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2 Replies

Alcune domande per lo IAP

Un giovane Socio Adci, Alberto Mora, mi ha scritto per segnalarmi una sua recente esperienza con lo IAP, Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.
Spero che Vincenzo Guggino, segretario dello IAP, non sia già in vacanza e possa rispondere direttamente alle domande poste da Alberto Mora. Sono domande sensate e rappresentano un buon segnale, da cogliere.

Dopo aver visto un post su una campagna molto discutibile sul gruppo Creativi di Facebook, ho deciso di andare oltre il solito commento indignato e fare qualcosa di concreto: segnalare la campagna in questione allo IAP.
Oggi ho ricevuto la risposta, e la riporto qui.

Segnalazione messaggi pubblicitari “Ti piacerebbe un corpo così? Te lo pago io!” “Ti piacerebbe averle così? Te le pago io!”
rilevati nel sito internet www.velluto.eu e nella pagina Facebook
Con riferimento alla Sua comunicazione, desideriamo informarLa che il nostro Istituto ha il potere di agire solo nei confronti dei soggetti che aderiscono direttamente o indirettamente al sistema di Autodisciplina Pubblicitaria, e che effettuano pubblicità per il tramite dei mezzi che hanno accettato il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Il caso da Lei segnalato rappresenta quindi una situazione eccezionale per la quale non sussistono gli elementi che determinano la nostra legittimazione ad agire in quanto nessuno dei soggetti coinvolti risulta aderire ad una associazione di categoria facente parte dell’IAP, né risulta sottoscritta una clausola contrattuale di accettazione del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Il caso è pertanto allo stato archiviato.
Ciò nonostante, qualora dovesse reperire la comunicazione in questione su altri mezzi, non esiti per cortesia a fornircene indicazione.
La Sua segnalazione, tuttavia, può essere da Lei inoltrata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (www.agcm.it) che potrebbe intervenire sulla base del D.Lgs 6/9/05 n. 206, e successive modifiche del Codice del Consumo.
RingraziandoLa per la considerazione, porgiamo cordiali saluti.
I.A.P.
La Segreteria

Come suggerito dallo IAP, ho segnalato la campagna nel sito dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e ora rimango in attesa.
Le domande che mi faccio a fronte di ciò che è accaduto sono molte. Nella mail che ho ricevuto dicono che l’Istituto può agire solamente nei confronti dei soggetti che aderiscono al sistema di Autodisciplina e che comunicano tramite mezzi che hanno accettato il Codice.
E a questo punto penso: nessuno è così idiota da aderire al sistema di Autodisciplina Pubblicitaria, per poi rischiare di subire la segnalazione o l’eventuale sospensione delle proprie campagne volutamente volgari. Sbaglio?
Quale azienda, cosciente di promuovere dei messaggi pubblicitari discutibili e volgari, si darebbe la zappa sui piedi aderendo a quel sistema che per primo si impegna nel contrastare questo tipo di campagne?
Allora mi chiedo, fino a dove arriva effettivamente il potere dello IAP?
Che motivi ha un marchio di aderire al sistema di Autodisciplina Pubblicitaria?
Chi sono i soggetti che aderiscono direttamente o indirettamente al sistema di Autodisciplina?
Quali sono i mezzi che hanno accettato il Codice di Autodisciplina?
Come possiamo tutelare e promuovere una pubblicità di buon gusto, appropriata e intelligente, se poi basta non accettare il Codice di Autodisciplina per scansarsi dall’azione dell’autorità competente e strutturare una campagna secondi i propri gusti e criteri?
Grazie.

Alberto Mora

(Ndr:la pagina facebook Velluto mi è parsa così surrealmente sgangherata da farmi pensare a uno scherzo. Le informazioni raccolte al volo online sembrerebbero invece confermarne l’esistenza e la recidività m.g.)

  • http://Www.iap.it Vincenzo Guggino

    I quesiti posti da AM sono vari e tutti sarebbero meritevoli di approfondite risposte, ma il mezzo e il periodo pre ferie mi impediscono tuttavia di poterlo fare ora. Provo a darne alcune quindi per sommi capi, incollando la risposta alla domanda. “nessuno è così idiota da aderire al sistema di Autodisciplina per rischiare la sospensione delle proprie campagne”. L’autodisciplina pubblicitaria, a differenza della legge che è obbligatoria per tutti, vincola chi vi aderisce. Ma attenzione vincola anche chi sebbene non ne faccia direttamente parte si avvale tuttavia dell’opera di soggetti che vi aderiscono. Quindi un’inserzionista fuori da un’associazione di aziende aderenti che utilizza un mezzo aderente e’ comunque assoggettato al rispetto delle norme e delle decisioni Iap. Teniamolo a mente.
    “Quale azienda, cosciente di promuovere dei messaggi pubblicitari discutibili e volgari, si darebbe la zappa sui piedi aderendo a quel sistema che per primo si impegna nel contrastare questo tipo di campagne?” Qui il discorso diventa più paragiuridico e posso solo accennarlo. Gli operatori seri sanno che una comunicazione efficace e’ sinonimo, almeno nel medio-lungo tempo, di una comunicazione affidabile e credibile. La qualità del messaggio e’ anche la sua correttezza. Gli operatori seri furono così convinti di ciò che quasi 50 anni fa si dotarono di regole (autodisciplinari) che lo Stato gli avrebbe imposto, ma in parte, solo 35 anni dopo. Cioè senza l’adozione del codice Iap ci sarebbero stati altri 35 anni di impunità, per così dire. Quelli che vollero ciò erano degli idealisti, degli ingenui, in ultima analisi dei fessi ? Non mi pare, erano persone che capirono avanti nei tempi che utile ed etico non solo possono convivere ma possono anche consentire di fare delle pubblicità efficaci. L’allargamento del sistema negli anni ad altri soggetti e’ stato graduale ma inesorabile. Chi è fuori oggi ? Realtà aziendali marginali o locali, molta realtà online tra cui i social. Diremo due parole in chiusura.
    “Allora mi chiedo, fino a dove arriva effettivamente il potere dello IAP?
    Che motivi ha un marchio di aderire al sistema di Autodisciplina Pubblicitaria?
    Chi sono i soggetti che aderiscono direttamente o indirettamente al sistema di Autodisciplina?
    Quali sono i mezzi che hanno accettato il Codice di Autodisciplina?
    In ordine:la giurisdizione dello Iap copre l’80/90 % della comunicazione su mezzi classici e una buona fetta dell’online. Riconosce il codice praticamente tutta la Tv, la radio, la stampa, le affissioni, molti portali, che aderiscono a IAB e a Fedoweb. Lo sforzo che stiamo mettendo in atto e’ di allargare la base dei mezzi soprattutto quelli on line: sono a tutte note le difficoltà che hanno le autorità pubbliche a far rispettare regole o ad imporre sanzioni ai giganti mondiali della rete. Qui gioca un ruolo cruciale anche la moral suation degli operatori e delle aziende investitrici. Nella misura in cui si condivide l’idea che la responsabilità sociale e la correttezza valgono tanto per le affissioni municipali quanto per la rete universale e’ giusto pretendere che non vi siano oasi di immunità, come per inciso e’ successo per il network utilizzato per diffondere il messaggio segnalato, già oggetto di un provvedimento inibitorio Iap nel 2007 quando fu veicolato attraverso affissioni. L’azione dell’autodisciplina’ e’ ovviamente perfettibile ma con l’aiuto di tutti e concentrando gli sforzi per salvaguardare il patrimonio di democrazia ed efficacia che essa rappresenta. I new media devono capire che autodisciplina significa una soft law efficace e consona alla velocità e alla materia di cui è’ fatta la creatività pubblicitaria. Che non tollera tempi lunghi, norme incomprensibili e poco flessibili, “tribunali” non competenti. Se si comprende che L’autodisciplina e’ di tutti e per tutti, possiamo crescere insieme. Tenendo a mente due cose: la perfezione non è’ di nessun sistema di giustizia (si pensi ai 5 milioni di processi civili aperti e al l’80% dei reati che non viene punito) e che il semaforo e’ quella cosa che ci fa imprecare quando ci inchioda, ma che ci aiuta ad evitare dei frequenti schianti abbastanza prevedibili ! Buona estate Vincenzo Guggino

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    N.C.
    No Comment.

    (: