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9 Replies

Il capo dei capi

Sir Martin Sorrell, capo del gigante pubblicitario WPP, il gruppo che possiede la maggioranza delle agenzie pubblicitarie internazionali, lamenta che il suo stipendio base di un milione di sterline, è piuttosto basso. Nell’articolo si racconta di come Sir Martin Sorrell sia stato messo sulla graticola da giornalisti e politici interessati a saperne di più sul perché e il percome della sua retribuzione.

Abituati a stipendi analoghi, almeno come ordine di grandezza, per gli alti dirigenti di Alitalia, Trenitalia, banche di interesse nazionale e altri carrozzoni pubblici o semi-pubblici, noi italiani ci stupiamo meno degli inglesi.

Soprattutto, consideriamo poco elegante parlare pubblicamente di retribuzioni. Però, stimolati proprio da questo articolo su Martin Sorrell, una domanda è legittimo farla: i superdirigenti con stipendi dai 500.000 euro in su, valgono davvero i soldi che prendono?

Una curiosità: WPP significa “Wire Plastic Products”.

  • alessandro

    sorrell ha fatto diventare un’azienda di buste di plastica nel primo network pubblicitario al mondo… I super manager di diverse aziende italiane prendono quanto lui, ma le fanno fallire

  • Fabio Gasparrini

    Più di un secolo fa, Mark Twain pubblicò un delizioso racconto, intitolato “La banconota da un milione di sterline”. Era un’esagerazione, la storia di un tizio che non riusciva neanche a spenderla, quella banconota. Gli bastava possederla.

    In questo caso, più che un discorso di valore, credo sia un discorso di morale. Soprattutto se si considera che il milione di sterline è solo lo stipendio base (contratto nazionale miliardari inglesi), e con i vari benefit è arrivato nel 2010 a 4,2 milioni di sterline ( = 4,78 milioni di euro). Il tutto, mentre le sue agenzie continuano a licenziare in tutto il mondo.

    Allora, la domanda è: se le cose vanno bene, perché licenziano? E se vanno male, perché il Capo si dà un aumento del 49% sull’anno precedente?

    • Valentina

      Personalmente io mi vergognerei di fare certe affermazioni quando ci son ragazzi come me che vengono lasciati a casa dall’oggi al domani, che hanno contratti mooolto precari e che hanno stipendi da fame con cui è impensabile poter prendere casa..

  • davide

    la risposta alla tua domanda è semplice: ci sono dirigenti che valgono quei soldi e dirigenti che dovrebbero essere cacciati a calci. se produci reddito, crei posti di lavoro e lo fai in modo onesto senza sfruttare le persone, per me puoi darti anche stipendi miliardari.

    • http://www.horacekidman.com Fabio Gasparrini

      Caro Davide, il mio sospetto è che produci reddito – o più correttamente utile – se i posti di lavoro li cancelli, anziché crearne. Una politica miope, ma efficace nel brevissimo termine.

    • davide

      ciao fabio, quella è una delle differenze tra un grande manager e un pavido amministratore. la mia era una risposta generica a una domanda generica, non parlavo di sorrell.

  • http://uelperiodo Till Neuburg

    A proposito di Sorrell vanno chiarite alcune cosette:

    Durante il periodo nel quale era Financial Director della Saatchi & Saatchi (dal 1977 al 1984), l’agenzia dei fratelli iracheni sbarcò a New York acquisendo in pochi anni Ted Bates, Compton, Backer & Spielvogel, McCaffrey & McCall, Campbell Mithun, Dancer Fitzgerald Sample, diventando così i, primo gruppo di agenzie al mondo – e facendo licenziare nella sola New York, migliaia di dipendenti.

    Non erano solo gli anni dei loro stretti e profittevoli legami con la Thatcher, Fleet Street e il mondo bancario britannico, ma anche di esibizionismo e pura megalomania: i loro spot miliardari per la Brtitish Airways erano solo l’inizio del lento ma inesorabile declino. Non appena le cose cominciavano a mettersi male, Sorrell attivò i suoi collaudati rapporti con il mondo della finanza acquisendo con la sua WPP con un “hostile takeover” prima la J. Walter Thompson e poi la Ogilvy.

    Sorrell non è un uomo di pubblicità, ma di pura finanza. Al posto di campagne, potrebbe tranquillamente produrre e commercializzare medicinali, computer, preservativi, acque minerali o reggiseni. È indubbiamente un uomo di straordinaria intelligenza con una vision strategica fuori dal comune ma, nell’advertising, con lui era anche iniziata la sempre più brutale supremazia della finanza sulla creatività.

    Oggi il suo impero comprende decine e decine di sigle delle quali cito solo quelle internazionalmente più note:

    1861 United, Bates, Burson Marsteller, Clarion Communications, Dentsu Y&R, Grey Group, Hill & Knowlton, JWT, Lambie Nairn, Landor Associates, MediaCom, Mindshare, Ogilvy & Mather Worldwide, Red Cell, RMG Connect, Scholz & Friends, Sudler & Hennessey, Wunderman, Young & Rubicam.

    Nonostante la fama non proprio soft del suo capo supremo, alcune sigle del gruppo continuano a produrre campagne di indiscussa eccellenza creativa.

    Per dirla tutta, se proprio volessimo fare le pulci ai businessmen pubblicitari della Perfida Albione, nel ranking di “The 10 most unethical people in business” apparso proprio oggi sul “Market Watch” compilato dall’esperto Thomas Kostigen, non troviamo nessun inglese… ma sette americani, un tedesco, uno svizzero e un italiano il quale, guarda guarda, non è proprio in rapporti molto cordiali con il protagonista di queste considerazioni:

    http://www.marketwatch.com/story/the-10-most-unethical-people-in-business

  • Silvio

    Il capitalismo ci è sfuggito di mano, tutto qui, a tutti i livelli. Questo si lamenta che un milione al mese è poco per tirare avanti un colosso mondiale della pubblicità. Fossi in lui mi lamenterei pure io, magari pensando che uno svedese alto quasi due metri, di 20 anni più giovane, per giocare a pallone tutte le domeniche e un mercoledì si e uno no guadagna di più. O che una ventenne per cantare quattro minchiate a un pubblico di bambini decerebrati e fare un filmetto tutto fumo quadagna molto più di lui.

    Il problema è che se lui si incazza, noi dovremmo scendere in piazza per far capire a tutti che non è possibile questa distribuzione del patrimonio mondiale (in particolare per le minchiate come sport e spettacolo). Ma già lo stiamo facendo, più o meno.

  • boris

    allora, ogni stagista che lavora gratis di notte, ogni senior che lavora al costa di un neoassunto 13 ore al giorno, ogni sopruso economico e di vita che subiamo ecco dove finisce: nelle tasche prima dei nostri amati presidenti, ad ed ecd epiù sopra nelle sue. altro che assunzioni bloccate… qua dove finiscono i nostri sforzi.
    mentre voi ringraziate per lavorare gratis sperando un giorno grazie alle idee di uscire dal precariato, questi che se fregano delle ideuzze e badano al sodo. e voi alimentate questo sistema???