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Everything you always wanted to know about Alberto, Sara, Maria Vittoria, Giorgio and Lola (but were afraid to ask).

 

Lunedi 28 maggio ho avuto l’onore di premiare dal Palco del Teatro Nazionale di Milano gli studenti vincitori del Graduate GrandPrix di Pubblicità Italia.
Per farlo ho dovuto subire l’ironia pungente di Pietro Chiambretti, ma l’ho fatto volentieri.

Il concorso, riservato agli studenti di Accademia di Comunicazione, IED e NABA (e con una Giuria tutta ADCI) richiedeva la realizzazione di uno spot di 30 secondi per la sensibilizzazione all’uso delle energie sostenibili: uno dei temi caldi delle Nazioni Unite per il 2012.

Uscendo dal Teatro in pausa sigaretta, ho chiesto ai vincitori (studenti dell’Accademia di Comunicazione), di scrivere un post sulla loro esperienza.

Ecco l’articolo ricevuto da Alberto Mora anche a nome dei suoi compagni d’avventura: Sara Rosset, MariaVittoria Apicella, Giorgio Fresi e Lola Marique García.

 

Ci è stato chiesto cosa ha significato vincere la prima edizione del Graduate GrandPrix.

Probabilmente vi possiamo raccontare con maggiore precisione cosa ha significato per noi lavorare assieme durante i mesi precedenti.

Momento del briefing. Il tema è decisamente di primaria rilevanza: il divario energetico tra Paesi occidentalizzati e Paesi in via di sviluppo e la conversione all’energia pulita. L’obiettivo è creare un movimento d’opinione che possa alimentare il dibattito pubblico su tali questioni. A nostra disposizione trenta secondi di video, per attirare l’interesse dell’utente, esporre la questione e ottenere la sua approvazione, motivarlo ad agire. Una bella sfida.

Momento del brainstorming. Ci vuole parecchio tempo prima di capire quale approccio adottare. Indispensabile evitare di scadere in sterili luoghi comuni. L’emozione fa da padrona.

Non mancano momenti di confronto, tanto all’interno del gruppo, quanto a lezione. Soprattutto all’interno del gruppo.

Si passa dai “C’è l’idea, ma la visualizzazione non è buona!” ai “Abbiamo la visualizzazione, ma quale è l’idea?”.

Cominciamo a concentrarci su qualche ingresso in particolare. Quello che convince maggiormente tutti è lo stesso che verrà poi realizzato: cosa accadrebbe se una persona appartenente al mondo occidentale si vedesse obbligata a vivere come quell’1,6 miliardi di persone che non ha l’opportunità di usufruire dell’energia elettrica?

Il tempo stringe e iniziamo a saltare lezioni. Ci chiudiamo in aula con questo proposito: “Ok ragazzi. Non si esce da questa stanza finché l’idea non è completamente chiusa e sta in piedi da sola!”. I pomeriggi in Accademia diventano serate in appartamento da Sara e Alberto.

Iniziano gli insulti. A questo stadio del lavoro basta un nulla per far scattare gli animi scalpitanti.

Momenti di estremo silenzio si susseguono a momenti di estrema confusione. Impossibile dire se fossero peggiori i primi o i secondi. Ma la voglia di fare un buon lavoro ha la meglio su tutto il resto, in essa ritroviamo coesione, e componiamo i primi script. Occorre disegnare qualche storyboard e discutere animatamente ancora un po’ prima di capire quali potrebbero essere le scene migliori per raccontare la nostra storia.

Dopo aver ottenuto l’approvazione dal docente non rimane che dare concretezza a immagini e parole.

Momento della realizzazione. Questo probabilmente è stato il più divertente. Il tutto si è svolto in una mattinata, a casa di Vichi.

Scena del risveglio a letto. Tutto ok. Sotto strati di coperte di lana e piumino, Alberto sta sfiorando la disidratazione per la buona riuscita del video. La luce del tardo mattino ci assiste e in videocamera i colori appaiono splendidi. La scrupolosità di Giorgio fa si che ogni sequenza debba essere girata almeno tre volte.

Scena del caffè. La più attesa da tutti noi. Lola, con estremo sprezzo del pericolo, imbeve di alcol pezzetti di legno, riponendoli quindi sul fornello intorno alla moca. Chiudere la canna del gas sarà sufficiente per non saltare tutti in aria? È quello che ci auguriamo. Dietro la telecamera Vichi è pronta a intervenire, armata di un secchio da bucato riempito d’acqua. La scrupolosità di Giorgio sopra citata non prevede eccezioni e,  mentre la fiamma continua a crescere in altezza e spessore, costui, con la telecamera ben salda in mano, continua a danzargli intorno.

Scena del bagno. I due momenti (immersione spazzolino e spazzolino in bocca) sono stati girati con ordine inverso rispetto a come si vedono nel video. Ciò ha risparmiato Alberto da un probabile avvelenamento.

Scena del frigo. Dopo tutto ciò che è stato fatto, nulla di più semplice che aprire un frigo ed estrarre un paio di scarpe. Questa è un “buona la prima”.

Dopo le riprese, a Lola e Giorgio è sufficiente qualche giorno per selezionare le sequenze, individuare l’audio e montare il video finale.

Un’ultima animata discussione su cartelli finali e testo del rational, giusto per rimanere fedeli a noi stessi. Infine la consegna.

Questa è la storia della nostra impresa. Questi sono gli avvenimenti che hanno preceduto la nostra comparsa sul palco del Teatro Nazionale. E dopo avervi raccontato i fatti attraverso cui si è compiuta questa avventura pazzesca, credo possiate arrivare a immaginare da voi cosa abbia significato per noi vincere questa edizione del Graduate GrandPrix.

Quando si lavora con dedizione, spirito di sacrificio, passione e ardore, ciò che ne esce è un’impresa che merita sicuramente di essere raccontata e condivisa.

 

Alberto, Sara, Maria Vittoria, Giorgio, Lola

 

 


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