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Adci Awards 2012 – Mauro Gatti racconta la sua esperienza

E’ stata una bellissima esperienza, dura, intensa e provante ma comunque stimolante.
Sono particolarmente fiero di come una giuria fatta di professionisti di estrazioni diverse si sia ben amalgamata e abbia trovato un’intesa positiva e assegnato i premi in maniera obiettiva.
Fiero anche del livello qualitativo dei lavori iscritti quest’anno, un chiaro segno di come il digital italiano sia vivo e frizzante.
Giudicare 150 entries in una giornata è stata un’impresa ardua considerando che la maggior parte dei lavori iscritti nella nostra categoria doveva essere “navigato” ma spero che, nonostante i fisiologici cali di lucidità durante la lunga giornata, i risultati diano un’idea di omogeneità di giudizio e direzione.
L’obiettivo che mi ero prefissato era quello di giudicare i lavori per originalità, italianità, valore del progetto nell’anno, capacità del lavoro premiato di diventare in Italia un esempio da eguagliare o superare nei i prossimi anni.
La giuria si è preoccupata che i lavori fossero ben realizzati, nella maggior parte dei casi originali e soprattutto non clonati o fake.
Personalmente mi sono preoccupato poco di farmi delle domande tipo “vincerà a Cannes?” perchè ritengo che il Club Italiano debba votare e premiare i lavori che hanno lasciato un segno principalmente nel nostro paese.
Il nostro focus è stato sul panorama digital italiano, se poi i lavori che abbiamo premiato avranno fortuna anche all’estero vorrà dire che giurie e giurati internazionali avranno condiviso il nostro punto di vista.
Sono molto contento che alcuni metalli vinti quest’anno siano andati anche a realtà minori (in termini di personale e non di qualità) del digital perchè spero che questo porterà nei prossimi anni ad una presa di fiducia da parte di tutte quelle agenzie minori che non iscrivevano per mancanza di fiducia nel Club o paura di non battersi alla pari con le grandi realtà del settore.
Concludo lodando ancora una volta la mia giuria che si è dimostrata aperta rispetto ai lavori, alle discussioni e ad un presidente alla prima esperienza e come scrivevo stamattina in mail ad una persona che mi aveva chiesto delucidazioni su un metallo sono disponibile (così come credo i giurati digital) ad argomentare meglio le nostre decisioni.
Infine ringrazio Massimo, Vicky e tutti i cento giurati che hanno lavorato con serietà per questi awards.


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Adci Awards 2012 – gli esclusi della sezione stampa e affissione

Ecco tutti i lavori iscritti agli Adci Awards 2012, nella sezione Stampa e Affissione, che non sono stati selezionati per entrare nel prossimo Annual.
Ho dovuto preparare tre slideshow perché uno solo avrebbe superato i limiti accettati (300 MB). È stato un lavoraccio, dategli un senso.
Questo blog è la sede virtuale dell’Art Directors Club Italiano. Entrateci con l’abito mentale adeguato e un’identità vera, non fake. Almeno quella.


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Adci Awards – Mauro Manieri racconta la sua esperienza nelle giurie


Il presidente Guastini mi ha chiesto di scrivere alcune righe sulla mia recente esperienza di presidente della giuria radio & sociali agli ADCI Awards. Come potevo negargliele?
Gli devo un po’ di riconoscenza per avere insistito a farmi fare questa esperienza, su cui ero erroneamente riluttante.
Comincio sparandola grossa, è stata la migliore giuria a cui mi sia capitato di partecipare nella mia ventennale militanza nel club.

Non dico la migliore possibile. Perché la giuria perfetta esiste solo nella testa degli imbecilli.
Se avete pazienza vi spiego perché mi è piaciuta.

Primo motivo, la location. La scelta di Vicky Gitto inizialmente poteva sembrare atipica: un enorme, bello e dispersivo studio fotografico al posto delle consuete numerose aule di Accademia di Comunicazione, così odorose di privacy.

In realtà la creazione di un grande tavolo rotondo per ogni giuria ha consentito di generare una reale tavola rotonda in cui ognuno si è sentito più a suo agio favorendo la discussione, gli scambi, il tempo e i ritmi per un esame più approfondito. Tra l’altro, chiunque – anche un passante – poteva girare tra i tavoli e ascoltare le discussioni, monitorarci.
Niente processo a porte chiuse, anche uno di cui stavi giudicando i lavori poteva essere alle tue spalle e ascoltare cosa dicevi (ciao Fabio Ferri!).

Secondo motivo, la composizione delle giurie. Con due membri non soci per giuria, c’è stato un sano aumento di eterogeneità nel giudicare. Questa felice innovazione ha potuto moltiplicare i vantaggi che offriva a seconda della discrezionalità usata dal presidente per formare la giuria stessa.

Nel mio caso, c’erano quattro giurati su nove con cui non ho mai avuto alcuna forma di consuetudine lavorativa o personale. La maggior parte dei giurati non si conoscevano tra di loro. Ne ho approfittato anche per infilare una significativa batteria di art director per giudicare i radio, in base al principio che anche gli art nascono dotati di orecchie e che troppi galli nel pollaio o si azzuffano o si spartiscono le zone del pollaio.

Risultati: nessun “carattere” ha preso il sopravvento. Ogni incertezza o differenza di visione su un lavoro è stata oggetto di dense e pacate discussioni prima della votazione.

Nove ore di lavoro per esaminare circa settanta pezzi (8 minuti medi per pezzo, alla faccia della superficialità). Sostanziale omogeneità al momento di votare: non ho mai dovuto usare il voto del presidente previsto in caso di parità, se non un’unica volta. Non siamo stati teneri: nella categoria Sociali Other Media
non c’è stata nemmeno una shortlist e abbiamo dato un solo oro in tutta la giornata. Ma non siamo nemmeno stati tirchi: ben undici shortlist nella radio.

L’unico risultato che dovete giudicare voi è se vi sembra che la nostra selezione abbia colto soprattutto lavori belli, buoni, veri. Poco importa se lo fate in silenzio, nel vostro ufficio, su un blog anonimo o scrivendomi una mail.

Qualche granchio l’avremo pure preso. Sapete com’è: la creatività è spesso un’opinione.


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Adci Awards – Dio salvi la Regina. (L’esperienza da giurato di Valerio Le Moli)

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Un amico molto tecnologico dice che presto la stampa servirà soltanto a comunicare delle belle operazioni web.
Che questo sia vero o meno, c’è una convinzione che mi porto dalle giurie a cui ho partecipato: la Stampa, un tempo considerata la categoria Regina, ha il problema di molte altre regine sue pari: è vecchia, stanca e vicina ad abbandonare il trono (se già non l’avesse fatto).

La prima regola che ci eravamo dati era quella di premiare la rilevanza dei lavori iscritti.
La domanda però è: cosa vuol dire rilevanza?
Che i lavori si siano visti tanto e spesso?
Quella, temo, si chiama pianificazione.
Un lavoro molto pianificato che non ha spostato niente rimane un lavoro poco rilevante.

Forse un lavoro rilevante è quello che, tra le maglie sempre più strette di brief ed esigenze di mercato, riesce comunque a mantenere una dignità creativo/esecutiva.
Forti di questa tesi abbiamo ripescato le poche campagne che a più di 5 di noi sembravano rispondere a tali requisiti. E, almeno in questo caso, abbiamo salvato la regina (intesa come campagna del corriere della sera).

Si apre infine il capitolo delle campagne ad hoc (un modo più elegante per chiamare i fake, un po’ come si parla di nonvedenti o persone di colore).

Credo che da qui, più che dagli altri lavori, si noti la malattia che affligge la Regina (in questo caso la categoria, non la campagna del corriere).
E non perché le agenzie fanno i fake, ma per come li fanno.
Molti dei lavori ad hoc non sono secondo me all’altezza dei lavori “veri” prodotti dalle d,l,v o dalle Ata De Martini di 10 anni fa.

In generale ho visto tanta esecuzione fatta ancora piuttosto bene.
Ma pochi, pochissimi concetti degni di tal nome. O anche dei concetti banali, ma che avessero almeno una buona esecuzione copy, invece dei soliti “come mai prima d’ora”, “come vuoi tu” e ” come non l’avevi mai visto”.

Il fatto è che la stampa e noi che la facciamo siamo rimasti drammaticamente indietro. Se fai un progetto su web sai subito chi l’ha visto, in quanti l’hanno visto, a chi è piaciuto e se ha fatto vendere.
Quindi la mia domanda è: la stampa non può fare niente del genere? Non si possono cambiare i meccanismi in modo che anche la stampa diventi un mezzo più “diretto, interattivo e calcolabile”?
E magari anche più divertente sia da fare che da vedere?
Forse esistono dei metodi intelligenti per dire “Chiama il numero xxx” senza per questo utilizzare promozioni, prezzi e bolloni.
Forse esistono dei concetti che facciano dire a chi li legge “Cazzo, ma telefono subito”.
Forse il prossimo anno premieremo una campagna che ha generato più contatti di un banner e che nessuno potrà accusare di essere ad hoc o poco rilevante.
O forse non premieremo niente di tutto questo, ma qualcosa di così innovativo che io, nel mio piccolo, non riesco neanche a immaginare.
E non una campagna che ha comunicato bene una bella operazione web.


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Giurin giurato (di Emanuele Nenna)

Dalla giuria Comunicazione Integrata, arriva questa testimonianza di Emanuele Nenna.

Sarò breve, giurin girello. Se tutti i giurati si metteranno a scrivere come è andata la loro giornata di sabato, siamo fregati. Nove giurie per almeno dieci persone… Quasi cento post tutti (almeno in parte) simili. Che noia, lo capisco. Eppure io sento l’esigenza di scriverlo, questo post. Ma mi impongo la sintesi e liquido velocemente (ma sentitamente) il tema di quanto sia stato interessante, stimolante e anche divertente esserci. Quindi: grazie a Nicola (Lampugnani) che mi ha scelto tra i suoi. E grazie all’ADCI che ha aperto le porte ai non soci. E ora al nocciolo.

Serietà: non avrebbe dovuto stupirmi, forse, ma da matricola mi ha invece colpito l’attenzione, la serietà, la scrupolosità con cui sono stati esaminati tutti i lavori iscritti. Per la mia categoria (comunicazione integrata) sono testimone oculare, ma girando e chiacchierando con gli altri giurati ho capito che in nessun ambito ci sono stati atteggiamenti nemmeno minimamente superficiali. Cosa che, da semplice utente che iscrive i lavori ai premi, ho sempre temuto. Le giurie con più lavori iscritti sono rimaste più a lungo, non hanno fatto più in fretta. C’era da parte di tutti la voglia di giudicare con cognizione di causa, e dove serviva approfondire o dibattere lo si faceva sempre. Anche rinunciando alla sigaretta o al caffè. Bello e rassicurante.

Qualità: non tutti i lavori erano all’altezza di un premio così importante. Alcuni sono stati esclusi dall’annual per pochi voti, ma altri non hanno avuto alcun consenso. È un peccato, perché chi li ha iscritti ha buttato via sicuramente dei soldi. Perché i soldi non siano stati davvero buttati, forse sarebbe utile che anche gli “esclusissimi” potessero avere un feedback costruttivo. Sapere che un lavoro non ha preso nemmeno un voto (su 10 giurati) forse vale tanto quanto sapere che almeno 6 giurati su 10 hanno detto sì alla nomination. La butto lì per il futuro. Non vorrei disincentivare le iscrizioni (che portano indispensabili denari nelle casse dell’ADCI) ma mi metto nei panni di chi continua a spendere soldi per iscrivere e per produrre case che, al di là del valore dell’idea, sono proprio sbagliate. E vorrei che l’ADCI Award provasse a essere una manifestazione utile anche per i meno esperti o meno talentuosi. Come? Parliamone (devo essere breve, qui).

Criteri e categorie: nella nostra giuria per le “campagne integrate” ci siamo trovati a dibattere a lungo sul senso della definizione di campagna integrata. Siamo tutti d’accordo che una campagna con radio, tv e stampa (tutte derivanti da una stessa idea) è tecnicamente una campagna integrata. Ma questo tipo di campagne esistono dagli anni 60. Personalmente il punto di vista che ho provato a portare in giuria è il seguente: oggi una campagna integrata è qualcosa che utilizza i mezzi in modo che uno sia funzionale all’altro. Non per colpire il target da più parti, ma per costruire con più mezzi una storia sufficientemente interessante da catturare la sua (del target) attenzione. Un suggerimento per il futuro, per le prossime CFE, è quello di essere un po’ più precisi da questo punto di vista, magari aggiungendo ai requisiti tecnici di eleggibilità una descrizione un po’ più “qualitativa” della categoria.

Lo scopo del gioco: ultimo tema, strettamente connesso a quello precedente. A cosa deve servire l’ADCI Award? Credo a due cose: a indicare l’eccellenza creativa italiana (come da manifesto), cioè anche ad indicare una via evolutiva. Per questo premiare campagne che rappresentano l’evoluzione (come la vedono i giurati) della pubblicità è secondo me il primo modo per tracciare una direzione verso il futuro. Credo che questo lavoro sia stato ben fatto, personalmente trovo che le campagne entrate nell’annual (nella mia categoria) siano tutte di questo genere. L’altro obiettivo del premio potrebbe/dovrebbe essere quello di “ponte” ideale tra l’eccellenza locale e quella internazionale. Dovrebbe preparare l’Italia per difendersi a Cannes, per esempio. E allora ecco alcuni suggerimenti pratici emersi nei nostri dibattiti:
nella prossima CFE prevediamo categorie che ricalchino in tutto e per tutto quelle di cannes (semplificandole, ovviamente, quando serve, ma rendendole il più possibile omologhe a quelle);
nella selezione dei giurati, includiamo coloro che rappresenteranno l’Italia a Cannes, in modo che possano vedere, approfondire, capire in anticipo i lavori che rivedranno sulla Croisette;
oltre a restituire alle agenzie (con i lavori più potenziali) un feedback preciso di come sono stati valutati i lavori (non solo il voto, ma anche i punti di forza e debolezza emersi nei dibattiti), aiutarle a costruire/ricostruire i video di presentazione, che contano parecchio e che spesso le agenzie (soprattutto quelle più piccole, ma non necessariamente meno creative) non sanno giudicare adeguatamente.
se tutto questo è vero, il timing del premio è quello giusto per dare un contributo costruttivo alle candidature di Cannes? Forse andrebbe un po’ anticipato?

Lo sapevo, non sono stato breve davvero. Eppure mi sono trattenuto, andrei avanti a scrivere per altre due cartelle almeno.
La prossima volta andrà meglio :-)


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L’esperienza di giurato ADCI. (Matteo Civaschi)

Non posso postare già da stasera le shortlist, non siamo ancora pronti per farlo. Nell’attesa, vi lascio al racconto di Matteo Civaschi. Pubblicheremo qualunque commento, comprese ovviamente le critiche più accese. Purché vi firmiate. (scrivere a massimo.guastini@adci.it)

Sabato, 14 aprile, ho avuto l’onore di far parte della giuria “Design” dell’ADCI.
È stata un esperienza davvero interessante, che merita una piccola relazione.
Prima di tutto ho avuto il piacere di lavorare con altri professionisti del mio settore, e di conoscere punti di vista completamente diversi dai miei, che è un qualcosa che sicuramente arricchisce e amplia la propria esperienza.
La prima cosa che mi viene spontanea dire è che la nostra giuria è stata molto severa: a nostro parere entrare nell’annual è già di per se un premio.
E siamo stati molto critici con noi e i nostri stessi lavori.
Tengo a precisare che chi aveva un proprio progetto in questa categoria non poteva votare e neanche argomentare il progetto, a meno che non gli fossero rivolte domande. Quindi in generale penso che ci sia stato molto distacco rispetto ai lavori valutati, non sono stati fatti sconti a nessuno, ve lo posso garantire.
Devo ammettere che dalla prima categoria “identity”, la sensazione fosse che c’erano pochi lavori iscritti e non di livello. Poi ho avuto il piacere di essere stato smentito da un paio di progetti davvero notevoli, fantastici, due picchi che hanno meritato e che secondo me sono di livello internazionale, non vedo l’ora di fare i complimenti agli autori dei progetti.
Ognuno di noi ha i suoi gusti, e qualche progetto può avere la metà della giuria a favore e l’altra contraria spiegando il perché della propria posizione.
Le discussioni sono davvero il valore aggiunto di questa esperienza, per ti permette di confrontarti con categorie di giudizio diversi, dai più astratti ai più tecnici.
Ma tutti molto argomentati e molto esaustivi. Per farla breve, quando un lavoro è di livello e svetta su tutti gli altri, le mani si alzano tutte e lì capisci che il progetto ha raggiunto il suo massimo mettendo d’accordo tante teste con personalità e giudizi diversi.
In quel caso non ci sono molte discussioni, ma c’è spazio per qualche complimento che non guasta mai.
La scelta dei metalli ha avuto lo stesso iter, abbiamo riguardato tutti i progetti meritevoli e abbiamo assegnato ad ognuno il suo premio.
È stato fatto un grande lavoro di salvataggio di progetti che erano stati iscritti nella categoria sbagliate (ci sono stati molti casi), rimanendo dov’erano sarebbero semplicemente entrati nell’Annual, ma spostandoli nella categoria adeguata, hanno portato a casa anche molto di più della semplice e onorevole pubblicazione.
Questo lavoro di aggiustamento è stato davvero prezioso, perché abbiamo valorizzato al massimo ogni singolo progetto.
Adesso è il momento dell’autocritica, che come membro dell’Adci faccio a noi, al club.
La nostra giuria era troppo piccola, eravamo pochi per tante categorie di design che meriterebbero più persone dedicate.
La categoria design necessita di un’altra giuria come la nostra, che si dedichi alle varie sotto categorie in modo più specifico, avendo il tempo giusto di valutazione.
Noi abbiamo fatto fronte a troppe sotto categorie, dopo molte ore la lucidità scarseggia e l’ho trovato un limite assolutamente da evitare.
Se l’adci vuole dare valore al design italiano deve mettere in campo più persone legate a questo mondo, in modo da dimostrare che questo settore ha assolutamente lo stesso identico valore dell’advertising e del digital.
Un consiglio a tutti i futuri partecipanti delle prossime competizioni, curate bene i board di presentazione, fate delle foto che magari diano un po’ più di atmosfera ai vostri elaborati. Abbiamo giudicato lavori presentati su fogli A4 volanti, davvero con poca efficacia, il lavoro in quel caso si perde già qualcosa per strada.
Per concludere, come ho già detto, è stata un esperienza meravigliosa ma anche molto dura, coinvolgente, non priva di difficoltà.
Vale la pena provarla almeno una volta nella propria carriera professionale, quindi mi rivolgo a tutti gli aspiranti giurati ADCI, non abbiate dubbi, venite e provate, comunque vada non ve ne pentirete. (Matteo Civaschi)


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Oggi le giurie degli Adci Awards


Oggi, 14 aprile 2012, alle nove, si riuniranno le giurie degli Adci Awards, presso Milano Studio in via Tortona 35.

I premi assegnati dall’Art Directors Club sono il riconoscimento più ambito dai creativi pubblicitari italiani.
Non a caso siamo l’unica manifestazione nazionale ad avere incrementato le iscrizioni (+22%) nelle ultime due edizioni, malgrado la grave crisi generale.
Sono addirittura aumentati del 54% i “soggetti iscriventi”, passati da 110 a 170.

I circa 800 progetti verranno esaminati da nove giurie.
Il voto sarà palese e le eventuali discussioni saranno aperte e trasparenti.
Ricordo che chi non è stato invitato a far parte delle giurie potrà comunque presenziare come osservatore.
Ci saranno anche alcuni giornalisti e blogger interessati.

Un centinaio tra i migliori creativi in circolazione condivideranno un unico obiettivo: individuare le migliori idee di comunicazione uscite nel 2011. In un Paese che ha un disperato bisogno di ridare visibilità alle idee.

Per la felicità di Gianni Lombardi abbiamo previsto degli aggiornamenti su twitter #adciawards.
Posteremo anche dei mini clip con interviste ai giurati sulla fan page Facebook

Il giorno dopo, se sopravviverò alla mia frazione nella Milano City Marathon, posterò shortlist e campagne premiate.

Per maggiori informazioni sulle giurie cliccate QUI


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“Le giurie saranno pubbliche e tutti i soci invitati a partecipare” – Adci Awards: Federica Ariagno e la sua Giuria.

Mi chiamo Federica Ariagno e sono socio e direttore creativo di AUGE HEADQUARTER.
Sono contenta di essere stata scelta come presidente della giuria TV. Un old media di tutto rispetto.

Ecco le 10 persone con cui giudicherò i lavori della mia giuria all’ADCI.
Non ho scelto persone che la pensassero necessariamente come me.
Non ho scelto più persone che provenissero dalla stessa agenzia anche potendo.
Ho scelto persone provenienti da realtà (agenzie) diverse per tipologia e dimensioni, professionalmente capaci ma soprattutto che ritengo oneste e trasparenti.

Stefano Campora LEAGAS DELANEY
Chiara Castiglioni MCCANN ERICKSON
Luca Fanfani MERCURIO FILM (sostituito da Pietro Maestri)
Aureliano Fontana UNITED 1861
Livio Gerosa LEO BURNETT
Luca Lorenzini SAATCHI&SAATCHI
Flavio Mainoli JWT
Patrizio Marini. THE SOON INSTITUTE
Francesco Taddeucci LOWE ROMA
Dario Villa EURO/RSCG

Perciò inviate i vostri lavori che il tempo sta per scadere. Dal canto mio assicuro che verranno presi in considerazione senza pregiudizi e valutati con responsabilità.
Saranno scelti perché creativi, ispiranti, rilevanti nel panorama pubblicitario italiano.

Iscrivere le campagne ai premi vuol dire credere nella bellezza del nostro lavoro.
Ed è importante perché nel nostro mestiere (e in generale) la competizione alza il livello. L’emulazione alza il livello. La cieca determinazione, l’ostinazione, l’ambizione e l’ispirazione, alzano il livello.
Ma se le persone non sono innaffiate di occasioni e di soddisfazioni, si assopiscono sotto scuse e noia. E alla fine perdono speranza e dimenticano la leggerezza. E di leggerezza deve essere fatto il nostro lavoro, e anche di divertimento.
Secondo me.

A presto quindi, le giurie saranno pubbliche e tutti i soci invitati a partecipare.
Il termine di iscrizione è l’8 marzo. E si possono iscrivere lavori usciti fino al 29 febbraio.
Buon lavoro,
Federica.


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“Senza una riflessione comune sul proprio lavoro i livelli si abbassano” – Adci Awards: Luca Miniero e la sua Giuria.

Luca Miniero è stato scelto come Presidente della Giuria crafting 2: regia, music & sound, design e copywriting.
A lui ho rivolto le stesse domande alle quali hanno già risposto pubblicamente Mauro Manieri e Serena Di Bruno.

Da chi è composta la tua giuria e con quale criterio/i hai scelto la tua squadra

La giuria è composta quasi totalmente da creativi appartenenti a diverse agenzie italiane. Il criterio è stato solo quello di lavorare con persone che mi fossero segnalate come buoni creativi o che conoscevo personalmente. Ecco i nomi: Cristiano Tonnarelli, Assunta Squitieri, Francesco Emilani, Francesco Poletti, Andrea Concato, Vincenzo Gasbarro, Michelangelo Cianciosi, Renata Prevost, Karim Bartoletti e Alessandro Canale


Quali indicazioni darai ai componenti della tua giuria nel valutare i lavori iscritti?

In generale credo che sia per l’esecuzione che per l’idea creativa, per tutte le categorie, insomma, va premiata e giudicata positivamente la comunicazione che ha carattere di evento, ovvero delle caratteristiche da rintracciare, che la rendano immediatamente parte del sentire comune anche grazie alla sua presenza su diversi mezzi. Nella pratica poi io vorrei dividere il lavoro in due momenti principali. Nella prima fase andranno valutati i lavori che entrano nell’annual e nella seconda i lavori premiati. Per quanto riguarda la prima fase credo si possa tenere conto del fattore rappresentatività; per questo includerei anche quei lavori che pur non essendo il top hanno però significato qualcosa per la pubblicità italiana grazie alla loro popolarità fra il pubblico. Considererei pure che ci sono prodotti più difficili creativamente perché rivolti al mass market rispetto ad altri a vocazione più elitaria, e mi piacerebbe considerare queste diverse anime premiando anche il lavoro creativo rispetto al cliente e rispetto al prodotto.

Nella seconda fase invece a mio avviso vanno premiati solo le creatività realmente originali, differenzianti e adatte al prodotto-marca in quanto a posizionamento. (Vale anche per l’esecuzione) In questa fase non considererei la difficoltà dovuto al mass market e mi concentrerei solo sulla creatività a prescindere da altre componenti.

Perché hai accettato di fare il Presidente di giuria?

Mi piace partecipare alle giurie perché così mi rendo conto delle novità che ci sono nella comunicazione italiana nonché delle tendenze. Per quanto riguarda il fare il presidente la domanda va capovolta: perché me lo avete chiesto?

Perché i creativi dovrebbero iscrivere i lavori agli adci awards?

Per far crescere l’ADCI, un club che dovrebbe nel confronto favorire la consapevolezza professionale, alla stregua dei libri, delle riunioni, dei DVD e degli altri festival. Senza una riflessione comune sul proprio lavoro i livelli si abbassano, non vale mica solo per la pubblicità. I premi non servono solo in quanto premi, sono d’accordo, quello che serve è vedere come gli altri hanno affrontato problemi simili semmai risolvendoli meglio. E’ un po’ come le riviste scientifiche, se non ci fossero, non ci sarebbe crescita. E’ chiaro che in un mondo così internettizzato la creatività è ovunque e anche i confronti, ma questo non vuol dire cancellare l’adci piuttosto aiutarlo a cambiare collocandosi in una prospettiva più globale.

In un momento di crisi come questo perché è secondo te importante battersi per la qualità dei lavori?

Per mille motivi ma soprattutto per uno. Chi lavora con passione vive più a lungo. Non è vero? Vabbè mo’ con tante bugie che ci sono in pubblicità volete soffermarvi proprio sulla mia.

 

Luca Miniero, napoletano, copywriter (Dorland Ayer, Bates, McCann) attualmente regista pubblicitario e cinematografico. Vive a Firenze.


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“Il buon lavoro costruisce e fa crescere un brand” – Adci Awards: Serena Di Bruno e la sua Giuria.

Oggi tocca a Serena Di Bruno (Presidente Stampa & Affissione ADCI Awards 2012)  presentarci la sua Giuria che esaminerà i lavori iscritti nella sezione Stampa & Affissione degli Adci Awards. Ricordo che il termine di iscrizione è stato prorogato sino all’otto marzo.

Da chi è composta la tua giuria e con quale criterio/i hai scelto la tua squadra?

I componenti della mia giuria sono:
Selmi Barissever
Stefano Rosselli
Francesco Guerrera
Luca Albanese
Bruno Vohwinkel
Luca Pannese
Gaetano Del Pizzo
Valerio Le Moli
Paolo Cesano
Cristiana Boccassini.

Ho scelto delle persone che stimo e che sento affini professionalmente e con le quali sono sicura di riuscire a creare un clima di costruttivo dialogo durante le votazioni che sono, come si sa, spesso molto animate.
Inoltre conosco personalmente la maggior parte di loro e quindi c’e’ anche una profonda stima personale.
Ho comunque cercato di rappresentare più agenzie possibili e di fare un gruppo variegato per età e ruoli.

Quali indicazioni darai ai componenti della tua giuria nel valutare i lavori iscritti?
Abbiamo tracciato con gli altri presidenti e con Vicky Gitto delle linee guida. Comunque in generale la mia indicazione principale sarà di usare il buonsenso.
Un buonsenso che porti a non escludere case history importanti per il nostro mercato e che assegni i metalli, se ce ne saranno, a dei lavori davvero rilevanti. Ricordandoci sempre che siamo alle giurie dell’Adci Italiano e non di un premio internazionale e che l’annual deve premiare chi ha fatto un ottimo lavoro considerando anche il momento storico che stiamo vivendo e il punto di partenza del brand in questione.

 

Perché hai accettato di fare il Presidente di giuria?

Perché lo ritengo un onore.

 

Perché i creativi dovrebbero iscrivere i lavori agli ADCI Awards?

Perché ancora mi ricordo con grande emozione la prima volta che ho avuto l’onore di essere pubblicata.
Perché questo lavoro diventa ogni giorno più difficile e ricevere un riconoscimento per il frutto delle proprie fatiche è impagabile.
Perché è un modo per mettersi in gioco e tirare le somme di un anno.
Ma soprattutto perché vincere un premio è una buona pubblicità. E non è questo che facciamo?


In un momento di crisi come questo perché è secondo te importante battersi per la qualità dei lavori?

Bisogna sempre battersi per la qualità dei lavori e tenere alta l’asticella, ancor di più in questo momento storico in cui l’ansia rischia spesso di prendere il sopravvento. Il buon lavoro costruisce e fa crescere un brand, quindi meglio fare anche solo dei piccoli passi in avanti, che fare dei passi indietro. Bisogna lottare, tenere duro ed essere i primi a credere nel nostro lavoro e nel valore della creatività.