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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S1 E3/12)

Il Calcio, l’infanzia, il basket, le cortesie, le audaci imprese io canto — YouTube Ads Trends, Orlando Furioso 2.0.

Un’epica cavalcata (Wagner: ora) attraverso i migliori 5 YouTube Ads di maggio. Il terzo appuntamento mensile di #ytali con il nostro partner Google, più che ad Orlando, strizza l’occhio ad Angelica: Paola Grecuzzo, direttore creativo Erremme Associati, ce li canta con tocco femminile (ci voleva, no?).

La classifica italiana delle pubblicità più popolari su YouTube come specchio delle dinamiche sociali. La maggiore piattaforma di sharing come nuova voce epica delle generazioni (o, quantomeno, di una certa generazione).

ἕπος significa “parola”, ed in senso più ampio “racconto”.
Con il suo linguaggio specifico, ritmo veloce e narrazione “mordi e fuggi”, questa nuova epica contemporanea ugualmente rappresenta e racconta l’identità di un momento storico.

Maggio 2014: la TOP 5 è all’insegna dello sport: 2 posizioni sono occupate da spot legati al mondo del calcio (Birra Cristal, sponsor della Nazionale cilena, e Coca-Cola con le sue Fair Play Machines), una dallo spot della Turkish Airlines, sponsor ufficiale dell’Euroleague.
Dite che il clima pre-Brazil 2014 c’entra qualcosa?

#ChileMeteMiedo
Il Cile mette paura, questo l’hashtag lanciato per lo spot della birra Cristal, sponsor della Nazionale cilena ai mondiali. Scene cult del genere horror con attori d’eccezione: i calciatori della Nazionale che come fantasmi appaiono in diverse città del mondo davanti a persone terrorizzate. Da segnalare due chicche di Arturo Vidal: il numero 8 bianconero fa il suo esordio sulle scene terrorizzado gli spettatori mentre esce da uno schermo in pieno stile The Ring, poi riappare nel bel mezzo di una bufera davanti ad un’auto rimasta in panne.
Colpisce nel segno!


La prima volta, il mondo scoperto dai bambini
Save The Children Italia fa sorridere, intenerisce, commuove, fa riflettere senza scadere nella meccanica del senso di colpa, primo inibitore di call to action per tante campagne sociali. Mentre le emozioni lasciano spazio ai dati, fotografie di uno stato drammatico, la comunicazione scivola su un taglio linguistico secco e diretto che non indugia sulla pars destruens e approda direttamente alla pars construens: Illuminiamo il Futuro è la campagna di sensibilizzazione che invita a sostenere i Punti Luce, spazi Save The Children nati per dare ai bambini opportunità e speranza.
Lo spunto iniziale ricorda la campagna Eastpack dello scorso anno (“When was the last time you did some thing for the first time?”) ma la resa stilistica e la perfetta armonia dei pesi e dei toni ne fanno un gioiellino di comunicazione sociale.

Turkish Airlines Euroleague Epic Pool Dunk
Il più epico dunk in piscina della storia è stato diffuso dalla Turkish Airlines, compagnia aerea di bandiera della Turchia, sull’ondata di pool dunks che hanno spopolato Vine e YouTube nell’ultimo anno e mezzo: oltre 2 milioni di visualizzazioni nei soli primi 5 giorni  per i campioni dell’Euroleague (di cui la Turkish Airlines è lo sponsor ufficiale). Nel video i cestisti Shawn James (Maccabi Tel Aviv), Kyle Hines (CSKA Mosca), Robin Benzing (Bayern Monaco) e Sergio Rodriguez (Real Madrid).
Per celebrare l’arrivo della Turkish Airlines Euroleague Final Four a Milano, la compagnia, già sul podio per lo “Spot con personaggi celebri più virale” agli Advertising Age Viral Video Awards 2014 con Kobe contro Messi: la gara dei selfie (numero 1 della Cannes to Cannes YouTube Ads Leaderboard 2014, ndr) ha filmato con la regia di di Mitch Stratten (agenzia CP+B) un piano sequenza di sincronismi incredibili (il backstage garantisce la mancanza di aiuti in post-produzione!).

Coca-Cola Fair Play Machines — #ShareTheDerby
Vivi e lascia condividere: con una mossa furba, azzeccata, e una realizzazione eccellente, Coca-Cola si accaparra la rivendicazione del fair play sportivo raccogliendo (meritatissimi) consensi unanimi.
Le azioni non convenzionali premiano le idee sagaci e così il pensiero strategico innesca un processo di democratizzazione del marketing: se il brand si fa portatore di valori universali, diventiamo tutti testimonial del brand.
È da questi particolari che si giudica un giocatore okay – ma anche un tifoso, eh ; )

Castrol EDGE Titanium Strong Blackout
Una sfida spettacolare, la prima di una serie che Castrol ha organizzato per pubblicizzare il lubrificante Castrol EDGE Titanium FST, olio per motori di ultima generazione, capaci di sviluppare al loro interno pressioni enormi. Augusto Farfus, della BMW DTM Castrol EDGE; Adrian Zaugg, collaudatore della Lamborghini; Mike Rockenfeller, vincitore con Audi del campionato DTM 2013, e Ken Block (Ford Fiesta ST RX43) si affrontano in una corsa contro il tempo lungo un circuito completamente buio attraversato da raggi di luce per la prima prova del Titanium Trail. Il percorso è strutturato per testare la resistenza dei piloti, delle auto e del Castrol EDGE potenziato con Titanio.
Solo al buio si vedon le stelle, no?

Paola Grecuzzo


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Google & ADCI : Cannes to Cannes YouTube Ads Leaderboard 2014

Un brand poco conosciuto, fino a due anni fa. Un paese poco conosciuto creativamente, almeno fino ad ora.  Due testimonial che tutti conoscono.

Per raccontare la speciale classifica annuale stilata da Google in occasione dei Cannes Lions, abbiamo il piacere di ospitare un leone della creatività italiana: Mizio Ratti, direttore creativo e fondatore di Enfants Terribles (MIlano), nonché uno dei pochi direttori creativi esecutivi italiani che si divide fra atl e digital. È capo redattore di ebolaind l’app che raccoglie le migliori case histories di comunicazione al mondo. È stato consigliere ADCI finché ha avuto consigli da dare, ma da febbraio ha scelto il pop come filosofia di vita.

Bei tempi quelli in cui l’unica classifica che conoscevamo era quella del SuperTeleGattone di Tv Sorrisi e Canzoni. Oggi c’è una classifica per tutto, manca solo la classifica delle classifiche inutili. Forse.
Per fortuna quella che sto per commentare è una delle più interessanti in circolazione, almeno per chi fa questo mestiere. Vi spiego il perché.

Cannes to Cannes YouTube Ads Leaderboard mette in fila i 10 video pubblicitari più apprezzati, a livello mondiale, nel periodo che va da marzo 2013 ad aprile 2014. Cannes to Cannes, appunto.
È una classifica determinata dai comportamenti e dalle interazioni dell’utente, non si limita cioè a contare il numero delle visualizzazioni ma valuta tra le altre cose la percentuale tra visualizzazioni organiche e quelle a pagamento.

Un nerd digital direbbe che è la classifica più User Centered che esista, un creativo 1.0 che è quella che rispecchia più fedelmente i gusti dei nipoti della casalinga di Voghera, mentre io dico che è il tripudio del Pop, nel senso migliore del termine: in questo caso il giudizio di valore non viene espresso dagli addetti al settore, ma dal più vasto sentimento popolare. Studiare questa classifica significa scoprire i gusti delle persone, e interpretare le loro preferenze significa diventare comunicatori migliori (poi non dite che ve l’ho detto, eh).

Cornetto – Keyfi Yolunda, Aski Sonunda.
L’evidente dimostrazione che la globalizzazione non è ancora riuscita ad amalgamare i gusti delle 7 miliardi di persone che abitano questo peculiare mondo.
Per un italiano, infatti, è molto difficile spiegare il motivo per cui questo film turco abbia fatto più di 30 milioni di visualizzazioni (la maggior parte delle quali in Turchia), così come per un inglese è difficile capire il successo dei neomelodici in Italia. Questo film in realtà è un video musicale del famoso cantante (famoso sempre in Turchia, naturalmente) Yalin. A parte questo, è interessante scoprire che la Turchia quest’anno ha due film in questa classifica, il primo e il decimo, e che questo video è stato il quinto commercial più condiviso al mondo nei social network nel 2013 (quasi 3 milioni di condivisioni su Facebook e Twitter).

Save The Children – Most shocking second a day video.
Nei film sociali si utilizzano sempre i soliti paradigmi: o si prova a suscitare la compassione nelle persone oppure si cerca di traumatizzare lo spettatore. Questo è un raro e bell’esempio di come innescare un efficiente processo identificativo.

Google Zeltgeist – Here’s to 2013.
Il secondo video antologico del gruppo.
Un’idea semplice che funziona sempre.
Non rimane che godersi questo minuto e mezzo.

Pantene – Labels Against Women.
Dalle Filippine arriva questo film che affronta in maniera intelligente gli stereotipi di genere.
Da qualche anno a questa parte le multinazionali hanno iniziato a comunicare toccando i sentimenti reali delle persone. Ha iniziato Unilever con gli imperdibili film di Dove (l’anno scorso Dove “Sketches” era in testa a questa stessa classifica), ha proseguito P&G con capolavori come Thank you Mom”, fino ad arrivare a questo di Pantene.

Nike – Winner Stays.
Questo film spiega, nel migliore dei modi, perché quando a un creativo di Portland dici che c’è da fare un viral lui è disposto a ripudiare i figli pur di lavorarci, mentre a uno di Milano viene l’ulcera perché si vede con una Canon 5D al parco di Trenno. Nike merita un posto nel paradiso dei brand per tanti motivi, ma nello specifico perché è stato il primo ad aver capito l’importanza della produzione anche nei video veicolati nel web, il primo ad aver capito che gli utenti ormai sono abituati a un certo tipo di qualità di riprese e che i video finto rubati che fanno tanto viral piacciono solo agli uomini di marketing con dipendenza da Microsoft Excel. Nel 2010, in occasione dei mondiali in Sudafrica, Nike cambiò il suo approccio ai media lanciando il suo film “Write the Future” prima in rete e poi in televisione. Da allora sono cambiate le regole del gioco. “Winner Stays” è uno degli ormai numerosi epigoni di “Write the Future”: stessa super produzione, stessi super campioni, stessa super agenzia… a volerla dire tutta non è proprio super originale, ma il suo sporco mestiere lo fa ugualmente portando a casa oltre 78 milioni di visualizzazioni in meno di due mesi. C’è da considerare infatti che è il più recente fra quelli entrati in classifica. Peccato solo che Cannes to Cannes sia uscita adesso: sarebbero bastate un paio di settimane ancora per vedere tra questi dieci il vero blockbuster Nike di quest’anno, “The Last Game”, che in una sola settimana ha fatto già più di 44 milioni di visualizzazioni. Ma di certo lo ritroveremo in Cannes to Cannes 2015.

Budweiser – Puppy Love.
Nella classifica dei film più virali di tutti i tempi al SuperBowl, il brand con il maggior numero di film è Budweiser. Non stupisce quindi il fatto che Puppy Love sia l’unico reduce del SuperBowl XLVIII in questa classifica.
Se proprio vogliamo stupirci di qualcosa, semmai, è di quanto piaccia la retorica agli americani. Manca solo la bandiera stelle e strisce nell’inquadratura finale e poi c’è tutto.

Volvo Trucks – The Epic Split.
Un video a metà fra lo stunt e il commercial, che miscela alla perfezione gli ingredienti necessari per una comunicazione efficace: la performance del prodotto unita all’originalità e all’intrattenimento. Un film che una volta tanto concilia anche la critica e il pubblico. È infatti l’unico di questa classifica presente anche in Cannes 2014 Sweepstakes di Gunn Report. Traduzione: “Epic Split” farà molto bene anche questa settimana ai Cannes Lions. Nel frattempo, però, l’agenzia svedese Forsman & Bodenfors può godersi già alcuni incredibili risultati: è riuscita a resuscitare la carriera di Jean-Claude Van Damme, è riuscita a farci ascoltare Enya per un minuto e sedici secondi, è riuscita ad aumentare le vendite di Volvo Trucks in novembre del 31% (fonte Wall Street Journal). Inoltre Contagious scrive che con le sue 100 milioni di visualizzazioni in soli 38 giorni (73 milioni delle quali su Youtube), “Epic Split”  è diventato il film di automotive più virale di sempre, superando addirittura in viralità “The Force” di Volkswagen.

Wren – First Kiss.
Al terzo posto con quasi 85 milioni di visualizzazioni troviamo “First Kiss”. È un video che abbiamo incrociato sulle bacheca di tutti i nostri amici. Poi abbiamo scoperto che si trattava di un’operazione pubblicitaria, ma ha continuato a piacerci. Non mi viene in mente niente di sagace da scrivere a proposito di questo film, che significa che è davvero emozionante. Sicuramente il più emozionante dei dieci.

YouTube – YouTube Rewind: What does 2013 says?
Il primo dei due video antologici in classifica è quello di YouTube, e non c’è da stupirsi: se non lo sa YouTube cosa piace agli utenti di Youtube, allora chi lo sa? Ma l’interesse in questo caso viene catturato da due aspetti. Il primo è che un video del genere viene considerato pubblicitario dallo stesso YouTube, e quindi più che celebrativo bisogna considerarlo come un modo per stimolare gli utenti a caricare e vedere sempre più contenuti. Il secondo aspetto interessante sta nella scelta di non aver fatto un semplice montaggio dei video, ma di aver prodotto invece delle clip ispirate agli stessi. In sintesi, delle citazioni da indovinare. Anche i community manager dell’ultima ora possono capire che questa dinamica rappresenta un’ottima call to action, e infatti l’interazione ha funzionato: il numero dei commenti a questo video è dieci volte superiore a quello tutti gli altri.

Turkish Airlines – Kobe vs Messi.
Metti insieme due fra gli sportivi più noti al mondo, Kobe e Messi, aggiungi a questi il fenomeno sociologico degli ultimi due anni, il selfie. Risultato: quasi 138 milioni di visualizzazioni. Detta così sembra facile, anche perché agli ingredienti per la viralità mancano solo un paio di teneri gattini, ma non va sottovalutato il fatto che nel giro di soli due anni Turkish Airline è passato da essere sconosciuto ai più a uno dei brand più virali in assoluto. Sempre di Turkish Airline, infatti, è il secondo posto nella Cannes to Cannes dell’anno scorso con il film “Legends on board”, che ha rappresentato anche l’esordio di Kobe e Messi come ambassador (per chi se lo stesse chiedendo, ambassador vuol dire la stessa identica cosa di testimonial, ma ambassador fa molto più cool). A Turkish Airline va riconosciuto il merito di averci creduto ma soprattutto di aver fatto scelte coraggiose e intelligenti: dopo l’esperienza dell’anno scorso hanno scelto un’agenzia creativa di assoluta eccellenza, Crispin Porter + Bogusky, e hanno investito molto di più nella produzione. La differenza tra il secondo e il primo posto è tutta lì.

Per concludere, ecco alcune statistiche che renderanno felici i nostri affezionati lettori aspergeriani (ciao Gianni Lombardi, come stai?): ogni pubblicità presente in classifica dura almeno un minuto ma la durata media delle visualizzazioni delle 10 pubblicità è stata di un minuto e ventinove. Se ciò non bastasse, sappiate che le visualizzazioni totali di questi dieci film ammontano a 620 milioni per un totale di ben 924 milioni di minuti, che approsimativamente corrispondono all’età di Massimo Guastini.

Mizio Ratti


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Numb3r5 – Global YouTube Audience Study, Italy 2013

Google pubblica i numeri dell’audience di YouTube in Italia. Voi, se volete, con un’operazione di Ascii Art platonica ( ! ), potete ricavarne i volti.

Ho sempre preferito Aristotele a Platone. Che in filosofia è come dire: o Beatles o Rolling Stones. Tuttavia c’è un aspetto di Platone, che emerge per esempio nel Timeo, che mi è rimasto e faccio fatica a cancellare, per la semplice ragione che trova riscontro costante in molte esperienze comuni, per esempio quella professionale: la matematica è lo strumento necessario a passare dal piano della realtà quotidiana al piano della certezza scientifica. È la sintassi del mondo.

Ed ora, con un’operazione 2×1, consumando solo il 50% dei sei gradi di separazione disponibili per collegare qualsiasi cosa a un’altra, da Platone, passando per la matematica (il numero, l’aspetto quantitativo delle cose), arrivo a YouTube: la fotografia dell’audience delineata dalle numeriche di Google è, prima che interessante, utile. Scientificamente utile.
Utile soprattutto ai creativi, che possono così sostanziare con un grano di scienza la propria ispirazione — se mai un loro account ne sentisse la necessità ; ) Ma anche utile agli strategist, agli architetti di sistemi, ai coder che oggi (finalmente) popolano le file Adci.

Queste quantità regalano fondamento oggettivo alla nostra qualità, perché garantiscono il risultato, o almeno la sensatezza di un’idea, di una strategia, di un approccio, di una scelta. Ed è sul risultato, oggi più che mai (la Digital Age non è più il futuro, ma uno splendido quanto complesso presente), che costruiamo una relazione duratura con i brand che interpretiamo attraverso la nostra arte — la nostra Tèchne (Τέχνη), come l’avrebbe chiamata Platone.

Dieci chart, dieci fotografie di un’audience (anche le dida sono di Google). Non… vi sentite fortunati? (cit.)

ES

Watch movies in theaters : 40% | Attend live events: 21% | Dine out in restaurants: 60%

Go back and forth among different devices: 31%
Feel disconnected not having an internet enabled device available: 42%

YouTube users:
Buy electronics, gadgets, or other devices: 24%
Buy/Download digital music, movies, or books: 38%
Buy/Download apps for your smartphone or tablet: 60%

Non users:
Buy electronics, gadgets, or other devices 6%
Buy/Download digital music, movies, or books 9%
Buy/Download apps for your smartphone or tablet 33%

Rate products, services or restaurants online: 46%
First to try new products: 37%
Give advices to others: 48%
Tell others about beloved brands: 63%


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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S1 E2/12)

Il supereroe, l’eroe quotidiano, un Diesel spompato, e Nike intanto piazza il double – Pressure Shapes Legends.

Il secondo episodio di #ytali lo commenta Federico Russo, direttore creativo di Metaphora – Alphaomega Group (Roma).

La classifica delle pubblicità più popolari su YouTube in Italia nel mese di aprile vede Nike leader indiscusso con ben due soggetti della stessa campagna Risk Everything. Seguono un filmato per Diesel, un film tailandese per Thai Life Insurance e quello che è diventato ormai un classico contemporaneo, uno spin-off della campagna Baby&me di Evian.

Spider-Man – The Amazing Baby & me 2
EvianBabies
Agenzia creativa: Betc Paris
Centro media: Mec

La campagna originale “Baby&me” con il suo primo soggetto ha vinto un Film Silver Lion e un Film Craft Silver Lion nel 2013 e toccato quasi quota 90 milioni di views su YouTube, 130 milioni su tutte le piattaforme secondo Filip Nilsson, il direttore creativo esecutivo dell’agenzia BETC Paris, autrice dello spot (fonte). Era inevitabile che uno spin-off raggiungesse immediatamente il successo virale. Stavolta il protagonista che vede se stesso da bambino riflesso su uno specchio è Peter Parker nei panni di Spider Man. Per la campagna sono state realizzate 5000 bottiglie da collezione e creatività sui social network Instagram, Twitter, Facebook e Pinterest con l’hashtag #evianSpiderMan.
La colonna sonora è “Here comes the Hotstepper – Evian remix”, di Yuksek, supervisionata da BETC Music dal direttore creativo Christophe Caurret. (fonte).
Il successo della campagna è cominciato nel 1998 con lo spot Water Babies ed è proseguito con Roller Babies nel 2009. Anche se, a quanto pare, non sempre il successo virale è sinonimo di successo commerciale. Probabilmente troppa popolarità non fa bene a un brand premium, come sostengono Business Insider e Daily Mail.

Unsung Hero
thailifechannel
Agenzia creativa: Ogilvy Bangkok
Centro media: Ogilvy

La pubblicità tailandese da una decina di anni a questa parte riserva delle belle sorprese ed è riuscita spesso ad imporsi a Cannes come una delle più all’avanguardia in termini creativi. Per rimanere in tema con lo spot in classifica, ricordiamo ad esempio la campagna di Bangkok Insurance, che ha vinto il Gold Lion for the Campaign 2006, regia del visionario Thanonchai Sornsriwichai.
Recentemente la creatività tailandese, quanto meno quella che in questo periodo è più virale, ha dato una sterzata creativa in tutt’altra direzione, facendo dello storytelling il suo cavallo di battaglia. Ecco quindi un prodotto creativo ben confezionato da Ogilvy Bangkok – regia sempre di Thanonchai Sornsriwichai – che ci racconta la storia di un ragazzo che aiuta gli altri con generosità senza aspettarsi nulla in cambio, se non per il piacere di fare del bene. Un eroe non celebrato, come recita il titolo “Unsung Hero”. Per chi ama il genere, consigliamo la visione di un’altra campagna tailandese bella e strappalacrime per Wacoal “My Beautiful Woman”.
La creatività tailandese resterà comunque nella nostra memoria per spot di tutt’altro genere. Qui una bella, esaustiva e spassosissima selezione.

A-Z of Dance
DieselPlanet
Agenzia creativa: Diesel + i-D Diesel

Siamo distanti anni luce dal linguaggio pubblicitario che, con autoironia e intelligenza, nel corso degli anni ’90 ha accompagnato Diesel al successo planetario, facendone il brand di abbigliamento più all’avanguardia al mondo in termini di creatività.
L’ultimo capitolo della Diesel di un tempo è stato la campagna Be Stupid, che ha chiuso un ciclo nel 2010. Si è aperto un nuovo corso che in questo commercial “A-Z Dance” vede protagonista un mondo di “coolness” più competitivo e che si prende forse troppo sul serio – “troppo” in relazione a come il brand ci aveva abituato – mostrando una serie dei balli più in voga del momento, dal krumping al twerking, dalla rumba al bangra. Ogni stile si riferisce a una lettera dell’alfabeto, reiterando il concetto che il modo in cui il corpo si muove rappresenta un linguaggio e uno strumento per esprimere se stessi. Ovviamente tutti i protagonisti indossano i nuovi Jogg jeans Diesel, probabilmente il jeans più confortevole mai realizzato dal brand italiano.
Il video è stato creato grazie a una collaborazione i-D/Diesel e diretto da Jacob Sutton, è ambientato a Los Angeles e vede protagoniste alcune star della pop dance: Nicole ‘The Pole’ Williams, Levanna McLean e il Twerk Team Atlanta, Mizz Twerksum e Lady Luscious. La campagna è stata pensata anche in chiave crowdsourcing e invita gli appassionati del genere a caricare i propri video con le proprie performance sulle piattaforme social – usando gli hashtag #joggjeans e #iDdance – per diventare le star dei nuovi video.
La campagna non emerge in termini di innovazione: c’è un precedente illustre del brand Puma, con il progetto Puma Dance Dictionary. Lo stile disincantato, magico ed esilarante della Diesel di un tempo fa sentire la propria mancanza e dà la percezione di un brand che ha drasticamente cambiato il proprio DNA per percorrere strade già battute e linguaggi già esplorati.

Risk Everything. Cristiano Ronaldo, Neymar Jr. & Wayne Rooney
NikeFootball
Agenzia creativa: Wieden+Kennedy Portland
Centro media: Mindshare

La campagna Write The Future già nel 2010, in occasione del mondiale in Sud Africa, introduceva in comunicazione il lato psicologico delle star del calcio che, nei momenti decisivi della loro carriera – come i mondiali – si trovano a combattere con la paura di non riuscire ad attendere ed a superare le aspettative. Risk Everything è una variazione sul tema e ci mostra Cristiano Ronaldo, Neymar Jr. e Wayne Rooney nei momenti che precedono la loro discesa in campo.
Uno speaker sportivo pone delle questioni: riuscirà Wayne Rooney a fare il suo primo goal in un mondiale? Può Neymar diventare una leggenda con il numero 10? È all’altezza di questa maglia così importante? Chi altri se non Ronaldo può trascinare il Portogallo alla vittoria? Domande che pesano come macigni sulla psiche dei giocatori che però proprio sull’incertezza e sul rischio hanno costruito la loro carriera e il loro successo. Come recita il copy “Pressure Shapes Legends”, le leggende prendono forma nei momenti decisivi. A differenza di “Write The Future”, in questo spot la comunicazione Nike non è spiritosa e si presenta più cupa e intimista. Un tono che è stato stemperato nel prosieguo della campagna con “Winner Stays”, che trovate di seguito, in prima posizione.
La regia stavolta è di una stella nel firmamento del mondo pubblicitario: Jonathan Glazer, che da quasi vent’anni ci delizia con i suoi capolavori. In molti ricorderanno i suoi spot entrati nella storia, tra questi segnaliamo Nike Guerrilla Tennis, l’insuperabile Guinness Surfer, Levi’s Strauss Odissey e Sony Bravia Paint. Ma la lista è parziale e non è esaustiva. Quest’anno quasi sicuramente lo vedremo ancora protagonista a Cannes sia con il commercial Nike di cui sopra, che con il bellissimo Audi “The Ring”.

Winner Stays. ft. Ronaldo, Neymar Jr., Rooney, Ibrahimović, Iniesta & more
NikeFootball
Agenzia creativa: Wieden+Kennedy Portland
Centro media: Mindshare

La comunicazione di Nike Football si fa sempre più spettacolare, forte quest’anno della creatività di Wieden+Kennedy Portland, gli autori, fra le altre, della campagna Nike – Find Your Greatness, pluripremiata a Cannes 2013 (Jogger è probabilmente il soggetto più interessante della campagna). La regia di Ringan Ledwidge, il regista con cui ogni creativo vorrebbe lavorare*, ci porta in un campo di calcio di periferia dove due squadre di amici si affrontano in un match via via sempre più spettacolare. L’immaginazione dei ragazzi che sognano di essere le loro star preferite del calcio si tramuta in realtà: mentre giocano, i ragazzi si trasformano in Cristiano Ronaldo, Neymar Jr., Wayne Rooney, Zlatan Ibrahimović, Gerard Piqué, Gonzalo Higuaín, Mario Götze, Andrés Iniesta, David Luiz, Tim HowardEden Hazard e Thiago Silva, nel massimo della loro forma fisica e della loro capacità di fare i trick calcistici più incredibili. Nel sogno torna un pezzo di realtà nel momento finale del rigore decisivo: Cristiano Ronaldo viene letteralmente scansato da uno dei ragazzini che vuole prendersi l’onere del tiro che può riportare la partita in parità. Il ragazzo segna e avvalora con il suo gesto il claim finale: Risk Everything, perché nel calcio, come nella vita, se non sai prenderti le tue responsabilità e non sei disposto a correre dei rischi, non vai da nessuna parte.
La campagna si pone in continuità con la creatività di “My Time Is Now” di Wieden+Kennedy London, spot vincitore lo scorso anno di un Cannes Silver Lion nella categoria Film, e con quella di “Write The Future” di Wieden+Kennedy Amsterdam, vincitore del Cannes Film Grand Prix 2011.

*Ringan Ledwidge è il regista di alcune campagne passate alla storia, come Three Little Pigs di The Guardian/Grand Clio 2013, Puma After Hours / Film Craft Grand Prix Winner 2011, e Lynx Getting Dressed / Cannes Gold Lion 2004 solo per citarne alcuni.

Federico Russo

***
Ricordiamo che la classifica #ytali non si limita alle view assolute, bensì viene determinata da Google utilizzando alcuni dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni nel nostro Paese, la percentuale di visualizzazione di ciascuna pubblicità e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.


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Google & ADCI : YouTube Ads Leaderboard Italia (#ytali S1 E1/12)

La guerra, lo smartphone, la Play, il calcio e un’idea sexy per la cura della nomofobia – YouTube killed the tv ads.

ADCI inaugura una partnership con Google Italia. Bel colpo, no? ; )
Per il nostro blog, contenuti freschi e spunti di riflessione. In primis, questa video-chart mensile che mette in fila i primi 5 YouTube ads in Italia. Questa chart ci dà il polso, lo stato dell’arte, l’indice di gradimento del lavoro nostro e dei nostri colleghi, calcolato da Google (il primo search engine del mondo, ma che ve lo dico a fare?) sugli algoritmi del… secondo motore di ricerca dopo Google (#sapevatelo).
Video ads in salsa top-chart: un classico della generazione MTV, che da oggi fa coppia di fatto con i contenuti della maggiore piattaforma di condivisione video attualmente sul web – se poi YouTube, in quanto ecosistema, non sia anche già la maggiore piattaforma di condivisione e fruizione di cultura (quantomeno nella sua versione fast-food e certamente nella sua accezione più ampia) per la nostra società video-onnivora, e dunque uno dei media preferibili anche per raccontare storie di brand che vogliano andare oltre il tradizionale commercial, magari è una riflessione che lasciamo ai vostri commenti.

E dunque sia: YouTube Ads Leaderboard Italia, Stagione 1, Episodio 1/12.
Cinque video diversissimi sono stati in vetta alla classifica delle pubblicità più popolari su YouTube, in Italia, nel mese di marzo.

Apre la classifica, al quinto posto, il video di Durex per la Earth Hour 2014. È suggestivo, ironico da sorrisetto traverso, e insieme fastidiosamente “vero”. È tra una seduta di autoanalisi indiretta (non so se esiste, ma ci sta: vedere per credere) e un percorso di redenzione dalla psicopatologia più diffusa del West (dell’Occidente, okay), la nomofobia. Che non è la paura del nòmos, ovvero della legge, ma più prosaicamente del no-mobile: restare disconnessi, trovarci senza smartphone, genera panico in più della metà di noi; questo è.
Associato a #TurnOffToTurnOn, un hashtag di bel grip, che oggi è l’unico vero modo di far funzionare in modalità integrata una call-to-action, il clip Durex (creato da TMW London) propone una soluzione decisamente sexy, in linea con la propria… mission.
Inter nos: guardate il video e sappiatemi dire – tutta la storia può sembrare una soluzione “di sponda” per arrivare infine a quest’oretta di consapevolezza ambientale con la luce spenta, tuttavia, in fondo, rispetta alla perfezione gli assi cartesiani di ogni campagna digital-based che si rispetti: engagement+utility. #TurnOffToTurnOn è una soluzione coinvolgente per trascorrere in modo utile (e green) la nostra Earth Hour.
Ah, visto che siamo su YouTube e la domanda nei commenti è sempre quella: la soundtrack è I can’t help myself di Fiona O’Kane.

Al quarto posto, un classico spot pubblicitario dedicato a Magista, le nuove scarpette di Nike che promettono di rivoluzionare il gioco del calcio grazie a un look mai visto prima e innovazioni tecnologiche hi-end.
Naturalmente, da questo clip, via YouTube Related Videos, si apre un mondo di video di taglio decisamente più web, destinato a crescere via via che le scarpette saranno diffuse sul mercato – dal focus/testimonianza del Nike Football Design Director Denis Dekovic sul nuovo paradigma introdotto con le Magista, al quasi minuto e mezzo di testimonianza-wow! della stella del Bayern Monaco FC (e della Nazionale tedesca) Mario Götze.
In tutta franchezza, le scarpette sono effettivamente rivoluzionarie (ove la bellezza è negli occhi di chi guarda – ndr), mentre il format e soprattutto gli stilemi Nike sono assolutamente l’opposto: sempre, distintamente, identitariamente se stessi. D’altronde, è qualche tempo che sentiamo dire che Content Is King” (il primo è stato Bill, nel 1996), quindi nessuno stupore se il colosso di Beaverton, Oregon sceglie la trasparenza relativa di una cornice “a giorno” per garantire massima rilevanza al prodotto, no?

Presenta i sacri crismi del viral il video al terzo posto in classifica (#statesereni, per stavolta no spoiler). È il primo di tre episodi in cui i ragazzi di The Pills raccontano la loro molto, molto peculiare Playstation experience, insieme al nuovo coinquilino/testimonial Alessandro Florenzi, nella vita (e nel clip) ottimo calciatore della AS Roma. Finale garantito.
The Pills
è un collettivo di autori comici romani i cui video, già cult su YouTube, sono sbarcati in tv, con la webserie omonima trasmessa prima da La3 e poi (seconda stagione) da Italia1.

Lo sperimentiamo ogni giorno, anzi ogni minuto: il sovraccarico d’informazione ha fatalmente generato una nuova specie di supporti informativi, il cui medium d’elezione è il video.
Non sorprende dunque che il secondo classificato sia un clip piuttosto didascalico di quasi 4 minuti, che illustra passo per passo le caratteristiche e le funzioni del Galaxy s5, il nuovo smartphone di casa SamsungDi fatto, si tratta di un bel depliant declinato in video: è molto chiaro, e sfrutta al meglio (lo testimonia la posizione in classifica) il plus di risultare molto più immediato e facilmente fruibile, ergo comunicativamente efficace, del suo cugino cartaceo. That’s it, se vi pare poco!

Il primo posto lo conquista (con merito, IMHO) il drammatico video della campagna “If Britain Was Like Syria” a sostegno della raccolta fondi di Save the Children UK.
Invece di mostrare le solite immagini di bambini annientati, in Paesi ormai devastati da anni di conflitti (in Siria sono 3 anni – ndr), immagini tanto toccanti quanto “distanti” dall’immediato quotidiano di un’audience occidentale che occorre tuttavia sensibilizzare, l’agenzia londinese Don’t Panic sceglie un approccio distopico e, direi, mobile-first (leggi: esperienziale). Il clip, montato con una tecnica à la “1 second everyday” (fortunatissima mobile app fondata su Kickstarter nel 2012) che regala una prospettiva first-person e dunque un impatto emozionale diretto, forte, mostra come sarebbe la non-vita dei bambini britannici (o dei nostri) se una guerra coinvolgesse direttamente il loro Paese. Un pugno nello stomaco, che ti mette al tappeto con logica aristotelica: Just because it isn’t happening here | doesn’t mean it isn’t happening.

Google ci informa che la classifica è stata determinata utilizzando alcuni dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni nel nostro Paese, la percentuale di visualizzazione di ciascuna pubblicità e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.

Commentate, socializzate, followate che vi passa – Alla prossima YouTube Ads Leaderboard Italia (per gli #amici: #ytali)!


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Al via il ciclo di appuntamenti Google dedicati ai soci ADCI

Prende il via giovedi 3 aprile alle 16:00 il ciclo di appuntamenti organizzati da Google per tutti i membri dell’ Art Directors Club Italiano. Sarà l’occasione per parlare di creatività e digitale e approfondire i temi più caldi e le sfide che si pongono per la industry.

Si parte con YouTube, il team di Google presenterà le potenzialità creative della piattaforma di video sharing attraverso casi di successo ed esempi pratici italiani e internazionali.

A seguire l’agenda dell’incontro:

- YouTube e lo scenario del video online

- Potenzialità creative di YouTube, esempi e best practices

- Advertising su YouTube

L’evento, seguito da un aperitivo, avrà luogo in via Leto Pomponio 3/5 Milano presso TBWA.

Vi aspettiamo numerosi!


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Red Bull, No Limits

Come fa notare il sempre preciso MauromanRed Bull Stratos non è poi tanto diverso da quello che faceva Sector No Limits una 15ina di anni fa con testimonial come Patrick de Gayardon, a parte che c’è Internet di mezzo.

E, in effetti, la presenza di Internet è tutta la differenza. Non solo come potenza di buzz, cosa di per sé non da poco, ma perché ha spostato l’accento della comunicazione di marca sui contenuti: sul content marketing, per fare felici di planner ;-P

15 anni fa, in pieno paradigma televisivo, Patrick de Gayardon e tutta la scuderia di testimonial Sector erano appunto soltanto dei testimonial, degli sportivi estremi che diventavano personaggi televisivi portando con sé il logo Sector e i valori della marca: che era pienamente co-protagonista della comunicazione.

Quello che oggi è cambiato, grazie al paradigm shift internet e geek, è che il volo supersonico di Felix Baumgartner è protagonista assoluto di un’operazione di cui Red Bull è “soltanto” finanziatore e, soprattutto, media company. Perché ha prodotto un contenuto video scientifico/sportivo che stato guardato da oltre 8 milioni di persone live su YouTube e che genererà anche un documentario BBC in onda a Novembre negli States sul National Geographic Channel.
La marca diventa invisibile, cedendo il passo al contenuto e all’atleta. Come nota AdFreak, infatti, la marca è “omnipresent yet invisible”.

Facendo un passo indietro a favore dei contenuti, Red Bull aumenta la sua visibilità e iconicità, al punto che qualcuno già addita l’evento come prossimo oro a Cannes nella categoria special events e live advertising. E a giudicare dal numero di spoof istantanei (qui di seguito vedete quello di Conan o’Brien e, sotto, quello di Ogilvy Vienna, con i Lego), tendo ad essere d’accordo.


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Rooster dei premi digitali. Una proposta (aggiornata).

Si è da poco concluso il SXSW. A buon diritto la si può definire la più importante conferenza al mondo di interaction e digital design. Che al suo interno include un premio, gli SXSW awards. Oltre a questo, è, già dallo scorso anno, un luogo dove la creatività digitale di manifesta in maniera seminale: mi riferisco al caso di  Social Media Hell della R/GA.
Bene, questo mi ha fatto pensare che per l’ADCI sia tempo di aggiornare la lista dei premi digital da includere nel proprio rooster (anche per potersi accreditare come socio).
Ecco una mia lista.
Il già citato SXSW awards.
Vimeo e youtube sono i più importanti premi digital / viral in ambito video.
Facebook Studio è il premio del più importante social network.
Mashable è la bibbia dei social media e digital:
Il TED, che ha lanciato una sezione di ads worth spreading:
Il notissimo FWA.
Da ultimo, inserirei Contagious, bibbia della comunicazione viral (l’Archive del virale, insomma), che ha un forte seguito online.
Aggiungo gli awwwards e i webby awards, in effetti molto considerati in rete e non solo.
Resta una lista assolutamente opinabile.
Per cui: integratela, contestatela, riducetela.
A voi la palla.

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Behindsight. “Da TV a video, da Watch-Time a Screen-Time, da Youtube a YouTV?” #part2

#PARTE 2. (scusate il ritardo ma ci sono stati alcuni problemi tecnici ora tutti risolti)

A complicare ulteriormente il futuro della televisione, e indubbiamente artefice principale della sua crisi, ci si mette il fatto che la TV non è più l’unico schermo per i consumatori e che quindi il mercato offre delle alternative o complementi all’esperienza di consumo televisivo. Dall’altro lato della barricata troviamo un fenomeno che da 7 anni a questa parte sta letteralmente trasformando il web: i contenuti video. Se infatti tutti noi siamo intuitivamente portati a pensare che siano stati i social network il fenomeno “digital” con la più alta crescita di questi anni, ci stupirà sapere che il consumo di contenuti video, in rete è cresciuto a ritmi ancora superiori, imponendosi di fatto come il vero fenomeno di rivoluzione di massa della rete negli ultimi anni: +1905% è il tasso di crescita del consumo di contenuti video dal 2000 al 2009 rispetto alla crescita dei social network nello stesso periodo (+883%). A dispetto di queste cifre però, il valore degli investimenti pubblicitari nell’area video, è pari solo a 3 miliardi di dollari, briciole rispetto alla TV.  Quali sono i nuovi modelli di TV intesa come consumo di contenuti video? Il modello di televisione alternativo o complementare a quello della TV tradizionale, è capitanato da Youtube, Netfix, Hulu, Vimeo. Sono fenomeni che non possiamo ignorare e che, in funzione delle direzioni che stanno prendendo, impatteranno direttamente sul modo di concepire il rapporto con lo screen televisivo. A capofila di questo movimento, c’è Youtube: “solo” 7 anni fa pioniere, iniziatore e promotore della cultura dei video online e oggi il più grande contenitore video globale e secondo motore di ricerca al mondo. 800 milioni di unique user al mese, 3 miliardi di visioni al giorno, 48 ore di nuovi contenuti caricati ogni minuto. 8 volte il numero di spettatori di Hulu (NBCUniversal, News Corporation e Walt Disney). La prima piattaforma media globale. Ma anche Youtube non sembra ancora aver trovato la risposta all’interrogativo sul futuro della televisione. Sì, perché a dispetto dei numeri impressionanti che lo descrivono, anche Youtube non appare perfetto e alcune delle sue criticità attuali sono direttamente riconducibili al DNA stesso del brand. Youtube nasce infatti sotto l’egida di User-Generated Anarchy: libera scelta non solo dal lato dell’upload ma soprattutto della scelta di cosa vedere e quando vederlo. Ciò rende il consumatore libero di operare qualsiasi scelta di programmazione e di broadcasting. Libero fino al punto di poter fare la propria televisione costruendosi un palinsesto personale e istantaneo. Ma questa libertà, congiuntamente all’iper-abbondanza di offerta di contenuti, sta creando un paradosso: l’immobilismo del consumatore stesso, incapace di scegliere, ogni 3 minuti (tempo medio di 1 contenuto video su YT), cosa vedere dopo, a differenza invece della TV dove il blocco di programmazione dura in media 22 minuti. E su questo punto, nonostante YT sia il secondo motore di ricerca più popolare al mondo, il brand non è ancora riuscito a trovare la soluzione giusta per un consumo più lungo e continuativo. Ricercare entertainment è diverso da ricercare informazioni: “lol” è la keyword più utilizzata su YT, ma così facendo titoli ed etichette dei video non forniscono indicazioni molto utili alla profilazione con l’algoritmo. Risultato? L’average tuber spende  solo15 minuti al giorno su YT, contro le 4-5 ore di watch-time televisivo del consumatore medio americano. Ciò spiega perchè, nei quartier generali di Youtube, sia attualmente in corso una virata significativa che potrebbe anche alienare una parte dell’audience storica dei suoi fedelissimi. Il cambio di homepage in vigore da pochi mesi testimonia infatti la prima risposta alle criticità di cui si parlava. Stiamo andando verso un tentativo di aiutare e guidare il processo di ricerca, scelta e programmazione fai-da-te degli user, attraverso l’introduzione di canali e la tematizzazione per ambiti di interessi. Non solo, ma sul fronte contenuti c’è una seconda rivoluzione in casa Youtube: l’introduzione di servizi come movie-streaming e i nuovissimi Youtube Original Channels. Entrambi i servizi traducono l’intenzione di Youtube di alzare significativamente il livello qualitativo dei contenuti offerti, rendendolo competitivo con altri servizi online (Hulu e Netfix) e anche con quelli televisivi (è solo un altro screen), senza contraddire radicalmente la propria origine user-generated. L’obiettivo ultimo è naturalmente quello di prolungare la permanenza media degli utenti, watch-time, e consentire CPM rates più interessanti. In breve: il più grande media player globale sta cercando di gettare un ponte che unisca la cultura dell’informazione e dell’abbondanza (Google) e la cultura dell’intrattenimento e della scarsità-premium (Hollywood). La tv del futuro ancora non c’è. E così neanche un modello di investimento pubblicitario alternativo a quello tabellare. Sono più le domande che le risposte. Stiamo andando verso una specie di convergenza? Lo scontro e la sfida sarà sui contenuti? O sulla qualità della programmazione? Oppure sulle regole di fruizione e consumo? Sulle business revenue e la sostenibilità-profittabilità del modello? I Due universi paralleli, TV e contenuti video, sono conviventi ma sempre più prossimi a qualche forma di clash, di collisione, di contaminazione. Il consumatore è lo stesso e sarà proprio lui a prendere per mano brand e mercati e a guidare il cambiamento, con i suoi comportamenti adattativi e le sue nuove abitudini. Insomma, i silos isolati, tv, computer, smartphone e tablet, cui siamo stati abituati finora, sono sempre più vicini a rompersi e a mescolarsi. Forrester prevede che entro il 2016, metà delle case americane avranno televisori con wi-fi che riporteranno in salotto i contenuti video del web. La tecnologia è già osmotica quindi. Il consumatore anche. Apple è pronta ancora una volta a stravolgere le regole del gioco con Apple TV, che si prevede introdurrà nuove forme di condivisione multi-piattaforma ora anche nel comparto televisivo. Un cambio di direzione significativo rispetto a quanto stanno facendo tutti i player di mercato, intenti a sfidarsi a suon di 3D e alta definizione. La vera sfida sarà su come i consumatori potranno interagire con i contenuti video, su più schermi e in maniera sociale. A tal proposito, ho scovato questi due esempi particolarmente recenti e interessanti di come potrebbe svilupparsi questo futuro della televisione: shelby.tv e la loro tecnologia touchplay. Shelby.tv è una nuova idea di TV sociale, che costruisce il palinsesto del consumatore creando uno stream di contenuti video “pescati” dai profili facebook e twitter dei propri amici. Con in aggiunta la possibilità di interagire socialmente con gli stessi contenuti mentre li guardi, commentando, condividendo, taggando, ecc… Una TV socially-oriented, che cerca di risolvere il problema di YT, la scelta, attraverso un meccanismo di contestualità sociale.

A questo link (purtroppo non si riesce ancora a fare l’embedding) potete vedere una demo di come funziona Shelby.tv

La seconda, touchplay, è l’evoluzione interattiva di Shelby.tv appena presentata al CES 2012, attraverso cui l’interattività via ipad con i contenuti della TV viene abilitata direttamente anche nel televisore di casa, introducendo delle nuove forme di interazione con i contenuti totalmente estranee all’esperienza televisiva da salotto. Anche qui un link per vedere touchplay in azione.

Per concludere. A me sembra chiaro che i silos finora separati di TV e web, a partire dal mondo video, si stanno spaccando e stiamo andando a tutta velocità verso forme di convergenza multiplatform. Con alcuni distinguo importanti rispetto al passato: che le modalità di fruizione, le tipologie di contenuti, gli approcci al palinsesto, i comportamenti degli utenti, sono profondamente diversi nei due mondi di provenienza e rispetto a quanto eravamo abituati dal passato. La tecnologia abilita, o disabilita. Io ho appena acquistato una TV wi-fi, l’ho connessa ad internet e sto sperimentando. Vi assicuro che qualcosa cambia. E non è nella tecnologia, bensì nella nostra testa.

E voi, che televisione vi immaginate?

 


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Behindsight. “Da TV a video, da Watch-Time a Screen-Time, da Youtube a YouTV?” #part1

Sono stato invitato dall’ADCI a scrivere su questo blog. E a scrivere con sufficiente regolarità, di sprone alla mia risaputa cialtroneria! Ho accettato l’invito con piacere e questa è la mia prima uscita. Il brief è stato: “scrivi quello che vuoi purché scrivi come uno strategic planner”.
“behind the hindsight, ovvero#behindsight //by Mr White”.
E’ questo il nome della rubrica che raccoglierà i miei post su questo blog. Una rubrica dedicata a tutti quelli, creativi e non, che vogliono passare da “con il senno di poi” a “se l’avessi saputo prima”. Naturalmente senza presunzione di onniscienza e con la timida fiducia di poter portare a contraddittorio dei lettori di questo blog, pensieri e riflessione sull’evoluzione del mercato in cui siamo profondamente immersi ogni giorno.

E adesso distruggetemi ;)

DA TV A VIDEO, DA WATCH-TIME A SCREEN-TIME, DA YOUTUBE A YOUTV #part1
Lo scorso dicembre appariva su questo blog un post intitolato “TV e Social Network: integrarli sarà più utile che contrapporli” in cui si presentavano i risultati di una ricerca e si discuteva delle implicazioni derivanti dalla convivenza di old-media, TV in primis da un lato, e new-media, Facebook e social network dall’altro.

Prendo liberamente spunto da quel post e da “streaming dreams” , un articolo molto interessante apparso recentemente su The New Yorker,  per allargare la conversazione a quello che mi sembra un hot topic del momento: re-inventare il futuro della televisione.

Pur non essendo un fan della televisione a priori, è mia opinione che nonostante le “gufate” che arrivano ogni giorno da più parti, la televisione non sia affatto morta. Prova ne è che continua a giocare un ruolo centrale nelle strategie dei brand, in quanto ritenuto media ineguagliato per reach e impatto. Esco infatti da più di una sala riunioni di grandi multinazionali, in cui giusto in queste settimane si confermava la centralità della TV quale “media più efficace per garantire copertura di target numericamente significativi”. Ma parimenti, in altre sale riunioni di altre grandi multinazionali, ho partecipato a discussioni sul  diffondersi e affermarsi di una nuova cultura  multimediale, “AV culture”, o cultura dell’Audio-Video e del “multiscreen entertainment”. Non c’è dubbio che al momento questi siano 2 universi paralleli e poco dialoganti, ma la collisione o osmosi che sarà, appare ormai prossima. Non penso che il futuro vedrà prevalere una sull’altra. Credo piuttosto in una contaminazione o addirittura convergenza delle due tendenze. Ma al contempo credo anche che la TV, per come la conosciamo e l’abbiamo sempre usata, stia correndo un grande rischio: quello di diventare rumore di fondo, piacevole accompagnamento ad altre attività più ingaggianti e d’intrattenimento che avvengono su altri schermi (computer, smartphone e tablet). Come accadde per la radio diversi anni fa, la centralità della televisione nei salotti delle case dei consumatori, potrebbe venire progressivamente meno, con l’inevitabile risultato di rendere questo mezzo sicuramente meno efficace di una volta, ma per questo non sacrificabile. Viene spontaneo quindi chiedersi come sarà la TV del prossimo decennio? E aggiungerei anche, dove la si guarderà? E che ruolo giocherà nel portafoglio di schermi a disposizione di ogni utente?

La TV non è morta e apparentemente neppure in crisi. Da più parti nel mondo, USA davanti a tutti, i dati dicono che il watch-time è cresciuto, passando addirittura da 4 a 5 ore al giorno per l’americano medio. Non solo: complessivamente è un media che vale 60 miliardi di dollari di investimenti pubblicitari worldwide. Ma se l’audience cresce e il billing rimane stratosferico, dove sta il problema? Se crisi non è, sarebbe però da ottusi non riconoscere le crescenti difficoltà di questo mezzo, che ne svuotano progressivamente il valore e il potenziale di performance. Innanzitutto la TV non è più l’unico screen a disposizione degli utenti, ma uno degli screen-device entertainment a disposizione, assieme a computer, smartphone e tablet. Non solo, ma rispetto ai bei tempi andati, la TV non è più capace di raccogliere audience veramente di massa: siamo passati dal 70-80% degli anni ’70, al 30% degli anni ’80-’90, al 6%-10% di oggi. Alcuni commentatori affermano inoltre che la TV non è mai stata di qualità e che la differenza rispetto ad oggi era semplicemente dovuta al fatto che in passato fosse l’unico schermo che i consumatori potessero guardare. Ma volendo azzardare un po’, dobbiamo riconoscere che la TV di oggi non è in grado di offrire un palinsesto e una programmazione di qualità, capace di fare la differenza nella scelta e nelle preferenze dei consumatori. Infine, fattore a mio parere importantissimo, la TV non è più l’unico media in grado di creare pop-culture, anzi, nuove generazioni di consumatori crescono all’ombra del web, scoprendo le loro welebrities su questi nuovi media: REAL ANNOYING ORANGE, SHANE DAWSON, MICHELLE PHAN solo per citare le più famose.

Ciononostante, la TV riesce ancora a trattenere davanti al suo schermo i consumatori per un tempo decisamente superiore a quello che gli stessi spendono sul web per il consumo di contenuti video:  22 minuti contro 3 minuti per ogni blocco di programmazione. E così facendo, genera revenue pubblicitarie esponenzialmente superiori ai cugini del digital.

Lo scollamento è evidente. La TV è un media non in crisi ma certamente in decadimento, ancora in grado di giocare un ruolo strategico pesante nelle strategie di comunicazione dei brand, seppure a svuotamento progressivo. Nel lungo periodo la sua efficacia relativa è crollata drasticamente. La questione prioritaria riguarda quindi non i numeri, ancora buoni e incoraggianti, ma l’approccio al mezzo e il cambio di attitudine che il mercato della comunicazione deve fare rispetto alla TV. L’agenda sul tema è estremamente aperta.

TO BE CONTINUED (la seconda parte, per non indurvi a gesti inconsulti, la troverete luendì 13 febbraio sempre su questo blog)

cover photo: made by Tom Lawrence