Postato il Mar 11 Dic 2012 da in La vita del Club

Lettera da Sidney di Marco Betti.

Ho avuto Marco Betti come studente all’Accademia di Comunicazione. L’ho preso nella mia agenzia a fare uno stage ponendogli una sola condizione, e cioè che non rinunciasse al sogno che mi aveva confessato: tentare un’avventura all’estero.

Dopo aver lavorato con me per un anno, Marco è partito per l’Australia.

E dopo un anno di avventura è tornato in Italia per rinnovare il visto, ci siamo visti e gli ho chiesto di scrivere un pezzo per il blog Adci.

Lo pubblico perché spero che, in un momento in cui per i giovani creativi la speranza sembra aver raggiunto il punto più basso, la sua esperienza sia utile per ricordarci che c’è sempre un futuro.

E che questo futuro non significa per forza fare le valigie, ma sicuramente significa rischiare. E se non lo fate ora che siete giovani, quando volete farlo.

Il blog di Marco è questo: copywater.blogspot.it

Lettera da Sidney.

Esattamente un anno fa ho fatto una scelta.

Una di quelle scelte che tante persone, me compreso, hanno messo da parte per molto tempo.

Una di quelle scelte che non è facile prendere ma a cui tutti , almeno una volta, hanno pensato.

Partire. Anzi, scappare. Fare i bagagli. Comprare un biglietto aereo e salutare tutti.

“Ciao, forse non torno più.”

Ma c’è la famiglia. C’è il/la ragazzo/a. C’è un lavoro (a volte) del quale ci accontentiamo. C’è la crisi, purtroppo c’è anche quella.  L’unica cosa che non c’è più, è la speranza.

Novembre 2011. Avevo ventidue anni. Ero poco più che uno stagista in un’agenzia di Milano con un contratto a progetto. Un compenso più che buono considerando la media degli stagisti. Niente notti in agenzia. Qualche brief interessante. Una ragazza. Una vita sociale nella norma.

Guardandomi intorno, potevo considerarmi uno fortunato.

Avevo molte meno ragioni per scappare di quante ne hanno la maggioranza dei giovani creativi che conosco.

L’idea ad essere sincero non fu nemmeno mia, ma del mio Art Director.

“Perché non scappiamo?”

“…Dove?”

“Lontano. In Australia.”

Ho usato il verbo “scappare”, e non “partire” con cognizione di causa. Perché l’Australia non è Londra. Non parti e torni con 2 ore di volo. Non è dietro casa. Non c’è nemmeno l’inglese della regina che tutti abbiamo studiato a scuola. Sei esattamente dall’altro capo del mondo. Da solo.

In 11 mesi ho cambiato 14 lavori. Non potevo permettermi di essere “choosy” come dice la Fornero quindi ho fatto il cameriere in 5 ristoranti diversi, ho guidato un trattore, ho montato fiere, ho fatto l’operaio, il contadino, ho raccolto broccoli, lattuga, e mele. Sinceramente fatico anche a ricordarmi tutti gli impieghi occasionali che ho avuto. Cambiare lavoro è inaspettatamente facile e all’ordine del giorno in un’economia non stagnante.

Alla fine, dopo mesi di tentativi, di mail, dopo decine e decine di contatti sono riuscito a tornare a fare il mio lavoro. Dopo 8 mesi dal giorno in cui sono atterrato a Melbourne, sono entrato come Copywriter e videomaker freelance in una startup di Sydney.

I miei due capi attualmente hanno ventisei e ventinove anni. Uno dei clienti per il quale ho lavorato come freelance ne ha ventuno e capacità ben distanti da quelle che ho visto qui in Italia. Finalmente sento che da qualche parte, nascosta nel mio futuro, c’è una speranza.

Ma tutto questo non voleva essere un’autobiografia del mio ultimo anno. La mia storia voleva essere un invito. Un invito a quei creativi italiani che hanno avuto la mia stessa idea ma alla fine per una ragione o per l’altra, non l’ hanno seguita.

Partite. Scappate. Andate il più lontano possibile. Cambiate lavoro. Perdetevi. Aprite gli orizzonti. Imparate altre lingue. Conoscete altre culture.

Innamoratevi.

Non lasciate che la vostra creatività si assopisca sotto anni di routine e brief ripetitivi. Difendete le vostre idee, mettetele in valigia e portatele dove possono crescere. Affidatele a qualcuno che crede nei giovani invece che a qualcuno che le ricicla per i vecchi.

Se riuscite ancora a creare idee in una realtà fatta di preoccupazioni, stenti, e “No” recidivi, figuratevi cosa può regalarvi un’isola che non c’è.

Andate dove è ancora permesso pensare in grande, sognare in grande. Non dico che sarà facile, ma lo sarà sicuramente più che in Italia. Siamo una generazione a cui non è stata data una scelta. La scelta dobbiamo crearcela.

Lacio Drom

M.

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