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ROAD to EQUAL


Il Premio Equal, promosso da ADCI, ha esordito lo scorso anno in occasione degli ADCI AWARDS, con il Patrocinio della Camera dei Deputati. 

Il premio si è posto l’obiettivo di premiare clienti e agenzie impegnati nella creazione di immaginari capaci di far evolvere la rappresentazione di genere, oltre gli stereotipi.

Nel corso della prima edizione il Premio Equal è stato conferito alla campagna INDESIT “#doittogheter “ per la capacità di porre l’accento sulla gender inequality domestica, con un investimento organico + che ha aperto un dibattito sull’ineguaglianza della gestione familiare, spesso ingiustamente a carico delle sole donne.

Per il 2018 abbiamo deciso – con voto unanime del Consiglio Direttivo – di allargare i confini del Premio, per fare sì che abbracci il concetto più ampio di discriminazione, sia essa diretta o indiretta.

A partire dal 2018 il Premio Equal coinvolgerà le campagne e i progetti di comunicazione  impegnati nel superamento ogni forma di diversità, che possa comportare una ingiustificata disparità di trattamento e di rappresentazione sui media.

Nella realtà di tutti i giorni assistiamo a discriminazioni determinate da diverse cause: per religione, per razza, per età, per convinzioni personali, per orientamento sessuale.

In aggiunta a quella di genere.

Ecco perché siamo felici di annunciare che il Premio Equal allarga ancora di più i suoi confini per promuovere presso le agenzie creative e i clienti investitori, un senso di responsabilità sempre maggiore verso la cultura dell’uguaglianza. 

Nuovi immaginari, rappresentazioni, linguaggi sempre più evoluti  saranno fattori di cambaimento che- come professionisti-abbiamo il potere e il dovere di promuovere.

Il “Premio Equal” nasce come momento di confronto, dibattito e strumento virtuoso di valorizzazione dell’impegno verso la cultura dell’uguaglianza.

Il 31 Luglio presenteremo il Premio con alcuni relatori di eccezione: sarà l’occasione per salutarci prima delle vacanze estive.

[Stefania Siani, consigliere ADCI]


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Siate Favolose, manifesto di un lieto fine

Con Diversitylab sfileremo oggi 30 giugno 2018 al #MilanoPride con un carro “favoloso”. Immergetevi con noi in un mondo fiabesco, contro ogni discriminazione – #siatefavolose

“Come ADCI siamo felici di aderire a questa iniziativa, perché sentiamo l’importanza del nostro ruolo come creatori di immaginari e la responsabilità nell’evolverli.
Riteniamo importante sostenere le associazioni che, come noi , si impegnano per promuovere una cultura di superamento della disuguaglianza in qualunque modalità.
In modo creativo, fantasioso, coinvolgente #siatefavolose è un invito a costruire storie, anche di comunicazione, dal lieto fine. Un inno all’inclusione della diversity nel nostro orizzonte: come fattore di arricchimento e di progresso! Per questo siamo saliti su questo carro “favoloso”.

 

Un progetto di comunicazione
Si tratta di un progetto di comunicazione nei toni colorati del Pride e rispettoso dei valori in cui DiversityLab crede, che coinvolga comunicatori di professione,  che a partire dal carro durante la sfilata, continui in una campagna di forte diffusione anche sui canali social. 

“Lega Italiana delle Comunicatrici e dei Comunicatori riuniti per la diffusione Intergalattica del Lieto Fine”, un appoggio economico simbolico

Siate Favolose, manifesto di un lieto fine
Il pride è una festa, un momento di rivendicazione e orgoglio. L’occasione perfetta per lanciare un messaggio forte, divertente e provocatorio. La missione quotidiana è quella di comunicare e rappresentare la realtà in tutte le sue meravigliose sfaccettature per celebrarne l’esistenza.  Oggi i ragazzi di Diversity vogliono farlo rivendicando il diritto di tutte e tutti al lieto fine. 

Come da bambini, come nelle favole.
“Quale che sia il tuo personale ideale di Happy Ending (l’amore, una patria in cui vivere sereno, un lavoro, una famiglia, la salute…) hai diritto a sognarlo, hai diritto alla possibilità di raccogliere il tuo coraggio e prendertelo, di rispondere alla “chiamata dell’eroe” e scrivere giorno per giorno la tua storia, il TUO finale.”

Come nelle favole.

Favolosa is a state of mind
Favolosa è un modo di essere, è il CORAGGIO di essere. É un concetto e non ha genere. Un uomo ad esempio è “favolosa” quando esprime se stesso senza limiti o censure, finalmente libero dagli stereotipi di genere. Una persona è favolosa quando incarna quell’ideale di eroe fatto di coraggio, umanità e onestà.

Favolosa è lo spirito stesso del pride: una moderna Dorothy Gale che scopre che cervello, cuore e coraggio sono le uniche cose di cui ha bisogno per tornare a casa e ritrovare se stessa ”over the rainbow”.

La comunicazione
Colorata, positiva e fuori dalle regole, ma soprattutto: divertente. (perché, si sa, l’ironia salverà il mondo).  Un immaginario, quello delle favole, che unisce tutti in un contesto familiare, giocoso e rassicurante, ma soprattutto su un terreno comune e pacifico. Un terreno che non ha limiti, come la vita stessa.

Un eroe? Di più: una LEGA
Una squadra con una missione favolosa merita un nome fuori dalle regole.
Nasce così, tra il serio e il faceto, la Lega Italiana delle Comunicatrici e dei Comunicatori Riuniti per la Diffusione Galattica del Diritto al Lieto Fine. 

Il Carro
Per il Milano Pride ecco quindi sfilare un carro da favola che richiama le parate dei grandi parchi Disney. Familiare, accogliente, felice. Che dichiara a gran voce: eccoci, siamo qui, in tutte le variazioni umane possibili, che sono tante quante la fantasia riesce a immaginare.. e l’immaginazione non ha limiti.
Un carro che al grido di SIATE FAVOLOSE vuole non solo rivendicare orgogliosamente l’unicità di ognuno di noi, ma anche che il lieto fine è e deve essere possibile per tutti, basta scriverselo con coraggio.

 


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I miei primi colloqui /Pagina 9: Nicola Rovetta

Siamo all’ultima pagina di questo racconto. Tra poco iniziano i Grandi Venerdì Di Enzo. Un lusso che qualche anno fa era impensabile, come ci racconta il protagonista di questa pagina.

Questa è la storia di Nicola Rovetta, Direttore Creativo di MullenLowe Group Italy.

Ciao Nicola, ci racconteresti i tuoi primi colloqui?

Io ho avuto 3 o 4 vite professionali, come tutti quelli che hanno una “carriera” non lineare, e mi sono trovato a riprese a confrontarmi con valutazioni stile “primo colloquio”. Inutile dire che le mie origini e l’assenza di una provenienza riconoscibile (le scuole o le agenzie conosciute) hanno reso i miei primi colloqui un’impresa titanica. Immaginate: niente siti Internet. Niente e-mail. Niente Google. Le uniche fonti erano le riviste di settore, Strategia, Pubblico, Pubblicità Italia o MediaKey; altrimenti occorreva avere le Pagine Gialle (edizione Lavoro) della provincia di Milano e cercare i numeri di telefono delle agenzie; il numero che si trovava era ovviamente quello della reception, quindi immaginate che cosa voleva dire arrivare non dico alla direzione creativa, ma almeno al reparto.

II book

Il mio kit era uno degli innumerevoli basati sul concetto di file del FBI, in cui dalla lettera, su cui c’era un mio fotomontaggio tipo James Bond (fatto ovviamente in xerografia, non con Photoshop), alla copertina del book, tutto aveva i timbri “classified” e la texture marmorizzata dei faldoni vintage. Per fortuna dei miei interlocutori la metafora finiva al contenitore, e il book era un semplice portfolio (anche se confezionato a mano su carta speciale) che presentava le stampe dei lavori e i frame dei film. Avevo anche un book più piccolo con tutti i progetti digitali, editoriali, di direct, activation, packaging e branding.

I colloqui

I colloqui più significativi, quelli in cui la controparte ha almeno detto qualcosa, sono stati quelli delle stroncature, con Maurizio Badiani (“Devi trovarti un buon maestro”), quelli del lavoro freelance, con Sergio Neri Pelo (“OK. Abbiamo bisogno di un freelance. Quando vieni?”), quelli della soddisfazione, in Baldoni-Dal Borgo con Maurizio (“le idee ci sono”) e le agenzie mai raggiunte (Armando Testa e Pirella su tutte).

Che cosa ho imparato sui colloqui

Un colloquio è (o dovrebbe essere) altrettanto difficile per chi lo conduce. Intanto, concedeteli. Niente ho odiato di più che i muri di gomma o le telefonate senza destinatario. Poi le ne ho capito la causa, e anch’io oggi probabilmente sono visto allo stesso modo da quelli a cui ho dimenticato di rispondere o non ho dato seguito, ma cerco di fare in modo che siano il meno possibile. Non penso che essere irraggiungibile sia un valore.

Poi, cercate di farli fruttare anche per chi non sceglierete. Date pareri, se quello che vedete non vi piace, fate in modo che la prossima volta sia migliore. Trovate i punti deboli ma anche quelli di forza. Incoraggiate oltre che criticare. Le parole che dite possono lasciare il segno più che i Leoni di Cannes nel CV. Non illudete, ma lasciate la porta aperta. Non sbilanciatevi, però, se non ci sono intenzioni serie: il colloquio “sei la persona che cercavo, domani ci sentiamo” che poi non porta a niente è forse la situazione più frustrante che si possa provare professionalmente.

Per chi li sostiene, un solo consiglio da me: credete solo a quello a cui volete credere. Fino a prova contraria, o allo sfinimento. Se UNO vi dice che non avete talento, andate avanti. Se TUTTI vi dicono che non avete talento, allora va be’, pensateci. Ma per il resto, un obiettivo non è tale se non lo si persegue fino in fondo. Volete entrare in agenzia? Il primo passo è crederci.

Grazie Nicola.

Nicola Rovetta è stato direttore creativo nel settore della consulenza e della comunicazione in alcuni dei principali network internazionali. Ha lavorato per decine di marche italiane o globali come Eurosport, Amazon Video, Google, McDonald’s, Nissan, Adidas, Unilever, Svelto, Cif, Henkel, Lufthansa, easyJet, Sony Playstation, Nivea ecc. È presente regolarmente nelle giurie di premi nazionali e internazionali, come ADCI Awards e Cannes Lions. Attualmente è CCO in MullenLowe Group Italy.

“I miei primi colloqui”? Se non sai cosa sia leggi qui.

In collaborazione col team di Plural: Marco Diotallevi, Direttore Creativo; Sara Tiano, Art Director; Francesca Lanzilotto, Strategist e Antonella Dente, Social Media Manager.


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ADCI Awards 2018 – CALL FOR ENTRIES


Sì, ci siamo.

Adesso si fa sul serio.

Ti ricordi? Un paio di mesi fa ti avevamo dato uno spoiler pazzesco dicendoti che abbiamo il presidente delle giurie.

Ecco, adesso abbiamo aperto i giochi.

La call for entries per gli ADCI Awards 2018 è ufficialmente partita.

Il sito è online e lo trovi qui che aspetta i tuoi lavori.

Ti do un paio di info generali, ma non ti preoccupare perché da qui fino al giorno degli Awards non mancheranno aggiornamenti e approfondimenti.

Partiamo dalla deadline più importante. Hai tempo fino alle 23:59 del 22 ottobre per iscrivere e caricare i tuoi lavori.

Puoi iscrivere lavori usciti nel 2017 e fino al 30 settembre 2018. 

Ricordati che fino al 2 luglio hai la possibilità di usufruire della quota Early Bird per iscrivere i tuoi lavori a un prezzo speciale.

Ti ricordo che per iscrivere i lavori agli ADCI Awards non serve essere socio del club, mentre invece per essere selezionato come giurato devi esserlo e devi anche essere in regola con il pagamento della quota associativa dell’anno corrente.

Ti riscrivo il link al sito, perché ti conosco e so che già te lo sei dimenticato.

cfe.adci.it

Qui ci trovi tutto quello che ti serve: categorie, regolamento e listino prezzi.


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Estensione Deadline Quota Associativa

E quindi non hai ti sei ancora iscritto all’ADCI quest’anno, vero?

E magari pensi che adesso sia troppo tardi, vero?

Oppure è stata solo una questione di pigrizia. Sì, sarà stata quella, vero?

Vabbè, com’è, come non è, ecco una buona notizia di cui ti conviene approfittare:

hai tempo fino al 30 giugno per farlo senza pagare il sovrapprezzo.

Dai, ora ti spiego bene i trick. Tu leggi bene e non ti distrarre.

Dunque, metti che non hai ancora 30 anni e ti vuoi iscrivere o vuoi rinnovare la tua iscrizione. 50 euro e passa la paura.

Se invece non sei più di primissimissimo pelo, la cosa può assumere sfaccettature diverse. Mi raccomando, concentrazione perché qui se ti distrai un attimo finisce che non ci capisci più niente e fai un casino.

Allora, se hai più di 30 anni e finalmente hai deciso di diventare socio, intanto sappi che hai fatto bene, e poi ricordati che la prima iscrizione (oltre a non scordarsi mai) costa solo 130 euro.

Il bello è che anche se la tua prima iscrizione risale al 2017 il primo rinnovo lo paghi comunque ancora 130 euro. Fico, eh?

Se invece hai sempre più di 30 anni ma sei iscritto da un po’, tipo due o più anni, paghi la quota standard, 260 euro.

Occhio, perché poi dal primo luglio si passa alla quota maggiorata, per cui sbrigati a iscriverti, che aspetti?

Qui sotto ci sono i riferimenti bancari per fare il bonifico e iscriverti.
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Art Directors Club Italiano
Banca Prossima, Milano
Iban: IT19V0335901600100000119579
BIC/SWIFT: BCITITMX (solo per l’estero)
Causale: quota associativa 2018 NOME+COGNOME


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I miei primi colloqui /Pagina 8: Alessandro Sciortino.

Durante i colloqui accadono cose che neanche puoi immaginare. Come rimanere soli davanti alla fotocopiatrice.

Questa è la storia di Alessandro Sciortino, Direttore Creativo di McCann Worldgroup Roma.

Ciao Alessandro, ci racconteresti i tuoi primi colloqui? Chi erano i tuoi “guru”? Cosa ti hanno detto?

I miei primi colloqui sono stati concentrati in due tranche: Milano e Roma. Di rientro da Bruxelles, dove lavoravo, ero riuscito ad avere una serie di appuntamenti con direttori creativi di grandi agenzie e li ho visti tutti in pochissimi giorni. Un tour de force. In tutta sincerità non avevo ancora presente chi mi sedeva di fronte, conoscevo le agenzie ma non i nomi delle persone. In seguito ho capito chi fossero e quanto fossi fortunato ad averli incontrati: Alessandro Canale, Marco Carnevale, Guido Cornara, Stefano Palombi, fra gli altri.

Quando è che ti sei sentita/o onorato/a?

Uscivo sempre galvanizzato dai colloqui, il book piaceva. Molto onorato quando ho ricevuto due offerte nello stesso giorno, da Saatchi e Tonic. Ha chiamato prima Tonic, ho accettato subito. Quando poco dopo mi ha chiamato la S&S ho tentennato ma ero contento della scelta fatta e ho rifiutato.

Quando è che ti sei vergognato/a?

Vergognato mai; rammaricato invece quando Lorenzo De Rita -con cui avevo avuto un colloquio telefonico da Amsterdam- mi ha detto che aveva appena preso una ragazza con un book eccezionale. Ci rimasi un po’ male.

Come era il tuo primo book? Ci racconti qualche aneddoto su come lo hai costruito? Chi ti ha aiutato ecc..

Era il book di un copy italiano scritto in inglese, era cartaceo, pieno di rough e molto pesante. Più che altro stampa. Ho avuto l’occasione di cominciare in una piccola agenzia che gestiva un budget europeo enorme e avevo imbroccato un paio di campagne grosse che facevano bella figura; la mia fortuna più grande è stata di incontrare in quell’agenzia Gerardo Pavone e Alasdhair Mac Gregor. È a loro che devo l’inizio, la passione e la struttura di tutto il primo portfolio. C’erano dentro un sacco di cose e, al primo colloquio in McCann, Carnevale mi chiese di fotocopiare i 3, o forse 5, lavori che preferivo e lasciarglieli. Penso di essere rimasto davanti alla stampante molto a lungo.

Quali sono gli insegnamenti che hai tratto dai colloqui?

All’inizio il portfolio dovrebbe rappresentarti come persona, non solo come creativo. Metterci esclusivamente lavori d’agenzia, o pseudo-tali, non è consigliabile. È bene avere le idee chiare da subito su se stessi, ascoltare e dimostrarsi aperti. Ai Direttori Creativi non bisogna dare del lei.

Grazie Alessandro.

Alessandro Sciortino, con una laurea in economia e commercio, comincia a lavorare come copywriter in Bozell Bruxelles. Passa poi in Tonic Roma e quindi in McCann dove lavora per l’ufficio di Roma e per alcune sedi internazionali del Gruppo. Sul finire del 2011 diventa direttore creativo di McCann Worldgroup Roma. Ha seguito clienti come Mastercard, Opel, Rai, Posteitaliane, Honda, BCC ottenendo riconoscimenti nei più importanti festival italiani e internazionali fra cui ADCI, Epica, Cannes, Eurobest, NYF. È membro del comitato tecnico scientifico del Master di Comunicazione di Tor Vergata e il suo lavoro è stato esposto due volte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

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I miei primi colloqui/Pagina 7: Stefania Siani.

Cosa faresti per farti assumere nell’agenzia dei tuoi sogni?

Questa è la storia di Stefania Siani, vicepresidente e direttore creativo esecutivo del Gruppo DLV BBDO

Ciao Stefania, ci racconteresti i tuoi primi colloqui? 

Francesco Emiliani insegnava copywriting in Accademia ed era direttore creativo in DDB. Avevo deciso con una determinazione -oserei dire feroce- che avrei lavorato lì molto prima che facessi il colloquio. Per questa ragione all’improvviso dopo le 17 mi palesavo in agenzia inventandomi delle ragioni per entrare (a pensarci oggi ma chiedo ancora dove avessi trovato il coraggio) e giravo per le scrivanie con i futuri colleghi che non sapevano chi fossi e neanche perché mi presentassi senza nessun titolo e gli chiedessi come si chiamavano e si svolgeva la loro giornata. Respiravo l’aria di Via Solari facendo amicizia con Frediano Tavano, con Marco Peyrano e Silvia Stortini, con Francesca De Luca e Laura Trovalusci. Con Simona Butta e Stefano Longoni.

Quando feci il colloquio avevo i capelli legati, un paio di jeans della Diesel e una t-shirt bianca, ed ero in mood Kill Bill quando con il mio portfolio ho incontrato Enrico Bonomini e Gianfranco Marabelli.

Entrambi hanno visto il lavoro velocemente e annuendo.
Ad entrambi andava bene.
Enrico Bonomini era una persona di un’intelligenza tagliente.
Mi ha visto. La nota più esilarante è che avevo messo dentro -come testimonianza della mia capacità di scrittura- un assurdo racconto breve intitolato “La sensualità della senilità” che qualunque persona di buon senso avrebbe censurato dal proprio portfolio, ma all’epoca ero piuttosto sperimentale. Quando mi ha chiamato Francesco, per dirmi che ero stata selezionata ricordo che camminai per due ore per Milano con la faccia trasfigurata e seria, come nel video di “Bitter Sweet Simphony” dei Verve. Ero entrata nel mondo della pubblicità.

Un anno e mezzo dopo ho fatto un colloquio con Federica Ariagno, una donna unica e complessa, una delle amicizie più belle che ancora oggi sono nate sul campo: il mio lavoro andava bene e la sera stessa ha detto ok lavoriamo insieme.
Un anno e mezzo bellissimo.
Volevo lavorare poi con Rozzi e Battaglia -ma non in DLV, troppi senior- per cui quando si sono spostati in Red Cell ho chiamato Pino perché il momento era arrivato. Ho fatto il colloquio in jeans e maglietta bianca come al solito. Avevo 25 anni. Non c’era nessun posto al mondo dove desiderassi lavorare se non quello e se non con lui. Per cui Pino troviamo una soluzione che potrebbe essere quella di assumermi.
Pino mi disse di si.
Pino disse di sì a chiamare Pepe dalla McCann perché lavorasse con me, a lui il colloquio neanche lo fecero.
E a quel punto la mia vita era cambiata per sempre.
Poi c’è stato il colloquio per la DLVBBDO.

Grazie Stefania.

Stefania Siani è attualmente Vicepresidente e Direttore Creativo Esecutivo del Gruppo DLV BBDO per le sedi di Milano e Roma e della digital power house del Gruppo.
Ha realizzato campagne per Mtv, Rolling Stone, Fastweb, Honda, Sky, Volkswagen, Audi, Gruppo Campari, Sky, Rtl 102,5, Alfa Romeo, Freddy , Gatorade, Bayer, Mercedez, Vodafone, Yamaha, Gillette. In pubblicità ha vinto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali presso l’Art Directors Club Italiano ed europeo, il D&AD, il New York Festival, L’Epica, Il Clio. A Cannes è entrata in shortlist con le campagna Volkswagen Service, Sky, Freddy Olympics, Mtv Hits e Brand New. Nel 2010 con la campagna “Wake Up” di Rolling Stone ha vinto il leone d’argento nella categoria web film.
Stefania Siani è board member ADCI e Founder e partner di Le Dictateur, uno degli spazi espositivi indipendenti più dinamici della scena milanese.


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I miei primi colloqui/Pagina 6: Anna Meneguzzo.

Questa pagina de “I miei primi colloqui” è dedicata a tutti gli studenti che non hanno un book di cui sono soddisfatti, quelli che hanno paura ad esporsi, quelli che “devo sistemarlo ancora”.

Questa è la storia di Anna Meneguzzo, Direttore Creativo in Leo Burnett.

Ciao Anna, ci racconteresti i tuoi primi colloqui? 

I miei colloqui risalgono a tanto di quel tempo fa che ho dovuto fare mente locale per capire se avessi delle esperienze utili da condividere con chi affronta un colloquio oggi. Come tutti, mi sono sempre agitata, mi sono per lo più vergognata, solo a volte rincuorata. Ricordo di aver molto invidiato ai tempi un creativo che aveva progettato il suo portfolio in modo che, non appena il direttore creativo l’avesse aperto, sarebbe scattato un piccolo petardo che avrebbe riempito la scrivania di coriandoli. Lo assunsero subito. (Per dovere di cronaca devo aggiungere che fu anche licenziato un mese dopo). I tempi sono cambiati ora: eppure ci sono alcune considerazioni che credo siano valide sempre. In ordine sparso:

  • Il portfolio conta, ma non così tanto: conta molto di più l’atteggiamento. Mostrare voglia di fare, di imparare, entusiasmo, interesse, profondità, eclettismo contano molto di più di un qualunque volantino che è-uscito-sì-ma-non-proprio-come-volevo-io-all’inizio.
  • Essere estroversi o introversi non fa grande differenza: la personalità è quello che conta.
  • Cercate di divertirvi: è alla base del nostro mestiere.
  • Provate a pensare che voi siete un prodotto e dovete provare a vendervi in un certo mercato. Ovviamente raccoglierete qualche informazione sul posto dove volete fare il colloquio e magari questo cambierà la vostra proposizione. È quindi possibile che non farete un colloquio uguale all’altro.
  • Ricordate che, per quanto diverse le compagnie dove vorreste farvi assumere, alcuni elementi ricorrono: per esempio, chiunque abbiate davanti dirà che è molto impegnato (siate brevi) e sarà più o meno presuntuoso (lui ha qualcosa che voi non avete: state al gioco e siate umili)
  • Ogni colloquio è frustrante ed esaltante.
  • Ogni colloquio vale la pena.
  • Ogni colloquio va affrontato con sincerità: meglio essere presi per quello che si è o non essere presi affatto.
  • I colloqui sono sempre utili soprattutto per chi fa un lavoro creativo, perché è una specie di allenamento ad esporsi, ad ostendere proprio la parte più molle della nostra persona – ah, quanto è fragile la creatività! – che è esattamente quello che capita ogni dannato giorno nel nostro lavoro. Ci devi fare i calli, esattamente come con i manubri in palestra. (Se non suonasse così sproporzionato, questo sarebbe un buon momento per citare la frase di Madiba: “Io non perdo mai: o vinco o imparo”. Ma non vorrei tirarmela troppo.) Tirando le somme, ad ogni colloquio si va a vedere che succede (e se non si va, non si vede): ecco perché al più formale ‘colloquio’ preferisco l’espressione americana ‘Go-See’. Ed è quello che auguro a tutti: go see.

Grazie Anna.

Anna Meneguzzo. Grown up in a family of artists, Anna found a way to engage in even less profitable matters: she studied Art Critic, Aesthetic, Philosophy and most of all Logic Mathematic at the Statale University of Milan. After few years of working experiences in other agencies as a copywriter, Anna joined Leo Burnett in 1999. Creative Director since 2007, she specialized in International Clients holding the European hubs of few P&G brands, activity worth some important awards like Eurobest, Cannes Lions and Global Effies. Not only does she have her roots in a global advertising culture, she also has experience and enjoys pretty much working on new media. For her an idea is a good one when it’s simple, beautiful and makes you nod and smile at the same time.

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

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I miei primi colloqui/Pagina 5: Mariano Lombardi

Le critiche sono spesso la cosa più preziosa di un colloquio, soprattutto se provengono da persone di cui hai stima.

Questa è la storia di Mariano Lombardi, Direttore Creativo Y&R Roma.

Ci racconteresti i tuoi primi colloqui? Chi erano i tuoi “guru”? Cosa ti hanno detto?

Ogni colloquio era il frutto di settimane di stalking nei confronti di DC e senior delle sigle più prestigiose, quindi la mia disposizione d’animo era di gratitudine incondizionata e religioso rispetto. In quel periodo – correva l’anno del Signore 2001 quasi 2002 – per chi si affacciasse al mondo della pubblicità a Roma, le due agenzie di riferimento erano Saatchi&Saatchi e McCann perché erano lì i “guru” con cui chiunque sognava di formarsi: Marco Carnevale, Assunta Squitieri, Stefano Palombi, Francesco Taddeucci, solo per citarne alcuni. Tuttavia di gente davvero brava ce n’era molta anche altrove. Quasi tutti quelli che ho incontrato mi hanno incoraggiato, consigliato, suggerito ad altri colleghi. “Si vede che ami questo lavoro” mi dicevano in tanti e io rimanevo col dubbio – mai dissipato fino in fondo – che fosse un modo cortese per dirmi “ti impegni ma sei scarso assai”. Un giorno ho incontrato Marco Ferri che dirigeva la TBWA: avevo di fronte il creativo che aveva ispirato uno degli esercizi che mi avevano dato al Master in scrittura pubblicitaria, una specie di leggenda. Mi ha fatto letteralmente a fette dicendo che il mio portfolio era “proto-pubblicità”, che avevo già quasi 32 anni e che non trovava un motivo plausibile per prendermi in stage. Alla fine mi ha preso. E da lì è cominciata la mia avventura.

Quando è che ti sei sentita/o onorato/a?

I momenti più esaltanti degli inizi sono stati quelli in cui ricevevo complimenti per i radio. Non so se me lo dicessero perché il resto gli faceva schifo, ma tant’è: il solo fatto che piacessero a molti professionisti che stimavo era un fertilizzante per la mia autostima.

Quando è che ti sei vergognato/a?

Vergognato forse solo una volta. A un colloquio in un’agenzia milanese. Un brillante direttore creativo sfogliò tutto il portfolio con malcelato disgusto: non c’era pezzo che non finisse nel tritacarne. Prima di andare via, gli raccontai un’idea trasmissione che avevo proposto a Radio2: “È la cosa più creativa che hai”.

Come era il tuo primo book? Ci racconti qualche aneddoto su come lo hai costruito? Chi ti ha aiutato ecc..

Parafrasando Woody Allen, il mio primo portfolio era così brutto che in sette Stati americani aveva sostituito la pena di morte. Un manifesto dell’anti-crafting: gli annunci stampa erano dei puzzle in formato A4 con foto ritagliate e incollate alla buona, headline in Times New Roman, body chilometriche e radio da 20 minuti. C’era qualche buona idea in un pagliaio di cianfrusaglie. Grazie al cielo poi, Fabio Bartolomei – bravissimo copy, eccellente insegnante oltre che persona di rara onestà – mi ha aiutato a migliorarlo. Se di lì a poco ha sortito qualche effetto positivo, lo devo ai suoi consigli e alle sue stroncature. Mi faceva declinare i migliori pezzi degli Annual italiani e stranieri, di Archive’s (sul web c’era pochissimo, per averli te li facevi prestare o dovevi comprarli nella costosissima libreria “Ferro di cavallo”!). Così non solo ti esercitavi su campagne di altissimo livello ma – come si dice – ti facevi una cultura. Un fatto tutt’altro che trascurabile. Mi capita spesso di incontrare studenti o giovani aspiranti creativi che sembrano ignorare tutto quello che è stato fatto prima di loro.

Quali sono gli insegnamenti che hai tratto dai colloqui?

… che si impara di più dalle critiche, dalle bocciature, che dai facili consensi. Sono momenti essenziali, dei corsi accelerati di pubblicità. E di vita. Impari che la stessa campagna può suscitare reazioni del tutto contrastanti in un target apparentemente omogeneo. Possono destabilizzarti, demolire le tue certezze ma se sai farne tesoro sono un passaggio cruciale. Dato che sono l’unico modo per entrare nel nostro mondo, li considero quasi un obbligo morale: per questo non rifiuto mai un colloquio e cerco di non mancare mai ai “Venerdì di Enzo”.

Grazie Mariano.

Mariano Lombardi. Palermitano. Incensurato. Muove i primi passi in TBWA Roma. In una piccola agenzia chiamata Antartica si fa le ossa per poi passare in Fagan/Reggio/Del Bravo dove gliele rompono. Tra un brief e l’altro trova il tempo di fare l’autore e speaker per la trasmissione “Atlantis” di Radio2. Nel 2006 entra in Young&Rubicam Roma diventando nel 2011 vice direttore creativo e, nel 2014, direttore creativo. Gruppo Espresso, Lottomatica, Colgate, Land Rover e Poste Italiane sono alcuni dei più importanti clienti per cui ha lavorato, vincendo qualche premio che non farà la felicità ma è sempre meglio di un incomprensibile debrief “per ieri”.

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

In collaborazione col team di Plural: Marco Diotallevi, Direttore Creativo; Sara Tiano, Art Director; Francesca Lanzilotto, Strategist e Antonella Dente, Social Media Manager.


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I miei primi colloqui/Pagina 4: Federico Ghiso.

I colloqui si possono sbagliare, ma a volte, se hai la determinazione giusta, puoi correggerli. Come è successo a Federico.

Questa è la storia di Federico Ghiso, VP e Direttore Creativo Esecutivo di Alkemy digital_enabler.

Ci racconteresti i tuoi primi colloqui? Chi erano i tuoi “guru”? Cosa ti hanno detto?

I miei primi colloqui sono durati un mese e sono stati un rodaggio per arrivare all’agenzia dei mei sogni, la Pirella Gothsche Lowe (era il 1996). Un colloquio sbagliato dopo l’altro (tipo che alla domanda vuoi fare il copywriter o l’art director ho risposto…”mah…io scrivo, però mi vengono in mente anche le immagini…forse sono più un direttore creativo…”), sono arrivato ad avere un colloquio con Aldo Cernuto che era il direttore creativo della famosa Pirella, la miglior “bottega” per imparare il mestiere del copywriter. Anche con lui sbaglio il colloquio. Alla domanda “La tua pubblicità preferita?” rispondo con scena muta. Mi dà un’altra possibilità: “Raccontami qualcosa che faccia ridere”. E io avevo veramente qualcosa che faceva ridere, un monologo che avevo scritto all’università per un esame di sceneggiatura, glielo leggo tutto d’un fiato…ma salto l’ultima riga. E non fa più ridere. Mi dà ancora una possibilità: “Federico, tu sei fresco di studi, hai ancora in mente i saggi di Umberto Eco…la pubblicità invece è immediatezza. Se mi dimostri che sai cos’è l’immediatezza, ti prendo.” Esco dalla Pirella di piazzale Biancamano, con il cervello che va a mille e crea sinapsi tutte da solo. Faccio le scale per prendere la metro di Moscova…è lì, sulle scale, mi viene in mente questa frase: “Saggio di due righe sull’immediatezza. Anzi, una”. Vengo preso.

Quando è che ti sei sentita/o onorato/a?

Quando una sera ho ricevuto una chiamata da Pino Rozzi, il mattino dopo mi ha fatto incontrare Vigorelli e al pomeriggio ho firmato in D,L,V, BBDO.

Quando è che ti sei vergognato/a?

A dire il vero, mai. Nel senso che il mestiere del creativo è fatto di tanti alti e bassi. Bisogna non esaltarsi troppo negli alti e non abbattersi nei momenti bassi, e in questo territorio la vergogna (per cosa, poi?) non dovrebbe mai trovare spazio.

Come era il tuo primo book?

Il primo book “vero” era composto con i lavori fatti in quasi 3 anni di Pirella: tanti titoli, qualche campagna, un po’ di annunci così come erano usciti e anche nella versione come non erano usciti.

Ci racconti qualche aneddoto su come lo hai costruito?

Per sottrazione, ascoltando tanti pareri e in più tenevo molto a personalizzarlo in base a chi sarei poi andato a incontrare. In un certo senso era una sorta di Data Driven Portfolio ; )

Quali sono gli insegnamenti che hai tratto dai colloqui?

Il portfolio è solo una parte del colloquio. Il resto è fatto dalla passione, determinazione e voglia che si ha di lavorare in quell’agenzia. Non si tratta solo di far vedere quanto si è bravi ma anche di quanto si è disposti a mettersi in gioco, a dare e a imparare. Caratteristiche, insieme alla curiosità e a una costante voglia di sperimentare, che devono accompagnare un creativo non solo nei suoi primi colloqui ma in tutto il percorso della sua carriera.

Grazie Federico.

Federico Ghiso. Faccio esattamente il mestiere che sognavo di fare da piccolo: indeciso tra astronauta e palombaro, opto per il pubblicitario. Un mestiere che mi permette di esplorare sia verso l’alto che verso il basso. Nel mio passato ci sono 5 agenzie tradizionali: Lowe Pirella, Tbwa, DLVBBDO, Grey, 1861United; nel mio presente una completamente digitale: Alkemy digital_enabler. Qui sono VP e Direttore Creativo Esecutivo e insieme a più 400 persone “we stand at the intersection of business, technology and creativity”. Un bel posto dal quale osservare che tutto è digitale, niente è digitale. 

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

In collaborazione col team di Plural: Marco Diotallevi, Direttore Creativo; Sara Tiano, Art Director; Francesca Lanzilotto, Strategist e Antonella Dente, Social Media Manager.