Il Padiglione assoluto.


C’è un padiglione alla Biennale di Venezia quest’anno che non si vede. O meglio: si vede pochissimo, perché è nascosto in una viuzza appena fuori dalla stazione dei treni di Santa Lucia, uno di quegli angoli che a Venezia si attraversano distrattamente. È il Padiglione della Santa Sede: ‘L’Orecchio è l’Occhio dell’Anima’ curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers e si trova dentro il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, un’oasi verde del Seicento che i frati custodiscono ancora oggi. Una scelta che acquista un senso profondo se la si legge dentro il tema di questa 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, ‘In Minor Keys’, pensato dalla curatrice Koyo Kouoh e rimasto intatto nella sua interpretazione nonostante la scomparsa improvvisa qualche mese fa della Kouoh. Un titolo che ha origine dalla musica e allude alle tonalità minori che sono quel registro dove malinconia e dolore convivono: un invito esplicito ad ‘ascoltare i segnali persistenti della terra e della vita’. Ecco perché, tra tutti i padiglioni della Biennale, quello della Santa Sede mi è apparso l’unico che davvero interpreta questo tema invece di limitarsi a rappresentarlo, infatti non ce lo racconta o mostra ma ce lo fa ascoltare. Ogni mostra, ogni opera, ogni angolo della Biennale è pensato anche per essere fotografato, condiviso, consumato con gli occhi in pochi secondi, il Giardino Mistico fa esattamente il contrario: all’entrata ti consegnano delle cuffie speciali da indossare e ti invitano a camminare e perderti nei percorsi del giardino. Diverse persone hanno chiuso gli occhi e in un mondo che ci vuole sempre vigili e sempre visibili, è un gesto radicale: perché quando smetti di guardare fuori, cominci a guardare dentro. È questo il vero cuore del progetto pensato dai curatori, non uno spettacolo ma un cammino verso l’interiorità. Il percorso nel giardino – tra le sette aiuole che scandiscono le tappe della preghiera contemplativa, fino alla piccola cappella dove ti aspetta la voce di Patti Smith – è una discesa dentro se stessi. Ogni suono che ascolti ti allontana dal mondo esterno e ti riporta a una domanda semplice e dimenticata: cosa sento, davvero, quando nessuno mi guarda e io non guardo nessuno? E non è un caso che questa discesa avvenga camminando in mezzo al verde. Perché quale percorso migliore poteva offrirci il Vaticano, se non una camminata dentro il dono più alto che Dio ci ha fatto – comunque la si pensi al riguardo – cioè la natura stessa? Un sensibile amico e colto gallerista un giorno mi disse che non si dovrebbe mai dipingere la natura perché solo Dio sa come rappresentarla e ci ha già donato l’esperienza della Natura: qualunque rappresentazione, per quanto abile, resterebbe lontanissima dalla sua bellezza. La natura allora non si può contenere in un’immagine perché è già essa stessa il contenuto assoluto, l’origine a cui ogni forma d’arte, volente o nolente, può solo alludere. Ecco perché il gesto più intelligente, qui, non è stato dipingerla né fotografarla, ma lasciarla parlare: il giardino stesso diventa voce, e nessun pennello avrebbe potuto renderlo con altrettanta verità. Il giardino, dove il Padiglione del Vaticano prende vita in questa Biennale 2026, non è scenografia ma è esso stesso autore insieme agli artisti presenti come Brian Eno, Caterina Barbieri, Kali Malone, Devonté Hynes, Holly Herndon e Mat Dryhurst, Laraaji e le monache dell’Abbazia di Bingen. Fotografare questo padiglione è del tutto irrilevante. Non c’è nulla da immortalare, perché nessuna fotografia può rappresentare il silenzio o il riverbero o la risonanza che quell’esperienza lascia dopo che le cuffie sono state riposte. Il contrasto con altri padiglioni non potrebbe essere più netto, basta attraversare i Giardini per arrivare al Padiglione dell’Austria, probabilmente il più instagrammabile dell’intera edizione: Florentina Holzinger, con ‘Seaworld Venice’, ha issato su una gru all’ingresso una campana da chiesa recuperata dalla laguna, e ogni ora una performer completamente nuda si arrampica al suo interno, si lascia pendere a testa in giù e usa il proprio corpo come batacchio, dando vita a un rintocco umano che dura quattro minuti. È una biennale decisamente controversa e polarizzante a partire dal suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco, che è finito al centro delle polemiche per aver difeso la presenza del padiglione russo contro le richieste di esclusione, arrivando a parlare di ‘fanta-giurisprudenza’ e cultura della cancellazione. Nel discorso inaugurale ha scelto parole nette: ‘Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva’, ha detto, rivendicando l’autonomia della Fondazione e invitando tutti a non trasformare la Biennale in un tribunale. L’arte, giustamente, non deve avere passaporti. In una Biennale allora che grida, che pretende una presa di posizione su tutto e subito perché la politica ha invaso anche i padiglioni dell’arte, forse l’unico spazio ancora libero è proprio il silenzio: preciso e non negoziabile. Ma assoluto. E qui mi viene in mente il Cardinale José Tolentino de Mendonça, che da anni porta avanti in Vaticano un lavoro culturale di rara intelligenza, capace di far dialogare la fede con l’arte contemporanea senza mai tradire né l’una né l’altra. Non è un caso che proprio la Santa Sede, oggi, invece di rincorrere lo spettacolo visivo di cui la Biennale è già sazia, scelga la via più difficile e più vera: quella dell’ascolto dentro un giardino bucolico e antico di Venezia. Come ha scritto Papa Leone XIV recentemente nella sua prima bellissima enciclica Magnifica Humanitas, ‘la logica dell’algoritmo tende a ripetere ciò che funziona’, ma l’arte apre a ciò che è possibile e non tutto dev’essere immediato o prevedibile. Ecco perché questo padiglione, che non fotograferai, resterà forse il più memorabile di questa Biennale perché in fondo ti ha solo chiesto di ascoltare. E ascoltare in silenzio è l’unico modo che abbiamo per tornare a vedere. Noi stessi.

——————————————————————————————————–
INFO | Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi Cannaregio 54
Qui per prenotare: https://www.coopculture.it/it/eventi/evento/lorecchio-e-locchio-dellanima/
https://www.dce.va/it/news/2026/padiglione-della-santa-sede-a-venezia.html
Tags: featured
