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Di Parah e delle cazzate. Della vera bellezza e del vero coraggio.

Paolo Iabichino, Direttore Creativo Esecutivo di OgilvyOne e Socio dell’Art Directors Club Italiano, ha spiegato ieri che
Portare in passerella Nicole MInetti all’ultima sfilata non è una provocazione, è una cazzata“.

Dello stesso avviso sembrano essere anche molti (migliaia) “fan” della pagina Facebook di Parah.
Così ieri sera sono arrivate le spiegazioni ufficiali. Pubblico due screenshot, che restino a futura memoria.

“Sì, volevamo la vostra attenzione” è l’irritante incipit.
“Al giorno d’oggi l’unico modo per colpire l’attenzione sembra essere quello di stupire e creare scandalo”, prosegue il “genio” autore di queste righe. Arriva addirittura a parlare di “mossa coraggiosa”.

Una scelta coraggiosa sarebbe stata individuare dodici brillanti universitarie all’ultimo anno, quelle con la media più alta.
Dare a ciascuna un dodicesimo di quanto avete pagato la Minetti. (Ma anche qualcosa in più)
Farle sfilare vestite. Senza mostrare nessun costume da bagno.
Analoga scelta per la campagna affissione.
Coraggioso sarebbe stato scoprire, dando loro denaro ed evidenza, le giovani donne che possono contribuire a rilanciare il Paese.
Non c’era davvero bisogno dell’ennesimo contest online, per scoprire 300 aspiranti modelle.
E non c’è proprio nessun coraggio nello scoprire donne sin già troppo scoperte da chi il Paese l’ha spogliato anche culturalmente.

  • http://carpiano2012.wordpress.com/ stefano

    Che pena queste scuse da pseudo-sdegnati della condizione dell’Italia fatta da chi, portando sulla passerella uno dei peggiori esempi degli italici vizi, non fa altro che riproporre tutto il marcio godendo dei risultati. Altro che “rompere gli schemi”! Parafrasando Della Valle, ognuno vende ciò che ha. La Minetti ha venduto sappiamo cosa, e camperà di rendita grazie a idioti come i “creativi” di Parah – che nel frattempo, ha venduto se stessa al solito sistema “der magna tu che magno anch’io”.

  • http://www.paolonobilestudio.com Paolo Nobile

    «Al giorno d’oggi l’unico modo per colpire l’attenzione sembra essere quello di stupire e creare scandalo».

    È quasi la stessa battuta del personaggio di Seven interpretato da Kevin Spacey.
    Di questo passo, per attrarre la dovuta (secondo l’azienda) attenzione ai loro prodotti, ammazzeranno una delle ragazze sulla passerella.
    Forse la stessa Minetti.

  • http://matteorighi.wordpress.com/ Matteo Righi

    La rete oltre alla protesta sta generando dei titoli niente male, tipo “Parah-culi”! :-)

  • Gottlieb

    Dott. Guastini, ho appena letto il suo post e mi sento di dire che Lei ha ragione su tutta la linea. Ha ragione quando dice che la scelta di coraggio sarebbe stata individuare delle modelle diverse dal solito, buone non solo per la forma (fisica), ma anche per i contenuti, andando a pescare laddove vi siano eccellenze universitarie, o perchè no, aggiungo io, lavorative.

    La Sua analisi però viene meno se si considera una cosa. La location dove è andata “in scena” la minetti (il minuscolo è d’obbligo) si trova in italia, una volta paese di santi e navigatori, ma ultimamente più di allenatori (rigorosamente del fantacalcio) e veline, aspiranti e non.

    La base “culturale” sulla quale la sfilata ha impattato è costituita per lo più da persone appena alfabetizzate, che non sa cosa sia un quotidiano (basti pensare ai dati di vendita di corriere e repubblica, superano di poco il mezzo milione di unità in un paese di 60 milioni di persone), che tanto meno legge libri, non sa (e spesso non vuole imparare) ad usare il pc e per di più non si è adoperata per raggiungere un livello di istruzione universitario. Infatti siamo ultimi in europa come numero di laureati all’anno.

    Insomma, con questi presupposti diventa inutile e sterile parlare di “core business”, “brand strategy”, e teorie più o meno evolute di marketing.

    Chiudo riportando il pensiero di un amico che lavora nel Suo settore in merito alla “questione minetti”:
    “Personalmente penso che in italia siamo mediamente stupidi e han fatto bene. Onestamente non lo direi a nessuno con cui lavoro, ma la penso così.”

    Non si roda troppo il fegato, non ne vale nemmeno più la pena, e glielo dice uno che se l’è ben martoriato prima di capire che appunto, non serve a niente.

    Cordiali saluti e buona giornata

    • rosa fumetto

      semplice:concordo

    • Roby

      la scelta coraggiosa ? si, quella di chi ha scelto di far sfilare l’altra Minetti, quella non vedente, cantante, atleta paralimpica, madre etc. Una Donna, con la D maiuscola anzichè la p di parassita. (o altro a scelta)

  • Angelo Abbate

    che Parah-noia.
    quel che davvero non val a pena di fare è acuistare i prodotti di un’azienda che, attraverso la sua immagine, difende e diffonde ignoranza, prostituzione, falsificazione e perfino, secondo le ultime inchieste, riciclaggio. il tutto senza esserne cosciente, naturalmente. ma c’è sempre modo di riparare. chiedendo scusa, per cominciare. saluti a tutti e copritevi, che fa ancora freddo.

  • http://www.teddisbanded.com/ Ted

    Massimo, l’idea è bassa e di infimo livello. E nemmeno starò qui ad aggiungere il classico “però ha funzionato”, che troppe volte funga da smacchiatore universale.

    Però devo dire che troppe volte io ho visto idee anche più umilianti di questa proposte da noi stessi pubblicitari dell’area ADCI. Magari spacciate come belle e ammiccanti idee, ma che in me hanno provocato imbarazzo serio proprio dal punto di vista etico-sessista. Quindi mi riuscirebbe difficilissimo fare la morale o spiegare ai non addetti ai lavori che i pubblicitari veri sono un’altra cosa, quando il confine che noi stessi ci troviamo a tracciare è davvero molto sottile.

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      Molto vero Ted, soprattutto nell’ultimo decennio. Al tempo stesso se ti riguardi le oltre 5000 mila campagne che abbiamo selezionato e premiato in 27 anni, come Adci, di roba così non ne trovi. Sembrerebbe quindi che, indipendentemente dal meccanismo delle giurie, quando ci troviamo e confrontiamo su cosa sia la buona comunicazione arriviamo coralmente a fornire indicazioni più corrette.
      Significa anche che l’Art Directors Club ha la credibilità e il dovere di prendere posizione chiaramente quando una campagna valica determinati confini.
      Abbiamo scritto un Manifesto Deontologico del CLub. Lo abbiamo condiviso con tutti i Past President viventi e lo abbiamo pubblicato su Il Sole 24 Ore.

      Come scrivevo nel post di ieri

      Ho bisogno di soci disposti a raccontare con costanza e frequenza gli esempi di comunicazione che rispettano il nostro Manifesto e quelli che lo tradiscono. Abbiamo bisogno di dare vita a una sezione del nostro sito che usi il Manifesto come filtro per separare le reali forme di inquinamento cognitivo da ogni tentativo virtuoso di affermare che un’altra comunicazione è possibile, anche laddove non vengano raggiunti quegli standard di execution “da premio”.

      I princìpi e gli appelli servono a poco sinché restano sulla carta e non vengono tradotti in esempi.
      Non serve fare la morale. Ma è diventato fondamentale argomentare. La rassegnazione è diventata un lusso insostenibile ;)
      Ciao
      m.

    • http://www.teddisbanded.com/ Ted

      Come sai mi trovo d’accordo su tutta la linea. E meno male che all’ADCI non sono entrati mai lavori sotto quel limite etico, o anche solo qualitativo, che un Club come questo sui deve imporre, altrimenti non avrebbe senso parlare di battaglie e princìpi.

      Ciao

    • carlo cioni

      ciao Massimo uno dei tanti rimpianti (non colpevoli ) che ho è quello di aver avuto solo pochisime opportunità di frequentarti. Solo 2/3 volte in giunta TP poi tu sei passato ad un incarico ben più importante. Io sono alla fine della mia corsa dopo 35 anni di attività stò tirando i remi in barca. Tu al contrario sei nel momento in cui una persona brava preparata ed inteligente riesce a dare quanto di meglio possa dare.
      Perchè tutto questo panegirico ? O meglio cosa voglio dirti ?
      Tu che credibilità è autorevolezza ne hai da spendere utilizzala!
      Per fare e per dire cosa ?
      Per dire a tutti quelli che :
      ” …….l’idea è bassa e di infimo livello”
      ” ……quel che davvero non val a pena di fare è acquistare i prodotti di un’azienda che, attraverso la sua immagine, difende e diffonde ignoranza, prostituzione, falsificazione e perfino, secondo le ultime inchieste, riciclaggio”
      “…… la base “culturale” sulla quale la sfilata ha impattato è costituita per lo più da persone appena alfabetizzate”
      “……personalmente penso che in italia siamo mediamente stupidi e han fatto bene”
      Dire che il mondo non si migliora dando giudizi o peggio ancora sputando sentenze e con una serie di commmenti che spesso nascondono la voglia solo di apparire ( e ai quali andrebbe detto una cosa che ho letto da qualche parte ” datti pace tanto l’Universo manco sa che tu esisti” ) .
      Il mondo lo si migliora dando il buon eseiampio e saprattutto crecando ogni giorno di migliorare noi stessi.
      Dovresti invitare, utilizzando la tua autorevolezza, a parlare e commentare le migliaia di cose belle che il nostro mondo riece a produrre ogni giorno.
      Un caro saluto
      carlo

  • MIchela

    Faccio la copywriter da tre anni e, sinceramente, già non ne posso più di discorsi come quello del sig. Gottlieb. Mi pare che mondo della comunicazione e del marketing sia strapieno di individui che guardano alle persone a cui dovrebbero rivolgersi (il pubblico, il target, i clienti) in modo sprezzante e superficiale, con la spocchia di chi crede dover parlare con dei trogloditi.

    Un giorno senti dire che tutti i panettieri sono degli ignoranti. Il giorno dopo provano a convincerti che la maggior parte dei ragazzi italiani sono dei “tamarri” senza speranza, attenti solo alla vecchia triade “sesso, droga e rock’n'roll”. Il giorno successivo, il cliente “tipo” di Parah diventa improvvisamente una “persona appena alfabetizzata, che non sa cosa sia un quotidiano, che tanto meno legge libri, non sa (e spesso non vuole imparare) ad usare il pc e per di più non si è adoperata per raggiungere un livello di istruzione universitario”.

    Innanzitutto, mi pare che questo modo di pensare generalizzato e superficiale dimostri poca professionalità (e poi sarebbero i clienti a pensare semplice?) e uno scollamento dal mondo reale che è umanamente e professionalmente inammissibile. Da addetti marketing e creativi che pensano in questo modo, credo, nascono idee e progetti sempre uguali a se stessi, insipidi, anonimi. Forse si otterranno numeri interessanti, ma dove sono l’innovazione, la creatività e il coraggio se non si fa altro che ripetere le stesse cose?

    In secondo luogo, chiunque lavori nella comunicazione è parte integrante del sistema di creazione di valori, ideali, sogni che ha portato l’Italia ad essere ciò che è. Il Paese in cui viviamo è ciò che abbiamo creato e ciò che ci meritiamo per le scelte, anche lavorative, che prendiamo ogni giorno. Se il pubblico italiano ci pare tanto gretto e ignorante, noi comunicatori riantriamo di certo nella lista degli incriminati per l’abbassamento del livello intellettuale e per l’avvilimento dei costumi del paese.

    Forse allora sarebbe il caso di piantarla con le scuse del tipo “ho fatto una campagna da cani perché credo di avere un pubblico fatto di cani” (vedi Parah) e sarebbe invece il caso di cominciare a impegnarsi a dare a quel pubblico qualcosa con cui crescere a livello culturale, etico, morale.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      In termini di obiettivi e aspirazioni, è vero, Michela. Ma non si può prescindere, come dici tu, dalla realtà.

      E la realtà dei dati dice questo: circa il 30% degli italiani è funzionalmente analfabeta (lo dice Tullio De Mauro, linguista ed ex ministro della pubblica istruzione); il 50% degli italiani si informa esclusivamente attraverso la tv (ovvero NON legge nessun giornale e NON accede a Internet).

      Ciliegina della torta, proprio oggi arriva questo dalla UE: “la cultura è il petrolio dell’Italia ma ve ne fregate” http://www.linkiesta.it/node/23649 in cui vengono evidenziate sia le responsabilità di classe politica e classe dirigente (e io metterei nella classe dirigente anche imprenditori e vertici di agenzie e aziende), sia quelle della popolazione nel suo complesso. Si dice esplicitamente: “un italiano su due NON è interessato alla cultura né alla sua conservazione”.

      Un Italiano su due, tutto sommato, di Pompei se ne frega. Figuriamoci quanto apprezza queste polemiche contro Nicole Minetti e contro il marketing di Parah.

    • rosa fumetto

      Ho la buona abitudine di rivolgermi anche a un “barbone”con la opportuna ed adeguata educazione.Figuriamoci se mi rivolgo e mi organizzo, a priori, al 50% delle persone che mi sono maggiormente estranee con rischio di gaffes e perdita nell’altro versante

  • Katia

    Quello che più mi fa pensare è la perfetta attualità del capro espiatorio malafemmina, una croce rossa millenaria per donne e uomini di tutte le fasce sociali.

  • Digitaliano

    A me colpisce come, sui vari social network, ci si scandalizzi piu’ che una del calibro della Minetti sia testimonial di una marca di costumi da bagno rispetto al fatto che sieda al Consiglio Regionale. Una persona del genere su una passerella ci puo’ anche stare (anche Charlie Sheen ancora lavora) ma che sia in politica e in qualche modo ci rappresenti questo e’ ben piu’ grave.

    Detto questo non l’avrei mai scelta comunque come testimonial.

  • Pingback: Perché i cosiddetti “fake” minano la credibilità dell’Art Directors Club Italiano. | Il blog dell'ADCI

  • http://adci.it/ Till Neuburg

    Sul derby Parah/Minetti la penso così:

    1) Chi paga, pensa, veicola pubblicità, deve scegliere se gli basta a) farsi notare e farsi comprare, oppure b) se vuole anche convincere, aumentare il suo capitale di credibilità che duri nel tempo.

    2) Il tizio dell’azienda dice che per loro l’opzione b) non serve più, che oggi basta farsi notare. Se è così, la scelta di mostrare una troia di regime molto chiacchierata, è azzeccata. No ce n’è.

    3) Io mi domando: è peggio pagare un’arrampicatrice italiana o farsi “belli” con una cocainomane sguaiata e stronza come la Moss? Il fatto che una frequenti Berlusconi e l’altra scopi con Depp e Doherty, non cambia la sostanza.

    3) La parola “testimonial” è precisa: nel primo caso, una tipa testimonia (cioè incarna e propaganda) la politica e la corruzione, nell’altro la moda, il trendismo chic, la cocaina. Chi si trastulla a Cologno Monzese, nel Transatlantico e al Billionaire, s’identifica con la Minetti, chi invece sogna la corte della Wintour, il sushi e Corso Como, sbava per la Moss.

    4) Secondo me, si trovano sullo stesso lato della stessa medaglia. Sull’altro troviamo invece Telese e Porro che regalano presenza, minuti e importanza a Fiorito e Taormina, Iacona che intervista e rivaluta Fede, la Polverini che si autoassolve come vittima in “Piazzapulita” e “Ballarò”.

    5) Basta che un terzo dei cittadini siano opportunisti, marci, corrotti, per degradare, svuotare, svilire un paese. Sono loro a sgomitare, a urlare, a farsi notare. Sono più potenti e prepotenti.

    6) Ciò che, in nome della libertà di stampa e dello share, combinano oggi anche La7 e RaiTre, è più dannoso della volgarità di alcuni modaioli.

    7) Non voglio sminuire la volgarità di un’operazione di consenso di un brand (in quella tecnica includerei tranquillamente anche Benetton, Silvian Heach, Nolita), ma ciò che combinano il 90% dei gazzettari, è infinitamente più profondo, più basso, più mortale.

    8) Siamo solo creativi… o anche cittadini?

  • rosa fumetto

    parah ha usato un linguaggio che non può che assomigliargli. Personalmente i suoi prodotti non mi piacciono,ma fino a ieri li potevo usare, casualmente ,laddove il prodotto era senza impegno come un paio di collant.Ora il marchio sarà più riconoscibile: lo eviterò come una puzza

  • serena

    sono sbalordita da questi commenti scritti in italiano corretto e soprattutto pieni di contenuto. Raramente concordo con tutti i commenti su internet dove mi sembra di essere in un circo di analfabeti. Non sopporto la Minetti proprio per questo motivo, non tanto per la sfilata che è stato un enorme errore di marketing, ma perchè incarna la pura ignoranza e arroganza e la politica intesa come furto.Penso spesso a quei genitori che non si vergognano di avere una figlia criticata e odiata ma soprattutto di avere cresciuto uno schifo di esempio per la gioventù.Grazie a voi tutti mi avete risollevato il morale.

  • Pingback: da Parah a Bodyform, notate la differenza? | Il blog dell'ADCI