via discorrendo: si pensi, a titolo di esempio, ad un vaso etrusco custodito al Museo Guarnacci di Volterra. La fruizione di tali beni è riservata, nel senso che occorre accedere, pagando un biglietto o meno, al luogo in cui i beni stessi sono fisicamente conservati.

Si tratta di un’ipotesi la cui risoluzione è agevole, perché espressamente disciplinata dal Codice dei beni culturali, che, all’art. 107, stabilisce che «Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono consentire la riproduzione nonché l’uso strumentale e precario dei beni culturali che abbiano in consegna». I canoni di concessione e i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni culturali sono determinati dall’autorità che ha in consegna i beni e, quindi, dalla singola istituzione museale, dalla singola biblioteca, ecc.

Canoni e corrispettivi, da pagare in genere in via anticipata, non sono dovuti in caso di utilizzazione per scopi strettamente personali ovvero per motivi di studio o, ancora, ma solo nel caso di soggetti pubblici, per finalità di valorizzazione dei beni stessi.

(Foto: Gonzague Petit Trabal, Cappella Sansevero, Napoli, Corradini)

(Foto: Gonzague Petit Trabal, Cappella Sansevero, Napoli, Corradini)

Posso pubblicare le foto dei quadri di Mario Schifano al MACRO? Ovvero, beni pubblici non collocati all’esterno, non in pubblico dominio

L’ipotesi è simile alla precedente, con una significativa variazione sul tema: in questo caso, le opere non sono cadute in pubblico dominio e, quindi, l’autore o altro titolare può ancora vantare i diritti sullo sfruttamento commerciale delle opere stesse. È il caso di un quadro il cui autore sia ancora vivente ovvero non sia morto da almeno settant’anni.

Salvo talune eccezioni, infatti, le opere cadono in pubblico dominio decorsi settant’anni dalla morte del loro autore. Vi è però una discrasia tra opere tutelate dalla legge sul diritto d’autore e i beni tutelati dal Codice dei beni culturali. Le prime sono tutte «le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione». I beni culturali, invece, sono «le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico». Su tali ultimi beni è esercitata, ai sensi dell’art. 12 del Codice dei beni culturali, una verifica di interesse culturale che riguarda i beni, mobili o immobili, «che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni».

Nell’ipotesi ora considerata, per foto o video che riprendano le opere non cadute in pubblico dominio, occorrerà comunque rivolgersi all’ente che le detiene, al fine di valutare la sussistenza di eventuali accordi di licenza: potrebbe essere possibile, in altri termini, che i diritti di sfruttamento economico delle opere siano stati ceduti dall’autore all’ente stesso e che, quindi, i diritti d’autore vadano pagati a tale soggetto e non all’autore. La Corte di Cassazione, sul punto, ha chiarito che la riproduzione di un’opera (anche nel caso in cui si realizzi un’opera derivata, come nel caso di fotografia o di video dell’opera originaria) è coperta dal diritto d’autore, che «non vieta solo la moltiplicazione di copie fisicamente identiche all’originale, ma protegge l’utilizzazione economica che può effettuare l’autore mediante qualunque altro tipo di moltiplicazione dell’opera in grado d’inserirsi nel mercato della riproduzione» (Cass., n. 11343/1996).

Sono ammesse, tuttavia, alcune eccezioni, elencate dagli artt. 65 e seguenti della legge sul diritto d’autore. Tra le varie ipotesi contemplate dalla legge, merita di essere ricordata quella di cui all’art. 70, comma 1-bis, che concerne la pubblicazione delle opere cc.dd. degradate o a bassa risoluzione. Si tratta di riproduzioni di immagini o di musiche, realizzate per mezzo di internet e in assenza di uno scopo di lucro. In altri termini, è possibile riprendere liberamente la fotografia di un bene tutelato dal diritto d’autore e pubblicarla sul proprio sito internet, purché ricorrano i tre presupposti anzidetti.

Pare opportuno precisare, anche in relazione alla prima ipotesi elencata, che la giurisprudenza ha sempre interpretato in senso restrittivo le nozioni di uso personale e di assenza di scopo di lucro. Si pensi al caso di una fotografia destinata a un calendario distribuito gratuitamente: sebbene non vi sia un ritorno economico diretto per l’autore della pubblicazione, tuttavia lo scopo di lucro non è escluso, giacché, per mezzo della pubblicazione stessa, l’autore potrebbe farsi pubblicità ovvero ospitare inserzioni pubblicitarie all’interno della propria opera. Lo stesso, del resto, vale anche per i fini di studio: pubblicare la foto di un’opera tutelata dalla legge sul diritto d’autore o dal Codice dei beni culturali all’interno di un’antologia scolastica non esclude il pagamento dei diritti e dei canoni previsti dalla legge.

(Foto: Ed Coyle, The Pantheon)

(Foto: Ed Coyle, The Pantheon)

Posso pubblicare una foto del Colosseo? Ovvero, beni collocati all’esterno, in pubblico dominio

Entriamo adesso nelle ipotesi non disciplinate espressamente dalla legge italiana. La prima è quella dei beni pubblici collocati all’esterno e caduti in pubblico dominio: si pensi, ad esempio, al Colosseo, opera dell’architettura su cui non vi sono diritti d’autore.

Se scatto una foto del Colosseo e dopo creo una serie di cartoline, sono tenuto a pagare qualche ente? Il Comune di Roma? Lo Stato?

Nel silenzio della legge, la risposta – a parere di chi scrive – deve essere di segno negativo.

È vero che il Codice dei beni culturali, agli artt. 107 e 108, ricorre ad un’espressione ambigua, discorrendo di «beni in consegna al Ministero, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali», senza distinguere tra beni collocati all’esterno o all’interno ovvero tra beni visibili senza accedere ad un luogo e beni conservati in musei, biblioteche, pinacoteche, ecc.

Sebbene l’analisi del diritto straniero evidenzi esempi di segno opposto (celebre è la proposta di legge egiziana che voleva imporre delle royalties sulle fotografie delle piramidi), la risposta, a nostro avviso, porta a ritenere che tali beni siano soggetti alla disciplina dei commons ossia siano beni comuni, fruibili, in qualsiasi modo, da chiunque.

Sul punto, ancorandoci all’analisi del diritto interno, deve essere segnalata l’interrogazione parlamentare depositata il 28 settembre 2007 dagli onorevoli Franco Grillini e Cinzia Dato, nella quale si chiedeva all’allora Ministro della Cultura, Francesco Rutelli, di disciplinare nel nostro ordinamento la libertà di panorama. La risposta dell’Ufficio legislativo, datata 5 febbraio 2008 e firmata dal sottosegretario Danielle Mazzonis, sembra confermare la nostra interpretazione: «Pur non essendo espressamente disciplinata nel nostro ordinamento, la libertà di panorama ossia il diritto spettante a chiunque di fotografare soggetti visibili, in particolare monumenti ed opere dell’architettura contemporanea, è riconosciuta in Italia per il noto principio secondo il quale il comportamento che non è vietato da una norma deve considerarsi lecito. In altre legislazioni, invece, tale diritto è disciplinato diversamente a seconda dell’interesse che si ritiene di tutelare prevalentemente (si pensi, ad esempio, alla legislazione belga ed a quella olandese che consentono di fotografare liberamente solo gli edifici mentre è necessaria la richiesta di un permesso per le sculture ove costituiscano il soggetto principale della fotografia; oppure a quella tedesca secondo cui è possibile invece fotografare anche le sculture pubblicamente visibili per usi commerciali; infine a quella statunitense che, similmente a quella italiana consente di poter utilizzare le fotografie scattate in luoghi pubblici o aperti al pubblico per qualunque scopo, salvo che si tratti di opere d’arte non stabilmente installate in un luogo pubblico poiché in tal caso è necessaria l’autorizzazione del titolare). In Italia, non essendo prevista una disciplina specifica, deve ritenersi lecito e quindi possibile fotografare liberamente tutte le opere visibili, dal nuovo edificio dell’Ara Pacis al Colosseo, per qualunque scopo anche commerciale salvo che, modificando o alterando il soggetto, non si arrivi ad offenderne il decoro ed i valori che esso esprime».

La risposta del Ministero riconosce, quindi, una generale libertà di panorama nel nostro ordinamento, sulla base del principio (invero discutibile) secondo cui sarebbe lecito tutto ciò che non è espressamente vietato.

Non è infrequente, tuttavia, imbattersi in regolamenti di amministrazioni locali che, come nel caso del Comune di Lucca, richiedono autorizzazioni preventive, oltre al pagamento di diritti, nel caso di fotografie o riprese che avvengano sul suolo comunale e che non abbiano una finalità meramente privata. In estrema sintesi: sono libero di scattare una foto alla mia fidanzata con lo sfondo delle mura di Lucca, ma non posso realizzare un calendario con le bellezze lucchesi da distribuire ad amici e clienti, anche se si tratta di opere antiche e, quindi, senz’altro in pubblico dominio, se non pago il Comune.

Al di là della contestabile facoltà di un’amministrazione comunale di prevedere un simile balzello, non può non notarsi che, per questa via, si crea una rendita perpetua in capo al titolare del bene culturale, sia esso soggetto pubblico o privato. Se è comprensibile l’esigenza, non sempre felice, degli enti pubblici, a fronte di un’esposizione debitoria sempre più significativa, di far cassa con i beni culturali, non possono non notarsi le distorsioni di una simile opzione legislativa.

Innanzi tutto, deve notarsi, da un punto di vista strettamente teorico, che il diritto d’autore crea delle privative temporalmente limitate, costituendo un monopolio sullo sfruttamento economico dell’opera a favore dell’autore o degli altri titolari dei diritti d’autore, mentre, nell’esempio fatto, ci troviamo dinanzi ad un diritto illimitato: il diritto sulle mura che incorniciamo il meraviglioso centro storico di Lucca è un diritto senza tempo, che non risponde alle tradizionali esigenze del diritto d’autore e che non è in alcun modo uno strumento per incentivare la produzione culturale.

In secondo luogo, anche una lettura costituzionalmente orientata della fattispecie non può che condurre ad una prevalenza degli interessi della collettività rispetto a quelli del singolo proprietario, pubblico o privato che sia. Un bene storico, a prescindere dalle “gabbie” normative, è innanzi tutto un bene della collettività: non è un caso se l’art. 9 della Costituzione assegna idealmente il patrimonio storico e artistico non agli enti pubblici (e tanto meno ai privati), ma alla Nazione.

Sotto il profilo pratico, ammettere limitazioni fondate sul diritto dei beni culturali o sul diritto d’autore rischierebbe di condurre ad esiti paradossali, se non addirittura disastrosi. Si pensi, ad esempio, a un’opera cinematografica che sia girata in una città ricca di monumenti. In teoria, la produzione dovrebbe preoccuparsi, oltre che dei tradizionali permessi per l’occupazione di suolo pubblico, anche di pagare tutte le royalties all’amministrazione comunale o ai singoli titolari dei diritti. Penso a un film girato a Roma, le cui riprese potrebbero “cadere” incidentalmente su beni in pubblico dominio (il Colosseo, la Bocca della Verità) ovvero su beni su cui insistono ancora diritti d’autore (il museo dell’Ara Pacis o il Maxxi, la statua dedicata a Giovanni Paolo II a Termini, e così via). Nessun film girato nelle nuove stazioni della metropolitana di Napoli, abbellita da decine di opere d’arte contemporanea: troppo complicato ed economicamente troppo costoso. Ma neanche nessun sito web sulle bellezze di Lucca, salvo pagare un Comune, cui evidentemente difetta la lungimiranza sufficiente a comprendere che una simile soluzione non fa che danneggiare le potenzialità turistiche della città, le cui enormi bellezze sono costrette ad un forzoso esilio dai canali di promozione indiretta offerti dalla rete internet.

(Foto: R2Hox – Murales 21)

(Foto: R2Hox – Murales 21)

Posso pubblicare una foto di L.O.V.E. di Maurizio Cattelan? Ovvero, beni collocati all’esterno, non in pubblico dominio

Se seguissimo le indicazioni ministeriali, le medesime conclusioni dovrebbero valere anche per i beni situati all’esterno, ma non ancora caduti in pubblico dominio: del resto, la risposta del sottosegretario Mazzonis menzionava espressamente «il nuovo edificio dell’Ara Pacis». Tuttavia, cadendo in contraddizione, la medesima risposta ministeriale cita musiche e risoluzioni degradate o a bassa risoluzione, concludendo che «ove il soggetto fotografato fosse un’opera di autore vivente, l’utilizzo non potrà avvenire che nei limiti anzidetti».

Pertanto, in astratto, nulla potrebbe impedire al già ricordato Richard Meier, architetto del museo dell’Ara Pacis, o anche agli artisti di street art, che stanno abbellendo i sobborghi delle maggiori città italiane, di intentare un’azione giudiziaria contro un fotografo o un produttore cinematografico che dovessero riprendere una loro opera.

Serve, in definitiva, un intervento legislativo. Fallito il tentativo comunitario, si potrebbe spingere sulla soluzione nazionale, come caldeggiato anche dagli attivisti di Wikimedia.

Serve, in altri termini, una legge chiara, che preveda un’ulteriore eccezione alla legge sul diritto d’autore. Verosimilmente, al pari delle leggi europee che si sono occupate della questione (tra le altre: Germania, § 59 dell’Urheberrechtsgesetz, la legge sul copyright, che ammette la riproduzione delle opere collocate stabilmente in luoghi pubblici, in qualsiasi forma; Spagna art. 35 del Decreto Reale n. 1 del 1996, che consente di riprodurre in forma bidimensionale (foto, video, dipinti o disegni) «opere collocate permanentemente in parchi, strade, piazze o altri spazi pubblici»; Portogallo, 75(2) del Codigo do direito de autor e dos direitos conexos, che consente la riproduzione delle opere collocate in luoghi pubblici, a condizione che non contrastino – conformemente a quanto previsto dalla Convenzione di Berna, con lo sfruttamento normale dell’opera stessa; Danimarca, il cui art. 24 della legge sul diritto d’autore accorda la riproduzione in forma pittorica degli edifici, nonché delle altre opere collocate stabilmente in luoghi pubblici, a condizione che non siano l’elemento centrale della riproduzione, ecc.) l’eccezione in questione dovrebbe riguardare le opere stabilmente collocate in spazi pubblici, senza distinguere tra opere tutelate dal diritto d’autore e opere cadute in pubblico dominio, con esclusione delle opere destinate solo temporaneamente alla fruizione collettiva. Allo stesso modo, sempre nel solco degli altri modelli europei, potrebbero essere incluse nell’eccezione al diritto d’autore le sole riproduzioni bidimensionali (disegni, dipinti, foto e video), nonché le utilizzazioni che non abbiano quale elemento centrale l’opera protetta: per essere più chiari, una fotografia che abbia come sfondo il museo dell’Ara Pacis dovrebbe essere consentita, non una fotografia che riproduca il solo museo.

L’ipertrofica bulimia in cui è caduto il diritto d’autore negli ultimi decenni ha determinato uno scollamento evidente dagli obiettivi di protezione originariamente prefissati. Tutelare i diritti economici dei titolari non può determinare una compressione dei diritti della collettività alla fruizione delle opere. Forse non dovremmo dimenticare che il diritto d’autore dovrebbe promuovere la creatività e non essere un limite alla diffusione della cultura.


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GIURIE ADCI AWARDS 2015 : proroga eleggibilità al 15 agosto

Rinnovare l’associazione al Club entro il 15 agosto garantisce l’eleggibilità quale giurato ADCI Awards 2015 – premiazione a IF!

Per incontrare le numerose richieste, abbiamo deciso di prorogare al 15 agosto, quindi estendere di un altro mese, la data ultima per rinnovare l’associazione al Club conservando la possibilità di essere selezionati come giurati che valuteranno i lavori nel contesto di IF! 2015, il prossimo novembre.

Come sapete, i presidenti di giuria degli ADCI Awards 2015 stanno facendo la propria selezione tra i Soci attivi, pertanto occorre essere in regola con la quota associativa 2015 per essere eleggibili come giurati agli ADCI Awards 2015, e per tutti gli altri premi che vedano coinvolto il Club.

Per rinnovare:

Art Directors Club Italiano
Banca Prossima
IBAN : IT19V0335901600100000119579
Causale: Quota associativa 2015 NOME+COGNOME

Ricordo infine che già dallo scorso giugno potete iscrivere i vostri lavori agli ADCI Award 2015 a questo link, completamente rinnovato: http://cfe.adci.it - Quest’anno nuove categorie e premi specifici dedicati al Non Profit.

Le eMail, per info:
emanuele.soi@adci.it
caroline.schaper@adci.it