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6 Replies

Come vanno stampa e radio nel 2012

Cominciamo dai dati dell’Osservatorio Stampa FCP relativi al periodo gennaio-aprile 2012 raffrontati al periodo gennaio-aprile 2011.
Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -11,1%.
In particolare i quotidiani a pagamento nel loro complesso registrano un -10% a fatturato e un -2,5% a spazio. L’andamento è confermato dai dati relativi alle singole tipologie. La tipologia Commerciale nazionale ha evidenziato -8,9% a fatturato e -3,9% a spazio. La tipologia Di Servizio ha segnato –7% a fatturato e -4,4% a spazio. La tipologia Rubricata ha segnato un calo a fatturato -10,5% e a spazio -17,8%. La pubblicità Commerciale locale ha ottenuto -12,9 % a fatturato e -1,1% a spazio.
I quotidiani Free Press nel totale hanno segnato -45,8% a fatturato e -43,9% a spazio. Qui di seguito trovate i dati relativi alle singole tipologie della stampa quotidiana Free Press. La Commerciale Nazionale registra un andamento negativo sia a fatturato -53,6% che a spazio -44,8%. La tipologia Di Servizio registra +3,5% a fatturato e -55,4% a spazio. La Commerciale Locale segna un calo sia a fatturato -36,9% che a spazio -43,5%.
I periodici segnano un calo a fatturato -10,8% e a spazio -9,4%.
I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato -15,1% che a spazio -9,9%.
I Mensili hanno indici negativi sia a fatturato -5,6% che a spazio -8,9%.
Le Altre Periodicità registrano un calo a fatturato -5,6% e a spazio -7,8%.

Per quanto riguarda la radio, ecco la classifica delle radio nazionali più ascoltate nel giorno medio secondo i dati Gfk-Eurisko (4 giugno 2012). Maggiori dettagli li trovate QUI

1. RTL 102.5 6.654.000
2. RADIO DEEJAY 5.356.000
3. RADIO 105 5.026.000
4. RDS 100% GRANDI SUCCESSI 4.719.000
5. RAI RADIO UNO 4.585.000
6. RADIO ITALIA SOLO MUSICA ITALIANA 4.203.000
7. RAI RADIO DUE 3.188.000
8. VIRGIN RADIO 2.248.000
9. RADIO R101 2.203.000
10.RADIO 24 – IL SOLE 24 ORE 1.903.000
11.RADIO KISS KISS 1.836.000
12.M2O 1.667.000
13.RADIO CAPITAL 1.579.000
14.RADIO MARIA 1.519.000
15.RAI RADIO TRE 1.435.000
16.RMC – RADIO MONTECARLO 1.270.000
17.RADIO RADICALE 316.000

  • http://www.radiopavlov.blogspot.com/ Paolo Rumi

    ho qualcosa da dire, e poco da ascoltare, leggendo la lista delle radio italiane di successo. ho lavorato a Radio Popolare negli anni della libertà assoluta, quella per cui potevi rischiare che arrivasse la Polizia ad arrestarti o qualcuno a menarti, dopo la trasmissione. e da anni non riconosco NIENTE di quell’intelligenza sperimentale in quel che viene trasmesso via etere in Italia. veline delle case discografiche, luoghi comuni, parlare la parlazione. se la radio, tra i media, è quella che arriva dritta all’anima, siamo messi male, e non c’è neanche la scusa di Berlusconi.
    la pubblicità radio è già più interessante ma risente del degrado del mezzo.

    la radio aumenta gli ascolti? che disgrazia. la radio perde audience? purtroppo quel che limita l’inutilità radiofonica è l’uso del computer, dell’iPhone e l’iMe, la playlist personale, condivisa con qualche amico. e purtroppo senza jingle :)

  • Ubibor

    Guardando il rapporto tra popolazione (52milioni) e ascolti in una settimana ( 44 milioni) quello che sconvolge e’ il grado di penetrazione del media radio. Pazzesco, tenendo conto anche del costo piuttosto basso degli spazi. I clienti sono consapevoli che al prezzo di uno spot tv in primetime possono andare in onda per 2 settimane 10 volte al giorno su 5 networks?

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Ubibor ha ragione. Aggiungo una considerazione: è da venti anni che sento dire che la radio è un mezzo sottovalutato. Secondo me dipende da due fattori:

    1. È un mezzo non visivo. Questo, soprattutto in un paese dove la cultura imprenditoriale in fatto di comunicazione è emotiva e superficiale, è un grosso svantaggio perché rende il mezzo molto amato dagli ascoltatori ma poco “glamorous” per gli investitori pubblicitari.

    2. Soffre dello strapotere tv, e della maggiore aggressività delle reti di vendita della pubblicità tv.

    Per la combinazione di questi due fattori, qando un imprenditore si vede offrire spazi tv, sia pure in ambito locale, per poche centinaia di euro, viene fortemente tentato a dirottare lì investimenti pubblicitari che in altri paesi, fisiologicamente, andrebbero sulla stampa locale e sulla radio, probabilmente anche con maggiore efficacia comunicativa.

    • http://www.eccetera.it Josè Bagnarelli

      Ciao a tutti,
      permettetemi di aggiungere qualche considerazione sulla radio e su quanto sia incomprensibile che in Italia sia così sottovalutata.
      In radio lo zapping è pratica poco diffusa, perchè l’ascoltatore è estremamente fedele alla propria emittente: chi ascolta Lifegate non ascolta Virgin Radio, difficilmente chi è sintonizzato su Radio24 passa a R101, ecc. Lo stesso discorso vale per i programmi: chi ascolta Fabio Volo è lontano mille chilometri da Lo Zoo di 105 ecc.
      Per non parlare delle radio locali, alcune delle quali hanno ascolti maggiori dei networks in alcune zone d’Italia.
      Tutto questo permette a chi investe nel media radio di parlare al proprio target direttamente e molto più facilmente che con altri media.
      La radio è un media “caldo” e molto intimo. Gli chiediamo di svegliarci (il momento in cui il nostro senso critico è basso) ed è l’unico al quale permettiamo di farci compagnia mentre facciamo la cacca. ☺
      Non ultimo, è l’unico media il cui utilizzo può essere in contemporanea alla navigazione sul web.
      In auto poi, la sua fruizione è davvero straordinaria. L’utente, che passa mediamente 1 o 2 ore al giorno della propria vita in automobile e che non ha molto da fare, se non guidare (sempre che non sia al telefono), si trova in un guscio d’uovo protettivo (basta vedere ai semafori come alcuni si infilano le dita nel naso come se non fossero visti) e insonorizzato come pochi altri luoghi. Qualsiasi modello dell’industria automobilistica, anche di fascia bassa, dispone ormai di un impianto audio di buon livello (non meno di otto altoparlanti).
      Aggiungete a tutto ciò che l’utente non solo è lì in mezzo, ma è pure legato..
      Ciao

      Josè

  • Gianna

    uhm , vabbeh faccio parte di quei milioni che non ascoltano la radio, manco quando fanno la cacca :-) , però, mi chiedo, ma con tutte queste buone argomentazioni a favore, ed essendo che per professione dovreste convincere la gente a comprare un freezer in alaska, com’è che non riuscite a far pianificare in radio? Non è che, in fondo in fondo, non è colpa del Cliente (sempre!) ma è che per un creativo fare una cosa senza visual è un po’ (ammerdante) poco soddisfacente/glamourous?

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Gianna, in generale quando inizia il lavoro dei creativi, la pianificazione è già stata fatta, il cliente ha già preso le sue decisioni (con o senza l’aiuto di un centro media) e i creativi, per quanto influenti, possono fare poco per modificarla. Inoltre la pianificazione dei mezzi, che normalmente è la voce di investimento più importante (normalmente dal 70 al 95% dell’investimento pubblicitario complessivo viene speso nell’acquisto degli spazi), è l’area che più di tutte è piena responsabilità del cliente: è lui che decide, e al massimo si può ipotizzare che sia mal consigliato da qualche centro media. Infine, molti copywriter sono più che felici di lavorare sulla radio e per la radio, un mezzo che consente possibilità espressive enormi per chi lo sa usare.

      Insomma, in questo caso non c’è verso di salvare il povero Cliente. Se pianifica poco la radio è proprio colpa sua.