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Le professioni creative guidano la crescita economica. In Gran Bretagna

“Con la cultura non si mangia”, disse un importante ministro italiano…

In Gran Bretagna cinema, televisione, musica, pubblicità e sviluppo software sono cresciuti dell’8,6%, e rappresentano il settore a maggior crescita, con 71 miliardi di sterline di fatturato e il 5,6% della forza lavoro inglese.

Il settore è una potenza economica, ha dichiarato il sottosegretario alla Cultura Maria Miller.

Il settore delle professioni creative va dallo sviluppo software alle attività museali. Ad esempio:

  • Il British Museum ha registrato gli anni di maggior crescita per numero di visitatori.
  • Il settore informatico (che comprende anche la realizzazione di videogame e attività di comunicazione sul web) è il più grande datore di lavoro del settore creativo nel 2012, con 558.000 addetti.
In questi ultimi anni musica, pubblicità, software, editoria e cultura sono i settori trainanti dell’economia inglese in termini di crescita e valore aggiunto. Nel riquadro in alto tutte le dimensioni relative dei diversi settori della creatività per numero di occupati.

Qui l’intero articolo da BBC News.

 

  • http://www.marcoambrosi.it marco

    Ecco, proprio come da noi. Ne avevamo uno che diceva che la cultura non si mangia. Ma questi di adesso non sono tanto meglio. Sanno cercando di capire se per caso, visto che non si mangia, almeno si può bere. :)

  • Stefano

    Forse sfugge un passaggio: in UK il settore creativo prima e’ diventato una potenza economica (non con gli incentivi e le tutele, ma facendo le cose bene), e poi e’ stato riconosciuto tale.

    Restando all’interno della pubblicita’, l’IPA (l’equivalente di Assocomunicazione) organizza training, convegni e dibattiti su come la comunicazione influenza il comportamento umano, non su quanto sono cattivi i clienti che non ci pagano.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Sono d’accordo sulle tue osservazioni. In Italia c’è comunque un problema di attenzione da parte della classe dirigente, culturalmente ferma all’economia metalmeccanica e del cemento.