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E’ L’ITALIA CHE VA!

INVESTIMENTI, LIQUIDITA’, BANCHE, ASPETTATIVE, REDDITO, TURISMO, CONSUMI, DIGITALE, DISINTERMEDIAZIONE, VITA VIRTUALE, VITA REALE, MILLENIALS, WELFARE DEI CONSUMI, JOBS ACT, CERVELLI IN FUGA, POLITICI, EUROPA E LIRA FUORI O DENTRO, PADRI DELLA PATRIA.

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Puntuale, ogni anno arriva il rapporto Censis, lo stato dell’arte del Paese Italia. Appuntamento fisso per i cultori dei numeri dei flussi e delle statistiche. Quest’anno non si poteva assolutamente mancare la data presso la sede del Cnel, in viale David Lubin in Roma. Il Cinquantesimo: è stato l’ultimo lavoro svolto da Giuseppe De Rita presidente, inventore del Rapporto nel 1966, che ogni anno rende noto agli italiani e agli addetti ai lavori le tendenze e le trasformazioni della nostra società. Sociologo di razza il De Rita: “ha l’affabilità dei romani che non pretendono di saperla più lunga degli altri. E al tempo stesso rivela un acume speciale nel leggere la realtà di un paese” diceva di lui Giampaolo Pansa nel 2013. Tra le molte parole da lui inventate e imposte al lessico pubblico e date in uso ai giornali, ci sono: sommerso, localismo, macchie di leopardo. Ce ne sono due che lo riguardano e in cui si è riconosciuto: “Nel 1976 a un convegno ecclesiale fui chiamato ‘il monaco delle cose’. Il Riformista mi ha definito ‘arcitaliano’. Mi sta bene. Amo leggere l’Italia dal di dentro. E non sono mai stato così lontano dalla politica. Senza interlocutori”. Per marcare la difficoltà dell’Italia, nel rinnovarsi ciclicamente come classe dirigente e classe politica affermava: “Abbiamo fatto crescere a dismisura il ceto medio che rappresenta l’85 per cento della popolazione”. Aveva capito tutto Pasolini quando diceva: “questo è l’imborghesimento, non la creazione di una classe borghese” era il 2012. Bene. Il ritratto invece del Bel Paese nell’analisi del Censis di quest’anno, parla di un’Italia che va, continua a funzionare nel quotidiano, rumina, faticosamente ma inesorabilmente e con pazienza rumina e digerisce tutto, ogni cosa. Cicatrizza le ferite più profonde.

INVESTIMENTI, LIQUIDITA’, BANCHE. Gli investimenti sono fermi, nessuno azzarda ad aprire un’impresa o un’ attività commerciale, si punta al risparmio: da una parte si rivedono le priorità d’acquisto con un occhio alla spesa quotidiana (le patate sono introvabili al banco verdure o hanno prezzi più alti rispetto al solito), e dall’altra chi può in modo più o meno cospicuo aumenta le riserve in contanti. L’immobilità sociale genera insicurezza, che spiega l’incremento dei flussi di cash. Piccoli depositi bancari, dove possono, crescono. L’altra tendenza: introvabili i biglietti da 200 e 500euro. Si “fantastica” su valigette colme di bigliettoni murate o in giacenza in quel di San Marino. Rispetto al 2007, dall’inizio della crisi gli italiani hanno accumulato liquidità aggiuntiva per 114,3 miliardi di euro, un valore superiore al Pil di un Paese intero come l’Ungheria. La fiducia nelle banche è al minimo storico, solo l’1,5% degli italiani ha fiducia negli istituti di credito. Comprensibile visto il reiterato approfittarsi delle banche negli anni di persone la cui unica responsabilità è stata quella di affidare i risparmi di una vita a bancari e banchieri senza scrupolo accecati da provvigioni e profitti sulla pelle d’ignari e a volte veramente ingenui “compatrioti” “conterranei” “amici di sportello” o “ ’st’affare_lo_famo_insieme”.

ASPETTATIVE, REDDITO, TURISMO. Le aspettative non sono incoraggianti: Il 61,4% è convinto che il proprio reddito non aumenterà nei prossimi anni, il 57% ritiene che i figli e i nipoti non vivranno meglio di loro, così lo pensa anche il 60,2% dei benestanti, impauriti dal downsizing generazionale atteso.

C’è chi si organizza e mette a reddito quello che ha: una casa, una villa  diventa bed&breakfast o la mette a disposizione di ospiti dall’Italia e dal mondo su Airbnb, un portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare. I flussi turistici raccontano che i servizi di lusso nella ricettività alberghiera non risentono di questa   tendenza all’autodeterminazione dell’affitto casalingo.  Va bene l’alta gamma: +50,3% di arrivi dal 2008 a oggi negli hotel a cinque stelle e +38,2% in quelli a quattro stelle. Mentre con la concorrenza dell’affitto fai da te, crollano gli arrivi negli alberghi a una o due stelle, rispettivamente: -33,1% e -22,4%. Si può presumere  che il problema del servizio reso al cliente da improvvisati o polverosi e sopravvissuti albergatori de’ noantri ad una o due stelle faccia la differenza con la sorridente padrona di casa,  e ne determini il crollo. Alloggi in affitto +37,3%, bed and breakfast +44,5%, agriturismi +32,2%.

CONSUMI, DIGITALE, DISINTERMEDIAZIONE.

Dicevamo la famiglia segna il passo sui consumi complessivi che si riducono del 5,7% ma in controtendenza sull’acquisto di dispositivi digitali che registrano su computer +41,4% e su smartphone +191,6%. Potrebbe sembrare questo un dato di effimero disimpegno sociale vocato al fancazzismo ludico, invece rivela l’intenzione di bypassare l’intermediazione. Parola d’ordine del momento: Disintermediazione! E’ il trionfo del fai da te digitale, si fa a meno di intermediari, grazie ai dispositivi digitali. La capacità di utilizzarli aiuta a spendere meno e a ridurre i tempi. Nel 2016 l’utenza del web in Italia è arrivata al 73,7% , nel caso dei giovani under 30 il dato sale al 95,9%. Oggi il 64,8% degli italiani usa uno smartphone  (l’89,4% nel caso dei giovani), per comunicare il 61,3% utilizza Whatsapp il 56,2% ha un account su Facebook e il 46,8% guarda Youtube, il 24% utilizza la piattaforma Amazon, l’11,2% Twitter. Nel 2015 il traffico dati medio mensile è stato pari a 1,3 gigabyte, ovvero più del doppio rispetto ai valori registrati nel 2010 (+116,7%).

VITA VIRTUALE, VITA REALE. La vita virtuale affianca la vita reale e a tratti la supera durante il giorno. Le community fioriscono e pullulano. Ci s’incontra in rete, con l’illusione di allargare conoscenze e interessi, ma come afferma Zygmunt Bauman, ideologo del concetto  di società liquida  : “non si crea una comunità, o ce l’hai o no; ciò che i social network possono creare è un sostituto. La differenza tra la comunità e la rete è che si appartiene alla comunità, ma la rete appartiene a voi. È possibile aggiungere amici e eliminarli, è possibile controllare le persone con cui siamo legati. La gente si sente un po’ meglio, perché la solitudine è la grande minaccia in questi tempi di individualizzazione”. La rete e le communities favoriscono sempre di più incontri sentimentali, il tempo è poco e quello passato online è molto dedicato durante il giorno. Nascono relazioni fluide in rete e non. Relazioni, sempre più temporanee, reversibili, asimmetriche, ma incredibilmente più autentiche. Una vera rivoluzione culturale nelle forme di convivenza è in atto: oggi in Italia ci sono 4,8 milioni di single non vedovi +52,2% – dato 2003/15,

1,5 milioni di genitori soli +107%,

libere unioni +108%,

famiglie ricostituite non coniugate +66,1%,

mentre nello stesso arco di tempo diminuiscono le coppie coniugate -3,2%. Nell’ultimo anno sono stati 139.611 i bambini nati fuori dal matrimonio +59,9%.

MILLENIALS, WELFARE DEI CONSUMI. Nel turbinio dei numeri percentuale i millennials: giovani coppie con meno di 35 anni che fanno fatica a stare insieme e non per amore&sentimento, ma per proiezione. Come abbiamo visto dai dati, è per la durevole difficoltà economica che le coppie tendono al litigio e allo scontro quotidiano. Dal report risultano avere un reddito più basso del 24,3% rispetto ai coetanei di venticinque anni fa. Considerati i numeri il mercato si organizza, e tenta di intercettare il bisogno con un un “welfare dei consumi” . L’operato e le strategie dei player della distribuzione moderna organizzata, che hanno lavorato su prezzi e promozioni hanno materializzato una concreta possibilità per le famiglie di riempire il carrello della spesa in base alle proprie capacità economiche.

JOBS ACT, CERVELLI IN FUGA. Per quanto attiene al lavoro, l’innovazione normativa con l’introduzione del jobs act, della decontribuzione,  con i contratti a tutele crescenti, non hanno sortito l’effetto desiderato. La forte richiesta dei voucher: 277milioni di contratti stipulati tra il 2008 e il 2015 hanno favorito la messa in regola del lavoro solitamente sommerso e questo è un risultato, ma ha alimentato soltanto l’area delle professioni non qualificate, il mercato dei “lavoretti”. A questa azione di messa in regola del sommerso, non ha corrisposto un aumento della crescita economica. I contratti a tempo indeterminato 32,4%, tempo determinato 63,1% – dati 2015.

Gli altri emigrano vanno all’estero, ed è già da un po’ che scelgono altre nazioni, altri stati per vedersi riconosciute le proprie competenze con compensi di gran lunga superiori a quelli che avrebbero percepito restando nel Bel Paese. Non è fuga di cervelli, il cervello quando funziona si orienta e decide. Altri ancora emigrano per imparare una lingua imparando un mestiere imparando che c’è qualcosa che funziona con normalità, lontano da casa.

POLITICI, EUROPA E LIRA FUORI O DENTRO. Fuor di retorica c’è il vivere quotidiano, il riconoscimento sociale, il riconoscimento professionale, il riconoscimento alla responsabilità, al dovere. La retorica politica invece ci tiene incollati agli innumerevoli talkshow con termini quali globalizzazione, Europa, democrazia del web. Argomenti che appassionano il popolo e che negli anni hanno avuto significativi spostamenti di opinione. Per quanto forse percepito, i numeri ci restituiscono una realtà diversa, data dal 67% dei contrari all’uscita dall’Unione Europea contro un 22,6% di favorevoli. Come per il ritorno alla nostra antica moneta la lira: contrari il 61,3%, favorevoli il 28,7%. La nostra classe politica è maestra nell’appropriarsi retoricamente d’identità collettive, “le persone dicono”, “i lavoratori pensano” “è il Popolo che lo chiede”, “il Potere Al Popolo”. Ed è da diversi anni che lo scambio di offese fatte di parole “grasse” ha raggiunto livelli molto poco edificanti di civiltà condivisa. Si è dato inizio più di vent’anni fa con una icona degli anni novanta, la straordinaria canotta del Bossi rivendicata con orgoglio padano in Villa ad Arcore, guardata con sorniona complice compiacenza dall’uomo più ricco ed influente d’Italia in quel momento Silvio Berlusconi. Si è proseguito adottando il linguaggio verbale della canotta ad ogni scontro, con l’evocazione di ruspe, deportazioni, e tutto quanto il resto, compresi gli animali dell’aia. Nel popolino, già l’incerto italiano ha ceduto il passo allo sbiascico e al dialetto estremo rivendicato come zona offlimits, come marcatura di genere, come rivendicazione sociale, mutuato dal campione di turno o dall’attorato del puntuale cinepanettone. Il politico pronto e sensibile, si è adeguato al linguaggio comune, scegliendo quello più immediato, più triviale. Strizzando l’occhio alla povera gente, che compiaciuta e gratificata intanto rimane tale.

PADRI DELLA PATRIA. La sostanziale differenza, la spaccatura sociale e culturale è, a mio modesto parere, anche nello scambio di proiezione che ebbero due nostri politici storici in seno alla costituente: Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti.

Alcide De Gasperi sosteneva che il Politico con la sua cultura, con la sua conoscenza doveva permeare la società, introdursi e capillarmente raggiungere ogni angolo del Paese, ogni persona, per permettere a tutti di migliorarsi e di evolversi in una comunità che avrebbe dovuto confrontarsi con una Nazione ed una Europa nascente.

Giulio Andreotti non fu d’accordo con l’analisi appassionata del collega, e rispose con la sua proverbiale e cinica flemma che il politico non doveva assolutamente farsi carico dell’incultura del popolo, del suo non sapere, non era questa la missione. Il politico doveva cercare consenso, capillarmente si, ma per ottenerlo doveva impegnarsi a somigliare al popolo semplice, semplicemente.

De Gasperi conosceva l’Europa, Andreotti conosceva gli italiani.

 

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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 12_12_016

twitter: @claudianeri

New York come una grande sfilata di moda nelle illustrazioni di Richard Haines

La mecca e dintorni nelle immagini di Ahmed Mater fotografo saudita.

Francese di nascita, ma di base a Tokyo Emmanuelle Moureaux designer e autrice di memorabili istallazioni.

Da Milano lo stile di Marcella Peluffo, illustratrice italiana


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 05_12_016

twitter: @claudianeri

L’eccellenza del design di Experimental Jet-set

Tra adv e arte la fotografia di Ale Burset

Di base a Londra Nathalie Lees, illustratrice.

Dall’Australia, le illustrazioni di Cassandra Urquart


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#FUORIEUROBEST – IL PROGRAMMA COMPLETO.

Roma dà il benvenuto alla comunità dei creativi europei.

Il primo dicembre, in occasione di eurobest, le agenzie pubblicitarie di Roma apriranno le porte #fuorieurobest. Un evento organizzato da Adci che vede protagoniste le agenzie DLV BBDO, GRUPPO RONCAGLIA, Y&R, PLURAL, MARIMO e THINK CATTLEYA.

Ecco di seguito il programma:

Dalle ore 20 alle 22 in Via Vittorio Colonna 18.
DLV BBDO ospiterà la battle
“ADVERTISING vs. CINEMA – The Final Cut” con Sara Portello, Direttore Creativo DLV BBDO, e Alex Infascelli, FramebyfFrame Guest Host.

Dalle 20 alle 22 in Piazza Pio XI, 53
GRUPPO RONCAGLIA ospiterà la battle “SKIP vs. PLAY“ con Marianna Ghirlanda e Stefano Caridi, Google.

Dalle 20 alle 22 in Piazzale Valerio Massimo, 7/8
THINK CATTLEYA ospiterà il dibattito  “ADVERTISING\DIRECTING” con Claudio Cupellini, regista della serie Gomorra.

Dalle 21 alle 22.30 in Via delle Montagne Rocciose 60
Y&R, presso la sede di Scholz&Friends, ospiterà la battle “CINZIA PEDRIZZETTI vs. RICCARDO GRANDI – Director’s clash”

Dalle 22 alle 23 in Via degli Ausoni, 3
MARIMO ospiterà la battle “PAROLE vs. IMMAGINI” con Daniele De Gennaro, editore e Giuseppe Gallo, artista. 

Dalle 22 alle 24 in Corso Vittorio Emanuele II, 75
PLURAL ospiterà la battle “BRAND CONTENT vs. CONTENT – An unskippable battle” con Marco Diotallevi, Direttore Creativo/Founder Plural e Valerio Bergesio, regista e responsabile creativo LUX VIDE.

La nota dei Local Ambassador ADCI, Carla Leveratto e Marco Diotallevi:

“Questa città non è bella solo per il suo passato. La sua bellezza infatti ispira ogni giorno migliaia di copywriter, art director, sviluppatori, startupper, registi, sceneggiatori, contribuiscono a creare valore nella nostra industry a livello nazionale e internazionale. Roma ha un ruolo strategico nel programma della nuova presidenza e del consiglio dell’ADCI. Qui ogni giorno vengono ideate campagne innovative riconosciute in tutto il mondo e nel 2017 sarà protagonista di altri eventi importanti.
Ringraziamo le agenzie e i creativi che stanno realizzando con noi questo evento.
Vi invitiamo a partecipare e a seguire il racconto live della serata su twitter attraverso il profilo @adcinews e l’hashtag #fuorieurobest.


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GRAND PRIX a Netflix. Anche per il supporto alle agenzie.

Alcuni di voi lo sanno già, altri no, altri probabilmente hanno ricevuto messaggi da soci o da esterni.
Per totale chiarezza interna ed esterna condivido con voi un tema che abbiamo gestito con grande attenzione.
Qualche giorno fa sono stato contattato dai vertici dell’Alma DDB di Miami con la richiesta di ritirare il Grand Prix vinto da WAS poiché sostenevano che fosse un plagio di un progetto sviluppato da loro per lo stesso cliente.
A quel punto abbiamo richiesto ai colleghi di WAS di darci delle risposte in merito. Dopo poche ore abbiamo ricevuto un messaggio dal cliente Emea di Netflix che tutela con grande chiarezza e precisione il lavoro premiato. So tra l’altro che successivamente in una call tra le due agenzie interessate e il cliente stesso, si siano chiariti i rispettivi ruoli su questo progetto.
Vi riporto alcuni passaggi chiave della risposta ricevuta:

…The idea about the Narcos and Babbel partnership came from the briefing I gave to We Are Social (and other EMEA agencies) to come up with ideas for our Narcos S2 campaign…

… That briefing was taken from insights Netflix brought from Season 1 of Narcos, so the concept around learning spanish with Narcos is not a creative concept from an agency, but an insight from our consumers. The way WAS contributed to this concept was with the Narcos – Babbel partnership, that we then executed globally.

…That is why the award was filled as Netflix and WAS as the agency, since we work in a collaborative way and insights are shared with many agencies to help them come up with the best idea.

… Summing up, WAS is the author of the Narcos-Babbel partnership, under the briefing I personally gave them. They had the approval from our side to present to the awards on our behalf.

Hope this helps clarify.

A questo punto non mi rimane che fare i complimenti a questo cliente che ha gestito in modo esemplare una situazione piuttosto complessa, supportando il valore dei propri partner di comunicazione e ai colleghi di WAS per essersi pienamente meritati il nostro Grand Prix.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 28_11_016

twitter: @claudianeri

Dalla Danimarca, le illustrazioni senza tempo di Mads Berg

Il talento di Liz Hingley, giovane fotografa inglese di base a Shanghai.

Tra arte e citazioni vintage, le illustrazioni di Michael Waraksa

Il reportage urbano dai forti contrasti di Francesco Faraci, giovane fotografo siciliano.


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BRANDED CONTENT LAB


Giovedì 17 Novembre, presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica, il Professor Nelli ha presentato i risultati del progetto di ricerca condotto in collaborazione con Magnolia e intitolato “Le condizioni di efficacia del Branded Content nell’esperienza internazionale”.

Si tratta di una tra le prime ricerche accademiche su questo tema.

La tesi portata avanti è che attraverso il Branded Content si realizza un vero e proprio cambio di paradigma nella comunicazione aziendale che segna il passaggio dai contenuti di marketing al marketing dei contenuti.

Il Branded Content marketing consiste nella proposta di contenuti originali e rilevanti per specifici segmenti di Target Group, allo scopo di collocare nella mente stimoli di natura commerciale che possano influire sulle decisioni di acquisto e di consumo future.

4 le dimensioni contenutistiche:

1 entertaining& fun content

2 informative content

3 educational content

4 useful& practical content

Come ben sottolineato dal professor Nelli questa tipologia di contenuto è estremamente organica al journey sui media del target e richiede un radicale cambio di visione: il target viene posto al centro di un ambiente di apprendimento dove non è preso in considerazione come cliente ma come persona.

Nel momento in cui un brand si trasforma in editorial e publishing brand non sta semplicemente comunicando.

Il passaggio cruciale da assimilare è infatti questo: i contenuti prodotti per editare il suo posizionamento diventano parte del valore complessivo del sistema di offerta che l’impresa rivolge al mercato dei beni e dei servizi nei quali opera.

I contenuti proposti SONO DI PER SE STESSI OGGETTO DI UN RAPPORTO DI SCAMBIO NEL MERCATO DELL’INTRATTENIMENTO E DELL’INFORMAZIONE.

IL CONTENUTO SI PROFILA COSI come fonte di vantaggio competitivo sostenibile.

In questo passaggio esiste oggi per le agenzie di comunicazione una grande opportunità ma anche un grande rischio: quello a tendere di subire la concorrenza dei content hub interni ai brand e interni ai broadcaster media.

Questa ricerca dell’Università Cattolica giunge infatti a conclusioni molto chiare: le aziende dovranno staffarsi di content factory e content hub interni, seguendo modelli di successo come quelli di Red Bull, o Pepsi. O in alternativa avvalersi di partnership media (Mondelez)

I CONTENT CREATOR sono i creativi del futuro, PARTE INTEGRANTE DELLA TRIANGOLAZIONE CHE LI VEDE DIALOGARE CON IL BRAND INVESTITORE E CON I BROADCASTER MEDIA.

Nel tempo andrà sempre più configurandosi una nuova modalità anche nello spending media al fine di misurare i risultati di business e di monetizzazione correlati ai contenuti prodotti.

Laura Henderson, Global head of content & media monteization di Mondeleze così definisce la Media monetization: «“Media monetization means making content that’s good enough to make money”

La ricerca è stata condotta in collaborazione con Magnolia. A questo proposito il commento di Ludovica Federighi. Head of brand solutions per Magnolia.

“Supportare la ricerca in questo campo è fondamentale per chi produce contenuti per i Nuovi Editori : di questo si sta parlando, di una nuova generazione di editori, i Brand, che ,anche in Italia, si stanno organizzando per diventare Entertaining Brands .

La filiera creativa e produttiva per questa nuova tipologia di progetti è molto complessa , e le competenze necessarie per realizzarli non si possono improvvisare; è fondamentale comprendere a fondo quali sono gli obiettivi di comunicazione del Brand mentre si pensa e si produce qualcosa di Entertaining/educativo/informativo, per una audience incredibilmente esigente ( the content is king? the audience is king-ier, decide e sceglie solo contenuti veramente rilevanti) . Insieme ai Nuovi Editori nascono quindi i Nuovi Produttori , strutture ibride come la nostra ,che sanno parlare con i Brand, con le Agenzie creative e i Centri media, e conoscono bene i Broadcaster e le Concessionarie , e le loro esigenze legate agli ascolti. Il nostro lavoro diventerà sempre più interessante, una sfida continua e stimolante. Noi ci siamo!”


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Lele Panzeri intervista Davide Boscacci su If! e la formazione dei giovani creativi

Con questa intervista si chiude il ciclo di interviste che Creative Campus ha dedicato a If! Italians Festival.

Dopo quelle a Nicola Lampugnani (qui), Vicky Gitto (qui) e Marianna Ghirlanda di Google (quiè il turno di a Davide Boscacci, Group Creative Director di Leo Burnett e co-founder della manifestazione (qui il post dal Blog di Creative Campus).

Nella videointervista (qui) di Lele Panzeri, Direttore di Creative Campus, Davide fa un bilancio della manifestazione e ne ricorda le origini con aneddoti curiosi. Come in ogni intervista della scuola viene affrontato il tema della formazione e non mancano i consigli ai giovani creativi che si avvicinano al mondo della pubblicità.

Buona visione!


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E se aprissimo le porte #FUORIEUROBEST ?

ADCI CHIAMA A RACCOLTA LE AGENZIE PUBBLICITARIE DI ROMA PER ORGANIZZARE IL FUORIEUROBEST.

Organizzare la prima notte bianca della pubblicità con l’aiuto delle agenzie romane. Questo l’obiettivo di “ADCI Fuorieurobest”, l’evento che si terrà a Roma il primo dicembre 2016 a partire dalle 19 per tutta la notteUn’unica sola notte in cui ogni agenzia organizzerà per un’ora un evento speciale: una battle, ovvero una battaglia tra due direttori creativi o due youtuber o due artisti che si sfideranno a colpi di video/case history con l’obiettivo di conquistare più applausi dal pubblico.Un’occasione collettiva per celebrare la creatività e far festa insieme durante un evento di portata internazionale come l’eurobest.Il programma del Fuorieurobest verrà pubblicato a partire dal 25 novembre sulle principali testate di settore e dai media partner di ADCI. Le agenzie che vorranno essere coinvolte dovranno occuparsi dei contenuti, della location e dell’accoglienza. Le candidature delle agenzie dovranno essere inviate a adciroma@gmail.com e info@adci.itentro e non oltre il 23 novembre. ADCI si riserva il diritto di scegliere le proposte migliori.“Roma durante eurobest sarà la capitale europea della creatività” affermano i local ambassador ADCI Carla Leveratto e Marco Diotallevi, “con il Fuorieurobest vogliamo celebrare quest’opportunità unica.”

Per info: adciroma@gmail.com e info@adci.it