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Mercoledì 28 giugno: presentazione Master in Advertising

28 giugno, ore 18:30 presentazione:

MASTER IN ADVERTISING Raffles Milano Istituto Moda e Design, Course leader Gianpietro Vigorelli.

10 mesi con: AlkemyDLV BBDOGrey UnitedHavas MilanJ. Walter Thompson ItaliaLeo Burnett MilanM&C Saatchi MilanoOgilvy & MatherTBWA\Italia.

Patrocinio: adci.

Per partecipare: master@raffles-milano.it

 

NOTA BENE:
Il patrocinio prevede condizioni economiche agevolate (uno sconto di 500 euro) a chi si iscriverà ad uno dei Corsi triennali e dei Master menzionando l’ADCI, entro e non oltre il 31 luglio.


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My ADCI Awards : la rivoluzione fatta col Papà

Mio padre è partito lui.
Mio padre vive in Africa da oltre dieci anni.
Mio padre. Da mio padre, non ho mai avuto il modo di andarci. Il tempo. La voglia.

Stacco.

Non è agli ADCI Awards che per la prima volta ho visto il film di Ogilvy & Mather per Wind.

Sono uno degli oltre uno su due che l’hanno condiviso alla prima view, due estati fa. Siamo otto milioni. E sono tanti i “kappa” che Wind ha investito su questa idea.
Questa è tecnicamente una rivoluzione: un budget considerevole, a cinque zeri, da un cliente tradizionalmente presente in tv e sui media classici, dedicato a un’idea digital first. Se vi pare un dettaglio, rileggete otto volte, poi fatevi un giro per capire che aria tira.

Certo, l’idea deve essere considerevolmente buona. E, a proposito di aria, parlerò fuori dai denti: sento un sacco di scoregge sul tema storytelling: una cosa che fa parte della natura umana da quando popolavamo le caverne che abbiamo trasformato nel santo graal dell’era del marketing-non-di-massa. Ma anche la storia del santo graal è una storia di uomini, non dell’oggetto in sé. Storytelling è una modalità che viene confusa con una cosa.
Questo film non si confonde: è la storia di due uomini. È narrazione pura. Mi parla attraverso un trattamento che spesso abbiamo il coraggio di utilizzare solo per certe campagne sociali. Non mi schiaffeggia col prodotto. Passa con naturalezza le sue informazioni di servizio sull’oggetto (i santissimi device & connettività) mentre (com-)muove con forza la mia parte emotiva. Forse la schiaffeggia. Con quella forza stemperata dall’affetto che solo un padre.

Stacco.

Tutte le (poche) volte che mio padre mi ha dato uno schiaffo, lo accompagnava con un “Ricordatelo!”.
“Papà” quest’anno vince tre ori, un Best Use of YouTube per i risultati eccezionali ottenuti sulla piattaforma di Google, e il Grand Prix dell’Art Directors Club Italiano. Ma soprattutto si presenta e vince con un 4′ pensato per il web, e sostenuto da un budget finalmente above-the-line, in una categoria (Film) tradizionalmente appannaggio di produzioni per la tv.

Ogilvy ha fatto la rivoluzione col Papà. Ricordatevelo.

Me, se mi cercate, sto organizzando un viaggio in Africa per parlare con un vecchio testardo cui mi son ricordato di voler bene.


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Un ricordo di Giancarlo Livraghi

di Enrico Chiarugi

Sabato scorso è mancato Giancarlo Livraghi, copywriter, manager di agenzie multinazionali, fondatore della Livraghi, Ogilvy & Mather e tante altre cose.

Giancarlo LivraghiVorrei ricordarlo brevemente e con affetto, non tanto per nostalgia dei bei tempi andati, ma perché il suo modo di intendere la pubblicità ha lasciato un segno netto nelle tante persone che, come me, hanno avuto l’opportunità e la fortuna di lavorare nella sua agenzia. Sottolineo “sua” perché la LO&M era soprattutto Giancarlo Livraghi e poi anche Ogilvy & Mather, così come la Bassat, O&M era soprattutto Luis Bassat; ma questo succedeva prima che arrivassero i grandi gruppi finanziari a farla da padroni.

Non a caso dicevamo, con una certa fierezza, “Lavoro in Livraghi”, come si diceva anche “Lavoro in Pirella”. Certo, le multinazionali erano presenti, ma per noi erano un background sfocato: quello che più importava era il fatto di lavorare per persone che, in forme diverse, ammiravamo e stimavamo.

Io ho iniziato lì, in piazza Santa Maria Beltrade, nel lontanissimo 1984, assunto come “assistant copywriter” (era la qualifica che compariva sul libretto di lavoro) e vi ho lavorato per tre anni, parlando poco e ascoltando molto.

Oggi le agenzie “prendono” molto da chi inizia a lavorare e “danno” pochissimo non solo in termini di remunerazione e di prospettive, ma anche e soprattutto in termini di formazione professionale.

La LO&M chiedeva molto, certo, ma dava anche altrettanto.

Per cui, ringrazio qui Giancarlo Livraghi , “il dott. Livraghi”, Giancarlo (abbiamo iniziato a darci del “tu” – da parte mia, timidamente – dopo che ci eravamo ri-trovati circa dieci anni fa, grazie a Jenny Evangelisti) per quello che mi è stato dato e che credo sia stato dato anche a molti altri (creativi, account, media ecc.) che sono passati in LO&M.

Grazie per aver creato un’agenzia che era anche una “scuola”, più Oxford che Berkeley.

Grazie per aver saputo creare una comunità solidale di persone.

Grazie per aver anche detto cose dure e dirette ai clienti in riunione, sempre da pari, senza mai ombra di servilismo.

Grazie perché in quelle riunioni erano ammessi anche i neo-assunti, che potevano solo imparare.

Grazie per averci trasmesso che per essere rispettati come comunicatori, dobbiamo prima di tutto essere credibili.

Grazie per averci trasferito che la nostra professione era (dico oggi, potrebbe essere) qualcosa di utile e intelligente, con una rilevanza sociale.

Grazie per averci fatto capire che “etica professionale” non è una formula vuota.

Grazie per averci insegnato che senza strategia e senza concetto, anche la migliore idea creativa resta solo un “buzzétt”.

Grazie per aver usato sempre il “lei” nei rapporti di lavoro. Sarà anche formale, ma molto meglio di un “tu” cui seguono poi parole e comportamenti pessimi.

Grazie per non aver mai detto: “Sabato e domenica dovete fermarvi a lavorare”. Quando accadeva, era solo perché ci sentivamo responsabili di quello che stavamo facendo. E la responsabilità in LO&M veniva incoraggiata.

Grazie per essere stato tra i primi a parlare contro i “megamerger” e la finanziarizzazione del mondo della comunicazione.

Grazie per aver visto nella stupidità il grande nemico (vittorioso) del nostro lavoro e del mondo in generale e per aver scritto in proposito un libro intelligente: “Il potere della stupidità”, appunto.

Grazie per aver fatto incorniciare all’ingresso dell’Agenzia un poster che recitava: “Quando parlava Eschine, gli Ateniesi dicevano: ‘Senti come parla bene’. Quando parlava Demostene, dicevano: ‘Uniamoci contro Filippo’. Noi siamo della scuola di Demostene”.

Oggi gli allievi della Scuola di Demostene la salutano con affetto, dott. Livraghi. Qui dove ci ha lasciato, però, credo che al momento stia vincendo Eschine.

 

P.S. Invito chiunque conosca poco Giancarlo Livraghi e voglia conoscerlo meglio a leggere qualche suo testo sul sito www.gandalf.it