Postato il Ven 12 Nov 2021 da in ADCI

Un venerdì in smart a IF!


Finalmente, per la prima volta dall’inizio della pandemia, ho trascorso una giornata in smart working in cui la parola SMART aveva davvero senso.

Nel caso in cui te lo stessi chiedendo, sì, sono stato a IF! qui al BASE (dove ancora mi trovo mentre sto scrivendo questo post, ma dove probabilmente non sarò mentre tu lo leggerai, magica ‘sta cosa vabbè non divaghiamo).

Dicevo SMART perché ho imparato un sacco di cose. Per esempio che Giacomo Poretti mi metterà sempre in soggezione perché, diciamocelo, è un mostro della comicità.

Poi ho anche imparato che non è che il velo lo devi mettere per forza perché dei gran cattivoni ti obbligano a farlo. Potrebbe anche essere una scelta tua personale, tipo di fede, di cultura, se vuoi anche una sfida coraggiosa. Questo non me lo sto inventando io eh, me l’ha insegnato Tasnim Ali nel talk moderato da Marianna Ghirlanda, LA MODA DELL’ISLAM. Pazzesco comunque.

Ah poi sempre perché a IF! ci sono ospiti così, da poco, sono stato al talk CELEBRATING THE POWER OF MUSIC, in cui c’era solamente Lyor Cohen, che ogni mattina si sveglia e di mestiere fa Global Head of Music di Youtube e Google, e Francesca Mortari, che invece al mattino si sveglia ed è Director YouTube Southern Europe. ‘Na cosetta, insomma. E niente, in pratica dicevano che YouTube è destinata a diventare, più o meno entro il 2025, la più grossa piattaforma musicale per i musicisti, che se ci pensi è una cosa anche bella perché significa che puoi ancora fare musica e tipo anche camparci.

E poi oh, lo posso dire? A IF! si scopa di brutto. Cioè, non proprio in senso letteralissimo. Ok m’hai sgamato, volevo fare ‘na roba mezzo clickbait. Però ecco, nel talk A DISABILANDIA SI TROMBA, moderato da Eugenia Nicolosi e con gli interventi di Marina Cuollo ed Ella Marciello, sono venute fuori robe interessantissime. Tipo: raga, fatevene una ragione, anche le persone con disabilità hanno pulsioni sessuali e anche le persone con disabilità sfogano queste pulsioni. Aspè aspè, lo dico meglio: la società ci porta a una specie di lavaggio di coscienza che ci fa sempre dire “poverini i disabili, che persone sfortunate” e invece non è tipo bellissimo trattarli come fossero una specie in estinzione o un male necessario da “tollerare”. Anche perché, per tornare al titolo del talk, ci sta che scopino anche più di noi. E non si sono fermate qui eh. Un’altra roba interessante che hanno detto è che in effetti non farebbe schifo se a parlare di disabilità se ne occupasse anche un disabile. Per esempio nella pubblicità, ecco. La butto lì.

Ah, e poi TikTok. Ehhhh signora mia, quel TikTok lì che invenzione bellina!
Vabbè, comunque un workshop con TikTok, direttamente o indirettamente, l’abbiamo più o meno fatto tutti. E cosa dice TikTok come mantra? Esatto: make tiktoks, not ads. E hanno pure ragione, gioie belle.
Vabbè, comunque Cristino Battista di TikTok Italia e Neil Boorman, Head of Creative Lab Europe di TikTok hanno lanciato un contest in cui tre agenzie (una delle quali rappresentata da un uomo molto bello) si sono sfidate a risolvere un brief che più o meno diceva “fate il c***o che volete su un cliente che volete voi”. E niente, alla fine ha vinto Ogilvy.
Comunque, fun fact: adesso ti incollo pari pari gli appunti dello speech di Boorman che parla di come usare bene TikTok e se applichi quei punti al rap game funziona incredibilmente bene anche lì.
Tiè, leggi:

  • Bring the creativity! 75% of users come to Tiktok to be entertained. (che vale anche nel rap)
  • Never turn up as anyone but yourself.
    (che vale anche nel rap perché keep it real)
  • Forget about making the perfect post. ¾ people feel more comfortable expressing themselves on TikTok.
    (che vale anche nel rap perché una produzione bomba non vale niente se non hai roba figa da dire)
  • Bring the joy to your brand. 77% feel more positive after watching TikTok content.
    (che vale anche nel rap perché quanto ti prendi bene dopo che hai ascoltato delle barre che ti piacciono di brutto?)

Questi i talk che ho seguito finora. Che dici ci vediamo domani mattina per le short? Dai!

UPDATE: pensavo sarei andato via e invece mi sono fermato ancora un po’. Ho fatto benissimo. Mentre Bruno Bertelli (Global CCO di Publicis WW) e Paolo Lorenzoni (Netflix) raccontano come Netflix stia continuando a cambiarci piacevolmente la vita una storia alla volta, mi sono deliziato ad ascoltare il talk sulla diversity moderato da Alessandro Sciarpelletti, Executive Creative Director We Are Social e Francesca Feller, Head of Client Services We Are Social, in cui Antonio Dikele Distefano ha detto forse la cosa più intelligente degli ultimi boh 15 anni: “io prima di esprimere un’opinione vorrei averne una”. Novantadue minuti di applausi.