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Giovani Leoni: il 29 aprile si riuniscono le giurie.

Ci siamo quasi.
Il 29 aprile alle ore 18.30, si apriranno le gabbie e nell’arena scenderanno i 266 leoni che, con fulgide criniere e tonanti ruggiti, cercheranno di impressionare il pubblico e conquistare così l’ambita corona.
28 saranno i domatori che, a colpi di frusta, tenteranno di addomesticare le giovani menti, cercando tra tutte quella che è stata capace di generare il ruggito vincente che si meriterà poi un posto da protagonista nel prossimo Festival di Cannes.

Ecco i nomi:

TV

  1. Vicky Gitto (Y&R) – Presidente di Giuria
  2. Alessandro Orlandi (Saatchi & Saatchi)
  3. Luca Scotto di Carlo (M&C Saatchi)
  4. Andrea Stanich (BCube)
  5. Stefania Siani (DLV BBDO)
  6. Selmi Barissever (Havas).
  7. Marco Lanzarone (Rai Pubblicità)

 

PRESS

  1. Giuseppe Mastromatteo (Ogilvy&Mather) – Presidente di Giuria
  2. Daniele Dionisi (Lowe)
  3. Gianluca Sales (Serviceplan)
  4. Luca Zamboni (JWT)
  5. Valerio Mangiafico (DLV BBDO)
  6. Jack Blanga (TBWA)
  7. Luca Lorenzini (Saatchi & Saatchi)

 

CYBER

  1. Sergio Muller (A-Tono) – Presidente di Giuria
  2. Massimiliano Maria Longo (Wunderman)
  3. Alberto Longo (SDWWG)
  4. Valerio LeMoli (M&C Saatchi)
  5. Mauro Manieri
  6. Matteo Righi (Hagakure)
  7. Emanuele Viora (DLV BBDO)

 

DESIGN

  1. Francesco Guerrera (TBWA) – Presidente di Giuria
  2. Aureliano Fontana (Bcube)
  3. Matteo Civaschi (H-57)
  4. Andrea Mineo (Apart Collective)
  5. Claudia Neri (Teikna Design)
  6. Bruno Stucchi
  7. Pasquale Volpe (PvolpeDesign)

Tornando alla competition, ecco un po’ di dati:

266 i partecipanti in totale.
133 le coppie creative
delle quali 48 hanno scelto il brief stampa, 16 quello film, 21 le partecipazioni nel design e 27 nel cyber.
8
, invece, si sono misurate nella Roger Hatchuel Academy e 13 nel Media Specialist. 

La caccia è aperta. In bocca al leone.

 

 


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Tutte le balle sul digitale da smascherare prima di crederci

Riflessioni post Cannes (di Andrea Concato)

I più bei progetti premiati a Cannes, la riscoperta del valore dello storytelling, le parole di George Lois, Jacques Seguela, Lee Clow e molti altri, non fanno che confermare una inossidabile verità che tanti da tanto cercano in ogni modo di negare. Che quello che rende un progetto di comunicazione speciale, amato ed efficace è sempre e solo un’idea. E che il seme dell’idea proviene sempre da una testa. Nessun comitato potrebbe mai produrre un’idea forte e originale.
C’è sempre stato, c’è e ci sarà sempre un tale che si alzerà e dirà: “Perché non associamo Intel Inside alla bellezza interiore? Perché non raccontiamo una storia sugli incidenti stupidi cantando? Perché non facciamo dei video con persone down che chiedono un video a persone famose? Perché non connettiamo la birra al job search giovanile, argomento piuttosto hot? Perché non mostriamo persone che nelle vetrine si vedono più giovani di come sono?”

Da quel momento si mette in moto il team, che arricchirà, completerà, valorizzerà, renderà vera, renderà possibile, renderà magica quell’idea iniziale.
Oggi i progetti di comunicazione sono operazioni complesse. Occupano ogni punto dell’immenso spazio che si è fortunatamente dilatato fra marche e persone
Lo si vede con evidenza dai tempi delle presentazioni.
Fino a dieci anni fa potevi presentare la campagna al board in mezz’ora. Oggi si fa fatica a stare nelle due ore.
Le operazioni complesse richiedono team complessi, poli e ultra specializzati.

Ma guai a credere che gli algoritmi possano sostituirsi alle idee. Lo sostiene solo chi sa fare solo algoritmi, e sta disperatamente cercando la sua superiore rilevanza grazie alla specializzazione di cui è proprietario, sognando la rivincita su chi tante volte l’ha considerato solo un tecnico (ricordate gli EDP managers, che potevano manovrare solo loro in ambienti vietati agli altri?) Sapere tutto di colori, pennelli e tele non ha mai fatto di nessuno un artista.

Guai a credere che il team possa sostituire l’illuminazione nella testa del singolo. Lo sostiene solo chi può o sa mettere insieme team privi di singoli capaci di illuminazione. Per tentare questa acrobatica manovra, hanno inventato l’antipatico appellativo di “guru”, giustificando così la mancanza di “persone capaci di produrre idee forti capaci di produrre risultati forti”. Che babbei.

Guai a credere che il digitale sia territorio riservato solo ai nativi digitali. E stupido come sostenere che una barca può essere progettata solo da chi è nato su una barca o che l’avvocato lo può fare solo uno nato in una sezione di tribunale. La verità è che tutto si può imparare e non si smette mai di farlo.

Guai a credere che la salvezza è in un corso di yoga. Lo sostiene soltanto chi è stato bocciato al corso di vita.

Guai a credere che le idee oggi possano essere prodotte solo da persone giovani. E’ una sciocchezza smentita dai fatti e nel mondo dei creativi la freschezza del cervello, quando c’è, è sganciata dalla data di nascita e quando non c’è non c’è data che tenga. Le idee eccellenti possono essere prodotte solo da chi ne è capace. A uno di questi giovani, Roberto, che chiedeva ruolo solo in virtù dell’età, ho risposto piuttosto brutalmente sul blog dell’adci recentemente ( http://blog.adci.it/adci/parola-di-art-director-e-del-copy-ravenna/ )

Guai a credere ai fanatici del digitale, quelli per cui c’è solo il digitale e tutto il resto è in decomposizione. Sono bugie. E’ una visione mortale per le aziende. Perché se è vero che il digitale è il territorio in cui tutte le agenzie stanno cercando nuove revenues, è anche vero che le aziende dovrebbero fidarsi solo di chi ha una visione disinteressata e pragmatica del panorama. Solo così si potranno fare le scelte più adatte caso per caso, budget per budget, obiettivo per obiettivo. “Presenza obbligatoria nell’arena digitale” non deve significare “il resto è decotto”.

Credendo a tutte queste balle le marche rischiano di comprare mediocrità. Il guaio più tragico. Perché la mediocrità produce operazioni di comunicazione irrilevanti e invisibili.
Oggi più che mai tutte le operazioni prudenti, smussate, normalizzate, fatte secondo regola, che non innervosiscono nessuno, che passano i test come un confetto Falqui, che non si possono che condividere, sono operazioni invisibili.
Il che vuol dire buttare molto denaro. Un motivo sufficiente per essere fucilati dagli azionisti.

Cari signori clienti, se la presentazione creativa non vi ha fatto stare scomodi sulla sedia, se vi è sembrato di averla già vista, se non vi sanno dimostrare il ruolo nel piano della presenza su Facebook, se non sanno cantarvi con chiarezza il senso economico di Pinterest, se la bottom line dell’operazione digitale che vi stanno presentando termina più o meno con questa frase: “… e poi scatta una foto e condividila con i tuoi amici…” o se alla fin della fiera non è altro che una promozione con l’unica differenza che è diffusa sui social, siate velocissimi. Estraete una 357 Magnum e aprite il fuoco.

Andrea Concato


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Goodfellas colpisce ancora.

Per il secondo anno abbiamo dato vita al progetto Goodfellas e per il secondo anno abbiamo infranto il record italiano assoluto di shortlist e di Leoni a Cannes. Questo è il bilancio definitivo: 51 shortlist contro le 44 dell’anno scorso, 19 Leoni contro 17, ma la cosa più importante è il numero delle agenzie andate a premio (15) e il numero dei progetti (20).

Eccoli: Fastline (Fastweb), The Real Master of Intuition (Heineken), The Candidate (Heineken), #DammiPiùVocE (CoorDown Onlus), Cinzia, your skin friend (IDI Farmaceutici), #ivoteanyway (Ceres), Together for Reconstruction (Mc Donald’s), The Profiteers (Fiorucci), The Great Storytellers (IED), The Smammas (Webank), Loveville (Durex), Ball Dream Band (Bref), Life in Five Seconds (H57), MTV EMA 2012 (Vimn MTV world), Kids Optical Table (Marchon), The Wall of Opportunities (Heineken), The Art of Making Room (Foxy),  Burn Visions (Burn), Anachronism (Toyota), Silent Movie (Progetto Itaca).

A questi progetti va aggiunto il Grand Prix nel Design iscritto da Serviceplan Munich ma a cui hanno lavorato anche Giuliana Guizzi e Salvatore Giuliana.

Anticipo i polemici affermando che siamo consapevoli del fatto che i Cannes Lions ogni anno aggiungono nuove categorie (per cui la possibilità di andare in shortlist sarebbe ipoteticamente maggiore) e che l’anno scorso i Gold Lion erano 9 contro l’unico di quest’anno, ma questi dati vanno letti in maniera attenta e obiettiva.

Innanzitutto va analizzata la percentuale delle campagne italiane in shortlist rispetto al numero delle entries. L’anno scorso abbiamo iscritto di più ma raccolto di meno. La percentuale di quest’anno invece è leggermente superiore al 10%. E se consideriamo che il 10% è la soglia che il Festival si impone per comporre le shortlist, significa che come Paese siamo assolutamente in media. E lo siamo nell’edizione del 60° anniversario del Festival, con giurie particolarmente qualificate e severe.

La questione Gold: l’anno scorso avevamo due punte importanti che hanno fatto molto bene, quest’anno forse non avevamo nessun blockbuster ma in compenso abbiamo portato a Cannes una qualità media eccellente. E se ragioniamo come Sistema Paese il risultato del 2013 è molto più importante di quello dell’anno scorso.

L’unica delusione arriva dalle Young Lion Competitions dove, al contrario dell’anno scorso, non portiamo a casa nessun premio, ma purtroppo sono cose che capitano: i nostri giovani non possono sempre fare i fenomeni.

Torniamo alle note positive.

Quasi tutte le agenzie che sono andate a premio hanno partecipato al Progetto Goodfellas, che significa che i creativi italiani stanno capendo l’importanza di fare Sistema: più progetti vanno a premio, più giurati conserviamo e più è probabile che torniamo a vincere.

Quasi tutte le campagne premiate a Cannes avevano vinto precedentemente agli Adci Awards. E questa è la conferma che livello e attendibilità del nostro premio sono alti e in linea con i benchmark internazionali, come nessun altro premio nazionale. Significa anche che gli Adci Awards sono una specie di Trial per i Cannes Lions. E infine che le giurie allargate, se composte con intelligenza, onestà e competenza, funzionano meglio di quelle ristrette (quest’ultime, per spirito naturale di autoconservazione, mandano a premio sempre gli stessi in un loop che prescinde dalle reali possibilità di primeggiare poi internazionalmente).

Un mito che va sfatato è che gli Adci Awards siano meno rilevanti degli anni scorsi perché le agenzie “più creative” non iscrivono per snobismo. La realtà dei fatti dimostra invece che le agenzie “più creative”, oggi, sono quelle che vincono agli Adci Awards. E poi vincono a Cannes. L’Annual Adci 2013 sarà quello che, conti alla mano, conterrà il maggior numero di progetti andati a Leone: 8. È probabile allora che la percezione di alcuni sia sbagliata e che, semplicemente, alcune realtà italiane abbiano capito l’evoluzione in atto nel mondo della comunicazione. Mentre altre, tradizionalmente più blasonate, al momento non abbiano grandi progetti da iscrivere.

Un’altra buona notizia è che In Italia si sono estinti i fake. E nessuno ne sente la mancanza. Forse siamo il primo paese “latino” in cui questo succede e io credo che dobbiamo esserne orgogliosi.

Bisogna però ammettere che siamo ancora deboli nelle categorie più nobili, ma in compenso abbiamo confermato le qualità che tutti ci riconoscono, ovvero la capacità di fare bene nei momenti più critici. Nei due anni peggiori per la pubblicità italiana, la creatività italiana ha fatto i record a Cannes. E questo, non dimentichiamolo, anche grazie al fatto che abbiamo capito che quando giochiamo insieme possiamo vincere.

Concludo citando tre dichiarazioni che mi sono piaciute.

La prima è di Francesco Guerrera che dichiara a una rivista di settore che in Italia è arrivato il momento della generazione ‘77. Bene: entusiasmo e consapevolezza sono requisiti necessari per fare ancora meglio in futuro. E non solo mi auguro che ci sia davvero questa generazione ‘77, ma anche che sia coesa e sappia trasmettere il meglio di sé alla generazione ’87.

La seconda dichiarazione è di Vicky Gitto che mette l’accento sull’importanza di vivere come un privilegio il fatto di essere giurato a Cannes. E di come sia necessario ricoprire questo ruolo con senso di responsabilità nei confronti del Paese di appartenenza. Ecco, in queste parole potrebbe essere racchiuso tutto il senso di Goodfellas.

L’ultima dichiarazione è di Bruno Bertelli che durante l’intervista di YouMark invita a non farsi affascinare dai vincitori di oggi, perché sono già past. Bisogna subito voltare pagina e ripartire da zero.

Sono d’accordo.

Nonostante l’ottima edizione non bisogna accontentarsi, perché nel resto del mondo, proprio in questo istante, ci sono talenti creativi all’opera per ideare le campagne di domani. E quindi ripartiamo con rinnovato orgoglio ed energia, ricordando i bellissimi numeri dei Cannes Lions 2013 ma, soprattutto, ricordando che questi numeri sono arrivati anche grazie al lavoro di un’intera comunità.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

ll Bilancio di sostenibilità per AuchanItalia, ServicePlan (Monaco), recentissimo Grand Prix nella categoria Design a Cannes.

Argento a Cannes nella categoria design, i poster per IBM Outdoor as utility, Ogilvy Francia.

Il fascino ibrido del lavoro degli inglesi Zeit Guised

Bellissimo progetto per Moleskine, argento a Cannes nella categoria design, il talento del giovane illustratore cinese Odding Wang.

Twitter: @claudianeri


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Link utili per seguire Cannes Lions 2013

Il sito ufficiale del Festival di Cannes Lions, con informazioni sul regolamento, sugli eventi, i vincitori e le shortlist.

Live@Cannes, il liveblog di Campaign con aggiornamento in diretta.

Cannes Lions Tv, il canale Youtube del Festival. Qui le Cannes Lions TV 2013 Backstage Interviews.

Il canale Twitter del Festival @Cannes_Lions.

Lions Daily News, con informazioni quotidiane dal Festival.

Chi ha altri link utili o notevoli di risorse utili per seguire il Festival di Cannes può segnalarli attraverso i commenti.

 

 


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Giovani Leoni: inizia il conto alla rovescia.

L’appuntamento è fissato per questo sabato, 6 aprile 2013, alle 9 del mattino.
Avete tempo fino ad allora per iscrivervi e partecipare al più importante concorso nazionale per giovani creativi pubblicitari.

Ricordiamo che i requisiti sono semplicemente 3: essere nati dopo il 22 giugno 1984, conoscere bene l’inglese e collaborare, o aver collaborato, con un’agenzia di comunicazione (va bene ogni tipo di contratto).

Per gli studenti delle scuole c’è invece la possibilità di concorrere alla Roger Hatchuel Academy.

Potete trovare tutte le istruzioni dettagliate, sia sui Giovani Leoni sia sulla Roger Hatchuel Academy, sul sito giovanileoni.it

Vi consiglio anche di rileggervi questo post di Davide Rossi per spunti e approfondimenti.


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Aziende italiane? Nemmeno l’ombra. (di Francesco Simonetti)

E’ interessante notare, anche se nessuno l’ha fatto, che nonostante un bottino italiano senza precedenti e i giusti sussulti d’orgoglio, a Cannes 2012 ci sia stata un’ assenza ingombrante: i clienti italiani. In spiaggia al sole o al Martinez dopo il tramonto magari li notavi, ma al Palais durante le premiazioni non se n’è vista l’ombra. Se infatti prendiamo il nostro palmares e togliamo gli young lions ( no clients ) o i premi Una Onlus e Coordown
(non profit ), l’Italia dei leoni resta rappresentata da 2 clienti: Heineken e Montblanc. Ma il primo è la casa madre Heineken di Amsterdam che ha commissionato a Publicis Milano una campagna uscita in 30 paesi del mondo isole comprese ( Sunriseè on air anche alle Antille ). Il secondo, Montblanc, ha lavorato con Leo Milano direttamente da Amburgo. Amsterdam e Amburgo, quindi non Milano o Torino o Roma. Le cose non vanno meglio se guardiamo ad altri due lavori “italiani” che si erano distinti all’Eurobest: Burn “Never estiguish” e T-Mobile “Angry Birds”. Il primo, ancora di Publicis Milano, è un budget Coca-Cola internazionale, mentre il secondo di italiano ha solo la coppia creativa che l’ha ideato. Si può obiettare che abbiamo preso il Gran Prix nell’outdoor con Benetton: cliente italiano, creativo italiano ( il bravissimo Carlo Cavallone ), ma sappiamo tutti che 72 and sunny non è un’agenzia italiana, ha sede ad Amsterdam, anche se tra i suoi clienti c’è pure l’italianissimo Pirelli, che da sempre le sue migliori campagne se le fa confezionare all’estero. Anche il Gran Prix ADCI dell’anno scorso, di Cinquepalmi & Venturelli è più francese che nostrano. Quello che ci dicono i risultati di Cannes è che in un’economia globalizzata, i clienti italiani (intesi come gruppi industriali italiani) non ci sono o si rivolgono altrove, mentre le succursali italiane di clienti multinazionali stranieri non hanno abbastanza voce in capitolo per farsi sentire dalla provincia dell’impero. E questo, nonostante la festa, lascia un po’ d’amaro in bocca. Ironico anche che uno dei più grandi clienti italiani, Telecom, abbia celebrato il nostro risorgimento con un’agenzia argentina, ma Garibaldi era l’eroe dei due mondi, si sa. Anche se oggi quell’agenzia è a tutti gli effetti anche italiana.


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Cannes Young Lions Competition: per l’Italia anche un bronzo nel Cyber.

 

Italia premiata anche nel Cyber nella Young Lions Competition di Cannes.

Oliviero Piccolo (art) e Giorgia Fattoracci (copy) di M&C Saatchi si sono aggiudicati il bronzo per l’ottimo lavoro realizzato per The Bill and Melinda Gates Foundation.

Complimenti anche a voi Giovani Leoni!

 

Clicca qui, o sull’anteprima del banner per vedere il lavoro premiato.

 


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Cannes Young Lions Competition: l’argento in Design è italiano.

 .

Marco Tironi (Hagakure) e Ileana Infantino (AdmCom) si sono aggiudicati l’argento nella categoria Design della Young Lions Competition di Cannes.

In sole 24 ore Marco (art director) e Ileana (copywriter) hanno sviluppato l’identity di Opportunity Knocks, una piattaforma creata dai Cannes Lions che nascerà il prossimo anno e che darà l’opportunità ai giovani creativi di mostrare il proprio portfolio ai Direttori Creativi, ma non solo.

Complimenti!

 

 

Il lavoro di Marco e Ileana.