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ESSENTIALS – 10 libri (non essenziali) per copywriter.

Autore: Maurizio Tozzini

Non amo particolarmente le liste. Per dire, sono uno di quelli che fa la lista per la spesa e poi la dimentica costantemente a casa.

Inoltre non credo ci sia un assioma, un dogma, né tantomeno un libro da studiare per fare il mestiere di copywriter. Ho conosciuto ottimi copywriter che avevano studiato economia o architettura, altri che arrivavano da un lavoro contadino, altri ancora avevano un passato fin troppo nebuloso e costellato di esperienze al limite della legione straniera.

Forse proprio per questo, quando mi hanno chiesto di creare questa lista di libri, ho subito risposto di sì con entusiasmo. Perché 1) so che se la dimenticheranno quasi tutti e 2) non sarà in alcun modo definitiva, dogmatica, imprescindibile. 

Non importa quali libri si leggono, conta il bagaglio di storie che ci portiamo dietro. Ogni copywriter è un drogato di storie, farebbe qualsiasi cosa per procurarsene una buona.

Ecco, allora invece di replicare un decalogo che potete trovare fino a pagina 3 di Google, cercherò di darvi qualche consiglio un po’ sovversivo, o quantomeno non così scontato.

Pensata così la lista può essere utile, soprattutto se non è fatta di manuali cool ma di libri un po’ strambi, magari vecchi e dimenticati, un po’ come quelle chicche che si trovano nei mercatini dell’usato.

Vediamo cosa possiamo pescare:

1. Miguel de Cervantes – Don Chisciotte

Ok, avete ragione. Non siamo partiti con una rarità. Ma chi di voi l’ha letto davvero? Sì, perché il Don Chisciotte è uno di quei testi che molti pensano di aver già letto, “da qualche parte”, “magari non tutto” “sì, me lo ricordo”. Come in un’altra vita.

Il motivo è che, al di là del suo merito storico e del suo valore iconico (è il primo romanzo moderno) in questo testo ci sono quasi tutte le strutture comiche che troverete in una commedia di qualunque genere e che userete in uno script. 

Dalla legge degli opposti comici (per capirci, da Don Chisciotte e Sancho Panza sono nati Stanlio e Ollio, Totò e Peppino, Bud Spencer e Terence Hill, ecc. la lista è lunghetta) al “fuori contesto”, dal “mito dell’ultima grande idea” alla risposta fuori luogo, quasi tutto è raccolto in questo libro ed è stato ereditato dai comici di tutto il mondo.

Inoltre, se parliamo di storie, questo è lo Chateau Latour delle storie, più invecchia più diventa profondo, profetico, sorprendentemente attuale.

Non so perché, ma quando vedo Trump che promette di costruire un muro lunghissimo e accanto a lui vedo la faccia di uno qualsiasi dei suoi assistenti, non riesco a non pensare al buon Sancho Panza che fa buon viso a cattivo gioco.

E se un presidente degli Stati Uniti, con un paio di accorgimenti tratti dal Don Chisciotte, può diventare tragicomico, lo stesso può succedere ai personaggi dei vostri script. 

2. Roland Barthes – Frammenti di un discorso amoroso

Si dice che ogni storia sia una storia d’amore. Ma dal dirlo al dimostrarlo ce ne passa. Ed è proprio per questo che il libro di Barthes è geniale. 

Ci vuole una discreta dose di vanità, oltreché di sapienza e genialità, per ambire a ridurre ogni storia d’amore mai esistita in una specie di puzzle. Ma è proprio ciò che avviene sotto i nostri occhi leggendo queste pagine. 

Con un’analisi semiotica a dir poco acrobatica ma anche con una leggerezza e una raffinatezza disarmanti, il libro ci dimostra come tutte le storie d’amore del mondo, anche quelle più disperate, combattute, quelle di una sera o di una vita, la vostra che è appena finita e quella di Via col Vento, possono stare, comode comode, in 80 parole. Perché si somigliano tutte, tutte hanno la stessa struttura, le stesse schermaglie, la stessa disarmante prevedibilità.

Ottanta frammenti, fitti, stratificati, ricchi di riferimenti e ricchi di significati, ottanta capitoletti di una pagina e mezzo l’uno che racchiudono il vocabolario dell’amore e che classificano, senza pietà ma con straordinaria precisione, quella che una volta era un’insondabile danza del cuore.

Ottanta concetti che non potrete mai dimenticare quando starete iniziando a scrivere uno script che, anche alla lontana, parla d’amore.

NB: Leggetelo assolutamente se siete appena stati mollati e siete nella fase acuta. Vi guarirà all’istante.

3. Gino & Michele, Matteo Molinari – Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano

Se parliamo di scrivere copyAD, claim, headline spesso stiamo parlando di questo. Un cortocircuito, una folgorazione, una mossa tipo scacco matto. Ovvero, una battuta.

Beh, allora leggete questo libro, il primo, quello originale, che non doveva vendere un milione di copie ma alla fine è diventato un’istituzione, con più di dieci edizioni, nato da una delle intuizioni più geniali di Gino e Michele.

“Anche Le Formiche” sono una lista volutamente arbitraria – come quella che state leggendo – che salta di palo in frasca, liberamente, passando da Woody Allen a Papa Giovanni XXIII, da Oscar Wilde a Snoopy fino ad una scritta su un muro.

Troverete una fonte inesauribile di ispirazione, di storytelling fulminante, di spiazzante vivacità, un libro che vale più di dieci manuali sul copywriting e che a mio parere dovrebbe restare inchiodato sul vostro comodino, quando tornate a casa e non sapete come scrivere quella head per Fonzies o quello script per Buondì Motta.

Non per niente contiene un paio di celeberrime battute tratte da famosi spot, pur desolatamente anonime – perché sì, purtroppo il destino dei bravi copywriter somiglia a quello dei bravi sceneggiatori.

Ovviamente, se preferite una conoscenza enciclopedica dell’argomento, è uscito da poco Il Formichetti, la summa delle Formiche. Inoltre, per chi si sente troppo social e contemporaneo per Woody Allen, da segnalare il più recente capitolo della saga, scritto in collaborazione con Francesco Bozza, che contiene la stessa vertiginosa immediatezza delle Formiche originali, però amplificata dall’istantaneità e dal senso di urgenza dei social, in puro stile here and now. 

Dai post ai meme, la dimostrazione che un copy non può non essere un battutista. O almeno provarci.

4. Octavio Paz – Vento Cardinale e altre poesie / Qualunque autore – Qualunque libro di poesie

Può darsi che il mio modo di vedere la nostra professione sia piuttosto ingenuo, visti i molteplici abbrutimenti nel mondo dell’advertising che noi tutti conosciamo, ma la base del copywriting resta quella. La parola.

Non solo nella sua funzione descrittiva (quella la conoscono fin troppo bene anche i clienti) ma soprattutto nella sua funzione emotiva, musicale, metaforica. Come diceva Paul Valery, “la poesia è una lenta esitazione tra senso e suono.” Ecco, anche il buon copywriting lo è.

Proprio per questo motivo trovate in lista un libro di poesie. Se non vi piace Octavio Paz e siete dei fanatici di Rimbaud o di Whitman, va benissimo lo stesso. Leggete poesie. Lasciatevi per un momento alle spalle il motivo per cui le state leggendo, la loro funzione, il loro senso o non senso. 

Godetevi ogni parola, ogni suo colore (sì, io penso che le parole abbiano colori e sfumature, perdonatemi) la sua vibrazione e l’accostamento ardito con altre parole. 

Vi servirà? Io spero di sì. Tenete conto che ogni copywriter ha a che fare, per il 90% del suo tempo, con frasi brevi, banali, piene di divieti (“parliamo di sconti, ma in modo premium”) e che il più delle volte le parole richieste non si discostano molto dal “più qualità più convenienza”. 

Anche lì, dove meno ve lo aspettereste, può venirvi in soccorso la poesia. Perché aggiungere un po’ di suono dove c’è solo senso può fare la differenza.

Nello specifico, se non conoscete Octavio Paz, eccolo qui. Messicano, giramondo, premio Nobel per la letteratura, poeta sopraffino, esteta e cultore della parola, che nei suoi componimenti viene tagliata e ripulita come una pietra preziosa, innalzata a livelli ultraterreni, e che quando raggiunge il confine della perfezione culmina in quella che lui stesso definisce “l’onnipotenza del silenzio”. 

Un po’ come i Pink Floyd dei giorni migliori, insomma.

5. Italo Calvino – Le città invisibili

Beh, anche qui non siamo nel campo dell’innovazione pura. Ma credo che Italo Calvino non possa mancare nella libreria di nessun copy che voglia davvero esserlo.

E tra tutti ho scelto il testo più matematico, più strutturato, più labirintico, ma anche il più lirico, nella sua ferrea architettura.

Anche questo libro appartiene alla sfilza di testi che tutti hanno letto, magari al liceo, ma che spesso non si conoscono. Perché a quell’età siamo troppo occupati per riuscire davvero a capirne il significato. 

Provate a rileggerlo, come se fosse una sorta di Black Mirror in versione cartacea, e scoprirete uno strumento universale per la creazione di storie.

Ovvero un punto fermo. È tutto ciò che serve.

Come un compasso, la penna di Calvino traccia un intero universo partendo da un punto fermo: l’idea di città, come microcosmo governato da regole proprie, che possono sovvertire quelle a cui siamo abituati, fino a risultati vertiginosi. Ecco che ci sono città in cui il futuro diventa passato, città in cui non ci si guarda negli occhi, città che cambiano aspetto in base all’umore dei cittadini. Città astratte, città aeree, città ridicole.

In quanti modi la creatività può trasformare un singolo elemento in qualcosa di divertente, iperbolico, lirico, ecc? Potete scoprirlo con gli “Esercizi di stile” di Queneau, oppure potete impararlo leggendo uno scrittore superbo, e poi magari potete provare a immaginare come sarebbe la città del brand su cui state lavorando. Secondo me qualche idea vi verrà. 

Almeno, a quelli di Monsters & Co. è venuta.

6. Naomi  Klein – No Logo

Vi avevo avvertito della totale imprevedibilità di questa lista. Ebbene, ci siamo.

Per quale motivo consiglierei ad un/una giovane copywriter di leggere avidamente la bibbia del movimento no-global, un testo che ha rappresentato la prima, dirompente chiamata alle armi contro i disastri creati dal capitalismo e dai nostri benamati brand?

Il motivo è semplice. Perdere l’innocenza.

Tutto ciò che scriverete dopo aver letto questo libro sarà più disincantato e perciò più vero, e anche la vostra comprensione delle reali esigenze di un cliente lo sarà.

Sia chiaro, qui non si tratta di parteggiare per una o l’altra parte, lavorare per un brand o essere al servizio del diavolo, anche se, ad un certo punto della lettura, scommetto che arriverete a pensarlo.

Si tratta di sapere come vanno le cose, guardare in faccia una realtà che, anche se vecchia di 20 anni (il libro è del 2000) è ancora tristemente vera e per certi versi immutata, o di capire chi avete davanti quando leggete certi nomi in un brief, e anche certi altri nomi che vorrebbero tanto essere quei primi nomi.

Perché non si può creare uno spettacolo in cui il pubblico si perda se non conosciamo profondamente ogni trave che sostiene il palcoscenico, ogni argano che lo muove, ogni buio anfratto in cui cambiarsi d’abito.

Per contro, non vi garantisco che se leggerete questo testo senza preclusioni o pregiudizi diventerete più buoni. È più probabile anzi che diventerete più cinici. Perché riuscirete a trovare, in alcuni meccanismi che nel libro vengono scoperchiati, analizzati e sistematizzati, un buon vademecum per nuove idee.

Sì, finiremo tutti all’inferno, ma qui dentro ci sono buoni spunti per le vostre strategie, per le vostre campagne, per le vostre storie. E non avevamo detto all’inizio che noi drogati di storie faremmo di tutto per trovarne una buona?

7. Don De Lillo – Underworld

Potrei elencare almeno un milione di motivi per cui questo romanzo ha il diritto di entrare in questa lista. Ma, cosa più importante, non ne trovo nemmeno uno per escluderlo.

Iniziamo dal motivo più facile. È uno dei 5 capolavori della letteratura contemporanea. Chiunque siano gli altri 4. 

Ma, particolare non secondario per noi “scrittori di scritte”, è la straordinaria potenza della scrittura a fare di “Underworld” un libro da leggere assolutamente. La vivezza delle sue immagini e l’acuta bellezza delle singole frasi ti si incolla addosso e diventa parte del tuo mondo, come certe t-shirt che sconfiggono il tempo e le mode.

Se non ci credete andate in libreria e leggete le prime 4 pagine, ovvero la descrizione di un adolescente senza biglietto che scavalca i cancelli dello stadio per andare a vedere le finali di campionato di baseball.

In quelle 4 pagine troverete la magia, e non vorrete più separarvi da quella storia, piccola e grande insieme, desolata e magnifica, che è la storia di una pallina da baseball che passa di mano in mano ed è anche la storia vorticosa, contraddittoria e sotterranea dell’America.

Come Don De Lillo riesca a rendere iconico anche il più infimo dei particolari, anche il più secondario dei personaggi non mi è ancora del tutto chiaro, così come non mi è chiaro come non abbia ancora vinto il premio Nobel per la Letteratura.

Mi è chiaro però che, raccontando un mondo fatto di scorie, culturali, fisiche sociologiche, questo libro offre a noi copywriter, oltreché un feticcio di scrittura creativa, anche uno splendido esempio di come una frase possa fare la differenza, rendendo memorabile ciò che è infimo.

8. Alessandro Baricco – The Game

Prima di iniziare a parlarvi di questo libro devo fare una brevissima confessione. Io ho fatto il Master della Scuola Holden. Non lo dico per non sembrare ruffiano, tutto l’opposto. Come molti di quelli che sono entrati alla Holden negli anni in cui Baricco era cool, io amavo i suoi romanzi. Come molti di coloro che sono usciti da quella scuola, non l’ho più considerato molto cool, per dirla in modo gentile.

Quindi ho rimuginato a lungo sull’opportunità o meno di includere questo libro nella mia inutile lista, e alla fine non ho potuto esimermi.

Perché – notizia non proprio fresca – stiamo vivendo una rivoluzione spettacolare della nostra società. Una rivoluzione non tanto digitale quanto mentale. 

E sì, un giovane copywriter deve saper scrivere, e anche bene, ma allo stesso tempo deve confrontarsi con paradigmi e strutture più complesse di quanto i clienti, e spesso anche le agenzie, abbiano mai affrontato e possano davvero comprendere.

Nuovi mercati, nuovi comportamenti, nuove domande.

Bene, The Game non è nient’altro che questo. Una mappa, uno scheletro, uno scavo archeologico. L’evoluzione, anzi l’esplosione di queste nuove strutture ridotta al grado zero, senza ridondanze o pregiudizi.

Quello che Baricco ci offre è un sentiero per orientarsi in tanta complessità, tracciato con intelligenza, sguardo lucido, parole semplici e una punta di supponenza e vanità (chiedo venia, i vecchi fantasmi abitano ancora qui.)

Ma al di là delle mie personali idiosincrasie, leggetelo. Che siate giovani creativi o ex giovani creativi, copy digital, social, neutral, retrò o avantgarde.

Vi prometto che il prossimo brief “integrato” lo guarderete con occhi nuovi.

9. Jeffrey Eugenides – Middlesex

Parlando di rivoluzioni, non è una novità che gli ultimi anni, dal movimento Me Too alle leggi per il riconoscimento dei diritti lgbtq (forse ci sono ancora delle consonanti, ma non le ricordo) siano stati un vero e proprio detonatore culturale di libertà, accettazione e diversity. 

Parallelamente sono aumentate le campagne di comunicazione e, prima di loro, i brief sui tavoli dei poveri copywriter.

Purtroppo, però, non esiste ancora nessun manuale che offra regole o suggerimenti specifici su come affrontare certe tematiche in comunicazione.

Ovviamente non ho una soluzione, ma di solito conoscere “l’avversario” (inteso come avversario metaforico, sia chiaro) aiuta sempre, e più a fondo lo si conosce più ne si comprendono esigenze, desideri, stati d’animo. E a quel punto forse la comunicazione funziona.

Nella mia limitata esperienza non ho trovato nessun testo che sapesse indagare così a fondo, con così tanta sensibilità e ricchezza, il tema del crossing e della diversità come Middlesex.

Scritto nel 2003, con sorprendente anticipo rispetto al nostro orizzonte culturale, questo romanzo di formazione racconta la storia di un ermafrodito, nato e vissuto come bambina prima di scoprire la propria vera natura e affrontare la transizione, non senza violente battaglie.

Ma la straordinaria intimità che Eugenides è capace di generare attraverso la scrittura ci porta a scoprire sfumature di pensiero che mai avremmo considerato. Gli sguardi di Calliope/Cal su chi e cosa la circondano mettono a nudo molti dei nostri pregiudizi e smantellano molte delle teorie (ufficiali o da bar) attraverso cui giudichiamo la diversità.

Praticamente, al prezzo di un premio Pulitzer, con Middlesex avrete anche una miniera di insight. 

10. Voltaire – Candido, ovvero l’ottimismo

Immagino già la vostra faccia con gli occhi all’insù e la vostra domanda. Cosa ci fa Voltaire (e soprattutto l’ottimismo) sul comodino di un copywriter? Perché mai dovrei leggere un pallosissimo libro del ‘700, io che scrivo al massimo un radio da 30 secondi nel 2020?

Per due ottimi motivi: in primis è tutto fuorché palloso. Chi dice che è palloso non l’ha mai letto. Per darvi un’idea, Voltaire era una via di mezzo tra Mick Jagger e Micheal Moore, amava le donne, amava litigare, amava creare scandalo e amava farsi dei nemici.

E nel suo libricino più famoso, lungo non più di 150 pagine, è riuscito ad infilare così tante storie rocambolesche, spassose, piene di uccisioni, pestaggi, fughe, inganni, pericoli scampati e incantesimi da fare invidia a Rambo, Indiana Jones e Sette anni in Tibet. Non era esattamente quello che vi aspettavate, dite la verità.

Ecco, leggendo questa travolgente storia, la prossima volta saprete che le vie della creatività sono infinite, perché stanno tutte nella nostra immaginazione. E tutto, ma proprio tutto, anche il personaggio che avete creato per vendere biscotti, può diventare un personaggio tragico o comico, vivere una storia d’amore in 30 secondi ma anche il suo contrario.

Sempre a patto che non abbiate paura di tuffarvi e giocare.

Ah, quasi dimenticavo il secondo motivo, che in realtà risiede nella frase più famosa del libro, e che ci ricorda in cosa consista in fondo il nostro mestiere.

“Ben detto” rispose Candide “ma dobbiamo coltivare il nostro orto.”

Al di là della grandezza a cui aspiriamo, dei paroloni di cui troppo spesso ci riempiamo la bocca e dell’allure di artisti che ci portiamo dietro, noi siamo sempre, prima di tutto, artigiani. 

E come tali non dobbiamo mai smettere di coltivare il nostro orto.

Ecco, questa mi sembra una bella frase, quando penso al nostro mestiere, e un ottimo consiglio per ogni copywriter.


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La creatività è di famiglia: “La creatività può essere semplice.”

Autrice: Cecil Morò

Tutto iniziò quel lontano giorno di Febbraio, d’un tratto la frenesia quotidiana dell’agenzia arrivò a casa nostra senza più possibilità di riparo. Chiamate a tutte le ore, e-mail all’impazzata e urgenze più di prima. 

Lavorare la notte per poter gestire la mattina i compiti della scuola tra una call e l’altra. Parlare al telefono con il tuo capo mentre cerchi di capire il nuovo esercizio di italiano. Travolta dalla nuova vita con doppio lavoro a tempo pieno, presa a capire come poter riuscire a fare tutto, non mi accorsi che anche il rapporto con lei stava cambiando. 

Lei, che come sempre aveva avuto un’idea più bella della mia, una di quelle che fanno bene al cuore.  Qualcuno direbbe con dentro un insight. “Mamma facciamo il montaggio insieme? Tu mi detti i secondi, io scrivo sul quaderno”. Avrei dovuto dirle di continuare a fare i compiti, ma in un istante capii che era il suo modo di trovare una soluzione: se devi lavorare e non puoi giocare con me, allora lavoro con te. Trovare una soluzione spesso non è semplice. Soprattutto per noi grandi, soprattutto in questo momento. Per noi creativi che abbiamo la fortuna di avere ancora un lavoro, sembrava quasi impossibile fare i genitori durante un brainstorming. Da sempre chiamati a stare nella strategia, rispettare le deadline, il budget e tutti i punti del brief, eravamo preparati ai rebus più complessi ma non alle cose più semplici. Semplici come la soluzione di Vittoria, come la nuova pausa pranzo con una pasta al volo e niente deliveroo da scegliere prima dell’interna, come le addizioni e le vocali da ripassare insieme, la filastrocca di Pasqua e le note musicali. Semplici come la passeggiata intorno al palazzo e la merenda al sacco sedute sul muretto più vicino a casa. Lo shopping esagerato ma solo al banco dei fiori. 

Naturale come ballare insieme, aspettare che vada via la pioggia ed entusiasmarsi solo perché è tornato il sole. Come non avere un piano e seguire il corso delle ore. 

E mentre la semplicità si iniziava a riprendere i suoi spazi, si fondeva con la creatività. 

Le canzoni cantate a casa sono diventate concerti, abbiamo consumato tè invisibili, immaginato di andare al mare senza prendere la macchina, finto di essere supereroi marini e costruito una città con i lego. Ci siamo immaginate a scuola, in montagna e anche in ufficio. A volte su un pianeta dove la luna si vede anche di giorno. La cucina è diventata un ristorante che porta il nome di mia mamma che da lassù controlla che il servizio sia perfetto. Sulle scarpe c’è un pulsante che ci trasforma in supereroi quando usciamo, così siamo più forti del virus e ha senso mettere le mascherine. 

Chi lo avrebbe mai detto che ogni giorno vissuto a casa, non sarebbe stato uguale all’altro, che in ogni giorno di smart working ci sarebbero stati anche attimi di immensa semplicità che avrebbero lasciato il segno?

La nuova vita oramai ha preso il sopravvento e se prima pensavamo che il lavoro avrebbe avuto la meglio, che il lavoro da casa non ci avrebbe dato nulla in cambio, oggi posso dire di essermi sbagliata. Vittoria ha capito che i grandi lavorano ma ancora non ha capito perché lo fanno tutto il giorno e a volte anche la sera. Ma io sono diventata la sua compagna di banco, lei il mio direttore creativo. 

Sembrava impossibile fare quel brainstorming, la vita mi ha portato a fare molto di più,

scoprendo che tornare alle cose più semplici è difficile, ma è anche bello.

Oggi quel montaggio è finito e con Vittoria ho scelto i colori e “le scritte”, selezionato le scene, commentato ridendo tutte quelle che non andavano e persino individuato quella da rimpiazzare perché era già in tv in un’altra pubblicità. Lei ha preteso di fare una call con il cliente. Oggi quel montaggio non farà parte del mio portfolio, ma sarà per sempre uno dei miei preferiti, uno di quelli che racchiuderà il ricordo più bello, quello di un periodo insieme che quando finirà, mi mancherà.

A Vittoria, alle sue soluzioni semplici, alla nostra nuova vita. Che possa essere sempre ricca di creatività semplice. 


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I WEBINARS DI FACEBOOK – MOBILIZING PRODUCTION (English)

EPISODIO 6 – Il 21 maggio alle ore 16.00

Vi aspettiamo DOMANIgiovedì 21 maggio alle ore 16.00, per il sesto appuntamento con i Webinars di Facebook, realizzato esclusivamente per i soci ADCI.

Il sesto webinar, “Mobilizing Production”, sarà questa volta a cura di Ashley Vinson (Creative Agency Partner – Benelux) e sarà in lingua inglese.
Avrà l’obiettivo di aiutare a reimmaginare  la produzione e il processo creativo, dimostrando come creatività e agenzie possano spostarsi dai modelli TV centrici e costruire migliori lavori creativi attorno al mondo Mobile.

*Evento è riservato ai soci ADCI


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Equal e Youmark intervistano Barbara Cominelli, Coo Microsoft: Donne, sapere all’80% è ok, buttatevi

Nell’attesa e sotto il segno della #Continuity, EQUAL di ADCI promuove il suo impegno con una serie di interviste insieme a Youmark. In questo quarto episodio con noi Barbara Cominelli, Coo Microsoft: da command & control o micromanage, a role model, coach, care. Inclusività. “Donne, sapere all’80% è ok, buttatevi”.


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Motel Quarantena: il collettivo di artisti che sfida la quarantena

Di Claudia Neri

Mentre mi accingo a scrivere queste righe la fase 2.A della quarantena sta per concludersi.

Domani si tornerà a vivere nei bar, a fare giri da Uniqlo, e soprattutto sarà possibile farsi tagliare e tingere i capelli in maniera professionale. Chi  se la sente potrà addirittura rivedere gli amici.

Forse, tra qualche anno, le generazioni più giovani dovranno sorbirsi un mucchio di storie di quello che verrà raccontato come l’incredibile incubo collettivo #lockdown2020.

Forse, ma non è detto. Perché per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale noi inquilini del pianeta siamo davanti ad uno scenario inedito e inquietante, in formato “sliding doors”: se saremo bravi (e fortunati) se riusciremo a “superare la prova” cioè a seguire le regole, evitando così la distruzione del sistema sanitario mondiale, la sfanghiamo. In caso contrario si torna a casa, letteralmente e forse perennemente ( #permanentlockdown). Abbiamo cioè la possibilità concreta di  realizzare l’ambizioso progetto di vivere da protagonisti in un episodio di Black Mirror e Twilight Zone.
Nonostante i lenzuoli appesi sui balconi dicano il contrario, per la prima volta in almeno 70 anni la sicurezza matematica che #andratuttobene di fatto non c’è (stata).

Questa incertezza e altri sentiment sono ciò che Motel Quarantena, un profilo Instagram pensato da Elisa Chiodo, (designer) e Pietro Baroni (fotografo) racconta. 

Le 42 immagini del feed documentano il sentiment, anzi i sentiment, collettivi di questo (speriamo irripetibile) periodo. Come un vero motel, MQ è uno spazio temporaneo, per una permanenza breve in cui è stato ospitato il racconto visivo della sopravvivenza urbana al lockdown. 42 giorni di solitudine condivisa,  illustrata con sguardi, stili e tecniche diverse. Una panoramica ampia eppure personalissima sulla realtà e soprattutto sulle allucinazioni del #restiamoacasa.

I temi familiari, ripetitivi- le mascherine, la spesa, l’amore, la solitudine, la presenza ossessiva della tv – vengono ripresi e in qualche caso capovolti o ritratti dalla loro angolatura più surreale, spesso ridicola.  
L’onnipresenza della mascherina secondo Ilaria Falcon aka @ilarius, e in versione  “gloryhole” (che si riaggancia al tema sessualità interdetta per decreto) descritta da Massimiliano Marzucco aka @hey.imateenager;

Ilaria Falcon – @Ilarius
Massimiliano Marzucco – @hey.imateenager

l’importanza imprescindibile di Pornhub di Giulia Dasiari.

Giulia Dasiari
Giulia Dasiari
Giulia Dasiari
Giulia Dasiari

Il sesso che diventa incontro tra robot firmato Rachele de Franco, la spesa al supermercato trasformata in novella odissea nel formato graphic novel di Daniel Oren e Isidoro.

Rachele de Franco
Daniel Oren e Isidoro
Daniel Oren e Isidoro
Daniel Oren e Isidoro
Daniel Oren e Isidoro
Daniel Oren e Isidoro


Ci sono poi device digitali che ridefiniscono l’ambiente domestico di Hibelto Fern, il dominio del pet domestico illustrato da Elisa Stagnoli, l’esondazione televisiva testimoniata dall’invasione sul divano di Elisa Chiodo stessa.

Hibelto Fern
Elisa Stagnoli
Elisa Chiodo


Non sappiamo bene cosa ci riserva la fase 2.B e poi eventualmente la fase 3, 4 etc.

Di certo restano le tracce dei racconti, il paradosso di trovarsi distanti eppure mai così vicini.  E la consapevolezza nuova che essere dotati di pensiero laterale non equivale ad un “lateral move” bensì rappresenta un “asset strategico”. 

Disclaimer: la scrivente ha contribuito con un un selfie antico (autoritratto) che la ritrae in solitudine con device e varie tazze di caffe. 

Claudia Neri


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ADCI ART TALK – Giuseppe Mastromatteo intervista Andrea Concas live su @artdirectorsclubitaly

“PROFESSIONE ARTE”, mercoledì 20 alle 18.30 sul profilo Instagram di ADCI, @Artdirectorsclubitaly

Mercoledì 20 maggio alle ore 18:30 vi aspettiamo su Instagram, @artdirectorsclubitaly per un’imperdibile diretta sull’arte contemporanea a cura di Giuseppe Mastromatteo.

Giuseppe Mastromatteo, CCO di Ogilvy Italia, artista e membro del consiglio direttivo di ADCI, incontra live su Instagram Andrea Concas, imprenditore, nonché fondatore e CEO della startup Art Backers e Art Rights piattaforma per la gestione e certificazione delle opere d’arte. Andrea Concas è anche gallerista, fondatore di The AB Gallery, con base a Cagliari e scrittore: ha realizzato il primo libro ChatBOT interattivo, edito da Mondadori Electa, sul mondo dell’arte, e ultimamente ha pubblicato per Mondadori ‘Professione Arte’, la prima guida per chi dell’arte vuole fare la sua professione.

Mastromatteo affronterà con lui alcuni temi legati alla professione di artista e a tutto ciò che ruota intorno alla figura del gallerista e del sistema dell’arte contemporanea, partendo dal libro ‘Professione Arte’.

Parteciperai?

Faccelo sapere QUI!


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ESSENTIALS – I 10 ASSOLI DI CHITARRA ELETTRICA PIÙ ICONICI

Autore: Roberto Giardinelli

Ringrazio questa quarantena per aver riacceso in me una passione che si era assopita ormai da qualche anno: la chitarra elettrica.

Dato che ci siamo trovati forzatamente a passare un bel po’ di tempo con noi stessi, mi son deciso a riaccendere l’amplificatore (per la gioia dei miei vicini) e a impugnare di nuovo la mia chitarra elettrica rossa fiammeggiante, con la quale ho passato tutta l’adolescenza tra band punk rock e metal.

I primi giorni sono stati tragici: le dita erano completamente ingessate e i calli sul medio e anulare della mano sinistra bruciavano parecchio.

Ma dopo 2 o 3 settimane le cose hanno iniziato ad andare per il verso giusto; mi son messo davanti ai tutorial di YouTube e tra una bestemmia e l’altra ho iniziato a suonicchiare prima l’assolo di You shook me all night long degli AC-DC, poi quello di Nothing else matters e poi qualcosina dei Queen.

Ehi… ero tornato! Il rocker di 15 anni fa che spaccava i palchi dei Circoli Arci dell’hinterland milanese era di nuovo “sul pezzo”. 

(N.d.R. Parlo di soli 4 o 5 concerti davanti alla mia famiglia e amici, che avevo pregato in ginocchio per essere quel giorno alla “Festa della birra di Lacchiarella”). 

L’entusiasmo è finito molto presto quando ho provato ad alzare l’asticella e a buttarmi sull’assolo di Hold the line dei Toto: 3 giorni e 3 notti cercando di imparare il pezzo centrale di quell’assolo… ahimè ho dovuto gettare la spugna. 

Ma questa è un’altra storia.

La cosa importante è che queste settimane mi hanno fatto nuovamente catapultare dentro la testa contorta di chitarristi solisti con mani che viaggiano a mille all’ora, capaci di creare assoli dalle melodie incredibili che hanno fatto la storia della musica.

E così, eccovi qui una selezione di 10 assoli che mi hanno sempre ispirato, che escono dai jack di 10 chitarre bellissime e che sono suonate dalle dita di 10 musicisti assurdi.

Metto le cuffie e vi scrivo di getto mentre li ascolto.

1 – Marty Friedman | Solo di “Tornado of Souls” dei Megadeth

Da min 3.08
https://www.youtube.com/watch?v=sONL6QUMR9E

Poco da dire… è pazzesco, dalle prime note si entra in un’atmosfera sinistra, tetra, cupa, poi iniziano una serie di passaggi man mano più veloci che creano melodie paurosamente raffinate. 

Sul finale (min 3.48) Marty mette il turbo: un’esplosione di tecnica, velocità e precisione. 

Ogni volta penso: “Ma chi gliel’ha fatto fare? È difficilissimo!”. 

Certo è che lo ascolto da 20 anni e non mi ha ancora minimamente stancato. 

Se non si fosse ancora capito, è il mio assolo metal preferito.

La sua chitarra, una Jackson Kelly nera, è un vero inno al Metal con quella forma tagliente che ricorda un’ascia. 

2 – Eddie Van Halen | Solo di “Jump” dei Van Halen

Da min 2.15
https://www.youtube.com/watch?v=SwYN7mTi6HM

Appena finisce ti chiedi: “Eh?!? Cosa ca**o ho appena ascoltato?”

È un assolo che non dà punti di riferimento; corde che fischiano, tapping, scale a tre mila all’ora… sembra per un momento di uscire dalla canzone, andare su un altro pianeta e poi subito tornare giù.

Tutto l’insieme, però, si incastra in modo armonioso e il risultato è incredibile. 

La faccia da ebete di Eddie che ride mentre suona l’assolo nel video e sembra dire: “Beh… facilissimo!” non ha prezzo.

La sua chitarra rossa con strisce bianche e nere è una vera icona del rock. Se l’è creata da solo, si chiama Frankenstrat, perché è un ibrido tra una chitarra Fender Stratocaster e una chitarra Gibson.

3 – Mark Knopfler | Solo finale di “Sultan of swing” dei Dire Straits

Da min 4.55 fino alla fine
https://www.youtube.com/watch?v=0fAQhSRLQnM

Per i primi 20 secondi senti la melodia andare su e giù per lo stomaco in modo molto sinuoso; Mark alterna passaggi morbidi ad alcuni super veloci e crispy.

Sì ho usato la parola “crispy”, che non si riferisce al ben noto Crispy McBacon, bensì al fatto che Mark non usi il plettro e quindi è possibile cogliere molto bene la pressione delle dita sulle corde nelle varie note, che risultano a volte super lisce e a tratti super taglienti. Nel finale, l’assolo si apre (min 5.17) e sprigiona una melodia incredibile e orecchiabile, probabilmente il pezzo più famoso dell’assolo.

La sua è la più celebre tra le chitarre elettriche, la Fender Stratocaster.


4 – Eric Johnson – “Cliffs of Dover”


Tutto!

https://www.youtube.com/watch?v=5Nd7EZ3k39s

Ok, come vedete non vi ho segnalato un singolo passaggio sul quale concentrarvi, perché questa canzone è un unico grande assolo.

Sono 6 minuti di tecnica, precisione, ma soprattutto di poesia. Sì, perché la melodia è sognante, fiabesca, raffinata, elegante, bellissima; ascolto solitamente questo brano quando devo staccare da tutto e rilassarmi. Eric ha addirittura vinto un Grammy nel 1991 con questo pezzo nella categoria “miglior performance rock musicale”. Insomma… un mostro.

La sua chitarra è una Fender Stratocaster “castana”, che si abbina perfettamente al suo ciuffone alla Playmobil.

5 – Carlos Santana – solo di “Smooth”

Da min 02.55

https://www.youtube.com/watch?v=6Whgn_iE5uc

L’assolo di Santana in Smooth è un classico assolo “alla Santana”: non eccessivamente virtuoso, le note ripetute, suonate con la giusta intensità e impregnate al 1000% (sì, mille) di sangre latino. 

Se ti guardi bene la mano mentre ascolti il crescendo finale è probabile che tu ci veda apparire un cocktail arancione con tanto di ombrellino.

La sua chitarra è una delle mie preferite, la Paul Red Smith, elegante e dal colore intenso. Gli uccelli che volano sul manico sono una chicca eccezionale.

6 – Brian May – solo di “I want it all” dei Queen

Da min 2.30


https://www.youtube.com/watch?v=hFDcoX7s6rE

Un inizio incredibile… Brian prende letteralmente la rincorsa, quando arrivi alla prima vera nota dell’assolo sei già con la pelle d’oca.

L’assolo coincide con la ripresa veloce del pezzo e quindi te ne freghi di cogliere le note perfettamente, è bello che sia un po’ sporco… stai scendendo in picchiata dal punto più alto delle montagne russe insieme all’assolo: scivola veloce come un razzo.

Brian riesce a tenerlo potente per tutta la sua durata e alla fine lo chiude con 5 note altissime che concludono l’assolo facendolo tornare “in cima” da dove era partito. Beh… bellissimo viaggio.

La sua chitarra rossa e nera dalla forma tondeggiante è super iconica, anche perché ce l’ha solo lui, è una BMG special, ovvero una Brian May Guitar.

7 – Angus Young – solo di “Back in black” degli AC/DC

Da min 1.48

https://youtu.be/pAgnJDJN4VA

Bello che l’assolo parta in sordina, con note basse, intense… Angus ti fa accomodare, sentire a tuo agio… e poi piano piano sale e ti porta con classici trick rock alle note più acute alternando passaggi lenti e veloci.

Il suono della sua chitarra semplice, il suo stile, il suo schema di assolo… sono la cosa che più si avvicina alla parola Rock

Angus suona da sempre la Gibson SG Standard rossa e nera dalla forma “cornuta”, per questo soprannominata la Diavoletto.

8 – Kirk Hammet – solo di “Enter Sandman” dei Metallica

Da min 2.43

https://www.youtube.com/watch?v=CD-E-LDc384


Questo assolo urla!

(Sin dall’inizio ho un tonfo al cuore perché mi riporta a quando ero piccolo nella cameretta di mio fratello “grande” quando facevo partire il Black Album dei Metallica dal suo stereo)

Dalla prima all’ultima nota Kirk ci mette l’effetto wah wah pesante (è appunto un effetto che aggiunge un “UA UA” alle note e puoi regolarne l’intensità usando una pedaliera); l’assolo parte subito forte e fa continuamente su e giù, poi a un certo punto ha una frenata brusca che va dritta allo stomaco, per poi ripartire velocemente sul finale. Le ultime note, quando tutto si ferma e le sentiamo pulite, sono il vero capolavoro: fino a ora abbiamo sentito un infinito numero di “UA UA UA UA UAAAA..” mentre in queste note finali Kirk aggiunge magicamente la Q e sentiamo “QUA QUARA QUAQUARA QUARAQUAAA“. 

Spero le sentiate anche voi altrimenti inizio a preoccuparmi… comunque è un assolo pazzesco.

Kirk suona una chitarra ESP Guitars che porta la sua firma e in alcune versioni ha disegni super macabri e colorati sopra.

9 – Slash – Solo di “Sweet Child O’ mine” dei Guns N’ Roses

Da min 2.52


https://www.youtube.com/watch?v=HlEuo9aR7Qo

La prima nota dell’assolo fa già metà del lavoro, è fantastica, suona benissimo.

Per i primi 30 secondi l’assolo ha una sua storia con una sua personale melodia bellissima, poi a un certo punto Slash spinge il pedale (dell’effetto wah wah) sull’acceleratore e inizia a rockeggiare come solo lui sa fare, passando tra note ben sottolineate e scale veloci. 

Slash suona una Les Paul, la chitarra più iconica del marchio Gibson e probabilmente il modello più famoso al mondo insieme alla Fender Stratocaster.

10 –  John Norum – Solo di “The Final Countdown” degli Europe

Da min 3.16

https://www.youtube.com/watch?v=9jK-NcRmVcw

Difficile da raccontare questo assolo… John prende tutte le note giuste, le mette in un frullatore e le suona alla velocità della luce con la sua chitarra.

Il risultato è una melodia pazzesca, dolce, sognante, che perfettamente si incastra con l’epicità del pezzo. Veramente non riesco a dire molto di più… un mostro di tecnica dai capelli veramente molto cotonati.

Suona una bellissima e pura Fender Stratocaster bianca.

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Ecco… ora mi è venuta una gran voglia di suonare.

Rob


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Equal e Youmark intervistano Isabella Falautano: Serve una trasformazione nei modelli di leadership. Una rivoluzione gentile che senza uomini non si fa.

Nell’attesa e sotto il segno della #Continuity, EQUAL di ADCI promuove il suo impegno con una serie di interviste insieme a Youmark. In questo terzo episodio, con noi Isabella Falautano, Chief Communication Officer Illimity, Consigliera in Valore D e Founder Angels4women: “Serve una trasformazione nei modelli di leadership. Una rivoluzione gentile che senza uomini non si fa“.



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I WEBINARS DI FACEBOOK – IL FARMA SU FACEBOOK E INSTAGRAM

EPISODIO 5 – Il 14 maggio alle ore 16.00

Vi aspettiamo tra poco, alle ore 16.00, per il quinto appuntamento dei Webinars di Facebook, realizzato esclusivamente per i soci ADCI.

Il quinto webinar, “Play more with AR & VR”, sarà questa volta a cura di Rob Meldrum (Creative Innovation Lead) e sarà in lingua inglese.
Il quinto webinar avrà l’obiettivo di approfondire insieme a voi in che modo i brand stiano iniziando a innovare attraverso l’utilizzo dell’ Augmented Reality, Virtual Reality e formati interattivi di Facebook e Instagram. 

*Evento è riservato ai soci ADCI