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La prima risposta di Massimo Costa, candidato presidente Assocomunicazione

Servono fatti, assunzioni di responsabilità e coerenza“.
Questo, in sintesi estrema, il succo dell’incontro tra me e Massimo Costa, avvenuto circa un mese fa, dopo le otto domande che avevo rivolto pubblicamente a lui e ad Assocomunicazione. Ci siamo sentiti poi altre volte al telefono e Costa ha condiviso con me il suo programma prima di renderlo pubblico.

Vedo sin qui confermate sia la ricerca di un dialogo sia la volontà di restituire dignità al nostro lavoro. E vedo confermata, per lo meno nelle prime interviste, anche la promessa di perseguire questo obiettivo senza compromessi.
“Non accettare un cambiamento normalissimo (gare gestite da advisor) implica il voler lavorare in un Paese scorretto, non professionale e corrotto”, ha risposto a un Salvatore Sagone abbastanza scettico sulla possibilità di regolamentare le gare in Italia.
Lo fa tutto il mondo, se l’Italia non lo fa è perché siamo un paese di terzo mondisti” ha aggiunto Costa

Dichiarazioni nette e credo di non commettere una forzatura scrivendo che le considero una risposta alla mia domanda più importante:

Cosa pensa dei manager che accettano lavori incerti ai limiti della rarefazione, scaricando il rischio imprenditoriale sui dipendenti e chiedendo loro straordinari non remunerati o stipendi del tutto inadeguati all’orario di lavoro?

Terzo mondisti. Scorretti. Non professionali. Corrotti. Io stesso non avrei saputo essere più preciso.

Mi è anche piaciuto sentirgli affermare che:
indubbiamente la mancanza (o scarsa) credibilità che il nostro comparto riesce a esprimere non è relativa alla crisi è un dato di fatto da anni.

Finalmente un manager, candidato alla presidenza di Assocomunicazione, che non si nasconde dietro l’alibi della crisi economica.
La nostra credibilità è stata divelta per via di comportamenti ottusi, pavidi e per niente lungimiranti, da parte di mediocri manager che hanno basato la competizione tra agenzie sule sabbie mobili della remunerazione, non potendo ascendere al mondo delle idee.

Costa, e il nuovo Consiglio Direttivo di Assocomunicazione potranno dettare le linee guida e perseguirle con fermezza e coerenza. Troveranno anche un seguito?
Che ruolo possono avere i creativi in tutto questo?

Possiamo essere il pungolo. Possiamo rifiutare gli straordinari ordinari, gli stage non remunerati, i frequenti weekend in agenzia senza compenso. Possiamo rifiutare i contratti farlocchi.
Siamo noi a produrre i contenuti. Siamo noi ad accettare di lavorare a un costo orario che per gran parte dei creativi è oggi nella fascia compresa tra gli 80 centesimi e i 5 euro netti all’ora.

Gare senza rimborso e remunerazioni di agenzia inadeguate non sarebbero sostenibili senza la rassegnazione dei creatori di contenuti.
Creatività e reputazione saranno solo vuote parole sinché una baby sitter guadagnerà all’ora più della maggior parte di noi.

Per questo, ritengo che nei prossimi mesi noi creatori di contenuti dovremo essere più attori che spettatori. Basta agli sterili lamenti, basta circoscrivere la propria indignazione ai commenti anonimi.

Se saremo compatti nel ricordare i nostri diritti ai manager di agenzia, li aiuteremo a essere più coerenti rispetto al nuovo corso di Assocomunicazione.

La difesa della dignità implica l’abbandono dell’anonimato e della paura. Subite dei torti? Denunciateli pubblicamente. Se vi sentite dalla parte della ragione non dovreste avere problemi. Scrivetemi, vi indirizzerò a un ottimo consulente del lavoro. Non lasciatevi frenare da retro pensieri del tipo: “se faccio valere i miei diritti poi non troverò più un altro posto nelle agenzie di pubblicità che contano”. Non ci saranno più “agenzie che contano” sinché non recupereremo una reputazione.

L’ho già scritto: il 2012 sarà un anno per coraggiosi. Volete rinunciare a questo privilegio? Preferite continuare a pretenderlo dai reparti marketing delle aziende e dai manager di agenzia piuttosto che da voi stessi?
Io temo che uno sciopero dei creativi oggi fallirebbe perché la maggior parte di chi ha un lavoro (o una parvenza) non aderirebbe. Significherebbe metterci la faccia. Smentitemi, ve ne prego.
massimo guastini

p.s.
naturalmente l’immagine del post non allude alla relazione tra me e Massimo Costa ma all’attuale rango dei creatori di contenuti rispetto allo status di baby sitter. Non accontentiamoci più del velo di zucchero di una job description fashion per ingoiare una pillola sempre più amara.


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Creativi e Agenzie: perché amici? Questa e altre domande ad Assocomunicazione

Ho dato volentieri spazio all’apertura di Emanuele Nenna, perché si candida consigliere Assocomunicazione con un mandato, “valorizzazione della creatività”, che non posso che condividere. Del resto, “ridare dignità e valore al nostro lavoro” è la sintesi estrema delle 17 pagine del programma con il quale mi candidai a suo tempo. Valorizzare la nostra professionalità è l’unica strada percorribile per provare a normalizzare un mercato che non è diventato quello che è per via dell’ultima lunga crisi economica. Era già stato “sputtanato” in precedenza, per lo più da manager che avrebbero dovuto tutelarlo.

Mi sta anche bene dialogare in un’ottica di “ricostruzione” con chi oggi guida le agenzie di pubblicità, senza stare a recriminare su errori e comportamenti poco etici. Però vorrei promesse concrete e fatti coerenti.
Con Emanuele ci siamo trovati subito d’accordo nell’identificare una strategia volta a incentivare i casi virtuosi. Se sarà eletto, realizzeremo un progetto che valorizzi la reputazione delle agenzie e dei clienti meritevoli.

Sono pronto a collaborare con chiunque consideri una “poltrona” di Assocomunicazione come opportunità (e responsabilità) di incidere realmente, per operare un cambiamento indispensabile. Un cambiamento che migliori concretamente anche le condizioni di lavoro della categoria professionale che rappresento.
Come ho spiegato più volte, oggi non ha senso tutelare la “creatività” in astratto se non si tutela al contempo la dignità di chi deve produrla.

Esattamente come Emanuele, nemmeno io amo gli stereotipi. Sono pronto a fare tutti i “distinguo” del caso, e a dare risalto a qualunque comportamento “virtuoso”, indipendentemente dalla categoria professionale di provenienza.. Ho già spiegato in passato la mia idea di pubblicare una white list dei clienti che osservano determinate regole e comportamenti.

Quello che non posso sapere, oggi, è quanti siano gli associati ad Assocomunicazione pronti a questo dialogo, disponibili a recepire sino in fondo l’appello di Emanuele. Né posso sapere quanto pesino sul mercato. Questo post è il mio tentativo concreto di confronto.

Sappiamo che Massimo Costa si è alla fine convinto ad accettare la candidatura alla presidenza. Non ci siamo mai incontrati e non posso avere un’opinione sulla persona.
So che con la sua carica all’interno del gruppo WPP rappresenta una fetta molto significativa del mercato (tra il 30 e il 40 per cento).
So anche che la sua nomina è stata indicata da una liturgia credo inedita: il “collegio dei saggi” Masi, Montangero e Testa (Marco), l’ha nominato dopo avere sondato gli umori degli associati.
Da quanto mi risulta si è sentita la necessità di una persona che esprimesse un network forte.

Non sta a me valutare i candidati alla presidenza di altre associazioni e le procedure seguite per nominarli. Questo mi è molto chiaro.

Ma ho alcune domande da porre a Massimo Costa. Sarò grato a lui e tutti gli altri associati di Assocomunicazione che mi aiuteranno a trovare delle risposte.
Questo blog ha una sola regola fondamentale: ci si deve firmare.

Ecco le domande.

1. Un uomo che rappresenta una fetta importante del mercato pubblicitario italiano deve necessariamente diventare presidente di Assocomunicazione per operare dei cambiamenti?

2. Non basterebbe un pubblico “ordine di scuderia” alle sigle che rappresenta? Qualcosa tipo: “da oggi le mie agenzie non parteciperanno più a gare non remunerate e con più di quattro partecipanti perché questo comportamento è causa e non effetto dell’attuale devastazione del settore”.

3. Il mercato, come la società, non è qualcosa che si determina in base a misteriose ed esoteriche regole. Ogni singolo player contribuisce a rafforzare o indebolire una tendenza, in maniera direttamente proporzionale al suo peso economico. Massimo Costa ha davvero bisogno della carica di presidente Assocomunicazione per affermare:
“le agenzie del gruppo WPP operanti in Italia sono profondamente contrarie all’utilizzo di stagisti non remunerati o sottopagati.”?

4. Nessuno può dare la colpa a un manager se è costretto a tagliare costi a causa della perdita di un budget. Ma perché agenzie di Assocomunicazione accettano di firmare contratti che possono essere disdettati con brevissimo preavviso?

5. Massimo Costa ha dichiarato che le opinioni sono come il buco del culo. Tutti ne hanno una.
A me interessa moltissimo la sua opinione (e solo quella) per questo gli chiedo: cosa pensa dei manager di agenzia che accettano lavori incerti ai limiti della rarefazione, scaricando il rischio imprenditoriale sui dipendenti e chiedendo loro straordinari non remunerati o stipendi del tutto inadeguati all’orario lavorativo?

6. Massimo Costa si è ritirato dalla gara Ferrero e ne ha pubblicamente spiegato le motivazioni. In che modo si prefigge, durante la sua eventuale presidenza, di porre fine alle gare non remunerate e affollate da troppi partecipanti?

7. Massimo Costa concorda con i principi enunciati dal Manifesto Deontologico Adci? Ritiene di poterli sottoscrivere e aiutare i creativi a farli rispettare già a partire dalle sue agenzie, indipendentemente dalla sua elezione?

8. Il nostro mestiere non si impara nelle università. Massimo Costa è disponibile ad aiutarmi nel tentativo di far comprendere al Governo che sarebbe più onesto agevolare economicamente le agenzie disposte a prendere un giovane a “bottega”? Io in sei mesi sono in grado di capire se un ragazzo può diventare copywriter o un account. Non mi servono tre anni più due. Inoltre credo che alla nostra attuale società (e al nostro mercato) non servano altri 25 mila laureati all’anno in scienze della comunicazione.

Ho molto apprezzato quando Massimo Costa ha detto di no a Ferrero e ne ha pubblicamente spiegato le ragioni. Mi convince meno quando tende a giustificare con “la paura” le scelte ottuse di manager di agenzia.
Io mi chiamo Massimo Guastini, non rappresento nemmeno lo 0,04% del mercato pubblicitario italiano ma dico di no alle gare selvagge, allo sfruttamento dei giovani e agli stipendi inadeguati rispetto alle ore lavorative richieste ai collaboratori.
Benché anch’io possa avere “paura del futuro incerto”, e debba lavorare per mantenere le persone che amo.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro.
m.g.