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Giovani Leoni 2017: a voi i vincitori!

Giovani, ambiziosi, con tanta voglia di lasciare il segno: i talenti che si sono imposti nella XXI edizione de “I Giovani Leoni“, il premio dedicato ai creativi pubblicitari italiani Under30 promosso da Rai PubblicitàArt Directors’ Club ItalianoPR Hub e Assocom.

La premiazione si è svolta giovedì sera alla Fondazione Feltrinelli di Milano. Le coppie vincitrici avranno l’onore e l’opportunità di rappresentare l’Italia alla Young Lions Competition del Festival Internazionale della Creatività di Cannes (17-24 giugno 2017).

Nella categoria Film, a vincere è stata la campagna realizzata da Corina Patraucean e Veronica Ciceri di Auge Headquarter.

 

Una coppia tutta al femminile. «Per la categoria Film, c’è stata una battaglia al fotofinish tra il primo e secondo classificato – ha detto il presidente di giuria Francesco Nencini – La motivazione a favore del vincitore è stata la capacità di realizzare l’idea creativa attraverso un girato ad hoc, piuttosto che ricorrere al materiale di repertorio. E questo ha permesso all’idea creativa di essere veicolata con maggiore chiarezza».

Due creativi di Havas WW si sono invece imposti nel concorso Cyber: si tratta di Martino Caliendo e Marta Nava.

I vincitori in questo caso sono stati proclamati da Carla Leveratto, Creative Director di Gruppo Roncaglia. «In generale, c’e stata una forte tendenza nel cavalcare i trend tecnologici come VR, Bot, IOT, il che è comprensibile visto la categoria, ma in molti si sono concentrati più su trovare un l’execution d’impatto che nel trovare una vera idea – ha commentato Carla Leveratto -. Abbiamo premiato quindi la campagna che a nostro giudizio parte da un insight originale per atterrare in un’idea vincente. Trasmette inoltre un messaggio positivo, trasformando gli obesi, da parte principale del problema a parte principale della soluzione, con un pensiero laterale e una execution in linea con la categoria».

Categoria Print: in questo caso a imporsi è stata la campagna realizzata da Lorenzo Guagni e Federica Scalona di M&C Saatchi.

Erik Loi, creative director di Havas Milan, ha annunciato i vincitori. «E’ già da qualche anno che la categoria Print risente di un abbassamento della qualità, specie se la paragoniamo alla consistenza dei progetti presentati nelle “nuove” categorie. A mio avviso, la stampa dovrebbe restare un fondamentale del processo creativo in comunicazione. Quest’anno, il primo classificato si è aggiudicato il riconoscimento per un semplice motivo: era l’unico progetto che, in maniera esplicita e diretta, rispondeva al brief, quindi era di facile e veloce comprensione. In più, la coppia creativa ha usato un’immagine coerente con il messaggio. Un’immagine soprattutto attuale. E’ stato questo a fare in modo che la giuria gli assegnasse il premio all’unanimità»

La campagna realizzata da Camilla Sartor di Frank Studio (Milano) e Sofia Girelli di Frog Design (Milano) è invece stata premiata nella categoria Design, con un lavoro giudicato «corretto ‘grammaticalmente’, completo in tutte le parti richieste dal brief e con uno spunto visivo di buon gusto» da Franz Degano, socio fondatore e designer di Quinto Lancio e presidente della giuria Design.

Nel concorso PR Specialist, la campagna è stata premiata da Giorgio Cattaneo, presidente di MY PR, che ha annunciato i vincitori Noemi Fulli e Giacomo Galli di Ketchum. «Devo dire – ha commentato Cattaneo – che i progetti che hanno meritato il podio vedono una strategia di PR molto ben delineata e lo sviluppo di un mix di attività integrate e modulate che vanno dall’ufficio stampa all’utilizzo delle piattaforme di social media, tour itineranti, engagement di influencer in funzione delle audience da coinvolgere». La base comune di queste proposte, ha aggiunto il presidente di giuria, «è la volontà di raccontare delle storie partendo dai valori del brand e il suo riposizionamento».

Per chiudere, nella categoria Media Planner a imporsi è stata la campagna realizzata da Roberta Occhino e Marco Russo di Mindshare. La coppia è stata premiata da Anna Rossetti, Head of Strategy and Content di Havas Media Group, che ha spiegato come il lavoro della giuria abbia selezionato «l’approccio più maturo e completo, dallo studio dell’opportunità all’analisi dei risultati».

Come ogni anno, è stato selezionato uno studente delle scuole di specializzazione in pubblicità e comunicazione, che sarà iscritto alla Roger Hatchuel Academy, in programma durante il Festival. Si tratta di Angela Celano della Fondazione Accademia di Comunicazione di Milano premiata da Francesco Barbarani, Direttore Radio e Web di Rai Pubblicità.

Le short list e le creatività vincenti sono visibili sul sito www.giovanileoni.it.


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Pronti per Cannes?

A grande richiesta da parte dei nostri Soci, ecco i giurati Italiani a Cannes 2017:

Direct:
Cristiana Boccassini, Executive Creative Director, Publicis, Italy
per contattare Cristiana, scrivete a cristiana.boccassini@publicis.it

Media:
Graziana Pasqualotto, Managing Director, OMD, Italy
per contattare Graziana, scrivete a graziana.pasqualotto@omd.com

Outdoor:
Jury President – Bruno Bertelli, Global Chief Creative Officer, Publicis, Global
per contattare Bruno, scrivete a bruno.bertelli@publicis.it

Promo&Activation:
Michele Picci, Creative Director, DLV BBDO, Italy
per contattare Michele, scrivete a m.picci@dlvbbdo.com

PR:
Gianfranco Mazzone, Managing Director, Burson-Marsteller, Italy
per contattare Gianfranco, scrivete a Gianfranco.Mazzone@bm.com


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Giovani Leoni 2017. Dati, date e giurie.

Iniziamo con qualche numero sull’edizione 2017 dei Giovani Leoni. Questo è stato l’anno dei record: 241 iscrizioni, che salgono a 258 se consideriamo anche i lavori iscritti alla Roger Hatchuel Academy.

I lavori inviati per la categoria Giovani Creativi hanno toccato il picco storico: 121 nel PRINT, 29 nel FILM, 26 nel DESIGN e 65 nel CYBER. Per un totale di 207 coppie che hanno consacrato il loro weekend sull’altare della creatività, contro le 160 (numero comunque impressionante) dell’anno scorso. Un bel balzo in avanti anche per gli studenti della categoria Roger Hatchuel Academy: siamo passati da 8 progetti presentati a 17.

Un dato rilevante riguarda anche i brief. In 48 ore solo 2 domande sui 4 brief, che sono evidentemente risultati precisi e chiari nelle richieste.

Possiamo considerarlo un grande risultato, per ora. I numeri contano ma ciò che è più importante è la qualità dei lavori dei nostri giovani creativi. Saranno i giurati di ADCI a eleggere i progetti che staccheranno il pass per il Cannes Lions International Festival of Creativity, dove i vincitori di ogni categoria affronteranno la Young Lions Competition. Questo ci porta alla domanda che tutti i giovani creativi – ma non solo – si stanno ponendo: quando si terranno le giurie e chi saranno i giurati?

Le giurie si riuniranno martedì 16 maggio. Ecco i nomi di chi deciderà quali lavori lasceranno il segno in questa edizione.

PRINT

Presidente: Erick Loi (Havas)

Marco Peyrano (The Big Now)
Stefania Siani (DLV BBDO)
Vincenzo Celli (Armando Testa)
Armando Viale (M&C Saatchi)
Roberto Ottolino (The&Partnership)
Paola Manfroni (Marimo)

FILM

Presidente: Francesco Nencini (Regista & Presidente AIR3)

Serena Di Bruno (Grey United)
Karim Bartoletti (Indiana Production Company)
Nicoletta Zanterino (Leo Burnett)
Aureliano Fontana (Publicis)
Carlo Arturo Sigon (Regista & Vice Presidente AIR3)
Livio Basoli (Dude)

DESIGN

Presidente: Franz Degano (Quinto Lancio)

Claudia Neri (Teikna Design)
Francesco Fallisi (Lateral Creative Hub)
Selmi Barissever (Havas)
Emanuele Basso (The6th)
Luis Ciccognani (Laboratoriominiera)
Francesco Grandazzi (DOING)

CYBER

Presidente: Carla Leveratto (Gruppo Roncaglia)

Jack Blanga (TBWA)
Marianna Ghirlanda (Google)
Jacopo Attardo (Young & Rubicam)
Gabriele Caeti (We Are Social)
Nicola Rovetta (Golin)
Raffaella Bertini (Uprising)

Per conoscere i nomi dei meritevoli vincitori che ruggiranno a Cannes bisognerà aspettare la serata di premiazione del 25 maggio. Nei prossimi giorni tutti i partecipanti riceveranno l’invito per la cerimonia e i dettagli sull’evento.

Ora tocca ai ragazzi mettere il fiore all’occhiello su questa straordinaria edizione grazie alla loro creatività. Che vincano i migliori, Giovani Leoni!


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Giovani Leoni, preparate il vostro migliore ruggito.

6 e 7 maggio. Questo è il weekend che tutti gli aspiranti Giovani Leoni devono artigliare sul calendario.

I terreni di caccia per i nostri under 30 sono quelli di sempre: PRINT, CYBER e DESIGN da divorare in 24 ore, mentre per i FILM – da sempre più dura da masticare – avranno a disposizione 48 ore.

Ogni categoria vedrà trionfare una coppia che rappresenterà la creatività italiana alla Young Lions Competition del Festival di Cannes, dove si sfideranno i migliori giovani creativi di tutto il mondo.

Il format lo conoscete già ma per qualsiasi dubbio qui potete vedere i regolamenti completi, categoria per categoria. Ma soprattutto potete iscrivervi.

Quest’anno segnaliamo due piccole ma importanti modifiche:

1. il contest è aperto ai creativi in generale, non più solo a copywriter e art director. In un panorama come quello odierno pensiamo che siano tante le figure professionali della creatività che possono fare la parte del leone in un contest come questo;

2. nella categoria CYBER non ci sarà più l’obbligo di proporre esattamente tre social media. Abbiamo uniformato il regolamento a quello della Young Lions Competition di Cannes, che parla di MASSIMO tre social media per la campagna integrata.

Per qualsiasi domanda potete scrivere a info@adci.it. Ora non vi resta che preparare il vostro migliore ruggito!


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Il futuro è di chi ha un coraggio da leoni.

Per creare qualcosa di nuovo, spingendosi dove nessuno è mai stato, serve coraggio. E quel pizzico di spensierata incoscienza che appartiene ai più giovani.

Tornano i Future Lions di AKQA. La sfida per gli studenti delle scuole di creatività di tutto il mondo è sempre la stessa: connettere le persone a un prodotto/servizio di un brand globale in un modo che non era possibile tre anni fa.

Nel 2015 il premio è stato vinto per la prima volta da un team italiano con UberFIRST-AID di Andrea Raia, Andrea Zanino, Pierpaolo Bivio e Francesco Sguinzi. Abbiamo chiesto a Jack Blanga, già docente di Accademia di Comunicazione e tutor del progetto vincitore – oltre che Digital Director di TBWA\Italia -, di dare un consiglio a tutti gli studenti italiani che intendono partecipare: “In molti pensano che la tecnologia sia l’elemento principale nello sviluppo dei progetti per i Future Lions. Non sempre è così. Il mio consiglio è di concentrarsi sul background sociale in cui il progetto è inserito e sul ruolo che può avere un brand in quel contesto, per il proprio target. In particolare, l’individuazione del marchio “giusto” è determinante, perché uno stesso progetto può funzionare abbastanza bene per un brand, ed essere invece perfetto per un altro”.

Anche quest’anno metteranno le mani sull’ambito leoncino solo gli autori di un’idea che faccia esclamare ai giurati “questo vorrei averlo pensato io!”. I cinque team che riusciranno nell’impresa si aggiudicheranno il full pass per il Festival di Cannes, dove verranno premiati con il Future Lions Trophy.

Avete tempo fino al 12 aprile per provare a cambiare il mondo inviando la vostra proposta. L’importante è che sia coraggiosa.

PER MAGGIORI INFO E ISCRIZIONI: http://www.futurelions.com

 


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CANNES 2015. La lotteria della long list e l’ipocrisia dei brand.

E dopo un bel po’ di esperienza in varie giurie in giro per il mondo è arrivata anche quella di Cannes.

Tre settimane di pregiuria online. Quattro giorni di giuria live per la long list, 22 giurati separati in 5 gruppi diversi. Un giorno per definire la short list. Sedici ore per assegnare i leoni e il grand prix.
Su più di 3.300 lavori iscritti, in shortlist è passato circa il 10%, e sono stati convertiti in leoni quasi il 5% del totale. Risultati e iscrizioni che sono nella media annuale, ma a pensarci bene, alla fine dei conti un singolo giurato ha visto non più del 25-30% dei lavori totali. Tutta questa matematica per dire che Cannes può davvero essere una lotteria; sono sicuro che un sacco di progetti interessanti e di valore si possono perdere tranquillamente per strada, vuoi per sfortuna, vuoi per mancate coincidenze, vuoi per disattenzione.

Quindi che fare per limitare questo rischio? Prima di tutto iscrivere lavori che hanno già un credito perché pubblicati sui blogs o se già vincitori di altri festival di pubblicità.
Aiuta anche una case history fatta bene, soprattutto nei primi 10 secondi, una case che sia di intrattenimento e fresca, perché a volte i giurati sono stanchi o distratti o non conoscono bene l’inglese, per cui avere i sottotitoli oltre che uno speaker è una buona mossa. Conviene poi fare case history diverse in base alle sottocategorie e avere i dati collegati a quella categoria sia in intro che in chiusura. Inoltre i board difficilmente hanno peso, meglio poche informazioni e font bold su fondo bianco, perché la proiezione e la distanza non aiutano la leggibilità.

Parlando invece dei progetti premiati voglio fare una considerazione un po’ cinica. Si sa che i lavori più belli, toccanti e interessanti sono quelli sociali, infatti hanno un grand prix tutto loro: il grand prix for good. Ma cosa succede quando sono gli stessi brand a essere portatori di messaggi socialmente utili? Non è un caso che il grand prix se lo sono contesi Nivea doll,  Volvo lifepaint, Proud whooper di Burger King. Tutti progetti che sposano direttamente una causa, rispettivamente: la lotta al cancro della pelle, la sicurezza stradale, l’omofobia. Qualcuno mi ha detto che ogni anno per un paio di settimane le favela brasiliane sono visitate da giovani pubblicitari che girano materiale video, e poi non si vedono fino all’anno prossimo.
Creatività ipocrita o trend di awareness ormai consolidato? Qualsiasi sia la risposta forse dovrebbero avere una categoria a parte e lasciar gareggiare operazioni che vendono i prodotti per quelli che sono.


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Cannes Future Lions : 4 italiani sul red carpet

Oltre 2.000 progetti partecipanti, 5 premiati, 1 solo italiano.

A vincere il Leone Cucciolo dei Cannes Future Lions, il prestigioso premio promosso da AKQA in collaborazione con il Festival di Cannes, sono 4 studenti di Accademia di Comunicazione: Andrea Raia, Francesco Sguinzi e Pierpaolo Bivio (3° anno del Corso di Art Direction) insieme ad Andrea Zanino (Master in Copywriting).

Il progetto che li ha portati alla vittoria è una app realizzata per Uber, attraverso cui il servizio trova un’utilità anche nell’ambito del primo soccorso, sfruttando il numero dei mezzi disponibili, la capacità di copertura del territorio e la sua prontezza di intervento.

«Uber FirstAid ha vinto per la capacità di utilizzo della tecnologia in maniera semplice e rilevante, riuscendo a portare grande valore all’immagine del brand», dice Jack Blanga, docente e tutor del progetto – oltre che Digital Director di TBWA\Italia.


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House of Cannes. (dal giurato Nicola Rovetta – categoria PR)

Nicola Rovetta giurato PR @ Cannes Lions

Nicola Rovetta giurato PR @ Cannes Lions

Benvenuti con me nella giuria più atipica che vi possa capitare di trovare come creativi: la giuria PR.
Per me è stata la prima volta in giuria a Cannes, ma grazie all’aiuto insostituibile di giurati di edizioni precedenti, sono arrivato con un’idea abbastanza chiara di certi meccanismi, dal voto, al networking con il resto della giuria.
Quello che gli amici creativi non mi potevano spiegare era come avere a che fare, da creativo, con giurati i cui ruoli erano: President, Senior Partner. Global Chief Executive Officer. Chief Executive Officer. Eccetera. Oltre a me, solo altri tre avevano la parola “creative” nel titolo.
La giuria PR quest’anno ha voluto dare un segnale molto preciso alle agenzie: basta con il lavoro in cui l’esposizione ai media è una conseguenza, peggio se non pianificata, di una campagna o di un evento. Le agenzie di RP l’”esposizione” la pianificano strategicamente. Ho sentito ridicolizzare le classiche frasi da video case history “la reazione è stata superiore a quella che ci potevamo immaginare”. Ma come? Noi ai nostri clienti l’esposizione sui media la pianifichiamo strategicamente, con tanto di KPI! Insomma il segnale è chiaro: agenzie “di RP” e agenzie di pubblicità, collaborate, e fatelo dall’inizio.
I criteri di giudizio della giuria erano basati sui macro-argomenti della credibilità (territorio tipico dell’agenzia di PR, più che dell’agenzia creativa pura), del coinvolgimento e dei risultati; che non potevano essere che rilevanti (un cambiamento vero nel comportamento o nell’attitudine delle persone) e misurati, in modo coerente con gli obiettivi. Questa è la parte strategica che le agenzie di RP sentono come propria. Ma i consigli sui criteri di quest’anno possono servire a poco, se il prossimo anno il Presidente la pensa diversamente.
Il processo di giudizio va avanti come un treno nella macchina organizzatissima di Cannes, e rimanere indietro di un passo può costare la “vita” alle campagne a cui tieni. Come al solito si cerca di far passare la creatività di più alto livello, ma siccome le italiane partono svantaggiate perché il “cartello” anglosassone è culturalmente lontano, si cerca di far passare la creatività italiana di più alto livello prima di tutto.
Tutto questo con persone come la CEO di un’agenzia di Londra al tuo fianco con i suoi anelli con diamanti alle dita.
Dopo quattro giorni a rivedere case histories in gruppi (erano 1566) ti alzi la mattina del quinto giorno e ti scortano dentro al Palais, dove la frustrazione è altissima, perché scopri che di tutte e 66 le entries italiane, in shortlist ne sono rimaste solo 2. È iniziato il gioco del voto segreto.
Per fortuna, il giorno delle shortlist i tablet non funzionano, e si vota ad alzata di mano. Alla fine del processo le campagne italiane in shortlist sono tre. Un’altra è stata portata all’attenzione dei giurati, ma non ce l’ha fatta.
Continuo a parlare di tre perché sono quelle italiane, in realtà in tre sottocategorie in shortlist c’è anche un progetto con credits italiani anche se francese: Snackholidays.
Nell’ultimo giorno in cui si assegnano i metalli (circa 18 ore di riunione interrotta solo per un’ora di pranzo, sempre nel Palais) ci vuole lo stesso sangue freddo che per una partita di tennis, perché quando arrivano le occasioni di modulare i risultati verso le campagne che preferisci, o giochi la palla o hai perso l’occasione.
Alla fine siamo arrivati ai tre bronzi e, con un ultimo guizzo, ho colto un momento di stanchezza dei giurati più duri per una riflessione: Snackholidays era sempre stata accolta bene, aveva shortlist in tre categorie ma aveva solo un bronzo.
Allora l’ho proposta per l’oro. La signora inglese al mio fianco mi ha guardato fisso per almeno un minuto.
Ma poi abbiamo votato, e “it’s a silver!”

Alla fine, la discussione per il Grand Prix è lunga, perché si voleva un caso che rispondesse pienamente ai criteri, e quello più votato aveva uno “scopo” meno ampio di quella che poi ha vinto.
Always – Like a Girl era seconda, ma non riusciva a prendere i voti. La giuria (soprattutto la parte femminile) continuava a dire come fosse significativa per l’autostima delle ragazze.
Dopo tanti discorsi per sostenere Rocco, per spiegare come il caso di Dacia fosse un esempio perfetto di come uno scopo potesse essere perseguito attraverso strumenti “rubati” ai media a pagamento, per raccontare come un caso come Downloaded with Fastweb fosse un esempio perfetto di “pre-planned” real time action, a quel punto mi sono lanciato per ricordare come l’importanza di “Like a Girl” fosse come parlava ai ragazzi, oltre che alle ragazze, raccontando di avere mostrato il video ai miei figli. A quel punto la Presidente si è commossa, e il Grand Prix è stato votato.
La sensazione immediatamente successiva è stata la “Sindrome di Schindler”, cioè l’impressione di non aver fatto abbastanza per aiutarle tutte. Ma questo è Cannes.
Grazie a tutti del supporto, dell’aiuto, di avermi assillato e di aver fatto il mio lavoro mentre non c’ero.
(Nicola Rovetta)


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House of Cannes. (dal giurato Luca Lorenzini – categoria Direct)

Luca Lorenzini Giurato DIrect @ Cannes Lions

Fare il giurato a Cannes è un’esperienza unica, per mille ragioni. S’impara tantissimo, ci si stressa tantissimo, si dorme pochissimo.
Sono molto fiero del lavoro fatto dalla nostra giuria. Alcuni giurati erano molto attenti a far sì che solo i pezzi veramente direct fossero premiati. E questo non succede tutti gli anni.
Nella definizione delle shortlist abbiamo cercato prima di tutto di privilegiare le idee. Successivamente, abbiamo discusso tutti insieme se i pezzi selezionati fossero direct o meno. In questa fase, almeno una cinquantina di progetti sono stati eliminati perché non erano dei veri direct. O mancava un target specifico o mancava una call to action. E infine, nelle definizione dei metalli, abbiamo valutato quali pezzi fossero i migliori tra quelli che avevano passato il test di “directness” .
Nelle pause caffè succede un po’ di tutto. L’americano che si apparta con lo svedese per chiedergli di sostenere tutti i lavori del proprio network. L’argentino che prende a braccetto il colombiano per spingere il lavoro della spagnola e affossare il lavoro del belga. L’indiano che fa un pisolino mentre il cinese complotta alle sue spalle. L’italiano che implora per avere voti per il suo paese e fallisce miseramente.
E’ così. Purtroppo nessuna delle 4 shortlist italiane si è trasformata in Leone. I punteggi da cui partivano i nostri lavori dopo il primo livello di giudizio erano troppo bassi e non c’è stato modo di riuscire a smuovere i giurati. E io, evidentemente, non sono Frank Underwood. Il lavoro Backmeapp di Leo Burnett è arrivato ad un voto dal bronzo. Mi sono alzato in piedi ho chiesto “Please, one vote, just one! Please!” Niente. Mi sono rimesso a sedere e ho sofferto al pensiero di dover scrivere un pezzo sul blog ADCI su come era andata la giuria.
Detto questo, posso finalmente dire di aver capito cos’è un lavoro direct. E il prossimo anno potrò aiutare chiunque stia facendo una case a capire se questa rispetti tutte le caratteristiche per ambire a un premio. A volte bastano veramente minimi cambiamenti.
Ringrazio davvero tutti per avermi dato la possibilità di fare questa esperienza. Ne esco sicuramente arricchito. E finalmente, se prima sembravo un po’ più giovane rispetto alla mia età, ora dimostro esattamente i miei anni. Forse anche qualcuno in più. (Luca Lorenzini)

Caro Luca, consolati pensando che “Backmeapp” ha portato a casa uno storico leone d’argento nella sezione mobile. Prima volta per l’Italia. (m.g.)


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Hic sunt leones

La panthera leo (Linnaeus 1758) è un carnivoro appartenente alla famiglia dei Felidi, uno dei più grandi felini del genere Panthera. Il suo areale è in costante riduzione a causa del continuo impoverimento del suo habitat, circostanza che lo rende a tutti gli effetti una specie vulnerabile e che ha spinto rilevanti organizzazioni internazionali a predisporre azioni strategiche di lungo raggio per la sua salvaguardia.

Tipicamente questo animale si presenta organizzato in branchi suddivisi a loro volta in coppie, caratterizzate queste ultime dalla spiccata eterogeneità dei due esemplari che la compongono. I cuccioli restano nel branco fino al sopraggiungere della loro maturazione; a questo punto vengono in genere invitati a inserirsi in un altro branco, invogliati da prede mediamente più succulente. Non di rado, capita che essi scelgano di fondare un branco indipendente, il quale talvolta può essere successivamente inglobato in un branco internazionale (gli etologi si sono spesso stupiti di quanto sia complesso il percorso di questo animale, che cambia branco in media ogni due o tre anni).

Gli esemplari sono considerati maturi dopo i 28 anni, ma capita talvolta che gli adulti scaccino dal branco i cuccioli più intraprendenti nei primi anni per timore di essere soppiantati. Una pratica a cui l’Art Directors Club Italiano ha voluto porre un freno con un’iniziativa lodevole che torna anche quest’anno: l’11 e il 12 Aprile tutti i cuccioli di panthera leo potranno mettersi alla prova e vincere un posto per Cannes.

Che tra l’altro a Giugno nella savana fa un caldo, no?