Leave a reply

Presentata la seconda edizione di IF! Italians Festival. Tema: Nutrire il Cervello.

Venerdì scorso è stata presentata al Diurno di Elita la seconda edizione di IF! Italians Festival. Organizzato da Adci e Assocom in partnership con Google, si svolgerà al Teatro Franco Parenti dal 5 al 7 novembre.

Eccovi un breve racconto di ciò che è stata la prima edizione di IF!

A raccontarci il secondo appuntamento con il più importante evento italiano dedicato alla creatività nella comunicazione, sono stati direttamente gli organizzatori: Davide Boscacci, Nicola Lampugnani, Alessandra Lanza e Emanuele Nenna.

Il tema di quest’anno sarà “Nutrire il cervello”. Si parlerà quindi del valore delle idee come cibo per la mente.
E, viste le premesse, non rimarremo a testa vuota.

Due importanti partner internazionali tra le principali novità di questa edizione.
Parliamo della Berlin School of Creative Leadership, scuola di alta formazione che offre, tra le altre cose, un Executive MBA in leadership creativa. Mentre il secondo partner sarà OFFF Barcelona, famosa rassegna internazionale dedicata all’arte digitale e alla musica elettronica.

A nutrire le nostre menti saranno anche gli eccezionali ospiti protagonisti di questa edizione.
Alcune anticipazioni: Roberto Fernandez (BBH London), Lars Bastholm (The Zoo) e Giovanni Perosino (Audi AG). Proseguiamo poi con Geoffrey Hantson, Chief Creative Officer di Happiness Brussels che negli ultimi tre anni ha vinto 27 Leoni a Cannes e 42 Awards all’Eurobest Festival. E, in occasione dei 10 anni di YouTube, Google porterà al Festival Jake Roper, creator di YouTube.

E questi sono solo alcuni, importantissimi, nomi.

Sempre venerdì è stata inaugurata la mostra Cibo per la Mente, che sarà esposta fino al 5 luglio all’interno del nuovo Diurno Elita/Expoincittà Lounge di Piazza Duomo. Una speciale esibizione realizzata da Francesco Guerrera insieme a 8 talenti creativi di differenti discipline visive chiamati ad interpretare con stili differenti il tema ‘Nutrire il Cervello’.

Dopo la presentazione della seconda edizione di IF!, tra novità, collegamenti con alcuni ospiti e l’intervento di Marianna Ghirlanda, c’è stata pure una festa. Perché va bene tutto, ma ad un certo punto bisogna bere.

E anche in questo abbiamo ritrovato lo spirito di IF! che tanto ci piace. Lo scambio di opinioni che non si ferma nelle sale del teatro ma che invade il foyer, dove un bicchiere in mano diventa lasciapassare per incontrare realtà diverse e chiacchierare con persone che altrimenti non si sarebbero mai potute conoscere. E, comunque, bere.

A scandire il tempo di chiacchiere e drink c’è stato il Dj set dei 2P e il Live Show “Yes, We Jam”, una Jam session ibrida che fonde Hip-Hop e Jazz, strumenti acustici con sampler e giradischi, tutto sapientemente guidato da Millelemmi.

Ma passiamo ad altro, rimanendo sempre qui.
Sabato scorso Klaus Davi ruggiva da L’Huffington Post con questo articolo su Cannes, che non aveva nulla a che fare con IF!, almeno non direttamente.
Dice, in buona sostanza, che la pubblicità italiana è caduta veramente in basso.

“Il verdetto della 62esima edizione è stato impetuoso. Solo due i Lions conseguiti per la categoria Film. Per il resto un’umiliazione.” Il suo articolo filmicida dimentica di annoverare un enorme successo. Non parliamo di un film, ma di BackmeApp, che ha meritatamente vinto il primo leone d’argento nella sezione Mobile per l’Italia. Un risultato storico.

Comunque, tornando all’eterna lotta tra bene e pubblicità, ci si continua a chiedere: “è colpa dei creativi?”, “è colpa dei clienti?”, “è colpa della Grecia?”.

Invece di continuare a indicare, che poi sta male, cerchiamolo di capire insieme, in maniera costruttiva.
Quale occasione migliore se non la prossima edizione di IF! Italians Festival?

La coraggiosa, e meravigliosamente riuscita, prima edizione ha aperto la strada ad un modo eccezionale di rispondere alle critiche: fare.

Perché in Italia non va mai bene nulla, all’estero sono più creativi, la cultura qui è bloccata, siamo anni luce indietro, non si organizza mai niente di buono, è tutto sbagliato.

Mobbasta veramente però. Ora anche in Italia c’è qualcosa che merita attenzione e che genera attenzione. Una manifestazione che pone al centro il valore delle idee e la forza che si può generare cominciando a scambiare pareri e competenze. La tensione a capire cosa sta succedendo intorno a noi e a condividerlo. L’inesauribile curiosità che dovrebbe essere il motore di questa bistrattata carovana.

Questa seconda edizione sarà ricca di novità, di grandi ospiti e di tante occasioni di confronto e formazione. Per creativi, clienti e curiosi di ogni età e genere.

Sono passati di moda i creativi dall’ego gonfio che, chiusi nei loro open space, decidono come dovrebbe andare il mondo.
Insomma, è giunto il momento di citare Wolf in Pulp Fiction. E non certo la parte de “Sono il signor Wolf, risolvo problemi”.

Quindi basta scuse, nutriamo il cervello.
Ci vediamo dal 5 al 7 novembre al Teatro Franco Parenti di Milano.

 


Leave a reply

Aperte le iscrizioni ai DMA Awards.

È ufficialmente aperta la Call For Entries per i DMA Awards, il premio che onora le migliori campagne di direct marketing e data-driven.

La terza edizione dei DMA Awards Italia sarà sincronizzata con con gli ECHO Awards americani. Ricalcando il modello inventato dalla casa madre americana, i DMA Awards sono l’unica competizione che guarda alla disciplina del direct & data driven marketing nella sua totalità. La formula è semplice: 30% strategia, 30% creatività, 40% uso dei dati e misurabilità.

Sono ammesse a partecipare tutte le campagne di marketing diretto prodotte, completate, eseguite e misurate tra il 1 Ottobre 2013 e il 31 marzo 2015.

Sarà possibile iscrivere le campagne fino al 3 aprile 2015 utilizzando la piattaforma awards.dmaitalia.it. Quest’anno, attraverso l’EARLY BIRD, c’è la possibilità di risparmiare il 20% del costo delle iscrizioni per le campagne iscritte entro il 20 MARZO 2015.

Sono 15 le categorie di business per le quali si può competere: automotive; business and consumer services, communications and utilities, financial products and services, information technologies, insurance, nonprofit, pharmaceutical and healthcare, product manufacturing and distribution, publishing and entertainment, retail and direct sales, travel and hospitality/transportation , consumer products, education, professional services.

Per ciascuna categoria saranno assegnati un Oro, un Argento e un Bronzo DMA Awards. Tra questi saranno poi selezionati 9 Premi Speciali: DMA Direct Mail Award Freccia d’Oro, DMA E-mailing Award, DMA Big Data Award, DMA Search Marketing Award, DMA Digital Award, DMA Mobile  Award e il Diamond Award, il premio all’eccellenza.

Poiché la Giuria dei DMA Awards Italia è accreditata anche presso gli Echo Americani, i vincitori di un metallo potranno accedere direttamente alle semifinali della competizione americana, chi non vince invece accederà alla prima fase della gara, il costo per tutti sarà di 40 dollari. Inoltre, novità di quest’anno, le campagne che vinceranno uno o più metalli entreranno nella galleria virtuale “The Best of The Best” sulla piattaforma della Global DMA, il network che raggruppa tutte le DMA nel mondo, www.globaldma.com.

Massimiliano Maria Longo presiede la Giuria, ADCI e AssoCom patrocinano la competizione

Insieme al lancio della CFE, DMA Italia è onorata di presentare i componenti della Giuria 2015, selezionati con criteri molto severi tra leader di mercato con un’esposizione costante a un gran numero di stimoli creativi e di challenge innovativi in tema di strategie e tecniche di real time marketing. La Giuria è composta da esperti di marketing e CRM in azienda, da creativi di importanti agenzie e da accademici.

Alessandro Betti - Direttore Raccolta Fondi, Telethon.

Andrea Boaretto - Head of Marketing Projects at School of Management del Politecnico di Milano.

Marzia Curone - Partner Relata (madrina premio Freccia d’Oro).

Flaminio Francisci - Marketing Director at SAP.

Arturo Frixa - Direttore Generale Marketing, Comunicazione e PR in Jaguar Land Rover Italia.

Andrea Antonio Galli - Head of Digital Excellence, Nestlé Italiana.

Marianna Ghirlanda - Head Of Creative Agencies at Google.

Carla Leveratto - Creative Director presso Gruppo Roncaglia.

Jacopo Mele - Presidente Fondazione Homo Ex Machina Onlus.

Ottavio Nava - Managing Director at We Are Social.

Alessandro Orlandi - Creative Director at Saatchi & Saatchi.

Matteo Righi - Creative Director at Hagakure.

Marco Rosso - Presidente DM Group e Past President DMA Italia.

Marita Spera - Head Of Public Affairs And External Communication, American Express Italia.

Amodiovalerio Verde - Group Product Manager, ContactLab.

Cristina Ziliani - Professore Associato di Marketing Università di Parma (Osservatorio Fedeltà).

 


Leave a reply

#ItaliansFestival | Day three_aftermath (e considerazioni conclusive)

#Invidiateci. Sì, invidiateci. Tanto. E che questa invidia sia durevole: minimo un anno, fino al prossimo IF! ; )

Eccoci. Mangiati, soddisfatti e riposati (ed anche nuovamente immersi nel day-by-day, certo), a raccontarvi l’ultimo giorno di IF! e magari chiudere con qualche bel pensiero. Anzi, aprire.

È stato un Festival denso, ricco, divertente oltre ogni aspettativa. Lo abbiamo vissuto sottopelle. Sostituire una conference call con uno spritz non ha prezzo. È stato un Festival che ha dato enorme spazio al contatto umano: gli ospiti erano prossimi al pubblico, il pubblico era partecipe, e tutto questo ha avuto un effetto di dialogo vivo, che ci ha restituito il respiro sconfinato del nostro mestiere e ha messo in ghiaccio gli automatismi operativi del quotidiano.
La cosa è addictive. Questo dovete saperlo. E per questo lo rifaremo. Fosse anche solo per questo, sì.

Flashback.
Sabato 4 ore 10: al Parenti si parte con la tavola rotonda dedicata alle strategie di comunicazione per Expo 2015 - ne esce un confronto interessante e per nulla scontato tra gli assessori Cristina Tajani e Filippo del Corno, Roberto Arditti, direttore delle relazioni istituzionali di Expo 2015 e il moderatore Massimo Russo, direttore di Wired Italia. Favoloso: si è discusso di Expo senza retorica, nonostante l’alta concentrazione di assessori, e i politici hanno parlato di digitale con cognizione di causa. What if…

Ancora, nel corso della mattinata, Jacopo Pasquini di Doctor Brand su UX e Usability come due fondamenti della strategia digitale spesso considerati accessori, poi Mark Tungate, direttore editoriale degli Epica Awards, con una selezione di campagne che ‘guardano oltre’, indicando la direzione verso la quale si stanno muovendo certi brand e agenzie creative, e verso cui dovremmo muoverci tutti, ché faremmo bene (lode per il suo humor nemmeno troppo inglese, by the way).

Il pomeriggio si apre con la case history poetica e delirante di Blue&Joy: tanta joy si respira nella sala A, grazie al loro raccontarsi totalmente dissacrante, specie quando affrontano il loro (mica breve) periodo blue. Ugualmente intensa, ma dai toni decisamente meditativi, la riflessione di Gianrico Carofiglio (il prossimo libro esce a novembre, ci ha detto!) sul potere delle metafore come atti e strutture concettuali che danno forma alla percezione della realtà e di noi stessi (i copy in sala in ascolto partecipe).
Intanto Christina Knight, in Sala Grande, si chiede perché tutti i grandi libri scritti da creativi siano stati scritti da uomini, dando poi conto del come e del perché ha deciso di rimediare con il suo Mad Women. Poi Walter Fontana sfoggia quella che per noi è la chart delle chart (è l’immagine sopra, in apertura), che vi dà giusto il polso del suo incredibile talk : )
E ancora Simon Whalley, che racconta del successo della cartoon series Toones, caso emblematico di branded (McLaren) entertainment.
Ospiti di IF! anche The Jackal, videomaker a 360, anzi 361°, felicemente schizofrenici, divisi come sono tra i lavori della loro casa di produzione e il successo su YouTube con Lost in Google, Gay ingenui e il cult Gli effetti di Gomorra sulla gente (deux fritures!).

Fa un po’ da warm up al gran finale la round table con Bruno Bertelli, Luca Scotto di Carlo e Sergio Rodriguez, che ci raccontano le atmosfere di giuria a Cannes (e qualche dritta su come (provare a) vincere qualcosa)).

È l’ora del gala di premiazione degli ADCI Awards 2014, condotto da Ylenia di Radio 105 e Cristiano Seganfreddo.
Maurizio D’Adda entra nella Hall of Fame dell’Adci (l’intervento di Luca Scotto di Carlo a raccontare MD’A, qui).
I “coni” vengono assegnati a tutte le categorie, ed è bello vedere molti under-30 sul palco.

Vicky Gitto con Luca Pannese e Luca Lorenzini, Saatchi & Saatchi Italia, Grand Prix Adci 2014

È notte. In quello stesso foyer che è stato la nostra agorà di questi giorni di Festival, i bassi del party finale (alla consolle Larry Gus, Giorgia Angiuli e gli 88 Bros, e poi live sound performance di Coco Soundscapes con Julia Kent, Josef Van Wissem e Fabrizio Palumbo) vengono sovrastati dai ping dei messaggi di Guastini, che lancia l’ultima (le ultime), fondamentali chiamate al voto per il Grand Prix – via mobile, i soci del Club assegnano il massimo riconoscimento a “Dear Future Mom” di Coordown, agenzia Saatchi & Saatchi Italia.
E vodka tonic sia. E musica. E orgogliosa soddisfazione. E un kebab alle 4 del mattino, anche.

Okay, è stato meraviglioso, e per questo non finisce qui. Allora sapete come lo chiudiamo questo primo episodio di IF #ItaliansFestival? Con un hashtag rubato al discorso di Boscacci, che ha aperto gli Award.
#rifacciamolo

Chiara Lanzafame (feat. Emanuele Soi)


1 Reply

Adesso o mai più.

Il 2/3/4 ottobre a Milano ci sarà IF!

Per la prima volta in Italia si organizza un evento di respiro internazionale, pensato per riunire creativi, agenzie e clienti e ribadire l’importanza della creatività nel nostro lavoro.
Tre giorni con ospiti di altissimo profilo, un palco per dare il giusto spazio e la dignità che il nostro award si merita, workshop, seminari, stimoli e feste. Praticamente gratis.

Potete forse avere idea di quanto questo evento sia costato in termini economici e di energie. Del consiglio e di alcuni generosi volontari del club. Di Assocom, con cui per la prima volta dopo tanti anni si torna a lavorare assieme. Di grandi sponsor e partner.

Ora, perché tutto questo abbia un senso, abbiamo bisogno di voi.

Abbiamo bisogno che ve lo segniate in agenda. Abbiamo bisogno che, se siete a capo di agenzie, diciate ai vostri (creativi, account o produzione che siano) che questo evento non si può perdere, che li liberiate dal progress per uno o due giorni (il terzo è un sabato). Abbiamo bisogno che compriate dei pass premium, magari da regalare ai vostri clienti (150 euro!) o anche solo per voi (75 euro per i soci!). Che diffondiate il messaggio sui social media (quanto costa un retweet, un like o uno share su facebook?).

Senza partecipazione tutto questo non avrà avuto senso alcuno. Ricominceremo a dire che in Italia non si fa nulla di interessante, a lamentarci del livello della comunicazione e a chiuderci nei nostri ufficetti a compiangerci. Abbiamo un’occasione enorme per confrontarci sulla creatività con il resto della industry, tornare a essere uniti e ridare lustro all’Art Directors Club: e se non la sprecassimo?

Noi ce ne abbiamo messo tanto, ora abbiamo bisogno dell’entusiasmo di ognuno di voi.


68 Replies

Lettera aperta ai Grandi Manager della Pubblicità Italiana

Condivido questa lettera aperta, scritta con Annamaria Testa, perché sono socio fondatore di un’agenzia indipendente e considero improcrastinabile la necessità di riportare trasparenza in un settore ottenebrato dall’opacità.
Condivido questa lettera anche come copywriter e presidente dell’Art Directors Club Italiano. Perché penso che tutti i “creativi” (e non solo, ovviamente), soci e non soci, non possano fare a meno di porsi domande analoghe.
Ritengo che chiunque voglia continuare a considerarsi un professionista dovrebbe pretendere una risposta.

Cari colleghi,
una domanda semplice semplice: come fanno le grandi agenzie, gran parte delle quali peraltro iscritte ad Assocomunicazione, a sopravvivere e pagare stipendi coi prezzi che stanno chiedendo ai clienti?

Eppure il Codice Deontologico di Assocomunicazione recita (art 7): La giusta remunerazione è l’elemento fondamentale che assicura la qualità dei servizi offerti e l’indispensabile professionalità. Il compenso è riconosciuto come l’elemento portante che regola i rapporti fra Associate e utenti. L’applicazione del giusto compenso e la difesa della sua integrità costituiscono principi fondamentali da ribadire a salvaguardia delle professionalità del settore.

C’è qualcosa che ci sfugge e, da imprenditori indipendenti della pubblicità, attenti sia alla qualità, sia alle condizioni di lavoro, sia ai conti, saremmo incantati di saperne di più.

Prendiamo, fra i moltissimi, un caso recente (Poste Italiane) che ha coinvolto diversi nomi noti. Ricordando che ci sono casi anche più imbarazzanti.
Nel caso di Poste Italiane si tratta di un incarico che dura tre anni, chiede – a detta del cliente – il coinvolgimento costante di più persone, e viene aggiudicato a circa 60.000 euro complessivi. Vuol dire 20.000 euro all’anno. Il costo, spese generali escluse, di un singolo stipendio regolare da apprendista: circa 1000 euro al mese.

C’è qualcosa che non torna. Facciamo qualche ipotesi
1. su quel lavoro, per quel cliente, verrà impiegata una singola professionalità del valore di 1000 euro al mese, e senza un centesimo di guadagno per l’agenzia
2. su quel lavoro verranno impiegate persone che guadagnano molto meno. Anzi: magari niente …ma quale professionista lavora gratis?
3. su quel lavoro verranno impiegati fior di professionisti, pagati però da più consistenti tariffe versate da altri clienti
4. su quel lavoro verranno impiegati fior di professionisti, attualmente sottoutilizzati perché l’agenzia è alla frutta, ci sono più dipendenti che clienti ed è meglio lavorare sottocosto che tenere la gente a girarsi i pollici
5. su quel lavoro si guadagnerà comunque, facendo la cresta, per esempio, sulle spese di produzione. O con qualche altro artificio poco trasparente
6. non è vero che che il lavoro chiede molto impegno di molte persone: verrà fatto a costo zero nei ritagli di tempo, alla faccia del cliente e come capita capita
7. su quel lavoro verranno persi un bel po’ di soldi… ma perché?
a. c’è il gusto di fregare la concorrenza col dumping, anche a rischio di farsi del male da soli
b. le grandi agenzie sono ricchissime e di farsi pagare tutti i lavori non gli importa un fico
c. le grandi agenzie italiane sono comunque per la stragrande maggioranza sedi periferiche di gruppi multinazionali, che fanno profitti in economie più vivaci. E agli headquarter di quel che, nel bene e nel male, succede in Italia interessa poco

Dai, cari colleghi, illuminateci con qualche altro motivo comprensibile, e migliore.
Se ce ne sono, vuol dire che avete fatto l’invenzione del secolo: il lavoratore virtuale. Gli annunci autogenerati. Lo spot automatico. Il viral che si inventa da solo. Oppure avete robotizzato l’intera agenzia.

Sì, illuminateci: noi, che continuiamo come si faceva una volta a lavorare a lungo sui brief, a investire tempo per trovare idee efficaci, a formare e a pagare le persone, siamo ansiosi di sapere che futuro, scaturito da quale meravigliosa trovata, aspetta tutti noi e le imprese italiane che continuano, nonostante tutto e in questi tempi complicati, a fare affidamento sulla buona comunicazione pubblicitaria.

(Annamaria Testa – Massimo Guastini)


48 Replies

I veri imprenditori mettono in gioco solo se stessi

Antonio Pagani è l’alternativa a Del Frate nell’area “delega gare” del consiglio direttivo di Assocomunicazione.
Ho letto il suo programma e non condivido un punto fondamentale.

…mi sono domandato quante siano le gare – i clienti – in Italia che possono permettersi di riconoscere un rimborso di 25k euro.
…ritengo che il rischio imprenditoriale se lo debba accollare l’agenzia che è libera di scegliere se partecipare o meno ad una gara. Se poi un cliente riconosce un rimborso, ben venga, ma non lo ritengo una condicio sine qua non.

No, non ci siamo. Come ho già spiegato molte volte e in varie sedi, in qualunque settore serio i fornitori e i consulenti vengono pagati per i loro servizi. Una gara per un progetto di comunicazione integrata richiede alle agenzie centinaia di ore lavorative. Chi le paga? Nessuna agenzia oggi è sovrastrutturata. Ne consegue che il cosiddetto rischio imprenditoriale se lo accolla sì tutta l’agenzia, come sostiene Pagani, ma solo in minima parte ricade sulle spalle del cosiddetto imprenditore. Il resto se lo accollano i dipendenti (quando lo sono) facendo straordinari e week end che non sono mai riconosciuti. E indirettamente lo pagano gli altri clienti dell’agenzia impegnata nella gara non remunerata, ritrovandosi a lavorare con esseri umani spompati, senza una vita privata, senza diritti e non esattamente nelle condizioni ideali per essere brillanti produttori di idee. Non siamo macchine che possono sfornare beni materiali giorno e notte.
Le gare non remunerate hanno devastato anche i settori professionali “a valle”. Mi riferisco a fotografi, illustratori, case di produzione, ovverosia a quei partner preziosi sui quali le agenzie di pubblicità hanno l’abitudine di scaricare il “rischio imprenditoriale”. La vera verita è che qui sono tutti imprenditori con il culo degli altri.
Inoltre, l’azienda che vuole scegliere un partner, non è costretta a pagare per conoscere delle agenzie. Può selezionarne anche una dozzina, sulla base del profilo, della reputazione, delle esperienze e poi incontrarle. Può inviare preventivamente un’agenda degli argomenti che vorrebbe affrontare in una riunione di 90-120 minuti. Due ore di colloquio sono più che sufficienti per farsi un’idea sulle qualità umane, sulle competenze tecniche nonché sul feeling. Siamo esseri umani, non siamo macchine. Le grandi campagne si costruiscono partendo da buone relazioni umane, dal rispetto e dalla fiducia reciproca. Oggi le nostre campagne non sono grandi perché piccole sono le relazioni umane a monte del processo. E instaurare una relazione professionale basandosi sul più prono dei motti “il tuo rischio me lo prendo io” è un piccolo inizio che non porterà mai a nulla di grande.

Per quanto riguarda la condivisione delle informazioni su una piattaforma web, ho già espresso più volte la disponibilità di diversi ottimi creativi che guidano agenzie indipendenti. Per segnalare sia i comportamenti virtuosi sia quelli non esattamente edificanti. Anche molti soci Adci che lavorano in grandi strutture si sono detti disponibili a condividere informazioni, in questo caso si parla di una white list pubblica dei manager di azienda distintisi per correttezza e competenza.

Nel 2012 l’Adci permetterà di condividere molte più informazioni online rispetto a oggi. Sarei lieto di coordinarmi e collaborare anche con Assocomunicazione da questo punto di vista. Ma solo se verrà riconosciuto un principio fondamentale: o fanno pagare le gare alle aziende, o gli imprenditori delle agenzie si dimostrano realmente tali e iniziano a pagare straordinari e weekend. Come noterete, a differenza di Antonio Pagani io non uso punti esclamativi. Li considero le stampelle delle idee zoppe.


5 Replies

La prima risposta di Massimo Costa, candidato presidente Assocomunicazione

Servono fatti, assunzioni di responsabilità e coerenza“.
Questo, in sintesi estrema, il succo dell’incontro tra me e Massimo Costa, avvenuto circa un mese fa, dopo le otto domande che avevo rivolto pubblicamente a lui e ad Assocomunicazione. Ci siamo sentiti poi altre volte al telefono e Costa ha condiviso con me il suo programma prima di renderlo pubblico.

Vedo sin qui confermate sia la ricerca di un dialogo sia la volontà di restituire dignità al nostro lavoro. E vedo confermata, per lo meno nelle prime interviste, anche la promessa di perseguire questo obiettivo senza compromessi.
“Non accettare un cambiamento normalissimo (gare gestite da advisor) implica il voler lavorare in un Paese scorretto, non professionale e corrotto”, ha risposto a un Salvatore Sagone abbastanza scettico sulla possibilità di regolamentare le gare in Italia.
Lo fa tutto il mondo, se l’Italia non lo fa è perché siamo un paese di terzo mondisti” ha aggiunto Costa

Dichiarazioni nette e credo di non commettere una forzatura scrivendo che le considero una risposta alla mia domanda più importante:

Cosa pensa dei manager che accettano lavori incerti ai limiti della rarefazione, scaricando il rischio imprenditoriale sui dipendenti e chiedendo loro straordinari non remunerati o stipendi del tutto inadeguati all’orario di lavoro?

Terzo mondisti. Scorretti. Non professionali. Corrotti. Io stesso non avrei saputo essere più preciso.

Mi è anche piaciuto sentirgli affermare che:
indubbiamente la mancanza (o scarsa) credibilità che il nostro comparto riesce a esprimere non è relativa alla crisi è un dato di fatto da anni.

Finalmente un manager, candidato alla presidenza di Assocomunicazione, che non si nasconde dietro l’alibi della crisi economica.
La nostra credibilità è stata divelta per via di comportamenti ottusi, pavidi e per niente lungimiranti, da parte di mediocri manager che hanno basato la competizione tra agenzie sule sabbie mobili della remunerazione, non potendo ascendere al mondo delle idee.

Costa, e il nuovo Consiglio Direttivo di Assocomunicazione potranno dettare le linee guida e perseguirle con fermezza e coerenza. Troveranno anche un seguito?
Che ruolo possono avere i creativi in tutto questo?

Possiamo essere il pungolo. Possiamo rifiutare gli straordinari ordinari, gli stage non remunerati, i frequenti weekend in agenzia senza compenso. Possiamo rifiutare i contratti farlocchi.
Siamo noi a produrre i contenuti. Siamo noi ad accettare di lavorare a un costo orario che per gran parte dei creativi è oggi nella fascia compresa tra gli 80 centesimi e i 5 euro netti all’ora.

Gare senza rimborso e remunerazioni di agenzia inadeguate non sarebbero sostenibili senza la rassegnazione dei creatori di contenuti.
Creatività e reputazione saranno solo vuote parole sinché una baby sitter guadagnerà all’ora più della maggior parte di noi.

Per questo, ritengo che nei prossimi mesi noi creatori di contenuti dovremo essere più attori che spettatori. Basta agli sterili lamenti, basta circoscrivere la propria indignazione ai commenti anonimi.

Se saremo compatti nel ricordare i nostri diritti ai manager di agenzia, li aiuteremo a essere più coerenti rispetto al nuovo corso di Assocomunicazione.

La difesa della dignità implica l’abbandono dell’anonimato e della paura. Subite dei torti? Denunciateli pubblicamente. Se vi sentite dalla parte della ragione non dovreste avere problemi. Scrivetemi, vi indirizzerò a un ottimo consulente del lavoro. Non lasciatevi frenare da retro pensieri del tipo: “se faccio valere i miei diritti poi non troverò più un altro posto nelle agenzie di pubblicità che contano”. Non ci saranno più “agenzie che contano” sinché non recupereremo una reputazione.

L’ho già scritto: il 2012 sarà un anno per coraggiosi. Volete rinunciare a questo privilegio? Preferite continuare a pretenderlo dai reparti marketing delle aziende e dai manager di agenzia piuttosto che da voi stessi?
Io temo che uno sciopero dei creativi oggi fallirebbe perché la maggior parte di chi ha un lavoro (o una parvenza) non aderirebbe. Significherebbe metterci la faccia. Smentitemi, ve ne prego.
massimo guastini

p.s.
naturalmente l’immagine del post non allude alla relazione tra me e Massimo Costa ma all’attuale rango dei creatori di contenuti rispetto allo status di baby sitter. Non accontentiamoci più del velo di zucchero di una job description fashion per ingoiare una pillola sempre più amara.


9 Replies

Cosa mi aspetto da Assocomunicazione

Emanuele Nenna, in un commento a un post del suo blog, mi rivolge un invito interessante.

Chiede a me o a un consigliere Adci di partecipare, in veste di moderatore, al confronto “live” tra lui e gli altri due candidati al “ministero creatività e premi”: Maurizio Sala e Pino Rozzi. L’incontro andrebbe naturalmente organizzato da qualche testata di settore.

Faccio un po’ fatica a vedermi nella veste di moderatore. Non l’ho mai fatto.

Non ho però problemi a dichiarare cosa mi aspetto da Assocomunicazione, nei prossimi tre mesi e non nel prossimo triennio.

1)Una linea ferma e ufficiale che regolamenti le gare. Sostenuta da strumenti concreti per attuarla.

2)Una posizione ferma e ufficiale contro lo sfruttamento che oggi colpisce soprattutto i giovani per una ragione molto semplice: i “vecchi” sono quasi tutti scomparsi.

1)Gare
Spesso segnano l’avvio della nostra relazione con le aziende.


Una sana relazione consulenziale si basa necessariamente su quattro aspetti fondamentali, strettamente correlati: credibilità, autorevolezza, reputazione, valore.

Se 5 avvocati si disputassero il mio caso lavorando gratis per mesi, offrendomi 16 alternative di difesa, alla fine preferirei comparire in tribunale da solo. Le aziende hanno pure un’alternativa all’autarchia: si chiama crowdsourcing.

Le gare senza regole e senza rimborso tolgono credibilità all’intero settore, perché non danno un valore economico al lavoro. Questo priva di qualunque autorevolezza i progetti presentati, indipendentemente dalla qualità creativa espressa. Vi fidereste del chirurgo che vi offrisse un intervento a cuore aperto gratis?
Se alcune delle migliori agenzie italiane si spogliano pubblicamente di ogni autorevolezza davanti ad aziende importanti (devo proprio fare nomi? Unicredit, Telecom, Poste Italiane, Ferrarelle, per esempio), screditano l’intero settore. Ci sputtanano la reputazione.
Senza reputazione non c’è valore. E il giro ricomincia.

Gli investimenti in comunicazione sono complessivamente aumentati nell’ultimo decennio.
Eppure, l’assenza di regole unita a una folle competizione basata sulla pronitudine dei prezzi e delle condizioni contrattuali, hanno quasi ucciso il nostro lavoro. E abbiamo quasi ucciso anche i settori professionali più a valle: case di produzione, fotografi, illustratori, ecc.
Non c’è altro tempo da perdere.

Non mi aspetto solo delle regole per le gare. Mi aspetto anche il rigore nell’applicarle, senza eccezioni. Sospensione alla prima infrazione. Espulsione alla seconda.
Suggerisco di incentivare i comportamenti virtuosi, creando una pubblica vetrina online che permetta alle agenzie di Assocomunicazione di raccontare i comportamenti etici da parte dei committenti. Auspico anche una vetrina pubblica che stigmatizzi i comportamenti non etici.
In questo senso l’Adci è sicuramente disponibile a collaborare con Assocomunicazione. E molti dei soci che lavorano in agenzie indipendenti mi hanno già dato un parere positivo in tal senso. Unire le conoscenze ci permetterebbe di condividere una mappa dei comportamenti virtuosi e non, molto più precisa.
Non lasciamo solo alle aziende il privilegio di valutarci. Anche così si conquista l’autorevolezza.

2) Sfruttamento giovani
Un’indagine Eurisko, commissionata proprio da Assocomunicazione nel 2009, evidenziò che Il 72% degli addetti aveva meno di quarant’anni.
Credo che oggi gli under 40 siano oltre l’ 80%, se si parla di tutte le strutture che fanno parte di Assocomunicazione. Se invece facciamo riferimento ai reparti creativi delle strutture di “pubblicità e comunicazione globale”, gli under 40 si avvicinano al 90%.
Lasciamo perdere la demagogia spicciola e non raccontiamoci che il nostro settore investe sui giovani.
Più semplicemente, il dumping ormai cronico ha tolto alle agenzie le risorse economiche per pagare l’esperienza. E questa è stata una grave perdita, anche per i più giovani. Un tempo, certe sigle storiche dell’advertising (per esempio McCann e Saatchi&Saatchi) erano delle vere scuole, perché permettevano ai più giovani di crescere professionalmente, “rubando” esperienza ai senior.

Non esiste un censimento ufficiale, ma oggi i giovani che lavorano in agenzia percepiscono da 83 centesimi a 5 euro e 41 centesimi netti all’ora.
Ve lo assicuro, perché ne incontro molti e ci parlo. E ricevo moltissime email sull’argomento. Ovviamente ho calcolato anche gli straordinari diventati ordinari e non retribuiti.
È molto bello parlare di talento. Ma va incoraggiato oltre che identificato. La nostra industry sta diventando sempre meno attraente per i migliori talenti.
Perché con queste retribuzioni non è possibile accendere nemmeno un mutuo lungo quarant’anni. Senza contare che sta diventando una carriera breve quanto quella dei calciatori. Ma con stipendi diversi.

Potrà sembrare strano che, pur essendo presidente dell’Art Directors Club Italiano, non abbia sin qui avanzato richieste sulla valorizzazione della creatività. In realtà l’ho fatto. Considero la creatività la conseguenza di una sana relazione tra azienda e agenzia. Sin tanto che questa relazione resterà patologica, vedremo “creatività” in qualche campagna sociale e nei cosiddetti “fake”. Forse.
Come vado spiegando da anni, la comunicazione italiana fa mediamente schifo perché è scadente la relazione tra agenzie e aziende.
I nostri giovani creativi vincono spesso the young competition festival a Cannes. Poi si perdono, nei meandri di un lavoro che non ha più niente di creativo.

Se il nuovo corso di Assocomunicazione darà segni tangibili e in tempi molto rapidi di voler intervenire sui primi due aspetti che ho evidenziato, potremo passare al punto successivo: valorizzazione della creatività. È sicuramente un punto cruciale, che dovrebbe stare a cuore non solo alle aziende ma anche alle istituzioni. Perché il “nutrimento” principale dell’immaginario è oggi la pubblicità, non l’arte. Shit in, shit out.

Ai proprietari di agenzia che partecipano regolarmente a gare non remunerate, applicano il dumping e di conseguenza sfruttano i propri collaboratori, rivolgo un invito cordiale: ritiratevi. Basta raccontare che “così fan tutti”. Basta giustificarvi con “la dura legge del mercato”. Non avete attitudine imprenditoriale. Non siete nemmeno degli imprenditori per Wikipedia, perché vi manca il coraggio:

l’attitudine ad affrontare il rischio è un elemento specifico dell’attività imprenditoriale: l’imprenditore (perlomeno nella piccola impresa) deve spesso mettere in gioco la propria sicurezza economica e finanziaria pur di mettere in pratica la propria idea, profondendo nella realizzazione del progetto imprenditoriale gran parte delle proprie risorse economiche e temporali.

Il 2012 sarà un anno durissimo per il nostro settore. Non c’è spazio per i vigliacchi.


3 Replies

Nasce il blog di AssoComunicazione

Nasce oggi il blog di AssoComunicazione, animato, fra gli altri, da Emanuele Nenna che è stato recentemente ospite del blog ADCI, avviando un’importante discussione comune.

La prima iniziativa del blog è dare uno spazio ufficiale di discussione e presentazione dei programmi dei candidati alle prossime elezioni del Consiglio di AssoComunicazione.

Fra i primi post i programmi di alcuni dei candidati:

 

Qui, alcune domande di Marco Ferri a Stefano Del Frate, candidato AssoComunicazione con delega ai Clienti. Alcune domande sono facili, altre più difficili.