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Eppur bisogna andar

Prometeia ha presentato ieri il Rapporto di Previsione (Ottobre 2011) sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia internazionale e italiana.



La crisi del debito pubblico italiano e le incertezze della nostra politica economica.

L’Italia è al centro dei rischi di crisi mondiale che l’Europa, fulcro dello stato attuale della lunga crisi finanziaria, potrebbe in astratto innescare. La percezione da parte dei mercati finanziari che il governo italiano, dopo le tornate elettorali di maggio e giugno, avesse intenzione di procedere a un rilancio dell’economia, passando in secondo ordine l’impegno di azzeramento del disavanzo pubblico, mentre era in corso la nuova fase di crisi del debito greco, ha innescato una ondata di vendite di azioni bancarie italiane il 23-24 giugno scorso. Successivamente, le incertezze nel disegnare la politica di bilancio per l’azzeramento del deficit in tempi ragionevolmente brevi ha spostato le vendite direttamente sui titoli del nostro debito pubblico, anche se non si presentavano problemi né di liquidità, né di solvibilità.
A differenza della Grecia, la cui crisi non poteva essere evitata, la eccessiva concentrazione di alcuni membri del governo italiano sulle esigenze elettorali di breve termine ha lasciato spazio a riallocazioni di portafoglio negative per il nostro debito pubblico che potevano essere evitate.
La ricostruzione della credibilità della politica economica italiana non solo sarà onerosa per famiglie, imprese e sistema bancario, sarà anche prolungata perché per quanto mirate, innovative e profonde saranno le “misure per lo sviluppo”, i loro effetti matureranno lentamente. Il costo del nostro debito salirà gradualmente dai 4.5 punti di Pil ai 5.3 punti percentuali, quasi 90 miliardi di euro nel 2014.
Il passo già lento della nostra economia, inferiore a quello europeo da un decennio a questa parte, sarà ulteriormente ridotto dalle restrizioni fiscali, dai maggiori oneri per interessi che si diffonderanno anche al settore privato e dal ciclo negativo degli investimenti in costruzioni, per quanto riguarda la domanda interna; a ridurre il tasso di crescita contribuirà anche il rallentamento della crescita della domanda estera. Nel corso del 2012 il Pil italiano cadrà nella media dello 0.3 per cento. Questo risultato conseguirà da due trimestri di caduta del Pil a cavallo tra il 2011 e il 2012. La ripresa successiva sarà ancora una volta molto lenta, inferiore all’1 per cento.

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