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9 Replies

Non è mai troppo tardi

Ecco il parere di un giovane Socio Adci, Aimone Bonucci (*), sulla violenza di genere.

Uno
A fine anni 90 Peter Oefner e Peter Underhill hanno condotto una ricerca alla Stanford University che ha dimostrato che la la femmina dell’homo sapiens si definisce biologicamente circa 80.000 anni prima del suo maschio. Il cromosoma Y, che qualifica il maschio umano attuale è infatti comparso solo 59.000 anni fa, mentre il DNA mitocondriale (proprio della femmina attuale) era già comparso 143.000 anni fa.

Due
La religione cattolica disegna la creazione di Eva come accessorio di Adamo, a differenza di quest’ultimo che è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Tre
La violenza domestica è la prima causa di morte nel mondo per le donne in una fascia di età compresa tra i 16 e 44 anni.

Genetica, religione e cronaca. Perché?
Sembrerebbe un sillogismo, o la premessa di una inferenza, invece sono dei paragrafi che secondo il mio punto di vista possono far riflettere semplicemente sulla questione della violenza di genere.

Però manca la pubblicità.

No, no, arriva, una cosa alla volta però.

In Italia la religione pecca ontologicamente perché di base disegna la donna come derivazione del prodotto divino (Adamo) e si presume che essa seguirà l’uomo in eterno. Bah. Come se lei fosse riconoscente della costola che il neo-creato ha gentilmente concesso.
La genetica insegna il contrario, perché oltre a quanto già detto lassù in cima, nel paragrafetto UNO, la biosfera è stata per miliardi di anni dominata dalla mitosi, quando esistevano unicamente cellule-madri che si dividevano in cellule-figlie, destinate, a loro volta, a generare altre figlie. Il maschio è arrivato dopo, come meiosi basata nient’altro che sull’ermafroditismo femminile.
Io non sono in grado di poter raccontare altro rispetto a quello che la storia ci insegna, non sono un ricercatore bensì una persona che si guarda intorno. Pubblicitario per giunta. Basta pensare anche all’androcentrismo sociale, politico, storico e linguistico: messa da parte l’evoluzione della specie e le prime forme di religione che identificavano la divinità come una Dea Madre, le figure di riferimento sono e sono state tutte maschili. Dio. Il Padre di famiglia. Il Politico. Il Re. Il Dirigente. L’imprenditore. L’Uomo. Il Boia. Completate voi questo abbozzo di lista. Potrebbe essere infinita, e salvo qualche eccezione il genere è sempre maschile.
Non vorrei che questo articolo prendesse una china femminista, io riporto solo considerazioni che vorrei facessero riflettere. Il mio pensiero è che il maschio si è preso con forza una supremazia che non gli spetta, quasi come se istintivamente non avesse voluto accettare la sua origine da un doppio cromosoma X, riscattandosi così con secoli di soprusi e deresponsabilizzazione nei confronti della donna. Alla donna manca quella componente psichica fatta di eroismo e quella forza bruta che antropologicamente parlando ha reso il maschio cacciatore e la donna tenutaria per la salvaguardia della specie. Questa diversità l’ha pagata e la continua a pagare senza alcun motivo, diventando oggetto di violenze, carne da pallottola o da piacere, terrorismo casalingo, e abuso di androcentrismo. Un disastro. Religione e genetica che si scontrano, che danno come risultato un dato di cronaca. Il paragrafetto TRE. Perché? Ora sono pronto a dire la mia. Perché il rispetto non è un istinto. Si può solo guadagnare con il progresso culturale e tecnologico e quindi ecco il motivo per cui nei paesi estremamente progrediti si annullano le disparità di genere (Islanda e Scandinavia in testa. L’Italia è all’ottantesimo posto nel mondo).

E la pubblicità?
Bene, la questione sulla violenza di genere e la disparità sessuale nella società italiana stanno diventando un argomento estremamente attuale e questo grazie anche all’impegno della Presidentessa Laura Boldrini che ha portato in parlamento queste tematiche che “sembravano” dormienti. La pubblicità, quella autentica ha il dovere di comunicare il messaggio, per creare dei modelli di consumo auspicabili, creare identificazione e contribuire alla formazione. Non dimentichiamo che la televisione ha insegnato l’italiano agli italiani, decenni fa, ora la pubblicità può sfruttare i suoi canali per alzare la voce, far sapere, informare, e sta a tutti noi contribuire per condividere, con post, tweet, segnalazioni per abbattere il silenzio sul disastro che noi stessi abbiamo creato.

(Aimone Bonucci)

(*)Aimone, classe 1985, è un Art Director e lo scorso aprile è stato invitato da Giuliano Garonzi a fare parte delle prestigiose giurie dell’Art DIrectors Club Italiano.
I suoi lavori sono comparsi su IdN Magazine, ZDF, Deutschland Radio, Form – The Making Of Design, Zitty Berlin, Pecha Kucha.

  • http://www.melazetagrafica.it Ilaria Manetti

    Tanto di cappello….cos’altro dire se non Complimenti per questo ampio e ricercato parere che speriamo influisca sulle menti creative…

  • http://www.about.me/marcostizioli Marcostizioli

    “Alla donna manca quella componente psichica fatta di eroismo e quella forza bruta che antropologicamente parlando ha reso il maschio cacciatore e la donna tenutaria per la salvaguardia della specie”.

    Potranno mai, le donne, decidere loro cosa manca loro senza che vi sia un uomo che dica loro cosa li manca?

    Dai!

    • http://www.fuoricentrostudio.com Aimone Bonucci

      Grazie Marco per porre la tua attenzione su un verbo che ho usato in modalità colloquiale invece di sceglierlo da un punto di vista semiotico. Io intendo una mancanza come valore, non come una lacuna, nè tantomeno deploro tale mancanza in maniera sessista (lungi da me!).

      A.

  • Giuseppe Reggio

    Vorrei fornire un ulteriore piccolo contributo su maschi, femmine, religione monoteista, proveniente da un testo perfetatmente sconosciuto.

    “Questa di Lilith è una cosa tra di noi, che ogni tanto riemerge. Ha l’apparenza di un giochino tra intellettuali rincoglioniti, in realtà nasconde profondità di abissi inesplorati e di verità taciute.
    Me ne parlò lei una volta che le avevo fatto i complimenti per i suoi magnifici capelli rossi (ah già, non ve l’avevo detto, miei austeri lettori, Artemisia ha il capo ornato da una massa enorme di sottili stringhe del diavolo di un meraviglioso color rame che pazientemente conserva nel colore originale con pazienti applicazioni di fanghi di henné, tentando di contrastarne l’implacabile decadenza verso il tipico color stoppa che prima o poi affligge tutte le rosse naturali. Quella capigliatura è certamente un segno della sua appartenenza alla razza dei demoni e questo me la rende più cara che mai). Insomma le avevo detto questa cosa e lei mi narrò la storia della creazione secondo l’antica tradizione ebraica, più antica anche della conservazione orale del racconto che poi diverrà la Bibbia. Quando il Grande Dio degli Ebrei mise mano alla creazione, vide che Adamo era solo e questo non gli sembrò una cosa buona. Sono d’accordo con il Vecchio, non è mai bene lasciare solo un uomo, il suo cervello paranoico finirebbe per distruggerlo. Per la verità non credo che mettergli alle costole una donna sia invece una soluzione sana, a distruggerlo penserà lei, ma questa è una digressione tutta mia: insomma, condivido la diagnosi, ma non la terapia. Allora Dio creò Lilith dai capelli rossi e la diede come compagna ad Adamo. Il buon Adamo cominciò diligentemente a vivere la sua vita di essere creato, lieto e stupito delle cose intorno a lui, in compagnia della moglie più bella che si fosse mai vista sulla terra (era anche l’unica per la verità, ma non voglio deprimere l’orgoglio di Adamo). Presto si rese conto, però, che la bella Lilith era un tipo molto volitivo e niente affatto incline a sottomettersi. Allora Adamo, che neppure per un attimo aveva pensato che si potesse trovare un accordo diverso dalla pura e semplice sottomissione della donna all’uomo (era un tipo semplice, proprio come gli evoluti uomini di oggi) andò dal Padre e si lamentò per la sfacciataggine della bella rossa, come un bambino che protesta per qualche litigio di gioco. Il buon Pastore, a cui premeva più di tutto la pace nell’ovile della sua creazione, scacciò Lilith fuori dall’Eden e al suo posto fece lì per lì Eva, bella anche lei, ma più docile, umile, sottomessa, madre inconsapevole di millenni di piatti da lavare, bambini da accudire, uomini da sopportare, stupratori da perdonare, vittime da seppellire, assassini da consolare, nemici da amare.
    Non dovete pensare che Lilith se la sia presa più di tanto. Fiera e nobile com’era si organizzò in fretta e divenne regina dei demoni, terrore dei miti e vendetta dell’universo. Da allora gli uomini si sono sempre accucciati tra le braccia di Eva temendo la forza e l’indipendenza di Lilith dai capelli rossi, segretamente amandola.
    Capito mio pavido lettore? Ora sai perché hai trascorso l’intera vita al fianco di una donna per bene ma il tuo cuore ha fatto dei salti solo per quelle belle femmine trasgressive e indipendenti, che condanni nei tuoi sani ragionamenti esibiti in società. E tu, mia casta lettrice, vestale distratta di un tempio deserto, hai capito perché il tuo uomo, come tutti gli altri, passeggia con te al braccio ma sbircia quel frusciare di cotonine trasparenti che scivolano altere su tacchi spericolati lungo i vicoli della banalità. Avete compreso in quali abissi di profondità millenaria abita la ragione primigenia dell’incontrastabile vittoria di Rita Haiworth su Doris Day? E della sua inevitabile delusione e sconfitta finale?”

    da “La Traiettoria del Tuffatore”, Anonimo, pubblicato in proprio.

  • Enrica

    “Non vorrei che questo articolo prendesse una china femminista” la china femminista ce l’ha. Per fortuna.

    • http://www.fuoricentrostudio.com Aimone Bonucci

      Ciao Enrica, parlare di femminismo, con questo termine, ora nel 2013, mi pare un po’ anacronistico, ecco perchè è più corretto usare la parola postfemminismo (anche se le etichette mi sono sempre sembrate limitanti). È un po’ come parlare di avanguardia quando si parla di arte contemporanea.
      Ciao,
      A.

  • Bruno

    Caro Aimone, ho letto con attenzione il tuo post e sono molto curioso riguardo la tua prima citazione a proposito della definizione biologica dei sessi. Mi piacerebbe leggere l’articolo di Peter Oefner e Peter Underhill al quale hai fatto riferimento. Aspetto una tua risposta.
    Dott. Bruno Alampi.

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