2 Risposte

Behindsight. “Da TV a video, da Watch-Time a Screen-Time, da Youtube a YouTV?” #part2

#PARTE 2. (scusate il ritardo ma ci sono stati alcuni problemi tecnici ora tutti risolti)

A complicare ulteriormente il futuro della televisione, e indubbiamente artefice principale della sua crisi, ci si mette il fatto che la TV non è più l’unico schermo per i consumatori e che quindi il mercato offre delle alternative o complementi all’esperienza di consumo televisivo. Dall’altro lato della barricata troviamo un fenomeno che da 7 anni a questa parte sta letteralmente trasformando il web: i contenuti video. Se infatti tutti noi siamo intuitivamente portati a pensare che siano stati i social network il fenomeno “digital” con la più alta crescita di questi anni, ci stupirà sapere che il consumo di contenuti video, in rete è cresciuto a ritmi ancora superiori, imponendosi di fatto come il vero fenomeno di rivoluzione di massa della rete negli ultimi anni: +1905% è il tasso di crescita del consumo di contenuti video dal 2000 al 2009 rispetto alla crescita dei social network nello stesso periodo (+883%). A dispetto di queste cifre però, il valore degli investimenti pubblicitari nell’area video, è pari solo a 3 miliardi di dollari, briciole rispetto alla TV.  Quali sono i nuovi modelli di TV intesa come consumo di contenuti video? Il modello di televisione alternativo o complementare a quello della TV tradizionale, è capitanato da Youtube, Netfix, Hulu, Vimeo. Sono fenomeni che non possiamo ignorare e che, in funzione delle direzioni che stanno prendendo, impatteranno direttamente sul modo di concepire il rapporto con lo screen televisivo. A capofila di questo movimento, c’è Youtube: “solo” 7 anni fa pioniere, iniziatore e promotore della cultura dei video online e oggi il più grande contenitore video globale e secondo motore di ricerca al mondo. 800 milioni di unique user al mese, 3 miliardi di visioni al giorno, 48 ore di nuovi contenuti caricati ogni minuto. 8 volte il numero di spettatori di Hulu (NBCUniversal, News Corporation e Walt Disney). La prima piattaforma media globale. Ma anche Youtube non sembra ancora aver trovato la risposta all’interrogativo sul futuro della televisione. Sì, perché a dispetto dei numeri impressionanti che lo descrivono, anche Youtube non appare perfetto e alcune delle sue criticità attuali sono direttamente riconducibili al DNA stesso del brand. Youtube nasce infatti sotto l’egida di User-Generated Anarchy: libera scelta non solo dal lato dell’upload ma soprattutto della scelta di cosa vedere e quando vederlo. Ciò rende il consumatore libero di operare qualsiasi scelta di programmazione e di broadcasting. Libero fino al punto di poter fare la propria televisione costruendosi un palinsesto personale e istantaneo. Ma questa libertà, congiuntamente all’iper-abbondanza di offerta di contenuti, sta creando un paradosso: l’immobilismo del consumatore stesso, incapace di scegliere, ogni 3 minuti (tempo medio di 1 contenuto video su YT), cosa vedere dopo, a differenza invece della TV dove il blocco di programmazione dura in media 22 minuti. E su questo punto, nonostante YT sia il secondo motore di ricerca più popolare al mondo, il brand non è ancora riuscito a trovare la soluzione giusta per un consumo più lungo e continuativo. Ricercare entertainment è diverso da ricercare informazioni: “lol” è la keyword più utilizzata su YT, ma così facendo titoli ed etichette dei video non forniscono indicazioni molto utili alla profilazione con l’algoritmo. Risultato? L’average tuber spende  solo15 minuti al giorno su YT, contro le 4-5 ore di watch-time televisivo del consumatore medio americano. Ciò spiega perchè, nei quartier generali di Youtube, sia attualmente in corso una virata significativa che potrebbe anche alienare una parte dell’audience storica dei suoi fedelissimi. Il cambio di homepage in vigore da pochi mesi testimonia infatti la prima risposta alle criticità di cui si parlava. Stiamo andando verso un tentativo di aiutare e guidare il processo di ricerca, scelta e programmazione fai-da-te degli user, attraverso l’introduzione di canali e la tematizzazione per ambiti di interessi. Non solo, ma sul fronte contenuti c’è una seconda rivoluzione in casa Youtube: l’introduzione di servizi come movie-streaming e i nuovissimi Youtube Original Channels. Entrambi i servizi traducono l’intenzione di Youtube di alzare significativamente il livello qualitativo dei contenuti offerti, rendendolo competitivo con altri servizi online (Hulu e Netfix) e anche con quelli televisivi (è solo un altro screen), senza contraddire radicalmente la propria origine user-generated. L’obiettivo ultimo è naturalmente quello di prolungare la permanenza media degli utenti, watch-time, e consentire CPM rates più interessanti. In breve: il più grande media player globale sta cercando di gettare un ponte che unisca la cultura dell’informazione e dell’abbondanza (Google) e la cultura dell’intrattenimento e della scarsità-premium (Hollywood). La tv del futuro ancora non c’è. E così neanche un modello di investimento pubblicitario alternativo a quello tabellare. Sono più le domande che le risposte. Stiamo andando verso una specie di convergenza? Lo scontro e la sfida sarà sui contenuti? O sulla qualità della programmazione? Oppure sulle regole di fruizione e consumo? Sulle business revenue e la sostenibilità-profittabilità del modello? I Due universi paralleli, TV e contenuti video, sono conviventi ma sempre più prossimi a qualche forma di clash, di collisione, di contaminazione. Il consumatore è lo stesso e sarà proprio lui a prendere per mano brand e mercati e a guidare il cambiamento, con i suoi comportamenti adattativi e le sue nuove abitudini. Insomma, i silos isolati, tv, computer, smartphone e tablet, cui siamo stati abituati finora, sono sempre più vicini a rompersi e a mescolarsi. Forrester prevede che entro il 2016, metà delle case americane avranno televisori con wi-fi che riporteranno in salotto i contenuti video del web. La tecnologia è già osmotica quindi. Il consumatore anche. Apple è pronta ancora una volta a stravolgere le regole del gioco con Apple TV, che si prevede introdurrà nuove forme di condivisione multi-piattaforma ora anche nel comparto televisivo. Un cambio di direzione significativo rispetto a quanto stanno facendo tutti i player di mercato, intenti a sfidarsi a suon di 3D e alta definizione. La vera sfida sarà su come i consumatori potranno interagire con i contenuti video, su più schermi e in maniera sociale. A tal proposito, ho scovato questi due esempi particolarmente recenti e interessanti di come potrebbe svilupparsi questo futuro della televisione: shelby.tv e la loro tecnologia touchplay. Shelby.tv è una nuova idea di TV sociale, che costruisce il palinsesto del consumatore creando uno stream di contenuti video “pescati” dai profili facebook e twitter dei propri amici. Con in aggiunta la possibilità di interagire socialmente con gli stessi contenuti mentre li guardi, commentando, condividendo, taggando, ecc… Una TV socially-oriented, che cerca di risolvere il problema di YT, la scelta, attraverso un meccanismo di contestualità sociale.

A questo link (purtroppo non si riesce ancora a fare l’embedding) potete vedere una demo di come funziona Shelby.tv

La seconda, touchplay, è l’evoluzione interattiva di Shelby.tv appena presentata al CES 2012, attraverso cui l’interattività via ipad con i contenuti della TV viene abilitata direttamente anche nel televisore di casa, introducendo delle nuove forme di interazione con i contenuti totalmente estranee all’esperienza televisiva da salotto. Anche qui un link per vedere touchplay in azione.

Per concludere. A me sembra chiaro che i silos finora separati di TV e web, a partire dal mondo video, si stanno spaccando e stiamo andando a tutta velocità verso forme di convergenza multiplatform. Con alcuni distinguo importanti rispetto al passato: che le modalità di fruizione, le tipologie di contenuti, gli approcci al palinsesto, i comportamenti degli utenti, sono profondamente diversi nei due mondi di provenienza e rispetto a quanto eravamo abituati dal passato. La tecnologia abilita, o disabilita. Io ho appena acquistato una TV wi-fi, l’ho connessa ad internet e sto sperimentando. Vi assicuro che qualcosa cambia. E non è nella tecnologia, bensì nella nostra testa.

E voi, che televisione vi immaginate?