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4 Replies

Videomaker (poveri) di idee

Giovedì scorso si è svolta la giornata didattica organizzata da Movi&Co allo IULM. Ho avuto modo, assieme a Marco Lombardi, di conoscere e giudicare il lavoro, assieme ai loro autori, di 45 giovani videomaker che si sono cimentati in progetti di comunicazione.

La giornata è stata una bellissima esperienza, di cui ringrazio sia Movi&Co sia Marco Lombardi per avermi coinvolto: sarà il fatto di essere un giovane padre (o forse il fatto di volermi credere ancora giovane, nonostante i pochi capelli), ma credo moltissimo nei giovani: sono il motore dell’evoluzione.

Per questo mi ha deliziato vedere come sono imbevuti di nuovi linguaggi, e di quello che gira quotidianamente, ad esempio, su vimeo, i cui awards personalmente ritengo importanti quanto quelli di Cannes.

Sempre per questo, mi ha colpito la talvolta sospetta mancanza di cultura di comunicazione di non pochi fra questi aspiranti videomaker. Lasciamo da parte i luoghi comuni (sono rimbambiti da google e wikipedia, non sanno l’inglese, sono pigri, sono finite le mezze stagioni) probabilmente veri, e poniamoci una domanda: siamo dei bravi insegnanti per questi giovani? Noi, i comunicatori di professione, i coltivatori d’idee, siamo anche coltivatori di giovani talenti?

In fondo, si è chiamata “giornata didattica”, non “giornata del giudizio”: ho avuto la tentazione di giudicare, lo confesso, soprattutto quando una ragazza ha presentato il video di un collega, dicendo che era ispirato all’*idea* di Dove “Evolution” solo perché realizzato con la tecnica del timelapse. Poi mi son detto, appunto, quello che vi ho appena scritto. E mi sono impegnato a insegnare di più ai miei studenti, ai miei creativi, anche a imparare da soli quando non c’è nessuno che insegna.

Sì, decisamente sono invecchiato.

  • Benni Priolisi

    No, non credo tu sia invecchiato, almeno non più di me.
    Anch’io mi sono posto, e mi pongo, il problema.
    Sono, e sarò, ancora capace di trasmettere quel poco che so?
    Sì, mi dico, e continuo a farlo anche con chi non è proprio un young gun
    specialmente qui, dalle mie parti, dove vedo un gran bisogno di confronto
    e conoscenza: trasmissione di esperienza e mestiere.
    Let’s keep rockin’.
    :)

    • http://geekadvertising.wordpress.com paolo guglielmoni

      grazie della comprensione ;-)
      sono davvero convinto che andrebbero in effetti attivati nuovi programmi didattici di cultura creativa.

  • http://uelperiodo Till Neuburg

    Ho seguito questo concorso per due anni. Non come giurato, ma come commentatore pubblico – con la presenza degli autori e dei committenti.

    Ciò che era evidente, in modo quasi sensazionale, era:

    a) Il mix tra ingenuità quasi becera + presunzione dei clienti

    b) Il conformismo dei giovani “autori”: generalmente scimmiottavano ciò che vedevano alla tv (quasi mai sul web) – senza avere né il talento né l’autorevolezza tecnica per fare cose belle. Su decine e decine di video e filmati, forse c’erano a malapena cinque cose decenti. Ricordo una sola cosa che mi aveva fatto dire “Però!”

    Salvo casi isolati, questo è un paese che affoga nella stanchezza, nella paura, nel déjà-vu. Le poche cose veramente rilevanti di giovani che puoi vedere e sentire in Italia, le devi scovare. Non c’è aggregazione, non c’è sistema, non c’è complicità. Ciascuno cerca di infilarsi da qualche parte. Timore. Protezione. Famigliume. Questa è la tendenza.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      C’è una cosa che non dobbiamo dimenticare: il 30% degli italiani è analfabeta, semi-analfabeta o analfabeta di ritorno ( espressione che descrive chi ha imparato a leggere e scrivere a scuola, ma ne ha dimenticato l’uso, a parte scrivere il proprio nome e poco altro). Se dirlo così non fa notizia, diciamolo in un altro modo: quando andiamo in giro, UNA PERSONA SU TRE che incrociamo per la strada non ha mai letto un libro e sa a malapena scrivere il proprio nome. E non è che le altre due siano dei geni o degli eruditi, compensando per il concittadino ignorante. Infatti il 60% degli italiani si informa principalmente attraverso la tv.

      Questo è uno dei motivi per cui in Italia, in genere, la media è bassa un po’ dappertutto.