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Mancano solo poche ore e ho già nostalgia.

Ciao a tutti, oggi è il mio ultimo giorno da consigliere dell’ADCI. Mi sembra doveroso salutare e ringraziare.

Ho fatto parte di 3 consigli. Quello divertente e di rottura di Lele Panzeri, quello puntuale e attento di Maurizio Sala e quello prima brancaleonico ma poi interessato ai grandi temi di Massimo Guastini.

Mancano solo poche ore e ho già nostalgia. Però sono sereno: il Club lo lascio in buone mani. Conosco bene molti di quelli che si candideranno domani, e sono perfettamente al corrente della loro passione e voglia di fare.

Tornando a me, sono stati 9 anni intensi. Per i primi mandati ho fatto centinaia di chilometri in auto, per essere presente a tutte le riunioni. Dopo, abitando a Milano, mi è stato più comodo portare avanti al meglio il mio compito: far  crescere la piattaforma online del club e l’interesse per le tematiche digitali.

Ricordo quando eravamo veramente in pochi – vi parlo di più di 12 anni fa – a occuparci di digitale. Cercavamo di dare una sveglia al club e al suo mondo.  Io sono entrato nel Consiglio per questo. C’era già Cannes con le riservate giurie online e noi ancora alle alzate di mano pubbliche. C’era molto da fare per i meccanismi di giuria e la creazione di nuove categorie “digitali” che rispondessero a un mercato sempre più denso. Pensate a quante sono ora nel CFE, pensate a quante potevano essere all’inizio degli anni duemila. Più premi, più peso alla categoria, pensavamo allora.

Molti di quel gruppo iniziale sono ora il punto di riferimento per la comunicazione digitale di importanti agenzie. Altri, arrivati poco dopo, lo stanno diventando. Mi piace ricordare con affetto il gruppo di pionieri che, poco a poco, è diventato sempre più rilevante nel mondo della comunicazione digitale.

Quello “digital” è sempre stato il mio Ministero, e con l’oculatezza di Gabriele e dei Consigli in carica penso di essere riuscito a utilizzare al meglio i fondi del club. Abbiamo realizzato quello che, anno dopo anno, diventava utile alla programmazione e alla crescita delle piattaforma online. Fino ad arrivare a quella attuale, che secondo me poco ha da invidiare a Club ben più titolati.

Dal primissimo sito informativo dell’inizio degli anni duemila, siamo passati durante il mandato Panzeri (2002/2004) a una piattaforma digitale che integrava per la prima volta i meccanismi d’iscrizione dei lavori e le votazioni delle short list online, lo ricorderete.

Durante il successivo mandato di Maurizio Sala, con centinaia di scansioni e interventi nella struttura del sito, siamo riusciti a costituire un database con tutti i lavori vincitori di un premio agli ADCI Awards. Oltre 6000 campagne, 28 anni del meglio della pubblicità italiana a disposizione di chiunque si colleghi ad adci.it

Poco più di un anno fa il club è andato online con un nuovo sito che integra alle schede personali dei soci (un prestigioso biglietto da visita per chi è meno avvezzo al web, un portfolio online con i migliori lavori e una presenza individuale nelle prime posizioni dei motori di ricerca) il nuovo Blog e il Magazine.
Un sistema integrato in grado di gestire: iscrizioni dei lavori, giurie fisiche e giurie online, redazione dell’annual e dei diplomi e aggiornamento del sito in autonomia.

Vi lascio con una piattaforma che può solo crescere e un consiglio sincero per utilizzare al meglio i prossimi fondi per migliorarla ancora:

-  Lavorare sul back end per renderlo più friendly nell’input delle informazioni. (È solo questione di creare un’interfaccia che renda più facile l’input di tutto, dalle iscrizione ai premi al Magazine).

- Lavorare sul front end, invece, per quanto riguarda la presentazione delle campagne nel sito, soprattutto per quelle integrated (digital o no) che attualmente sono presentate in modo troppo frammentario. Troppi click, poca visione d’insieme.

- Lavorare maggiormente sull’inserimento di contenuti rilevanti negli highlight e nello slider in Homepage. Le news istituzionali in primo piano hanno uno spazio adatto ma devono avere un maggior ricambio. Se questo compito viene delegato al blog, meglio rivedere completamente la sezione in primo piano nel sito, che da accessoria deve diventare rilevante.

Vi lascio anche con un grande incoraggiamento a Massimiliano e Gabriele: mi auguro prenderanno domani il mio posto! E già che ci sono gli ricordo che sono a disposizione per qualsiasi consiglio, per dare continuità al progetto, per spiegare come funziona tecnicamente la piattaforma e, ovviamente, per passare username e password!

 


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L’ADCI rinnova completamente la sua piattaforma digitale.


Non si è trattato di un semplice redesign, ma della creazione di una nuova ed evoluta piattaforma digitale che, in modo organico e funzionale, integra il Sito, il nuovo Magazine, questo blog e i social network Facebook, Twitter e YouTube (aspettando Pinterest che sarà dedicato ai fornitori della creatività) per creare qualcosa che punta a distinguersi come innovativa, anche a confronto con gli altri Art Directors Club mondiali. Questa piattaforma vuole tornare a essere il punto di riferimento della community dei creativi italiani e uno strumento eccezionale per promuovere il lavoro e la professionalità dei membri dell’ADCI.

Siccome sappiamo che ogni nuovo progetto partecipativo – come è la piattaforma digitale dell’ADCI – porta anche qualche difficoltà nell’uso delle novità, qui trovate un post con tutte le Domande pIù frequenti che ci state facendo in questi giorni.

Il look and feel del sito, del blog e degli spazi social del Club sono completamente nuovi. Il design è opera dell’art director Marco Tironi, recentemente vincitore dei Giovani Leoni (e secondo classificato alla Young Lions Competition di Cannes) nella sezione design.
Quanto ai contenuti, sono stati completamente riorganizzati, ampliati e ottimizzati per i motori di ricerca rispetto alle precedenti versioni del sito ADCI. Anche il sistema di navigazione è stato riprogettato, per migliorare l’esperienza di consultazione del sito.

Le schede dei membri ADCI sono state completamente ripensate.
Invece che essere una semplice nota biografica, le schede sono state concepite per diventare un profilo professionale.
Imparando dalle logiche di Linkedin e Behance, infatti, ogni membro del club avrà una scheda che comprenderà sia un CV completo aggiornabile e integrabile con tutti i social link di cui ogni membro dispone, sia un portfolio con i lavori presenti nell’annual e con quelli pubblicati nel magazine ADCI.
Inoltre, le nuove schede sono SEO friendly, con una URL che comprende il nome e cognome del socio: per ottimizzare l’indicizzazione nei motori di ricerca.

Un altro vantaggio per i soci dell’Art Directors Club Italiano: poter costruire assieme il più bel magazine digitale di pubblicità in Italia.
Il Magazine dell’ADCI è il nuovo spazio digitale in cui soci e sostenitori che hanno aderito al Club possono inserire i loro lavori: quelli che ritengono più rappresentativi, quelli di cui si sentono più orgogliosi, quelli che iscriveranno il prossimo anno agli ADCI Awards, quelli che vorrebbero semplicemente mettere in mostra. 
Caricare i propri lavori nel Magazine dell’ADCI significa contribuire a creare un magazine collettivo per far conoscere in tempo reale il meglio della creatività italiana divisa per industry.
Inoltre, dato che i lavori inseriti compaiono anche nella home page del sito ADCI, pubblicare i propri lavori nel Magazine significa anche esporli nella vetrina online più visitata e prestigiosa del mondo pubblicitario italiano: il nuovo sito dell’ADCI.

Tutti gli Annual ADCI online, dal 1986 a oggi.
Gli Annual dell’ADCI non sono solo la storia del Club, ma anche quella della creatività e della pubblicità italiana. Per questo motivo l’ADCI li ha messi tutti online e liberamente consultabili da tutti: iniziativa questa, ancora ineguagliata nel mondo degli Arti Directors Club.

Il nuovo blog.
Se il sito è l’organo istituzionale dell’ADCI e la vetrina per promuovere le attività del club e dei suoi membri, il blog – come sapete voi che lo frequentate – è l’agorà del Club: il luogo ideale per incontrarsi, parlare tra soci e con il Consiglio, discutere e confrontarsi su argomenti che riguardano la professione di creativo e tutto quello che le ruota attorno. Unica condizione: non nascondersi dietro nickname misteriosi.
Il nuovo blog non cambia nei contenuti e rinnova l’invito a tutti i soci di diventare autori e di pubblicare i propri contenuti per arricchire la nostra comunità.
Se non siete pratici di WordPress, mandateci un’email, una foto e qualche link e ci pensiamo noi!


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“Tu puoi dare la vita” la nuova campagna di Pubblicità Progresso.

Per la prima volta nella sua storia la Fondazione Pubblicità Progresso (e a quarant’anni di distanza dalla prima campagna dedicata alla donazione del sangue) ha voluto coinvolgere anzichè le agenzie, un team di soci ADCI che si sono dedicati, ognuno per il suo ramo di competenza, a una campagna integrata di sensibilizzazione sulla donazione degli organi.

Se volete conoscere questa storia e il progetto che ne è scaturito (ovviamente secondo me – per il resto ci sono i comunicati ufficiali), cliccate qui.


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WikiBrands in Italia.

Wiki è la parola che più rappresenta questa fase del nuovo millennio. La fase veloce, partecipativa, cognitivamente collettiva. La partecipatività sta ridefinendo la nostra intelligenza, la nostra identità, il nostro modo di comunicare: anche in pubblicità.

Per questo è importante che un libro come WikiBrands, di Moffit e Dover, sia arrivato in Italia: segna un minestrone nella riflessione sul mestiere della comunicazione.

Leggetene la quarta di copertina e capirete:

Il brand continua a rappresentare un valore fondamentale per il business solo se saprà abbracciare pratiche di comunicazione realmente innovative, in una difficile transizione dall’immagine alla relazione. Con l’affacciarsi sul mercato di una nuova generazione di nativi digitali, col passaggio della maggior parte dell’informazione dalle mani delle aziende a quelle delle singole persone e con l’emergere di nuovi comportamenti culturali dettati dalle nuove tecnologie, il marketing si espone a una sfida epocale, individuando strategie basate sull’engagement con i consumatori, sulla collaborazione e persino sulla condivisione della proprietà del brand.

Wikibrand è una chiamata alle armi, una guida strategica e una road map verso il futuro. Un appello alle aziende a spostare l’attenzione da ciò che fanno (pubblicità, comunicazione, vendite) a come lo fanno (connessione, partecipazione, brand engagement).
Il libro, frutto degli studi di due tra i maggiori esperti mondiali di media e marketing, spiega come sfruttare i nuovi modelli di business, le tecnologie e le community di appassionati online, fornendo centinaia di esempi e testimonianze dirette di casi di successo.

Che lavoriate in un’azienda ormai consolidata o che siate alle presa con il lancio di una start up, questo libro saprà offrirvi numerosi spunti e suggerimenti:

  • come creare engagement con i consumatori attraverso il passaparola e i contenuti generati dagli utenti;
  • come generare un’esperienza condivisa di valutazioni, recensioni e cultura online;
  • come costruire una comunità mediante il microblogging e il crowdsourcing.
  • come stabilire una connessione veramente autentica e capace di creare valore.

Destinato a imprenditori e manager, ma anche ai responsabili di marketing e comunicazione che dovranno dirigere questo cambiamento, Wikibrands è uno strumento prezioso anche per gli esperti del digitale, gli studiosi di comunicazione e per chiunque sia interessato a capire come le aziende leader siano costantemente alla ricerca del coinvolgimento del proprio pubblico”.

E’ da diverso tempo che si parla di questo progetto. Sicuramente è da diverso tempo che parlo di questi argomenti con Matteo Righi, nelle serate ADCI (in realtà mista, reale e/o virtuale): discutendo su quanto sia cambiato lo scenario della creatività nel mondo, di quanto occorra ragionare in maniera “partecipativa” e tecnologica se si vogliono produrre idee davvero potenti e rilevanti per le persone. Soltanto idee concepite in questo modo possono davvero alimentare la conversazione, far parlare le persone, facendo parlare anche di sé.

Per questo, per entrambi è stato una piacevolissima sorpresa essere coinvolti, come autori di case history “partecipative” italiane, da Marco Lombardi, presidente Y&R e docente IULM, puntuale e appassionato curatore dell’edizione italiana del volume.

E visto che di “era della partecipazione” si parla, non fermatevi a questo post, ma leggetevi anche quello di Matteo Righi su Partecipactive, di Luca de Biase nel suo blog; e partecipate alla conversazione su twitter e su facebook.

 


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Con Storify lo storytelling diventa partecipativo.

Ogni giorno milioni di persone nel mondo condividono decine di milioni di contenuti attraverso Internet e i social media. Pubblicano post, foto, video, canzoni, notizie, tweet, link. Commentano, ri-condividono e ri-twittano aggiungendo qualcosa in più.

Come si può trasformare questa disomogenea fonte di informazioni in un’unica storia da raccontare? Come si può facilmente creare una narrativa raccogliendo tra una miriade di informazioni diffuse quelle più significative?

Pensando a questo, Burt Herman ex reporter “classico” presso l’Associated Press, ha dato vita a Storify, un servizio e un tool che permette di raccontare una unica grande storia utilizzando Internet e i social media da embeddare nel proprio blog o da trasformare in un programma televisivo.

Per saperne di più, il racconto prosegue qui.


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I Radiohead e i fan, un rapporto davvero speciale.

E’ di questi giorni la notizia che i Radiohead, per il concerto in Piazza Maggiore a Bologna del prossimo 3 luglio 2012, avvieranno la prevendita in anticipo per i fan iscritti al loro sito. Una carineria, un gesto (quello della preferenza), che non deve mai mancare quando si ha a che fare con una Community. Soprattutto se l’abbiamo creata noi.

I Radiohead hanno da sempre un rapporto speciale con i loro fan.

Hanno costruito una Community attorno al sito Radiohead.com (il message board del sito è spettacolare, le anteprime che si ricevono sono davvero tali), hanno venduto online un album a un prezzo stabilito da chi effettuava il download (1.2 milioni il primo giorno, anche a 0 €) rivoluzionando un mercato stantio sfanculando le Mayor e un anno fa, addirittura un DVD Live ufficiale, girato dai membri del fan club.

Se vuoi approfondire la storia di Radiohead, live in Praha, guardare o scaricare il DVD realizzato dai fan per i fan con l’autorizzazione della band, clicca qui.


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Anonimo non a caso: intervista al creatore di Evasori.info.

Evasori.info è una piattaforma partecipativa online che invita le persone a geotaggare e quantificare l’evasione fiscale in Italia.
L’elettrauto ti propone lo sconto se fai senza fattura? Hai chiesto lo scontrino al bar dove mangi a mezzogiorno e non te l’hanno dato? Mappali, almeno capiremo l’entità e la diffusione del fenomeno.

Bel progetto, affascinante, ma chi lo aveva fatto? La Guardia di Finanza?

No, un professore italiano di informatica che vive negli Stati Uniti, indignato dal comportamento rassegnato e poco attivo degli italiani. Per non tollerare l’evasione, per non diventare complici nel creare un’ingiustizia fiscale che costringe alcuni a pagare le tasse anche per quelli che non le pagano, l’unico modo è agire. E smettere di subire comportamenti che alla fine ci penalizzano direttamente, perchè con lo stato in bolletta, peggiorano i servizi al cittadino e poi ci lamentiamo.
Meglio essere attivi, darsi da fare, contribuire a risvegliare la coscienza sociale. Per questo il professore aveva creato e sviluppato una piattaforma partecipativa e l’aveva messa a disposizione della gente.

Ma perchè una persona un giorno decide di iniziare un progetto così impegnativo e complesso? Quali le motivazioni? Quale l’episodio scatenante? Perchè desiderava restare anonimo?
Più conoscevo la piattaforma e più mi incuriosiva il suo creatore. Gli ho chiesto un’intervista, me l’ha concessa, la trovate qui.



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Crowdsourcing rules or sucks? Scoprilo grazie all’e-book gratuito Masse Creative.

In questi giorni l’Art Directors Club Italiano si interroga sul fenomeno del Crowdsourcing in relazione al Concorso indetto dal Ministero del Lavoro sulla piattaforma Zooppa.

E’ un tema complesso, controverso, molto legato alle modalità della rete.

Ha a che fare con il lavoro o è un gioco? Le opinioni sono differenti, si mette l’accento soprattutto sulle piattaforme di User Generated Advertising. Ci si chiede se lavorare alle Competition sia un’opportunità affascinante da parte delle aziende per fare le cose assieme alle persone, o sfruttamento di creativi sottopagati.

Sicuramente all’interno del mondo della creatività italiana c’è il desiderio di saperne di più. Magari dalla voce di un insider.

A tutto questo cerca di dare una risposta  Stefano Torregrossa ha analizzato dall’interno il fenomeno del Crowdsourcing e lo ha raccontato nell’e-book gratuito Masse Creative.

Prosegui nella lettura e scarica il libro qui.


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The missing link.

Da oggi l’Art Directors Club Italiano ha di nuovo un blog. È un link che mi è mancato in questi tre anni. Oh, certo, se ne sono affermati altri nel frattempo: Mizioblog, Ted Disbanded, Kttb, sino ad arrivare al famigerato e straripante Bad Avenue di Donal Draper. Ma mi mancava un blog del Club, come del resto mi mancava un vero Club.  Personalmente credo che associazioni come la nostra siano utili quando  offrono luoghi fisici e/o virtuali dove entrare con un’opinione e uscirne con altre. Non siamo militari, non siamo fatti per avere una sola  idea.

La capacità di condividere informazioni, integrarle per trovare nuove strategie adattative, ci ha resi darwinianamente “vincenti”. Come primati individualisti, monadi non comunicanti, ci saremmo estinti molto tempo fa.  Siamo una specie troppo fragile per coltivare il dio Ego. Anche come creativi. Soprattutto come creativi. Non siamo artisti ma ne possediamo geni e memi. Probabilmente ne abbiamo anche alcuni tratti “psicopatologici”, un lato oscuro della forza che però è parte integrante della forza stessa e va necessariamente gestita. Va indirizzata verso mete  costruttive di cui siamo sicuramente capaci, anche se tendiamo a dimenticarcene.

The missing link non è solo il richiamo a un url che mancava da tre anni. Vuole  soprattutto richiamarci al nostro ruolo potenziale. Abbiamo il potere di congiungere il mondo delle idee a quello più pragmatico del business, delle revenue e del dio ROI. Ogni progetto di comunicazione ci offre l’opportunità di contribuire a migliorare l’immaginario oltre alla share of market dei nostri clienti. I due aspetti non sono mai in contrapposizione, checché se ne dica in giro. E i nostri Annual  contengono tantissimi esempi da questo punto di vista. Possiamo incidere nel Paese, persino nel nostro paese, se frequentandoci e condividendo le nostre riflessioni, faremo appello alla parte migliore che è in ciascuno di noi. Se sapremo portare le nostre conversazioni abbastanza in alto da diventare rilevanti anche per il mondo esterno.

Impariamo a rispettare le nostre differenze, non ingessiamoci in categorie di merito e ranking fittizi. Sentiamoci parte di un Club che aspira a essere qualcosa di più di un club. E soprattutto firmiamoci, sia nei post, sia nei commenti. Non è un invito. È l’unica regola di uno spazio che non ve ne porrà altre. Come in un vero Club ci metterete la faccia e sarete responsabili dei contributi che sceglierete di lasciare. Tutti i soci Adci sono invitati a scrivere sugli argomenti che vogliono, quando vogliono. Saremo uno spazio libero e aperto. In questo senso abbiamo iniziato a invitare anche i non soci, i non creativi pubblicitari  e “persino” donne e uomini di marketing. Ovviamente selezionandoli ;D

Non vi nascondo che conoscendo molti di voi, avendovi parlato, letto e ascoltato in più occasioni, ho un secondo ambizioso obiettivo: risultare rilevanti anche per il mondo delle aziende.
Voglio che leggendoci e seguendo i nostri scambi, i nostri confronti, la committenza torni a pensare a noi come gli interlocutori più autorevoli. So che ne abbiamo la capacità.
Questo nuovo indirizzo virtuale può diventare davvero qualcosa di più del link che ci mancava. Oppure restare un’occasione mancata. Come sempre, dipende solo da noi. Da ciascuno di noi.

(grazie a Marco Massarotto di Hagakure. Dopo aver creato il primo blog Adci ha aiutato il Club a farlo rinascere.)