Condividi:

2 Replies
  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Un’altra delle cose che Steve Jobs ha rivoluzionato è stata la pianificazione televisiva degli spot pubblicitari. Questo film fu pianificato due sole due volte: una volta pro forma per partecipare alle selezioni dei premi pubblicitari, e una seconda volta in occasione del SuperBowl. Da allora gli spazi pubblicitari del SuperBowl, la finale del campionato di football americano cui assistono oltre cento milioni di spettatori, sono stati trasformati per anni in un evento mediatico-pubblicitario, con grande attesa rispetto a cosa avrebbe fatto vedere questa o quella marca.

  • Till Neuburg

    “Evento pubblicitario” sì… ma anche molto di più: evento mediatico o “evento” tout court. Il giorno successivo a quella unica messa in onda (reale), ne parlavano tutti i giornali, tutte le radio, tutti commentatori televisivi (sia nazionali che locali). Tra i giovani, gli appassionati di letteratura e sci-fi, gli informatici, i cinéphile, tra chiunque avvesse avuto a che fare con i prodotti, i servizi o gli andamenti borsistici del grande fratello reale, quello spot era il tema del giorno. All’epoca, nella classifica Forbes, come fatturato la IBM era la quarta company del mondo (1. GM, 2. Ford, 3. Exxon), mentre dal punto di vista profit la Blue Chip era abbondantemente la Number One.

    Se avesse dovuto comprare tutti i minuti e le colonne nelle quali si era poi parlato “redazionalmente” di quel tv-commercial, con una classica campagna televisiva tabellare la Apple avrebbe speso molto di più

    Un altro aspetto storico che molti commentatori non hanno mai considerano abbastanza, era lo scenario gender dello spot: sia l’oratore che i suoi fedeli schiavi/soldati, erano tutti maschi – pallidi, grigi, cupi, mortuari. L’unica figura positiva – una ribelle – era una donna che, per giunta, indossava un fiammante short rosso (nella versione che vedete qui sopra, si tratta di una riedizione ironica/celebrativa nella quale l’atleta aveva infilato nel pantaloncino (aggiunto digitalmente), un iPod; ovviamente nella versione originale, questo gadget, non c’era!.

    La produzione dello spot era costata la cifra – all’epoca rilevante – di 800.000 dollari. Dopo quell’esordio tv, in pochi giorni, i rivenditori Apple vendevano oltre ventimila Mac. L’investimento per la produzione e la messa in onda, aveva così largamente compensato il flop della precedente generazione “Lisa”.

    L’ispirazione cinematografica (“Blade Runner”) per la quale la Chiat/Day aveva contattato Ridley Scott, era uscita due anni prima, nel 1982. Ma il vero modello era stato il suo spot per la Barclay’s Bank dove c’erano già quasi tutti gli elementi scenici e visuali di “Apple 1984″:
    http://www.youtube.com/watch?v=zA5KScpwBdQ