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Il design da Firenze a Shanghai.

Martedì 17 settembre avrò un nuovo incontro con il Comune di Firenze per un avanzamento sul tema del bando per il nuovo logo della città. Qui e qui le puntate precedenti. Vi terrò aggiornati.

Nel frattempo ho seguito la delegazione fiorentina a Shanghai nell’ambito dell’accordo sino-italiano per l’industria creativa e il design, iniziativa ambiziosa e interessante per tutti noi, e in particolare per i nostri soci toscani.

L’accordo. – trovate tutte le informazioni sull’accordo quadro tra Firenze e Shanghai qui e qui.

Shanghai è una città che ha avuto una tremenda evoluzione negli ultimi 15 anni. La Cina è una potenza manifatturiera che ha deciso di cambiare per intraprendere la via dell’innovazione e della creatività: ben sapendo di dover chiudere un gap immenso, cerca di attrarre talenti che possano contaminare i propri giovani e indirizzarli nel campo del design, con un’accezione molto ampia che va dal design industriale tecnologico, alla moda, dall’architettura alla grafica. A questo fine ha operato in modo da ottenere la denominazione di “city of design” dell’Unesco nel 2012. Durante la cerimonia di apertura della design week il portavoce dell’Unesco ha parlato a un pubblico di 300 persone di fronte alle autorità cinesi collegando la creatività all’apertura e alla contaminazione, additando come esempio positivo la vicina Corea del Sud, e invitando a guardare alla semplicità del design dell’Europa del Nord per trovare una propria via. La cultura cinese, basata sulla venerazione incondizionata del maestro non facilita il pensiero critico, l’iconoclastia, la trasgressione che sono alla base del pensiero creativo che ha evoluto l’estetica occidentale. L’evoluzione del design cinese quindi dipenderà dalla contaminazione profonda e duratura con altre culture.

Il comune di Firenze, con Polimoda e la fondazione Palazzo Strozzi, con il programma di doppia laurea dell’università di Tonji e il centro di scambio sino-italiano di Villa Strozzi si inserisce tra le collaborazioni internazionali fondanti di questo percorso.
La mostra dei lavori vincitori della seconda edizione del Premio della Design Week rende evidente la lunga strada che questa giovane comunità creativa ha davanti a sè. Qui qualche foto. Interessante notare che i progetti di industrial design degli studenti sono realizzati in collaborazione con Sony che ne produce i prototipi.

Visitiamo la facoltà di design di Tonji: una vecchia aerea industriale dismessa e riconvertita (notare il significato simbolico). Accanto ad aule efficienti e professori giovanissimi, anche laboratori in cui produrre prototipi. Qui gli studenti italiani del politecnico di Milano e Torino possono fare 6 mesi dopo la laurea, mentre gli studenti cinesi fanno in Italia tutto il loro secondo anno di studi.
Un giovane professore ci mostra i suoi progetti: è umile ed entusiasta, ci chiede di aiutarli a migliorarne la qualità (in particolare ci mostra un sito con cui sta facendo fund raising per i pasti di bambini alle scuole elementari, con cui ha già raccolto 11.000.000 di yuan.)

Visitiamo con la società Dobe alcuni immobili disponibili per essere affittati da imprese creative: li chiamano creative parks e oltre ad assomigliare alle nostre location preferite dai creativi (open space, terrazzette), sono dotate di servizi finanziari e legali, oltre che di un vantaggio fiscale.
In alternativa visitiamo altri due spazi, direttamente gestiti dal governo, più uno spazio di coworking aperto dagli olandesi dove si può affittare un desk per 500 euro al mese e avere tutti i servizi in comune.

Visitiamo il nascente museo di arte contemporanea, Power Station of Art, sulla cui terrazza viene firmato l’accordo con la fondazione Palazzo Strozzi che sigla una importante collaborazione culturale.

Ho avuto modo di parlare con gli altri delegati italiani, e mi sono fatta l’idea che la crescita cinese nei prossimi anni sia meno scontata di quel che sembra, che per lavorare con la Cina sia indispensabile una cornice istituzionale politica come quella creata dal comune di Firenze.
Per quanto riguarda l’advertising, tutte le grandi sigle sono presenti e aggressive, e ovviamente la barriera culturale impone certi passaggi, però graphic designer, illustratori, fotografi, registi e musicisti potrebbero trovare un buon terreno.

Chiunque voglia maggiori dettagli, può mettersi in contatto con me.