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Si può fare. Si deve fare.

Martedì 27 marzo trasmetteremo in diretta web l’ incontro con un consulente del lavoro.
Potrete partecipare anche attivamente, per domande di qualunque tipo, protetti dall’anonimato dei vostri nickname. Per entrare in chat dovrete prima registrarvi QUI. Se preferite limitarvi all’ascolto potrete restare nel blog Adci, dalle 20.30 alle 21.30.

Niente di sindacale, per carità. Solo un passo preliminare, ma concreto, volto a perseguire uno degli obiettivi del programma con cui mi sono candidato alla presidenza dell’Adci:
“restituire dignità al nostro mestiere”.

L’ottobre scorso avevo chiuso un post offrendomi di indirizzare a consulenti del lavoro di provata esperienza chi ritenesse di averne bisogno.
Da allora ho ricevuto varie richieste e sto monitorando i feed back.

Le cause sono state tutte vinte, e questa è una buona notizia.

Passiamo alla notizie cattive.

Non leggiamo davvero i contratti che accettiamo o sembriamo non consapevoli di quello che stiamo firmando.
Accettiamo per lunghi periodi, e lo consideriamo ormai normale, svolgere compiti e prenderci responsabilità non contemplati dagli accordi.
Accettiamo orari che, se sommati a un monte ore sonno da sopravvivenza, non consentono una vita oltre il lavoro.

Il confine tra proattività è pronattività appare quanto mai labile. In molti sostengono di avere accettato determinate condizioni per amore verso il proprio lavoro.
Ma è un amore nevrotico.
Sembra più che altro l’idolatria verso una job description totemicamente idealizzata.
L’amore rende felici, non frustrati e insoddisfatti.

Chi ama davvero questo lavoro non può più accontentarsi di farlo al meglio. Deve imparare a conoscere i propri diritti ed essere disposto a farli rispettare.
Altrimenti favorirà gli imprenditori meno onesti. Quelli che fanno tutte le gare gratis, quelli che praticano il doping del dumping sistematico e di conseguenza pagano l’80% di noi
tra gli 80 centesimi e i 5 euro e 40 all’ora.

Tutelare gli standard della creatività non può limitarsi al premiare le sempre più rare campagne pubblicitarie degne di questo nome.
Tutelare gli standard della creatività passa necessariamente dal fare qualcosa di concreto per la tutela di chi produce idee.

Però, e qui arriva una “notizia”, né buona né cattiva ma da interiorizzare, solo noi possiamo tutelare noi stessi.
L’Art Directors Club Italiano può e deve favorire l’interscambio di idee; può aumentare la consapevolezza di tutti su una serie di temi; può indicare una rotta e delle norme di comportamento.
Ma non può essere anche “le vostre palle”.

Siamo tutti bravi a definirci “i migliori”, la questione è cosa siamo disposti a fare nel privato, nella vita di tutti i giorni in agenzia, per dare un significato concreto a questo “migliori”.

La pubblicità, lo dicono i nostri lavori e i nostri stipendi, sta diventando un lavoro per mediocri senza cultura e competenze.
Questo sarebbe un problema di rilevanza sociale. Perché un mestiere che contribuisce a “forgiare la società” e alla costruzione dell’immaginario collettivo non può essere lasciato nelle mani di mediocri e incompetenti.
Ma non possiamo delegare ad altri la soluzione di questo problema.
In Italia, la politica interviene solo dove il problema coinvolge un numero significativo di elettori.
Quindi, non interverrà nessuno.

Dobbiamo usare le armi che abbiamo. La legge innanzitutto. Dovremmo come minimo avere più rispetto per i diritti che abbiamo ereditato, visto che non abbiamo dovuto lottare per conquistarli.
Poi abbiamo a nostro favore il saper comunicare, la capacità di avere idee e di diffonderle.
Serve solo un pizzico di coraggio in più.

  • boris

    ok massimo, grande iniziativa, grandissima. ma ora mi chiedo:
    è giusto che al club siano allora iscritti ecd e propietari di agenzie che coni finti co co co, il terrorismo psicologico, le minacce e il con me lavori gratis perchè io sono figo hanno costurito carriere e interi reparti creativi che lavorano anche la notte a costo zero?

    è possibile avere un paio di nomi di consulenti del lavoro bravi e che costano poco?

    • boris

      Penso massimo che una iniziativa del genere con i presidenti precedenti ce la sognavamo.
      Ma è inutile nascondersi dietro un dito: sappiamo tutti che le agenzie, sopratutto le internazionali, campano su stagisti a gogo, finti cocopro alla fame, finte parite iva e sfuttamento degli assunti con la minaccia dei licenziamenti e il fuori ce la fila
      quindi mi chiedi chi dei soci ha un comportamento non etico??? be direi che chi arriva nella stanza dei bottoni diventa nn etico:
      il giochino è semplice, scaricano la colpa o all’ad, o al financial, o all’internazionale che ha bloccato le assunzioni, ma la verità è che nessun direttore creativo o ecd si sognerebbe di prendere posizione verso financial ad o titolari per dare ad un loro creativo condizioni migliori. Li sfruttano li spremono promettendo chimere impossibili e glorie future all’inizio. Poi quando mangi la foglia e capisci che è un lavoro e come tale va pagato e trattato scatta il terrorismo del licenziamnto. Scorri la lista dei soci, guarda chi è ecd o prppietario di agenzia e almeno il 50 percento (e stimo per difetto) si comporto inmaniera nn etica.
      Per no etico intendo tante cose eh… voi avete mai lavorata tipo con la filiale tedesca del vostro network che ovviamente produce cmq lavori migliori dei vostri? chiamate alle 18 e 30 e vedete se trovate qualcuno. Per esempio

      ma i nomi di questi consulenti si possono avere?? :)

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      Martedì sera ne vedrete uno online. Se mi scrivi in privato posso comunque indirizzarti. Ciao
      m.

  • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

    Ciao Boris,
    tu dai per scontato che nel Club siano oggi iscritti ecd e proprietari di agenzie dal comportamento poco corretto. Io questo non lo posso sapere.

    Però posso darti due risposte. La prima è presa da questo stesso post:

    L’Art Directors Club Italiano può e deve favorire l’interscambio di idee; può aumentare la consapevolezza di tutti su una serie di temi; può indicare una rotta e delle norme di comportamento. Ma non può essere anche “le vostre palle”.

    La seconda risposta è presa dallo Statuto Adci. Riguarda uno dei motivi che possono portare alla perdita della status di socio:

    9.1.3 – Per esclusione deliberata dall’Assemblea, anche su proposta di singoli iscritti, ovvero per delibera del Consiglio Direttivo, quando si ravvisi un comportamento dell’iscritto che sia contrario agli scopi e allo spirito dell’Associazione o, comunque, all’etica professionale;

    Ho come l’impressione che entrambe le risposte portino nella stessa direzione. Gli strumenti ci sono. Tu che ne pensi?
    Ciao
    m.

  • Pierluigi Barbieri

    Ottima idea, visto che con il nuovo contratto del lavoro che si sta discutendo a Roma,
    molte agenzie resteranno senza personale, o dovranno mettersi in regola (mi vien da ridere) Ci saranno molti “schiavi” che lavoreranno 35 mesi gratis e poi ciao ciao, avanti altri. Che fine faranno i vari lavori a progetto, i co co co.

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Le riforme partono anche dalla consapevolezza.

  • Pierluigi Barbieri

    La consapevolezza di essere sfruttati? O la consapevolezza di lavorare per persone che non meritano rispetto, visto che non rispettano altro che il conto in banca o il posto barca. Trovare un’agenzia che non ha uno stagista a rimborso spese o partite iva credo sia molto difficile.
    PS ieri è morto un grande ottimista, forse l’ultimo poeta ottimista e un “famoso” spot
    diceva “GIANNI, L’OTTIMISMO È IL SAPORE DELLA VITA”
    Spero che tu abbia ragione, ma non credo che ci saranno riforme senza “cadaveri”

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      La consapevolezza dei propri diritti, e la consapevolezza del rispetto reciproco dovuto fra tutte le parti in causa: collaboratori, agenzie, clienti, fornitori. Come ha scritto Massimo, molti accettano condizioni capestro semplicemente perché non hanno consapevolezza di quello che fanno, per ingenuità, inesperienza, ma anche superficialità e mancanza di coraggio.

      È, più in piccolo, lo stesso atteggiamento inconsapevole delle agenzie che accettano le gare tra 20 agenzie non retribuite: “se accetto le condizioni del cliente adesso, poi magari mi premia con un lavoro…”

    • Pierluigi Barbieri

      Scusa Gianni, ma credi veramente nelle parole che scrivi? Perché allora vedo in giro molte persone che non hanno la consapevolezza di quello che fanno e non per ingenuità o inesperienza o mancanza di coraggio, ma solo per portare a casa un pezzo di pane, a volte anche duro. Guardati in giro, quanti sono i ragazzi che escono dalle scuole, che molti iscritti all’ADCI frequentano come docenti, trovano un decente e dico solo decente posto di lavoro in agenzia, pagato poco, ma pagato. Ormai sono rassegnati ad accettare qualsiasi proposta gli viene fatta. Come ADCI provate a proporre di istituire un ordine professionale (una volta c’era?) e vedere se cambia qualcosa. Adesso torno al duro lavoro, ciao

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Potrei risponderti allo stesso modo: credi veramente alle parole che scrivi? Pensi che la soluzione possa essere un “ordine professionale” negli anni in cui l’Europa li abolisce? :-)

    • Pierluigi Barbieri

      Può darsi che ci credo, l’idea di istituire un’ordine professionale era solo una provocazione, ma quali sono i soggetti tutelati nel nostro lavoro?
      Forse sono sempre i soliti che si sono creati un parco di amicizie, e riescono a riciclarsi non per merito, ma solo per conoscenze.
      Poi ho letto questa citazione di un vostro articolo:
      9.1.3 – Per esclusione deliberata dall’Assemblea, anche su proposta di singoli iscritti, ovvero per delibera del Consiglio Direttivo, quando si ravvisi un comportamento dell’iscritto che sia contrario agli scopi e allo spirito dell’Associazione o, comunque, all’etica professionale.
      Mi spieghi in poche parole che cos’è l’etica professionale nel nostro lavoro?
      Accettare gare senza compenso?
      Lavorare sotto costo per fregare i concorrenti?
      Non pagare chi fa stage?
      Licenziare senza motivo?
      Altro?
      E se lo spirito dell’associazione è quella di tutelare non solo gli iscritti, perché non cominciare a rivedere seriamente chi è iscritto, le persone non si valutano solo per i lavori presentati, ma come si comportano sul lavoro. Ciao

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