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“Tu puoi dare la vita” la nuova campagna di Pubblicità Progresso.

Per la prima volta nella sua storia la Fondazione Pubblicità Progresso (e a quarant’anni di distanza dalla prima campagna dedicata alla donazione del sangue) ha voluto coinvolgere anzichè le agenzie, un team di soci ADCI che si sono dedicati, ognuno per il suo ramo di competenza, a una campagna integrata di sensibilizzazione sulla donazione degli organi.

Se volete conoscere questa storia e il progetto che ne è scaturito (ovviamente secondo me – per il resto ci sono i comunicati ufficiali), cliccate qui.


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“Lo penso anch’io” (di Andrea Concato)

Sono stato molto contento di imbattermi in questo progetto di Google.
Immodestamente ho pensato “L’hanno pensato anche loro”.
Il senso lo si capisce dalle parole del giovane indiano a metà del video: “Dobbiamo capire che prima di fare grande display advertising, dobbiamo fare grande advertising”.

http://www.projectrebrief.com/

E’ esattamente quello che dico quando sostengo, in apparenza controcorrente, che non è successo nulla, non c’è nessuna rivoluzione.
Anche la grande Google sta facendo la semplice considerazione: “L’utilizzo delle tecnologie è un mezzo, non un fine. Le impariamo come abbiamo imparato a suo tempo a usare l’aerografo, la fotocamera digitale, Photoshop, le tv commerciali, i lavander, le truke, Final Cut, etc. ”
Ma il cuore del mestiere resta sempre quello di parlare con le persone. Prima lo facevamo stando appesi a un poster e sperando di attirare l’attenzione, ora lo facciamo su un mobile device, sperando che le persone sfiorino lo schermo. Sempre lo stesso indiano nel video dice: “C’è troppo focus sulla tecnologia e troppo poco sulle persone”.
Parlare alle persone e dire loro qualcosa delle marche. Qualcosa di rilevante, che gli interessi, che li motivi ad apprezzare e poi a comprare. E poi a parlare indietro e fra persone.
Così Google va a cercare gli autori di 4 grandi campagne del passato (in una ho lavorato anch’io per la versione italiana!) e chiede loro: “Come l’avreste fatta con le nuove tecnologie?”
Il resto della storia lo vedremo nelle prossime settimane.
Resta che secondo me ci stiamo avvicinando al nocciolo. Tecnologie e possibilità non devono sbronzarci. Non dobbiamo illuderci di aver fatto solo perché usiamo uno strumento nuovo.
Noi facciamo comunicazione al servizio delle marche. Questo è quello che facciamo. Con ogni mezzo lecito.
Se sapremo cosa dire e insieme sapremo usare i mezzi più avanzati per dirlo, saremo superiori sia ai tecnocrati che ai planner tradizionali che si fermano alle persone.
E, come sostengo da sempre, sapere ogni segreto del pennello non farà mai di te un pittore.

Una delle campagne mostrate, per Volvo, ha un titolo mostruoso. Uno dei più efficaci della storia. Sorprendente, inaspettato, capace come è stato di costruire una reputazione: Trattatela come se la odiaste.
Ora. Se hai un pensiero dinamite come questo, lo puoi mettere dove vuoi. E ben venga ogni nuovo posto in cui lo puoi mettere. Anche gli elettrodi piazzati sulla testa durante la notte. Ma se non hai un pensiero come questo, puoi usare tutti gli elettrodi che vuoi, non ci scorrerà dentro niente.
La tecnologia ti porta fina davanti alle persone, ma quando sei lì devi pur dire loro qualcosa di interessante!

La mia mente corre indietro a molti anni fa, quando, con altre tecnologie, il problema era identico. Era il tempo in cui le pianificazioni media iniziarono ad essere fatte da mainframe in Canada invece che da persone di fianco alla tua scrivania.
In Young & Rubicam venne prodotto un annuncio.
Foto in bianco e nero: una bella giovane donna triste con una lacrima che le spunta dagli occhi.
Titolo: Un computer non sa piangere.
Testo: Se interrogate un computer potrete sapere tutto di lei. Quanti anni ha, dove abita, cosa legge, cosa compra. Potete scoprire che programmi tv guarda e a che ora. Saprete che programmi ha per Natale, se è sposata. Ma solo un copywriter può dirvi perché sta piangendo. La Young & Rubicam crede nei computer. Ma la Young & Rubicam ama i copywriter.

Andrea


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Manca una classe di cittadini (Andrea Concato)

E’ giusto gioire se se ne va un Primo Ministro in cui non credi e non vuoi che ti rappresenti, e ne arriva uno in cui credi e vuoi che ti rappresenti.
E nessuno dovrebbe disturbare questa gioia.
Ma.
Non aspettiamoci che un Primo Ministro diverso storti il braccio dei mercati.
Non aspettiamoci di diventare cittadini migliori perché è arrivato lui.
Se l’Italia non è un Paese affidabile è perché gli Italiani sono inaffidabili. Ma con che faccia possiamo far finta di essere gente affidabile? E l’ex Primo Ministro è proprio uno di noi. La politica non sono loro, siamo noi.
Come può una classe politica essere un modello di rettitudine in un Paese con la stragrande maggioranza di furbi? Siamo riusciti a chiudere il cerchio, ognuno di noi lo infila a quello davanti e lo prende da quello di dietro. Un branco di geni.
Questo Paese diventerà più affidabile solo se diventerà più serio. Se ciascuno di noi inizierà a chiedere la fattura, anche a costo di pagare l’IVA, anche a costo di chiamare i Carabinieri e di cambiare idraulico, ristorante, dentista. Se non chiederemo più la mezza, non chiederemo la commissione, non sceglieremo gli amici, non faremo la cresta, pagheremo i contributi della domestica, denunceremo tutto quello che incassiamo, anche l’affitto della casa del nonno al mare per Agosto, non parcheggeremo in seconda fila, non sfileremo di lato alle file, non approfitteremo della “crisi” per rifornirci di mano d’opera di stagisti iperqualificati a costo rasente lo zero (è giusto dire che in questo momento le famiglie italiane stanno sostenendo le imprese, permettendo loro di pagare 500 Euro al mese un 25enne con master che lavora come un mulo), non approfitteremo della “crisi” per pagare in tempi biblici.
Il “Grande Comunicatore” ha fatto una cappella grande come s.Pietro quando ha parlato di aerei e ristoranti pieni, ma è molto vicino al vero. Non si può credere a un Paese stremato e in ginocchio che spende delle fortune in telefonia cellulare. Basta sommare i fatturati delle big e dei marchi di cellulari. C’è da ridere. l’ISTAT dice 120 Euro a testa al mese fra acquisto di cellulari e traffico fisso, mobile e adsl. Una famiglia di 4: 480 al mese. Poi c’è il mutuo, ogni anno ce ne sono in giro 3 milioni. E già l’86% delle famiglie ne possiede una o più. Ma quante cazzo di case si vogliono comprare gli Italiani? Poi ci sono i risparmi, ancora oltre l’8% del reddito. Ma se risparmiano, gli Italiani, vuol dire che guadagnano un poco di più di quello che spendono! Ma non si bloccava tutto alla terze settimana del mese? E non parliamo dei consumi di elettronica e cosidetto lusso.
Farei volentieri un test che è un sogno: farei una proposta a tutti i firmatari delle varie petizioni sul dimezzamento dello stipendio dei Parlamentari e dei costi della politica, gliela farei sottovoce, in un orecchio, “Ehi, tramite mio cuggino, si può avere una Giulietta in uso pagata dalla Regione, basta un contrattino di consulenza e via”. Vorrei vedere quante solide moralità crollano. Azzardo il 70%?
E vorrei chiedere a tutti quelli che, poverini, colpiti da una catastrofe naturale si lamentano davanti alle telecamere: “Lo Stato ci ha dimenticati!”: “Ma tu quand’è l’ultima volta che ti sei ricordato dello Stato?”
Stiamo facendo finta di tifare per qualcuno in campo, ma dobbiamo scendere dagli spalti e scendere in campo noi.
Se invochiamo Monti mentre il nostro cane caga sul marciapiedi non facciamo politica. Facciamo pena.
“No, va beh, ma quello cosa c’entra?”
Andrea Concato


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Tira vento in riviera

Condivido un pezzo di Andrea Concato, pubblicato nei giorni scorsi da Panorama Economy.

Al Festival Internazionale della Creatività CANNES LIONS 2011, concluso sabato sera, tirano venti gagliardi da Est e da Sud. Il mondo della comunicazione è definitivamente diventato un affare di eccellenza globale.
Le economie emergenti, a volte già ben emerse, hanno smesso di importare talenti e know-how, se li sono coltivati in casa e li hanno mandati qui, nel cuore della Costa Azzurra, a strapazzare i tradizionali dominatori Americani e Inglesi.
Basta scorrere l’elenco delle nazioni premiate con i Leoni d’oro nella categoria Press: Tahilandia, Emirati Arabi Uniti, Malaysia, Hong Kong, Cina. Unici a difendere i vincitori di lungo corso: Brasile e Argentina. Unica a difendere il vecchio continente, la Germania. E il Grand Prix Press per la prima volta è andato alla Cina.
Nelle altre categorie hanno vinto i piccoli (un Leone di bronzo nei Film a una coraggiosa iniziativa di una micro e giovane realtà italiana: la Cric, che prima gira un corto toccante e poi riesce a venderlo alle Poste Italiane grazie anche al successo ottenuto su YouTube e social network) e hanno ancora vinto i grandi (il Grand Prix dei Film è andato a una delle produzioni più spettacolari e costose della storia, un kolossal Nike girato da Inarritu e interpretato dai mejo footballers del pianeta più Bobby Solo e Homer Simpson per gradire, mentre il lancio americano del motore di ricerca Bing di Microsoft si è aggiudicato i Grand Prix Outdoor e Titanium con una giga operazione cross media che ha visto piazzare in 5.000 posti di 13 città le pagine della prossima biografia di Jay-Z (dal fondo della piscina del Delano a Miami, alla fodera di un giubbotto di Gucci, ai poster a NYC) per poi lanciare una gigantesca caccia al tesoro su Bing e su tutti i social network esistenti per trovarli.
Insomma, i new media hanno incontrato il grano e hanno fatto bingo. (Andrea Concato)