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A Rimini!

La freccia nella immagine indica la sede delle giurie Adci Award di quest’anno: l’hotel Ambasciatori di Rimini.
L’indirizzo, in realtà, è via Vespucci 22. Ma questa è la foto che ho scattato appena sceso dall’auto, in compagnia di Biffone J Edgar, il giorno dei sopralluoghi in giro per il centro Italia.
Questa immagine mi è sembrata di buon auspicio.
Il soggetto del celebre film di Fellini fu scritto da uno dei miei autori preferiti, Ennio Flaiano. “Uhe vitellò cum’a sti’” era il saluto che si lanciavano i giovani dell’epoca a Pescara (città natale di Flaiano), nel loro indolente trascinarsi da un bar all’altro. Erano anni caratterizzati da un’altissima disoccupazione giovanile e grande precarietà.

Io però sono qui a divagare mentre chi mi legge è probabilmente interessato a conoscere le giurie.

Il Presidente degli Adci Award 2013, ormai lo sapete tutti, è Carlo Cavallone che guiderà anche i lavori nella sezione TV.

Carlo ha invitato altri colleghi giurati dall’estero e l’edizione 2013 degli Adci Award sarà probabilmente la più internazionale di sempre. Spero sia anche la più serena. Vorrei avviarmi verso un “semestre bianco” soffice.

Advertising 1 (comunicazione integrata + R&D)
Luca Martinazzoli presidente di giuria
Tim Small
Francesco Bozza
Patrizio Marini (sostituito da Paola Manfroni)
Selmi Barissever
Serena Di Bruno
Giovanni Pagano

Advertising 2 (stampa & affissione)
Annamaria Testa presidentessa di giuria
Paolo Dematteis
Nicola Lampugnani
Beatrice Furlotti
Francesco Fallisi
Laura Grazioli
Federico Russo
Isabella Bernardi

Advertising 3 (TV)
Carlo Cavallone presidente di giuria
Joseph Earnst
Giuseppe Mastromatteo
Francesco Simonetti
Sofia Ambrosini
Mauro Manieri
Vincenzo Gasbarro
Alessandro Pancotti,

Advertising 4 (radio e sociale)
Assunta Squitieri presidentessa di giuria
Daniele Dionisi
Luca Lorenzini
Alessandro Sciortino
Giordano Curreri
Francesco Roccaforte
Caterina Calabrò
Miriam Bianchi

Design
Paulo Martins presidente di giuria
Vasco Vicente
Fabio Milito
Federico Landini
Bruno Stucchi
Andrea Ferolla
Cristina Baccelli
Julian Wade

Live Advertising
Guido Cornara presidente di giuria
Giacomo Carissimi
Marco Carnevale
Valerio Le Moli
Giuseppe Mazza
Fabrizio Russo
Cristiano Tonnarelli
Vicky Gitto

Digital 1
Massimiliano Maria Longo presidente di giuria
Manuel Musilli
Giuseppe La Spada
Raffaella Bertini
Arturo Vittorioso
Paolo Iabichino
Marcio Holanda
Giuseppe Bizzarro

Digital 2
Ubi De Feo presidente di giuria
Davide Boscacci
Alessandro Orlandi
Matteo Betori
Piero Frescobaldi
Laura Cattaneo
Matteo Righi
Antonio Di Battista

Crafting 1
Giuliano Garonzi presidente di giuria
Aimone Bonucci
Stefano Mocellin
Francesco Guerrera
Emanuele Basso
Aureliano Fontana
Andrea Indini
Luca Zamboni

Crafting 2
Josè Bagnarelli presidente di giuria
Bruno Vohwinkel
Enrico Chiarugi
Luca Scotto Di Carlo
Karim Bartoletti
Paolo Lentini
Francesco Muzzopappa
Luca Imperato

Un abbraccio particolare a Niko Stumpo, che ha dovuto rinunciare alla presidenza della giuria Digital 1, per questioni di forza maggiore.
A Luca Pannese chiedo invece aggiornamenti e una foto. Lui sa a cosa mi riferisco.


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Parola di Art Director – e del copy Ravenna

Quando nemmeno due anni fa, l’editore ADC Group aveva pubblicato “The Headliners” dedicato a 54 copywriter italiani (un volume coordinato da Pasquale Diaferia, coadiuvato dai padrini editoriali Pasquale Barbella, Milka Pogliani e Annamaria Testa), scrissi di slancio un pezzo piuttosto entusiastico – anche perché avevo assistito alla presentazione dove avevano detto cose avvincenti e persino inattese, Andrea Concato, Vicky Gitto, Fabio Palombo, Francesco Roccaforte, Sergio Rodriguez, Luca Scotto di Carlo e, come unico art director, Gianpietro Vigorelli.

Ora è uscito il suo inevitabile, attesissimo e quasi dovuto pendant consacrato agli art. Titolo: “Parola di art director”. Autore: Daniele Ravenna. Le introduzioni sono di Daniele Cima, Gianfranco Marabelli, Gianpietro Vigorelli, Gavino Sanna. Il formato (24 x 21 cm) è identico, il format no.

Ravenna ha scelto di porre a (quasi) tutti, delle domande semplici e individuali (molte, pochissime, qualche volta una sola). Il format di quei dialoghi consiste nel fatto palese, che non è un format. Per Daniele, le cose dette dagli art non sono battute più o meno interessanti, spiazzanti o riuscite, ma sono concetti e scelte – non solo professionali ma, in qualche caso, persino di vita. In incontri come questi, ci sono sempre in agguato alcuni casi nei quali le migliori risposte non derivano per forza da precise domande. In questo libro, in qualche caso anche l’attesa, la pazienza, il silenzio del coordinatore sono stati, come si dice in gergo saggistico, assordanti.

“Parole di art director”, più che consultarlo come censimento professionale, è da leggere – tutto d’un fiato. Il titolo è tranchant, diretto, coerente. Da guardare, in verità ce n’è pochino. Di ciascuno dei protagonisti, c’è una foto psicologicamente “ambientata”, un unico lavoro (una pagina pubblicitaria o qualche frame) e, in alcuni casi, anche un’immagine-oggetto-frase-icona, che potrebbe/dovrebbe esprimere un programma, un obiettivo, una carriera, una sorta di biologia personale della creatività. Evviva dunque, la bio-diversità dell’art direction italiana.

Aprendo e sfogliando questo volume, la voglia di “andare un po’ a vedere cosa ha fatto” l’art director X, Y oppure Z, svanisce presto. A me è successo – e sono certo che capiterà a molti altri – di cogliere piuttosto un mood, un insieme di una gaia o sofferta italianità, che non è sempre, per forza, solo visiva. Estremizzando il concetto, per carpire e capire dove sta e come va l’art direction italiana di questi anni, il volume serve poco. Le campagne che hanno fatto la storia del nostro advertising storico e recente, ci sono solo in minima parte. Vi si rintanano invece, questo sì, tantissime vite, visioni, contesti, tutti rispecchiati negli sguardi (spesso ironici o sognanti) dei protagonisti.

Per dirla tutta, l’art direction italiana, quasi quasi non c’è. Ci sono invece 59 radiografie raccolte in un ricco album di famiglia – tutto da decifrare e da riordinare. Una sorta di Facebook che racconta la psicologia, gli stili, le complicità e le solitudini, di una generazione di “ricercatori” che da tempo non è più gggiovane, ma nemmeno già matura (nel senso di compiuta e definitiva).

Se uno straniero mi chiedesse di mostrargli cosa sta cercando l’Italia creativa, non parlerei nemmeno alla lontana di moda, di arte e di design. Gli mostrerei gli slanci strenuamente adolescenziali di questi nostri art… e cercherei di tradurre nell’esperanto della fantasia tutte le parole che Daniele Ravenna ha ascoltato, raccolto, provocato e riassunto in questa sfaccettata homepage di 160 pagine editoriali.

Però, sui contenuti strettamente “personali”, non posso evitare di porre all’editore alcune domande, sostanzialmente storiche e con questo, forse, persino culturali:

a) Come mai non c’è l’unica art director che in Italia ha vinto due Grand Prix ADCI, all’estero due Cannes Lions, Epica, Clio, Eurobest, London Festival, e che nel 2012 ha rappresentato la nostra creatività nientemeno che nella giuria Print dei Cannes Lions?

b) Che fine ha fatto l’ex socio ADCI veneto/milanese/romano che nell’archivio web del Club è presente con 257 citazioni visive – che hanno racimolato la miseria di appena 18 Ori, 27 Argenti e 33 Bronzi?

c) Per quale Grazia ricevuta ma dimenticata, non trovo la art director che con le sue raffinate ricerche per Banca di Roma e Medici senza frontiere aveva realizzato il primo e inaudito connubio tra immaginazione, costruttivismo e type, tra Tina Modotti, Bauhaus e David Carson?

A questi tre protagonisti di un involontario Chi l’ha visto o Mister Magoo, potrei aggiungere anche alcuni “figuranti” che avevano cocciutamente con-traghettato la nostra vecchia réclame verso l’advertising moderno: i vari Pier Paolo Cornieti, Roberto Gariboldi, Raymond Gfeller, Felix Humm, Franco Moretti, Paolo Rossetti, Franco Tassi, non li trovate nemmeno nei titoli di coda … semplicemente perché i loro nomi erano già apparsi molto prima che arrivassero i titoli degli attuali blockbuster “Shots”, “Lürzer’s Archive” e “Photoshop”. A dire il vero, alcuni di questi protagonisti, Ravenna li cita nella sua bella prefazione, ma io avrei tanto desiderato rivederli insieme – e non sotto – ai heroes di questo avvincente plot.

Se posso, per un attimo, inserirmi in un treatment personale dello script, confesso che (esattamente come era già successo due anni fa con i copy), ben sei art li avevo avuti come apprendisti stregoni in Accademia di Comunicazione. La somma di 6 + 6 corrisponde a “La sporca dozzina” di un Lee Marvin armato solo di un innocuo Victorinox importato direttamente da quel di Tsurico.

Lasciatemi chiudere questo tweet da oltre 5000 caratteri con un grazie sincero a chi ha speso tanto tempo ed energia per contattare-incontrare-fotografare-navigare-telefonare-impaginare-scrivere per/con/su cinquantanove + quattro art director che, insieme ai loro copy, hanno strenuamente tenuto in vita quell’eroico resto di comunicazione di qualità che si continua a vedere dalle nostre parti – nonostante i nostri managerazzi siano diventati sempre più bravi a stringere la loro garrota intorno alla creatività.

Se Sagone se la sentisse di dedicare un terzo volume anche ai CEO che, sia di qua che di là della sale meeting, menano le danze del nostro advertising, non credo che potrebbe riempire molto più di un esile quartino. Dopo i tempi mitici dei vari e rari Livraghi, Rizzi, Pincherle, Caimi, Sabbatini, Suter, Ettorre, Saffirio, Lorenzini… pare che la vision dei nostri bisnesmen si sia definitivamente fermata alla 36a buca del loro minigolf.

Till


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Road to Cannes.

Le iscrizioni agli Adci Awards sono già chiuse (siamo soddisfatti di aver raccolto, sia come numeri sia come qualità, i migliori progetti italiani) ma quelle ai Cannes Lions sono state prorogate fino al 12 aprile.

Cogliamo l’occasione per ripubblicare il “Vademecum per l’iscrizione ai premi”, uno degli strumenti realizzati all’interno del progetto Goodfellas.

Scaricatelo: è ben pensato e ben scritto.

È essenziale per avere qualche possibilità in più quando si viene giudicati da creativi di spessore internazionale. Di particolare interesse la parte in cui si descrive come confezionare una video case history.

Perché oggi non contano solo le idee, ma anche come sono confezionate e la categoria in cui sono iscritte.

Ringraziamo Davide Boscacci, Alessandro Orlandi, Flavio Mainoli e Alessandro Sabini per questo strumento.

Scaricate il Vademecum qui:

Goodfellas3

 


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ADCI firma la Carta di Milano per il rispetto delle bambine e dei bambini nella comunicazione

I bambini ci guardano, e capiscono molte cose. Qualche volta noi diciamo loro le cose sbagliate.

 

CARTA DI MILANO

Per il rispetto delle bambine e dei bambini nella comunicazione

1. Le bambine e i bambini non sono oggetti, bensì soggetti attivi, con la loro dignità, i loro gusti, speranze, sensibilità, idee e valori di cui si arricchiscono e che con loro si rafforzano. Hanno diritti inalienabili e doveri. La rappresentazione delle bambine e dei bambini dovrebbe sempre tenere conto di questa grande ricchezza coinvolgendoli in modo attivo e coerente con gli obiettivi di comunicazione ed evitando l’uso meramente ostensivo, sensazionalistico e artificioso della loro immagine.

2. I bambini e le bambine sono tali indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla provenienza etnica, dalla loro fede religiosa e dalla loro condizione sociale. La comunicazione deve saper raccontare tutte le diversità etniche, religiose, sociali e geografiche evitando stereotipi e messaggi discriminatori.

Leggi e firma anche tu la Carta di Milano qui | Per il rispetto delle bambine e dei bambini nella comunicazione. Promossa da Terres des Hommes.


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Nuovo Sito e nuovo Magazine ADCI: le risposte alle domande più frequenti.

Il nuovo sito ADCI è un lavoro collettivo, sia perché come molti lavori creativi è stato sviluppato da un’ampia squadra di persone, sia perché i contenuti dipendono in gran parte dai soci ADCI e dalla comunità dei pubblicitari italiani nel suo complesso (per esempio i lavori selezionati dal 1985 ad oggi negli Annual dell’ADCI). Ecco le risposte alle domande più frequenti:

D: Come faccio a cambiare il testo del mio profilo di Socio ADCI? – R: Vai nel Menu Members in home page, scegli Area riservata e entri con User Name e password (se non la ricordi c’è un link per richiederle), poi nel menu di sinistra trovi “Dati personali” e puoi cambiare non solo il testo, ma anche ii recapiti e i link.

D: Come faccio ad eliminare alcune immagini presenti nel mio profilo? Sono uscite negli annual, ma alcune sono davvero troppo vecchie. – R: Non puoi, i lavori contenuti negli Annual non si possono eliminare. Contenendo il tuo credit vengono automaticamente pubblicati nella tua pagina, salvo eventuali errori nei credit (che dovranno essere segnalati e corretti).

D: Si possono caricare immagini che hanno avuto premi o segnalazioni su Communication Art, Graphis Annual o altri premi, e non sono presenti negli annual ADCI? – R: No, non è previsto, ma puoi usare per questo la sezione dei Link che trovi sotto i tuoi recapiti-

D: A chi posso inviare del materiale per il Magazine ADCI? – R: Non lo devi inviare a nessuno, ma caricare autonomamente. Vai nella sezione Magazine e scegli Carica un lavoro. Loggati e entra nel BackOffice Magazine. Scegli la categoria esatta, segui le istruzioni e carica i materiali.

D: Se cerco il mio cognome nel motore di ricerca degli Annual appaiono dei miei lavori che non sono poi presenti nella pagina del mio profilo, perché? – R: Probabilmente perchè il credit presente nel lavoro non è esatto. Potrebbe essere stato invertito il nome col cognome, oppure affiancato al tuo nome un ruolo. Il sito inserisce nella tua pagina personale solo i lavori che hanno il tuo credit esatto: nome-cognome.

D: Perchè non vedo i contenuti multimediali (Film, video di case history ecc)? R: Per vedere i contenuti multimediali devi essere loggato, quindi devi essere iscritto all’ADCi come Socio, Sostenitore oppure Studente. Altrimenti puoi solo vedere un’immagine di anteprima. Se sei socio ADCI e hai perso login e password, richiedile qui.

 


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Oggi le giurie degli Adci Awards


Oggi, 14 aprile 2012, alle nove, si riuniranno le giurie degli Adci Awards, presso Milano Studio in via Tortona 35.

I premi assegnati dall’Art Directors Club sono il riconoscimento più ambito dai creativi pubblicitari italiani.
Non a caso siamo l’unica manifestazione nazionale ad avere incrementato le iscrizioni (+22%) nelle ultime due edizioni, malgrado la grave crisi generale.
Sono addirittura aumentati del 54% i “soggetti iscriventi”, passati da 110 a 170.

I circa 800 progetti verranno esaminati da nove giurie.
Il voto sarà palese e le eventuali discussioni saranno aperte e trasparenti.
Ricordo che chi non è stato invitato a far parte delle giurie potrà comunque presenziare come osservatore.
Ci saranno anche alcuni giornalisti e blogger interessati.

Un centinaio tra i migliori creativi in circolazione condivideranno un unico obiettivo: individuare le migliori idee di comunicazione uscite nel 2011. In un Paese che ha un disperato bisogno di ridare visibilità alle idee.

Per la felicità di Gianni Lombardi abbiamo previsto degli aggiornamenti su twitter #adciawards.
Posteremo anche dei mini clip con interviste ai giurati sulla fan page Facebook

Il giorno dopo, se sopravviverò alla mia frazione nella Milano City Marathon, posterò shortlist e campagne premiate.

Per maggiori informazioni sulle giurie cliccate QUI


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Che prospettive offriamo ai giovani

Riprendo nel nostro blog l’editoriale per adv express che Salvatore Sagone mi ha pubblicato stamattina.

Per parlare delle prospettive che il business della comunicazione offre oggi ai giovani, è necessario mettere a fuoco l’attuale scenario italiano.
Purtroppo non esistono ricerche recenti. L’ultima, commissionata da Assocomunicazione a Eurisko, è del 2009. Mancano quindi gli anni più drammatici vissuti dal nostro comparto.

Posso tuttavia affermare che oggi la pubblicità non è un mestiere in grado di intercettare i giovani di maggior talento a meno che non provengano da ceti privilegiati.

Il costo di ingresso è elevato e il ROI per le famiglie è quanto mai incerto.

Quanto guadagna davvero un creativo in Italia? Dagli 80 centesimi ai 5, 41 euro netti all’ora. Questa fascia di reddito comprende circa l’80% degli addetti. Ovviamente ho tenuto conto anche degli straordinari (ormai ordinari) non riconosciuti.

Poi abbiamo un 15% (in diminuzione) compreso tra i 10 e i 18 euro netti all’ora.
Infine, un 5% dato da quelli che sfiorano i 50 euro netti orari.

La carriera si è abbreviata. Secondo la già citata indagine Eurisko, nel 2009 il 72% degli addetti aveva allora meno di quarant’anni. Oggi lo svecchiamento si è radicalizzato.

Caro lettore, guardati in giro se lavori in una struttura di comunicazione: quanti over 40 vedi intorno a te? Secondo me meno del 15%.

Forse ti hanno raccontato che in un Paese per vecchi la pubblicità è l’unico ambiente davvero giovane e dinamico. Questo è splendido, se ti pagano meglio che in altre professioni. Però informati, chiedi quanto guadagna un cameriere, un imbianchino, un falegname, un cuoco. Non ti sembrano lavori cool? Ma è davvero così glamour lavorare oltre sessanta ore alla settimana e poi non avere i soldi per pagarti l’affitto di una casa decente? Con il contratto farlocco che hai puoi accendere un mutuo? Fai un salto in banca a verificare. Cosa c’è di cool nel farsi aiutare ancora da mamma e papa a trent’anni? E il lavoro che ti pubblicano, che ti esce sui giornali, in tv, alla radio o nel web, vale davvero i sacrifici che stai facendo? Non sei un medico. Non salvi vite. E quella che stai facendo non è gavetta. La gavetta prepara a una carriera. Tu hai nove probabilità su dieci di essere fuori prima dei quarant’anni. E a qual punto potrebbe essere tardi per fare il cameriere, l’imbianchino, il falegname o il cuoco. Mestieri che dopo una vera gavetta ti danno la prospettiva di diventare imprenditore di te stesso e guadagnare sicuramente più di 5 euro all’ora.
Si può diventare imprenditori di se stessi anche in comunicazione? Certo.
Sarebbe pure un ottimo momento. Il sistema delle agenzie si sta sgretolando, proprio mentre si moltiplicano i mezzi a disposizione di un giovane per dimostrare la propria capacità di comunicare. Inizia a cercarti un cliente. Non chiederti quanto sia figo. Pensa a quanto vale il tuo lavoro e vendiglielo. Sicuramente farai degli errori. Ma che meraviglia la possibilità di darne la colpa solo a se stessi. Apre prospettive di crescita inimmaginabili.


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Anche tutelare il nostro lavoro è un atto politico

Leggo l’appassionato appello di Mirko Pallera e lo inquadro tra i fermenti e i segni di risveglio dell’ultimo periodo.
Segni che sembrano indicare come anche all’interno della mia categoria professionale (creativi pubblicitari) alcune persone stiano ricordandosi di una semplice verità espressa da Gandhi:

« In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica »

Mirko Pallera si domanda: perché la Bellezza che è stata così importante per la cultura occidentale, e in particolare per quella del nostro Paese, è oggi scomparsa?

Parafrasando Bill Bernbach, definito da Pasquale Barbella “padre spirituale dei pubblicitari più pensosi”, mi viene da rispondere che anche noi creativi pubblicitari abbiamo ucciso la Bellezza. Noi che con il nostro mestiere abbiamo usato i mass media per rendere la società più volgare e più triviale. L’abbiamo aiutata a scendere parecchi gradini, arrivando in fondo alla scala del buon gusto.

Oh, certo, noi dell’Art Directors Club Italiano siamo i migliori e abbiamo continuato a fissare uno standard verso l’alto, pubblicando 25 annual pieni di ottimi lavori. Ma non è stato abbastanza. Abbiamo detto tutti troppi “sì, si può fare”, quando non era giusto. Siamo stati conniventi per rassegnazione, talvolta per snobismo intellettuale, altre volte limitandoci a cercare una sorta di redenzione in quelle masturbazioni intellettuali che gli addetti chiamano fake. Vale a dire quegli annunci fatti per piacere alle giurie dei premi più importanti. I fake e i premi forgiano sicuramente un portfolio e un cv, non la società.

Di conseguenza, noi che siamo i migliori, siamo anche i più responsabili tra tutti i pubblicitari. Proprio perché “i migliori”. La nostra passiva connivenza, lo spreco del nostro talento, il nostro non esserci battuti a sufficienza sono i capi d’imputazione.
E quando persino dei politici si sono improvvisati “creativi”, producendo orrori come la campagna contro la droga o “magic Italy”, anziché venirci in mente di produrre una plateale protesta abbiamo quasi tutti taciuto (non illudiamoci che qualche mugugno nello status facebook abbia grande eco mediatica).
Nel mio blog personale scrissi un post lievemente sarcastico sulla campagna contro la droga, “Senatore Giovanardi: Cialtrone o Ideatore“. Un commentatore mi fece notare che “Forse non è giusto (intendo strategicamente) che il Presidente dell’ADCI prenda una posizione così netta contro Giovanardi”.

Io penso che prima di accogliere in toto un invito come quello di Pallera, noi si debba tornare a essere una CATEGORIA AUTOREVOLE. Oggi non lo siamo, per le colpe che ho già evidenziato.
Possiamo tornare a esserlo, facendo quello che dovremmo saper fare. Comunicare bene. Ricordandoci che tutti noi che per mestiere abbiamo accesso ai media, possiamo contribuire a forgiare la società diffondendo bellezza, valori positivi. Possiamo aiutare la società italiana a risalire tutti i gradini discesi negli ultimi 25 anni.

Stampiamo il Manifesto Deontologico Adci
manifesto deontologico firme e new logo e mettiamolo nelle sala riunioni. Mettiamolo nei nostri uffici e facciamolo leggere a chi ci chiede “più gnocca”, più stupidità, meno Bellezza.
Condividiamolo con i nostri clienti.

Aiutiamo lo Iap (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria). Non vaneggiamo di chiuderlo.

Battiamoci quotidianamente contro chi toglie credibilità al nostro lavoro partecipando alle gare gratis (vale nel Pubblico e vale nel Privato). Contro chi chiede fee inadeguati e per essere competitivo paga i creativi da 80 centesimi a 5 euro netti all’ora, facendo di conseguenza scappare i giovani talenti, vale a dire il futuro della nostra professione. I vecchi (over 40) sono già stati falcidiati.

Sì, possiamo essere tra gli artefici del rinnovamento del Paese, ma solo se difenderemo il nostro ruolo e il nostro mestiere.
Cominciamo da questo, sarebbe già molto.
Oggi non vedo la concreta possibilità di entrare all’interno degli organigrammi istituzionali. Non ne abbiamo la credibilità. Ed è giusto che sia così. Oggi.


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La prima risposta di Massimo Costa, candidato presidente Assocomunicazione

Servono fatti, assunzioni di responsabilità e coerenza“.
Questo, in sintesi estrema, il succo dell’incontro tra me e Massimo Costa, avvenuto circa un mese fa, dopo le otto domande che avevo rivolto pubblicamente a lui e ad Assocomunicazione. Ci siamo sentiti poi altre volte al telefono e Costa ha condiviso con me il suo programma prima di renderlo pubblico.

Vedo sin qui confermate sia la ricerca di un dialogo sia la volontà di restituire dignità al nostro lavoro. E vedo confermata, per lo meno nelle prime interviste, anche la promessa di perseguire questo obiettivo senza compromessi.
“Non accettare un cambiamento normalissimo (gare gestite da advisor) implica il voler lavorare in un Paese scorretto, non professionale e corrotto”, ha risposto a un Salvatore Sagone abbastanza scettico sulla possibilità di regolamentare le gare in Italia.
Lo fa tutto il mondo, se l’Italia non lo fa è perché siamo un paese di terzo mondisti” ha aggiunto Costa

Dichiarazioni nette e credo di non commettere una forzatura scrivendo che le considero una risposta alla mia domanda più importante:

Cosa pensa dei manager che accettano lavori incerti ai limiti della rarefazione, scaricando il rischio imprenditoriale sui dipendenti e chiedendo loro straordinari non remunerati o stipendi del tutto inadeguati all’orario di lavoro?

Terzo mondisti. Scorretti. Non professionali. Corrotti. Io stesso non avrei saputo essere più preciso.

Mi è anche piaciuto sentirgli affermare che:
indubbiamente la mancanza (o scarsa) credibilità che il nostro comparto riesce a esprimere non è relativa alla crisi è un dato di fatto da anni.

Finalmente un manager, candidato alla presidenza di Assocomunicazione, che non si nasconde dietro l’alibi della crisi economica.
La nostra credibilità è stata divelta per via di comportamenti ottusi, pavidi e per niente lungimiranti, da parte di mediocri manager che hanno basato la competizione tra agenzie sule sabbie mobili della remunerazione, non potendo ascendere al mondo delle idee.

Costa, e il nuovo Consiglio Direttivo di Assocomunicazione potranno dettare le linee guida e perseguirle con fermezza e coerenza. Troveranno anche un seguito?
Che ruolo possono avere i creativi in tutto questo?

Possiamo essere il pungolo. Possiamo rifiutare gli straordinari ordinari, gli stage non remunerati, i frequenti weekend in agenzia senza compenso. Possiamo rifiutare i contratti farlocchi.
Siamo noi a produrre i contenuti. Siamo noi ad accettare di lavorare a un costo orario che per gran parte dei creativi è oggi nella fascia compresa tra gli 80 centesimi e i 5 euro netti all’ora.

Gare senza rimborso e remunerazioni di agenzia inadeguate non sarebbero sostenibili senza la rassegnazione dei creatori di contenuti.
Creatività e reputazione saranno solo vuote parole sinché una baby sitter guadagnerà all’ora più della maggior parte di noi.

Per questo, ritengo che nei prossimi mesi noi creatori di contenuti dovremo essere più attori che spettatori. Basta agli sterili lamenti, basta circoscrivere la propria indignazione ai commenti anonimi.

Se saremo compatti nel ricordare i nostri diritti ai manager di agenzia, li aiuteremo a essere più coerenti rispetto al nuovo corso di Assocomunicazione.

La difesa della dignità implica l’abbandono dell’anonimato e della paura. Subite dei torti? Denunciateli pubblicamente. Se vi sentite dalla parte della ragione non dovreste avere problemi. Scrivetemi, vi indirizzerò a un ottimo consulente del lavoro. Non lasciatevi frenare da retro pensieri del tipo: “se faccio valere i miei diritti poi non troverò più un altro posto nelle agenzie di pubblicità che contano”. Non ci saranno più “agenzie che contano” sinché non recupereremo una reputazione.

L’ho già scritto: il 2012 sarà un anno per coraggiosi. Volete rinunciare a questo privilegio? Preferite continuare a pretenderlo dai reparti marketing delle aziende e dai manager di agenzia piuttosto che da voi stessi?
Io temo che uno sciopero dei creativi oggi fallirebbe perché la maggior parte di chi ha un lavoro (o una parvenza) non aderirebbe. Significherebbe metterci la faccia. Smentitemi, ve ne prego.
massimo guastini

p.s.
naturalmente l’immagine del post non allude alla relazione tra me e Massimo Costa ma all’attuale rango dei creatori di contenuti rispetto allo status di baby sitter. Non accontentiamoci più del velo di zucchero di una job description fashion per ingoiare una pillola sempre più amara.