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“No remunerazione, ma aperti al confronto” is the new “Non fiori, ma opere di bene”

Nella foto, Cesare Salvini, direttore marketing Mercedes Italia, “difende il suo business game” su Pubblicità Italia (e nelle migliori sale – pardon, salotti).

#workisnotagame

 


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 15_12_014

twitter: @claudianeri

Il talento fotografico di Luca Campigotto

Suoi gli imprendibili Scrapbook su Vogue italia, l’illustratore Lele Acquarone

La moda nella fotografia di Stefan Giftthaler

Lo stile e il talento dell’illustratrice inglese Kate Copeland.


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Se perde Riccardo Pagani, perdiamo tutti.

Premessa (maggiore) d’obbligo.

Non dobbiamo considerare l’Etica una bella parola (come digital) da infilare qua e là nei nostri discorsi pubblici. Né dobbiamo reputarla una pratica new age da idealisti senza senso del business.

L’Etica è il sottile diaframma che separa qualunque consesso di esseri umani dal Caos. È lo scudo della fragilità umana.

È il fondamento su cui si basa la teorica possibilità di sopravvivere come specie, di sperare in un futuro migliore.

Quale che sia il modello politico-economico che sentite più vostro, dal capitalismo al comunismo (per citare i duellanti del secolo scorso), sono entrambi solo parole, inutili feticci, se non sono sostenuti da princìpi e soprattutto comportamenti quotidiani etici.

Da questo punto di vista possiamo tranquillamente considerare l’Etica un modello “egoistico” di sopravvivenza della specie, se così  vi appare meno idealistico e quindi più pratico. Meno sospetto.

Veniamo al punto.

 

Questo spot lo conosciamo molto bene. Ha vinto l’oro agli Adci Award e un bronzo al Festival di Cannes, lo scorso giugno.

Quello che non tutti sanno, io stesso l’ho scoperto solo da pochi giorni, è il nome “dell’autore dell’ idea fondante lo spot pubblicitario oggetto di causa”.

Detto in soldoni, e non in “legalese”: chi è l’autore dell’idea su cui si fonda questo spot premiato nei festival più importanti, in Italia e all’estero?

Si chiama Riccardo Pagani.

Il dato è pacifico“, come scrive la Giudice, Dottoressa Gabriella Ratti.

Eppure “rigetta le domande cautelari formulate da Riccardo Pagani”. Poi vedremo le motivazioni.

Cosa ha chiesto Riccardo Pagani?

“Riccardo Pagani, dipendente creativo della Leo Burnett Company s.r.l. ed attualmente collocato in Cassa Integrazione Guadagni in deroga, ha introdotto la presente controversia (davanti alla sezione lavoro del Tribunale di Torino che ha l’ha poi correttamente trasmessa alla sezione Tribunale delle Imprese) per la tutela, in via di urgenza, del suo diritto ad essere riconosciuto autore o coautore dello spot pubblicitario televisivo e cinematografico commissionato dalla società Fiat alla Leo Burnett Company s.r.l. per la vettura “500”, spot comunemente definito “Fiat 500 cult yacht” e che ha ottenuto il “Leone di bronzo” presso il Festival di Cannes nella categoria “Film (car)”

Perché la Giudice, Dottoressa Gabriella Ratti, ha rigettato quanto richiesto da Riccardo Pagani? 

“…Seppure dunque il concetto cardine a cui è ispirato lo spot “Fiat 500 cult yacht” risale ad uno script a suo tempo concepito dall’odierno ricorrente, si deve tuttavia escludere che l’apporto del sig. Pagano si sia concretato in un’opera tutelabile ai sensi della legge sul diritto d’autore.

La tutela della dimensione morale o patrimoniale del diritto d’autore presuppone infatti l’esistenza di un’ opera dell’ingegno compiuta, cioè di una unità organica volta al raggiungimento di uno specifico risultato creativo e, come affermato anche dalla Suprema Corte, sfuggono alla tutela in questione materiali che non costituiscono siffatta unità organica, cioè quelli che hanno bisogno di aggiustamenti e trattamenti specifici per la pubblicazione. (Cass., 1999, n. 5301).

In altre parole, il diritto d’autore non protegge le idee in sé ma protegge invece le opere nelle quali le idee trovano una concreta espressione creativa e, come ulteriormente precisato dalla Corte di Cassazione “… caratterizza in senso marcatamente soggettivo la creatività, la quale nell’ambito delle opere dell’ingegno, non è costituita necessariamente dall’idea di per sé, ma dalla forma della sua espressione… di modo che la stessa idea può essere alla base di diverse opere d’autore, come è ovvio nelle opere degli artisti, le quali possono essere diverse per la creatività soggettiva che ciascuno degli autori spende e che, in quanto tale, rileva per l’ottenimento della protezione” (Cass., 2004, n. 15496).

Se quindi il diritto d’autore tutela l’opera e non già l’idea ancorché questa ne costituisca l’ispirazione generica, si deve escludere che, nel caso di specie, sussista il fumus boni juris dell’azione cautelare intrapresa dal ricorrente e cioè il suo diritto di essere riconosciuto autore o coautore dello spot “Fiat 500 cult yacht”: l’opera tutelata dalla LdA è infatti solo lo spot in questione che, formato da immagini, parole e suoni, è stato realizzato da altri soggetti. “

queste motivazioni (sentenza I grado) sono molto ragionevoli se applicate a un’opera d’arte. “Non è la storia, ma come la racconti” direbbe più sinteticamente Stephen King.

Il diritto d’autore può tutelare la “Madonna del Gesù dipinta con i piedi” di Massimo Guastini, solo dal momento in cui, la suddetta Madonna, dal mondo delle idee si trasferisce su tela (o altro supporto) per mano (o per piedi) di Massimo Guastini.

Applicate al mercato pubblicitario (e ricordo che noi non produciamo arte), queste stesse motivazioni avrebbero invece un effetto devastante. Vi faccio un esempio. 

Un’azienda invita  una ventina di agenzie a una gara, o digital business game se preferite chiamarlo così.

Le gare (o i game) non sono pagate, perché a cominciare dalle Pubbliche Amministrazioni tutti pensano che il nostro non sia un lavoro ma un giochino e che le buone idee ci vengano dormendo.

(È un atteggiamento non etico e irresponsabile, ne ho scritto recentemente anche nel post chiediamo più mercede che Mercedes. Ma sinché gli Utenti Pubblicitari Associati non si regoleranno diversamente continuerà a succedere)

Ipotizziamo una media di tre strade creative per le venti agenzie in gara: sessanta proposte.

Ipotizziamo un’azienda dal palato fino, più esigente delle giurie dell’Adci Award, e che quindi le finaliste siano solo un dieci per cento: sei proposte ancora in vita.

L’azienda ha sei anni di campagne pubblicitarie gratuite, per le quali non vi dovrà riconoscere nulla.

Script, storyboard, rubamatic, presentati in fase di gare (pardòn, game) potranno essere utilizzati per produrre campagne pubblicitarie senza riconoscere alle agenzie né i credit né un centesimo di compenso. Neanche a Leo Burnett. Perché si potrà “escludere che l’apporto della qualsivoglia agenzia X&Y si sia concretato in un’opera tutelabile ai sensi della legge sul diritto d’autore”.

L’alternativa per cautelarsi da questo scenario? Produrre il contenuto. Che sia un web game, un radio comunicato, un film.

Anche se avete già l’abitudine di partecipare alle gare senza chiedere un centesimo, non vi pare davvero un po’ troppo?

Un rischio del genere potrebbe in teoria prenderselo solo chi gestisce anche l’acquisto di spazi pubblicitari.

Non tanto per la commissione richiesta ufficialmente, ma per i cosiddetti diritti di negoziazione.

Quindi? Quindi, se perde Riccardo Pagani perdiamo tutti.

Sopravvivranno (forse) solo le holding che hanno un centro media o i centri media stessi. Magari gli stessi player che vogliono stare fuori o uscire da Assocom. Meno di dieci sigle. Alla faccia del libero mercato. Alla faccia delle competenze e del talento che possiate avere.

Siamo certi che un mercato senza regole sia davvero libero, ma libero veramente?

Altre considerazioni. Non meno importanti.

Al di là delle motivazioni addotte dalla Giudice, Dottoressa Gabriella Ratti, gli Award dell’Art Directors Club Italiano sono un premio agli autori, prima ancora che alle agenzie.

Di questo si scrisse già qui qui qui e qui.

Provvederò quindi a consegnare personalmente il cono d’oro a Riccardo Pagani. Spero che questo lo faccia sentire un po’ meglio. Si merita sia il cono d’oro sia di stare meglio.

Naturalmente i credit della campagna sono già stati aggiornati.

Sono certo che questo banale atto di giustizia farà sentire meglio anche tutti quei colleghi, presenti nei credit, che erano a conoscenza dei reali meriti di Riccardo Pagani.

E penso che ne saranno contenti anche i colleghi che erano all’oscuro della vicenda.

Leggendo la documentazione sono riuscito a capire che

1. L’idea di Pagani – necessariamente attuata in un’opera di consistenza cartacea e di conseguenza “embrionale” (siamo stati tutti embrioni…) venne presentata una prima volta tra il 18 e il 21 gennaio 2010, nel corso di una gara per Fiat. Il marketing disse “bella, ma non ora…”

2. Il 17 febbraio 2014 Pagani è stato messo in cassaintegrazione.

3. Il 21 febbraio 2014, nel corso di una nuova gara per Fiat, l’idea di Riccardo Pagani viene ripresentata. Al cliente piace. Viene prodotto un rubamatic, Fiat approva e Leo Burnett vince la gara.

4. Viene prodotto lo spot che tutti conosciamo, Leo Burnett si aggiudica il fee (150 K circa, a quanto sembra).

5. Giugno 2014. Lo spot (Yacht) entra in short list a Cannes (poi arriverà al Bronzo). Nell’immagine un messaggio di Vavalà a Brenna. Non ne comprendo lo spirito. Ma è stato prodotto come prova a favore di Pagani. Uno degli elementi che hanno portato la Giudice a ritenere Pagani autore dell’idea fondante (ma non tutelabile) dello spot Fiat Yacht.

6. Alla notizia della shortlist, alcuni colleghi di Pagani chiedono alla direzione creativa Leo Burnett di inserirlo nei credit. Non viene fatto. La spiegazione non è nella crudeltà della direzione creativa ma nel punto 8.

7. Lo spot (Yacht) vince il Leone di Bronzo, in una categoria tra le più difficili e competitive, al Festival di Cannes.

8. Luglio 2014. Prima settimana. L’Avvocato di Riccardo Pagani, Claudio Savanco, contatta lo studio legale della Leo Burnett contestando la questione dei credit. Lo studio risponde per iscritto ma in via confidenziale che l’agenzia è disposta a sistemare la questione dei credits solo se Pagani è disposto a considerare contestualmente la risoluzione del suo rapporto di lavoro. Cioè a fronte dell’accettazione, da parte sua di una risoluzione incentivata del rapporto di lavoro.

Sono certo che tutti i creativi, Soci e non dell’Art Directors Club Italiano, saranno così intelligenti da capire perché è fondamentale riconoscere il diritto di Riccardo Pagani a essere considerato “l’autore dell’ idea fondante lo spot pubblicitario oggetto di causa”. Sono certo che i primi a esserne lieti saranno i direttori creativi di Leo Burnett che, dapprima ignari della situazione, si sono poi ritrovati in una situazione molto, molto difficile da gestire. Sicuramente più facile pensare il contrario a distanza di mesi, leggendo questo post comodamente seduti. Magari in un’altra agenzia. O sulla poltrona (sicura) di casa propria.

È fondamentale per tutti noi, che facciamo il lavoro di Riccardo Pagani (i pubblicitari), restare uniti davanti al tema principale della questione: le motivazioni di questa sentenza di primo grado. Il nove gennaio ci sarà l’appello. Se lasciamo solo Riccardo Pagani, saremo tutti soli.

Penso che questo banale atto di giustizia sarebbe piaciuto al Signor Leo Burnett.

Il suo “testamento” resta una delle cose migliori mai scritte da un capo di agenzia. Vale la pena rileggerlo. E praticarlo nei comportamenti quotidiani.

“Un giorno o l’altro, quando sarò finalmente fuori dal gioco, voi – o i vostri successori – sarete forse tentati di togliere il mio nome dalla porta. Magari vorrete chiamarvi “Tizio, Caio e Sempronio S.p.A” o “Agenzia Futura”, o qualcosa del genere.

Mi starà bene, se starà bene anche a voi. Però lasciatemi dire quando sarò io a voler togliere il mio nome dalla porta.

Sarà quando spenderete più tempo a far quattrini e meno a fare la pubblicità. La pubblicità come la intendiamo noi. Quando dimenticherete che, per il tipo di gente che lavora nella nostra agenzia, il divertimento che il lavoro pubblicitario dà è importante almeno quanto il denaro che se ne ricava.

Quando perderete la sensazione che quello che fate non è mai abbastanza buono.
Quando perderete l’invincibile desiderio di fare il lavoro bene per se stesso, senza riguardi per il cliente, per i soldi o per la fatica. Quando perderete l’amore per la completezza e l’avversione per le perdite di tempo.

Quando smetterete di ricercare lo stile, le sottolineature, la fusione di parole ed immagini che producono risultati freschi, memorabili e credibili. Quando smetterete di dedicarvi ogni giorno all’idea che per “Leo Burnett” significa “pubblicità migliore”.

Quando non sarete più quello che Thoreau chiamava “un’azienda con una coscienza”, che per me significa solo un gruppo di uomini e donne coscienti di quel che fanno. Quando comincerete a compromettere la vostra integrità, che è sempre stata il cuore e la forza di quest’agenzia.

Quando vi fermerete davanti ai vantaggi immediati e razionalizzerete l’opportunismo per amore dei soldi. Quando mostrerete anche i più piccoli segni di asprezza, di incompetenza, di saccenteria perdendo quel sottile senso delle proporzioni.

Quando il vostro interesse principale sarà di porre come unità di misura della vostra opera la quantità invece che il buon lavoro, il lavoro duro che dà buoni risultati. Quando le vostre prospettive si ridurranno a contare i simboli del successo nel vostro ufficio.
Quando perderete la vostra modestia e diventerete dei “pezzi grossi”… un po’ troppo grossi per le vostre scarpe.

Quando la mela rimarrà solo un frutto da mangiare (o da lustrare) anziché essere parte del nostro stile, della nostra personalità. Quando, trovando da ridire su qualcosa, tirerete in ballo non il lavoro in sé ma la persona che lo avrà fatto.

Quando smetterete di costruire su idee forti e vitali e vi accontenterete di una catena di montaggio.

Quando comincerete a credere che, nell’interesse dell’efficienza, lo spirito creativo possa essere delegato e amministrato, dimenticando che deve essere invece solamente nutrito, stimolato ed ispirato. Quando comincerete a sciacquarvi la bocca con la frase “Agenzia Creativa” e smetterete di esserlo davvero.

Quando, infine, perderete il rispetto per l’individuo: l’uomo solo alla sua macchina da scrivere, o al suo tavolo da disegno, o dietro la sua macchina da presa, o semplicemente immerso nelle scartoffie a lavorare tutta la notte su una pianificazione media.

Quando dimenticherete che solo l’individuo – e ne sia ringraziato Dio! – ha reso possibile la costruzione dell’agenzia che abbiamo adesso. Quando dimenticherete che è sempre stato l’individuo, tendendo la mano verso mete irraggiungibili, a toccare per un momento una di quelle calde, lontanissime stelle.

Allora, amici, vi chiederò di togliere il mio nome dalla porta. E, perbacco, quel nome sarà tolto. Anche se dovessi materializzarmi abbastanza a lungo, una notte, per cancellarlo da ogni piano del palazzo. E, prima di smaterializzarmi di nuovo, cancellerò anche quel simbolo con la mano e le stelle. E brucerò gli archivi e gli schedari. Magari, en passant, strapperò qualche annuncio. E butterò ogni stramaledettissima mela giù per la tromba delle scale. E la mattina dopo non riconoscerete più neanche il posto. Allora dovrete trovarvelo per forza, un altro nome.”

Leo Burnett


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Pubblicità: Nielsen, -3,4% (leggi: mancano 176 milioni di euro) i primi dieci mesi dell’anno

Il mercato degli investimenti pubblicitari nei primi dieci mesi dell’anno chiude a -3,4% rispetto allo stesso periodo del 2013, pari a circa 176 milioni in meno. I primi nove mesi dell’anno si erano chiusi a -­‐3,2%.

“La difficoltà del mercato pubblicitario perdura nell’autunno. Il calo del Pil (-­‐0,1%) nel terzo trimestre, che ha sancito il ritorno tecnico in recessione per il nostro Paese, si riflette evidentemente anche sul mood generale, oltre che sui conti economici delle aziende” -­‐ spiega Alberto Dal Sasso, Advertising Information Services Business Director di Nielsen. “Il singolo mese di ottobre si è chiuso a -­‐5,2%, consolidando il calo che ha riguardato tutti i mesi del 2014, a eccezione di giugno”.

Relativamente ai singoli mezzi, la TV è in leggero calo, registrando una riduzione dello 0,9% nel periodo gennaio – ottobre, con andamenti differenti al suo interno, giustificati anche dagli eventi sportivi dell’estate. Nei primi dieci mesi dell’anno, i quotidiani confermano il calo del -­‐10,1%. I Periodici scendono sotto la doppia cifra negativa, a -­‐7,8%.
Gli investimenti sul mezzo Radio, grazie all’andamento positivo degli ultimi due mesi, si riducono in misura leggermente minore rispetto al totale mercato, perdendo il -­‐2,5% per il periodo cumulato. Internet, relativamente al perimetro attualmente monitorato, torna in positivo, chiudendo a +0,2%.

Ancora negativi i trend del Cinema (-­‐27,1%) e del Direct Mail (-­‐8%). L’Outdoor, congiuntamente al web, è l’unico mezzo in controtendenza: +1,5%.

Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 10 in crescita, con un apporto di circa 150 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti nel periodo cumulato: alla crescita degli Alimentari (+1,5%, pari a 9 milioni) e della Distribuzione (+5,9%, circa 15 milioni), si contrappongono un notevole calo dell’Automotive (-­‐6,4%, circa 33 milioni) e la frenata delle Telecomunicazioni, che con circa 132 milioni in meno di investimenti rispetto agli stessi dieci mesi del 2013 registrano una performance negativa del -­‐31,6%. I maggiori apporti alla crescita arrivano da Finanza / Assicurazioni (+20,4%), Giochi / Articoli scolastici (+22,5%) ed Elettrodomestici (+14,5%), che complessivamente incrementano l’investimento di 56 milioni.

“Visti i segnali che oggi abbiamo a disposizione -­‐ conclude Dal Sasso -­‐ possiamo pensare a un novembre migliore degli ultimi mesi, anche se non sufficiente a portare una reale inversione di tendenza sulla previsione di chiusura anno, in linea con l’andamento degli ultimi 10 mesi. Ci auguriamo che la stagione delle riforme possa contribuire a liberare risorse e contribuire a una ripresa anche nel nostro mercato”.


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Boom. IF! Xmas Party è SOLD OUT.

Il nostro IF! Xmas Party è sold out. Google e Adci tengono a ringraziare tutti coloro che si sono registrati con eccezionale tempestività e, soprattutto, coloro i quali non potranno rientrare nella lista – grazie dell’affetto che ci dimostrate, vi amiamo anche noi : )

Ci diamo appuntamento qui per il post-party. Post. Party. Party. Post. Che ve lo diciamo a fare?


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SOLD OUT – GOOGLE&IF! Christmas Party: a case study.

UPDATE 03/12 h16:30 – STOP ALLE TELEFONATE, GENTE: LA FESTA È SOLD OUT E DAVVERO NON RIUSCIAMO A METTERE PIÙ NESSUNO IN LISTA.

Grazie del vostro affetto (Google & Adci)

BACKGROUND: Stiamo entrando in quel magico periodo dell’anno in cui la gente deve essere felice, e dei signori anziani vestiti di rosso vagano nei centri commerciali sedendo bambini ignari sulle loro gambe vellutate. Quei magici giorni in cui chi ha una famiglia si ricorda sentimenti come odio e rancore, e chi non ne ha una si sente ancora più solo. E poi si ingrassa, si ingrassa tantissimo. La fatica di schierarsi tra panettone e pandoro, che poi l’uvetta passa e non saluta. L’ansia da prestazione del “cosa facciamo all’ultimo dell’anno?”, che poi è sempre tutto sbagliato. Interminabili cenoni e pranzoni in cui giovani creativi devono fare outing spiegando alla famiglia che lavoro fanno. E nessuno, mai nessuno che abbia idea di cosa si tratti. Finché ti arrendi in un esausto: “Sì, faccio la réclame”.

PROBLEM: Il Natale è alle porte.

SOLUTION: Non aprite.

CHALLENGE: Non possiamo prevenire l’inevitabile mestizia che ci assalirà in quei giorni. Ma possiamo creare dei bei ricordi, ricordi a cui ci aggrapperemo stretti stretti nel periodo più triste dell’anno: Natale.

IDEA: If! e il Santo Patrono Google organizzeranno una festa epica, che negli anni verrà ricordata come La giornata del Ricordo Postumo. Dove postumo non solo viene a sottolineare il fondamentale ruolo degli alcolici in questo party, ma anche una time capsule piena di bei ricordi per i giorni bui.

RESULTS: I primi risultati saranno già evidenti Giovedì 4 Dicembre, il giorno del Party. Tra un brindisi e l’altro, ascoltando buona musica in ottima compagnia, si comincerà a fabbricare dei bei ricordi da usare in caso di emergenza.

Rendete il Natale un posto migliore, iscrivetevi mandando una mail a google@venticento.eu 

Ci vediamo Giovedì 4 dicembre dalle 21 in poi ai Chiostri di San Barnaba. Mappa


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3 cose (+ 1) sul YouTube content strategy workshop di Roma.

Mercoledì 12 novembre c’è stato un bellissimo workshop a Roma dedicato alla strategia dei contenuti per YouTube. Più di 50 invitati provenienti da agenzie creative romane hanno potuto assistere ad alcune delle più importanti case history illustrate dai ragazzi di YouTube.

Ecco di seguito tre cose che ho capito.

1) Da viewers a fan.

È meraviglioso avere un contenuto video che fa milioni di visualizzazioni, ma potrebbe essere un’occasione persa se oltre quel video non c’è una strategia dietro. È il caso di FIRST KISS, virale per un brand di moda di cui nessuno (almeno in sala) si è ricordato il brand (Wrenstudio).

La vera conquista per un brand non sono le views, ma gli iscritti al canale e il tempo di permanenza sui video. Se, incuriositi dal video virale, gli utenti troveranno un canale ben gestito, da viewers diventeranno fan.

2) Il palinsesto perfetto.

Cosa significa un canale ben gestito? Significa differenziazione di contenuti. YouTube ha delineato tre macro tipologie di video.

I contenuti HERO sono i grandi virali, quelli da milioni di visualizzazioni: molto emozionali, portano interesse in breve tempo ma sono fenomeni episodici. Poi ci sono i contenuti HYGIENE, tutorial, backstage o video risposte a discussioni sollevate in rete: un po’ più frequenti, meno emozionali, approfondiscono i temi trattati dal brand. Infine ci sono i video HUB, i contenuti seriali: nati per intrattenere, mantengono viva l’attenzione sul canale in maniera costante ma portano meno views. Insieme questi tre elementi servono per trasformare viewers in fan del canale.

3) Red Bull e GoPro hanno capito tutto della vita.

Ci sono solo due aziende al mondo che accettano pubblicità sui loro contenuti video. Red Bull e GoPro. I loro canali sono dei benchmark a livello mondiale e i loro video mietono milioni di views provenienti da tutto il mondo.

4) Roma è viva.

Questa capitale sonnacchiosa è un coacervo di nuove identità oltre le grandi agenzie. Ed è pronta per accettare nuovi seminari, workshop e altri eventi ADCI.

Di seguito le foto dell’evento. Un saluto a tutti, ci vediamo su YouTube.