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Nasce il blog di AssoComunicazione

Nasce oggi il blog di AssoComunicazione, animato, fra gli altri, da Emanuele Nenna che è stato recentemente ospite del blog ADCI, avviando un’importante discussione comune.

La prima iniziativa del blog è dare uno spazio ufficiale di discussione e presentazione dei programmi dei candidati alle prossime elezioni del Consiglio di AssoComunicazione.

Fra i primi post i programmi di alcuni dei candidati:

 

Qui, alcune domande di Marco Ferri a Stefano Del Frate, candidato AssoComunicazione con delega ai Clienti. Alcune domande sono facili, altre più difficili.


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Creativi e Agenzie: perché amici? Questa e altre domande ad Assocomunicazione

Ho dato volentieri spazio all’apertura di Emanuele Nenna, perché si candida consigliere Assocomunicazione con un mandato, “valorizzazione della creatività”, che non posso che condividere. Del resto, “ridare dignità e valore al nostro lavoro” è la sintesi estrema delle 17 pagine del programma con il quale mi candidai a suo tempo. Valorizzare la nostra professionalità è l’unica strada percorribile per provare a normalizzare un mercato che non è diventato quello che è per via dell’ultima lunga crisi economica. Era già stato “sputtanato” in precedenza, per lo più da manager che avrebbero dovuto tutelarlo.

Mi sta anche bene dialogare in un’ottica di “ricostruzione” con chi oggi guida le agenzie di pubblicità, senza stare a recriminare su errori e comportamenti poco etici. Però vorrei promesse concrete e fatti coerenti.
Con Emanuele ci siamo trovati subito d’accordo nell’identificare una strategia volta a incentivare i casi virtuosi. Se sarà eletto, realizzeremo un progetto che valorizzi la reputazione delle agenzie e dei clienti meritevoli.

Sono pronto a collaborare con chiunque consideri una “poltrona” di Assocomunicazione come opportunità (e responsabilità) di incidere realmente, per operare un cambiamento indispensabile. Un cambiamento che migliori concretamente anche le condizioni di lavoro della categoria professionale che rappresento.
Come ho spiegato più volte, oggi non ha senso tutelare la “creatività” in astratto se non si tutela al contempo la dignità di chi deve produrla.

Esattamente come Emanuele, nemmeno io amo gli stereotipi. Sono pronto a fare tutti i “distinguo” del caso, e a dare risalto a qualunque comportamento “virtuoso”, indipendentemente dalla categoria professionale di provenienza.. Ho già spiegato in passato la mia idea di pubblicare una white list dei clienti che osservano determinate regole e comportamenti.

Quello che non posso sapere, oggi, è quanti siano gli associati ad Assocomunicazione pronti a questo dialogo, disponibili a recepire sino in fondo l’appello di Emanuele. Né posso sapere quanto pesino sul mercato. Questo post è il mio tentativo concreto di confronto.

Sappiamo che Massimo Costa si è alla fine convinto ad accettare la candidatura alla presidenza. Non ci siamo mai incontrati e non posso avere un’opinione sulla persona.
So che con la sua carica all’interno del gruppo WPP rappresenta una fetta molto significativa del mercato (tra il 30 e il 40 per cento).
So anche che la sua nomina è stata indicata da una liturgia credo inedita: il “collegio dei saggi” Masi, Montangero e Testa (Marco), l’ha nominato dopo avere sondato gli umori degli associati.
Da quanto mi risulta si è sentita la necessità di una persona che esprimesse un network forte.

Non sta a me valutare i candidati alla presidenza di altre associazioni e le procedure seguite per nominarli. Questo mi è molto chiaro.

Ma ho alcune domande da porre a Massimo Costa. Sarò grato a lui e tutti gli altri associati di Assocomunicazione che mi aiuteranno a trovare delle risposte.
Questo blog ha una sola regola fondamentale: ci si deve firmare.

Ecco le domande.

1. Un uomo che rappresenta una fetta importante del mercato pubblicitario italiano deve necessariamente diventare presidente di Assocomunicazione per operare dei cambiamenti?

2. Non basterebbe un pubblico “ordine di scuderia” alle sigle che rappresenta? Qualcosa tipo: “da oggi le mie agenzie non parteciperanno più a gare non remunerate e con più di quattro partecipanti perché questo comportamento è causa e non effetto dell’attuale devastazione del settore”.

3. Il mercato, come la società, non è qualcosa che si determina in base a misteriose ed esoteriche regole. Ogni singolo player contribuisce a rafforzare o indebolire una tendenza, in maniera direttamente proporzionale al suo peso economico. Massimo Costa ha davvero bisogno della carica di presidente Assocomunicazione per affermare:
“le agenzie del gruppo WPP operanti in Italia sono profondamente contrarie all’utilizzo di stagisti non remunerati o sottopagati.”?

4. Nessuno può dare la colpa a un manager se è costretto a tagliare costi a causa della perdita di un budget. Ma perché agenzie di Assocomunicazione accettano di firmare contratti che possono essere disdettati con brevissimo preavviso?

5. Massimo Costa ha dichiarato che le opinioni sono come il buco del culo. Tutti ne hanno una.
A me interessa moltissimo la sua opinione (e solo quella) per questo gli chiedo: cosa pensa dei manager di agenzia che accettano lavori incerti ai limiti della rarefazione, scaricando il rischio imprenditoriale sui dipendenti e chiedendo loro straordinari non remunerati o stipendi del tutto inadeguati all’orario lavorativo?

6. Massimo Costa si è ritirato dalla gara Ferrero e ne ha pubblicamente spiegato le motivazioni. In che modo si prefigge, durante la sua eventuale presidenza, di porre fine alle gare non remunerate e affollate da troppi partecipanti?

7. Massimo Costa concorda con i principi enunciati dal Manifesto Deontologico Adci? Ritiene di poterli sottoscrivere e aiutare i creativi a farli rispettare già a partire dalle sue agenzie, indipendentemente dalla sua elezione?

8. Il nostro mestiere non si impara nelle università. Massimo Costa è disponibile ad aiutarmi nel tentativo di far comprendere al Governo che sarebbe più onesto agevolare economicamente le agenzie disposte a prendere un giovane a “bottega”? Io in sei mesi sono in grado di capire se un ragazzo può diventare copywriter o un account. Non mi servono tre anni più due. Inoltre credo che alla nostra attuale società (e al nostro mercato) non servano altri 25 mila laureati all’anno in scienze della comunicazione.

Ho molto apprezzato quando Massimo Costa ha detto di no a Ferrero e ne ha pubblicamente spiegato le ragioni. Mi convince meno quando tende a giustificare con “la paura” le scelte ottuse di manager di agenzia.
Io mi chiamo Massimo Guastini, non rappresento nemmeno lo 0,04% del mercato pubblicitario italiano ma dico di no alle gare selvagge, allo sfruttamento dei giovani e agli stipendi inadeguati rispetto alle ore lavorative richieste ai collaboratori.
Benché anch’io possa avere “paura del futuro incerto”, e debba lavorare per mantenere le persone che amo.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro.
m.g.


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Creativi e agenzie: perché nemici?

Emaniele Nenna, candidato consigliere, AssoComunicazione

Emaniele Nenna, candidato consigliere, AssoComunicazione

Ho chiacchierato un’ora con Emanuele Nenna, fondatore e amministratore delegato di Now Available. Mi ha parlato del suo progetto e lascio che sia lui stesso a raccontarvelo. Che un candidato al prossimo consiglio di Assocomunicazione cerchi il dialogo con l’Adci mi pare un buon segnale di apertura.

Lo so bene, non è sempre così. Ma in quest’ultimo periodo può sembrare, leggendo qua e là, che parlare di agenzie di pubblicità e di creativi sia come parlare di soggetti diversi e contrapposti. Ma perché? Personalmente lo trovo assurdo: almeno in teoria, le agenzie sono la casa dei creativi. Le agenzie vendono creatività (e quindi vivono di creatività). Come possono considerarsi in qualche modo contrapposte alle posizioni dei creativi?

E viceversa, naturalmente. Certo, tanti talenti se la cavano benissimo, sia economicamente sia come soddisfazione personale, facendo i free-lance. Ma tanti altri nelle agenzie trovano clienti importanti, buoni stipendi e soprattutto soddisfazioni creative. Perché devono remare contro, o assumere posizioni di protesta a priori, di generalizzazione e di lotta di classe?

Odio gli stereotipi, e credo anche voi. Eppure in questo momento avverto il rischio di caderci dentro in pieno.

“I creativi sono buoni, le agenzie cattive li sfruttano e non sanno valorizzare talenti e creatività, occupate solo a fare soldi e ad asservirsi a clienti incompetenti.”
Oppure, vista dall’altra parte: “le agenzie si trovano ad affrontare un terribile momento di mercato, in cui gli investimenti calano, la competizione si fa sempre più agguerrita, il moltiplicarsi degli strumenti richiede -per stare al passo- onerosi e coraggiosi investimenti. E in tutto questo i creativi continuano a pensare ai loro premi e alla loro gloria, lamentandosi e mettendosi contro.”

Davvero dobbiamo vivere questo momento, oggettivamente complicato per tutti, cercando il colpevole e creando nuove categorie contrapposte? Creando schieramenti che diventano integralisti, pur senza esserlo davvero? Oppure vale la pena di parlarne e capirsi? Non per cercare la soluzione cerchiobottista, piuttosto (chissà) per rendersi conto che non solo agenzie e creativi condividono gli stessi identici obiettivi, ma in molti casi possono trovarsi allineati anche sulle modalità con cui provare a raggiungerli.

Vi chiederete come mai compare questo tale dal nulla a raccontare delle sue paure di derive assolutiste. Cosa vuole da noi creativi? Ve lo spiego.

Sono reduce da un recente incontro in Assocomunicazione ed ho visto davanti agli occhi chiarissimo questo problema, ma anche (almeno da una parte degli associati) la voglia di risolverlo. Senza eccedere in ottimismo, credo che dopo anni di politichese possa aprirsi una fase nuova di Assocomunicazione.

E’ stato deciso, secondo me con molto buon senso, che nelle prossime elezioni i consiglieri verranno eletti con una delega esplicita ed in base al loro programma. Una di queste deleghe riguarda espressamente la “valorizzazione della creatività”. Già un buon punto, se considerate che tutti i passati convegni di Assocomunicazione erano centrati su cassa integrazione e leggi sulla privacy. Valorizzare la creatività vuol dire, per le agenzie, valorizzare il loro lavoro. Quindi ricominciare ad essere scelte in base al valore che le loro idee portano alle brand-clienti. Quindi poter chiedere ai clienti un congruo compenso. Quindi poter difendere con più agio tempi giusti per le gare, regole chiare e trasparenti. Valorizzare la creatività vuol dire tornare ad alzare la testa, a pretendere rispetto meritandoselo. E per ottenere rispetto le agenzie devono a loro volta, al loro interno, rispettare chi questo valore lo crea. Rispettare le persone, privilegiare il pensiero e le idee è il punto di partenza per un “rinascimento” della pubblicità.
(Ecco, lo sapevo, mi sono lasciato trasportare ed esagero. Il paragone con Leonardo e Michelangelo forse è inadatto. Ma l’intenzione è buona :-) )

Io credo fermamente in quello che è stato codificato molto bene in DDB qualche anno fa, cioè alla catena virtuosa delle 3P, fatta da tre elementi elencati in rigoroso ordine di priorità e consequenzialità: PEOPLE, PRODUCT, PROFIT.
Valorizzando le persone si ottiene un buon prodotto (creativo). E un buon prodotto si vende. Quindi porta profitto per l’agenzia. E il profitto genera benessere, attira talenti, crea successo. Ma l’ordine non può e non deve essere invertito.

Non credo di essere l’unico a pensarla così, e proverò a ottenere un posto in consiglio al “ministero della creatività” per portare avanti qualche cambiamento. Il primo è proprio il dialogo e la collaborazione con l’ADCI. Se sono a scrivere in questo blog prima ancora di inviare il mio programma elettorale è perché mi piacerebbe ragionare in maniera dialogica, e non difensiva o offensiva, con voi che rappresentate in misura importante le prime due P della ricetta. E quindi, naturalmente, anche della terza. Che ne dite?

Buon lavoro.
Emanuele Nenna

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