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5 Replies

Il logo di Firenze – vicenda emblematica di un Paese che non ama le idee.

 

Premessa, nota ormai a tutti: metti un concorso sulla piattaforma Zooppa per il nuovo brand turistico della città di Firenze.

Sono già stati spesi numerosi post, perché era naturale che questa premessa presagisse risultati poco convincenti. Potete rileggerli in quest’ordine:

1 agosto Il logo di Firenze, 4 agosto più princìpi e meno coolness, 9 agosto prove di dialogo, 24 settembre le ragioni degli altri, 4 novembre facciamo il punto, 4 dicembre ultimo round la giuria.

Daniela Piscitelli, presidente Aiap, e Massimo Guastini, presidente Adci,  in una lettera al comune – che non ha mai avuto risposta- avevano chiesto trasparenza sui lavori della giuria, e di conoscere tempi e modalità di giudizio.

Hanno anche espresso numerose perplessità sotto forma di alcune domande da porre alla conferenza stampa per la presentazione del marchio vincitore:

- 5000 mila proposte. Anche dedicando una “attenzione” davvero esigua (1 minuto a lavoro) significano 83 ore di lavoro.

Non credete che valorizzare la creatività significhi dedicarle la giusta attenzione?
Non credete che valorizzare la creatività significhi darle soprattutto un giusto valore economico?
Sapete quanto lavoro è necessario per elaborare un logo (per non parlare di una strategia di branding)? Quante ore di  lavoro servono secondo voi?

- Perché non avete accolto i suggerimenti di Associazioni, Adci a Aiap, sul come far rientrare in una best practice la gestione di questo concorso?
Le modalità con cui avete gestito questa gara sembra che non siate consapevoli di quanto lavoro serva. Nel caso lo sappiate, non credete di avere violato 2 articoli della costituzione chiedendo di proporre idee gratis?
Conoscete i due articoli della costituzione in questione?

La nostra è una repubblica fondata sul lavoro (1) Il lavoro va pagato adeguatamente (36).
Creare un logo è un lavoro, perché non lo pagate?

- Se non potete pagare 5000 proposte (come è ovvio)  perché non vi fate aiutare nella selezione di 4 strutture competenti, riconoscete un rimborso minimo a tutti per partecipare e poi fate scegliere a una commissione che a sua volta abbia il giusto tempo e le giuste competenze per valutare le proposte?”

A esporre questi dubbi sono andata in qualità di socia professionista ADCI assieme al mio socio Cosimo Lorenzo Pancini, membro del direttivo Aiap 2009/2012 – entrambi consci della difficoltà nell’intervenire in una discussione che vedeva presenti, sia nella giuria che tra i partecipanti, numerosi colleghi.

E il vero colpo di scena è che il marchio vincitore è proprio di uno stimato professionista di Firenze, Fabio Chiantini, che ben conosceva il tipo di linguaggio visivo che sarebbe stato apprezzato dalla commissione. E dunque è stato facile chiedere se c’era davvero bisogno di un contest su Zooppa per arrivare – ironia della sorte – a premiare un professionista locale con un portfolio ricco di progetti per enti pubblici e che sarebbe probabilmente stato tra i candidati ideali di un incarico diretto dell’amministrazione comunale.

Il tono dell’incontro si è un po’ alzato quando abbiamo chiesto se non trovassero incostituzionale aver fatto lavorare gratuitamente migliaia persone, per poi scoprire che il progetto vincente è di chi vanta trenta anni di esperienza professionale con gli enti istituzionali del territorio.

Inoltre, un city-brand all’estero viene considerato un progetto di un valore ben superiore ai 15 mila Euro che Chiantini si porta a casa senza che nessuno si sia ancora chiesto cosa ne sarà dello sviluppo del brand book.

La risposta è stata evasiva e curiosa.

Pare che il concorso sia stata l’occasione per sperimentare una nuova opportunità (sì, è stata usata questa esatta parola) e al contempo farsi un’idea sulla reputazione di Firenze vista da fuori, dato che numerosi contributi arrivavano da oltreconfine.

Così oltre all’inganno, la beffa! Un concorso che si sostituisce ad un onesto incarico di progettazione d’alto livello e pure ad un’indagine di mercato! Due piccioni con una fava, come si dice a Firenze!

E dunque, come in una pièce teatrale, ognuno ha un suo ruolo in questa commedia:

un Sindaco con esigenza di avere massima visibilità con un progetto social;

migliaia di giovani designer o creativi improvvisati con il sogno di svoltare;

Qualche professionista affezionato alla propria città con un po’ di tempo per fare un tentativo lanciando una goccia nel mare;

E tutte queste priorità personali potevano essere i presupposti per la realizzazione di una strategia di brand che rappresentasse una città con un’identità complessa come Firenze, il legame con i suoi cittadini, i suoi rapporti conflittuali con il mondo dell’arte contemporanea, della moda, del turismo d’élite così come quello di massa?

Insomma, che piaccia o no, ora Firenze ha un nuovo marchio per turisti;

un sindaco che è Presidente del Consiglio;

un designer che ritirerà il premio dello sponsor, senza sapere se seguirà una collaborazione per il brand book e a che condizioni;

migliaia di partecipanti amareggiati per aver buttato via tempo gratuitamente;

Ma di brand e strategia ovviamente neanche l’ombra.

Debora Manetti

  • Gianna

    al vicesindaco attuale reggente e probabile futuro sindaco “non fa impazzire” e cmq la commisisone (giuria) aveva già deciso (perché sennò ci avrebbe messo bocca??? Renzi è andato in H farm 15 gg fa, lo ha visto? boh)
    Comunque
    http://video.repubblica.it/edizione/firenze/nardella-il-nuovo-brand-di-firenze-non-mi-fa-impazzire/158914/157408

  • Marcello
  • http://www.goffredo.com Goffredo Puccetti

    Da designer e da toscano all’estero… sottoscrivo punto per punto.
    E ahimé archiviamo anche questo episodio sotto la voce” perché non si torna a lavorare in Italia…”

  • http://www.invasionecreativa.it/index.html Edoardo

    Il contest Zooppa è stata una mossa utile solo dal punto di vista di Buzz. “Firenze ha bisogno di voi!” “Avanti creativi esprimetevi!” “Guardate come siamo 2.0-social-media-cross-web-addicted”.
    Super contest, con un bel premio finale. Chi non ci farebbe un pensierino?
    Poi vedi il risultato: vince un “solito noto”, che lavora da anni all’interno del sistema. Preciso: nulla di male in questo. Così va il mondo e ci sta pure che conosca meglio di altri il linguaggio “gigliese”. Purtroppo il logo non è questa grande soluzione: indeclinabile, poco riconoscibile e non mi sembra ci sia dietro un’idea così forte. Ma sicuramente mi sbaglio.
    In short list c’erano soluzioni palesemente migliori, con concetto e un ottimo design. Ma anche in questo caso, mi starò sbagliando.
    L’unica certezza che ho è che, almeno da queste parti, il nostro mestiere è relegato a “giochino per bambini”. Dove “ci proviamo”, dove “dai vediamo se ce la fai”. Dove la professionlità e la qualità hanno un valore assolutamente marginale.

  • Giovanni

    Premesso che sono d’accordo sulle perplessità espresse in questo posto riguardanti la modalità scelta per il concorso – forse una classica gara tra agenzie o rivolgersi direttamente a una sarebbe stato meglio.
    Tuttavia ci sono almeno tre punti su cui non posso non dissentire, e su cui sarebbe interessante discutere.
    - «5000 mila proposte. Anche dedicando una “attenzione” davvero esigua (1 minuto a lavoro) significano 83 ore di lavoro. Non credete che valorizzare la creatività significhi dedicarle la giusta attenzione?». Vero. Detto da quello stesso ADCI che ha scelto in 100 minuti tra 48 proposte print il giovane leone che va a cannes quest’anno fa un po’ ridere visto che sono due minuti a proposta. So bene che non è la stessa cosa, ma anche questo secondo è un concorso pubblico, e il premio ha il valore economico di qualche migliaia di euro – senza contare il prestigio di vincere come “miglior giovane creativo italiano”.
    - Da creativo mi fa sorridere che venga tirata in ballo la costituzione italiana per dire che il lavoro va retribuito. Sia perché per dirlo è molto più simpatica una campagna come #coglioneno, sia perché come agenzia – e come freelance – si partecipa ogni giorno a gare in cui chi alla fine è pagato è solo il vincitore.

    Sono d’accordo che forse non è il metodo migliore, anzi, per scegliere il nuovo brand di una città come Firenze, ma non screditerei per questo le 5k persone che hanno partecipato – non sono, come si è visto, tutti creativi improvvisati. È una scelta discutibile, non sbagliata perché fuori dalle solite modalità.

    ps. i tanti commenti agli altri articoli mi dicono già che non la penso solo io così

    pps. Il vostro articolo è pieno di doppi spazi. Non c’entra nulla ma è una cosa che mi uccide.