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Parola di Art Director – e del copy Ravenna

Quando nemmeno due anni fa, l’editore ADC Group aveva pubblicato “The Headliners” dedicato a 54 copywriter italiani (un volume coordinato da Pasquale Diaferia, coadiuvato dai padrini editoriali Pasquale Barbella, Milka Pogliani e Annamaria Testa), scrissi di slancio un pezzo piuttosto entusiastico – anche perché avevo assistito alla presentazione dove avevano detto cose avvincenti e persino inattese, Andrea Concato, Vicky Gitto, Fabio Palombo, Francesco Roccaforte, Sergio Rodriguez, Luca Scotto di Carlo e, come unico art director, Gianpietro Vigorelli.

Ora è uscito il suo inevitabile, attesissimo e quasi dovuto pendant consacrato agli art. Titolo: “Parola di art director”. Autore: Daniele Ravenna. Le introduzioni sono di Daniele Cima, Gianfranco Marabelli, Gianpietro Vigorelli, Gavino Sanna. Il formato (24 x 21 cm) è identico, il format no.

Ravenna ha scelto di porre a (quasi) tutti, delle domande semplici e individuali (molte, pochissime, qualche volta una sola). Il format di quei dialoghi consiste nel fatto palese, che non è un format. Per Daniele, le cose dette dagli art non sono battute più o meno interessanti, spiazzanti o riuscite, ma sono concetti e scelte – non solo professionali ma, in qualche caso, persino di vita. In incontri come questi, ci sono sempre in agguato alcuni casi nei quali le migliori risposte non derivano per forza da precise domande. In questo libro, in qualche caso anche l’attesa, la pazienza, il silenzio del coordinatore sono stati, come si dice in gergo saggistico, assordanti.

“Parole di art director”, più che consultarlo come censimento professionale, è da leggere – tutto d’un fiato. Il titolo è tranchant, diretto, coerente. Da guardare, in verità ce n’è pochino. Di ciascuno dei protagonisti, c’è una foto psicologicamente “ambientata”, un unico lavoro (una pagina pubblicitaria o qualche frame) e, in alcuni casi, anche un’immagine-oggetto-frase-icona, che potrebbe/dovrebbe esprimere un programma, un obiettivo, una carriera, una sorta di biologia personale della creatività. Evviva dunque, la bio-diversità dell’art direction italiana.

Aprendo e sfogliando questo volume, la voglia di “andare un po’ a vedere cosa ha fatto” l’art director X, Y oppure Z, svanisce presto. A me è successo – e sono certo che capiterà a molti altri – di cogliere piuttosto un mood, un insieme di una gaia o sofferta italianità, che non è sempre, per forza, solo visiva. Estremizzando il concetto, per carpire e capire dove sta e come va l’art direction italiana di questi anni, il volume serve poco. Le campagne che hanno fatto la storia del nostro advertising storico e recente, ci sono solo in minima parte. Vi si rintanano invece, questo sì, tantissime vite, visioni, contesti, tutti rispecchiati negli sguardi (spesso ironici o sognanti) dei protagonisti.

Per dirla tutta, l’art direction italiana, quasi quasi non c’è. Ci sono invece 59 radiografie raccolte in un ricco album di famiglia – tutto da decifrare e da riordinare. Una sorta di Facebook che racconta la psicologia, gli stili, le complicità e le solitudini, di una generazione di “ricercatori” che da tempo non è più gggiovane, ma nemmeno già matura (nel senso di compiuta e definitiva).

Se uno straniero mi chiedesse di mostrargli cosa sta cercando l’Italia creativa, non parlerei nemmeno alla lontana di moda, di arte e di design. Gli mostrerei gli slanci strenuamente adolescenziali di questi nostri art… e cercherei di tradurre nell’esperanto della fantasia tutte le parole che Daniele Ravenna ha ascoltato, raccolto, provocato e riassunto in questa sfaccettata homepage di 160 pagine editoriali.

Però, sui contenuti strettamente “personali”, non posso evitare di porre all’editore alcune domande, sostanzialmente storiche e con questo, forse, persino culturali:

a) Come mai non c’è l’unica art director che in Italia ha vinto due Grand Prix ADCI, all’estero due Cannes Lions, Epica, Clio, Eurobest, London Festival, e che nel 2012 ha rappresentato la nostra creatività nientemeno che nella giuria Print dei Cannes Lions?

b) Che fine ha fatto l’ex socio ADCI veneto/milanese/romano che nell’archivio web del Club è presente con 257 citazioni visive – che hanno racimolato la miseria di appena 18 Ori, 27 Argenti e 33 Bronzi?

c) Per quale Grazia ricevuta ma dimenticata, non trovo la art director che con le sue raffinate ricerche per Banca di Roma e Medici senza frontiere aveva realizzato il primo e inaudito connubio tra immaginazione, costruttivismo e type, tra Tina Modotti, Bauhaus e David Carson?

A questi tre protagonisti di un involontario Chi l’ha visto o Mister Magoo, potrei aggiungere anche alcuni “figuranti” che avevano cocciutamente con-traghettato la nostra vecchia réclame verso l’advertising moderno: i vari Pier Paolo Cornieti, Roberto Gariboldi, Raymond Gfeller, Felix Humm, Franco Moretti, Paolo Rossetti, Franco Tassi, non li trovate nemmeno nei titoli di coda … semplicemente perché i loro nomi erano già apparsi molto prima che arrivassero i titoli degli attuali blockbuster “Shots”, “Lürzer’s Archive” e “Photoshop”. A dire il vero, alcuni di questi protagonisti, Ravenna li cita nella sua bella prefazione, ma io avrei tanto desiderato rivederli insieme – e non sotto – ai heroes di questo avvincente plot.

Se posso, per un attimo, inserirmi in un treatment personale dello script, confesso che (esattamente come era già successo due anni fa con i copy), ben sei art li avevo avuti come apprendisti stregoni in Accademia di Comunicazione. La somma di 6 + 6 corrisponde a “La sporca dozzina” di un Lee Marvin armato solo di un innocuo Victorinox importato direttamente da quel di Tsurico.

Lasciatemi chiudere questo tweet da oltre 5000 caratteri con un grazie sincero a chi ha speso tanto tempo ed energia per contattare-incontrare-fotografare-navigare-telefonare-impaginare-scrivere per/con/su cinquantanove + quattro art director che, insieme ai loro copy, hanno strenuamente tenuto in vita quell’eroico resto di comunicazione di qualità che si continua a vedere dalle nostre parti – nonostante i nostri managerazzi siano diventati sempre più bravi a stringere la loro garrota intorno alla creatività.

Se Sagone se la sentisse di dedicare un terzo volume anche ai CEO che, sia di qua che di là della sale meeting, menano le danze del nostro advertising, non credo che potrebbe riempire molto più di un esile quartino. Dopo i tempi mitici dei vari e rari Livraghi, Rizzi, Pincherle, Caimi, Sabbatini, Suter, Ettorre, Saffirio, Lorenzini… pare che la vision dei nostri bisnesmen si sia definitivamente fermata alla 36a buca del loro minigolf.

Till


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“Candidato e testimonial”, anticipazione di Bill Magazine

La copertina dello storico numero 1 di Bill Magazine

Da oggi il blog Doppiozero anticipa gli articoli di Bill Magazine. Ecco qui la prima anticipazione, relativa al numero di Aprile.

Candidato e testimonial

di Giuseppe Mazza (editore di Bill Magazine)

Se si vuole capire cosa succede a una nazione, non si può fare a meno di osservarne la pubblicità. L’abbiamo scritto sul primo numero di Bill, citando Norman Douglas, lo riscriviamo all’indomani delle elezioni, dal momento che anche in materia politica la pubblicità italiana si è pronunciata da tempo.

Prendiamo una delle caratteristiche più tipiche della nostra democrazia: la proliferazione dei cosiddetti partiti personali, quelli nati cioè intorno a singoli personaggi. Lo si è detto, soltanto in Italia sono così numerosi. Bastava guardare la quantità di cognomi sulla scheda elettorale 2013: il partito di Monti, di Grillo, di Ingroia, di Berlusconi, di Giannino, e prima ancora quelli di Di Pietro, di Fini, di Lamberto Dini, di Leoluca Orlando… Non organizzazioni che scelgono di volta in volta il proprio leader ma movimenti nuovi, raggruppatisi intorno a un solitario artefice.

Tutto il post qui: Candidato e testimonial | Doppiozero.


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Road to Cannes.

Le iscrizioni agli Adci Awards sono già chiuse (siamo soddisfatti di aver raccolto, sia come numeri sia come qualità, i migliori progetti italiani) ma quelle ai Cannes Lions sono state prorogate fino al 12 aprile.

Cogliamo l’occasione per ripubblicare il “Vademecum per l’iscrizione ai premi”, uno degli strumenti realizzati all’interno del progetto Goodfellas.

Scaricatelo: è ben pensato e ben scritto.

È essenziale per avere qualche possibilità in più quando si viene giudicati da creativi di spessore internazionale. Di particolare interesse la parte in cui si descrive come confezionare una video case history.

Perché oggi non contano solo le idee, ma anche come sono confezionate e la categoria in cui sono iscritte.

Ringraziamo Davide Boscacci, Alessandro Orlandi, Flavio Mainoli e Alessandro Sabini per questo strumento.

Scaricate il Vademecum qui:

Goodfellas3

 


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Un punto di vista esterno sull’incontro “Fermiamo l’inquinamento cognitivo”.

Ricevo e posto questo resoconto scritto da Paolo Rumi sull’incontro di ieri sera “fermiamo l’inquinamento cognitivo“.

L’esito del sondaggio condotto dall’Istituto Piepoli, “una pubblicità migliore o peggiore di 10 anni fa?”, lo potete scaricare QUI

25 marzo 2013, ore 18.30. Palazzina Liberty, Milano.
Viene presentato il volume “L’austerità creativa nella comunicazione di oggi”. Quello che doveva essere l’annual 2013 dell’Art Directors Club- generalmente una raccolta di premi e riconoscimenti riservata ad esclusivo uso professionale*- diventa quest’anno occasione per riflettere sul valore (e l’impegno necessario) della pubblicità a riqualificarsi come motore dell’economia e della società. L’editore Skira e l’Art Directors Club Italiano hanno proposto un incontro . Di seguito riporto quel che ricordo di aver sentito come promemoria mio e per chi avrebbe voluto ma non sapeva o non ha potuto essere.

Massimo Guastini (ADCI e moderatore). Diceva Flaiano “vedremo tra 30 anni l’Italia cambiata, e non per come l’ha trasformata la Politica ma la Televisione”. Oggi abbiamo i risultati davanti a noi. Qualcosa è andato male. E non abbiamo altri 30 da perdere davanti a noi.

Paolo Ferrara (Terre des Hommes). Da rilevazioni fatte nelle scuole i bambini non percepiscono la violenza domestica come qualcosa che avviene nelle famiglie “normali”. C’entra la droga o il degrado. Non esiste altra famiglia che quella felice. E comunque “se un uomo picchia una donna è perché la donna qualcosa avrà fatto e deve averlo provocato” (!!!) e “il ruolo naturale della donna è cucinare e rigovernare la casa, quello dell’uomo comandare” (!!!).

Massimo Guastini (ADCI e moderatore). Aldo Grasso disse nel 97 che la pubblicità era meglio dei programmi che la ospitavano. Ora non è più così. Com’è?

Nicola Piepoli (Istituto Piepoli): Dal 30 al 40% dice che è peggiorata negli ultimi 10 anni.

Pasquale Barbella. Questo è preoccupante, ma per le ragioni opposte a quelle dei numeri. E’ preoccupante che non sia il 90% a notare il peggioramento, è un segnale di deterioramento della percezione. Negli anni 80 sarebbe stata molto più alta la percentuale “fortemente critica” verso la pubblicità (giustamente perché essendo un’invasione pretendono sia buona e dia almeno qualcosa in cambio).

Nicola Piepoli. Siamo in una situazione simile alla ricostruzione dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Non si potrà recuperare quel che c’era prima ma si potrà dare nuovo uso e funzionalità a quel che resta, come ho fatto io dagli anni ’50 in poi col terrazzo semidistrutto di una casa bombardata.

Annamaria Testa. Tra analfabetismo reale e analfabetismo di ritorno (indotto dalla TV) quasi il 70% degl’italiani ha difficoltà nel costruire frasi a consecuzione logica come “il giatto miagola probabilmente perché ha fame” (sono gli studi di Tullio De Mauro)

Lorella Zanardo (attivista, blogger, autrice de “Il corpo delle donne” (video) e “Senza chiedere il permesso” (libro, ed. Feltrinelli). Occorre una legge sul conflitto d’interessi subito. E un’educazione all’analisi e decodifica della scrittura video come chiedono i ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Chiedono anche modelli perché oltre a quelli delle veline e dell’arroganza non ne vedono. I ragazzi pensano per immagini ma non conoscono -se non per intuizione o autoapprendimento- la grammatica visiva. All’estero questo tipo di materia è già parte dell’insegnamento scolastico, ma in Italia tutto è delegato al volontariato e alla buona volontà della singola scuola (ad eccezione della Toscana).

Ho spento la TV per anni nelle pause italiane del mio lavoro all’estero. Non mi piaceva. Poi un giorno ho smesso di spegnerla, e da quel giorno è cambiato tutto.

Non ha senso dire “io la TV non la guardo”, salvo lasciarne la produzione nelle mani di lestofanti. Abbiamo il diritto ad avere una televisione buona. Con il programma “Non è mai troppo tardi”, Alberto Manzi negli anni ’60 portò ben 1 milione di cittadini – grazie alla televisione povera dell’epoca- a conquistare la Licenza Elementare.

Sono felice che mi abbiate invitato perché finora c’era una frattura tra il mio impegno che poteva sembrare –a uno sguardo superficiale- moralismo. Ma sono un ex direttore marketing Unilever, ho lavorato con la pubblicità e la comunicazione per anni e il mio impegno contro il sessismo con il moralismo non ha nulla a che fare.

Annamaria Testa: In pubblicità non servono più scandali e provocazioni. La nuova frontiera è costruire un nuovo immaginario positivo collettivo per l’Italia. E occorre convincere le aziende del valore della comunicazione. Per questo occorre una maggior responsabilità della pubblicità. (1) Verso il prodotto e la diversificazione delal sua comunicazione (2) verso le buone regole per comunicarlo (3) verso quel che si manda in giro nella società.

Possediamo una competenza artigianale complessa e dobbiamo mostrarlo con tutta la sua ricchezza.

“La pubblicità non serve a niente” è una scemenza. Se non servisse, non genererebbe un giro d’investimenti miliardario. Il problema è semmai perché le aziende accettino di omologare la comunicazione fino a farla apparire tutta uguale. Ed è nostra sfida convincerle a fare il contrario per segnalarsi. Le pubblicità food –ad esempio- non possono avere tutte la stessa donna, la stessa famiglia, la stessa cucina, le stesse pentole e lo stesso mestolo. Questo è semplicemente un cattivo investimento.

Signora rappresentante dell’osservatorio sulla discriminazione in pubblicità: Volgarità e inquinamento cognitivo non sono solo legati alla ruolizzazione e discriminazione delle donne, ma anche -così facendo- alla ridicolizzazione e riduzione del ruolo del maschio. Inoltre un grande problema è l’omofobia, o il degrado della rappresentazione dello stile di vita omosessuale, spesso indotta da omosessuali stessi come gli stilisti Dolce&Gabbana.

Till Neuburg (ADCI). L’Italia è un paese meraviglioso che si qualifica per Paesaggio, Cultura e Arte, Artigianato, Cibo. E tutti con una diversificazione per regione o città unica al mondo. (segue un elenco degli ultimi 5 Ministri della Cultura Italiani e del loro operato: praticamente 4 dementi o delinquenti, a seconda dei punti di vista. Tristezza vera.)

Lorella Zanardo: La sfida più difficile è non smettere d’immaginare, immaginare un Paese migliore, che molto spesso è quella che abbiamo davanti e va solo valorizzato.

* Mi ha fatto effetto vedere tanta intelligenza progettuale e contributi così diversi, insieme. Mi faceva effetto vedere presenti in sala –oltre ai relatori, ossia persone privilegiate che hanno avuto la fortuna di vedere altre ere della comunicazione- alcuni giovani (studenti delle scuole di comunicazione?) e molti giornalisti o rappresentanti di associazioni sulla qualità in Comunicazione. Ma ahimè non ho visto NESSUNO O QUASI DEI PUBBLICITARI ATTIVI ORA sul mercato (nonostante il loro Club sia promotore dell’incontro e coeditore del libro). Troppo impegnati a far quadrare i bilanci, magari con le brutte campagne criticate nel convegno? O forse semplicemente perché ieri sera non si distribuivano onori e premi? Io c’ero ma, per la cronaca, sono disoccupato anche se non capisco il perché. O forse -anche grazie ad ieri sera- capisco, il che è ancora peggio.


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Twitter cronaca: “Fermeremo l’inquinamento cognitivo”?

 

Twitter-cronaca dell’incontro “L’austerità creativa contro l’inquinamento cognitivo”, con Nicola Piepoli, Pasquale Barbella, Till Neuburg, Annamaria Testa, Lorella Zanardo, Paolo Ferrara (Terre des Hommes)  e Massimo Guastini (in piedi).

 

RT @maxgnocchi: Salve sono il twittatore dell’evento, fidatevi anche se ho due bimbi belli in modo assurdo che agogno immortalati sul wall Armani #meetADCI

RT @matteorighi: È tutto pronto per l’incontro alla Palazzina Liberty. @adcinews #meetADCI http://t.co/YAGbkrOrTa

RT @maxgnocchi: La prima buona notizia e’ che c’è molta gente, ma la domanda è: sono tutti bonificatori o c’è anche qualche inquinatore nascosto? #meetADCI

RT @matteorighi: È il momento delle presentazioni. Inizia l’incontro #meetADCI #ADCI @adcinews http://t.co/98Jk364xrw

RT @maxgnocchi: Ci siamo, il presidente dell’adci Guastini ha afferrato il microfono, vediamo se ha preso il foglietto giusto

RT @maxgnocchi: Il presidente e’ emozionato come al solito, ma parte con una tosta citazione di Flaiano, tanto per far capire che aria tira #meetADCI

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L’Austerità Creativa nella comunicazione di oggi

In occasione della pubblicazione del volume “L’austerità creativa nella comunicazione di oggi”, l’editore Skira e l’Art Directors Club Italiano propongono un incontro dal titolo “austerità creativa contro inquinamento cognitivo”. Stasera, alle 18.30, presso la Palazzina Liberty, in Largo Marinai d’Italia a Milano.

Ricordo che interverranno anche Paolo Ferrara (Terre des Hommes) Nicola Piepoli (Istituto Piepoli) e Lorella Zanardo (autrice e blogger).

Ecco un assaggio del volume presentato stasera, compresa la mia prefazione “il vero e il falso nella pubblicità”.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Da Londra il design ispirato di Kuchar Swara con forte influenza anche in Italia.

Contro la legge. Di gravità, quantomeno: da Gaza gli acrobati palestinesi di Gaza Parkour

Da Toronto Vanessa Eckstein, argentino/messicana voce forte del Graphic design, fondatrice di Blok Design

L’originale, inquietante lavoro di Guido Mocafino, fotografo italiano/svizzero, di base a Londra.

Twitter @claudianeri


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SXSW: annunciati i vincitori

Ecco i vincitori del SXSW 2013 Interactive Awards:
Activism: Wikipedia Zero
Amusement: Contre Jour 
Business: VIP Fridge Magnet Classic: BioDigital Human Community: SoundCloud 

Educational Resource: ChronoZoom 

Experimental: Chrome Web Lab

Film/TV: The Beauty Inside 

Motion Graphics: Air Jordan 2012 

Music: JAM With Chrome 

Personal: Marco Rosella 

Social Media: NASA Mars Curiosity Rover 

Student: Living Galapagos 

Technical Achievement: Nike+ FuelBand 

 

Special Honours

Digital Campaign of the Year: Invisible Children: KONY 2012 

Speaker of the Event: Cory Booker - ‘Cory Booker: The New Media Politician’

Breakout Digital Trend: Leap Motion 

People’s Choice Award: Charity Miles 

Best of Show: Contre Jour

Considerazione finale: nell’impero pubblicitario, la periferia è decisamente più interessante del centro.
Soprattutto la categoria Best of Show, con il magnifico gioco per iPad Contre Jour (l’immagine del post ne è uno screenshot).


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Adci Awards. Proroga finale: venerdì 22 marzo.

Venerdì scorso il telefono della segreteria dell’Adci non la smetteva più di squillare: sono tante le agenzie che ci hanno chiesto un’ulteriore settimana per poter perfezionare l’iscrizione dei propri lavori agli Adci Awards.

Abbiamo quindi deciso di concedere un’ultimissima proroga: la scadenza definitiva è fissata per venerdì 22 marzo 2013.