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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri, 14_11_016

twitter: @claudianeri

Dalla Francia lo spazio architettonico nella fotografia di Vincent Fournier.

Il talento di Clym Evernden, giovane illustratore inglese

“Oldie but goldie” le indimenticabili illustrazioni di Charley Harper.

Da Vancouver, Canada,il graphic design firmato Post projects.


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18 agosto del 1534 a largo di Ostia le truppe del Califfo Solimano I° detto il Magnifico stazionavano in attesa dell’ordine supremo: attaccare Roma.

La Comunicazione è nella storia, racconta il nostro presente e ci svela il nostro futuro. Ancoraggi, analogie, riflessioni.

Al comando della flotta, il corsaro barbaresco Khareddin detto il Barbarossa e il suo braccio destro, un cristiano rinnegato, Aydin Rais denominato Cacciadiavolo. Il Barbarossa tra il 1520 e il 1529, quindi per circa dieci anni, si mosse nel mediterraneo alla conquista dei principali porti costieri dell’Africa del nord per spingersi fino a Gibilterra, decidendo di stabilire la sua base strategica ad Algeri. All’epoca in quelle zone emigrarono molti mori dalla Spagna; in tutto ne furono espulsi circa 300.000/350.000.

Entro il 1526 l’Islam era stato bandito in tutta la Spagna, eppure molti moriscos continuavano in segreto a praticare la loro religione. Perlopiù, mantennero la loro identità culturale come popolo. All’inizio l’adesione meramente formale dei moriscos al cattolicesimo era tollerata. Dopotutto avevano un ruolo importante come artigiani e contadini e pagavano anche le tasse. Eppure i moriscos cominciarono a essere odiati a causa del loro rifiuto di integrarsi e divennero oggetto di discriminazione sia da parte del governo che della gente comune. Con tutta probabilità tale pregiudizio era alimentato dalla Chiesa, che nutriva sospetti sempre più forti sulla sincerità della loro conversione. Ben presto la tolleranza lasciò il posto alla coercizione. Nel 1567 venne emanato un decreto dal re Filippo II che vietava la lingua, l’abbigliamento e le tradizioni dei moriscos. Questo provvedimento fu nuovamente causa di ribellione e spargimento di sangue. Secondo gli storici, i sovrani spagnoli si convinsero che “i moriscos non erano né buoni cristiani, né sudditi leali”. Per questa ragione furono accusati di cospirare insieme agli altri nemici della Spagna: i corsari berberi, i protestanti francesi e i turchi, di favorire un’invasione straniera. Ma in tutta questa resa non mancarono episodi di rivalsa da parte della flotta del Barbarossa e del prode Cacciadiavolo ai danni della favolosa flotta ispanica. Il 28 ottobre 1529 tra i flutti di Formentera inflisse una sonora sconfitta alla flotta nemica. Solo una galea riuscì a mettersi in salvo, le altre sette navi furono catturate e rimorchiate nel porto di Algeri. Dove fecero bella mostra di se e certificarono la superiorità corsara che era riuscita a battere in uno scontro navale uno tra i più forti imperi del mondo. L’orrenda sconfitta fece da eco al valore del corsaro Barbarossa che si diffuse sulla terra ferma per arrivare alla corte di Francia.

E qui partono alcuni paralleli che favoriscono riflessioni su accadimenti lontani che per come si sono svolti potrebbero somigliare a ciò che sta avvenendo. Dopo la pace di Cambrai (firmata il 5 agosto 1529 nell’omonima località della Francia settentrionale che pose fine alla guerra della Lega di Cognac), Francesco I Re di Francia per contrastare l’imperatore asburgico nelle sue mire espansionistiche anche verso i balcani, cerco e trovo un’alleanza sottobanco con l’impero ottomano. L’ufficiosità del contratto favoriva concordate fughe di notizie da Istanbul per cui l’incertezza e l’instabilità in Europa regnava sovrana.

Giulio de’Medici – Papa Clemente VII alleato strategicamente con il Re di Francia in ragione di un bilanciamento con il potere asburgico non sentendosi del tutto sicuro e non fidandosi del suo alleato era comunque pronto a rifugiarsi ad Avignone. Le truppe ottomane avrebbero dovuto sbarcare in puglia per poi risalire fino a Napoli senza colpo ferire facilitati dal popolo e dai baroni napoletani alleati dei francesi e ostili al Re di Spagna.

Francesco I impudente stratega, cinico tra i cinici, agli inizi di febbraio del 1532 invio una lettera al Papa che avrebbe dovuto leggere in concistoro. Nella missiva il Re si scusava di “non poter mettere a disposizione la sua flotta per la difesa delle coste italiane in caso di attacco dei mori” perché era impegnato a fronteggiare le iniziative del corsaro Khareddin detto il Barbarossa.

Il Barbarossa invece era a pieno titolo parte del contratto tra Francesco I Re di Francia e il Sultano dell’impero ottomano Solimano detto il Magnifico. Era comandante dell’offensiva contro la penisola italica nominato per il suo valore da Solimano, Grande Ammiraglio (kapudan pasha), nonché quarto pasha dell’impero ottomano, un’onorificenza tra le più prestigiose.

La disincantata Realpolitik di Francesco I° era dettata da una serie di sconfitte e dalla sua mania di istintiva vendetta che nel tempo lo resero infido e torvo, in netto contrasto con l’immagine di luminoso re cavaliere di età giovanile dove trovava naturale un accostamento ai suoi illustri predecessori: Costantino, Carlo Magno e San Luigi IX. Al corrente del progetto ottomano, fin nei minimi dettagli d’invasione dell’Italia, lo condivise e spinse su Solimano per dare la precedenza ad esso anziché indugiare sul fronte dei Balcani.

La fuga di notizie non cessò, e si diffusero le indiscrezioni per quello che venne definito già allora uno “spregiudicato maneggio”. L’opinione pubblica dell’epoca accolse la cosa non certo bene e l’immagine di Francesco I° subì un tracollo verticale. Non se ne dette però troppo cura, affermando che la Penisola doveva essere conquistata non con il carisma ma con l’uso delle armi.

Intanto Carlo V d’Asburgo non stava di certo a guardare. Il Re di Spagna padrone di un impero che si estendeva su tre continenti dove per l’immensità dei territori “non tramontava mai il sole”, sottrasse al bilioso Francesco I°, l’Ammiraglio Andrea Doria Signore di Genoa utile nelle strategie navali nel mediterraneo, con cui condivise che “ il progetto d’instaurazione di un ordine europeo cementato dalla religione e dalla lotta contro l’infedele“ aveva perso di senso. E fu solo per mettere in serio imbarazzo il Re di Francia se fece girare l’idea di una nuova crociata.
Francia all’angolo, costretta ad aderire e a contribuire con uomini, mezzi e capitale all’ l’impresa anti ottomana avrebbe così vanificato l’accordo “segreto” con l’impero ottomano. L’ accordo si raccontava fosse stato firmato e contro firmato e per quanto si sapesse si trovava nelle mani di Antonio Rincòn agente spagnolo passato dai servizi dell’imperatore a quelli del Re di Francia.

Solimano forte dell’alleanza con Francesco I attaccò i Balcani con 28 mila fanti e cinquecento cavalieri nel maggio del 1532. Successo dopo successo entro trionfante a Belgrado il 24 Giugno. L’imperatore turco dopo quella importante conquista si aspettava una coraggiosa sortita dall’ambiguità da parte di Federico I°. Si aspettava di essere affiancato nella vittoria, anche perché aveva sempre considerato il Re di Francia come “ un volenteroso collaboratore, appartenente al campo degli infedeli che, persuasosi dell’ineluttabilità del passaggio dell’Occidente alla vera fede, si prestava meritoriamente a favorirla”.

Francesco I° non usci allo scoperto, si sottrasse alla ribalta della vittoria. Aveva comunque notato che dei due fronti da aprire soltanto uno quello dei Balcani, era stato rispettato. L’invasione della penisola italica programmata per l’estate del 1532 l’atteso attacco, non avvenne.

Un paio di scuole di pensiero, dove la prima narrà di dissidi e gelosie con alti dignitari della corte ottomana, che mal sopportavano privilegi ed elargizioni in titoli e ricchezze per il corsaro da parte dell’imperatore turco, dall’altra giravano voci che Andrea Doria avesse “avvicinato” il Barbarossa per conto di Carlo V d’Asburgo.

Solimano detto il Magnifico rimasto solo rinuncio all’affondo. Così il Re di Spagna il 23 Settembre del 1532 entro in una “Vienna esultante per la scampata sofferenza di un nuovo assedio”, Carlo V venne acclamato “quale campione della lotta dell’Europa cristiana contro i turchi” e gli fece assaporare uno “dei più inebrianti momenti di gloria della sua esistenza”. Papa Clemente VII non fù propriamente entusiasta di quell’impresa, sempre preoccupato com’era del predominio incontrastato del Re di Spagna sui territori d’Europa. Per questo noncurante della cinica ambiguità dimostrata da Francesco I° lo volle riabilitare agli occhi del mondo cristiano, concedendo in sposa sua nipote Caterina de’Medici, al figlio secondogenito del re francese, Enrico duca d’Orleans, destinato a diventare sovrano con il nome di Enrico II.

Metà del seicento, ma per analogia ancora oggi: un’Europa che si vuole unita nella bandiera del cristianesimo ma irreversibilmente divisa negli interessi economici di campo, che non disdegna accordi con il “nemico”, dove l’unica ragione di contrasto non è la religione ma territori e popoli da conquistare e sottomettere a braccetto, mostrando i muscoli, vendendo armi.

Nell’Agosto del 1534 il Beylerbey (governatore) di Algeri mosse contro le coste meridionali d’Italia. Dopo l’assedio di Fondi Terracina e Sperlonga il 18 di Agosto Khareddin detto il Barbarossa ormeggiava a largo di Ostia in attesa di sferrare l’attacco a Roma. Nel frattempo Federigo I° riabilitato dal Papa e incoraggiato dallo stesso ad agire nei modi a lui più consoni che ben conosceva, inizio un corteggiamento con relative sovvenzioni a favore dei principi protestanti in contrasto con l’imperatore Carlo V. Si spinse fino “ad inasprire” la spaccatura tra Roma e il Regno d’Inghilterra, avvenuta a seguito dello scioglimento del matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona, tutto pur di provocare una spaccatura insanabile tra i tudor e gli Asburgo.

Barbarossa forte di 70 galee, 12 galeotte e 2000 uomini non attaccherà la citta del Papa. Si asterrà “nessun altro all’infuori del Sultano doveva avere l’onore di mettere le mani sulla città eterna e solo a lui spettava di decidere se porla a ferro e fuoco oppure risparmiarla in un eccesso di generosità”. 18 agosto del 1534.

 

Fonti:
Ernle Bradford – l’ammiraglio del sultano. Vita e imprese del corsaro barbarossa (mursia)
Marco Pellegrini – Guerra Santa contro i turchi (il mulino)
Marco Pellegrini – le crociate dopo le crociate (il mulino)
Giovanni Ricci – Appello al turco (viella)
Maurizio Pagliaro – Sallmann CarloV (bompiani)
Salvatore Bono – Corsari nel mediterraneo (mondadori)
Gastone Brescia – L’Arte della Guerriglia (il mulino)
Paolo Mieli – il Re complice dei jihadisti (corsera)


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EUROBEST YOUNG COUNTRY SELECTION 2016

Eccoci finalmente.
L’avete tanto desiderata questa competition che finalmente le vostre preghiere si sono avverate.
Anche questo anno ADCI e RAI Pubblicità organizzano la selezione italiana che porterà una coppia a competere nell’Eurobest Young Competition 2016

Questo anno, come in Italia ’90, noi italiani giochiamo in casa godendo dei vantaggi del caso.
Come sapete tutti, infatti, l’Eurobest fa tappa a Roma e il bonus di questo anno è davvero ghiotto.
Non una, ma DUE COPPIE CREATIVE ITALIANE andranno a giocarsi la finale.
Proprio così. 4 creativi italiani* se la vedranno con il resto dell’Europa che conta.

Quindi, per farla breve, se non si vince in questa edizione siamo proprio delle schiappe!  

* Verranno selezionate la prima e la seconda coppia indicate dalla giuria come le più meritevoli. 

E dopo questa bomba, passiamo alle info più importanti.

Weekend della competition: 12-13 di Novembre.
48 ore di tempo per produrre una campagna integrata.
Età per partecipare: 30 anni max 
Avete tempo fino alle ore 11:59 pm dell’11 di Novembre per prenotarvi scrivendo una mail a info@adci.it e sheeponboard@gmail.com con
NOME, COGNOME, ANNO DI NASCITA, AGENZIA (se lavorate in un’agenzia).

In bocca alla Lupa!


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri, 07_11_016

twitter: claudianeri

Dal Brasile l’eclettismo di Ana Strumpf, illustratrice e designer

Il talento di Nicolas Ouchenir, calligrafo e illustratore francese

La qualità onirica delle immagini di Brigitte Niedermair

Nella settimana di Artissima, le opere di Pipilotti Rist, video artist extraordinaire


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Lele Panzeri intervista Marco Balich, il producer dei più importanti eventi mondiali

“Per fare della creatività a qualsiasi livello, bisogna eliminare il cinismo, essere sempre molto onesti, freschi rispetto a quello che succede e non fare le cose per mestiere ma perché hai voglia di farle e perché ci credi”.

Così si chiude la  lunga intervista a Marco Balich, uno dei direttori creativi italiani più affermati a livello internazionale per la produzione di cerimonie legate ai grandi eventi come quelle legate ai Giochi Olimpici di Torino 2006, di Sochi 2014, di Rio 2016 della realizzazione dello show dell’Albero della Vita di Expo 2015.

In questa lunga intervista è la palpabile la testimonianza di un approccio alla vita e alla professione che rende realizzabili i sogni. Sempre con le emozioni al centro e l’attenzione al pubblico in primo piano, fanno di Marco Balich uno dei più affermati protagonisti della scena mondiale.

Clicca qui per vedere la videointervista.

Buona visione! 

 


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Lele Panzeri intervista Vicky Gitto su If! e la formazione dei creativi.

Mentre cala la sera a If! Italians Festival, Lele Panzeri, past president ADCI, intevista Vicky Gitto, attuale presidente ADCI, sull’edizione 2016.

Vicky racconta la nascita del festival e ci parla del comitato organizzativo, delle partnership e delle relazioni con i player che rendono possibile la manifestazione. Interscambio costruttivo è la parola d’ordine e la recente presenza dei clienti nelle giurie ne è l’esempio. Nella seconda parte dell’intervista, Vicky e Lele, affrontano il tema alla formazione dei professionisti di domani.

Clicca qui per vedere l’intervista.

Buona visione


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Local Ambassador – Roma

Siamo Lieti di presentarvi i primi Local Ambassador selezionati:


Carla Leveratto
, Direttore Creativo nel Gruppo Roncaglia, è originaria di Buenos Aires, Argentina. Dopo aver studiato Graphic Design all’Università di Buenos Aires e aver passato un periodo a Londra si è trasferita a Roma dove ha iniziato a lavorare in Wunderman come Art Director per Unilever, Ford, Alitalia e Playstation. Poi in Young&Rubicam si è divertita lavorando per United International Pictures, creando ogni tipo di materiale per i lanci dei film. 

Ha raggiunto il Gruppo Roncaglia nel 2007 come Senior Art Director e dopo aver lavorato per brand come Lexus, Bulgari, MAXXI e Save the Children è diventata Direttore Creativo nel 2012.

Da allora lavora con team multidisciplinari inspirando i talenti nella creazione di campagne innovative che permettano ai brand di creare relazioni durature con i propri clienti, incrementando il loro business. Alcuni di questi clienti sono: Mercedes-Benz, smart, Mastercard, Playstation, Unieuro e Enel.


Marco Diotallevi
è Direttore Creativo e CEO dell’agenzia Plural, specializzata in social media e content marketing. Nel 2006 inizia come copy ATL in Roncaglia&Wijkander e poi The Name. Nel 2010 viene premiato ai Giovani Leoni Sipra e menzionato nel Young Blood, annual dei creativi italiani. Successivamente in Lowe Pirella si occupa di campagne Integrated, ottenendo riconoscimenti ai principali festival nazionali e internazionali, tra cui Cannes Lions. Nel 2012 lancia Plural, con cui nel 2014 firma il primo successo con la campagna per l’alfabetizzazione digitale Rai “Ti Connetto I Nonni”. Da allora l’agenzia si dedica anche alla creazione di content, non solo per il web. Come ad esempio “Complimenti per la connessione”, spin-off di Don Matteo in prima serata su Rai1, per la quale firma sceneggiatura, campagna ATL e la strategia social.

Ha lavorato per clienti nazionali e internazionali tra cui Rai, Mediaset, Bnl, Nestlè, Fox, Subdued, Toyota, Lexus, Saab, H3G, Newton Compton editori, Settesoli, Better, Enpa, Save the Children. Insegna allo Ied Roma, è contributor per Medium Italia con #CortesiePerMillennials.”

Quote di Carla e Marco:
In un momento di pluralità di media, di agenzie e di freelance, l’annual dell’ADCI rappresenta ad oggi l’unico strumento in grado di aiutare a capire lo standard creativo della pubblicità in Italia. Va reso di nuovo un testo diffuso, di cui discutere, in modo tale da ricreare una conversazione, non solo a Milano.
Anche a Roma abbiamo bisogno di spazi in cui condividere la passione per il nostro mestiere, la voglia di superarsi e di emozionare. Di stupirsi per un insight. Per questo vorremmo che i nostri incontri si trasformassero in una festa, e questo è il nostro obiettivo.


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Velocità vs. Profondità.

Ho scritto questo pezzullo con l’intenzione di provocare discussione. Spero di essere impallinato. Spero con il contributo di altri di aiutarci a capire dove andiamo. Ecco la mia esca: ho appena compiuto 63 anni, ho imparato a scrivere con pennino e calamaio e porto sempre nella tasca sinistra dei pantaloni un fazzoletto di cotone. Pulito.
Andrea Concato

Il digitale ha impresso una velocità alla comunicazione, all’informazione e alla condivisione come non avevamo mai visto. Twitter ha poi spostato ancora più avanti la barra.
Rapidissimi, si vede, si legge, si condivide, si spruzza in rete di tutto.
Il mondo digitale campa di velocità. Più veloce sei a pascolare, ingaggiare e condividere, più click fai. I player digitali fatturano i click e le loro tracce.
Più veloci siamo meglio lavoriamo per loro.

Temo che siamo arrivati a una soglia critica.

Non c’è dubbio che la qualità delle informazioni che abbiamo ci definisce come persone e come cittadini che votano e decidono in una democrazia.
I giovanissimi con cui parlo attingono informazione soprattutto da Facebook. Riconosco che recentemente alcune breaking news le ho viste prima su Facebook che sui siti di informazione.
E ricordo sempre che la qualità dei post che vedi su Facebook dipende dalla qualità dei tuoi amici.
Ma Facebook contiene molto buono e una gigantesca valanga di fuffa. Sciocchezze, bufale, virus, ossessioni tipo complotti e scie chimiche, tavanate messe lì solo per farti cliccare trattandoti da babbeo, informazioni false, informazioni criminalmente tendenziose. Fino all’apoteosi, all’Oscar dell’ebete: “Voi non potete immaginare cosa succede al bikini di questa ragazza!”
Twitter idem. Columbia University e Microsoft, con uno studio pubblicato, ci dicono che il 59% degli articoli condivisi su Twitter non è stato nemmeno letto! Nemmeno letto! Il 59%!
Si legge solo il titolo. E tutti sappiamo che un titolo può essere fuorviante, è messo lì solo per acchiappare.
In tv l’intervistatore chiede al grande giornalista: “Quale futuro per l’Europa? Ma veloce che abbiamo 20 secondi e poi devo chiudere.” Purtroppo il grande giornalista non lo manda a farsi fottere.
E’ tutto in pillole. Ma non ci fai una mazza con la cultura in pillole.
Che non mi si venga a raccontare che scorrere la homepage di un quotidiano online ha qualcosa a che vedere con la sua lettura seria.
Diciamocelo, siamo sommersi da una marea di cavolate, di pettegolezzo, di voyeurismo. Come possiamo costruire un futuro intelligente se ci nutriamo di questo junk feed?
La cosa sta preoccupando molto seriamente i big player digitali. Perché favorisce la diffusione di bufale e di virus.
Perché le loro piattaforme perdono credibilità. Stanno diventando contenitori di spazzatura. A parte Instagram che è visivo e veloce per natura. E Whatsapp & Co. che sono privati e uno ci dice quello che gli pare.
Come posso io consigliare un cliente di investire in un’arena dove trova gente disattenta, affrettata, superficiale solo per fare numeri che non servono a niente?
La velocità è nemica della qualità, salvo casi specifici. La velocità ti serve ai videogame. Non se devi capire perché la tua amica sta piangendo.
Un’altra conseguenza? Cos’è l’esito della votazione sulla Brexit se non cattiva, emotiva e affrettata informazione?
Quante volte ci siamo resi conto dalla risposta che la nostra mail non è stata letta né bene né tutta? Quante volte ti chiedono di nuovo quello che avevi appena spiegato ma non era nelle prime due righe? Ma per favore.

Torniamo a dare alla profondità il giusto valore. Torniamo a ricordarci che i diamanti migliori stanno in profondità, che tocca scavare, pensare.
Anche usando qualche minuto in più. Che poi, diciamocelo, nella maggior parte dei casi, che hai di tanto importante da fare dopo?
Solo se siamo dei geni possiamo essere rapidi e profondi insieme. E i geni in circolazione sono pochissimi.
Vorrei che i pulsanti di condivisione di un articolo online apparissero solo dopo 60 secondi di permanenza. Almeno a quel punto se non vuoi leggerlo ti dichiari proprio un pericoloso citrullo.
Vorrei che si spargesse la notizia che il nostro valore, anche professionale, dipende da quello che sappiamo, dalla qualità di quello che mettiamo in giro. Non certo dalla camicia, dalla barba, da quante volte usiamo l’ammorbante gergo da “fasarsi” a “tempistica” a “schedulare” a “relazionare” o “scannerizzare”, o da quanti post di sciocchezze facciamo o da quanti like questi post abbiano, giusto per definire i disperati dell’autolike.
Vorrei che tornassimo a dare grande importanza alle informazioni che prendiamo, alla qualità di chi le scrive. Un amico ha fatto l’elenco di 132 testate bufala online con nomi che storpiano le grandi testate che diffondono post bufala su Facebook. Oggi abbiamo anche gli strumenti per verificare quello che leggiamo. Dobbiamo discriminare, mondare. Oggi possiamo concordare o criticare quanto detto dovunque da chiunque googlando su mobile istantaneamente.
Non è importante il tanto, ma il quale.
Vorrei che avessimo più coscienza che in comunicazione tutti i dati del mondo non ti servono a niente se non sei capace di partorire un insight rilevante e non hai niente di interessante da raccontare.
Il rischio più grosso è che la comunicazione di marketing si adegui alla fuffa per “armonizzarsi all’ecosistema digitale”.
Oh cavolo. E’ già successo.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 24_10_016

twitter: @claudianeri

Il talento stellare di Gill Button, illustratrice inglese

Al PAC di Milano la fotografia di Armin Linke, che non necessita presentazioni

Alberto Fiocco, talento italiano dell’illustrazione

Da Londra Paul Antonio, calligrafo extraordinaire