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Il dizionario della carta

Possono bastare due sale per fare il giro del mondo: dal 19 al 21 Marzo presso la Galvanotecnica Bugatti l’arte cartaria di Arjowiggins è stata protagonista di una mostra affascinante.

Dalla Finlandia a Hong Kong, dalla Francia all’Australia, l’esposizione ha esplorato formati e strumenti di comunicazione diversissimi, ma sempre di fattura estremamente pregiata: una sorta di ideale catalogo universale della magia della carta, da ammirare, accarezzare, far frusciare e, perché no, anche annusare.

Parafrasando Frank Zappa, “scrivere di arte sarebbe come ballare di architettura”, e allora lasciamo volentieri spazio alle immagini della mostra.

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Senza chiedere il permesso

Entra in vigore, senza chiedere il permesso, la delibera che regola anche il contenuto delle affissioni, a Roma.
Lo scopo è arginare la mortificazione della donna (corpo e mente).

Ovviamente fioccano i soliti “son ben altri i problemi” e “lo fanno per visibilità personale” (riferiti a Laura Boldrini e Ignazio Marino).

Il tema dovrebbe invece essere: il problema c’è? questa è una soluzione?

Parto dalla prima parte: il problema c’è?
c’è una relazione tra la violenza sulle donne e il modo in cui il sistema dei media le racconta?

“È ampiamente dimostrato che il modo in cui descriviamo le cose (e le persone) influenza il modo in cui quelle cose (e persone) possono essere percepite, ricordate, o pensate.”
(Darley, Glucksberg e Kinchla “Fondamenti di Psicologia” – il Mulino 1983)

È violenza anche ostacolare il pieno sviluppo della persona (di un genere)
permettendo il perpetuarsi di stereotipi che imprigionano le donne in ruoli limitanti.
Da questo punto di vista i colpevoli abbondano, in Italia.
Lo raccontavo due anni fa, nella relazione “trent’anni dalla parte del torto marcio

E tra i colpevoli c’è sicuramente anche la pubblicità.

L’articolo 1 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria afferma:
“la comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta. Essa deve evitare tutto ciò che possa screditarla”.

Ma, e l’ho già scritto nella ricerca come la pubblicità racconta le donne e gli uomini in Italia, la rappresentazione della donna nel dicembre 2013 (e anche nei mesi precedenti) è stata complessivamente scorretta. Non è stata veritiera. Non rispecchia la società.

L’81.27% delle donne mostrate dalle pubblicità monitorate sono state raccontate in chiave fisica e seduttiva. Un gran bell’oggettino. (“modelle”, “grechine”, “ sessualmente disponibili”, “manichini”, “ragazze interrotte”, e “preorgasmiche”.)

Nello stesso periodo, Il 66% degli investimenti pubblicitari destinati alla rappresentazione dell’uomo l’hanno raccontato come professionista. Un essere umano.
Eppure da oltre vent’anni le donne si laureano più, prima e meglio degli uomini (Fonte Miur)

Secondo l’articolo 3 della Costituzione, abbiamo tutti pari dignità sociale. Sia i maschietti sia le femminucce.
Ed è compito della Repubblica rimuovere anche quegli ostacoli di ordine sociale che, limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

In soldoni: raccontare le donne essenzialmente come begli oggettini erotici crea questa (unica) percezione di loro. Una percezione che si traduce poi in stipendi mediamente più bassi, quando va bene. In aggressioni di vario tipo, quando va peggio.

Dopo il famigerato ventennio (1994-2014), in cui persino un premier ha dato il suo contributo ad alimentare percezioni cognitivamente inquinanti, finalmente arrivano segnali e fatti diversi dalla terza carica dello Stato. È un bene.

Delibere e leggi possono risolvere il problema?
Non da sole. Serve l’impegno quotidiano di creativi pubblicitari e delle donne e uomini di marketing. Che i migliori si distinguano e facciano scuola.
Lo scopo del nostro lavoro è caratterizzare e rendere riconoscibile la marca. Non confonderla in ammucchiate eticamente discutibili.
(Quando avete dubbi date un’occhiata al Manifesto Deontologico dell’Art Directors Club Italiano. Non lo abbiamo scritto solo per i nostri Soci. Lo abbiamo scritto per tutti gli addetti)

Soprattutto può essere utile la spinta degli utenti, dei destinatari dei messaggi pubblicitari.
Almeno di quella porzione a cui la cultura ha dato gli strumenti critici per “filtrare” la loro relazione con i media.
Da questo punto di vista vorrei ricordare l’enorme lavoro che da anni svolge Lorella Zanardo
portando strumenti di educazione all’immagine, nelle scuole italiane.

Quando qualche imbecille, o persona in malafede, mi accusa di occuparmi di certi temi per cercare visibilità personale, penso al lavoro di Lorella Zanardo e a una frase del suo libro senza chiedere il permesso:
Non aspettate, ragazzi. Non attendete istruzioni, ragazze, perché non arriveranno o forse arriveranno troppo tardi, e il tempo è prezioso. Alcuni tra noi adulti vi daranno una mano, il tempo necessario per costruire ponti sulle macerie prodotte dai crolli di questo mondo in disarmo. Voi percorreteli. Poi sarà ora. Non attendete oltre. Tocca a voi. Senza chiedere il permesso.

C’è una parte di noi adulti, ex ragazze e ragazzi degli anni ’70 del secolo scorso, che sente il dovere morale di aiutare i ragazzi di oggi a costruire ponti sulle attuali macerie (morali e valoriali).

Per visibilità personale? No, per non sentirci conniventi.


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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S1 E10/12)

Il fatto che febbraio finisca prima, quest’anno, è in qualche modo giustificato dalla sindrome delle 50 sfumature.

Ma ricorda: l’importante non è quanti giorni hai, ma come li usi.

Questa sagra del doppio senso a basso costo è invece un retaggio del Festival di Sanremo, picco d’eccellenza di questo mese.

Ma vediamo cos’è successo nel magico mondo dell’adv.

Eccovi il decimo episodio della YouTube Ads Leaderboard Italia, per gli amici #ytali.

The new Porsche Cayman GT4 – Rebels, race on.

Il motore boxer a 6 cilindri dispone di iniezione diretta (DFI), VarioCam Plus e lubrificazione a carter secco integrato. Inoltre, l’impianto di aspirazione variabile con valvola di risonanza regolabile assicura una buona aerazione del motore che, con una cilindrata di 3,8 litri, raggiunge ben 283 kW (385 CV) a 7.400 giri/min. La coppia massima di 420 Nm è disponibile fra 4.750 e 6.000 giri/min.

O, in altre parole, CIAONE.

GoPro: Pole Vaulting with Allison Stokke

Spoiler: è un’atleta che salta molto in alto.

È altamente probabile che i più siano arrivati a vedere questo video inserendo nei motori di ricerca le key words giuste, ma con intenzioni sensibilmente diverse.

Provate con brunette-pole-cam.

Kinder Cereali – Ti Prometto – #PossoAiutartiMamma

Alcune mamme sono state convocate per un finto casting. In realtà leggeranno le lettere che figli e mariti hanno scritto loro, riempiendole di promesse di aiuto e di ringraziamenti sdolcinati.

Ok. Aspettiamo con trepidazione la seconda puntata. Eserciti di mamme che tirano ciabatte contro i famigliari perché, ovviamente, non hanno minimamente mantenuto la promessa.

Clash of Clans: Revenge (Official Super Bowl TV Commercial)

“I don’t know you, BigBuffetBoy85, but if you think you can humiliate me and take my gold, think again”. Liam Neeson vince sempre. Tutto.

Durex: Reality, it’s better than fiction… #50GamesToPlay

A quanto pare la gente ha smesso di fare l’amore. Il problema è che, secondo recenti sondaggi, la gente ha smesso anche di fare sesso. Durex, salvaci tu: ed è subito #50GamesToPlay. In realtà il risultato più preoccupante è che la gente sta cominciando a leggere di più.

***

Ricordiamo che la classifica #ytali non si limita alle view assolute, bensì viene determinata da Google utilizzando alcuni dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni nel nostro Paese, la percentuale di visualizzazione di ciascuna pubblicità e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.


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#SpecialProposal – What if… CoorDown & YouTube again?

CoorDown sceglie ancora YouTube per lanciare il clip realizzato in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down (WDSD), sabato 21 marzo 2015.

Etichetta vuole che vi dia lo spoiler warning su quanto seguirà. Buonsenso dice che tanto il clip l’avete già guardato. E nel caso che no, fatelo, e dopo leggete, ma solo se volete. Ma il clip guardatelo. Ma la Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down (WDSD) ricordatela e soprattutto socializzatela, sui vostri profili e sui vostri canali. E fatelo con questo video. Io per esempio l’ho fatto. Poi son tornato ai gattini, certo, ma con un cuore più leggero.

Salvatore e Caterina si amano. Salvatore vuol chiedere a Caterina di sposarlo. Salvatore organizza una sorpresa a Caterina: la raggiunge al lavoro con una bella scorta di vocioni blues e le consegna la chiave della loro futura casa. Emozione, baci, convivenza, rapida combo di scene di vita felice, titoli di coda.

Quel che rende la proposta speciale è la modalità con cui viene “allestita” e formulata. Quel che la rende specialmente sorprendente è… la sorpresa che questo video genera in chi guarda. Salvatore e Caterina sono affetti da Sindrome di Down. Eppure amano (ah, quindi vivono sentimenti profondi e complessi). Eppure convivranno da soli (ah, quindi sono autonomi). Eppure son capaci di sorprendere. Sai che novità – fanno quel che fa qualsiasi persona innamorata.

Ah, quindi perché -sulle prime- son sorpreso da loro invece che con loro?

Stacco.

CoorDown fa ancora centro, pare. E dopo “Dear Future Mom” (Grand Prix 2014), sceglie ancora YouTube in quanto canale privilegiato delle iniziative che partono “dal basso”, senza per questo rinunciare all’obiettivo di ottenere la massima visibilità possibile, come ci ha fatto notare ieri Marianna (Google Italia), raccontandoci questa storia. Che abbiamo voluto condividere con voi.

#SpecialProposal
Thank you for sharing ;)


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 16_03_015

twitter: @claudianeri

Da Sidney, Australia, Jess Cruickshank (anticamente Jess Wong), calligrapher/typographer extraordinaire

Direttamente dal quartiere Isola, a Milano, le iniziative eclettiche della designer Daniela Rossi C.R.U.D.
Ancora in corso la mostra A5 Tacquini

Oscar Gronner, designer norvegese di provato talento

da Londra le (irresistibili) illustrazioni di Jo Ratcliffe art director e illustratrice


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 09_03_015

twitter: @claudianeri

La moda nelle ormai celebri illustrazioni di Donald Robertson

L’eclettismo di qualità firmato Clym Evernden, illustratore art director e blogger americano.

Gli interventi di Land o flower art ultrapoetici di Ignacio Canales Aracil

Green architecture/design, recentemente anche utilizzato per Boffi, del talento francese Patrick Nadeau


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Assemblea Soci Art Directors Club Italiano

Per chi non ha potuto partecipare all’Assemblea Soci, ecco una sintesi di quanto successo. Lo slideshow è il riepilogo delle attività principali svolte dall’Adci negli ultimi 12 mesi.

Il nuovo Vice Presidente dell’Art Directors Club Italiano è Nicola Lampugnani​.
Nel Consiglio Direttivo entra Mauro Manieri​

Il Presidente dell’Adci Award 2015 è Luca Scotto Di Carlo.​

L’Assemblea ha approvato all’unanimità il bilancio 2014 e, sempre all’unanimità, ha approvato le quote associative per il 2015
260 euro per i Soci “awarded”
130 euro per i Soci di nuova nomina
I giovani sotto i 30 anni potranno entrare nel Club con una quota di 50 euro.
(non chi compie i 30 anni nel corso del 2015)

“Thanking Ovation” a J. Edgar Gabriele Biffi. Per 30 anni Tesoriere Adci (dall’anno della sua fondazione).
Gli subentra Emanuele Soi​.

I Soci che vogliono rinnovare la propria iscrizione al Club possono farlo anche con un bonifico online (causale rinnovo quota). Ecco le cooordinate:

Banca Prossima, Milano

Iban: IT19V0335901600100000119579 

BIC/SWIFT:  BCITITMX (Solo per l’estero)

 
Per i giovani under 30 che stessero valutando se e come entrare nel Club, segnalo questo post.


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Perché sono socio Adci (e perché vi chiedo di diventarlo).

Mercoledì vi ho dato tre ragioni concrete per essere Soci Adci.

Oggi voglio spiegavi perché io stesso continui a essere socio Adci al di là della (temporanea) carica.

Prendo spunto da due commenti-posizioni che ho letto recentemente su una bacheca Facebook.

Tesi: ”è bizzarro che l’Adci si metta contro grandi aziende e grandi agenzie”

Antitesi:”L’adci è un’associazione di persone dal 1984” (in realtà 1985 ndr)

 

Mio parere personale.

È falso affermare che io sia contro le grandi strutture. Mettersi contro i grandi, a priori, è stupido. Ma difenderli a prescindere è pavido.

A me è semplicemente capitato, in questi 4 anni, di dovermi mettere contro determinate “piccolezze”. Al di là delle dimensioni e del peso di  chi le avesse commesse.

Ho cercato di rendere l’Adci un luogo sano e pulito, utile a tutti i creatori di contenuti. Mi sono sforzato, forse romanticamente, di proteggere questo nostro piccolo ecosistema da prevaricazioni “muscolari” di qualunque tipo e provenienza. Che fossero Bulloni o bulletti.

L’Adci è nato 30 anni fa con obiettivi statutari apparentemente ambiziosi

1. migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline a essa collegate. Promuovere la consapevolezza dell’importanza di questi standard all’interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all’estero.

2. operare per la qualificazione, valorizzazione e sviluppo dell’attività professionale.

Perché definisco questi obiettivi ambiziosi solo in apparenza?  Perché se andiamo a rileggere i nomi dei 40 fondatori troviamo molti creativi che erano proprietari di agenzie, soci o comunque figure di primissimo piano, e in grado di spostare budget.

Erano parte integrante del business.

La loro competenza, autorevolezza, il loro rapporto quotidiano con i clienti, di fatto già perseguivano concretamente gli obiettivi statutari del Club.

Alcuni di loro, per esempio Marco Mignani, erano presenti attivamente anche in Assap (attuale Assocom).

L’Adci poteva dunque limitare le proprie apparizioni ufficiali alla festa di premiazione dell’Award e alla presentazione dell’Annual.

Senza nessuna nostalgia dobbiamo essere consapevoli  dei profondi mutamenti che hanno portato i profili professionali “creativi” a essere sempre più eccentrici (periferici) rispetto al business. Google supporta con dati e seminari l’importanza del Content. Ma ai creatori di content, che siano autori dell’idea fondante o partner nella realizzazione, non viene dato molto valore.

Nell’attuale nostra “Industry”, il vero valore (quello economico) viene portato “a casa” non dalle idee, ma da passaggi meno appariscenti e ufficiali. Che nulla hanno a che vedere con la creazione di contenuti (sapete cosa sono i “diritti di negoziazione”, vero?).

Di conseguenza, ora molto più che più che allora, l’Adci dovrebbe sostenere pubblicamente e  con la necessaria fermezza, solo le buone pratiche di business.

Quelle che possano realmente favorire un miglioramento degli standard della creatività nella comunicazione.

E dovrebbe anche potersi esprimere nettamente e prendere posizione  contro le cattive pratiche. In modo imparziale.

Che siano campagne che alimentano il sessismo. Gare senza regole e quindi senza rispetto per chi lavora (noi). Una gestione discutibile delle risorse umane. La sottrazione di credit.

Negli ultimi 4 anni, posizioni di questo tipo  e su questi temi le ha prese con costanza solo l’Adci.

In più abbiamo organizzato IF! una tre giorni in cui si è parlato di marketing innovativo, creatività, comunicazione nel senso più esteso.

Per tutto questo sono socio Adci.

Non per gratitudine, ma perché possa continuare a esistere una voce indipendente, alternativa ai comunicati stampa ufficiali, in grado di diffondere con competenza cultura della comunicazione.

Una voce libera di affermare  non solo quale sia la buona creatività, ma anche quali siano le buone pratiche nel nostro business e quali le cattive pratiche.

Cattive perché non permettono di qualificare, valorizzare e quindi sviluppare la nostra attività professionale. Un obiettivo statutario dell’Adci.

Perché farlo? Perché se non lo fa l’Art Directors Club Italiano non lo faranno altri.

Il modello di business della stampa di settore (e non solo di settore) non permette una reale autonomia e indipendenza.

Per non parlare dei rischi enormi di un giornalismo di inchiesta, teso a raccontare quello che realmente accade, al di là dei comunicati stampa auto celebrativi.

Io mi sono preso due diffide (e ora aspetto la denuncia) solo per avere raccontato dei fatti, non delle supposizioni.

E l’ho fatto non per attaccare qualcuno ma per difendere i princìpi alla base del nostro lavoro e dell’esistenza stessa di questo Club.

Perché servono altri Soci?

perché se  ci avvicinassimo a quota 1000 iscritti, potremmo fissare a 130 euro la quota (per tutti e non solo per i Soci di prima nomina) e avere più denaro per battaglie nell’interesse comune come quella sul diritto d’autore.

Perché per essere indipendenti è necessario essere non ricattabili. L’Adci sarà ricattabile sinché non saremo in grado di sostenerci con le sole quote associative.

Quote associative pagate dai Soci, non dalle agenzie.

Il Presidente dell’Adci e il suo Consiglio dovrebbero  poter prendere determinate posizioni, nell’interesse di tutti, senza preoccuparsi dell’impatto economico.

Gli status su Facebook non bastano per innescare un reale cambiamento. Nemmeno i vostri affettuosi like, di cui comunque vi ringrazio. A volte anche un semplice like richiede coraggio, di questi tempi.

Però ora vi chiedo uno sforzo in più. Diventate Soci Adci. Il sito non è attivo al momento ma potete fare richiesta di iscrizione inviando una mail a (tutti) questi tre indirizzi:

massimo@cookiesadv.com

emanuele.soi@gmail.com

caroline.schaper@gmail.com

Se non siete mai stati associati, la quota è 130 euro all’anno.

Se invece siete già stati associati in passato, non dovrete fare domanda di ammissione al Club. Basterà  un bonifico bancario (260 euro attualmente)

Banca Prossima, Milano

Iban: IT19V0335901600100000119579 

BIC/SWIFT:  BCITITMX (Solo per l’estero)

L’assemblea Soci è domani, ore 10.30, presso la Design Library.