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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

APT, organizzazione inglese specializzata in progetti soprattutto editoriali di grande rilevanza creativa.

Eccellenza nel sound design da New York, FNH (felt not heard)

DIA, Branding e video projects da New York

Il vintage italiano più bello: le veline delle arance di Sicilia

Twitter @claudianeri


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Anche tutelare il nostro lavoro è un atto politico

Leggo l’appassionato appello di Mirko Pallera e lo inquadro tra i fermenti e i segni di risveglio dell’ultimo periodo.
Segni che sembrano indicare come anche all’interno della mia categoria professionale (creativi pubblicitari) alcune persone stiano ricordandosi di una semplice verità espressa da Gandhi:

« In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica »

Mirko Pallera si domanda: perché la Bellezza che è stata così importante per la cultura occidentale, e in particolare per quella del nostro Paese, è oggi scomparsa?

Parafrasando Bill Bernbach, definito da Pasquale Barbella “padre spirituale dei pubblicitari più pensosi”, mi viene da rispondere che anche noi creativi pubblicitari abbiamo ucciso la Bellezza. Noi che con il nostro mestiere abbiamo usato i mass media per rendere la società più volgare e più triviale. L’abbiamo aiutata a scendere parecchi gradini, arrivando in fondo alla scala del buon gusto.

Oh, certo, noi dell’Art Directors Club Italiano siamo i migliori e abbiamo continuato a fissare uno standard verso l’alto, pubblicando 25 annual pieni di ottimi lavori. Ma non è stato abbastanza. Abbiamo detto tutti troppi “sì, si può fare”, quando non era giusto. Siamo stati conniventi per rassegnazione, talvolta per snobismo intellettuale, altre volte limitandoci a cercare una sorta di redenzione in quelle masturbazioni intellettuali che gli addetti chiamano fake. Vale a dire quegli annunci fatti per piacere alle giurie dei premi più importanti. I fake e i premi forgiano sicuramente un portfolio e un cv, non la società.

Di conseguenza, noi che siamo i migliori, siamo anche i più responsabili tra tutti i pubblicitari. Proprio perché “i migliori”. La nostra passiva connivenza, lo spreco del nostro talento, il nostro non esserci battuti a sufficienza sono i capi d’imputazione.
E quando persino dei politici si sono improvvisati “creativi”, producendo orrori come la campagna contro la droga o “magic Italy”, anziché venirci in mente di produrre una plateale protesta abbiamo quasi tutti taciuto (non illudiamoci che qualche mugugno nello status facebook abbia grande eco mediatica).
Nel mio blog personale scrissi un post lievemente sarcastico sulla campagna contro la droga, “Senatore Giovanardi: Cialtrone o Ideatore“. Un commentatore mi fece notare che “Forse non è giusto (intendo strategicamente) che il Presidente dell’ADCI prenda una posizione così netta contro Giovanardi”.

Io penso che prima di accogliere in toto un invito come quello di Pallera, noi si debba tornare a essere una CATEGORIA AUTOREVOLE. Oggi non lo siamo, per le colpe che ho già evidenziato.
Possiamo tornare a esserlo, facendo quello che dovremmo saper fare. Comunicare bene. Ricordandoci che tutti noi che per mestiere abbiamo accesso ai media, possiamo contribuire a forgiare la società diffondendo bellezza, valori positivi. Possiamo aiutare la società italiana a risalire tutti i gradini discesi negli ultimi 25 anni.

Stampiamo il Manifesto Deontologico Adci
manifesto deontologico firme e new logo e mettiamolo nelle sala riunioni. Mettiamolo nei nostri uffici e facciamolo leggere a chi ci chiede “più gnocca”, più stupidità, meno Bellezza.
Condividiamolo con i nostri clienti.

Aiutiamo lo Iap (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria). Non vaneggiamo di chiuderlo.

Battiamoci quotidianamente contro chi toglie credibilità al nostro lavoro partecipando alle gare gratis (vale nel Pubblico e vale nel Privato). Contro chi chiede fee inadeguati e per essere competitivo paga i creativi da 80 centesimi a 5 euro netti all’ora, facendo di conseguenza scappare i giovani talenti, vale a dire il futuro della nostra professione. I vecchi (over 40) sono già stati falcidiati.

Sì, possiamo essere tra gli artefici del rinnovamento del Paese, ma solo se difenderemo il nostro ruolo e il nostro mestiere.
Cominciamo da questo, sarebbe già molto.
Oggi non vedo la concreta possibilità di entrare all’interno degli organigrammi istituzionali. Non ne abbiamo la credibilità. Ed è giusto che sia così. Oggi.


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“Io c’ero”

Ecco le immagini della serata di premiazione Adci.
Ringrazio Valentina Tedesco, Roberto Bonfatti e Francesco Mollo per le foto.
Ringrazio Gabriele Biffi per tutto il resto.

Ho postato alcune considerazioni sulla serata di premiazione, sul Club e sul senso che può avere l’Adci oggi, nel mio blog personale.
Lì posso essere prolisso quanto mi serve :)
m.


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La Twitter-cronaca della Premiazione ADCI

@ZukunftStudio alla Premiazione ADCI

@ZukunftStudio in compagnia di due protagoniste della serata

RT @stefanosolarino: @adcinews complimenti per l'invito,
molto art attack ; ) #peccatononesserci #adci
RT @khomeino: RT @ZukunftStudio: >> Tonight the #adci #awards
are the place to be. Because Zukunft will be there. >>

http://t.co/S9m5GBKV
RT @maxgnocchi: Non so usare twitter, non conosco nessuno
e ho dimenticato le mie pillole. Eccomi alla serata #ADCI
 Continue reading 

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ADCI Awards, i lavori premiati

Stasera, a partire dalle 20, presso la Palazzina Liberty di Milano, premieremo i lavori selezionati dalle giurie Adci lo scorso maggio per gli ADCI Awards.


Per alleggerire la scaletta della serata abbiamo scelto di non proiettare i lavori premiati.

Del resto sono progetti usciti tra i nove e i ventun mesi fa, non esattamente delle primizie.
Per chi non li ricordasse, è possibile vederli da oggi (se non ci sono intoppi tecnici) sul sito Adci.

Nello slide show ho raccolto un’ampia selezione che comprende anche le entry.
Non troverete tutte le categorie.
In alcune sezioni, la tipologia dei lavori non si prestava a essere presentata in questo modo.
Mi riferisco all’area digital ma anche a molti progetti di design.
Buona visione.


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L’emarginazione dei creativi spinge le aziende all’estero

Andrea Crocioni, di Pubblicità Italia, mi ha chiesto cosa penso dell’iniziativa dell’agenzia Casiraghi Greco &, uscita due giorni fa con questa pagina su Il Sole 24 Ore.

Questa operazione, firmata da una sola agenzia pubblicitaria, rischia di apparire essenzialmente autopromozionale.
La domanda cruciale è un’altra: perché le aziende italiane cercano e acquistano strategie di comunicazione e idée all’estero?
Perché le agenzie locali non sanno più porsi con autorevolezza e credibilità. Perché si sono fatte la guerra sulla debolezza del fee anziché sulla forza del pensiero. Perché i clienti vengono acquisiti e mantenuti sulla base di non valori quali pronattività, servilismo, clientelismo e altri “ismi” poco edificanti, che di fatto hanno determinato un istmo innaturale. Una barriera tra chi commissiona le idée e chi le produce. Del tutto controproducente.
Perché è morta la vera meritocrazia. Quella che spingeva un’azienda a cercare un determinato creativo per quanto aveva reso nota una marca. Non per i premi vinti con annunci farlocchi (visti più da giurati che dal pubblico).
Il creativo più famoso d’Italia è Oliviero Toscani. Tanto che ricordiamo lui più che i marchi per i quali lavora. E quando anche li ricordiamo, li associamo a Toscani, non esattamente un brand value.
Continuo a pensare che i “creativi” pubblicitari debbano essere persuasori occulti. Putroppo oggi sono sin troppo occultati da ruoli intermediari e “mezzani”. O relegati in sottoscala con salari da colf non in regola. Nelle agenzie estere i creativi sono al centro del processo strategico, non ai margini.
Le idée hanno bisogno di aria, luce e trasparenza. Altrimenti muoiono, come le piante d’ufficio.
Se non si fosse capito, ritengo più utile l’autocritica a una generica accusa al mondo delle aziende. In ogni caso, onore a Cesare Casiraghi e Daniela Greco per aver investito risorse su un punto di vista e sul marchio della propria agenzia. Dimostrano di crederci.
Buone vacanze
massimo guastini