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“It’s more fun to be a pirate than to join the Navy.” Steve Jobs

Aziende come Instagram, Airbnb, Guthub, Youtube e Android sono co-fondate da designer. Il nuovo sistema di pensiero delle tech companies è “design driven” e i designer sono i nuovi “pirati” del panorama delle start up.

  • Un pirata riesce ad essere creativo e focalizzato in un ambiente ostile.
  • Un pirata agisce in modo indipendente e si assume rischi intelligenti tenendo sempre a mente la sua visione.
  • La mente del pirata pensa sempre e solo ad una cosa: al tesoro.

Perché stiamo organizzando un design hackathon a Barcellona?

Stiamo riflettendo sul futuro della nostra professione, che in pochi anni cambierà del tutto.
Avremo più Human Organ Designer che art director. (fastfuture.com)

Noi, come ADCE, vogliamo connettere il mondo delle startup tecnologiche con il design con un progetto che risponda a due obiettivi:

1. Supportare idee di design (experience design, app design, industrial design, product design, service design, social design) che non possono essere messe sul mercato per mancanza di soldi o competenze tecnologiche, che i designer normalmente non hanno. Portiamo investitori e ingegneri a Barcellona per dare un futuro a queste idee.

2. Aiutare direttori creativi, agenzie, designer, che prima o poi si troveranno a lavorare con le start up, a capire come funziona questo mondo dal di dentro. Comunicazione tradizionale e branding non sono prioritarie per loro, lo diventano solo alla fine del processo.

Avremo sicuramente giovani designer di Barcellona, ma ci piacerebbe avere creativi da tutti i paesi. Può essere che ognuno di noi abbia un’idea nel cassetto e non sappia da che parte cominciare, può darsi che alcuni di quelli che fanno parte delle giurie vogliano provare a vedere come funziona là fuori, può darsi che ci siano direttori creativi che vogliano cimentarsi a fare gli imprenditori.

Il team vincente sarà ospitato una settimana a Roma a PiCampus -www.picampus.it - acceleratore di start up con grande esperienza sulla tecnologia che sta aprendo al mondo del design, per poter sviluppare l’idea potenzialmente più fertile.

Sei un pirata?

Partecipa il 14 e 15 ottobre a Barcellona al Pirates Hackathon (Turn design ideas into ventures).

Scarica qui la call e il modulo di iscrizione qui e inviala il modulo entro il 14 settembre all’assistente ADC*E, Aline Charransol, aline@adceurope.org tenendo in copia info@adci.it (oggetto: Pirates Hackathon Submission – Italy).


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Una Hall of Fame da Oscar.

Alla sua sesta nomination finalmente si aggiudica un Oscar.
No, non Di Caprio.

Siamo qui per celebrare un’eccellenza tutta italiana.

Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Non solo. Ha ottenuto nei giorni scorsi la stella sulla Walk of Fame, gli è stato dedicato un asteroide, detiene la seconda categoria nazionale negli scacchi.

Fatto ancor più sorprendente, è uno dei pochi uomini al mondo che si ricorda di ringraziare la moglie.

Ma, soprattutto, dal 1998 è membro della Hall of Fame dell’ADCI.

Signore e signori, il Maestro Ennio Morricone.

“Per quel che mi riguarda Morricone è il mio compositore preferito. E quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema, ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert.”, ha dichiarato Quentin Tarantino.

E il suo primo Oscar è arrivato proprio grazie al suo lavoro per l’ultimo film di Tarantino, The Hateful Eight.

A dire il vero un Oscar lo aveva già vinto nel 2007. Quello alla carriera.
Più che meritato, ma non abbastanza.

Dagli inizi con Sergio Leone, un sodalizio artistico destinato a fare la storia, alla collaborazione con Tornatore, le sue musiche sono state protagoniste dei migliori film. Ha anche composto per Cronenberg, De Palma, Malick, Argento, Bertolucci e molti altri.

Un’infinita tensione alla ricerca, per creare sempre qualcosa di nuovo. Anche a 87 anni.
“Ho scritto per Tarantino una musica che non avevo scritto mai. Ho cambiato strada. Quentin ha girato un western, ma io non potevo riallacciarmi a 50 anni fa, alla musica che facevo con Sergio Leone. Non volevo ripetermi e non avrei mai scritto una cosa già fatta nel passato. Ho detto, devo inventarmi un’altra scrittura.”.

L’Oscar alla carriera non era abbastanza, perché la sua carriera non è ancora finita. Morricone ha sempre cercato e accettato nuove sfide e non ha intenzione di fermarsi.
E ha appena vinto un Oscar. Ed è membro della Hall of Fame dell’ADCI. Per dire.

Alla domanda “Progetti per il futuro?” risponde: “Torno subito a Roma perché sto lavorando a un pezzo, ma non per il cinema. Un po’ di cambiamento ci vuole!”.

E allora, andiamo avanti.
La aspettiamo a IF!, Maestro.

 


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Buon Lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Anish Kapoor “gnam gnam style” video contro la censura, per la libertà d’espressione, in supporto dell’artista cinese Ai Weiwei

A Losanna l’installazione architettonica degli svizzeri di allegory.ch

Il video del progetto “The exquisite forest”, Tomorrow Award winner. Notevole.

Il progetto Di Nicole Lavelle, graphic designer e typographer.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Indispensabile per la sopravvivenza quotidiana, la radio di Monocle magazine

Christoph Niemann, illustratore americano noto per il libro sul lego e la collaborazione con il New York Times

Graphic Design dalla A alla z nel progetto di Dario Russo e Pasquale Volpe

Il progetto Pro/Contra dei tedeschi Serviceplan, 2009, che non smette di ispirare


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

L’illustratrice canadese Leanne Shapton, talento e stile

Il talento dell’olandese Iwan Baan, fotografo extraordinaire di architettura paesaggi urbani.

Marcel Dzama, canadese fuoriclasse dell’arte, in un Tate Talk

La Rain Room al Barbican Centre for the Arts, Londra. Il meteo continua a ispirare l’Arte contemporanea da Eilafur Olafsson a Random International


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Artissima, a Torino si è appena conclusa. Qui il sito di Leonardo Sonnoli, autore dell’identità visiva.

Il linguaggio dei gesti, Stefano Marra/Tyler Jonhnson, “the Marson project”

Ted talk Di Paula Scher, Pentagram New York

Del 2008, imperdibile “making of” video sul video House of Cards, Radiohead. Innovazione tecnica, arte etc. Una case history d’eccellenza creativa e molto altro.


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Crowdsourcing utile, umano e creativo: Amazon Mechanical Turk.

Oggi, ricollegandomi anche al recente post di Paolo Guglielmoni sui Wiki Brands e sui progetti collettivi (qui), parlo su Partecipactive  di una piattaforma di crowdsourcing, dove l’intervento di ogni membro non solo è retribuito ma è fondamentale.

La piattaforma in oggetto, un Crowdsourcing Marketplace, si chiama Amazon Mechanical Turk ed è stata creata da Amazon inizialmente ad uso degli sviluppatori dell’omonimo sito di commercio elettronico per risolvere quesiti che non possono essere affidati a un computer e necessitano dell’intelligenza umana ma che poi è stata utilizzata anche per altri scopi. Come l’uso creativo che ne ha fatto Aaron Koblin (uno dei più grandi digital media artist al mondo) che è riuscito a creare con i membri del Marketplace di Amazon, grandi opere d’arte involontariamente collettive.

L’articolo è qui. Buona lettura.


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Meet the story guru: John Lasseter a Milano.

di Massimo Gnocchi

La serata comincia con una ressa pazzesca all’entrata, ci sono centinaia di persone che spingono per passare attraverso una piccola porta, l’essersi accreditati prima risulta inutile, tanto non puoi attraversare la folla. Nel pigia pigia noti subito chi durante i concerti è abituato a stare sotto il palco e chi sulle gradinate. Inutile dire che i primi, tra cui il sottoscritto, hanno la meglio e raggiungono l’agognata poltroncina.

Sgradita sorpresa il saluto d’apertura di Formigoni, che fortunatamente si limita a uno strampalato collegamento tra le pitture rupestri e i render CGI, per poi tornare a fossilizzarsi in prima fila.

Comincia John.
Divide l’intervento in due parti: la sua carriera, il percorso creativo Pixar.

Per raccontare la sua carriera, che non sto a ripercorrere, utilizza tre video.

Nitemare (scritto errato), il suo primo corto animato del 1979 quando era alla Walt Disney. Nel bambino che a letto, con il suo orsacchiotto, accende e spegne in continuazione la luce perché è spaventato dagli oggetti che nel buio si trasformano in mostri c’è già la poetica di Lasseter, oltre a un foreshadowing di Monster&Co di vent’anni dopo.

Luxo Jr, il primo corto Pixar, quello che ha aperto la frontiera dell’animazione digitale. Lasseter racconta che lo presentò al SIGGRAPH di Dallas nel 1986, terrorizzato che gli avrebbero chiesto di approfondire le problematiche tecniche della realizzazione, di cui lui sapeva ben poco. Invece, la domanda che gli rivolse uno dei massimi esperti di computer grafica di allora fu: “John, ma la lampada adulta, è la mamma o il papà?”. Da quel momento Lasseter focalizza definitivamente l’importanza della storia e dell’emozione rispetto alla tecnica, con la seconda al servizio della prima e mai viceversa.

Knick Knack del 1989 su cui non si sofferma.

Poi passa al processo creativo Pixar, che riassume in tre passaggi.

La storia, che naturalmente deve essere originale e sorprendente.
Come case history presenta Toy Story e mostra il video in cui uno dei disegnatori (lui chiamerà sempre artisti tutti quelli che lavorano in Pixar, indipendentemente dal ruolo tecnico) fa il pitch della sequenza dei soldatini iniziale utilizzando uno storyboard appeso alla parete. La successiva comparazione alla sequenza realizzata dimostra la straordinaria fedeltà allo storyboard iniziale. Lo storyboard lo trovate alla mostra di Milano.
John specifica che il punto di vista della storia è quello del bambino che eravamo, per cui quei soldatini che in realtà facevano schifo, in plastica dozzinale con particolari approssimativi, diventavano imbattibili corpi d’elite.

I personaggi, che devono essere attraenti.
L’attraenza è un elemento che Lasseter sottolinea spesso. Le case histories sono Woody (Toy story), Hopper (Bug’s life) e Edna (Gli Incredibili) che rivela essere il suo personaggio preferito.

Il mondo di riferimento, che deve essere credibile.
Case history: la fabbrica di Monster&Co, che nasce ispirandosi alle grandi acciaierie di Pittstburgh degli anni ’50.

Poi John ha fatto una breve analisi dell’utilizzo del colore, per sottolineare l’equazione emozione = colore + luce. Case histories: la prima sequenza di Nemo, con i colori completamente spenti e Wall-e, in cui la cartella colori è poverissima, a rappresentare un mondo elementare, senza nulla, in cui poi irromperanno gli occhioni blu di Eve a dare il via a una straordinaria storia d’amore.

Come avrete capito il buon vecchio John non ha detto molto di nuovo e la mostra sarà sicuramente più interessante. Però quando sono uscito avevo già in mente tre corti da scrivere. Sarà un caso…

 

L’evento con John Lasseter si è svolto il 21 novembre 2011 al Teatro dal Verme di Milano all’interno degli incontri con personalità dei nuovi media di Meet the Media Guru organizzati da MGM Digital Communication.

L’immagine è tratta dal sito Meet the Media Guru.


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#MAXXINWEB: racconta l’arte contemporanea al popolo della rete.

Nella foto la performance di Francesco Vezzoli con Lady Gaga al MOCA di Los Angeles nel 2009.

Streaming, live chat e social network sono gli ingredienti di MAXXINWEB, la rassegna di nove incontri con alcuni dei migliori protagonisti della creatività contemporanea promossa da MAXXI e Telecom Italia.

Per partecipare all’incontro di giovedì 24 novembre con l’artista internazionale e videomaker Francesco Vezzoli, basta collegarsi al sito seguire la diretta e inviare sin da ora, le domande per l’artista utilizzando i profili Facebook e Twitter (#MAXXINWEB) di Telecom Italia.

Maggiori informazioni e prossimi appuntamenti qui