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Call For Entries ADCI Awards 2017 – Non perderti la tariffa ridotta!

È partita la Call for Entries per gli ADCI Awards 2017, scaricabile qui.

Fino al 16 giugno, tutti i lavori che verranno iscritti godranno dell’Early Bird pricing: 30% di sconto rispetto alle normali tariffe, che entreranno in vigore dal 19 giugno. Basta inserire il seguente codice sconto: EARLY_BIRD

Sono iscrivibili i lavori usciti nel 2016 e mai iscritti agli ADCI Awards e i lavori usciti entro il 31 agosto 2017.

La premiazione degli ADCI Award avrà luogo nel contesto di IF! Italian Festival, in settembre.

Le Entry possono essere pagate o direttamente online con PayPal o carta di credito (importi fino a 500 euro), registrandosi nell’apposita area di eCommerce, o tramite bonifico bancario. Non è ancora possibile effettuare invece il bonifico sul sito stesso, ma va effettuato dal proprio online banking utilizzando i seguenti dati bancari: ADCI SERVIZI – IBAN : IT83D0306909483100000004922 – causale CFE2017  (consigliamo il bonifico bancario per importi che superano 500 €).

Non è necessario essere socio ADCI per iscrivere i lavori e partecipare agli ADCI Awards.
Scarica il CFE e leggi attentamente tutte le norme per individuare prezzi, categorie e materiali da inviare per le categorie che ti interessano.

 

[Si possono acquistare tutte le Entry che si desiderano da subito, senza essere obbligati a caricare immediatamente i propri lavori. Ciò consente di pagare le entry nel periodo di sconto e caricare poi, con calma, i propri lavori. Fino alla deadline del 1 settembre, grazie alla ID univoca registrata al primo acquisto, si potrà accedere tutte le volte che lo si desidererà sia all’area “shop“ (per acquistare eventuali Entry aggiuntive), sia a quella per caricare con estrema semplicità tutti i lavori per cui si è acquistata l’Entry in precedenza.]


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7 DAYS BRIEF

Ebbene ci siamo. IF! è alle porte e gli appuntamenti per voi giovani creativi italiani iniziano a sbocciare come rose a dispetto dell’inverno che inizia a farsi sentire.

Partiamo dal primo appuntamento. Stiamo parlando proprio del 7 Days Brief, premio che ADCI e GOOGLE ogni anno preparano per scegliere le migliori teste creative capaci di produrre in sette giorni un video roll out davvero unskippable.

Il primo ottobre, sul questo bIog, caricheremo il brief.
Quindi seguiteci come solo un bravo stalker è capace di fare.

Questa la giuria che vi giudicherà.

Marianna Ghirlanda – Presidente di Giuria (Google Italia)
Luis Ciccognani - Politecnico di Milano
Pasquale Frezza – Clients Creative Director DLVBBDO
Mirco Pagano – Creative Director TBWA and Integer Italia
Matteo Maggiore – Associate Creative Director Leo Burnett Dubai
Lavinia Francia – Senior Copywriter Ogilvy&Mather

Siete avvisati. ;)


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ADCI Awards 2015 : Apre la Call for Entries Early Bird

Da oggi fino al 31 agosto tutte le Entry godranno dell’Early Bird pricing -30% rispetto al pricing 2015, che entrerà in vigore dal primo di settembre. La consegna degli ADCI Award avrà luogo, come per il 2014, nel contesto di IF!, il prossimo novembre, con presidente di giuria Luca Scotto Di Carlo.

La prima, importantissima novità introdotta quest’anno è proprio questa politica di pricing che premia coloro i quali si muoveranno con anticipo rispetto alla scadenza finale. Non è poco: fino a tutto agosto si potranno infatti acquistare le Entry a un prezzo Early Bird che, dal primo fino alla deadline del 30 settembre, aumenterà invece del 30%.

Altra novità interessante in ottica di semplificazione è che, da quest’anno, le Entry potranno essere acquistate direttamente online con PayPal, registrandosi nell’area dedicata cfe.adci.it (che funziona esattamente come un qualsiasi eCommerce) e selezionando semplicemente tutte le Entry che si desiderano iscrivere, senza vincoli di upload Immediato. Automaticamente, in seguito all’acquisto Early Bird si riceverà nella casella eMail utilizzata per la registrazione un “gettone”, un token che consentirà l’accesso all’area di upload dei lavori e di inserimento dei credit. Grazie alla ID univoca registrata al principio, si potrà poi accedere tutte le volte che lo si desidererà sia all’area “shop“, per acquistare eventuali Entry aggiuntive, sia (dal 15 luglio) all’area “upload” personale, per caricare con estrema semplicità tutti i lavori per cui si è acquistata una Entry (le specifiche saranno direttamente riportate nella stessa area di caricamento, per semplificare al massimo tale attività) oppure aggiornare i materiali o i credit, senza alcun vincolo né limite che le specifiche stesse, fino alla deadline del 30 settembre.

È importante sottolineare che non è vincolante essere titolari di un account PayPal per acquistare le Entry su cfe.adci.it, ma è sufficiente una carta di credito (aziendale o personale).

Quanto al criterio di eleggibilità, sono iscrivibili i lavori usciti nel 2014 e mai iscritti agli ADCI Awards nonché i lavori usciti entro il 31 agosto 2015. Ricordiamo inoltre che non è necessario essere socio ADCI per iscrivere i lavori e partecipare agli ADCI Awards.

Per informazioni, scrivere a cfe@adci.it

 

Le parole del Sig. Leo Burnett e altre grasse risate

Caro Massimo,

Grazie per questo tuo bellissimo scritto [il post "Se perde Riccardo Pagani, perdiamo tutti" - ndr]. Il valore dei suoi contenuti, la chiarezza con la quale li esponi e l’aver citato il famoso discorso di Mr Leo Burnett ne fanno un pezzo che dovrebbe smuovere le coscienze e far aprire gli occhi a chiunque di noi opera quotidianamente nel difficile mestiere di comunicare………

LE RAGIONI PER CUI QUESTO ARTICOLO È STATO PESANTEMENTE TAGLIATO SONO SPIEGATE NEL POST “EGREGIO GIORGIO BRENNA“. (m.g.)

Ciao,
Guido

[Nota di redazione: per il profilo di Guido Chiovato, leggi qui]

Se perde Riccardo Pagani, perdiamo tutti. (post modificato)

(i motivi per cui questo post è stato modificato potete leggerli nel post “Egregio Giorgio Brenna“.)

Premessa (maggiore) d’obbligo.

Non dobbiamo considerare l’Etica una bella parola (come digital) da infilare qua e là nei nostri discorsi pubblici. Né dobbiamo reputarla una pratica new age da idealisti senza senso del business.

L’Etica è il sottile diaframma che separa qualunque consesso di esseri umani dal Caos. È lo scudo della fragilità umana.

È il fondamento su cui si basa la teorica possibilità di sopravvivere come specie, di sperare in un futuro migliore.

Quale che sia il modello politico-economico che sentite più vostro, dal capitalismo al comunismo (per citare i duellanti del secolo scorso), sono entrambi solo parole, inutili feticci, se non sono sostenuti da princìpi e soprattutto comportamenti quotidiani etici.

Da questo punto di vista possiamo tranquillamente considerare l’Etica un modello “egoistico” di sopravvivenza della specie, se così  vi appare meno idealistico e quindi più pratico. Meno sospetto.

Veniamo al punto.

 

Questo spot lo conosciamo molto bene. Ha vinto l’oro agli Adci Award e un bronzo al Festival di Cannes, lo scorso giugno.

Quello che non tutti sanno, io stesso l’ho scoperto solo da pochi giorni, è il nome “dell’autore dell’ idea fondante lo spot pubblicitario oggetto di causa”.

Detto in soldoni, e non in “legalese”: chi è l’autore dell’idea su cui si fonda questo spot premiato nei festival più importanti, in Italia e all’estero?

Si chiama Riccardo Pagani.

Il dato è pacifico“, come scrive la Giudice, Dottoressa Gabriella Ratti.

Eppure “rigetta le domande cautelari formulate da Riccardo Pagani”. Poi vedremo le motivazioni.

Cosa ha chiesto Riccardo Pagani?

“Riccardo Pagani, dipendente creativo della Leo Burnett Company s.r.l. ed attualmente collocato in Cassa Integrazione Guadagni in deroga, ha introdotto la presente controversia (davanti alla sezione lavoro del Tribunale di Torino che ha l’ha poi correttamente trasmessa alla sezione Tribunale delle Imprese) per la tutela, in via di urgenza, del suo diritto ad essere riconosciuto autore o coautore dello spot pubblicitario televisivo e cinematografico commissionato dalla società Fiat alla Leo Burnett Company s.r.l. per la vettura “500”, spot comunemente definito “Fiat 500 cult yacht” e che ha ottenuto il “Leone di bronzo” presso il Festival di Cannes nella categoria “Film (car)”

Perché la Giudice, Dottoressa Gabriella Ratti, ha rigettato quanto richiesto da Riccardo Pagani?

“…Seppure dunque il concetto cardine a cui è ispirato lo spot “Fiat 500 cult yacht” risale ad uno script a suo tempo concepito dall’odierno ricorrente, si deve tuttavia escludere che l’apporto del sig. Pagano si sia concretato in un’opera tutelabile ai sensi della legge sul diritto d’autore.

La tutela della dimensione morale o patrimoniale del diritto d’autore presuppone infatti l’esistenza di un’ opera dell’ingegno compiuta, cioè di una unità organica volta al raggiungimento di uno specifico risultato creativo e, come affermato anche dalla Suprema Corte, sfuggono alla tutela in questione materiali che non costituiscono siffatta unità organica, cioè quelli che hanno bisogno di aggiustamenti e trattamenti specifici per la pubblicazione. (Cass., 1999, n. 5301).

In altre parole, il diritto d’autore non protegge le idee in sé ma protegge invece le opere nelle quali le idee trovano una concreta espressione creativa e, come ulteriormente precisato dalla Corte di Cassazione “… caratterizza in senso marcatamente soggettivo la creatività, la quale nell’ambito delle opere dell’ingegno, non è costituita necessariamente dall’idea di per sé, ma dalla forma della sua espressione… di modo che la stessa idea può essere alla base di diverse opere d’autore, come è ovvio nelle opere degli artisti, le quali possono essere diverse per la creatività soggettiva che ciascuno degli autori spende e che, in quanto tale, rileva per l’ottenimento della PROTEZIONE” (Cass., 2004, n. 15496).

Se quindi il diritto d’autore tutela l’opera e non già l’idea ancorché questa ne costituisca l’ispirazione generica, si deve escludere che, nel caso di specie, sussista il fumus boni juris dell’azione cautelare intrapresa dal ricorrente e cioè il suo diritto di essere riconosciuto autore o coautore dello spot “Fiat 500 cult yacht”: l’opera tutelata dalla LdA è infatti solo lo spot in questione che, formato da immagini, parole e suoni, è stato realizzato da altri soggetti. “

Queste motivazioni sono molto ragionevoli se applicate a un’opera d’arte. “Non è la storia, ma come la racconti” direbbe più sinteticamente Stephen King.

Il diritto d’autore può tutelare la “Madonna del Gesù dipinta con i piedi” di Massimo Guastini, solo dal momento in cui, la suddetta Madonna, dal mondo delle idee si trasferisce su tela (o altro supporto) per mano (o per piedi) di Massimo Guastini.

Applicate al mercato pubblicitario (e ricordo che noi non produciamo arte), queste stesse motivazioni avrebbero invece un effetto devastante. Vi faccio un esempio.

Un’azienda invita una ventina di agenzie a una gara, o digital business game se preferite chiamarlo così.

Le gare (o i game) non sono pagate, perché a cominciare dalle Pubbliche Amministrazioni tutti pensano che il nostro non sia un lavoro ma un giochino e che le buone idee ci vengano dormendo.

(È un atteggiamento non etico e irresponsabile, ne ho scritto recentemente anche nel post chiediamo più mercede che Mercedes. Ma sinché gli Utenti Pubblicitari Associati non si regoleranno diversamente continuerà a succedere)

Ipotizziamo una media di tre strade creative per le venti agenzie in gara: sessanta proposte.

Ipotizziamo un’azienda dal palato fino, più esigente delle giurie dell’Adci Award, e che quindi le finaliste siano solo un dieci per cento: sei proposte ancora in vita.

L’azienda ha sei anni di campagne pubblicitarie gratuite, per le quali non vi dovrà riconoscere nulla.

Script, storyboard, rubamatic, presentati in fase di gare (pardòn, game) potranno essere utilizzati per produrre campagne pubblicitarie senza riconoscere alle agenzie né i credit né un centesimo di compenso. Neanche a Leo Burnett. Perché si potrà “escludere che l’apporto della qualsivoglia agenzia X&Y si sia concretato in un’opera tutelabile ai sensi della legge sul diritto d’autore”.

L’alternativa per cautelarsi da questo scenario? Produrre il contenuto. Che sia un web game, un radio comunicato, un film.

Anche se avete già l’abitudine di partecipare alle gare senza chiedere un centesimo, non vi pare davvero un po’ troppo?

Un rischio del genere potrebbe in teoria prenderselo solo chi gestisce anche l’acquisto di spazi pubblicitari.

Non tanto per la commissione richiesta ufficialmente, ma per i cosiddetti diritti di negoziazione.

Quindi? Quindi, se perde Riccardo Pagani perdiamo tutti.

Sopravvivranno (forse) solo le holding che hanno un centro media o i centri media stessi. Magari gli stessi player che vogliono stare fuori o uscire da Assocom. Meno di dieci sigle. Alla faccia del libero mercato. Alla faccia delle competenze e del talento che possiate avere.

Siamo certi che un mercato senza regole sia davvero libero, ma libero veramente?

Altre considerazioni. Non meno importanti.

Al di là delle motivazioni addotte dalla Giudice, Dottoressa Gabriella Ratti, gli Award dell’Art Directors Club Italiano sono un premio agli autori, prima ancora che alle agenzie.

Di questo si scrisse già qui qui qui e qui.

Provvederò quindi a consegnare personalmente il cono d’oro a Riccardo Pagani. Spero che questo lo faccia sentire un po’ meglio. Si merita sia il cono d’oro sia di stare meglio.

Naturalmente i credit della campagna sono già stati aggiornati.

Sono certo che questo banale atto di giustizia farà sentire meglio anche tutti quei colleghi, presenti nei credit, che erano a conoscenza dei reali meriti di Riccardo Pagani.

E penso che ne saranno contenti anche i colleghi che erano all’oscuro della vicenda.

Leggendo la documentazione sono riuscito a capire che

1. L’idea di Pagani – necessariamente attuata in un’opera di consistenza cartacea e di conseguenza “embrionale” (siamo stati tutti embrioni…) venne presentata una prima volta tra il 18 e il 21 gennaio 2010, nel corso di una gara per Fiat. Il marketing disse “bella, ma non ora…”

2. Il 17 febbraio 2014 Pagani è stato messo in cassaintegrazione.

3. Il 21 febbraio 2014, nel corso di una nuova gara per Fiat, l’idea di Riccardo Pagani viene ripresentata. Al cliente piace. Viene prodotto un rubamatic, Fiat approva e Leo Burnett vince la gara.

4. Viene prodotto lo spot che tutti conosciamo, Leo Burnett si aggiudica il fee (XXX K circa, a quanto sembra).

5. Giugno 2014. Lo spot (Yacht) entra in short list a Cannes (poi arriverà al Bronzo). Nell’immagine un messaggio di Vavalà a Brenna. Non ne comprendo lo spirito. Ma è stato prodotto come prova a favore di Pagani. Uno degli elementi che hanno portato la Giudice a ritenere Pagani autore dell’idea fondante (ma non tutelabile) dello spot Fiat Yacht. (L’immagine è stata rimossa su richiesta degli avvocati di Giorgio Brenna. Ho acconsentito nella logica di una distensione volta a favorire l’accordo finale tra Leo Burnett e Riccardo Pagani)

6. Alla notizia della shortlist, alcuni colleghi di Pagani chiedono alla direzione creativa Leo Burnett di inserirlo nei credit. Non viene fatto. La spiegazione non è nella crudeltà della direzione creativa ma nel punto 8. (Il punto 8 è stato rimosso perché gli avvocati di Giorgio Brenna mi hanno fatto notare che era lesivo in quanto poteva suggerire una sorta di “ricatto” a Pagani.)

7. Lo spot (Yacht) vince il Leone di Bronzo, in una categoria tra le più difficili e competitive, al Festival di Cannes.

8. Luglio 2014. Rimosso su richiesta degli Avvocati di Giorgio Brenna (vedi punto 6)

Sono certo che tutti i creativi, Soci e non dell’Art Directors Club Italiano, saranno così intelligenti da capire perché è fondamentale riconoscere il diritto di Riccardo Pagani a essere considerato “l’autore dell’ idea fondante lo spot pubblicitario oggetto di causa”. Sono certo che i primi a esserne lieti saranno i direttori creativi di Leo Burnett che, dapprima ignari della situazione, si sono poi ritrovati in una situazione molto, molto difficile da gestire. Sicuramente più facile pensare il contrario a distanza di mesi, leggendo questo post comodamente seduti. Magari in un’altra agenzia. O sulla poltrona (sicura) di casa propria.

È fondamentale per tutti noi, che facciamo il lavoro di Riccardo Pagani (i pubblicitari), restare uniti davanti al tema principale della questione: le motivazioni di questa sentenza di primo grado. Il nove gennaio ci sarà l’appello. Se lasciamo solo Riccardo Pagani, saremo tutti soli.

Penso che questo banale atto di giustizia sarebbe piaciuto al Signor Leo Burnett.

Il suo “testamento” resta una delle cose migliori mai scritte da un capo di agenzia. Vale la pena rileggerlo. E praticarlo nei comportamenti quotidiani.

“Un giorno o l’altro, quando sarò finalmente fuori dal gioco, voi – o i vostri successori – sarete forse tentati di togliere il mio nome dalla porta. Magari vorrete chiamarvi “Tizio, Caio e Sempronio S.p.A” o “Agenzia Futura”, o qualcosa del genere.


Mi starà bene, se starà bene anche a voi. Però lasciatemi dire quando sarò io a voler togliere il mio nome dalla porta.

Sarà quando spenderete più tempo a far quattrini e meno a fare la pubblicità. La pubblicità come la intendiamo noi. Quando dimenticherete che, per il tipo di gente che lavora nella nostra agenzia, il divertimento che il lavoro pubblicitario dà è importante almeno quanto il denaro che se ne ricava.

Quando perderete la sensazione che quello che fate non è mai abbastanza buono.
Quando perderete l’invincibile desiderio di fare il lavoro bene per se stesso, senza riguardi per il cliente, per i soldi o per la fatica. Quando perderete l’amore per la completezza e l’avversione per le perdite di tempo.

Quando smetterete di ricercare lo stile, le sottolineature, la fusione di parole ed immagini che producono risultati freschi, memorabili e credibili. Quando smetterete di dedicarvi ogni giorno all’idea che per “Leo Burnett” significa “pubblicità migliore”.

Quando non sarete più quello che Thoreau chiamava “un’azienda con una coscienza”, che per me significa solo un gruppo di uomini e donne coscienti di quel che fanno. Quando comincerete a compromettere la vostra integrità, che è sempre stata il cuore e la forza di quest’agenzia.

Quando vi fermerete davanti ai vantaggi immediati e razionalizzerete l’opportunismo per amore dei soldi. Quando mostrerete anche i più piccoli segni di asprezza, di incompetenza, di saccenteria perdendo quel sottile senso delle proporzioni.

Quando il vostro interesse principale sarà di porre come unità di misura della vostra opera la quantità invece che il buon lavoro, il lavoro duro che dà buoni risultati. Quando le vostre prospettive si ridurranno a contare i simboli del successo nel vostro ufficio.
Quando perderete la vostra modestia e diventerete dei “pezzi grossi”… un po’ troppo grossi per le vostre scarpe.

Quando la mela rimarrà solo un frutto da mangiare (o da lustrare) anziché essere parte del nostro stile, della nostra personalità. Quando, trovando da ridire su qualcosa, tirerete in ballo non il lavoro in sé ma la persona che lo avrà fatto.

Quando smetterete di costruire su idee forti e vitali e vi accontenterete di una catena di montaggio.

Quando comincerete a credere che, nell’interesse dell’efficienza, lo spirito creativo possa essere delegato e amministrato, dimenticando che deve essere invece solamente nutrito, stimolato ed ispirato. Quando comincerete a sciacquarvi la bocca con la frase “Agenzia Creativa” e smetterete di esserlo davvero.

Quando, infine, perderete il rispetto per l’individuo: l’uomo solo alla sua macchina da scrivere, o al suo tavolo da disegno, o dietro la sua macchina da presa, o semplicemente immerso nelle scartoffie a lavorare tutta la notte su una pianificazione media.

Quando dimenticherete che solo l’individuo – e ne sia ringraziato Dio! – ha reso possibile la costruzione dell’agenzia che abbiamo adesso. Quando dimenticherete che è sempre stato l’individuo, tendendo la mano verso mete irraggiungibili, a toccare per un momento una di quelle calde, lontanissime stelle.

Allora, amici, vi chiederò di togliere il mio nome dalla porta. E, perbacco, quel nome sarà tolto. Anche se dovessi materializzarmi abbastanza a lungo, una notte, per cancellarlo da ogni piano del palazzo. E, prima di smaterializzarmi di nuovo, cancellerò anche quel simbolo con la mano e le stelle. E brucerò gli archivi e gli schedari. Magari, en passant, strapperò qualche annuncio. E butterò ogni stramaledettissima mela giù per la tromba delle scale. E la mattina dopo non riconoscerete più neanche il posto. Allora dovrete trovarvelo per forza, un altro nome.”

Leo Burnett

 


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Una brutta notizia: l’IF! è la metafora del paese. #ItaliansFestival

A noi italiani, è noto, piace tantissimo parlare male di noi stessi. È una cosa che ci esalta e ci fa andare avanti come forse nessun’altra: viviamo nella costante, rassicurante consapevolezza che gli altri “stanno avanti” e ci considerano con disprezzo, se non addirittura pena. Un’attitudine tafazziana così appassionatamente radicata che ci spinge talvolta persino a scambiare un ironico omaggio per un’offesa gratuita, chiedendone il ritiro e facendo sì, in quel caso, una sontuosa escursione nel guano (essenzialmente per la cocciuta incapacità di intendere alcuni principi rudimentali di retorica, che dell’advertising è più o meno l’essenza). Insomma, la tentazione di dileggiare la pochezza italica è sempre troppo forte: del resto, neppure io in apparenza sono riuscito a resistervi, no?

Ecco allora la brutta notizia: più spesso di quanto crediamo abbiamo delle idee interessanti che gli altri non solo non disprezzano, ma addirittura fanno loro. Per esempio, vale la pena ricordare che nell’ultimissima edizione degli ADC*E Awards, appena conclusa, le tre campagne italiane protagoniste della battaglia per il Grand Prix dell’IF! (Maestros Academy, Dear Future Mom e Dacia Sponsor Day) hanno raccolto vari metalli, tra cui spiccano, rispettivamente, l’oro e i due argenti nella categoria Integration & Innovation.

Mentre è di pochi giorni fa la notizia che ai prossimi Cannes Lions il Presidente nella categoria Creative Effectiveness sarà, per la prima volta nella storia, un cliente: nello specifico, si tratterà di (prendete fiato…):
Wendy Clark, President of Sparkling Brands & Strategic Marketing, Coca-Cola North America.
Dov’è che l’avevamo già sentita, questa cosa di mettere i clienti in giuria?

Insomma, sembra proprio che l’IF! sia la metafora del paese: ma non di quel paese che il nostro rassicurante autolesionismo vuole farci credere.


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#ItaliansFestival / ADCI Award : Hall of Fame a Maurizio D’Adda, copywriter

L’ovazione e la commozione della comunità dei creativi riunita in Sala Grande per gli ADCI Award hanno trasmesso il senso della Hall of Fame a Maurizio D’Adda. Il significato lo ha pronunciato Luca Scotto di Carlo – a voi, integrale.

Maurizio D’Adda, copywriter

La cosa migliore che può capitare a un creativo non è vincere un premio.
E’ avere un buon maestro.

E a me è capitato due volte: con Emanuele Pirella e con Maurizio D’Adda.

Ma se Emanuele ha rappresentato la primavera del mio copywriting, Maurizio è stato la mia estate.

Perché d’estate si sorride in continuazione, avvertiamo l’energia dentro di noi e ci sentiamo carichi di positività: sembra tutto più facile.

E così, Maurizio: parlavo con lui in agenzia ed era effettivamente tutto più facile. Come d’incanto sparivano le scadenze a ridosso e le seghe mentali.

La sua capacità di arrivare in un batter d’occhio alla soluzione mi ha sempre affascinato, così come la sua abilità di trovare ogni volta la chiave per rendere ogni riunione una discesa e mai una salita insormontabile – come spesso capita ai negativi cronici. Quelle riunioni alla fine delle quali tutti si guardano e dicono: “Ma certo, come ho fatto a non pensarci io?”

“La rima arriva prima” mi diceva quando snocciolava uno dei suoi slogan che faticavano ad accettare la definizione ‘claim’, giocando con leggerezza con le parole in quel modo tutto suo, un po’ come fanno gli anglosassoni da generazioni e non solo nella pubblicità ma anche nella musica o nelle serie tv. (cfr. Dumb ways to die)

Perché l’obiettivo di Maurizio è sempre stato non solo quello di parlare alle persone ma di raggiungerle, di interessarle e di intrattenerle, di mettersi sul loro stesso piano e poi sorprenderle.

Sembra facile a parole, ma solo se le parole sono le sue.

Grazie di tutto, Maurizio.

Luca Scotto di Carlo

***
NOTA: non è di buona qualità, e me ne scuso, ma restituisce il momento – la foto è mia, un po’ storta, fatta col telefono tenuto in alto, sopra le teste in standing ovation, come ai concerti, come per le rockstar. Come per le rockstar ; ) [ES]

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#ItaliansFestival – day three_aftermath [delayed]

BREAKING NEWS: GRAND PRIX A COORDOWN “Dear Future Mom” (stra-like). E noi. Abbiamo ascoltato, riso, capito, arricchito, dissentito, commentato, condiviso, e bevuto. Tre giorni meravigliosi, che ci mancano già. Ma. Se permettete, stanotte ce ne andiamo a mangiare.

Capiteci, dai. La sintesi del day-three, e numerosi approfondimenti dei mille insight che questo IF! ci ha regalato, arriveranno. Lo giuriamo. Ma non oggi.
Ci stiamo lavorando.
Fate finta di essere il cliente: credeteci : )


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L’ultimatum dell’Avvocato Goetz, legale di The Name


Mancano ancora molte ore allo scadere dell’ultimatum che ho ricevuto alle 16.42 di martedì da parte dell’Avvocato Davide Goetz, su mandato del Signor Torchetti.

Ma perché fare aspettare degli uomini importanti?

Alessandro Izzillo, Daniele Dionisi e Giuseppe Scaglione hanno messo in imbarazzo il loro generoso ex datore di lavoro, il Signor Paolo Torchetti.
Perché non paghi di avere vinto un argento agli Adci Awards, il premio più ambito del settore in Italia, hanno coltivato l’assurda pretesa di andare anche a ritirarlo.
Che importa se il regolamento degli Adci Awards specifica che i premi devono essere ritirati dagli autori?
E cosa importa se la sentenza 3508/2011 del Tribunale di Torino ha riconosciuto che anche uno slogan è “un’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore“?

Non è mica da questi particolari che si giudica un professionista.

Un professionista lo vedi dal coraggio di rinunciare ai suoi diritti. Dall’altruismo di pagare l’iscrizione al posto del suo ex capo.
Dalla fantasia di salire su un palco ma poi saper lasciare i riflettori ad altri.

L’agenzia The Name non ha indebitamente impedito agli autori della campagna premiata di essere applauditi da gran parte dei migliori creativi pubblicitari d’Italia.
Si sono semplicemente dimenticati di spiegare a Izzillo, Dionisi e Scaglione quanto è assurdo anche solo immaginare che gli Adci Awards vengano ritirati da “coloro con cui il rapporto era stato interrotto da tempo”.

Quindi male ho fatto io ad ancorarmi a bazzecole quali il regolamento del premio, lo statuto del nostro Club, e il già citato diritto d’autore.
Il buon padrone che rischia di suo ogni giorno, ha un diritto ovviamente superiore: quello alla gratitudine imperitura da parte di chi ha ospitato nei suoi uffici e addirittura pagato.
Con buona pace del Manifesto e della sua linea editoriale.

Ubi maior minor cessat. O, se preferisce, quod licet Iovi non licet bovi.
L’uso del latino, da parte mia, è un’evidente captatio benevolentiae, un venirle incontro anche lessicalmente, Avvocato Davide Goetz, affinché si rassicuri.

Questa mia rettifica è densa di sorrisi :) :) :) , non può immaginare quanti. Mi dolgo solo per averle trasmesso un’immagine di persona livorosa nonché di concorrente potenzialmente sleale per il suo assistito.
Le giuro che non c’è cliente di The Name per cui vorrei lavorare. Quanto al livore (sentimento di invidia e rancore), la prego di credere che non vorrei mai sentirmi un Signor Torchetti.

Se non altro perché mi toccherebbe rifarmi il guardaroba e io odio fare shopping.

Rifiuto altresì, con pacata (e sempre sorridente) fermezza, l’accusa di conflitto di interessi.
Purtroppo l’Art Directors Club Italiano non può avere un presidente scelto tra i pescatori di cozze o selezionato nell’ambito degli addestratori di piccioni viaggiatori. Non ancora.
Ma se già che c’è vuole mettere mano al nostro statuto non ha che da chiedere.

Mi permetta però di ricordarle, Avvocato, che il conflitto di interessi non esiste in Italia. È stato spesso all’estero negli ultimi 17 anni?

Nella speranza che ritenga adeguata questa mia rettifica, mi conceda di congedarmi con una formula assai cara ai fisici quantistici: BAZINGA!

massimo guastini