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8 Replies

Consulente del lavoro in diretta web.

Ricordo che stasera, dalle 20.30, trasmetteremo in diretta web l’incontro con un consulente del lavoro esperto nel nostro settore.
Potrete partecipare facendo domande in chat QUI, ma in questo caso ricordatevi prima di registrarvi, anche con un nickname.
Ci interessa darvi informazioni e risposte, non ci importa sapere chi siete.

Non sono d’accordo con chi sostiene che questo sia un tema da TP o da Assocomunicazione. Tant’è che lo affrontiamo noi, non queste associazioni. E non devo essere io a fornire spiegazioni in merito.

L’Art Directors Club da oltre un quarto di secolo è il punto di riferimento non solo dei migliori creativi pubblicitari italiani ma di chiunque si definisca creativo pubblicitario.
Si guarda a noi, non a quello che fanno (o non fanno) TP e Assocomunicazione.

Il nostro obiettivo primario, riportato dallo Statuto, è quello di migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad essa collegate. Promuovere la consapevolezza dell’importanza di questi standard all’interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all’estero.
I soci fondatori si diedero questo obiettivo perché consapevoli del fatto che il nostro lavoro contribuisce a forgiare la società.

Perseguire questo obiettivo passa oggi necessariamente dalla tutela di chi produce idee. Lasciare la gestione del business pubblicitario a “ragionieri e mezzani” ha avuto effetti deleteri sulla comunicazione.

La pubblicità italiana uscirà dalla mediocrità solo se e quando i creativi torneranno a guidare o fondare agenzie di pubblicità.
Mi riferisco a quel ruolo di condottieri, spesso evocato da Andrea Concato, e incarnato in passato da colleghi che come Testa, Mignani, Pirella, Barbella, Sanna, Tschirren, Baldoni, Panzeri, Montaini e così via.

È questa l’unica strada per tornare a quella pubblicità che Aldo Grasso (nel 1997) definiva “spesso migliore dei programmi che interrompe”.

Ma prima di tutto occorre imparare a conoscere i propri diritti come dipendenti e trovare il coraggio di farli rispettare. È un passo propedeutico fondamentale. Perché per diventare imprenditori serve ancora più coraggio.

L’Annual Adci mostra quali sono gli standard creativi da emulare. Il Club deve diffondere competenze e best practice per raggiungerli. Farsi calpestare sistematicamente non è una best practice in nessun campo.
Inoltre, uccide la creatività.

Quindi, per favore, basta con la stupidaggine del ” Paperoga sindacalista”. Limitatevi al Paperoga.

Sono il presidente dell’Art Directors Club Italiano e desidero che questo “team”, del quale ho l’onore di essere allenatore, sia il miglior punto di riferimento possibile per chi si occupa di comunicazione in Italia.
È una responsabilità, non un posizionamento glamour.

Spetta ai migliori indicare la strada.

  • miriam

    Grazie Massimo, sposo pienamente la tua posizione. La dignità sul lavoro dell’intera categoria è dignità del lavoro stesso. Come si può difendere un buon lavoro se si è sempre ricattabili?

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Qui alcune osservazioni e critiche sull’iniziativa (Maurizio Maresca, Fabio Giannotti, Ernesto Spinelli): http://badavenue.wordpress.com/2012/03/25/lettere-a-donald-draper-si-puo-fare-si-deve-fare-di-massimo-guastini/#comment-12958

    e una possibile risposta:

    Un incontro via web con un consulente del lavoro NON è “LA soluzione”, né un atto di guerra nei confronti delle agenzie. Un seminario di “tecniche della negoziazione per agenzie pubblicitarie” potrebbe essere considerato un atto di guerra nei confronti delle aziende? Solo degli stupidi (e vorrei sottolineare stupidi) potrebbero considerare un seminario sulle tecniche di negoziazione un’iniziativa “sindacale” delle agenzie contro i loro clienti, no?

    Questa è semplicemente un’iniziativa volta a stimolare una maggiore consapevolezza da parte dei creativi, che spesso non sanno bene cosa firmano quando firmano un contratto, a fronte di agenzie che talvolta se ne approfittano (esattamente come talvolta i clienti si approfittano del loro potere contrattuale nei confronti dei fornitori).

    Anche perché avere collaboratori contenti è, o dovrebbe essere, nell’interesse delle agenzie, perché collaboratori contenti lavorano meglio.

    • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

      Un seminario cosìffatto dovrebbe essere obbligatorio, visto come ci stanno massacrando…
      il punto semmai è chi lo tiene questo seminario.
      Occhio che non sia un finto Direttore Creativo che in realtà si riveli poi essere un A.D. mascherato.
      O peggio, un Cliente…
      (a meno che non sia un ex-Cliente Pentito).

      Hasta sera.

      Fabio
      (:ciccio
      Ferri

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    Un seminario cosìffatto dovrebbe essere obbligatorio, visto come ci stanno massacrando…
    il punto semmai è chi lo tiene questo seminario.
    Occhio che non sia un finto Direttore Creativo che in realtà si riveli poi essere un A.D. mascherato.
    O peggio, un Cliente…
    (a meno che non sia un ex-Cliente Pentito).

    Hasta sera.

    Fabio
    (:ciccio
    Ferri
    PS: Che c’è di male nell’essere ‘sindacali’?
    Se siamo ridotti con questo poco potere contrattuale è perché siamo sempre stati poco ‘sindacali’.
    E molto ‘individuali’.
    isti.

    FF

    • Fabio Giannotti

      Grazie, Gianni, per la postilla, ma francamente, visto il tema che si discuteva, pensavo di partecipare ad un dibattito (aperto) e non ad aver lanciato un’iniziativa, o fiancheggiato una rivolta.

      Fatto sta che, purtroppo, lavorando da frelance, ed avendo lavorato come consulente a partita iva, cococo, cocopro e quiquoqua, mi sono trovato spesso ad avere a che fare con quei contratti, che in genere mai sono rappresentativi della realtà che il più delle volte si è costretti poi ad accettare.

      Dopodichè è sempre al singolo la scelta, ovvero accettare la minestra proposta o saltare via, al più presto, dalla finestra più vicina (o peggio riccorrere alla Giustizia Ordinaria). Perché se provi a far valere i tuoi diritti, quei diritti neanche tanto celati dai contratti appena firmati, allora sai come va a finire, se sai in quale paese vivi.

      Certo, c’è chi è più fortunato d’altri ma, onestamente, non ho mai visto, né perlomeno sentito, tanto per fare un esempio stupido, d’iva anticipata a presentazione fattura (norma italiana) o addirittura di fatture saldate entro i termini di scadenza (30/60 giorni come da normativa europea).

      La consapevolezza è conoscenza del singolo. Essere associati, sindacalizzarsi (brutta parola) o convivere tutti all’interno di un Ordine Professionale*, o di un Collegio, per renderne l’accesso più aperto a tutti, invece, credo, dia forza e tutele all’intera categoria.

      Quindi ne aprofitto e lancio l’iniziativa (sperando non si trasformi in macchia).
      Chi l’accoglie?_f

      * http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_professionale

  • http://www.ernestospinelli.com Ernesto Spinelli

    Personalmente non ho critiche. La considero un’iniziativa utile a tamponare le situazioni più difficili e a diffondere una maggiore consapevolezza contrattuale. Ho però una domanda: quale forza contrattuale reale hanno oggi i singoli creativi? Ho paura che per quanta consapevolezza si abbia, di forza contrattuale ne abbiano tutti poca. Se non zero.

    Lo sbocco naturale di una maggiore consapevolezza complessiva mi sembra anche un nuovo approccio al mercato della pubblicità e della comunicazione. A partire da alcuni punti importanti. La coesione dei creativi. Il valore della rete di professionisti rispetto ai “guru” singoli della pubblicità. Il rapporto diretto e trasparente fra creativi e clienti. Tra idee e marche o prodotti. L’eccellenza creativa e l’efficienza produttiva sono due aspetti essenziali in questa impostazione.

    Consapevolezza dei propri diritti, da un lato. Ma anche consapevolezza dei propri mezzi e delle possibilità che esistono sul mercato. Forse i clienti non aspettano altro che confrontarsi direttamente con le idee e con la produzione. E uscire dagli schemi convenzionali e sempre più involuti dei grandi network in Italia.

    Ernesto

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