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Solo a gennaio la quota di rinnovo Early Bird!

Sei socio da più di un anno e la tua quota standard è di 260 euro? Approfitta dell’Early Bird e rinnova entro il 31 gennaio 2017, paghi la metà!

ADCI ricorda a tutti i soci che durante l’assemblea soci di dicembre è stata confermata la formula Early Bird del – 50% per chi paga normalmente 260 euro di quota associativa.

Soci che si sono iscritti nel 2015 o prima pagano la seguente quota associativa:

  • 130 euro entro il 31 gennaio 2017
  • 260 euro entro il 31 marzo 2017
  • 520 euro dal 1 aprile 2017 in poi

Per chi si è iscritto nel 2016 ed è al primo rinnovo, la quota di rinnovo standard è di 130 euro, è possibile rinnovare pagando la quota standard entro il 31 marzo 2017.

I soci Under 30 pagano 50 euro fino al giorno del loro compleanno tutto l’anno! Quindi per chi è nato nel 1987, ricordati di rinnovare entro il tuo compleanno altrimenti rischieresti di pagare 130, 260 o persino 520 euro (dipende da quanto sei socio e quando rinnovi)!

Chi si iscrive per la prima volta nel 2017 e ha compiuto i 30 anni, paga 130 euro; invece chi ha meno di 30 anni, paga 50 euro.

Il rinnovo/l’iscrizione è valida fino al 31 dicembre 2017, quindi conviene iscriversi o rinnovare nei primi mesi dell’anno.

FAQ

1. Come pagare la propria quota? 

Con bonifico a:
Art Directors Club Italiano
Banca Prossima, Milano
Iban: IT19V0335901600100000119579

BIC/SWIFT: BCITITMX (Solo per l’estero)

causale: quota associativa 2017 NOME+COGNOME.

2. Come iscriversi?
Basta mandare una mail a caroline.schaper@adci.it inviando il modulo di iscrizione compilato.

 


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Quote associative ADCI 2017

Le quote associative 2016 sono state confermate all’unanimità dall’assemblea Soci sabato scorso per il 2017. Qui in breve i dettagli:

  • Iscriversi per la prima volta all’Art Directors Club Italiano costa 130 euro, così come il primo rinnovo;
  • Quota Early Bird valido fino al 31 gennaio 2017: rinnovare oggi la quota d’iscrizione all’Art Directors Club Italiano, costa 130 euro anziché 260 euro per tutti i soci che si sono iscritti per la prima volta nel 2015 o prima (dal secondo rinnovo in poi);
  • Per chi rinnoverà l’iscrizione tra il primo febbraio e il 31 marzo 2017, la quota sarà di 260 euro. (sempre dal secondo rinnovo in poi, ovvero chi si è iscritto per la prima volta nel 2015 o prima); chi deciderà di rinnovare successivamente pagherà invece 520 euro (vale per tutti i rinnovando ad esclusione degli Under 30).

Gli Under 30 continueranno a pagare 50 euro.

FAQ

1. Ho uno spiccato senso per gli affari e preferisco pagare 130 euro anziché 260 o addirittura 520. Cosa devo fare?

Un bonifico a: Art Directors Club Italiano
Banca Prossima, Milano
Iban: IT19V0335901600100000119579

BIC/SWIFT: BCITITMX (Solo per l’estero)

causale: quota associativa 2017 NOME+COGNOME.

Entro il 31 gennaio 2017. 

2. Non sono mai stato socio Adci come mi iscrivo?
Basta mandare una mail a caroline.schaper@adci.it inviando il modulo di iscrizione compilato.

Buon Natale a tutti!

Nota Bene:
Gli uffici ADCI resteranno chiusi dal 23 dicembre al 8 gennaio.

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E se aprissimo le porte #FUORIEUROBEST ?

ADCI CHIAMA A RACCOLTA LE AGENZIE PUBBLICITARIE DI ROMA PER ORGANIZZARE IL FUORIEUROBEST.

Organizzare la prima notte bianca della pubblicità con l’aiuto delle agenzie romane. Questo l’obiettivo di “ADCI Fuorieurobest”, l’evento che si terrà a Roma il primo dicembre 2016 a partire dalle 19 per tutta la notteUn’unica sola notte in cui ogni agenzia organizzerà per un’ora un evento speciale: una battle, ovvero una battaglia tra due direttori creativi o due youtuber o due artisti che si sfideranno a colpi di video/case history con l’obiettivo di conquistare più applausi dal pubblico.Un’occasione collettiva per celebrare la creatività e far festa insieme durante un evento di portata internazionale come l’eurobest.Il programma del Fuorieurobest verrà pubblicato a partire dal 25 novembre sulle principali testate di settore e dai media partner di ADCI. Le agenzie che vorranno essere coinvolte dovranno occuparsi dei contenuti, della location e dell’accoglienza. Le candidature delle agenzie dovranno essere inviate a adciroma@gmail.com e info@adci.itentro e non oltre il 23 novembre. ADCI si riserva il diritto di scegliere le proposte migliori.“Roma durante eurobest sarà la capitale europea della creatività” affermano i local ambassador ADCI Carla Leveratto e Marco Diotallevi, “con il Fuorieurobest vogliamo celebrare quest’opportunità unica.”

Per info: adciroma@gmail.com e info@adci.it


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Local Ambassador – Bologna

Siamo lieti di presentarvi il Local Ambassador selezionato per Bologna/Emilia Romagna:

Massimo ValeriDirettore Creativo di AdmCom, studia Architettura poi muove i primi passi da Art Director in piccole strutture milanesi. Nel 2011 approda in Verba DDB e firma campagne per brand come Audi, Campari, Henkel, Volkswagen ricevendo numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Nel 2010 si trasferisce a Bologna e diventa Direttore Creativo di AdmCom, agenzia di comunicazione integrata con una forte vocazione all’unconventional. Nel suo portfolio entrano Casinò Campione d’Italia, Alfa Wassermann, Cefla, Eridania, InterSport, MSD, RCS, Solvay, Teuco, Valsoia e Wider.

Quote di Massimo 
In un’epoca che crede nei network, la rete dell’ADCI deve lavorare sull’estensione delle proprie competenze a sostegno di tutta la creatività italiana. Per questo è importante che i valori ADCI siano condivisi e sposati dalla comunità dei creativi italiani, dentro e fuori Milano. 
Bologna e l’Emilia Romagna sono stati e sono tutt’ora un ricco bacino di creatività in settori diversi, l’obiettivo è accrescere le occasioni di incontro e discussione.


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Lele Panzeri intervista Vicky Gitto su If! e la formazione dei creativi.

Mentre cala la sera a If! Italians Festival, Lele Panzeri, past president ADCI, intevista Vicky Gitto, attuale presidente ADCI, sull’edizione 2016.

Vicky racconta la nascita del festival e ci parla del comitato organizzativo, delle partnership e delle relazioni con i player che rendono possibile la manifestazione. Interscambio costruttivo è la parola d’ordine e la recente presenza dei clienti nelle giurie ne è l’esempio. Nella seconda parte dell’intervista, Vicky e Lele, affrontano il tema alla formazione dei professionisti di domani.

Clicca qui per vedere l’intervista.

Buona visione


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Local Ambassador – Roma

Siamo Lieti di presentarvi i primi Local Ambassador selezionati:


Carla Leveratto
, Direttore Creativo nel Gruppo Roncaglia, è originaria di Buenos Aires, Argentina. Dopo aver studiato Graphic Design all’Università di Buenos Aires e aver passato un periodo a Londra si è trasferita a Roma dove ha iniziato a lavorare in Wunderman come Art Director per Unilever, Ford, Alitalia e Playstation. Poi in Young&Rubicam si è divertita lavorando per United International Pictures, creando ogni tipo di materiale per i lanci dei film. 

Ha raggiunto il Gruppo Roncaglia nel 2007 come Senior Art Director e dopo aver lavorato per brand come Lexus, Bulgari, MAXXI e Save the Children è diventata Direttore Creativo nel 2012.

Da allora lavora con team multidisciplinari inspirando i talenti nella creazione di campagne innovative che permettano ai brand di creare relazioni durature con i propri clienti, incrementando il loro business. Alcuni di questi clienti sono: Mercedes-Benz, smart, Mastercard, Playstation, Unieuro e Enel.


Marco Diotallevi
è Direttore Creativo e CEO dell’agenzia Plural, specializzata in social media e content marketing. Nel 2006 inizia come copy ATL in Roncaglia&Wijkander e poi The Name. Nel 2010 viene premiato ai Giovani Leoni Sipra e menzionato nel Young Blood, annual dei creativi italiani. Successivamente in Lowe Pirella si occupa di campagne Integrated, ottenendo riconoscimenti ai principali festival nazionali e internazionali, tra cui Cannes Lions. Nel 2012 lancia Plural, con cui nel 2014 firma il primo successo con la campagna per l’alfabetizzazione digitale Rai “Ti Connetto I Nonni”. Da allora l’agenzia si dedica anche alla creazione di content, non solo per il web. Come ad esempio “Complimenti per la connessione”, spin-off di Don Matteo in prima serata su Rai1, per la quale firma sceneggiatura, campagna ATL e la strategia social.

Ha lavorato per clienti nazionali e internazionali tra cui Rai, Mediaset, Bnl, Nestlè, Fox, Subdued, Toyota, Lexus, Saab, H3G, Newton Compton editori, Settesoli, Better, Enpa, Save the Children. Insegna allo Ied Roma, è contributor per Medium Italia con #CortesiePerMillennials.”

Quote di Carla e Marco:
In un momento di pluralità di media, di agenzie e di freelance, l’annual dell’ADCI rappresenta ad oggi l’unico strumento in grado di aiutare a capire lo standard creativo della pubblicità in Italia. Va reso di nuovo un testo diffuso, di cui discutere, in modo tale da ricreare una conversazione, non solo a Milano.
Anche a Roma abbiamo bisogno di spazi in cui condividere la passione per il nostro mestiere, la voglia di superarsi e di emozionare. Di stupirsi per un insight. Per questo vorremmo che i nostri incontri si trasformassero in una festa, e questo è il nostro obiettivo.


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ADC*E Awards 2016 – estensione fino al 23 settembre

CALL FOR ENTRIES – 25° EDIZIONE DEGLI ADC*E AWARDS
“The Champions League of creativity”

Prorogata al 23 settembre la chiusura delle iscrizioni. Dettagli qui

L’iscrizione deve essere effettuata on-line su http://adce.submit.to entro venerdì 16 settembre 2016.
Maggiori informazioni su regolamento e ammissibilità ai 25° ADC*E Awards si trovano su http://www.adceurope.org/awards/rules

Per ulteriori informazioni, contattare:
Dan Bryant
Art Directors Club of Europe
Tel. +34 93 256 67 65
Tel. +34 629836939
press@adceurope.org
www.adceurope.org

 

 


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“It’s more fun to be a pirate than to join the Navy.” Steve Jobs

Aziende come Instagram, Airbnb, Guthub, Youtube e Android sono co-fondate da designer. Il nuovo sistema di pensiero delle tech companies è “design driven” e i designer sono i nuovi “pirati” del panorama delle start up.

  • Un pirata riesce ad essere creativo e focalizzato in un ambiente ostile.
  • Un pirata agisce in modo indipendente e si assume rischi intelligenti tenendo sempre a mente la sua visione.
  • La mente del pirata pensa sempre e solo ad una cosa: al tesoro.

Perché stiamo organizzando un design hackathon a Barcellona?

Stiamo riflettendo sul futuro della nostra professione, che in pochi anni cambierà del tutto.
Avremo più Human Organ Designer che art director. (fastfuture.com)

Noi, come ADCE, vogliamo connettere il mondo delle startup tecnologiche con il design con un progetto che risponda a due obiettivi:

1. Supportare idee di design (experience design, app design, industrial design, product design, service design, social design) che non possono essere messe sul mercato per mancanza di soldi o competenze tecnologiche, che i designer normalmente non hanno. Portiamo investitori e ingegneri a Barcellona per dare un futuro a queste idee.

2. Aiutare direttori creativi, agenzie, designer, che prima o poi si troveranno a lavorare con le start up, a capire come funziona questo mondo dal di dentro. Comunicazione tradizionale e branding non sono prioritarie per loro, lo diventano solo alla fine del processo.

Avremo sicuramente giovani designer di Barcellona, ma ci piacerebbe avere creativi da tutti i paesi. Può essere che ognuno di noi abbia un’idea nel cassetto e non sappia da che parte cominciare, può darsi che alcuni di quelli che fanno parte delle giurie vogliano provare a vedere come funziona là fuori, può darsi che ci siano direttori creativi che vogliano cimentarsi a fare gli imprenditori.

Il team vincente sarà ospitato una settimana a Roma a PiCampus -www.picampus.it - acceleratore di start up con grande esperienza sulla tecnologia che sta aprendo al mondo del design, per poter sviluppare l’idea potenzialmente più fertile.

Sei un pirata?

Partecipa il 14 e 15 ottobre a Barcellona al Pirates Hackathon (Turn design ideas into ventures).

Scarica qui la call e il modulo di iscrizione qui e inviala il modulo entro il 14 settembre all’assistente ADC*E, Aline Charransol, aline@adceurope.org tenendo in copia info@adci.it (oggetto: Pirates Hackathon Submission – Italy).


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Rinnovare per il 2016 – Meglio 130 euro oggi che 520 ad aprile?

Cari Soci,

vi ricordiamo che a dicembre l’Assemblea dei Soci ha approvato all’unanimità la proposta presentata dal Consiglio Direttivo in merito alle quote associative.

Rinnovare oggi la quota d’iscrizione all’Art Directors Club Italiano, costa 130 euro purché il rinnovo sia effettuato entro il 31 gennaio 2016.

Per chi rinnoverà l’iscrizione tra il primo febbraio e il 31 marzo 2016, la quota sarà quella standard, ovvero 260 euro per i soci awarded e i soci associati dal terzo anno in poi, mentre la quota di rinnovo per i soci nuova nomina al secondo anno è di 130 euro (vale per tutti coloro che si sono iscritti la prima volta al club nel 2015).
Chi deciderà di rinnovare successivamente pagherà invece 520 euro.

Gli Under 30 continueranno a pagare 50 euro. 

La quota può essere pagata tramite bonifico bancario:

BANCA PROSSIMA ADCI CLUB
IBAN : IT19V0335901600100000119579
Causale: Quota associativa 2016 NOME+COGNOME

Vi ringraziamo per l’attenzione.
ADCI

NOTA BENE: Se hai già provveduto al versamento della tua quota associativa, ignora questa comunicazione.


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Libertà di panorama. Cos’è e perché serve una legge.

(Foto: ROMA / Augusto De Luca)

(Foto: ROMA / Augusto De Luca)

Pagare o no per filmare o fotografare un monumento o un’opera d’arte collocati in luogo pubblico?

Il Legale dell’ADCI Giovanni Maria Riccio (Università di Salerno / Studio Legale e-Lex Belisario, Scorza, Riccio & Partners, Roma) fa chiarezza sul tema con questo post.

Cos’è la libertà di panorama?

Si è fatto un gran parlare, nelle ultime settimane, di libertà di panorama. Spesso, per la verità, facendo confusione, in una materia che, obiettivamente, è tutt’altro che semplice.

Per provare a fare chiarezza, occorre procedere con ordine, suddividendo le possibili ipotesi. Preliminarmente, però, occorre rispondere a due domande. Cos’è la libertà di panorama e perché se ne sta parlando così tanto?

Partiamo da quest’ultima domanda, perché di più agevole soluzione. Il mese scorso, la Commissione giuridica ha votato il rapporto dell’eurodeputata Julia Reda sulla modifica delle regole comunitarie sul copyright e, in particolare, sulla revisione della direttiva InfoSoc.

Uno dei punti più controversi, sui quali infatti non è stato raggiunto alcun accordo, è quello della libertà di panorama, materia sulla quale l’art. 5(3)(h) della Direttiva InfoSoc ha rimesso alla discrezionalità degli Stati membri la possibilità di introdurre eccezioni alle regole nazionali sul copyright.

La libertà di panorama – e veniamo alla seconda domanda preliminare – consiste nella possibilità di effettuare riprese o scattare fotografie di opere dell’architettura o di opere d’arte collocate in un luogo pubblico. I singoli Stati dell’Unione europea, in assenza di un’indicazione dalla legislazione comunitaria, hanno adottato approcci differenti, che spaziano da una libertà assoluta, tipica degli ordinamenti di common law, a fortissime chiusure, come quelle suggerite recentemente dai giudici francesi. In Italia, non ci sono norme che disciplinino la questione e, nel silenzio della legge, deve ritenersi che, in caso di opere protette e non cadute in pubblico dominio, sia necessario pagare i diritti o ottenere una licenza per le riprese o le foto di tali beni.

La frammentazione legislativa dei singoli ordinamenti nazionali aveva suggerito di introdurre una modifica, che consentisse foto e riprese di opere protette, purché collocate a titolo stabile in un luogo pubblico. Si pensi, ad esempio, al museo dell’Ara Pacis: è un’opera dell’architettura, tutelata dal diritto d’autore, i cui diritti non sono ancora caduti in pubblico dominio, liberamente visibile e stabilmente collocata in un luogo pubblico. Istintivamente, si potrebbe pensare che si tratti di un bene comune, perché oggetto della fruizione indistinta e non soggetta a restrizioni da parte di tutta la collettività.

Tuttavia, per alcuni, così non è. Infatti, a “controbilanciare” l’emendamento della Reda, è stato depositato un contro-emendamento, il n. 421, a firma dell’eurodeputato socialista Jean-Marie Cavada. Emendamento che proponeva che ogni ripresa o foto di beni situati in spazi pubblici (e “fisici”, come pedantemente si precisava nel testo dell’emendamento) dovesse essere soggetta, per tutti i Paesi dell’Unione europea, all’autorizzazione preventiva del titolare dei diritti d’autore (e, quindi, salvo il caso di licenze a titolo gratuito, al pagamento dei relativi diritti).

Entrambi gli emendamenti sono stati bocciati dal Parlamento europeo il 9 luglio scorso: un pareggio a reti inviolate, per ricorrere a una metafora calcistica. E, quindi, ritorno all’incertezza precedente, soprattutto per quei Paesi, come il nostro, in cui non esiste una legislazione ad hoc sull’argomento.

Si resta, quindi, in uno stato di incertezza. Tuttavia, provando a tratteggiare i contorni di un vademecum per artisti e altri operatori culturali, proviamo a scomporre le varie ipotesi, pur nella consapevolezza che, in taluni casi, non vi sia una risposta certa.

Prima di affrontare i singoli aspetti della problematica, mi sembra opportuno sgombrare il campo da talune idee errate che si stanno diffondendo. Ad esempio, l’idea secondo cui le fotografie ai monumenti, ai beni culturali e alle opere protette dal diritto d’autore sarebbe vietate in tutti i casi. Così non è: le foto per finalità personali sono infatti ammesse e lecite. Se visito un museo, posso farmi fotografare accanto ad un dipinto o ad una scultura, se poi quella foto è destinata ad un album dei ricordi (per i più retrò) o alla memoria del mio computer o del mio smartphone. Diverso, ma lo si vedrà a breve, è il caso in cui voglia utilizzare quell’immagine per finalità altre, che fuoriescono dall’ambito strettamente personale.

Si è anche detto che non sarebbe possibile pubblicare le foto personali sulla propria pagina di Facebook. Questa seconda affermazione è astrattamente corretta, atteso che Facebook (e, in genere, i social network) acquisiscono dagli utenti, al momento della registrazione alla piattaforma, il diritto di riutilizzare le loro immagini, in virtù di una co-licenza. Peraltro, sempre nelle condizioni di accesso ai social network, dichiariamo di essere titolari dei diritti dei contenuti che pubblichiamo. Insomma, se scattate la foto nel museo e la tenete per voi, nessun problema. Se, però, volete farla vedere ai vostri amici (perché, come dice Beckett, non si accontentano di aver vissuto, bisogna anche che ne parlino) allora dovreste seguire le regole che a breve tenterò di spiegare. Dubito, in ogni caso, che le possibilità di essere citati in giudizio per una foto pubblicata sul proprio profilo Facebook siano così elevate. Ma tant’è.

Posso pubblicare la foto delle dee Iside e Sekhmet del Museo egizio di Torino? Ovvero, beni pubblici non collocati all’esterno, in pubblico dominio

È il caso dei beni di proprietà dello Stato che sono custoditi in musei, biblioteche, archivi e così via discorrendo: si pensi, a titolo di esempio, ad un vaso etrusco custodito al Museo Guarnacci di Volterra. La fruizione di tali beni è riservata, nel senso che occorre accedere, pagando un biglietto o meno, al luogo in cui i beni stessi sono fisicamente conservati.

Si tratta di un’ipotesi la cui risoluzione è agevole, perché espressamente disciplinata dal Codice dei beni culturali, che, all’art. 107, stabilisce che «Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono consentire la riproduzione nonché l’uso strumentale e precario dei beni culturali che abbiano in consegna». I canoni di concessione e i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni culturali sono determinati dall’autorità che ha in consegna i beni e, quindi, dalla singola istituzione museale, dalla singola biblioteca, ecc.

Canoni e corrispettivi, da pagare in genere in via anticipata, non sono dovuti in caso di utilizzazione per scopi strettamente personali ovvero per motivi di studio o, ancora, ma solo nel caso di soggetti pubblici, per finalità di valorizzazione dei beni stessi.

(Foto: Gonzague Petit Trabal, Cappella Sansevero, Napoli, Corradini)

(Foto: Gonzague Petit Trabal, Cappella Sansevero, Napoli, Corradini)

Posso pubblicare le foto dei quadri di Mario Schifano al MACRO? Ovvero, beni pubblici non collocati all’esterno, non in pubblico dominio

L’ipotesi è simile alla precedente, con una significativa variazione sul tema: in questo caso, le opere non sono cadute in pubblico dominio e, quindi, l’autore o altro titolare può ancora vantare i diritti sullo sfruttamento commerciale delle opere stesse. È il caso di un quadro il cui autore sia ancora vivente ovvero non sia morto da almeno settant’anni.

Salvo talune eccezioni, infatti, le opere cadono in pubblico dominio decorsi settant’anni dalla morte del loro autore. Vi è però una discrasia tra opere tutelate dalla legge sul diritto d’autore e i beni tutelati dal Codice dei beni culturali. Le prime sono tutte «le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione». I beni culturali, invece, sono «le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico». Su tali ultimi beni è esercitata, ai sensi dell’art. 12 del Codice dei beni culturali, una verifica di interesse culturale che riguarda i beni, mobili o immobili, «che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni».

Nell’ipotesi ora considerata, per foto o video che riprendano le opere non cadute in pubblico dominio, occorrerà comunque rivolgersi all’ente che le detiene, al fine di valutare la sussistenza di eventuali accordi di licenza: potrebbe essere possibile, in altri termini, che i diritti di sfruttamento economico delle opere siano stati ceduti dall’autore all’ente stesso e che, quindi, i diritti d’autore vadano pagati a tale soggetto e non all’autore. La Corte di Cassazione, sul punto, ha chiarito che la riproduzione di un’opera (anche nel caso in cui si realizzi un’opera derivata, come nel caso di fotografia o di video dell’opera originaria) è coperta dal diritto d’autore, che «non vieta solo la moltiplicazione di copie fisicamente identiche all’originale, ma protegge l’utilizzazione economica che può effettuare l’autore mediante qualunque altro tipo di moltiplicazione dell’opera in grado d’inserirsi nel mercato della riproduzione» (Cass., n. 11343/1996).

Sono ammesse, tuttavia, alcune eccezioni, elencate dagli artt. 65 e seguenti della legge sul diritto d’autore. Tra le varie ipotesi contemplate dalla legge, merita di essere ricordata quella di cui all’art. 70, comma 1-bis, che concerne la pubblicazione delle opere cc.dd. degradate o a bassa risoluzione. Si tratta di riproduzioni di immagini o di musiche, realizzate per mezzo di internet e in assenza di uno scopo di lucro. In altri termini, è possibile riprendere liberamente la fotografia di un bene tutelato dal diritto d’autore e pubblicarla sul proprio sito internet, purché ricorrano i tre presupposti anzidetti.

Pare opportuno precisare, anche in relazione alla prima ipotesi elencata, che la giurisprudenza ha sempre interpretato in senso restrittivo le nozioni di uso personale e di assenza di scopo di lucro. Si pensi al caso di una fotografia destinata a un calendario distribuito gratuitamente: sebbene non vi sia un ritorno economico diretto per l’autore della pubblicazione, tuttavia lo scopo di lucro non è escluso, giacché, per mezzo della pubblicazione stessa, l’autore potrebbe farsi pubblicità ovvero ospitare inserzioni pubblicitarie all’interno della propria opera. Lo stesso, del resto, vale anche per i fini di studio: pubblicare la foto di un’opera tutelata dalla legge sul diritto d’autore o dal Codice dei beni culturali all’interno di un’antologia scolastica non esclude il pagamento dei diritti e dei canoni previsti dalla legge.

(Foto: Ed Coyle, The Pantheon)

(Foto: Ed Coyle, The Pantheon)

Posso pubblicare una foto del Colosseo? Ovvero, beni collocati all’esterno, in pubblico dominio

Entriamo adesso nelle ipotesi non disciplinate espressamente dalla legge italiana. La prima è quella dei beni pubblici collocati all’esterno e caduti in pubblico dominio: si pensi, ad esempio, al Colosseo, opera dell’architettura su cui non vi sono diritti d’autore.

Se scatto una foto del Colosseo e dopo creo una serie di cartoline, sono tenuto a pagare qualche ente? Il Comune di Roma? Lo Stato?

Nel silenzio della legge, la risposta – a parere di chi scrive – deve essere di segno negativo.

È vero che il Codice dei beni culturali, agli artt. 107 e 108, ricorre ad un’espressione ambigua, discorrendo di «beni in consegna al Ministero, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali», senza distinguere tra beni collocati all’esterno o all’interno ovvero tra beni visibili senza accedere ad un luogo e beni conservati in musei, biblioteche, pinacoteche, ecc.

Sebbene l’analisi del diritto straniero evidenzi esempi di segno opposto (celebre è la proposta di legge egiziana che voleva imporre delle royalties sulle fotografie delle piramidi), la risposta, a nostro avviso, porta a ritenere che tali beni siano soggetti alla disciplina dei commons ossia siano beni comuni, fruibili, in qualsiasi modo, da chiunque.

Sul punto, ancorandoci all’analisi del diritto interno, deve essere segnalata l’interrogazione parlamentare depositata il 28 settembre 2007 dagli onorevoli Franco Grillini e Cinzia Dato, nella quale si chiedeva all’allora Ministro della Cultura, Francesco Rutelli, di disciplinare nel nostro ordinamento la libertà di panorama. La risposta dell’Ufficio legislativo, datata 5 febbraio 2008 e firmata dal sottosegretario Danielle Mazzonis, sembra confermare la nostra interpretazione: «Pur non essendo espressamente disciplinata nel nostro ordinamento, la libertà di panorama ossia il diritto spettante a chiunque di fotografare soggetti visibili, in particolare monumenti ed opere dell’architettura contemporanea, è riconosciuta in Italia per il noto principio secondo il quale il comportamento che non è vietato da una norma deve considerarsi lecito. In altre legislazioni, invece, tale diritto è disciplinato diversamente a seconda dell’interesse che si ritiene di tutelare prevalentemente (si pensi, ad esempio, alla legislazione belga ed a quella olandese che consentono di fotografare liberamente solo gli edifici mentre è necessaria la richiesta di un permesso per le sculture ove costituiscano il soggetto principale della fotografia; oppure a quella tedesca secondo cui è possibile invece fotografare anche le sculture pubblicamente visibili per usi commerciali; infine a quella statunitense che, similmente a quella italiana consente di poter utilizzare le fotografie scattate in luoghi pubblici o aperti al pubblico per qualunque scopo, salvo che si tratti di opere d’arte non stabilmente installate in un luogo pubblico poiché in tal caso è necessaria l’autorizzazione del titolare). In Italia, non essendo prevista una disciplina specifica, deve ritenersi lecito e quindi possibile fotografare liberamente tutte le opere visibili, dal nuovo edificio dell’Ara Pacis al Colosseo, per qualunque scopo anche commerciale salvo che, modificando o alterando il soggetto, non si arrivi ad offenderne il decoro ed i valori che esso esprime».

La risposta del Ministero riconosce, quindi, una generale libertà di panorama nel nostro ordinamento, sulla base del principio (invero discutibile) secondo cui sarebbe lecito tutto ciò che non è espressamente vietato.

Non è infrequente, tuttavia, imbattersi in regolamenti di amministrazioni locali che, come nel caso del Comune di Lucca, richiedono autorizzazioni preventive, oltre al pagamento di diritti, nel caso di fotografie o riprese che avvengano sul suolo comunale e che non abbiano una finalità meramente privata. In estrema sintesi: sono libero di scattare una foto alla mia fidanzata con lo sfondo delle mura di Lucca, ma non posso realizzare un calendario con le bellezze lucchesi da distribuire ad amici e clienti, anche se si tratta di opere antiche e, quindi, senz’altro in pubblico dominio, se non pago il Comune.

Al di là della contestabile facoltà di un’amministrazione comunale di prevedere un simile balzello, non può non notarsi che, per questa via, si crea una rendita perpetua in capo al titolare del bene culturale, sia esso soggetto pubblico o privato. Se è comprensibile l’esigenza, non sempre felice, degli enti pubblici, a fronte di un’esposizione debitoria sempre più significativa, di far cassa con i beni culturali, non possono non notarsi le distorsioni di una simile opzione legislativa.

Innanzi tutto, deve notarsi, da un punto di vista strettamente teorico, che il diritto d’autore crea delle privative temporalmente limitate, costituendo un monopolio sullo sfruttamento economico dell’opera a favore dell’autore o degli altri titolari dei diritti d’autore, mentre, nell’esempio fatto, ci troviamo dinanzi ad un diritto illimitato: il diritto sulle mura che incorniciamo il meraviglioso centro storico di Lucca è un diritto senza tempo, che non risponde alle tradizionali esigenze del diritto d’autore e che non è in alcun modo uno strumento per incentivare la produzione culturale.

In secondo luogo, anche una lettura costituzionalmente orientata della fattispecie non può che condurre ad una prevalenza degli interessi della collettività rispetto a quelli del singolo proprietario, pubblico o privato che sia. Un bene storico, a prescindere dalle “gabbie” normative, è innanzi tutto un bene della collettività: non è un caso se l’art. 9 della Costituzione assegna idealmente il patrimonio storico e artistico non agli enti pubblici (e tanto meno ai privati), ma alla Nazione.

Sotto il profilo pratico, ammettere limitazioni fondate sul diritto dei beni culturali o sul diritto d’autore rischierebbe di condurre ad esiti paradossali, se non addirittura disastrosi. Si pensi, ad esempio, a un’opera cinematografica che sia girata in una città ricca di monumenti. In teoria, la produzione dovrebbe preoccuparsi, oltre che dei tradizionali permessi per l’occupazione di suolo pubblico, anche di pagare tutte le royalties all’amministrazione comunale o ai singoli titolari dei diritti. Penso a un film girato a Roma, le cui riprese potrebbero “cadere” incidentalmente su beni in pubblico dominio (il Colosseo, la Bocca della Verità) ovvero su beni su cui insistono ancora diritti d’autore (il museo dell’Ara Pacis o il Maxxi, la statua dedicata a Giovanni Paolo II a Termini, e così via). Nessun film girato nelle nuove stazioni della metropolitana di Napoli, abbellita da decine di opere d’arte contemporanea: troppo complicato ed economicamente troppo costoso. Ma neanche nessun sito web sulle bellezze di Lucca, salvo pagare un Comune, cui evidentemente difetta la lungimiranza sufficiente a comprendere che una simile soluzione non fa che danneggiare le potenzialità turistiche della città, le cui enormi bellezze sono costrette ad un forzoso esilio dai canali di promozione indiretta offerti dalla rete internet.

(Foto: R2Hox – Murales 21)

(Foto: R2Hox – Murales 21)

Posso pubblicare una foto di L.O.V.E. di Maurizio Cattelan? Ovvero, beni collocati all’esterno, non in pubblico dominio

Se seguissimo le indicazioni ministeriali, le medesime conclusioni dovrebbero valere anche per i beni situati all’esterno, ma non ancora caduti in pubblico dominio: del resto, la risposta del sottosegretario Mazzonis menzionava espressamente «il nuovo edificio dell’Ara Pacis». Tuttavia, cadendo in contraddizione, la medesima risposta ministeriale cita musiche e risoluzioni degradate o a bassa risoluzione, concludendo che «ove il soggetto fotografato fosse un’opera di autore vivente, l’utilizzo non potrà avvenire che nei limiti anzidetti».

Pertanto, in astratto, nulla potrebbe impedire al già ricordato Richard Meier, architetto del museo dell’Ara Pacis, o anche agli artisti di street art, che stanno abbellendo i sobborghi delle maggiori città italiane, di intentare un’azione giudiziaria contro un fotografo o un produttore cinematografico che dovessero riprendere una loro opera.

Serve, in definitiva, un intervento legislativo. Fallito il tentativo comunitario, si potrebbe spingere sulla soluzione nazionale, come caldeggiato anche dagli attivisti di Wikimedia.

Serve, in altri termini, una legge chiara, che preveda un’ulteriore eccezione alla legge sul diritto d’autore. Verosimilmente, al pari delle leggi europee che si sono occupate della questione (tra le altre: Germania, § 59 dell’Urheberrechtsgesetz, la legge sul copyright, che ammette la riproduzione delle opere collocate stabilmente in luoghi pubblici, in qualsiasi forma; Spagna art. 35 del Decreto Reale n. 1 del 1996, che consente di riprodurre in forma bidimensionale (foto, video, dipinti o disegni) «opere collocate permanentemente in parchi, strade, piazze o altri spazi pubblici»; Portogallo, 75(2) del Codigo do direito de autor e dos direitos conexos, che consente la riproduzione delle opere collocate in luoghi pubblici, a condizione che non contrastino – conformemente a quanto previsto dalla Convenzione di Berna, con lo sfruttamento normale dell’opera stessa; Danimarca, il cui art. 24 della legge sul diritto d’autore accorda la riproduzione in forma pittorica degli edifici, nonché delle altre opere collocate stabilmente in luoghi pubblici, a condizione che non siano l’elemento centrale della riproduzione, ecc.) l’eccezione in questione dovrebbe riguardare le opere stabilmente collocate in spazi pubblici, senza distinguere tra opere tutelate dal diritto d’autore e opere cadute in pubblico dominio, con esclusione delle opere destinate solo temporaneamente alla fruizione collettiva. Allo stesso modo, sempre nel solco degli altri modelli europei, potrebbero essere incluse nell’eccezione al diritto d’autore le sole riproduzioni bidimensionali (disegni, dipinti, foto e video), nonché le utilizzazioni che non abbiano quale elemento centrale l’opera protetta: per essere più chiari, una fotografia che abbia come sfondo il museo dell’Ara Pacis dovrebbe essere consentita, non una fotografia che riproduca il solo museo.

L’ipertrofica bulimia in cui è caduto il diritto d’autore negli ultimi decenni ha determinato uno scollamento evidente dagli obiettivi di protezione originariamente prefissati. Tutelare i diritti economici dei titolari non può determinare una compressione dei diritti della collettività alla fruizione delle opere. Forse non dovremmo dimenticare che il diritto d’autore dovrebbe promuovere la creatività e non essere un limite alla diffusione della cultura.