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ADCI ART TALK – Giuseppe Mastromatteo intervista Marco Craig live su @artdirectorsclubitaly

“Witness”, con Giuseppe Mastromatteo e Marco Craig: mercoledì 3 giugno alle 18.30 sul profilo Instagram di ADCI, @Artdirectorsclubitaly.

Riprende da qui, su Instagram, il nostro appuntamento con gli ART Talk dell’Art Directors Club.

Giuseppe Mastromatteo, CCO di Ogilvy Italia, artista e membro del consiglio direttivo di ADCI, incontra live su Instagram Marco Craig, fotografo professionista dal 1990, giornalista pubblicista, con cui parlerà della sua mostra: “Witness“.

Negli anni la sua attività lo porta a collaborare con importanti riviste di moda e design, realizzando servizi e copertine per:
Wallpaper, Vogue, Elle, Vanity Fair, Brutus Japan e molte altre.

Attratto dal mondo della pubblicità si fa riconoscere dalle più importanti agenzie pubblicitarie italiane ed estere, firmando e vincendo premi internazionali per alcuni notissimi marchi:
Audi, Lavazza, S.Pellegrino, Trussardi, Vodafone, Montblanc ecc.

Nel mondo del Beauty realizza immagini per: L’Oreal, Wella, Kiko, Acqua di Parma, Nivea.

Oggi, oltre a firmare servizi di pubblicità, moda, beauty e still life, segue l’immagine di vari artisti, del mondo della musica e del cinema e realizza progetti personali legati al mondo dell’arte.

Nel 2015-2016 – Grazie a Almostthere e Leica realizza il progetto “DO NOT CROSS” dove racconta da dentro la Maratona di New York, correndola con la macchina fotografica in mano.

L’idea era quella di effettuare dei ritratti al vero polmone che rende speciale questa gara: Il pubblico.
Il risultato di questi scatti è un ritratto del mondo contemporaneo.
Craig ha catturato il meeting pot newyorkese: diverse etnie, emozioni, classi sociali, quartieri.

Nei 42 km della Maratona il viaggio fatto con la macchina fotografca va oltre questa distanza.
Per la prima volta un fotografo professionista ha fatto un lavoro simile.

2016 – DO NOT CROSS diventa un libro edito da Damiani Editore tradotto in due lingue e distribuito in Italia e Stati Uniti.
Sempre nel 2016 vengono realizzate con il gruppo Leica due mostre personali a Milano e Roma.

2017-2018 Inizia un nuovo progetto fotografico dal titolo “WITNESS” presentato in piccola parte al MiaPhotoFair 2019 di Milano.

“WITNESS” è ancora oggi in lavorazione.

Parteciperai? faccelo sapere qui: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-adci-art-talk-mastromatteo-intervista-marco-craig-instagram-107537698150

Pubblicato in ADCI

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GOAL!, ovvero le 10 esultanze calcistiche da rivedere quando ci manca l’ispirazione.

Autore: Domenico De Musso

Credo che tutti i creativi, non solo quelli giovani, possano e debbano trovare creatività in ogni cosa. Ovviamente è fondamentale conoscere film, guardare serie tv, leggere libri, ascoltare musica, ma altrettanto fondamentale è guardarsi attorno e cogliere spunti o insegnamenti da tutto quello che ci circonda. Per questo, fino all’ultimo, sono stato molto indeciso sul tema di questo articolo; dopo aver soppesato se fosse più interessante presentare le 10 fiere di paese con i nomi più bizzarri o i 10 outfit più incredibili di Iva Zanicchi o le 10 pizze più assurde mai create, ho scelto qualcosa in cui sono più ferrato: le 10 esultanze più significative (per me) del calcio. 

Nel tempo, l’esultanza è diventata sempre più articolata ed è passata da un semplice pugno agitato nell’aria (magari con sobrio saltello annesso) a vere e proprie coreografie, passando per esibizionismi, gesti mimati più o meno con buongusto e vari atti di teppismo (panchine distrutte, bandierine del calcio d’angolo divelte, strisce del campo sniffate). Gol dopo gol, l’esultanza dei calciatori si è trasformata in un atto creativo vero e proprio, seconda solo alla rete segnata; alcuni calciatori usano sempre la stessa, facendola diventare così una firma riconoscibile, altri si fanno prendere dall’ispirazione del momento. 

In questo modo, l’esultanza è diventata uno spiraglio attraverso il quale si può intravedere la personalità del calciatore oltre il campo di gioco, e con il quale il calciatore racconta una storia, mettendo in moto tutta una serie di meccanismi che possono insegnare molto a chi di mestiere fa il comunicatore.

Ecco perché credo che un’esultanza può essere analizzata con gli stessi meccanismi con cui si analizza un qualsiasi altro “materiale creativo”, perché racconta una storia in poco tempo, in modi sempre diversi e sorprendenti, esattamente come un TVC, un radio commercial, una campagna stampa, 

Io ne ho scelte dieci, ma è un esercizio che si potrebbe fare su tantissime altre. Alcune sono esultanze seriali (quelle ripetute uguali a ogni gol), altre improvvisate al momento. 

Ma visto che siamo sul blog dell’ADCI, ho voluto fare un altro esercizio e cioè ho provato ad associare ogni esultanza a un brand, così che questo articolo possa tradursi facilmente anche in pubblicitese stretto.

1.Filippo Inzaghi testimonial per Under Armour
https://www.youtube.com/watch?v=gjU_ZXVjVoY

Ammetto che questa scelta è stata dettata dal cuore. Da milanista di vecchia data non potevo non sciogliermi in lacrime davanti all’ultimo gol di Pippo Inzaghi. Ed è proprio questo il motivo che rende speciale questa esultanza, che di per sé non ha nulla di speciale: Inzaghi segna, va verso la curva e poi viene sommerso dall’abbraccio dei compagni. Ma l’occasione qui è speciale: è la sua ultima partita e quello che ha appena segnato è il suo ultimo gol. Lui lo sa. E si vede.

Nel video si nota benissimo tutta la commozione che lo sta letteralmente sovrastando, soprattutto al secondo 00:17. È da questo momento che sono rimasto colpito maggiormente: Inzaghi è euforico, ma in quell’attimo si lascia andare a una tristezza esausta. È un campione che ha dato tutto, che non si è mai risparmiato e che ha avuto un solo unico obiettivo, quello di segnare in tutti i modi (proprio tutti – chi segue il calcio lo sa). Anche questa volta ha trovato la forza per segnare un gol e dare un’ultima gioia  ai suoi tifosi: vorrebbe averne di altre, ma l’età e il fisico non glielo permettono.

È un momento di una tragicità quasi classica, un topos universale che farebbe di ogni storia una grande storia e Inzaghi l’ha raccontata con un’esultanza che parla della forza svanita di un eroe che ha fatto il suo tempo.

Non ci vedete anche voi uno spot da Cannes di Under Armour?

2. Mohammed Salah testimonial per KitKat
https://www.youtube.com/watch?v=G3K3f8jwVKs

Questa esultanza mi piace molto perché, nella sua semplicità, è totalmente fuori contesto. Siamo in Premier League, il massimo campionato inglese di calcio, e il Liverpool sta giocando contro il Chelsea. Al minuto 54, Mohammed Salah, uno dei più forti attaccanti in circolazione, segna un gol strepitoso, con un tiro che è una gemma assoluta per coordinazione, potenza e precisione. Ci si aspetta da lui una di quelle esultanze forsennate, tutta energia e urla. E invece ecco la creatività: Salah fa una corsetta e poi si ferma, il suo viso assume un’espressione di beatitudine e si mette nella posizione yoga dell’albero (minuto 1,17 del video).

Perché allora è fuori contesto? Principalmente per due motivi: il primo è che parliamo di uno degli stadi più caldi del mondo, quello del Liverpool, dove il tifo è davvero incessante e potente, e se esulti così dopo un gol in una bolgia del genere è segno che tra quello che c’è dentro di te e quello che ti circonda esiste una barriera di concentrazione talmente solida da sconfinare in una sorta di pace interiore degna di un monaco zen; l’altro motivo è legato al tipo di gioco della squadra in cui gioca Salah, legato a un’intensità asfissiante che costringe i giocatori a non smettere praticamente mai di correre: esultare così in quell’ambiente è un modo deliziosamente fuori posto per dire “Have a break”. 

Che dite, potrebbe essere scritturato per una campagna per KitKat?

3. Francesco Moriero e Alvaro Recoba testimonial per Avis
https://www.youtube.com/watch?v=DxDrkgwAylA

Quando parliamo di Recoba parliamo di uno dei giocatori più forti e belli da vedere della storia del calcio, con un talento che si può tranquillamente definire un dono divino: tecnica, tiro, dribbling, ce le aveva tutte. Un fenomeno quasi irripetibile.

Quando parliamo di Moriero, invece, parliamo di un onesto centrocampista, anche lui dotato di una buona tecnica, ma nulla di paragonabile a Recoba. L’incontro di questi giocatori di livello così diversi ha portato alla nascita di un’esultanza entrata per un po’ nell’immaginario collettivo. Dopo aver segnato una doppietta delle sue (all’esordio in Serie A, tra l’altro), Recoba viene abbracciato dai compagni in quella che non è esattamente un’esultanza da ricordare. Ma il colpo di genio stavolta viene a Moriero, in un’inversione di ruoli creativa (siamo al minuto 2,33 del video). Infatti il centrocampista si inginocchia al cospetto del genietto, gli fa alzare il piede sinistro e mima con due mani il gesto dello sciuscià, lustrandogli la scarpa con una pezza immaginaria. Una vera e propria dichiarazione di umiltà nei confronti di un giocatore con un talento inarrivabile. Ci vuole molto coraggio e conoscenza dei propri limiti per fare una cosa del genere, un gesto semplice ma forte, che riconosce la presenza di qualcuno più bravo di te e che ti spinge a essere sempre migliore. 

Per certi versi, questa esultanza mi fa pensare alla famosissima campagna di Avis, che, grazie al genio immenso di Bernbach, riconosceva in una sua campagna di essere inferiore a un suo competitor, ma che proprio per questo motivo si riprometteva di migliorarsi sempre, per arrivare a diventare il numero 1. Intelligenza, autoironia e coraggio: ce ne vogliono sia nel calcio, che nella pubblicità. 

4. Carlo Mazzone  testimonial per Nike
https://www.youtube.com/watch?v=io2g20rkkxE

Per mesi la copertina del mio profilo di Facebook è stata il fermo immagine di Mazzone che agita il pugno contro la tifoseria avversaria, trattenuto a stento da uno dei suoi collaboratori. La storia di questa esultanza è ben raccontata nel video al link (quanto mi manca “Sfide”, tra l’altro!) e per chi segue il calcio questo è un momento indimenticabile. Qui c’è tutta la passione di un uomo, c’è la sfida dell’uno contro tutti, c’è la rivalità sportiva fatta di veracità ruspante, c’è senso della vittoria. E soprattutto c’è il concetto del sogno realizzato. Il tutto in pochi secondi. A volte basta una semplice corsa per raccontare una grande storia.

Pensate solo a quante campagne sono state incentrate sul concetto del sogno realizzato. 

Ora, immaginate che tutta la scena viri in bianco e nero e che, mentre Mazzone corre verso la curva avversaria agitando il pugno, compaia in super: “It’s only crazy until you do it” seguito da “Just do it” e infine dallo swoosh. 

Qualcuno ha il numero della Wieden+Kennedy?

5. Alessandro Florenzi testimonial per Barilla
https://www.youtube.com/watch?v=zhgBAY-ijQo

Trovo questa esultanza particolarmente bella prima di tutto per la semplicità con cui il tutto si svolge: Florenzi segna il 2 a 0 per la Roma (aveva già messo a referto un assist per il gol precedente), corre verso la tribuna, scavalca la recinzione (al minuto 1.22 del video), sale qualche gradone e bacia e abbraccia sua nonna. Una sceneggiatura semplice, senza fronzoli. 

Il secondo motivo è la sua efficacia. Senza balletti, smorfie, urla belluine, Florenzi ha comunicato un messaggio fortissimo: voglio bene a mia nonna. Una corsa a perdifiato e un bacio: non gli è servito nient’altro per far commuovere milioni di spettatori, sportivi e non.

Ed ecco il terzo elemento: la sua nazionalpopolarità. Che c’è di sofisticato qui? Nulla. Ma il sentimento e la commozione sono fortissimi. Esattamente come uno di quei perfetti spot nazionalpopolari, che non hanno nulla di chissà quanto elaborato, ma che non riusciamo a guardare senza la lacrimuccia e senza mai spiegarci com’è che ci fanno piangere. 

Provate a riguardare questa esultanza con la colonna sonora storica di Barilla. Non è perfetta?

6. Diego Simeone e Cristiano Ronaldo testimonial per Ceres

Simeone: https://www.youtube.com/watch?v=yEqmK_OrVpE (minuto 2,52)

Ronaldo: https://www.youtube.com/watch?v=ATWnEo6QEx8 (minuto 1,43 – al ralenti, nel caso non si capisse bene il gesto)

Qui siamo ci troviamo davanti a un vero e proprio dissing.  

Partiamo dall’inizio. L’Atletico Madrid, squadra di cui Diego Simeone è allenatore, sta giocando i quarti di finale di Champions League contro la Juventus. Al secondo gol della sua squadra, Simeone prende le sue parti basse con entrambe le mani e fa un gesto eloquente verso il pubblico (dove, presumibilmente, ci sono i tifosi ospiti). Il significato è eloquente: “ci vogliono le palle per vincere una partita e io le ho”. Non è un gesto volgare. O meglio, lo è, ma bisogna capire il personaggio: Simeone è l’artefice del cosiddetto cholismo, un metodo di gioco che è diventato più un’attitudine mentale che tecnica, e che, semplificando al massimo, si fonda su una fortissima componente di agonismo, che molte volte sconfina nella scorrettezza metodica in campo e fuori. Questa attitudine rispecchia in tutto e per tutto il suo creatore (da cui prende il nome: Simeone è soprannominato “El Cholo”) e perciò nessuno si meraviglia se Simeone agita le proprie parti basse verso i tifosi avversari in segno di vittoria.

C’è una perfetta aderenza tra creatività e identity: Simeone è l’allenatore più scorrettamente competitivo e non poteva che fare così.

Ma c’è un ma. Nella squadra avversaria c’è un’altra figura che della competitività (anche se diversa da quella di Simeone) ne ha fatto un tratto assolutamente distintivo: Cristiano Ronaldo. E così, nella partita successiva, non solo la Juventus batte l’Atletico Madrid 3 a 0, eliminando gli avversari dalla coppa, ma tutti e tre i gol li segna proprio lui, Cristiano Ronaldo. E cosa succede? Che alla fine della partita, a rimonta completata, l’attaccante fa la stessa identica esultanza di Simeone: si afferra le parti basse e fa il gesto eloquente verso la tribuna avversaria. 

Nulla di più ovvio; entrambi competitivi al massimo, sia Simeone che Cristiano Ronaldo dovevano rispettare la propria identity: esattamente come quando sui social due brand si scambiano un botta e risposta sulle proprie pagine, magari scimmiottandosi l’uno con l’altro.

In questo, Ceres, soprattutto negli ultimi anni, è stato un brand che ha fatto scuola, sicuramente con più intelligenza e gusto di Simeone e CR7.

7. Mario Balotelli, Eric Cantona e Mark Bresciano testimonial per Newcastle BeerBalotelli: https://www.youtube.com/watch?v=pBsLi3nzrLU (minuto 1,27)

Cantona: https://www.youtube.com/watch?v=JpyJtjLoDKg (minuto 1,17)

Bresciano: https://www.youtube.com/watch?v=j1WSmXU0SDY (tutto il video – ma quanto è bella una compilation di gesti tutti uguali?)

Qui siamo alla meta esultanza. Guardate i video. Sia Balotelli che Cantona che Bresciano scelgono di esultare in modo così forte e chiaro che non esultano. Il motivo per me è semplice: tutti e tre sembrano dire “Cosa esulto a fare? Il mio gol non è abbastanza bello? Devo dire altro?”. Ecco, a volte il modo migliore di raccontare qualcosa è scegliere di stare zitti e di non ammantare un gesto di per sé bello con altri layer creativi. 

Non vi vengono in mente quelle campagne in cui un brand sceglie di non aggiungere altro, facendo la scelta più creativa di tutte?

Guardate questa case history di birra Newcastle e ditemi se non è così https://www.youtube.com/watch?v=E7lzXliVQ2I

8. Bebeto testimonial per John Lewis
https://www.youtube.com/watch?v=sbhaDnd-5kg

Siamo nel 1994 e negli USA si sta disputando il Mondiale di calcio. Il Brasile sta giocando i quarti di finale contro l’Olanda. La partita è al 60° minuto e il Brasile è già in vantaggio di un gol, quando un lampo di Bebeto porta la sua Nazionale sul 2 a 0. Il gol di per sé non è granché, ma l’esultanza è passata alla storia. Bebeto infatti corre cullando con entrambe le braccia un bimbo immaginario; quando si ferma, viene raggiunto dai suoi compagni di squadra Romario e Mazinho che partecipano alla sua esultanza facendo lo stesso gesto. Il motivo? Bebeto era diventato padre proprio in quei giorni e ha voluto salutare così suo figlio appena nato. 

Un gesto che fa filtrare nel mondo principalmente duro e macho del calcio un elemento inedito: la tenerezza. Ed è per questo che ho scelto questa esultanza in quelle che secondo possono essere utili a noi creativi: a volte dimentichiamo che ci vuole delicatezza nel modo in cui comunichiamo alcuni messaggi e che la delicatezza va gestita bene, per farla diventare un elemento semplice e potente.

Credo che questa grandissima abilità sia quella che fa davvero la differenza in uno di quegli spot che ci fanno così commuovere ogni Natale. Proporrei Bebeto per il prossimo Christmas commercial di John Lewis.

9. Roger Milla testimonial per Havana Club
https://www.youtube.com/watch?v=gaAq2LcbKPY&t=18s

Il viaggio nel tempo ci riporta ancora più indietro. Anche in questo caso si tratta di un Mondiale di calcio, ma stavolta siamo nel 1990, in Italia. Si sta giocando Camerun – Colombia e Roger Milla segna un gol. Il giocatore corre verso la bandierina e la usa come partner per uno scatenato balletto durante il quale, con un po’ di immaginazione, si possono sentire in sottofondo dei tamburi africani (minuto 1,10 del video).

In un momento in cui il globalismo si affacciava timidamente al mondo, questa ventata di Africa portata da uno dei giocatori-simbolo del continente divenne immediatamente iconica e fu come una specie di risveglio mondiale. Certo, c’erano stati ovviamente esempi di atleti neri che avevano dichiarato con così tanto orgoglio la propria appartenenza (un esempio su tutti: Muhammad Alì), ma nel calcio una cosa così non era mai successa. E, a differenza degli altri sport, qui la dichiarazione di africanità non era passata da dimostrazioni politiche o sociologiche, ma da un semplice gesto: un balletto. Gioioso, spensierato, anche vagamente sessuale. Roger Milla decise di usare la leggerezza per parlare di sé e della sua terra.

A me è venuto in mente tutta la campagna che Havana Club fece legando a triplo filo il rum cubano con la cultura dell’isola e soprattutto con la sua musica e, appunto, i suoi balli.

10. Il Bari testimonial per Lego
https://www.youtube.com/watch?v=fg-JannUB7w

Questa esultanza viene direttamente dalla mia infanzia. Il Bari (o, se vogliamo usare la dicitura autoctona, la Bari) è la squadra con una certa rilevanza più vicina geograficamente al mio paese di nascita, e ogni suo successo era salutato con piacere dai miei concittadini. Non sorprende quindi che questa esultanza di Tovalieri, Guerrero, Pedone, Bigica, Manighetti e Montanari fu accolta con una divertita scrollata del capo, come quando un amico un po’ pazzo ne fa una delle sue.

E in effetti è questo l’aspetto che mi ha spinto a inserire il trenino del Bari tra le esultanze più creative: il senso di amicizia. La storia raccontata è semplice: il calcio è un gioco tra amici e quando qualcuno di noi segna un gol, festeggiamo come bambini. Anche se il telecronista, al secondo 00,24 del video, lo definisce “una danza colombiana”, a me piace pensare che sia un gioco nato spontaneamente durante gli allenamenti.

Da qualche parte ho letto che gli adulti scherzano e i bambini giocano, e il trenino del Bari mi ha raccontato di un calcio che sta diventando sempre più complesso e serioso che viene riportato alla felicità ingenua di quello che in fondo è, un gioco.

Il brand che associo a questa esultanza? Semplice, Lego; perché a ogni età ci si può divertire come bambini.

Bonus track
Fabio Grosso testimonial per tutti i brand.
https://www.youtube.com/watch?v=MbGUeu6cv2M

Anche chi di calcio non sa nulla, anche quelli che dichiarano che non ne hanno mai guardato neanche un minuto, anche quelli che annunciano con malcelata spocchia di non appassionarsi a “22 scemi che rincorrono un pallone”, anche loro hanno visto almeno una volta questa esultanza. Perché, in quei pochi secondi che vanno da quando calcia la palla che va in rete a quando viene sommerso dai suoi compagni di Nazionale, Fabio Grosso è stato, semplicemente, l’Italia. 

E non sto parlando solo del gol, non mi riferisco solo al fatto che una partita della Nazionale ai Mondiali sia l’unico momento in cui gli italiani riscoprono il patriottismo o al fatto che in quell’occasione abbiamo eliminato i tedeschi (che, diciamo la verità, ci stanno sempre antipatici); no, parlo della sua esultanza (secondo 00,09 del video).

Sarà che sono un tipo emotivo, ma quando vedo Grosso che non ride, non urla, non agita le braccia, ma fa no con il dito e scuote la testa, io mi commuovo. Perché in quel momento esatto lui è l’italiano di Monicelli, quello che è stato vessato per tutta la durata del film e sul finale ha il colpo di orgoglio che lo fa uscire vincitore; in quella corsa Grosso non ci sta credendo e lo dice a un’intera nazione che, come lui, ne sta uscendo vincitrice e non ci sta credendo. È un luogo comune, quello dell’italiano che dà il meglio di sé solo quando è vessato da tutti, nella difficoltà più impensabile. Fabio Grosso è un’ammissione di debolezza e allo stesso tempo una dichiarazione di forza, come a dire “eccomi, non sono più forte di voi, ma proprio per questo sono più forte di voi”. 

Metteteci un pianoforte che suona qualcosa di commovente e una voce profonda che parla della forza dell’Italia in questa lenta e faticosa ripresa e avrete la soluzione perfetta per tutti quei rubamatic spacciati per spot che stanno imperversando in TV in questo periodo.


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LETTER LOVERS si è concluso: Tutti i link e i titoli citati.

Mercoledì 27 maggio durante l’evento “Letter Lovers: Trick e Trends dei Font”, Francesco Guerrera e Zetafonts ci hanno raccontato di font, cultura nel loro utilizzo e trend.

Puoi rivedere l’intero evento qui: https://www.instagram.com/p/CAsxacNI4y0/

Qui tutti i link e titoli citati durante la diretta:

The Visual History of Type
di Paul McNeil


Why Fonts Matter
di Sarah Hindman


Art of Hand Lettering: An Inspirational Workbook for Creating Beautiful Hand-lettered Art About Love
di Cosimo Lorenzo Pancini e Disney Italia


Zetafonts Type Trends Look Book 2020
di Canovaro, Manetti, Pancini 
Quest’ultimo è disponibile a questo link: https://zetafonts.com/blog/type-trends-2020/


Per scaricare i font gratuiti (ancor aper poco) del progetto Quarantype, invece, clicca qui: https://zetafonts.com/blog/quarantype-collection/


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BEFORE – NOW – AFTER: ISTITUTO MARANGONI STIMOLA UNA RIFLESSIONE SUI NUOVI E POSSIBILI SCENARI DELLA COMUNICAZIONE

Istituto Marangoni Milano Design inaugura un nuovo format completamente dedicato al tema della comunicazione: Before – Now – After è un ciclo di incontri, patrocinato da Art Directors Club Italiano, in cui i professionisti delle più importanti e affermate agenzie web, creative e di pubblicità faranno il punto sul momento storico che stiamo vivendo, analizzando la disciplina nei diversi passaggi temporali.

Al centro di ogni riflessione, il lockdown: una chiusura che ha coinvolto produzioni, negozi, vita sociale e che ha velocemente e radicalmente modificato anche il modo di trasferire contenuti alle audience di riferimento, trovando nuovi paradigmi, contenuti e linguaggi.

Before, è il punto di arrivo della comunicazione prima che tutto si fermasse e anche un punto di partenza per immaginare nuovi scenari. Now, è ciò che stiamo vivendo: nella pubblicità qualche brand muove timidi passi, alcuni rimangono sospesi, tutti analizzano e cercano di capire cosa possa succedere.  After, è la visione che ogni professionista offrirà nel proprio ambito, per raccontare cosa accadrà, sulla base di dati, di report, di trend e, soprattutto, della sensibilità di chi conosce bene il settore e ne è protagonista.

Quattro gli incontri a calendario, indirizzati agli studenti di Istituto Marangoni e a tutti gli interessati al tema, fruibili sulla piattaforma zoom e moderati da Vicky Gitto, Founder & Executive Creative Director di Gitto/ Battaglia_22 e Presidente di Art Directors Club Italiano, che aiuterà ad approfondire i temi legati a ogni appuntamento, ponendo agli ospiti che si succederanno domande e spunti di riflessione.

Transformation” è il titolo del primo talk, previsto per il 27 maggio alle 17.15: Nicola Lampugnani, Group Chief Creative Officer di TBWA, racconterà come potrebbero cambiare le agenzie nel prossimo futuro, delineando nuovi possibili modelli.

Il 3 giugno sarà la volta di Vincenzo Gasbarro, Creative Director & Partner di M&C Saatchi Italy: durante l’incontro “Contents” si parlerà di storytelling e storydoing, per identificare i contenuti che permetteranno ai brand di creare più vicinanza con i propri consumatori e il ruolo delle agenzie nell’ideazione e nella creazione degli stessi.

Il ciclo di seminari continuerà con German Silva, Founder & CEO / PINK LAB™, che il 10 giugno approfondirà il tema dei “Big data & Human feelings”. In un mondo di crescente complessità, l’approccio creativo è il vero strumento per far sì che le persone si sentano parte di qualcosa: la vera sfida sarà l’incontro speciale tra ragione e sentimento per risultati davvero rilevanti e impattanti.

An eye on music” è infine il titolo dell’incontro previsto per il 17 giugno con Alessandro Fabozzi, Owner di Officine Orange e Music Manager, che spiegherà come anche la musica corra sempre più veloce e così anche il modo di comunicarla, con nuovi scenari da prevedere nel futuro.

Before – Now – After costituiranno dunque una approfondita analisi di un mondo, quello della comunicazione, su cui Istituto Marangoni pone da sempre grande interesse, sviluppando specifici percorsi didattici dedicati al Visual Design e indirizzati ai futuri professionisti del mondo della comunicazione.

Partecipa qui: https://istitutomarangoni.zoom.us/j/93748313207


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The 56% Club: Measurement for Creatives (ENGLISH)

EPISODIO 7 – Il 28 maggio alle ore 16.00

Vi aspettiamo giovedì 28 maggio alle ore 16.00, per il settimo appuntamento con i Webinars di Facebook, realizzato esclusivamente per i soci ADCI.

La misurazione gioca un ruolo sempre più vitale oggi per i creativi. Dopotutto, permette di valutare quanto e come l’idea creativa abbia impattato sulle persone nella vita reale.

Ma come funziona precisamente?

In questo settimo webinar, Will Rolls (Creative Agency Partner – DACH) spiegherà come le tre domande della pianificazione strategica di una campagna giochino un ruolo importante per i creativi.

I temi che affronteremo spaziano dalla definizione degli obiettivi di Brand/Awareness, un recap delle tecniche di esecuzione creativa, case di Brand Lift e esempi di campagne reali.

*Evento è riservato ai soci ADCI


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IL GRANDE VENERDÌ DI ENZO 2020 È ONLINE.

Anche quest’anno, il 19 giugno, torna la più grande portfolio review nazionale per far incontrare i giovani aspiranti creativi, con alcuni tra i migliori professionisti del nostro settore.

Proprio come faceva ogni venerdì pomeriggio Enzo Baldoni.

Il Grande Venerdì di Enzo si svolgerà online, su Google Hangouts Meet, questo significa che non ci sarà più la divisione nelle diverse città che aderiscono all’evento, ma tutto il territorio nazionale sarà unito per lo stesso obiettivo: dare l’opportunità ai futuri professionisti del settore, di avere un faccia a faccia con i più importanti creativi italiani provenienti da Milano, Torino, Bologna, Civitanova Marche, Roma, Napoli, Bari e Palermo.

Per sottolineare l’unicità di questa nona edizione, abbiamo scelto di chiamarlo Grande Venerdì di Enzo Intercity.

Per partecipare basta iscriversi sulla piattaforma eventbrite.it, segui i canali ADCI per scoprire la data di apertura delle iscrizioni!



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ESSENTIALS – 10 libri (non essenziali) per copywriter.

Autore: Maurizio Tozzini

Non amo particolarmente le liste. Per dire, sono uno di quelli che fa la lista per la spesa e poi la dimentica costantemente a casa.

Inoltre non credo ci sia un assioma, un dogma, né tantomeno un libro da studiare per fare il mestiere di copywriter. Ho conosciuto ottimi copywriter che avevano studiato economia o architettura, altri che arrivavano da un lavoro contadino, altri ancora avevano un passato fin troppo nebuloso e costellato di esperienze al limite della legione straniera.

Forse proprio per questo, quando mi hanno chiesto di creare questa lista di libri, ho subito risposto di sì con entusiasmo. Perché 1) so che se la dimenticheranno quasi tutti e 2) non sarà in alcun modo definitiva, dogmatica, imprescindibile. 

Non importa quali libri si leggono, conta il bagaglio di storie che ci portiamo dietro. Ogni copywriter è un drogato di storie, farebbe qualsiasi cosa per procurarsene una buona.

Ecco, allora invece di replicare un decalogo che potete trovare fino a pagina 3 di Google, cercherò di darvi qualche consiglio un po’ sovversivo, o quantomeno non così scontato.

Pensata così la lista può essere utile, soprattutto se non è fatta di manuali cool ma di libri un po’ strambi, magari vecchi e dimenticati, un po’ come quelle chicche che si trovano nei mercatini dell’usato.

Vediamo cosa possiamo pescare:

1. Miguel de Cervantes – Don Chisciotte

Ok, avete ragione. Non siamo partiti con una rarità. Ma chi di voi l’ha letto davvero? Sì, perché il Don Chisciotte è uno di quei testi che molti pensano di aver già letto, “da qualche parte”, “magari non tutto” “sì, me lo ricordo”. Come in un’altra vita.

Il motivo è che, al di là del suo merito storico e del suo valore iconico (è il primo romanzo moderno) in questo testo ci sono quasi tutte le strutture comiche che troverete in una commedia di qualunque genere e che userete in uno script. 

Dalla legge degli opposti comici (per capirci, da Don Chisciotte e Sancho Panza sono nati Stanlio e Ollio, Totò e Peppino, Bud Spencer e Terence Hill, ecc. la lista è lunghetta) al “fuori contesto”, dal “mito dell’ultima grande idea” alla risposta fuori luogo, quasi tutto è raccolto in questo libro ed è stato ereditato dai comici di tutto il mondo.

Inoltre, se parliamo di storie, questo è lo Chateau Latour delle storie, più invecchia più diventa profondo, profetico, sorprendentemente attuale.

Non so perché, ma quando vedo Trump che promette di costruire un muro lunghissimo e accanto a lui vedo la faccia di uno qualsiasi dei suoi assistenti, non riesco a non pensare al buon Sancho Panza che fa buon viso a cattivo gioco.

E se un presidente degli Stati Uniti, con un paio di accorgimenti tratti dal Don Chisciotte, può diventare tragicomico, lo stesso può succedere ai personaggi dei vostri script. 

2. Roland Barthes – Frammenti di un discorso amoroso

Si dice che ogni storia sia una storia d’amore. Ma dal dirlo al dimostrarlo ce ne passa. Ed è proprio per questo che il libro di Barthes è geniale. 

Ci vuole una discreta dose di vanità, oltreché di sapienza e genialità, per ambire a ridurre ogni storia d’amore mai esistita in una specie di puzzle. Ma è proprio ciò che avviene sotto i nostri occhi leggendo queste pagine. 

Con un’analisi semiotica a dir poco acrobatica ma anche con una leggerezza e una raffinatezza disarmanti, il libro ci dimostra come tutte le storie d’amore del mondo, anche quelle più disperate, combattute, quelle di una sera o di una vita, la vostra che è appena finita e quella di Via col Vento, possono stare, comode comode, in 80 parole. Perché si somigliano tutte, tutte hanno la stessa struttura, le stesse schermaglie, la stessa disarmante prevedibilità.

Ottanta frammenti, fitti, stratificati, ricchi di riferimenti e ricchi di significati, ottanta capitoletti di una pagina e mezzo l’uno che racchiudono il vocabolario dell’amore e che classificano, senza pietà ma con straordinaria precisione, quella che una volta era un’insondabile danza del cuore.

Ottanta concetti che non potrete mai dimenticare quando starete iniziando a scrivere uno script che, anche alla lontana, parla d’amore.

NB: Leggetelo assolutamente se siete appena stati mollati e siete nella fase acuta. Vi guarirà all’istante.

3. Gino & Michele, Matteo Molinari – Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano

Se parliamo di scrivere copyAD, claim, headline spesso stiamo parlando di questo. Un cortocircuito, una folgorazione, una mossa tipo scacco matto. Ovvero, una battuta.

Beh, allora leggete questo libro, il primo, quello originale, che non doveva vendere un milione di copie ma alla fine è diventato un’istituzione, con più di dieci edizioni, nato da una delle intuizioni più geniali di Gino e Michele.

“Anche Le Formiche” sono una lista volutamente arbitraria – come quella che state leggendo – che salta di palo in frasca, liberamente, passando da Woody Allen a Papa Giovanni XXIII, da Oscar Wilde a Snoopy fino ad una scritta su un muro.

Troverete una fonte inesauribile di ispirazione, di storytelling fulminante, di spiazzante vivacità, un libro che vale più di dieci manuali sul copywriting e che a mio parere dovrebbe restare inchiodato sul vostro comodino, quando tornate a casa e non sapete come scrivere quella head per Fonzies o quello script per Buondì Motta.

Non per niente contiene un paio di celeberrime battute tratte da famosi spot, pur desolatamente anonime – perché sì, purtroppo il destino dei bravi copywriter somiglia a quello dei bravi sceneggiatori.

Ovviamente, se preferite una conoscenza enciclopedica dell’argomento, è uscito da poco Il Formichetti, la summa delle Formiche. Inoltre, per chi si sente troppo social e contemporaneo per Woody Allen, da segnalare il più recente capitolo della saga, scritto in collaborazione con Francesco Bozza, che contiene la stessa vertiginosa immediatezza delle Formiche originali, però amplificata dall’istantaneità e dal senso di urgenza dei social, in puro stile here and now. 

Dai post ai meme, la dimostrazione che un copy non può non essere un battutista. O almeno provarci.

4. Octavio Paz – Vento Cardinale e altre poesie / Qualunque autore – Qualunque libro di poesie

Può darsi che il mio modo di vedere la nostra professione sia piuttosto ingenuo, visti i molteplici abbrutimenti nel mondo dell’advertising che noi tutti conosciamo, ma la base del copywriting resta quella. La parola.

Non solo nella sua funzione descrittiva (quella la conoscono fin troppo bene anche i clienti) ma soprattutto nella sua funzione emotiva, musicale, metaforica. Come diceva Paul Valery, “la poesia è una lenta esitazione tra senso e suono.” Ecco, anche il buon copywriting lo è.

Proprio per questo motivo trovate in lista un libro di poesie. Se non vi piace Octavio Paz e siete dei fanatici di Rimbaud o di Whitman, va benissimo lo stesso. Leggete poesie. Lasciatevi per un momento alle spalle il motivo per cui le state leggendo, la loro funzione, il loro senso o non senso. 

Godetevi ogni parola, ogni suo colore (sì, io penso che le parole abbiano colori e sfumature, perdonatemi) la sua vibrazione e l’accostamento ardito con altre parole. 

Vi servirà? Io spero di sì. Tenete conto che ogni copywriter ha a che fare, per il 90% del suo tempo, con frasi brevi, banali, piene di divieti (“parliamo di sconti, ma in modo premium”) e che il più delle volte le parole richieste non si discostano molto dal “più qualità più convenienza”. 

Anche lì, dove meno ve lo aspettereste, può venirvi in soccorso la poesia. Perché aggiungere un po’ di suono dove c’è solo senso può fare la differenza.

Nello specifico, se non conoscete Octavio Paz, eccolo qui. Messicano, giramondo, premio Nobel per la letteratura, poeta sopraffino, esteta e cultore della parola, che nei suoi componimenti viene tagliata e ripulita come una pietra preziosa, innalzata a livelli ultraterreni, e che quando raggiunge il confine della perfezione culmina in quella che lui stesso definisce “l’onnipotenza del silenzio”. 

Un po’ come i Pink Floyd dei giorni migliori, insomma.

5. Italo Calvino – Le città invisibili

Beh, anche qui non siamo nel campo dell’innovazione pura. Ma credo che Italo Calvino non possa mancare nella libreria di nessun copy che voglia davvero esserlo.

E tra tutti ho scelto il testo più matematico, più strutturato, più labirintico, ma anche il più lirico, nella sua ferrea architettura.

Anche questo libro appartiene alla sfilza di testi che tutti hanno letto, magari al liceo, ma che spesso non si conoscono. Perché a quell’età siamo troppo occupati per riuscire davvero a capirne il significato. 

Provate a rileggerlo, come se fosse una sorta di Black Mirror in versione cartacea, e scoprirete uno strumento universale per la creazione di storie.

Ovvero un punto fermo. È tutto ciò che serve.

Come un compasso, la penna di Calvino traccia un intero universo partendo da un punto fermo: l’idea di città, come microcosmo governato da regole proprie, che possono sovvertire quelle a cui siamo abituati, fino a risultati vertiginosi. Ecco che ci sono città in cui il futuro diventa passato, città in cui non ci si guarda negli occhi, città che cambiano aspetto in base all’umore dei cittadini. Città astratte, città aeree, città ridicole.

In quanti modi la creatività può trasformare un singolo elemento in qualcosa di divertente, iperbolico, lirico, ecc? Potete scoprirlo con gli “Esercizi di stile” di Queneau, oppure potete impararlo leggendo uno scrittore superbo, e poi magari potete provare a immaginare come sarebbe la città del brand su cui state lavorando. Secondo me qualche idea vi verrà. 

Almeno, a quelli di Monsters & Co. è venuta.

6. Naomi  Klein – No Logo

Vi avevo avvertito della totale imprevedibilità di questa lista. Ebbene, ci siamo.

Per quale motivo consiglierei ad un/una giovane copywriter di leggere avidamente la bibbia del movimento no-global, un testo che ha rappresentato la prima, dirompente chiamata alle armi contro i disastri creati dal capitalismo e dai nostri benamati brand?

Il motivo è semplice. Perdere l’innocenza.

Tutto ciò che scriverete dopo aver letto questo libro sarà più disincantato e perciò più vero, e anche la vostra comprensione delle reali esigenze di un cliente lo sarà.

Sia chiaro, qui non si tratta di parteggiare per una o l’altra parte, lavorare per un brand o essere al servizio del diavolo, anche se, ad un certo punto della lettura, scommetto che arriverete a pensarlo.

Si tratta di sapere come vanno le cose, guardare in faccia una realtà che, anche se vecchia di 20 anni (il libro è del 2000) è ancora tristemente vera e per certi versi immutata, o di capire chi avete davanti quando leggete certi nomi in un brief, e anche certi altri nomi che vorrebbero tanto essere quei primi nomi.

Perché non si può creare uno spettacolo in cui il pubblico si perda se non conosciamo profondamente ogni trave che sostiene il palcoscenico, ogni argano che lo muove, ogni buio anfratto in cui cambiarsi d’abito.

Per contro, non vi garantisco che se leggerete questo testo senza preclusioni o pregiudizi diventerete più buoni. È più probabile anzi che diventerete più cinici. Perché riuscirete a trovare, in alcuni meccanismi che nel libro vengono scoperchiati, analizzati e sistematizzati, un buon vademecum per nuove idee.

Sì, finiremo tutti all’inferno, ma qui dentro ci sono buoni spunti per le vostre strategie, per le vostre campagne, per le vostre storie. E non avevamo detto all’inizio che noi drogati di storie faremmo di tutto per trovarne una buona?

7. Don De Lillo – Underworld

Potrei elencare almeno un milione di motivi per cui questo romanzo ha il diritto di entrare in questa lista. Ma, cosa più importante, non ne trovo nemmeno uno per escluderlo.

Iniziamo dal motivo più facile. È uno dei 5 capolavori della letteratura contemporanea. Chiunque siano gli altri 4. 

Ma, particolare non secondario per noi “scrittori di scritte”, è la straordinaria potenza della scrittura a fare di “Underworld” un libro da leggere assolutamente. La vivezza delle sue immagini e l’acuta bellezza delle singole frasi ti si incolla addosso e diventa parte del tuo mondo, come certe t-shirt che sconfiggono il tempo e le mode.

Se non ci credete andate in libreria e leggete le prime 4 pagine, ovvero la descrizione di un adolescente senza biglietto che scavalca i cancelli dello stadio per andare a vedere le finali di campionato di baseball.

In quelle 4 pagine troverete la magia, e non vorrete più separarvi da quella storia, piccola e grande insieme, desolata e magnifica, che è la storia di una pallina da baseball che passa di mano in mano ed è anche la storia vorticosa, contraddittoria e sotterranea dell’America.

Come Don De Lillo riesca a rendere iconico anche il più infimo dei particolari, anche il più secondario dei personaggi non mi è ancora del tutto chiaro, così come non mi è chiaro come non abbia ancora vinto il premio Nobel per la Letteratura.

Mi è chiaro però che, raccontando un mondo fatto di scorie, culturali, fisiche sociologiche, questo libro offre a noi copywriter, oltreché un feticcio di scrittura creativa, anche uno splendido esempio di come una frase possa fare la differenza, rendendo memorabile ciò che è infimo.

8. Alessandro Baricco – The Game

Prima di iniziare a parlarvi di questo libro devo fare una brevissima confessione. Io ho fatto il Master della Scuola Holden. Non lo dico per non sembrare ruffiano, tutto l’opposto. Come molti di quelli che sono entrati alla Holden negli anni in cui Baricco era cool, io amavo i suoi romanzi. Come molti di coloro che sono usciti da quella scuola, non l’ho più considerato molto cool, per dirla in modo gentile.

Quindi ho rimuginato a lungo sull’opportunità o meno di includere questo libro nella mia inutile lista, e alla fine non ho potuto esimermi.

Perché – notizia non proprio fresca – stiamo vivendo una rivoluzione spettacolare della nostra società. Una rivoluzione non tanto digitale quanto mentale. 

E sì, un giovane copywriter deve saper scrivere, e anche bene, ma allo stesso tempo deve confrontarsi con paradigmi e strutture più complesse di quanto i clienti, e spesso anche le agenzie, abbiano mai affrontato e possano davvero comprendere.

Nuovi mercati, nuovi comportamenti, nuove domande.

Bene, The Game non è nient’altro che questo. Una mappa, uno scheletro, uno scavo archeologico. L’evoluzione, anzi l’esplosione di queste nuove strutture ridotta al grado zero, senza ridondanze o pregiudizi.

Quello che Baricco ci offre è un sentiero per orientarsi in tanta complessità, tracciato con intelligenza, sguardo lucido, parole semplici e una punta di supponenza e vanità (chiedo venia, i vecchi fantasmi abitano ancora qui.)

Ma al di là delle mie personali idiosincrasie, leggetelo. Che siate giovani creativi o ex giovani creativi, copy digital, social, neutral, retrò o avantgarde.

Vi prometto che il prossimo brief “integrato” lo guarderete con occhi nuovi.

9. Jeffrey Eugenides – Middlesex

Parlando di rivoluzioni, non è una novità che gli ultimi anni, dal movimento Me Too alle leggi per il riconoscimento dei diritti lgbtq (forse ci sono ancora delle consonanti, ma non le ricordo) siano stati un vero e proprio detonatore culturale di libertà, accettazione e diversity. 

Parallelamente sono aumentate le campagne di comunicazione e, prima di loro, i brief sui tavoli dei poveri copywriter.

Purtroppo, però, non esiste ancora nessun manuale che offra regole o suggerimenti specifici su come affrontare certe tematiche in comunicazione.

Ovviamente non ho una soluzione, ma di solito conoscere “l’avversario” (inteso come avversario metaforico, sia chiaro) aiuta sempre, e più a fondo lo si conosce più ne si comprendono esigenze, desideri, stati d’animo. E a quel punto forse la comunicazione funziona.

Nella mia limitata esperienza non ho trovato nessun testo che sapesse indagare così a fondo, con così tanta sensibilità e ricchezza, il tema del crossing e della diversità come Middlesex.

Scritto nel 2003, con sorprendente anticipo rispetto al nostro orizzonte culturale, questo romanzo di formazione racconta la storia di un ermafrodito, nato e vissuto come bambina prima di scoprire la propria vera natura e affrontare la transizione, non senza violente battaglie.

Ma la straordinaria intimità che Eugenides è capace di generare attraverso la scrittura ci porta a scoprire sfumature di pensiero che mai avremmo considerato. Gli sguardi di Calliope/Cal su chi e cosa la circondano mettono a nudo molti dei nostri pregiudizi e smantellano molte delle teorie (ufficiali o da bar) attraverso cui giudichiamo la diversità.

Praticamente, al prezzo di un premio Pulitzer, con Middlesex avrete anche una miniera di insight. 

10. Voltaire – Candido, ovvero l’ottimismo

Immagino già la vostra faccia con gli occhi all’insù e la vostra domanda. Cosa ci fa Voltaire (e soprattutto l’ottimismo) sul comodino di un copywriter? Perché mai dovrei leggere un pallosissimo libro del ‘700, io che scrivo al massimo un radio da 30 secondi nel 2020?

Per due ottimi motivi: in primis è tutto fuorché palloso. Chi dice che è palloso non l’ha mai letto. Per darvi un’idea, Voltaire era una via di mezzo tra Mick Jagger e Micheal Moore, amava le donne, amava litigare, amava creare scandalo e amava farsi dei nemici.

E nel suo libricino più famoso, lungo non più di 150 pagine, è riuscito ad infilare così tante storie rocambolesche, spassose, piene di uccisioni, pestaggi, fughe, inganni, pericoli scampati e incantesimi da fare invidia a Rambo, Indiana Jones e Sette anni in Tibet. Non era esattamente quello che vi aspettavate, dite la verità.

Ecco, leggendo questa travolgente storia, la prossima volta saprete che le vie della creatività sono infinite, perché stanno tutte nella nostra immaginazione. E tutto, ma proprio tutto, anche il personaggio che avete creato per vendere biscotti, può diventare un personaggio tragico o comico, vivere una storia d’amore in 30 secondi ma anche il suo contrario.

Sempre a patto che non abbiate paura di tuffarvi e giocare.

Ah, quasi dimenticavo il secondo motivo, che in realtà risiede nella frase più famosa del libro, e che ci ricorda in cosa consista in fondo il nostro mestiere.

“Ben detto” rispose Candide “ma dobbiamo coltivare il nostro orto.”

Al di là della grandezza a cui aspiriamo, dei paroloni di cui troppo spesso ci riempiamo la bocca e dell’allure di artisti che ci portiamo dietro, noi siamo sempre, prima di tutto, artigiani. 

E come tali non dobbiamo mai smettere di coltivare il nostro orto.

Ecco, questa mi sembra una bella frase, quando penso al nostro mestiere, e un ottimo consiglio per ogni copywriter.


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La Comunicazione Che Fa Bene

È inutile negarlo. Il 2020 rappresenta un anno di svolta per il genere umano e, di conseguenza, anche per il nostro settore.

L’abbiamo visto dall’oggi al domani: la comunicazione è cambiata. Il rapporto tra brand e consumatore è cambiato. Il modo stesso di concepire il nostro lavoro è cambiato.

E allora ecco che cambia anche il modo di concepire il merito della comunicazione.

Nasce infatti La Comunicazione Che Fa Bene, un premio ideato e promosso da Oltre La Media Group e EG Media SB e che intende dare risalto a tutti quei progetti che promuovono creativamente il concetto di sviluppo sostenibile, utilizzando idee e meccanismi creativi per migliorare il nostro mondo e renderlo un posto in cui è più piacevole vivere.

Molto interessante anche il fatto che all’interno delle giurie di settore ci sarà anche un robot. Più precisamente, le giurie si avvarranno di un tool automatizzato che verificherà autonomamente l’attendibilità della comunicazione fatta dal brand in merito ai temi della sostenibilità e della CSR.

Avete un progetto che pensate possa cambiare il mondo in maniera positiva? Avete tempo fino al 30 giugno prossimo per presentarlo.

Per ovvie ragioni la premiazione, che avrà luogo in autunno, sarà organizzata in forma digitale.

Per iscrizioni e informazioni: eventi@oltrelamediagroup.it.


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La creatività è di famiglia: “La creatività può essere semplice.”

Autrice: Cecil Morò

Tutto iniziò quel lontano giorno di Febbraio, d’un tratto la frenesia quotidiana dell’agenzia arrivò a casa nostra senza più possibilità di riparo. Chiamate a tutte le ore, e-mail all’impazzata e urgenze più di prima. 

Lavorare la notte per poter gestire la mattina i compiti della scuola tra una call e l’altra. Parlare al telefono con il tuo capo mentre cerchi di capire il nuovo esercizio di italiano. Travolta dalla nuova vita con doppio lavoro a tempo pieno, presa a capire come poter riuscire a fare tutto, non mi accorsi che anche il rapporto con lei stava cambiando. 

Lei, che come sempre aveva avuto un’idea più bella della mia, una di quelle che fanno bene al cuore.  Qualcuno direbbe con dentro un insight. “Mamma facciamo il montaggio insieme? Tu mi detti i secondi, io scrivo sul quaderno”. Avrei dovuto dirle di continuare a fare i compiti, ma in un istante capii che era il suo modo di trovare una soluzione: se devi lavorare e non puoi giocare con me, allora lavoro con te. Trovare una soluzione spesso non è semplice. Soprattutto per noi grandi, soprattutto in questo momento. Per noi creativi che abbiamo la fortuna di avere ancora un lavoro, sembrava quasi impossibile fare i genitori durante un brainstorming. Da sempre chiamati a stare nella strategia, rispettare le deadline, il budget e tutti i punti del brief, eravamo preparati ai rebus più complessi ma non alle cose più semplici. Semplici come la soluzione di Vittoria, come la nuova pausa pranzo con una pasta al volo e niente deliveroo da scegliere prima dell’interna, come le addizioni e le vocali da ripassare insieme, la filastrocca di Pasqua e le note musicali. Semplici come la passeggiata intorno al palazzo e la merenda al sacco sedute sul muretto più vicino a casa. Lo shopping esagerato ma solo al banco dei fiori. 

Naturale come ballare insieme, aspettare che vada via la pioggia ed entusiasmarsi solo perché è tornato il sole. Come non avere un piano e seguire il corso delle ore. 

E mentre la semplicità si iniziava a riprendere i suoi spazi, si fondeva con la creatività. 

Le canzoni cantate a casa sono diventate concerti, abbiamo consumato tè invisibili, immaginato di andare al mare senza prendere la macchina, finto di essere supereroi marini e costruito una città con i lego. Ci siamo immaginate a scuola, in montagna e anche in ufficio. A volte su un pianeta dove la luna si vede anche di giorno. La cucina è diventata un ristorante che porta il nome di mia mamma che da lassù controlla che il servizio sia perfetto. Sulle scarpe c’è un pulsante che ci trasforma in supereroi quando usciamo, così siamo più forti del virus e ha senso mettere le mascherine. 

Chi lo avrebbe mai detto che ogni giorno vissuto a casa, non sarebbe stato uguale all’altro, che in ogni giorno di smart working ci sarebbero stati anche attimi di immensa semplicità che avrebbero lasciato il segno?

La nuova vita oramai ha preso il sopravvento e se prima pensavamo che il lavoro avrebbe avuto la meglio, che il lavoro da casa non ci avrebbe dato nulla in cambio, oggi posso dire di essermi sbagliata. Vittoria ha capito che i grandi lavorano ma ancora non ha capito perché lo fanno tutto il giorno e a volte anche la sera. Ma io sono diventata la sua compagna di banco, lei il mio direttore creativo. 

Sembrava impossibile fare quel brainstorming, la vita mi ha portato a fare molto di più,

scoprendo che tornare alle cose più semplici è difficile, ma è anche bello.

Oggi quel montaggio è finito e con Vittoria ho scelto i colori e “le scritte”, selezionato le scene, commentato ridendo tutte quelle che non andavano e persino individuato quella da rimpiazzare perché era già in tv in un’altra pubblicità. Lei ha preteso di fare una call con il cliente. Oggi quel montaggio non farà parte del mio portfolio, ma sarà per sempre uno dei miei preferiti, uno di quelli che racchiuderà il ricordo più bello, quello di un periodo insieme che quando finirà, mi mancherà.

A Vittoria, alle sue soluzioni semplici, alla nostra nuova vita. Che possa essere sempre ricca di creatività semplice. 


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I WEBINARS DI FACEBOOK – MOBILIZING PRODUCTION (English)

EPISODIO 6 – Il 21 maggio alle ore 16.00

Vi aspettiamo DOMANIgiovedì 21 maggio alle ore 16.00, per il sesto appuntamento con i Webinars di Facebook, realizzato esclusivamente per i soci ADCI.

Il sesto webinar, “Mobilizing Production”, sarà questa volta a cura di Ashley Vinson (Creative Agency Partner – Benelux) e sarà in lingua inglese.
Avrà l’obiettivo di aiutare a reimmaginare  la produzione e il processo creativo, dimostrando come creatività e agenzie possano spostarsi dai modelli TV centrici e costruire migliori lavori creativi attorno al mondo Mobile.

*Evento è riservato ai soci ADCI