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5 consigli utili per gestire la propria reputazione online [e anche offline!]

Qui un interessante articolo su come gestire la propria reputazione online. Il che equivale a dire anche come gestirla offline, perché online e offline NON sono più due mondi separati ma sono vasi comunicanti. In sintesi:

1. Cercare e comprendere

Cercare, aiutandosi con i motori di ricerca, i siti che parlano di te o della tua azienda.

2. Ascoltare

Ascoltare e seguire quello che viene detto, comprese le critiche e le segnalazioni.

3. Sii presente

Essere presenti nei social network significa aumentare la visibilità del proprio marchio. Ma la presenza passiva non basta…

4. Partecipa alle conversazioni

Se ti citano, rispondi alle domande, ringrazia per le critiche e cerca di chiarire il tuo punto di vista.

5. Crea contenuti utili

La gente non vuole più celebrazioni pubblicitarie autoreferenziali. Vuole informazioni, notizie utili, storie divertenti. Sito, blog, pagina Facebook e le altre presenze online devono dare qualcosa al tuo pubblico.

L’articolo completo (in inglese) è qui. Cosa ne pensi? Le marche e le agenzie pubblicitarie italiane a che punto sono in questa strada?

 

  • http://blog.jpro.it Stefano

    Cinque consigli che dovrebbero essere cinque atteggiamenti di civile convivenza con chi è disposto a spendere del denaro per acquistare qualsiasi cosa offra l’azienda interessata. Sarà un giudizio crudo ma non si può neppure essere ciechi di fronte al rifiuto delle persone all’inutile e vuoto fracasso fatto di dichiarazioni, promozioni, occasioni, etc. propinato dai media vecchi e nuovi. Dal mio punto di vista il punto più importante, è infatti il quinto: il contenuto dimostra ed allo stesso tempo crea il valore aggiunto di ogni brand. È forse un’evoluzione nella creazione dell’equity della marca? Da un lato sembra incredibile che in un mondo sempre più affidato alla tecnologia, servano le persone vere per trasmettere i contenuti -e la necessaria umanità- ad altre persone vere. Dall’altro è talmente banale da risultare disarmante.
    Però in Italia, almeno quella piccola e provinciale che vivo io, mi sembra che gli imprenditori siano ancora molto, molto lontani dal comprendere il significato profondo di questa cosiddetta “rivoluzione digitale”. Non comprendono che la presenza sui nuovi mezzi di comunicazione va realizzata partendo dalle radici di ciò che l’azienda produce e rappresenta. Così, soprattutto nelle aziende più piccole, la gestione di questa parte sempre più importante della comunicazione viene delegata spesso con superficialità o completamente disattesa. Questo crea un circolo vizioso che porta l’imprenditore a considerare il web come una sorta di “giocattolo” perché non porta frutti in forma diretta e lineare: troppi piccoli imprenditori non riescono ad uscire dalla logica per cui “se spendo, devo ottenere e subito”. Forse non capiscono che devono avere il coraggio di rimboccarsi nuovamente le maniche quasi come quando hanno iniziato la loro attività, e sporcarsi le mani, anche personalmente se serve, per riprendersi quella parte di pubblico disposta ad ascoltarli.
    Solo un ultimo esempio: un mio cliente -un’azienda agricola- mi ha raccontato di aver aperto circa un anno fa un pagina Facebook. Con una certa scaltrezza, è arrivato ad avere oltre 1000 fan. Non ha mai postato praticamente nulla e, quando l’ho conosciuto mi ha detto: “Avevo 1000 fan, ma nessuno mi ha chiesto di comprare niente, allora ho chiuso la pagina”. Estremo, ma dal mio punto di vista racchiude completamente il significato di quanto detto prima.

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