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I veri imprenditori mettono in gioco solo se stessi

Antonio Pagani è l’alternativa a Del Frate nell’area “delega gare” del consiglio direttivo di Assocomunicazione.
Ho letto il suo programma e non condivido un punto fondamentale.

…mi sono domandato quante siano le gare – i clienti – in Italia che possono permettersi di riconoscere un rimborso di 25k euro.
…ritengo che il rischio imprenditoriale se lo debba accollare l’agenzia che è libera di scegliere se partecipare o meno ad una gara. Se poi un cliente riconosce un rimborso, ben venga, ma non lo ritengo una condicio sine qua non.

No, non ci siamo. Come ho già spiegato molte volte e in varie sedi, in qualunque settore serio i fornitori e i consulenti vengono pagati per i loro servizi. Una gara per un progetto di comunicazione integrata richiede alle agenzie centinaia di ore lavorative. Chi le paga? Nessuna agenzia oggi è sovrastrutturata. Ne consegue che il cosiddetto rischio imprenditoriale se lo accolla sì tutta l’agenzia, come sostiene Pagani, ma solo in minima parte ricade sulle spalle del cosiddetto imprenditore. Il resto se lo accollano i dipendenti (quando lo sono) facendo straordinari e week end che non sono mai riconosciuti. E indirettamente lo pagano gli altri clienti dell’agenzia impegnata nella gara non remunerata, ritrovandosi a lavorare con esseri umani spompati, senza una vita privata, senza diritti e non esattamente nelle condizioni ideali per essere brillanti produttori di idee. Non siamo macchine che possono sfornare beni materiali giorno e notte.
Le gare non remunerate hanno devastato anche i settori professionali “a valle”. Mi riferisco a fotografi, illustratori, case di produzione, ovverosia a quei partner preziosi sui quali le agenzie di pubblicità hanno l’abitudine di scaricare il “rischio imprenditoriale”. La vera verita è che qui sono tutti imprenditori con il culo degli altri.
Inoltre, l’azienda che vuole scegliere un partner, non è costretta a pagare per conoscere delle agenzie. Può selezionarne anche una dozzina, sulla base del profilo, della reputazione, delle esperienze e poi incontrarle. Può inviare preventivamente un’agenda degli argomenti che vorrebbe affrontare in una riunione di 90-120 minuti. Due ore di colloquio sono più che sufficienti per farsi un’idea sulle qualità umane, sulle competenze tecniche nonché sul feeling. Siamo esseri umani, non siamo macchine. Le grandi campagne si costruiscono partendo da buone relazioni umane, dal rispetto e dalla fiducia reciproca. Oggi le nostre campagne non sono grandi perché piccole sono le relazioni umane a monte del processo. E instaurare una relazione professionale basandosi sul più prono dei motti “il tuo rischio me lo prendo io” è un piccolo inizio che non porterà mai a nulla di grande.

Per quanto riguarda la condivisione delle informazioni su una piattaforma web, ho già espresso più volte la disponibilità di diversi ottimi creativi che guidano agenzie indipendenti. Per segnalare sia i comportamenti virtuosi sia quelli non esattamente edificanti. Anche molti soci Adci che lavorano in grandi strutture si sono detti disponibili a condividere informazioni, in questo caso si parla di una white list pubblica dei manager di azienda distintisi per correttezza e competenza.

Nel 2012 l’Adci permetterà di condividere molte più informazioni online rispetto a oggi. Sarei lieto di coordinarmi e collaborare anche con Assocomunicazione da questo punto di vista. Ma solo se verrà riconosciuto un principio fondamentale: o fanno pagare le gare alle aziende, o gli imprenditori delle agenzie si dimostrano realmente tali e iniziano a pagare straordinari e weekend. Come noterete, a differenza di Antonio Pagani io non uso punti esclamativi. Li considero le stampelle delle idee zoppe.


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Serata di premiazione ADCI Awards

Palazzina Liberty

La Palazzina Liberty in largo Marinai d'Italia a Milano

La serata di premiazione dell’Arts Directors Club Italiano si terrà il 15 settembre, presso la Palazzina Liberty, a partire dalle ore 20.
A differenza degli anni passati non sarà aperta a tutti.
Gli inviti sono stati inviati ai soci (ordinari, studenti e sostenitori) e anche ai non soci che hanno vinto un premio o comunque ottenuto una entry (vale a dire quelli che avranno almeno un lavoro pubblicato nel prossimo Annual del 2012).
Questa scelta deriva più da considerazioni “strategiche” che economiche.
Per la prima volta dal 2006 le quote associative non sono scese, al contrario. Lo stesso vale per le entrate del Club derivanti dalle iscrizioni agli awards.
Abbiamo però preferito ridurre l’investimento nella serata di premiazione per allocare in altro modo le risorse.
Abbiamo l’obiettivo di potenziare la presenza online del Club, sviluppando l’idea di Taddeucci e altri soci.
Il nostro Annual cartaceo è sempre nato vecchio, quasi due anni dopo l’on air delle campagne.
È quindi necessario affiancargli uno strumento più utile, il cui sviluppo non è purtroppo perseguibile senza un investimento economico,

Al tempo stesso, credo che spendere decine di migliaia di euro per offrire festa e free drink a tutti sarebbe poco consono al momento del nostro Paese. Non verrei essere accomunato ad altri presidenti (non del Club) e mi dispiacerebbe molto sentire accostare il mio cognome alla parola “festini”. Non solo per la rima ;)

Ritengo che sia più utile aprire il Club dalla punto di vista della condivisione di idee ed esperienze.
Per questo abbiamo scelto di non limitare solo ai soci l’incontro post Cannes con i giurati italiani Karim Bartoletti, Bruno Bertelli, Gaetano Del Pizzo e Arturo Massari.
Ricordo la data: il prossimo 5 ottobre, alle 19.30.

Tornando alla serata di premiazione, non sarà esattamente un evento per pochi intimi. Abbiamo comunque inviato oltre 500 inviti, giornalisti compresi.