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Boom. IF! Xmas Party è SOLD OUT.

Il nostro IF! Xmas Party è sold out. Google e Adci tengono a ringraziare tutti coloro che si sono registrati con eccezionale tempestività e, soprattutto, coloro i quali non potranno rientrare nella lista – grazie dell’affetto che ci dimostrate, vi amiamo anche noi : )

Ci diamo appuntamento qui per il post-party. Post. Party. Party. Post. Che ve lo diciamo a fare?


1 Risposta

SOLD OUT – GOOGLE&IF! Christmas Party: a case study.

UPDATE 03/12 h16:30 – STOP ALLE TELEFONATE, GENTE: LA FESTA È SOLD OUT E DAVVERO NON RIUSCIAMO A METTERE PIÙ NESSUNO IN LISTA.

Grazie del vostro affetto (Google & Adci)

BACKGROUND: Stiamo entrando in quel magico periodo dell’anno in cui la gente deve essere felice, e dei signori anziani vestiti di rosso vagano nei centri commerciali sedendo bambini ignari sulle loro gambe vellutate. Quei magici giorni in cui chi ha una famiglia si ricorda sentimenti come odio e rancore, e chi non ne ha una si sente ancora più solo. E poi si ingrassa, si ingrassa tantissimo. La fatica di schierarsi tra panettone e pandoro, che poi l’uvetta passa e non saluta. L’ansia da prestazione del “cosa facciamo all’ultimo dell’anno?”, che poi è sempre tutto sbagliato. Interminabili cenoni e pranzoni in cui giovani creativi devono fare outing spiegando alla famiglia che lavoro fanno. E nessuno, mai nessuno che abbia idea di cosa si tratti. Finché ti arrendi in un esausto: “Sì, faccio la réclame”.

PROBLEM: Il Natale è alle porte.

SOLUTION: Non aprite.

CHALLENGE: Non possiamo prevenire l’inevitabile mestizia che ci assalirà in quei giorni. Ma possiamo creare dei bei ricordi, ricordi a cui ci aggrapperemo stretti stretti nel periodo più triste dell’anno: Natale.

IDEA: If! e il Santo Patrono Google organizzeranno una festa epica, che negli anni verrà ricordata come La giornata del Ricordo Postumo. Dove postumo non solo viene a sottolineare il fondamentale ruolo degli alcolici in questo party, ma anche una time capsule piena di bei ricordi per i giorni bui.

RESULTS: I primi risultati saranno già evidenti Giovedì 4 Dicembre, il giorno del Party. Tra un brindisi e l’altro, ascoltando buona musica in ottima compagnia, si comincerà a fabbricare dei bei ricordi da usare in caso di emergenza.

Rendete il Natale un posto migliore, iscrivetevi mandando una mail a google@venticento.eu 

Ci vediamo Giovedì 4 dicembre dalle 21 in poi ai Chiostri di San Barnaba. Mappa


3 Risposte

Dal Giappone, una lezione di creatività.

Riceviamo da Paolo Iabichino (@iabicus) l’invito a partecipare alla nuova edizione di Meet the Media Guru con un programma che guarda al futuro dei media e ai temi emergenti del digitale. Si inizia il 5 marzo con la lecture di Morihiro Harano che potrete seguire live a Milano o in streaming nel sito di MtMG (qui tutte le info).

Segnatevi questa data: 5 marzo 2013.

La nuova edizione di Meet The Media Guru si apre con un appuntamento decisamente interessante per noi che ci occupiamo di comunicazione, design e pubblicità.

A partire dalle 19,30, infatti, la Mediateca Santa Teresa, in via Della Moscova 28 a Milano, ospiterà l’intervento di Morihiro Harano, uno dei più illustri colleghi in circolazione in questo momento.

Harano nasce professionalmente all’interno di Dentsu, nel 1994, quando Internet cominciava a muovere i primi passi nella comunicazione ed è proprio grazie al suo lavoro che l’agenzia riesce ad affermarsi in tutto il mondo come una delle realtà più capaci di coniugare i linguaggi della creatività con la grammatica del mondo digitale.

Successivamente contribuisce a lanciare Drill, una vera e propria start up creativa per la nuova comunicazione e nel 2011 fonda Party, quella che è a tutti gli effetti la sua creatura più riuscita, dove la poetica giapponese convive con l’utilizzo della tecnologia per coinvolgere i destinatari del messaggio all’interno di esperienze con un altissimo valore estetico.

Sul suo biglietto da visita c’è scritto che è un direttore creativo, ma io faccio fatica a circoscriverlo in una job description. Probabilmente la maggior parte di noi lo conosce per i suoi leoni d’oro a Cannes, lo splendido “Xylophone” (qui) del 2011 o il video delle lenti a contatto dell’anno scorso (qui).
Ma questi award non rendono realmente giustizia alla versatilità del suo pensiero. Le sue sono a tutti gli effetti campagne di tipo commerciale, ma forse sarebbe più opportuno chiamarle “opere pubblicitarie”, perché ogni volta vanno in scena elementi che sembrano voler indurre meraviglia e stupore negli occhi di chi guarda. Lui parla di storytelling, ed è davvero ossessionato dal raccontare storie che riescano a coinvolgere le persone a cui si rivolge. E per farlo sa di poter contare sulla tecnologia come mai era accaduto prima dei nostri giorni.

http://youtu.be/FhLEikXk-ow

Non parlo della condivisione, dei social network e delle altre diavolerie che ancora ci raccontiamo da queste parti, parlo di una conoscenza profonda dei device a nostra disposizione. Alcune campagne di Harano usano smartphone, tablet o computer portatili per costruire straordinarie scenografie narrative, in cui valori di marca e funzioni di prodotto interagiscono con passanti e/o spettatori. Quelli che una volta chiamavano target e che oggi siamo costretti a interpretare come pubblico.

Forse nelle prossime settimane qualcuno sarà costretto a sentirsi un po’ come Harano, se è vero che torna Carosello e che vorrebbe ospitare soltanto “gli spot di qualità”. E c’è quasi un’ammissione di colpa nelle parole dei comunicati stampa, quindi fuori dal Carosello i nostri spot valgono un po’ meno e allora bisognerà capire come fa lui ad essere così bravo. Cos’ha capito lui e da dove arrivano le sue visioni che gli permettono di piegare la tecnologia al servizio della creatività, mentre la maggior parte di noi non riesce a smuoversi dal contrario.

Così, per continuare a credere nelle idee. Senza vivere la tecnologia come una minaccia e cercando un po’ più di poesia nelle cose che si fanno ogni giorno. Così, perché non ci serva un nuovo Carosello per farci dire cos’è di qualità secondo i nuovi listini delle concessionarie media. Ma perché siano magari migliaia di spettatori sui canali sociali a scegliere i nostri spot, le nostre campagne, proprio come riesce ad Harano che sembra aver compiuto un difficilissimo compito: quello di far amare la pubblicità alle persone.