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Think with ADCI – YouTube, Your Pop.

Continua l’appuntamento con Think with ADCI, la rubrica nata dalla partnership tra il nostro Club e Google.

Mentre probabilmente stai guardando in streaming su YouTube il Festival di Cannes, noi oggi parliamo – rullo di tamburi – proprio di YouTube, perché il contenuto è importante, ma senza contenitore non te ne fai granché, no?

Come avrà intuito ormai anche la persona più lontana dal concetto di “early adopter” (io, per esempio), la piattaforma di hosting video di Google è diventata un punto fermo all’interno del nostro sistema culturale e valoriale.

È inutile girarci troppo intorno: YouTube ha cambiato radicalmente la cultura pop, anzi, l’ha completamente reinventata.

Se mi avessero proposto, guardando il primo video nella storia di YouTube, di scommettere sul successo o il fallimento della piattaforma, avrei perso miseramente i miei denari.

Ma ti sei mai chiesto quale strada abbia portato YouTube dal video di un tizio allo zoo fino a diventare il punto di riferimento in cui tutti cercano ispirazione e informazioni per farsi un’idea di dove sta andando il mondo? Per capirlo devi analizzare il fenomeno da più punti di vista, in modo da comprenderne la complessità e i fattori che ne determinano il successo ogni santo giorno. Partiamo da un primo assunto: quando il tuo pubblico potenziale è l’intero pianeta, c’è la concreta possibilità che i tuoi contenuti possano risultare rilevanti per qualcuno, da qualche parte. Questo ha dato vita al fenomeno che Kevin Allocca, Head of Culture & Trends di YouTube, chiama delle nicchie di massa, vale a dire tutti quei fan dei contenuti più disparati e settoriali, che a seconda della tipologia possono contare numeri grandi, grandissimi o mastodontici. Dagli appassionati di bricolage estremo ai (più o meno) buongustai che aspettano la nuova puntata di Epic Meal Time, i pubblici che possono aver voglia di seguirti sono tantissimi. Basta (quasi) solo raggiungerli. 

Certo è però che la rivoluzione culturale di YouTube non la puoi considerare conclusa qui. Un ruolo altrettanto fondamentale e complementare ce l’ha anche l’elemento chiave alla base di ogni community, virtuale e non: l’interazione. YouTube è, per sua stessa definizione, un ambiente in cui la creatività vive grazie all’interazione. Io vedo il tuo video, ne parlo con la mia amica, che ne parla con un suo amico e, insieme, ne fanno una versione fuori di testa che diventa un cult. E se, per seguire l’esempio, tu sei un ballerino filippino e quell’amica con cui ne ho parlato è, ne dico una, Beyoncé* che decide di farne un video spettacolare, ti rendi conto benissimo che YouTube sta cambiando la percezione della cultura pop anche agli occhi di chi quella stessa cultura la crea ogni giorno.

Last but not least, ti ricordi qual è il payoff di YouTube? Esatto, Broadcast Yourself.

 

È proprio questo invito, tanto semplice quanto audace, che ci porta ad affrontare l’ultimo aspetto della faccenda. Su YouTube, in pratica, metti in scena te stesso, che sia la parte che preferisci o quella che odi di più non ha importanza. Quello che conta è che qualunque sia la porzione di mondo che ci offri attraverso il tuo video, sarà sempre filtrata dalle tue esperienze individuali, che andranno così a incontrarsi o scontrarsi con quelle degli altri utenti, dando vita ai fenomeni più disparati: da conversazioni infinite che si perdono nei meandri di pagine e pagine di commenti, alla creazione di format innovativi e capaci di superare barriere all’apparenza insormontabili. Vuoi un esempio? Visto che a Cannes si sta già facendo notare, è facile che tu conosca già la storia di questa ragazza che ha creato un talk show in cui intervista un sacco di persone famose nonostante un suo non esattamente trascurabile problema: è affetta da autismo.

Se vuoi sapere qualcosa in più di ciò che Google ha da dirti su YouTube, leggi direttamente l’articolo di Kevin Allocca qui.

 

*Nel caso te lo fossi chiesto no, non conosco davvero Beyoncé né credo la conoscerò mai. Ma una volta ho visto James Brown in aeroporto a Catania.


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YouTube Cannes Ads Leaderboard 2017

Ed eccoci arrivati a Cannes – YouTube Cannes Ads Leaderboard 2017 è la classifica delle 10 pubblicità più popolari a livello mondiale tra marzo 2016 e aprile 2017. Queste pubblicità rappresentano complessivamente 11,8 milioni di ore visualizzate e 416 milioni di visualizzazioni su YouTube. La classifica è determinata sulla base dei segnali di gradimento più significativi espressi dagli utenti su YouTube tra cui: il numero di visualizzazioni di ciascuna pubblicità, il tempo di visualizzazione e il rapporto tra visualizzazioni organiche e visualizzazioni a pagamento.

Nike Football Presents: The Switch ft. Cristiano Ronaldo, Harry Kane, Anthony Martial & More

Knorr #LoveAtFirstTaste

Clash of Clans: Hog Rider 360°

Best Day Of My Life | Shell #makethefuture

How to Use a Raw Egg to Determine if Your Mattress is Awful – #PURPLE

This is a phone.

The Unexpected John Cena Prank | Hidden Camera

Budweiser 2017 Super Bowl Commercial | “Born The Hard Way”

A Better Super Bowl | NFL Hyundai Super Bowl LI

2017 Kia Niro | “Hero’s Journey” Starring Melissa McCarthy


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“Questo Bachi non è un semplice Bachi”

Ricevo da Enzo Sterpi questo bel ricordo di Pierluigi Bachi.

Qualche giorno fa abbiamo perso Pierluigi Bachi. Un amico che era un art director che era stato un illustratore. Pierluigi si distingueva per la discrezione e l’educazione. Qualità che si riflettevano fortemente nel suo lavoro, con una millimetrica precisione vestita di ironia e di un profondo rispetto per questo mestiere. Rispetto per un’arte di cui aveva respirato le basi in famiglia, con un padre che dipingeva a mano le insegne dei negozi (spazi, caratteri, proporzioni, sintesi visiva, colori, ecc). Questo giovane illustratore arrivò a Milano da Lucca e iniziò a lavorare, a frequentare le agenzie, dove incontrò una doppia fortuna. La prima erano gli anni ottanta, un’era impensabile per chi lavora oggi, fatta di manualità, layout, pennarelli, righe storte dei copy e righe dritte degli art, di lucidi, ma anche di forte sperimentazione, di budget, di soldi investiti in produzione, in fotografi, in stipendi. Poi la seconda fu di entrare in Publimarket, un’agenzia che era un piccolo paradiso della creatività gestito da Daniele Cima e Renata Prevost, in cui anche i soci/proprietari credevano nella creatività. E con quel gruppetto di creativi Pierluigi iniziò a fare l’art director. Poi ci sono state La Troost, la Benton&Bowles, la Mc Cann e via via altre fino alla Testa di Torino e fino al ritorno a casa, aprendo un ufficio a Viareggio dove poter lavorare vicino alla moglie e alle figlie.
Abbiamo lavorato insieme e nel mio portfolio c’è qualche pezzo di Bachi, lo ricordo con affetto e so che mancherà a molti.
Per chiudere questo pezzo con un po’ di vitale umanità vorrei aggiungere un ricordo che ho postato su Facebook.

Pierluigi Bachi non c’è più. Anni fa mi ha chiamato x aiutarlo in una gara e sono andato a Viareggio, nel suo ufficio che se apri la finestra c’è giù il canale con le barche.
Mentre lavoravamo si è assentato poco più di 10 minuti per seguire qualche altro progetto della sua agenzia, lasciandomi solo. E io, come Gatto Silvestro, sono andato all’altro lato del tavolo e mi sono seduto al suo posto, davanti al suo adorato blocco da layout im-ma-co-la-to.
E gli ho scritto, su tutto lo spazio della doppia pagina, una canzone:

Ode al Bachi
(da cantare sulla musica di Il tuo bacio è come un rock)

Questo Bachi è come un rock,
che ti morde col suo swing.

E’ assai facile al layout,
che ti fulmina sul ring.

Fa l’effetto di uno choc,
e perciò canto così:
Ba-Ba-Ba Ba-Ba-Ba
il tuo Bachi è come un rock!

Questo Bachi non è un semplice Bachi,
uno solo ne vale almeno tre,

e per questo bambina tu mi piachi,
e dico “Ba-Ba-Bachiami così!”

Quando è tornato e si è messo a leggerla, con la pipa in bocca, ho iniziato a cantargliela, intonato come neanche il peggior concorrente di X Factor. E lui rideva. E rideva. E rideva. Ha staccato il foglio e l’ha appoggiato al vetro della finestra guardandolo in controluce, sembrava un ortopedico che esamina una lastra. E poi rideva ma non poteva se no gli cadeva la pipa. E se teneva la pipa gli cadeva il foglio dalla finestra, e così via. Con quel suo muoversi che non c’è a Milano, è proprio solo suo e dei Lucchesi.
Quando a sera sono andato via mi ha accompagnato alla macchina, e mi ha detto: Mi rifai il finale?
E lì, ormai al buio, in un parcheggio di Viareggio, gli ho cantato le ultime due strofe:

Questo Bachi non è un semplice Bachi,
uno solo ne vale almeno tre,

e per questo bambina tu mi piachi,
e dico “Ba-Ba-Bachiami così!”