Leave a reply

ADCI Roma presenta “YouTube Academy” il 28 marzo a Roma.

Grazie al lavoro dei local ambassador, continuano gli eventi ADCI in giro per l’Italia.

A Roma, dopo il successo di #Fuorieurobest, arriva “YOUTUBE ACADEMY” un evento speciale dedicato ai creativi, ai planner, ai social media manager e agli account. L’incontro si terrà il 28 marzo 2017 a Roma, presso lo Studio Legale E-Lex, in Via dei Barbieri, 6 (zona Largo di Torre Argentina), partner di ADCI.

L’evento è a posti limitati e su prenotazione, basta iscriversi qui: formI soci ADCI avranno la priorità.

Sarà il primo di una serie di eventi dedicati alla comunità dei creativi romani” affermano Carla Leveratto e Marco Diotallevi, local ambassador ADCI ROMA, “il nostro obiettivo è riportare la magia dei grandi festival di pubblicità nella capitale.”

Gli speaker saranno:
Marianna Ghirlanda, Head of Creative Agencies
Stefano Caridi, Brand Activation Specialist

Programma:

10:00 – 11:30 | Tell it in 6 seconds
Come sfruttare al meglio il Bumper Ads, il nuovo formato YouTube.
Una sessione dedicata a creativi, account e planner.

11:30 – 13:00 | Content Strategy
Un training per imparare come strutturare una content strategy efficace su YouTube.
Una sessione dedicata a creativi, account e planner.

13:00 – 14:00 | Lunch break

14:00 – 15:30 |  Platform & Analytics
Ottimizza i contenuti del tuo canale YouTube per sfruttarli al meglio. Una sessione dedicata a social media manger, social media strategist e chi lavora direttamente sulla piattaforma.

 


Leave a reply

The Best for Eurobest 2014 *** IL BRIEF ***

Lo abbiamo già scritto qui - ci sembra giusto ricordarvelo ora che siamo davvero sotto data, e con la dovuta enfasi.

Per il secondo anno consecutivo, l’Art Directors Club Italiano seleziona la coppia creativa che rappresenterà l’Italia alla Young Competition di Eurobest 2014. La migliore coppia creativa italiana.

Tutti coloro che si sono iscritti alla Country Selection trovano qui di seguito il brief e il regolamento:

Brief FIDAS novembre 2014

REGOLAMENTO EUROBEST 2014

Ricordiamo che i concorrenti dovranno uploadare la loro campagna integrated entro 48 ore nelle modalità descritte dal regolamento e sintetizzate in coda a questo post.
La giuria dell’Art Directors Club Italiano si riunirà il 24 novembre, per scegliere il miglior lavoro e la coppia da mandare a Helsinki dall’1 al 3 di dicembre.

DA NON DIMENTICARE:

  • Per consegnare il lavoro inviate un WeTransfer a info@adci.itsheeponboard@gmail.com
  • Avete fino alle ore 08:59 di lunedì 24/11 per consegnare il tutto.

Anche quest’anno, Getty Images, la media company impegnata a promuovere innovazione e crescita nell’utilizzo di contenuti visivi nella pubblicità, sarà partner del concorso fornendo l’accesso alla propria vastissima banca immagini per le 48 ore della competizione.


Leave a reply

Google Video Pills #5 – YouTube: the place for great stories

Mezzo o contenuto, questo è il problema… Nella quinta video-pill di How to be successful in the Google ecosystem: tips & tricks non si vuole scomodare nuovamente McLuhan, ma si cerca di porre l’accento sulle opportunità transmediali di Youtube.

Due brand, un pubblico ben preciso, retargeting e soprattutto tanta creatività. Sono questi gli ingredienti condensati nei 5 minuti della video-pill di Google, che ci racconta attraverso tanti consigli utilissimi come Nespresso e Roger Dubuis hanno saputo sfruttare al meglio le infinite possibilità offerte da Youtube. Stavolta offriamo noi…

Feedback? Non aspettavamo altro, potete lasciarli qui.


2 Replies

160% | take #1 | Hacking “The Other Side” (video)

Advertising is 80% idea, but also 80% execution. Sir John Hegarty, BBH

Da questa proporzione tanto impossibile quanto aderente al vero nasce 160%, un appuntamento mensile con Karim Bartoletti, partner & executive producer di Filmmaster Productions, che intende restituire i propri 15 minuti di celebrità al ”secondo 80%” di Hegarty, quello della execution. Quello che trascuriamo troppo spesso.
160% vuole guardare la creatività con l’occhio del maker. 160% è quando una execution eccellente sposa una grande idea.

Questo è un “numero zero”. Noi ci proviamo, voi diteci che ne pensate. Enjoy.

Tutti commentano, tutti “sharano” il nuovo film di Honda e W+K London. Scrivono cose come: “Ecco il film di cui avrei voluto essere autore / regista / producer / cameraman / addetto al catering, anche, pur di esser lì e partecipare”.

Un film difficile da pensare. Così semplice, di una rara, elegante immediatezza creativa. Un film chissà quanto complicato da realizzare, così aderente a questa semplicità.

Guardiamo il film almeno tre volte. La prima giochiamo con il tasto “R”. Le altre due guardiamo la versione bianca, poi la versione rossa, per intero. Tutto fila. L’anomalia è che non si coglie nessuna anomalia.

Allora lo guardiamo altre volte. R, lascia, R, lascia, R lungo, lascia. Eccetera. E play again. Cerchiamo l’errore. Un mancato sincronismo. Un punto di vista difforme. Ma zero.

Questo è un tipo di bellezza che appartiene al “secondo 80%” di Hegarty, quello della execution. Quello che trascuriamo troppo spesso. “The Other Side” dimostra la sezione aurea dell’advertising – bella da vedere, per la proporzione matematica che la regge.

Da non sottovalutare, anche. Il coraggio di lanciare un video che nega l’embedding – negando, certo, una parte importante di condivisioni sui social, ma solo quelle ormai compulsive, che infine generano un engaging relativo – è premiato dalla qualità del video stesso (quante volte ci siamo ripetuti che “content is king” senza avere davvero sottomano un esempio davvero buono da portare?). È un “limite” che di fatto costringe a uno sharing consapevole, razionale, arricchito da commenti teasing e partecipati, al fine di “coinvolgere” attivamente gli amici a cliccare su quel link, e portarli sulla YouTube branded page: non lo vedete qui; lo vedete lì, da loro, in Honda. Questo, in un universo dove l’opinione di un social friend vale praticamente otto volte un consiglio per gli acquisti sparato dal tv, si chiama creare valore reale per il brand (e per il prodotto, certo).

E il media? Se un contenuto di qualità e crafting cinematografici è così potente da permettere al brand una pianificazione che ruota esclusivamente su owned media, allora non è vero che è il canale a fare la differenza, ma proprio il contenuto. Dico la creatività, gente. Come sosteniamo da tempo. Ma ora abbiamo anche le prove.
Boom.

Per questo film dunque (e per gli altri che seguiranno su 160%), non crediamo sia davvero interessante ribadire quanto è ben fatto in termini di output, ci interessa piuttosto hackerarne la execution, il secondo 80%, e verificare se, come abbiamo anticipato, ci sia tanta arte nel crearlo quanta ce ne sia nel farlo. E sì, pare di sì. Ma su una cosa mi sbagliavo: da Star Wars in avanti (prima?) siamo abituati a dare per scontato che la post-produzione “faccia” il lavoro. Be’ qui è diverso. Qui la pre-produzione ha fatto la differenza: per un’operazione infine fortemente digital, è stato fondamentale lavorare sul mondo fisico.
Voi che sognate, immaginate, create, #sapevatelo.

PS Scommessa: secondo voi, nei prossimi sei mesi, quanti spin-off più o meno dichiarati di questo film vedremo sfilare sulle nostre scrivanie? : )

CREDITS
Client: Honda Motor Co.
Agency: Wieden + Kennedy London
Director: Daniel Wolfe
Track: Allah-Las, Tell Me (What’s On Your Mind) – Allah-Las, 2012


Leave a reply

Google Video Pills – META-TUBE ovvero YouTube, dietro le quinte.

È decisamente da vedere la terza video-pillola della serie How to be successful in the Google ecosystem: tips & tricks. Poco meno di 13 minuti di insight senza prezzo: A Better way to Build Brands through Video Content on YouTube.

Questa settimana, Una Rapslapčević, Brand Solution Specialist Google, racconta con una video-pill di rara sintesi ed efficacia il mix ideale per una content strategy completa sulla piattaforma YouTube.

Hero, Hygiene, Hub content exposed, insomma, e soprattutto (!) i veri ingredienti che lo Studio Watt International usa per preparare un BigMac (Quarter Pounder) ad uno di quegli scatti #foodporn che farebbero diventare carnivoro un vegano (per i più sensibili: è una battuta – ndr).

Mangiàtela con gli occhi : )
E dateci il feedback, please.


Leave a reply

Google Video Pills – La creatività è mobile

IF! si avvicina. Google -inarrestabile & inestimabile partner- ci tira la volata regalandoci queste video-pillole. Sono le prime due della serie How to be successful in the Google ecosystem: tips & tricks. Sono 7 minuti di fatti ed idee utili a chi fa creatività al tempo dei Six Screens - sì, sono sei, non più quattro: l’estate è finita, ragazzi, riallineiamoci va’!

#1 MOBILE FOR CREATIVITY
Lo scenario. In 7′ Luciano Cantoni, Performance Sales Activation Lead di Google, fotografa lo stato delle cose, qui ed ora. Sono le cose con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni: art, copy, designer, direttori creativi, strategist (in rigoroso ordine alfabetico), che magari qualcuno di noi sa o ha più semplicemente orecchiato, e tuttavia conservano il pregio di essere riassunte con rara sintesi ed efficacia.
Questa volta ci piacerebbe avere il vostro feedback relativamente al clip #1 – 15 secondi del vostro tempo per il form.

#2 MOBILIZE YOUR CREATIVITY
Le case history. Altri 7′ con Luciano Cantoni, che racconta e contestualizza nello scenario tracciato nella viedo pill #1 una selezione di casi di successo di integrazione off/online.
C’è Levi’s che aiuta le donne a trovare il jeans col fitting giusto con Curve ID, i pannolini Pull-Ups che regalano a bimbi e mamme un’esperienza “seamless” tra mondo fisico e digitale, i reggiseni Wonderbra che realizzano il sogno di migliaia di lettori de Il Monello (i mitici occhiali a Raggi-X pubblicizzati in ultima di copertina) e infine le VW Tiguan alluse, raccontate e scoperte con il tablet. Enjoy!
Qui trovate il form superveloce per dare feedback a questo clip #2.

ES


2 Replies

Alfredo Accatino: Quanto vale un Kg. di idee?

Il primo di una serie di tre articoli di Alfredo Accatino sul tema della creatività, del mestiere di creativo, e del pil. Dal suo blog sull’Huffington Post, edizione italiana.

Un Kg. di stagno costa 16 euro, un Kg. di fieno 20 centesimi, un Hg. di zafferano 1200 euro, un m³ di letame 34 euro. E le idee? Nulla. Perché la legge non riconosce ad esse nessun valore giuridico. Quindi non esistono. E una cosa che non esiste e che non può essere tutelata, per il mercato – e spesso per la gente – non ha valore.

Eppure le idee sono più di un concetto astratto. Sono l’identità di una nazione e ne rappresentano una leva strategica per il futuro.

Leggi il resto qui: Alfredo Accatino: Quanto vale un Kg. di idee?.


8 Replies

Perché non possiamo essere solo un premio e solo un Annual.

Proponiamo grandi esempi da imitare, piuttosto che vani sistemi da seguire.

(Jean-Jacques Rousseau)

Perché l’essere stati solo o essenzialmente questo, per quasi 27 anni, non ci ha minimante avvicinati all’obiettivo primario indicato dal nostro statuto:

migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad essa collegate. Promuovere la consapevolezza dell’importanza di questi standard all’interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all’estero.

A guardare i fatti siamo molto più lontani dalla realizzazione del nostro obiettivo oggi che nel 1985.
Il livello medio della comunicazione si è drammaticamente abbassato (e non è una questione di soldi).
Non possiamo nemmeno vantare il merito di essere stati i primi a denunciare quello che stava succedendo. Leggetevi Financial Times su pubblicità italiana, pubblicato nel luglio 2007. Ai tempi l’avevo ripreso nel mio blog personale, che non era certo una voce ufficiale. Negli ultimi cinque anni sono arrivati poi “Videocracy” e “Il corpo delle donne“. Quest’ultimo promosso e diffuso grazie agli sforzi di un ex “committente”, Lorella Zanardo.

E mentre la parte più acculturata e consapevole dell’opinione pubblica iniziava a puntare il dito sulle responsabilità sociali nostre e del nostro lavoro e ad accusarci di essere tutti e indifferenziatamente degli inquinatori cognitivi, noi abbiamo continuato a sentirci e ad autoproclamarci i migliori creativi d’Italia. Senza fare nulla di utile e concreto per motivare questa affermazione.

Abbiamo confuso dei mezzi (premio e annual) con il fine.

Lo ripeto ancora una volta: la funzione degli Adci Awards deve essere quella di identificare dei buoni esempi di comunicazione, socialmente sostenibile. Lo scopo dell’Annual è promuovere questi esempi anche al di fuori della nostra comunità.
Perché

l’Italia ha più bisogno di emancipazione che mai, e ha il dovere e il diritto di ritrovare – anche nella pop culture, advertising compresa – quella dignità culturale e civile che fa parte della sua storia e della sua migliore reputazione.

Gli Adci Award devono indicare una direzione più che rappresentare una celebrazione individuale. L’Annual deve essere il racconto pubblico della nostra funzione e utilità corale. Guardarlo solo tra noi e arrivare a “barare” e litigare per esserci, ne fanno un libello patetico.

E serve altro. Se siamo un Club.

Di seguito trovate alcune attività che se sapremo essere davvero un Club dovremo essere in grado di svolgere.
Serviranno a spiegare all’opinione pubblica e alle istituzioni che la pubblicità non è necessariamente quella roba che si sono abituati a vedere. Che non tutti i pubblicitari sono dei cialtroni o degli individui dalla moralità equivoca.
Che non è vero che “la diamo a tutti” è

un gioco di parole diretto e capace di catturare l’attenzione, secondo la ferrea legge che recita: “Il sesso, in pubblicità, vende”. Tutto regolare, tutto entro i limiti della decenza.

I Quaderni dell’Art DIrectors Club Italiano.
Il nuovo sito Adci, on line da fine settembre, permetterà ai soci di uploadare, in tempo reale, tutti i lavori onair nell’area “Magazine”. Non devono essere necessariamente le campagne che poi verranno iscritte agli Adci Award. Quella è una scelta che i soci potranno fare successivamente, limitandosi a una comoda selezione con pochi clic.
Questa nuova funzione del sito si presta alla creazione di un contenuto (i quaderni Adci) da veicolare periodicamente (2/3 volte all’anno) all’interno di un settimanale o mensile da identificare.
I quaderni Adci avranno un compito analogo a quello che abbiamo assegnato all’Annual Adci 2012 e che verrà pubblicato a novembre da Skira: raccontare un’Italia in transizione. Fornire, sempre in tempo reale, una radiografia ragionata della comunicazione nell’Italia contemporanea, con interventi, digressioni e diramazioni verso tutto ciò che le fa da contesto. Fil rouge: come siamo, da che parte andiamo, come si sta modificando il nostro immaginario.

Cosa serve.
Che tutti soci uploadino le nuove campagne in uscita nel Magazine del nuovo sito Adci.
Che un team di soci volontari selezioni (non è un premio) i lavori più utili a costruire questo racconto in tempo reale.

Usare l’Archivio Adci.
Gli oltre 5000 lavori selezionati in questi 27 anni hanno la stessa utilità dei ricordi dimenticati in una soffitta polverosa se non vengono utilizzati. Potrebbero diventare l’evidenza a supporto di quella che è la nostra ragione di esistere. Dell’essere l’unica associazione che nei fatti persegue una visione etica della comunicazione.
Con la collaborazione di altri soci abbiamo selezionato oltre 500 annunci stampa e affissione in grado di raccontare, in maniera brillante, il nostro costante sforzo, attraverso i decenni, di offrire un contributo di qualità all’immaginario.

C’è di che realizzare un ebook, specie se integrato dal racconto di chi ha ideato quei lavori.

L’interesse potenziale c’è. I banali slide show delle shortlist adci 2012, da me condivisi in rete su slide share, hanno avuto oltre 100 mila visite uniche nel mese di aprile.

C’è anche di che realizzare una mostra itinerante, magari coinvolgendo un curatore esterno che operi una selezione finale.

Nella “nostra soffitta” ho anche trovato centinaia di commercial che ancora (e soprattutto) oggi potrebbero dimostrare, senza bisogno di molte parole, cosa sia la vera pubblicità. Non sarà un problema trovare i cinema disposti a organizzare una serata no stop di proiezione.

Cosa serve?
Ho bisogno di aiuto da colleghi che si siano riconosciuti nel profilo “i soci che servono all’Adci” pubblicato nella seconda parte di questo post.
Occorre recuperare e trasformare in formato digitale tutti i commercial entrati negli Annual a partire dal 1985.

Il Manifesto Deontologico Adci (in pratica).

Negli ultimi cinque anni è cresciuto esponenzialmente il dibattito in rete sulle responsabilità del nostro lavoro nel contribuire a fissare e cristallizzare discriminazioni di genere.

È un dibattito destinato a crescere ulteriormente e non possiamo restarne fuori. Non possiamo lasciarci confondere nell’orda selvaggia dei pubblicitari.

Dobbiamo fare in modo che il nostro Manifesto Deontologico venga tradotto in pratica.

Ho bisogno di soci disposti a raccontare con costanza e frequenza gli esempi di comunicazione che rispettano il nostro manifesto e quelli che lo tradiscono. Abbiamo bisogno di dare vita a una sezione del nostro sito che usi il Manifesto come filtro per separare le reali forme di inquinamento cognitivo da ogni tentativo virtuoso di affermare che un’altra comunicazione è possibile, anche laddove non vengano raggiunti quegli standard di execution “da premio”.
I princìpi e gli appelli servono a poco sinché restano sulla carta e non vengono tradotti in esempi.
Serve anche molta apertura al dialogo perché parliamo di un tema dalle mille, complesse, sfaccettature.

Malgrado l’inevitabile sospetto iniziale, ho trovato molta disponibilità al confronto negli incontri pubblici ai quali ho preso parte. Lo scorso giugno sono intervenuto in veste Adci a un simposio.
Mi è stato riportato un commento (positivo nelle intenzioni) che reputo emblematico della nostra attuale reputazione: “non sembrava nemmeno di sentir parlare un pubblicitario”.
Credo di avere provato la sensazione di quelle donne delle quali i colleghi dicono, per parlarne bene: “non sembra nemmeno una donna”.

Ma l’apertura c’è. In associazioni (come Donne in Quota, e Pari e Dispari, per esempio) numerose università e blogger di attiviste.
Se dimostreremo di essere realmente interessati a qualcosa di più che all’autopremiarci, potremo dare un contributo importante al raggiungimento di un obiettivo che è anche nostro: persuadere le aziende che un’altra comunicazione non è solo possibile, è doverosa e per loro conveniente o non riusciranno più a dialogare con gli utenti. Sta già succedendo ma se ne attribuisce la colpa alla frammentazione dei canali più che alla frammentazione di testicoli e ovaia determinati da contenuti inguardabili.


5 Replies

Giancarlo Livraghi sulla “Stupidità della pubblicità”

La stupidità della pubblicità (e come si può guarire)

Intervista di Paola Panarese a Giancarlo Livraghi

Gennaio 2010, Risposte a dodici domande per il libro Quel che resta della pubblicità

1.   Lo scenario contemporaneo, socio-culturale e di mercato, in cui opera la pubblicità, è cambiato molto rispetto a un passato non troppo remoto. Quale crede che sia il fattore di cambiamento che più ha condizionato o sta condizionando lo sviluppo della comunicazione di marketing?

La stupidità. Non solo perché molta pubblicità è banale, stucchevole, superficiale. Ma per motivi più seri e profondi. Nel mondo della pubblicità si sono fatte, e si continuano a fare, molte cose sbagliate e sciocche. Ma la causa principale del declino (e istupidimento) sta nella cambiata prospettiva delle imprese.

Il resto dell’intervista qui: stupidita’ della pubblicita’.