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Lele Panzeri intervista Vicky Gitto su If! e la formazione dei creativi.

Mentre cala la sera a If! Italians Festival, Lele Panzeri, past president ADCI, intevista Vicky Gitto, attuale presidente ADCI, sull’edizione 2016.

Vicky racconta la nascita del festival e ci parla del comitato organizzativo, delle partnership e delle relazioni con i player che rendono possibile la manifestazione. Interscambio costruttivo è la parola d’ordine e la recente presenza dei clienti nelle giurie ne è l’esempio. Nella seconda parte dell’intervista, Vicky e Lele, affrontano il tema alla formazione dei professionisti di domani.

Clicca qui per vedere l’intervista.

Buona visione


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ADCI AWARDS 2016 – GRAND PRIX A NETFLIX / WE ARE SOCIAL PER NARCOS “PARLA COME EL PATRON”

La giuria presieduta da Katrien Bottez ha appena annunciato i vincitori degli ADCI AWARDS 2016, nella serata conclusiva di IF! Italians Festival.

I Premi Best Use Of Youtube sono andati a Wind “Una grande giornata” di Ogilvy & Mather e Tempo “Happy Tears” di DLVBBDO.

Per il 7 Days Brief – menzione d’onore per Gabriele Ciregia e Giulia Brugnoli.

“Sono davvero molto orgoglioso di questa edizione degli Awards. Abbiamo visto le giurie, impegnate anche in dibattiti animati, lavorare con passione per andare a fondo dei messaggi delle campagne presentate. Abbiamo visto davvero ottimi lavori che dimostrano come il nostro Paese sia pronto per alzare l’asticella.” ha dichiarato Vicky Gitto, Presidente ADCI. “La scelta di avere anche un cliente tra i giurati è significativa perché è sempre più importante creare un forte legame tra Agenzie e Cliente, in modo da lavorare in sinergia per lavori di qualità sempre crescente e in grado di raggiungere anche target internazionali. È arrivato il momento di osare, perché questa è la strada per la crescita delle realtà aziendali ed imprenditoriali e che può portare davvero all’evoluzione culturale del Paese”

ADCI AWARDS 2016 – METALLI (AGGIORNATO CON CATEGORIA ILLUSTRAZIONE)

Grazie a tutti! 


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Maurizio Cattelan, Hall of Fame ADCI 2016

 

Sarà Maurizio Cattelan ad entrare nella “Hall Of Fame” dell’ADCI, in occasione della serata di Premiazione prevista al Teatro Parenti sabato 8 Ottobre in occasione di IF, Italian Festival.

L’ADCI ha deciso di conferirgli questo prestigioso riconoscimento sulla base di questa motivazione:

Maurizio Cattelan è autore di opere e azioni di forte impatto mass-mediatico ed è uno degli artisti che più ha influenzato l’immaginario contemporaneo su scala planetaria. Figura emblematica e controversa, è ‘il creativo’ italiano che più di ogni altro si è misurato con il potenziale totalizzante dell’era dei mass media utilizzandoli in una logica avanguardista. Come sottolinea Massimiliano Gioni: “In Cattelan i media fanno da cassa di risonanza alle sue leggende urbane e alla sua mitologia individuale. Alcune opere di Cattelan esistono solo nello spazio mediatico, come per esempio la campagna elettorale “Il tuo voto è prezioso, tienitelo” apparsa unicamente sui giornali. E tutte le sue opere vivono una specie di seconda vita o una serie infinita di vite nei media.” Per queste ragioni è un grande onore per noi includere Maurizio Cattelan nella Hall of Fame dell’ADCI

Maurizio Cattelan, il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, nasce a Padova nel 1960. Vive e lavora tra Milano e New York

I personaggi che popolano il mondo di Cattelan, definito da ”Le Monde” il primo surrealista del terzo millennio, sono comparse di un teatro dell’assurdo: poliziotti ribaltati a testa in giù, animali impagliati che pendono dal soffitto, icone del potere derise pubblicamente, bambini meccanici che disturbano i visitatori. Il lavoro di Maurizio Cattelan simula e sovverte le regole della cultura e della società, in un continuo gioco di sconfinamenti e gesti di insubordinazione.

Stando a Nancy Spector – curatrice della personale che nel 2012 il Guggenheim dedicò al ribelle di Padova – “Per Maurizio Cattelan il sistema dell’arte funziona come il lettino dell’analista; è un non luogo in cui fare emergere derive, angosce e contraddizioni”.

By Stefania Siani


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THANKS ENZO IT’S A BIG FRIDAY

 

Ve lo avevamo già accennato.
Tante iniziative pronte per voi giovanotti dell’Italia creativa.
Dopo il 7daysBrief, ecco il Grande Venerdì di Enzo.
Sempre ad IF!, sempre con tanti Direttori Creativi alla ricerca di nuovi talenti, affamati di grandi idee.

Tirate fuori le p***### e i vostri portfolii e andatevi a prendere quella scrivania vuota che aspetta solo di essere occupata.

Che David Droga sia con voi e con il vostro Art o Copy.

Sarà una serata difficile ma per partecipare è davvero molto facile.
Cliccate qui.
In bocca al lupo!


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7 DAYS BRIEF

Ebbene ci siamo. IF! è alle porte e gli appuntamenti per voi giovani creativi italiani iniziano a sbocciare come rose a dispetto dell’inverno che inizia a farsi sentire.

Partiamo dal primo appuntamento. Stiamo parlando proprio del 7 Days Brief, premio che ADCI e GOOGLE ogni anno preparano per scegliere le migliori teste creative capaci di produrre in sette giorni un video roll out davvero unskippable.

Il primo ottobre, sul questo bIog, caricheremo il brief.
Quindi seguiteci come solo un bravo stalker è capace di fare.

Questa la giuria che vi giudicherà.

Marianna Ghirlanda – Presidente di Giuria (Google Italia)
Luis Ciccognani - Politecnico di Milano
Pasquale Frezza – Clients Creative Director DLVBBDO
Mirco Pagano – Creative Director TBWA and Integer Italia
Matteo Maggiore – Associate Creative Director Leo Burnett Dubai
Lavinia Francia – Senior Copywriter Ogilvy&Mather

Siete avvisati. ;)


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ADCI Awards 2016 – I Presidenti

Per la prima volta nella storia degli ADCI Awards un presidente non italiano con grandissima esperienza internazionale. E’ una donna, si chiama Katrien Bottez e siamo onorati che abbia accettato felicemente il nostro invito a guidare una giuria composta da straordinari talenti italiani. Tutti giovani, qualcuno un po’ meno ma con importanti esperienze internazionali o di leadership creativa su clienti globali. Vantano tutti la partecipazione a diverse giurie internazionali e siamo sicuri che imprimeranno una direzione fresca, moderna e di grande qualità alle proprie squadre.

Presidenza ADCI AWARDS 2016 – Katrien Bottez

Executive Creative Director di Famous Brussels, una delle più importanti agenzie indipendenti in Belgio, Katrien ha iniziato come direttore creativo in Duval Guillaume, nominata ‘’Agenzia creativa dell’anno’’ per tre anni consecutivi, dal 2012 al 2014. Con il suo team Katrien ha vinto più di 50 Leoni a Cannes (negli ultimi 4 anni ne ha vinti 28 di cui 11 d’Oro). Nel 2012, sempre ai Cannes Lions, l’agenzia in cui lavora è stata nominata “Agenzia dell’anno” nella categoria Media. A Eurobest, negli ultimi 4 anni, Katrien e il suo team hanno vinto oltre 40 premi, inclusi 3 Gran Prix e 9 Ori. Nel 2012 è stata nominata da Business Insider come una delle 25 persone più creative al mondo all’interno della industry pubblicitaria. L’anno successivo è stata eletta numero uno di quella lista.

Presidenza Giuria PROMO/ACTIVATION - Luca Cinquepalmi

Direttore Creativo Esecutivo Publicis Italia. Torna in Italia dopo una lunga esperienza a Parigi insieme a Marco Venturelli come direttori creativi esecutivi di Les Gaulois (parte di Havas Group) e prima in Agence H. Luca comincia la sua carriera di art director a Londra dove lavora per grandi agenzie internazionali. Nel 1995 decide di rientrare e fermarsi fino al 2010 lavorando per BBDO, JWT, Publicis e Euro RSCG. Ha vinto numerosi premi internazionali tra cui 25 Leoni al Festival di Cannes.

Presidenza Giuria CYBER 1 - Paolo Iabichino

Direttore Creativo Esecutivo del Gruppo Ogilvy & Mather Italia. In pubblicità dal 1990, ha inventato e declinato il concetto di Invertising per interagire con un messaggio pubblicitario rinnovato. Due volte giurato al Festival di Cannes, fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Storytelling dell’Università di Pavia. È docente dei master in social media marketing e comunicazione digitale dell’Università IULM, Cattolica di Milano e dell’Università di Siena. Dal 2013 è tra i docenti del nuovo indirizzo in Digital Marketing Management della laurea specialistica in Marketing Consumi e Comunicazione dell’Università IULM. La sua ultima pubblicazione s’intitola “Existential Marketing – I consumatori comprano, gli individui scelgono”: un saggio dedicato alle nuove matrici narrative delle marche che non possono restare impassibili di fronte alle istanze sociali, culturali ed economiche di uno scenario sempre più confuso.

Presidenza Giuria CYBER 2 - Ottavio Nava

Co-founder & Managing Director Italia di We Are Social, cresce professionalmente nel gruppo TBWA Agency.com dal quale si separa nel 2010 per fondare la propria agenzia insieme ai soci e amici Gabriele Cucinella e Stefano Maggi. Lavora costantemente a contatto con clienti come BMW, Netflix, Barilla, AB-InBev, ING Direct, Coca Cola e Campari con un focus trasversale su strategia, creatività e innovazione.

Presidenza Giuria DIRECT/PR - Sergio Müller

Sergio ha vissuto in Rapp Collins, Rapp/TribalDDB, DDB Group la trasformazione del direct classico in comunicazione di relazione integrata: art nel 2000, co-direttore creativo nel 2002, direttore creativo dal 2003. A fine 2010 entra in A-Tono per rendere ancora più diretti i rapporti tra marche e persone grazie al mobile, attraverso cui oggi passa praticamente tutto. Giurato ai Cannes Lions Direct 2006 e 2010, ai Caples e ai DMA Echo Awards di New York nel 2007, ha servito come presidente di giuria ai Giovani Leoni Cyber e ai DMA Awards Italia nel 2014.

Presidenza Giuria STUDENTI - Jack Blanga

Jack Blanga, 35 anni. Dal 2014 è Digital Director in TBWA\Group, dopo aver precedentemente lavorato in Leo Burnett, FullSIX, JWT, Meloria, ed aver co-condotto una campagna politica. Dalla A di ATL alla Z di Zuckerberg, ha sperimentato ogni lato della comunicazione, servendo clienti quali Nintendo, Alfa Romeo, The Coca-Cola Company, Heineken, Kit Kat, Tenderly, Alpitour, BNL – BNP Paribas. Ha ottenuto oltre cinquanta riconoscimenti tra nazionali e internazionali, tra cui 12 metalli agli ADCI Awards. Docente di unconventional media, nel 2015 ha portato i suoi studenti a vincere i Cannes Future Lions– prima e unica volta per una scuola italiana. A giugno 2016 è stato giurato nella sezione Direct ai Cannes Lions.

Presidenza Giuria INTEGRATED - Ginevra Capece

Dal 2014 Ginevra Capece Galeota ricopre il ruolo di Creative Strategist in Facebook. Precedentemente ha lavorato per oltre 10 anni in agenzie quali GGK, CLM/BBDO, Ogilvy, prima come Art Director poi come WWCD seguendo clienti quali Apple, Volvo, Pepsi, Dove, IBM, Louis Vuitton. Ha vinto numerosi Award in Francia e  negli USA: un Gran Prix a Cannes, tre Cannes Lions, numerosi New York Festivals, LIA, Epica, Clios etc. In Italia dal 2015, è stata invitata a prendere parte alla Giuria del ADCI per la categoria Promo Activation. 

Presidenza Giuria FILM/CRAFT/BRANDED CONTENT - Stefania Siani

Dopo gli studi in filosofia si specializza in copywriting all’Accademia di comunicazione. Inizia la sua carriera in Verba DDB, quindi in Ata De Martini, Red Cell e 1861 United dove viene nominata direttore creativo. Dal 2008 passa in DLVBBDO dove ricopre l’incarico di Executive Creative DIrector per le sedi di Milano, Roma e della digital house organ del gruppo: Proximity BBDO. Ha vinto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e dal 2016 e’ membro del Consiglio Direttivo ADCI.

Presidenza giuria OUTDOOR/FOTOGRAFIA – Serena Di Bruno

La carriera di Serena è iniziata nel 2000 come Art Director in DLVBBDO, dove ha lavorato su clienti come BMW, MINI, Pirelli RE, Pirelli Tyres, Cinzano, Masterfoods, Bayer, Plasmon, Henkel, Cartoon Network ed Emergency. Nel 2007 è diventata Vice Direttore Creativo per poi passare nel 2008 in GreyUnited (allora 1861United) come Direttore Creativo per lavorare su Ikea, Yamaha, Lexus, Costa Crociere, Breil, Galbusera, Tre Marie, Vodafone e Sky. Dal 2014 è Direttore Creativo Associato. Durante sua carriera ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali. Tra il 2007 e il 2009 è stata Consigliere dell’ADCI e insegna Art Direction all’Accademia di Comunicazione di Milano.

Presidenza Giuria STAMPA/DESIGN - Francesco Guerrera

Art Director, maker per deformazione, fotografo e calligrafo per passione, dal 1999 lavora in alcune tra le più importanti agenzie internazionali – Saatchi&Saatchi, DDB, Arnold Worldwide – per poi diventare Direttore Creativo in Armando Testa e quindi Executive Creative Director in TBWA Italia, dove ha lavorato fino al 2015. Oggi è partner delle Balene, con cui nel 2015 ha fondato anche Acqua su Marte.

Presidenza Giuria RADIO/COPYWRITING - Lorenzo Crespi

Inizia a lavorare in pubblicità nel 2002 in DDB Milano. Passa in DLV BBDO nel 2004 che lascia nel 2010 come Vice Direttore Creativo. Nel 2010 entra in Armando Testa e successivamente passa in Euro RSCG (attuale Havas Worldwide Milan) con la carica di Direttore Creativo dove ha un ruolo chiave nello sviluppare progetti di comunicazione che fondono ai media classici competenze social, digital e PR. Nella sua carriera ha avuto l’opportunità di lavorare su alcuni dei più importanti brand italiani e internazionali passando dalle automobili al food, dall’healtcare, al lusso, dal turismo all’intrattenimento. Ha vinto diversi riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui 3 leoni al Festival di Cannes.

 

 

Per tutti i Soci ed ex-Soci: per avere la possibilità di essere chiamati in giuria è sufficiente essere regolarmente iscritti all’Art Directors Club Italiano per l’anno in corso. Per maggiori informazioni scrivere a caroline.schaper@adci.it .

Ricordiamo inoltre che è possibile iscrivere le campagne fino al 25 settembre: cfe.adci.it - per informazioni scrivere a cfe@adci.it

 


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Call For Entries ADCI Awards 2016 – Non perderti la tariffa ridotta!

 

È partita la Call for Entries per gli ADCI Awards 2016, scaricabile qui.
Fino al 31 luglio, tutti i lavori che verranno iscritti godranno dell’Early Bird pricing: 30% circa di sconto rispetto alle normali tariffe, che entreranno in vigore dal 1° agosto.

Sono iscrivibili i lavori usciti nel 2015 e mai iscritti agli ADCI Awards e i lavori usciti entro il 31 agosto 2016.

La premiazione degli ADCI Award avrà luogo nel contesto di IF! Italian Festival, in ottobre.

Le Entry possono essere pagate direttamente online con PayPal o carta di credito, registrandosi nell’apposita area di eCommerce.

Si possono acquistare tutte le Entry che si desiderano da subito, senza essere obbligati a caricare immediatamente i propri lavori. Ciò consente di pagare le entry nel periodo di sconto e caricare poi, con calma, i propri lavori. Fino alla deadline del 25 settembre, grazie alla ID univoca registrata al primo acquisto, si potrà accedere tutte le volte che lo si desidererà sia all’area “shop“ (per acquistare eventuali Entry aggiuntive), sia a quella per caricare con estrema semplicità tutti i lavori per cui si è acquistata l’Entry in precedenza.

Non è necessario essere socio ADCI per iscrivere i lavori e partecipare agli ADCI Awards.
Scarica il CFE e leggi attentamente tutte le norme per individuare prezzi, categorie e materiali da inviare per le categorie che ti interessano.

Per eventuali informazioni, scrivere a cfe@adci.it


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Pronti per un nuovo contest? DOOH!

Chi ha detto che il digital ha sempre bisogno di un computer, un tablet, o almeno uno smartphone? Basta avere l’idea giusta per esplorare le opportunità del Digital Out Of Home: per gli amici, DOOH.

È il tema del contest Born To Be DOOH! organizzato da Clear Channel e promosso dall’ADCI nell’ambito della partnership avviata durante l’ultimo IF!

In palio per la campagna vincitrice due settimane di pianificazione sul circuito Clear Channel e un viaggio per 2 persone ai Cannes Lions 2016.

Tutte le info di partecipazione sono qui. In bocca al lupo!


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Un colpo di coda poco scodinzolante.

È innegabile che IF 2 abbia riscosso un grande successo. Lo dicono i numeri, lo dice la stampa, lo dicono i vari pienoni registrati. E, per ultimo, lo dico anch’io. Benissimo, siamo tutti stracontenti.

Ma è proprio con questa premessa, che domando ai soci ADCI e a chi gestisce il festival, come mai la sua identity visiva (il logo, la grafica, le animation nel Parenti e nel sito IF), sembrino scaturire da una garetta Zooppa o da un concorso di vetrinistica fine 900.

Non so chi siano gli autori e nemmeno m’interessa personalizzare la faccenda. So solo che è vecchia. Roba da convention Chupa Chups fatta in casa. Insomma, non degna di un evento che invece sul piano organizzativo e dei nomi coinvolti, ha ridato slancio a un settore da qualche anno in grave deficit d’ossigeno.

Sarà che io sia fissato con la typography, che la passione per i layout e l’animation ben curati, che l’attenzione maniacale per la motion graphics e il web design, mi portino a sognare – non anche, ma soprattutto per l’ADCI – un livello di cultura visiva sempre al top.

Oltre SanRemo, Trieste e Ponte Chiasso, i miei riferimenti attuali (non quelli storici), li scovo di preferenza nei dintorni di Anagrama, Awwwards, Roger Black, BMD Design, Bunch, Complexity Graphics, Desigg, Designcollector, Design Observer, Dexigner, Dinnick & Howells, dontfeartheinternet, heydays, Richard Hollis, Holstee, INBALOZA, Adam Juresko, LUST, Mat Voice, Kiss Miklos, Offf, Paprika, The Plant, prty, Thomas Quinn, Studio Revert, Sciencewerk, since85, soulwire, ThinkingForm, Typewolf, Vimeo NiceType, Webby Award, wedge&lever, Wordsarepictures, 99nosbyfutura… nomi così.

Se invece dovessi giocare in casa, prima di mandare in campo un dribblomane senza visione di gioco, consulterei i migliori osservatori sulla piazza. Gente che dispone di credenziali di graphic design e di typography decisamente al di sopra delle mie. Penso a persone che hanno portato a casa un’infinità di metalli preziosi, Grand Prix e Hall of Fame ADCI, come per esempio, Luca Albanese, Carlo Angelini, Pierluigi Cerri, Daniele Cima, Matteo Civaschi, Fabio Ferri, Felix Humm, Italo Lupi, Paola Manfroni, Giorgio Natale, Claudia Neri, Federico Pepe, Giovanni Porro, Assunta Squitieri, Agostino Toscana, Fritz Tschirren.

Se ora qualcuno azzardasse rispondermi che questo autentico dreamteam non è digital native, che non si è abbastanza nutrito di mobile, viral e ambient communication… gli risponderei secco secco: Chi ha nel suo portfolio la visual identity IF, è invece visibilmente cresciuto nella nursery di Antonio Ricci, X-Factor e Winx. Alé.

Per favore, passatemi il sale.

Post it: Già che ci siamo, ai “miei” pionieri ADCI chiederò senza tanti giri, cosa pensano del Cirque du Trompe l’Oeil grafico che incornicia il nostro IF… e poi vediamo che tipo di giudizio ne uscirà. Augurandomi per il bene del Club, che questa mia paranoia culturale sia poi clamorosamente smentita e smontata, vi terrò comunque informati. Stay tuned.


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Dalla bella figura al design | Paola Antonelli, Hall of Fame ADCI 2015

Laudatio a cura di Till Neuburg

Nella lingua italiana, design è sinonimo di linea, forma, bellezza – una sorta di deus ex machina che nobilita un oggetto normale in un’alta testimonianza della modernità. Se invece vai a vedere come i dizionari anglosassoni definiscono questo vocabolo, salta fuori una parola molto più semplice e concreta: progettazione.

   Chi in giro per il mondo inventa, definisce, propone un oggetto, un sistema, un’idea produttiva, è niente di meno e niente di più di un progettista il quale – inevitabilmente – interagisce con la curiosità, l’estro, la tecnologia, l’energia, la società. Oltre a essere, in modo implicito, un ideatore, un artefice, un trasformatore, il designer è anche un insaziabile disseminatore di FAQ. Un sollevatore di pesi, misure e tante domande; un ossessivo cronista, spia e paparazzo culturale, che si agita ben oltre i fatidici Five Ws (Who, What, Where, When, Why). A lui interessa prima di tutto How.

   Ma, per raccontare il Magical Mystery Tour dal nostro far bella figura al design, facciamo un fast rewind – fino al giugno del 1989. Il giorno 5 di quel fatidico e prolifico mese, in un’enorme agorà di Pechino un giovanotto innescò un’ennesima Lunga Marcia, che avrebbe spinto un quinto della popolazione mondiale dai Libretti Rossi verso i carri armati e infine anche in direzione del consumismo, del profitto e dell’iPhone. Esattamente una settimana dopo, in un resort sciistico del Colorado, un altro giovanotto, un tantino più avanti negli anni, avrebbe messo sottosopra per sempre il tantra meneghino del disain. In occasione dell’«Italian Manifesto» all’International Design Conference di Aspen, il nostro Achille Castiglioni scombussolò allegramente l’immagine che le nostre riviste, cucine, poltrone, penne stilografiche, posacenere e automobili avevano disseminato nel Wonderland internazionale dell’estetica lavorativa e abitativa. Di fronte a una platea entusiasta, divertita e allibita, in appena dodici minuti quel matto ridicolizzò per sempre l’estetismo neo-milanese/brianzolo. (Da qualche mese, quell’evento è ora godibile anche su YouTube). Incurante di cosa avessero da dire o ridire i suoi numerosissimi ultrà di lingua inglese, il nostro figlio di Teti in armi verbali e gestuali, tranquillamente si esprimeva nell’idioma in uso in Piazza Castello 27. Tra i complici che facevano parte di quella spedizione propositiva, c’era praticamente tutto il gotha della Milano del design: Bellini, Cerri, Clemente, Colombo, Cutolo, De Lucchi, Giacomoni, Lupi, Magnago Lampugnani, Sacchi, Talarico, Viti. In mezzo a loro, c’era una tostissima e giovanissima interfaccia tra storia, didattica, giornalismo, ricerca, divulgazione e progettazione, di nome Paola Antonelli.

   Ridendo, scherzando e traducendo, la “nostra” Paola non solo se la cavò benissimo a gestire in modo competente e divertente quella lucida dissacrazione live, ma dimostrò da subito – per chi non l’avesse ancora capito – di che stoffa era fatta. Non certo di ricami verbali, teoremi damascati e riti triti e inamidati, ma della più cangiante texture che già allora era a portata di mente per chi amasse svolazzare lassù – nel rarefatto ma indissolubile intreccio tra competenza, passione, mobilità fisica, linguistica e mentale… and so on.

   Nata a Sassari e vissuta per pochi anni a Ferrara, Paola Antonelli era diventata una milanese doc. Non certo della Milano da succhiare, della rucola e della movida lungo gli Sbadigli, ma quella degli studi e del lavoro, del planning e dell’efficienza, dei viaggi e del diamoci da fare. A casa sua la cultura non si scriveva con la C maiestatis (come in Costituzione, Via Crucis, Carabinieri), ma con una semplice c – come in casa, capire, competenza, carriera (come ematologa quella di sua madre, nella chirurgia quella del padre).

   Da piccola sognava di fare la Valentina Tereskova che proprio nell’anno della nascita di Paola, era stata la prima donna a superare gli orizzonti terrestri della brava ragazza, della compagna obbediente, dell’alcova. Se oggi ci rallegriamo per il (fugace ma sagace) rientro della nostra Samantha Cristoforetti del design, festeggiamola con una standing ovation da Prima della Scala… che, mi auguro, s’interromperà solo quando anche il più giovane e ignaro creativo italiano avrà capito che non tutti i progetti per un futuro interessante nascono per forza a misura Duomo.

   Prima che, una ventina d’anni fa, Paola Antonelli spiccasse il volo stratosferico per il Museum of Modern Art, il suo curriculum era stato geograficamente a zigzag, ma dal punto di vista professionale sempre perfettamente lineare: dopo due anni poco felici alla Bocconi s’iscrive al Politecnico e si laurea in architettura; poi, esperienze di concept, layout e organizzative per mostre di design in Italia, in Francia e in Giappone lavorando con Italo Lupi, Giulio Castelli, Paolo Viti, Achille Castiglioni, Pierluigi Cerri; segue qualche esperienza con la Triennale di Milano; approda infine all’UCLA (University of California Los Angeles) dove insegna per quasi quattro anni. Durante uno dei suoi tanti voli tra le due coste americane legge un annuncio con il quale il MoMA cerca una persona adatta per fare l’assistant curator per iniziative espositive; lei si ritiene adatta e i capi del museo la pensano allo stesso modo. Affare fatto.

   Tutto qui? Nemmeno per sogno. Dopo essere diventata Curator, Senior Curator e infine anche Direttore Ricerca e Sviluppo del Museo, oggi insegna alla Harvard Graduate School of Design, ha già svolto ben tre magnifiche conferenze TED (Technology Entertainment Design), partecipa regolarmente al World Economic Forum di Davos. Tra le sue centinaia di lezioni, master, interviste, premiazioni e speech per sigle come BaseNow, BBC World News, Wired, Big Think, Design Boom, Hyperallergic, MIT Media Lab, PopTech, Seed, Sensorium, Meet the Media Guru (a Milano)… e decine e decine di altre presenze pubbliche, nel 2011 il primo e più prestigioso Art Directors Club del mondo, quello di New York, la elegge nella sua Hall of Fame motivando la induction con queste semplici parole: “Attraverso le sue mostre, lezioni e contributi scritti, si batte per promuovere una più profonda comprensione dell’influenza trasformativa e costruttiva del design sul mondo”.

   È una motivazione che noi dell’ADCI non solo sottoscriviamo con caratteri cubitali, ma evidenziamo col marker pink fosforescente più accecante che si possa trovare in giro per Milano. In quella nobile bacheca newyorchese – che ha per logo nientemeno che la firma di Albrecht Dürer – Paola si trova in compagnia di gente come Richard Avedon, Saul Bass, Herbert Bayer, Bill Bernbach, Alex Bogusky, Leo Burnett, A.M. Cassandre, Lee Clow, Walt Disney, David Droga, Charles Eames, Steven Frankfurt, Milton Glaser, John Hegarty, Jim Henson, Helmut Krone, Annie Leibovitz, George Lois, Herb Lubalin, Nicholas Negroponte, Shirley Polykoff, Joe Pytka, Paul Rand, Norman Rockwell, Joe Sedelmaier, Ben Shahn, Art Spiegelman, Andy Warhol, Dan Wieden… e di altri due italiani: Giorgio Soavi e Massimo Vignelli.

   Ormai lo capiscono anche dalle nostre parti che Paola Antonelli non è solo una donna di mondo, ma qualcosa di dannatamente più seducente e inquietante: una sorta di TomTom culturale, una donna-drone che si agita e s’innalza in ambienti sempre on the edge, preferibilmente mimetici, multimediali, virali. Fa sorridere che questa infographic novel sia iniziata in una Milano dove sotto i ricordi del Derby Club, del Santa Tecla, dei cinema di Prima, Seconda e Terza visione, del Premio Bagutta, della Grande Inter e di Carosello, c’era ancora scritto un virtuale “Vernice fresca!” Il design meneghino era coniugabile solo se faceva rima con sigle tipo Danese, De Padova, Brionvega, Fratelli Nava, Fiorucci, Pedano, Ottagono, Casabella, Electa, Umanitaria, Piccolo Teatro, Unimark e, last but never lost: ADI e Compasso d’Oro. Tutti nomi, sigle e identità che si trastullavano di preferenza in una Milano più benedetta dai danee, che autenticamente e semplicemente bene. I rari outsider che di quel bon ton sostanzialmente radical chic se ne fregassero allegramente (Castiglioni, Del Buono, Dorfles, Munari, Soavi, Trischitta) giocavano di preferenza a tutto campo, spesso fuori ruolo, dribblando – se erano in giornata – qualche volta persino sé stessi. La sella da trattore, Krazy Kat, il Kitsch, i gesti italici delle mani, il cane con la Valentina, la mostra itinerante Exhibit… non rientravano certo nel decalogo del formato DIN A4, dell’Helveticatondochiarocorpodieci, della sezione aurea da vecchio PCI.

   C’era in giro un clima ossessivamente e pedissequamente nordico, un po’ da regime Victorinox, da norme DIN, da Leica, Bauhaus e prodotti Braun, che con tutta evidenza non giovava più al metabolismo di una giovane studiosa la quale era ormai già atterrata, non solo con la testa, lontano dalla Malpensa: prima a L.A. e poi a NYC.

   Quell’enorme provincia chiamata U.S.A. non era (e non è) solo il Big Country dello Star Spangled Banner, dell’Apple Pie e dell’American Dream. In alcuni isolotti di nome Frisco, Seattle, L.A., Miami, Boston e NYC., di quando in quando scoppiettano dei popcorn che qui da noi si possono sentire, vedere e gustare al massimo nel web o in qualche multisala dell’immaginazione. I Beatniks, il Grunge, la Wieden & Kennedy, la HP e la Apple, Google, Crispin Porter+Bogusky, il BeBop, Woody Guthrie e Bob Dylan, la DDB di Bill Bernbach, tutta l’epopea della Pop Art, la Juilliard School, Woody Allen (e potremmo andare avanti per almeno altre venti righe)… sono proprio il Dark Side of the Moon di un paese dove, nonostante Nixon, il KuKluxKlan e Dianetics, “succedono” le cose che qui non capiteranno mai.

   L’Italia (prima durante il Boom, poi ai tempi del Milione di posti di lavoro e oggi con i pimpanti venditori del nulla nei sempre più anoressici toksciò) non ce l’avrebbe mai fatta ad affidare a una “donna sola al comando” le sorti comunicazionali del più importante museo d’arte del paese. Al MoMA, oltre a organizzare mostre di rilevanza epocale, la Antonelli si occupa anche di come orientare il traffico di chi frequenta quel posto facendo surfing sul web. Interpellata da Vittorio Zincone su cosa pensasse di questo nostro inamovibile specchietto retrovisore per allodole, per pavoni, gufi, corvi, avvoltoi e pappagalline di ogni inimmaginabile colore, Paola Antonelli non si tira indietro: «Diciamolo: in Italia la mia è una generazione persa. Non ha possibilità di affiorare. La generazione prima, quella dei sessantenni, non molla l’osso. Hanno messo un tappo. Per motivi di età e di sesso: nessuno mi avrebbe nominato curatrice a trent’anni, come è successo al MoMA, e malgrado le mille conquiste, in Italia la disparità tra uomini e donne è ancora assurdamente tangibile».

   Ne sappiamo qualcosa persino noi, che l’abbiamo eletta in questa defilata ma combattiva Hall of Fame. A partire dal lontano 1990 (quando nacque la galleria dei nostri eroi) fino al 1999, in nove lunghi anni la proporzione tra fiocchi azzurri e quelli rosa era stata di 47 a 1 (q-u-a-r-a-n-t-a-s-e-t-t-e-a-u-n-o!!!). La prima Eva che avevamo cacciato nel Paradiso della nostra pubblicità, si chiamava nientemeno che Fernanda Pivano (un’italiana che, con il suo infinito amore per i grandi scrittori statunitensi, i poeti beat e infine gli autori postmoderni, ci aveva insegnato che, dopo Cristoforo Colombo, l’America avremmo dovuto scoprirla come minimo una seconda volta). Piombammo poi in un altro letargo novennale prima di eleggere, nel 2012, Annamaria Testa. Nel 2013, con Giovanna Cosenza a Lorella Zanardo, riuscimmo finalmente a completare il nostro primo poker d’assi al femminile.

   Ora, nel 2015, quell’irrequieto quartetto femminile si tramuta finalmente in un Batti il cinque che non solo coinvolge tutte quante le nostre dieci dita (clapclapclap), ma segna anche il numero dei continenti, il pentagramma, la quintessenza… e, prima ancora, l’accesso al MoMA all’angolo con la Fifth Avenue, che di netto taglia in due la città più vitale, ricca, stimolante del pianeta. Cara Paola, come è possibile che lì da te, le italiane e gli italiani con il pepe sotto il sedere ce l’abbiano fatta a smuovere persino le routine testardamente W.A.S.P. della nazione più potente del pianeta, mentre qui da noi a malapena riusciamo a salvare il salvabile del nostro paesaggio, del nostro cibo, della bellezza intesa – appunto – come “linea”, “estetica”, “far bella figura”?

   Com’era possibile che per eccellere nella scienza, nel cinema, e persino nella musica e nell’arte, ai vari Frank Capra, Enrico Caruso, Leo Castelli, Renato Dulbecco, Federico Faggin, Enrico Fermi, Giancarlo Menotti, Rita Levi-Montalcini, Tina Modotti, Rodolfo Valentino, bastasse abbandonare la loro terra per trovare Lamerica dei loro sogni a migliaia di chilometri a ovest, oltreoceano, nel versante estremo dell’Occidente? Sarà un caso che “la vita bella” e “la grande bellezza” del nostro vivere day-by-day siano ancora saldamente intrecciati con il finto, l’ignoranza, le bugie e il kitsch? Come tutti sappiamo “far bella figura” è prima di tutto un segnale di panico e di sottomissione, un’esortazione alla messinscena, un autentico must dei perdenti. Ma è un pensiero che fa talmente parte del nostro DNA culturale, che di fatto è un’espressione gergale intraducibile. Per spiegare a un norvegese, cinese o americano cosa significa questo ghirigoro concettuale, dovremmo scomodare Tullio De Mauro, Umberto Eco e forse persino Roberto D’Agostino. Pare che, in senso reverse, da noi il vero significato della parola design, sia altrettanto intraducibile. Da qui, una domanda semplice e secca: Come mai, per un occhio attento alle vicende visive italiane, i titoli delle seguenti mostre inventate tutte da Paola Antonelli sembrano così inconsueti, curiosi, diversi?

            -  Mutant Materials in Contemporary Design (1995)

            -  Open Ends (2000)

            -  Workspheres (2001)

            -  Humble Masterpieces (2004)

            -  Design for the Real World (2006)

            -  Safe: Design Takes on Risks (2006)

            -  Design and the Elastic Mind (2008)

            -  Rough Cut: Design Takes a Sharp Edge (2008)

            -  Action! Design Over Time (2010)

            -  Talk to Me: Design Between People and Objects (2011)

            -  Standard Deviations: Types and Families in Contemporary Design (2011)

            -  Design and Violence (2015)

   Come si vede, quasi sempre vi compare anche la keyword design. Invece i lemmi beautiful, look, taste, shape, figure, pleasant, non appaiono mai. Il design che ha in mente Paola Antonelli è evidentemente molto più avanti rispetto a questa gamma di valori. Tutto qui.

   Un Tutto e un Qui piuttosto rilevanti, mi sa. Non credo che la nostra festeggiata sia particolarmente attratta dai canoni che guidano la genesi e i consumi nel nostro luxury design, ma piuttosto dal fatto che, per esempio, per condire la pasta con qualche colpo di grattugia di Genuine Italian Parmisan non dobbiamo compiere una trasferta chilometrica da Peck, da Eataly o da qualche gioielliere di slow food, ma basta che facciamo un salto nel negozietto sotto casa. Tutto il contrario di quanto succede nella New Amsterdam dei nostri giorni. Cosa sia (e sarà) il nostro design, forse dobbiamo ancora scoprirlo – senza scomodare sempre e solo la sezione aurea, l’Helvetica, il quadrilatero della moda, il Salone del Mobile, la Lambretta e il Compasso d’Oro.

   Senza smentire le nobili radici della nostra reputazione estetica, per Paola Antonelli il nostro vero design sta altrove.Nella socialità, nei conflitti tra materia e pensiero, in un nuovo div-ismo tra divertimento, divulgazione e diversità. In una parola: in noi stessi e nel futuro che stiamo annusando pure noi – i cani tartufo della comunicazione aka art director e copywriter.

   Bentornata Paola, è bello sapere che ci sei. A New York City. In giro per il mondo. Qui.