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7 DAYS BRIEF

Ebbene ci siamo. IF! è alle porte e gli appuntamenti per voi giovani creativi italiani iniziano a sbocciare come rose a dispetto dell’inverno che inizia a farsi sentire.

Partiamo dal primo appuntamento. Stiamo parlando proprio del 7 Days Brief, premio che ADCI e GOOGLE ogni anno preparano per scegliere le migliori teste creative capaci di produrre in sette giorni un video roll out davvero unskippable.

Il primo ottobre, sul questo bIog, caricheremo il brief.
Quindi seguiteci come solo un bravo stalker è capace di fare.

Questa la giuria che vi giudicherà.

Marianna Ghirlanda – Presidente di Giuria (Google Italia)
Luis Ciccognani - Politecnico di Milano
Pasquale Frezza – Clients Creative Director DLVBBDO
Mirco Pagano – Creative Director TBWA and Integer Italia
Matteo Maggiore – Associate Creative Director Leo Burnett Dubai
Lavinia Francia – Senior Copywriter Ogilvy&Mather

Siete avvisati. ;)


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***EXTENSION*** LAST CALL ADCI AWARDS 2016 – 30/09 ORE 12:00

Acquisto entry esteso al 30/09 e upload materiali esteso sempre al 30/09!

A grande richiesta è stato deciso che su cfe.adci.it sarà possibile:

1. ACQUISTARE le entry fino alle ore 12:00 di venerdì 30 settembre 2016

2. CARICARE i materiali relativi alle entry acquistate fino alle ore 12:00 di venerdì 30 settembre 2016

Questa è una LAST CALL:  dal 01 ottobre non sarà più possibile acquistare entry; dal 01 ottobre verrà chiuso definitivamente anche l’upload dei materiali.

 


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***EXTENSION*** DEADLINE ADCI AWARDS 2016

Acquisto entry esteso al 27/09 e upload materiali esteso sempre al 27/09!

A grande richiesta è stato deciso che su cfe.adci.it sarà possibile:

1. ACQUISTARE le entry fino alle ore 23:59 di martedì 27 settembre 2016

2. CARICARE i materiali relativi alle entry acquistate fino alle ore 23:59 di martedì 27 settembre 2016

Questa è una LAST CALL:  dal 28 settembre non sarà più possibile acquistare entry; dal 28 settembre verrà chiuso definitivamente anche l’upload dei materiali.


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ADCI Awards 2016 – I Presidenti

Per la prima volta nella storia degli ADCI Awards un presidente non italiano con grandissima esperienza internazionale. E’ una donna, si chiama Katrien Bottez e siamo onorati che abbia accettato felicemente il nostro invito a guidare una giuria composta da straordinari talenti italiani. Tutti giovani, qualcuno un po’ meno ma con importanti esperienze internazionali o di leadership creativa su clienti globali. Vantano tutti la partecipazione a diverse giurie internazionali e siamo sicuri che imprimeranno una direzione fresca, moderna e di grande qualità alle proprie squadre.

Presidenza ADCI AWARDS 2016 – Katrien Bottez

Executive Creative Director di Famous Brussels, una delle più importanti agenzie indipendenti in Belgio, Katrien ha iniziato come direttore creativo in Duval Guillaume, nominata ‘’Agenzia creativa dell’anno’’ per tre anni consecutivi, dal 2012 al 2014. Con il suo team Katrien ha vinto più di 50 Leoni a Cannes (negli ultimi 4 anni ne ha vinti 28 di cui 11 d’Oro). Nel 2012, sempre ai Cannes Lions, l’agenzia in cui lavora è stata nominata “Agenzia dell’anno” nella categoria Media. A Eurobest, negli ultimi 4 anni, Katrien e il suo team hanno vinto oltre 40 premi, inclusi 3 Gran Prix e 9 Ori. Nel 2012 è stata nominata da Business Insider come una delle 25 persone più creative al mondo all’interno della industry pubblicitaria. L’anno successivo è stata eletta numero uno di quella lista.

Presidenza Giuria PROMO/ACTIVATION - Luca Cinquepalmi

Direttore Creativo Esecutivo Publicis Italia. Torna in Italia dopo una lunga esperienza a Parigi insieme a Marco Venturelli come direttori creativi esecutivi di Les Gaulois (parte di Havas Group) e prima in Agence H. Luca comincia la sua carriera di art director a Londra dove lavora per grandi agenzie internazionali. Nel 1995 decide di rientrare e fermarsi fino al 2010 lavorando per BBDO, JWT, Publicis e Euro RSCG. Ha vinto numerosi premi internazionali tra cui 25 Leoni al Festival di Cannes.

Presidenza Giuria CYBER 1 - Paolo Iabichino

Direttore Creativo Esecutivo del Gruppo Ogilvy & Mather Italia. In pubblicità dal 1990, ha inventato e declinato il concetto di Invertising per interagire con un messaggio pubblicitario rinnovato. Due volte giurato al Festival di Cannes, fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Storytelling dell’Università di Pavia. È docente dei master in social media marketing e comunicazione digitale dell’Università IULM, Cattolica di Milano e dell’Università di Siena. Dal 2013 è tra i docenti del nuovo indirizzo in Digital Marketing Management della laurea specialistica in Marketing Consumi e Comunicazione dell’Università IULM. La sua ultima pubblicazione s’intitola “Existential Marketing – I consumatori comprano, gli individui scelgono”: un saggio dedicato alle nuove matrici narrative delle marche che non possono restare impassibili di fronte alle istanze sociali, culturali ed economiche di uno scenario sempre più confuso.

Presidenza Giuria CYBER 2 - Ottavio Nava

Co-founder & Managing Director Italia di We Are Social, cresce professionalmente nel gruppo TBWA Agency.com dal quale si separa nel 2010 per fondare la propria agenzia insieme ai soci e amici Gabriele Cucinella e Stefano Maggi. Lavora costantemente a contatto con clienti come BMW, Netflix, Barilla, AB-InBev, ING Direct, Coca Cola e Campari con un focus trasversale su strategia, creatività e innovazione.

Presidenza Giuria DIRECT/PR - Sergio Müller

Sergio ha vissuto in Rapp Collins, Rapp/TribalDDB, DDB Group la trasformazione del direct classico in comunicazione di relazione integrata: art nel 2000, co-direttore creativo nel 2002, direttore creativo dal 2003. A fine 2010 entra in A-Tono per rendere ancora più diretti i rapporti tra marche e persone grazie al mobile, attraverso cui oggi passa praticamente tutto. Giurato ai Cannes Lions Direct 2006 e 2010, ai Caples e ai DMA Echo Awards di New York nel 2007, ha servito come presidente di giuria ai Giovani Leoni Cyber e ai DMA Awards Italia nel 2014.

Presidenza Giuria STUDENTI - Jack Blanga

Jack Blanga, 35 anni. Dal 2014 è Digital Director in TBWA\Group, dopo aver precedentemente lavorato in Leo Burnett, FullSIX, JWT, Meloria, ed aver co-condotto una campagna politica. Dalla A di ATL alla Z di Zuckerberg, ha sperimentato ogni lato della comunicazione, servendo clienti quali Nintendo, Alfa Romeo, The Coca-Cola Company, Heineken, Kit Kat, Tenderly, Alpitour, BNL – BNP Paribas. Ha ottenuto oltre cinquanta riconoscimenti tra nazionali e internazionali, tra cui 12 metalli agli ADCI Awards. Docente di unconventional media, nel 2015 ha portato i suoi studenti a vincere i Cannes Future Lions– prima e unica volta per una scuola italiana. A giugno 2016 è stato giurato nella sezione Direct ai Cannes Lions.

Presidenza Giuria INTEGRATED - Ginevra Capece

Dal 2014 Ginevra Capece Galeota ricopre il ruolo di Creative Strategist in Facebook. Precedentemente ha lavorato per oltre 10 anni in agenzie quali GGK, CLM/BBDO, Ogilvy, prima come Art Director poi come WWCD seguendo clienti quali Apple, Volvo, Pepsi, Dove, IBM, Louis Vuitton. Ha vinto numerosi Award in Francia e  negli USA: un Gran Prix a Cannes, tre Cannes Lions, numerosi New York Festivals, LIA, Epica, Clios etc. In Italia dal 2015, è stata invitata a prendere parte alla Giuria del ADCI per la categoria Promo Activation. 

Presidenza Giuria FILM/CRAFT/BRANDED CONTENT - Stefania Siani

Dopo gli studi in filosofia si specializza in copywriting all’Accademia di comunicazione. Inizia la sua carriera in Verba DDB, quindi in Ata De Martini, Red Cell e 1861 United dove viene nominata direttore creativo. Dal 2008 passa in DLVBBDO dove ricopre l’incarico di Executive Creative DIrector per le sedi di Milano, Roma e della digital house organ del gruppo: Proximity BBDO. Ha vinto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e dal 2016 e’ membro del Consiglio Direttivo ADCI.

Presidenza giuria OUTDOOR/FOTOGRAFIA – Serena Di Bruno

La carriera di Serena è iniziata nel 2000 come Art Director in DLVBBDO, dove ha lavorato su clienti come BMW, MINI, Pirelli RE, Pirelli Tyres, Cinzano, Masterfoods, Bayer, Plasmon, Henkel, Cartoon Network ed Emergency. Nel 2007 è diventata Vice Direttore Creativo per poi passare nel 2008 in GreyUnited (allora 1861United) come Direttore Creativo per lavorare su Ikea, Yamaha, Lexus, Costa Crociere, Breil, Galbusera, Tre Marie, Vodafone e Sky. Dal 2014 è Direttore Creativo Associato. Durante sua carriera ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali. Tra il 2007 e il 2009 è stata Consigliere dell’ADCI e insegna Art Direction all’Accademia di Comunicazione di Milano.

Presidenza Giuria STAMPA/DESIGN - Francesco Guerrera

Art Director, maker per deformazione, fotografo e calligrafo per passione, dal 1999 lavora in alcune tra le più importanti agenzie internazionali – Saatchi&Saatchi, DDB, Arnold Worldwide – per poi diventare Direttore Creativo in Armando Testa e quindi Executive Creative Director in TBWA Italia, dove ha lavorato fino al 2015. Oggi è partner delle Balene, con cui nel 2015 ha fondato anche Acqua su Marte.

Presidenza Giuria RADIO/COPYWRITING - Lorenzo Crespi

Inizia a lavorare in pubblicità nel 2002 in DDB Milano. Passa in DLV BBDO nel 2004 che lascia nel 2010 come Vice Direttore Creativo. Nel 2010 entra in Armando Testa e successivamente passa in Euro RSCG (attuale Havas Worldwide Milan) con la carica di Direttore Creativo dove ha un ruolo chiave nello sviluppare progetti di comunicazione che fondono ai media classici competenze social, digital e PR. Nella sua carriera ha avuto l’opportunità di lavorare su alcuni dei più importanti brand italiani e internazionali passando dalle automobili al food, dall’healtcare, al lusso, dal turismo all’intrattenimento. Ha vinto diversi riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui 3 leoni al Festival di Cannes.

 

 

Per tutti i Soci ed ex-Soci: per avere la possibilità di essere chiamati in giuria è sufficiente essere regolarmente iscritti all’Art Directors Club Italiano per l’anno in corso. Per maggiori informazioni scrivere a caroline.schaper@adci.it .

Ricordiamo inoltre che è possibile iscrivere le campagne fino al 25 settembre: cfe.adci.it - per informazioni scrivere a cfe@adci.it

 


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Call For Entries ADCI Awards 2016 – Non perderti la tariffa ridotta!

 

È partita la Call for Entries per gli ADCI Awards 2016, scaricabile qui.
Fino al 31 luglio, tutti i lavori che verranno iscritti godranno dell’Early Bird pricing: 30% circa di sconto rispetto alle normali tariffe, che entreranno in vigore dal 1° agosto.

Sono iscrivibili i lavori usciti nel 2015 e mai iscritti agli ADCI Awards e i lavori usciti entro il 31 agosto 2016.

La premiazione degli ADCI Award avrà luogo nel contesto di IF! Italian Festival, in ottobre.

Le Entry possono essere pagate direttamente online con PayPal o carta di credito, registrandosi nell’apposita area di eCommerce.

Si possono acquistare tutte le Entry che si desiderano da subito, senza essere obbligati a caricare immediatamente i propri lavori. Ciò consente di pagare le entry nel periodo di sconto e caricare poi, con calma, i propri lavori. Fino alla deadline del 25 settembre, grazie alla ID univoca registrata al primo acquisto, si potrà accedere tutte le volte che lo si desidererà sia all’area “shop“ (per acquistare eventuali Entry aggiuntive), sia a quella per caricare con estrema semplicità tutti i lavori per cui si è acquistata l’Entry in precedenza.

Non è necessario essere socio ADCI per iscrivere i lavori e partecipare agli ADCI Awards.
Scarica il CFE e leggi attentamente tutte le norme per individuare prezzi, categorie e materiali da inviare per le categorie che ti interessano.

Per eventuali informazioni, scrivere a cfe@adci.it


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My ADCI Awards : la rivoluzione fatta col Papà

Mio padre è partito lui.
Mio padre vive in Africa da oltre dieci anni.
Mio padre. Da mio padre, non ho mai avuto il modo di andarci. Il tempo. La voglia.

Stacco.

Non è agli ADCI Awards che per la prima volta ho visto il film di Ogilvy & Mather per Wind.

Sono uno degli oltre uno su due che l’hanno condiviso alla prima view, due estati fa. Siamo otto milioni. E sono tanti i “kappa” che Wind ha investito su questa idea.
Questa è tecnicamente una rivoluzione: un budget considerevole, a cinque zeri, da un cliente tradizionalmente presente in tv e sui media classici, dedicato a un’idea digital first. Se vi pare un dettaglio, rileggete otto volte, poi fatevi un giro per capire che aria tira.

Certo, l’idea deve essere considerevolmente buona. E, a proposito di aria, parlerò fuori dai denti: sento un sacco di scoregge sul tema storytelling: una cosa che fa parte della natura umana da quando popolavamo le caverne che abbiamo trasformato nel santo graal dell’era del marketing-non-di-massa. Ma anche la storia del santo graal è una storia di uomini, non dell’oggetto in sé. Storytelling è una modalità che viene confusa con una cosa.
Questo film non si confonde: è la storia di due uomini. È narrazione pura. Mi parla attraverso un trattamento che spesso abbiamo il coraggio di utilizzare solo per certe campagne sociali. Non mi schiaffeggia col prodotto. Passa con naturalezza le sue informazioni di servizio sull’oggetto (i santissimi device & connettività) mentre (com-)muove con forza la mia parte emotiva. Forse la schiaffeggia. Con quella forza stemperata dall’affetto che solo un padre.

Stacco.

Tutte le (poche) volte che mio padre mi ha dato uno schiaffo, lo accompagnava con un “Ricordatelo!”.
“Papà” quest’anno vince tre ori, un Best Use of YouTube per i risultati eccezionali ottenuti sulla piattaforma di Google, e il Grand Prix dell’Art Directors Club Italiano. Ma soprattutto si presenta e vince con un 4′ pensato per il web, e sostenuto da un budget finalmente above-the-line, in una categoria (Film) tradizionalmente appannaggio di produzioni per la tv.

Ogilvy ha fatto la rivoluzione col Papà. Ricordatevelo.

Me, se mi cercate, sto organizzando un viaggio in Africa per parlare con un vecchio testardo cui mi son ricordato di voler bene.


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10 cose scomode che non sapevate di voler sapere su IF!

1) Rispetto allo scorso anno, il prezzo del biglietto del festival è schizzato repentinamente da 1,00 € a 15,00 €. Sembra uno scherzetto, invece è un +1.400%. Sapete cosa significa? Che se proseguissimo a questo ritmo l’anno prossimo il biglietto costerebbe 225,00 €;
nel 2017 3.375,00 €;
nel 2018 50.625,00 €;
nel 2019 759.375,00 €;
nel 2020 11.390.625,00 €;
nel 2021 170.859.375,00 €;
nel 2022 2.562.890.625,00 €;
nel 2023 38.443.359.375,00 €.
In soli otto anni, quindi, un biglietto di ingresso a IF! potrebbe valere più del PIL del Kenya.

2) Il fatto che il party finale sia stato concluso inopinatamente a mezzanotte e ventisei rappresenta senza dubbio un durissimo colpo per la credibilità dell’intero comparto pubblicitario. Ho visto art director spaesati mentre venivano invitati a lasciare il teatro, costretti a tracannare alla goccia il Negroni Sbagliato che avevano appena ordinato, perché non si poteva nemmeno portare fuori il bicchiere. È questa l’immagine che vogliamo trasmettere ai nostri interlocutori professionali? Non è per questo che abbiamo lottato. Non è per questo che lottiamo ogni giorno. Auspico una tempestiva presa di posizione da parte del Presidente.

3) Qual è la cosa più interessante di IF!? Non ho dubbi: il foyer. È il tempio sacro della serendipità: ti incammini verso una sala per seguire un workshop, e ti ritrovi dieci secondi dopo a bere una birra al bar con due ex colleghi e tre sconosciuti. È il luogo dove potrebbe succedere qualsiasi cosa: tipo, io appena arrivato sono stato intervistato da Lele Panzeri con una GoPro. Che poi voglio dire, riuscite a pensare un’immagine più rappresentativa di IF!? Lele Panzeri e una GoPro, la storia e l’attualità meravigliosamente slanciate verso il futuro, insieme. Superbo.

4) Secondo alcune teorie sperimentali, pare che un giorno sarà possibile vincere un oro con un progetto automotive anche senza utilizzare una colonna sonora dubstep. Gli scienziati non hanno tuttavia formulato indicazioni più precise sulle tempistiche ipotizzate.

5) Fosse per me, l’oro nel Film Craft l’avrei assegnato seduta stante, per acclamazione, al video di presentazione degli ADCI Awards. Siamo quello che facciamo. E, nel caso specifico, lo facciamo proprio bene. Complimenti davvero.

6) Il doppio Grand Prix ha un valore simbolico molto importante. Un film e un piano editoriale. Tradizione vs innovazione. Ma anche apollineo vs dionisiaco: un film lineare, poetico, delicato, senza colpi di scena da una parte; una collezione scomposta, pirotecnica, disruptive (come si dice in dialetto milanese) di battute scomode dall’altra.
Il fatto che un piano editoriale raggiunga finalmente per la prima volta il traguardo più prestigioso è un indice importante di come i social media si siano definitivamente accreditati come uno strumento di advertising “nobile”; ma anche il segnale che, probabilmente, le potenzialità di sviluppo creativo del mezzo sono forse arrivate alla massima espansione. Ceres ha rappresentato il miglior modo di eseguire l’instant advertising, ma al contempo ne ha fissato le regole, trasformandolo in un format vero e proprio. Che in quanto format, rischia d’ora in poi di diventare inevitabilmente ripetitivo. Per chi ha a cuore l’innovazione costante, forse è il momento di cominciare a capire dove cercare la “next big thing”. Forse fuori da Facebook. Forse, fuori dai social media. Chissà.

7) Per ordini di regia, a ogni premiazione si potevano dire solo tre parole. Molti si sono scervellati a cercare le combinazioni più brillanti o più bizzarre. Ma a nessuno è venuto in mente di dire, semplicemente: “E i marò?”. Quando ricapiterà un’occasione così, porca miseria? Non so darmi pace.

8) Mi piacerebbe avere anche solo un diciassettesimo dell’autostima di Oliviero Toscani. Mi sono ripromesso di lavorarci sopra a partire già da domani, eh. Intanto però sono convinto che la meritata vittoria di Ceres sia la miglior risposta alla sua famosa critica che l’advertising non sa (più) provocare. Ci riesce eccome, se vuole.
Ma temo che per farlo, non basti avere delle buone idee. Serve anche saperle vendere bene. Ecco, se potessi stringere idealmente la mano ai colleghi di BCube, la stringerei prima di tutto agli account che hanno saputo instaurare un rapporto efficiente, fiduciario e soprattutto rapido con i loro referenti. Una cosa importante per tutto l’advertising, ma vitale per l’instant ad. Mi chiedo spesso quante idee eccellenti sono rimaste nell’hard disk semplicemente perché il cliente ha dato l’ok troppo tardi. Non è mica un dettaglio.

9) Una delle cose che mi ha fatto più piacere è stato vedere che la nostra campagna per il Grande Venerdì di Enzo ha portato davvero fortuna ai suoi testimonial.
D’accordo, Sara Rosset era già una star e il trionfo della sua Back Me App non è stato certo una sorpresa. L’avevamo invitata proprio per questo.
La vittoria di Valentina Ceccarelli e Valeria Camin, giovanissime studentesse, nel 7 Days Brief di YouTube invece è stata davvero una bella rivelazione.
Ma il leggendario bronzo di Francesco Mollo ha dato un senso compiuto a tutto, ripagando qualunque sforzo.
Viva la vita. Viva IF! Viva Mollo.

10) Comunque, bello IF!, ma non ci vivrei.


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What IF! la smettessimo di lamentarci? – Un pensiero.

Si è conclusa sabato sera la seconda edizione di IF! Italians Festival.

Tre giorni densi di creatività allo stato puro, ospiti da tutto il mondo, discorsi illuminanti.
Tre giorni di saluti baci e strette di mano. Di gente che non vedevi da tempo e che ti ha fatto piacere riabbracciare, di persone che avresti preferito evitare e di strani esseri che parlavano per ore chiamandoti con dei nomignoli di grande intimità mentre dentro di te una sola domanda: “ma questo chi minchia è?”.

Tre giorni quasi perfetti, mancavano solo i Marò.

Bene, in questi tre giorni non ho mai sentito nessuno, e ho ascoltato molto, chiedere: “Come stai?”.
Un come stai sincero, intendo. Un come stai che se fosse la scena di un brutto film sarebbe il viso paonazzo di un bambino col fiatone che puntandoti contro la sua felicità ti chiede: “Quante cose belle ti stai schiacciando negli occhi in questo Festival?”.

No.

Le domande ricorrenti erano sostanzialmente 3:
-       Dove lavori adesso?
-       Perché non ti licenzi?
-       Perché non ci licenziamo da ‘sta merda e andiamo ad aprirci un chiosco di banane?

Questa cosa delle banane che dicono tutti, poi, mi ha sempre incuriosito molto. Ma mai quanto le risposte più o meno standard a queste domande.
-       Lavoro sempre nel solito inferno, ma appena riesco me ne vado.
-       Io valgo molto di più della merda che devo fare tutti i giorni.
-       Guarda, parliamo d’altro perché il lavoro mi rovina già abbastanza le giornate, dai.

Sarò solo una piccola fiammiferaia con l’ambizione del tedoforo, ma davvero non capisco questo atteggiamento.

Faccio questo lavoro solo da pochi anni e ne sono innamorata, è vero. È vero anche che ogni volta che dico questa cosa mi si guarda come se fossi un’Anna dai capelli rossi un po’ scema.
E io odio Anna dai capelli rossi.
Ma con una logica da cinquenne sarei intervenuta nell’80% dei discorsi rispondendo con un candido: “Non ti piace questo lavoro? Mollalo.”.
Oppure “Fai un po’ quello che ti pare ma smettila di lamentarti”. Purtroppo quest’ultima è una cosa molto difficile da dire a persone che amano tanto sentire il suono della propria voce.

Eh sì, perché se è vero che c’è grossa crisi e le risposte dentro di noi sono tutte sbagliate, dubito la soluzione sia nelle stesse bocche che ruttano ego e lamentele poco costruttive.

Ma in questi tre giorni ho anche visto una cosa straordinaria. Non una soluzione, ma una proposta. Molte proposte. Idee, discorsi, tentativi concreti di ripartire da dove siamo e farlo con nuovo entusiasmo.

IF! è il modo migliore per smetterla di lamentarsi che mi sia mai capitato di vedere.
È una demo di proattività. È il brief delle 19,30 del venerdì prima delle ferie estive. Una grande opportunità che tutti hanno paura di cogliere. Ma poi qualcuno lo fa, perde ferie, weekend, ore di sonno, anni di vita, realizza un progetto incredibile e vince.

E vinciamo tutti.


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ADCI AWARDS 2015 – Breve resoconto

Ecco un breve resoconto di cosa è accaduto durante la cerimonia di premiazione degli ADCI Awards: i ragazzi di BCube hanno spaccato i culi.

Ore 20.45. Il pubblico di IF! viene fatto accomodare in Sala Grande. Sullo schermo, un conto alla rovescia scandisce i secondi mentre le persone si riversano sulle poltroncine. La folla freme, sgomita. La confusione aumenta. Baci, abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle, selfie di gruppo e di nuovo abbracci. Vanna Marchi sta cercando di smerciare le 800.000 Volkswagen che non hanno superato il test. Oliviero continua a dichiararsi l’unico vero direttore creativo presente in sala. Le luci rosse del palco accecano senza pietà gli spettatori, che arrancano con difficoltà verso gli ultimi posti rimasti. Lo scompiglio aumenta. Tante facce felici. Tanta frenesia.

Quando lo spettacolo inizia, la temperatura percepita si aggira intorno ai 30°. La sala del Parenti scoppia d’energia. C’è grande aspettativa. C’è voglia di vedere della bella pubblicità. E per fortuna la bella pubblicità non tarda a farsi vedere. Ogni volta che Lele Sacchi annuncia l’oro di categoria, il pubblico non si risparmia in applausi, urla e altre manifestazioni d’apprezzamento di svariata natura. Ma quant’è bello vedere salire sul palco i creativi più giovani? Sarebbe meraviglioso vederne salire ancora di più.

La cerimonia si conclude con il presidente Guastini che annuncia i due Grand Prix.

Da una parte Ogilvy & Mather con Wind. Un video intenso e poetico che arriva dritto al cuore, con il quale il brand fa un passo indietro, si avvicina ai più autentici sentimenti umani e con grande eleganza prende le distanze da una tecnologia sempre più pervasiva.

Dall’altra parte BCube. Ceres c’è e attraverso una strategia che è già considerata best practice in ambito social, non ha paura di esprime la propria opinione sui fatti di cronaca italiana e internazionale. Grazie a una creatività sempre ironica, istantanea, costante e dissacrante, per Ceres non esiste argomento troppo spinoso o notizia troppo distante dal brand per parlare (e far parlare) ancora una volta di sé.
Si tratta del primo Grand Prix vinto da un’agenzia grazie a un piano editoriale e una strategia social. Possiamo dire che BCube con questo progetto abbia dato un nuovo valore e una nuova centralità a un mezzo che solitamente nelle presentazioni fino a poco tempo fa finiva etichettato sotto la categoria Collateral o Altre declinazioni?
Sono convinto che questa case dovrebbe essere sottoposta all’attenzione di tutte quelle aziende che si ostinano a non destinare adeguate risorse ed energie alla comunicazione digitale e social. Sono convinto che la strategia portata avanti da Ceres dovrebbe essere non il singolo eclatante caso nazionale, ma un approccio molto più diffuso e consolidato tra i brand presenti online.

I ragazzi di BCube ci hanno dimostrato che la creatività bella, senza compromessi e divertente in Italia è ancora possibile, e non può essere ignorata.

Per dirla con le parole di Ceres, la pubblicità ha bisogno di eroi così.


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IF! Italians Festival – Day 03

Finalmente, dopo esserci ripresi dalle varie sbronze celebrative, è tempo di fare il punto anche sulla terza e ultima giornata di IF!

Tanti i temi dei diversi seminari, ma in particolare tre: donne, risate e violenza.

Il momento più interessante della mattinata è stato senz’altro la tavola rotonda “Gira poca figa”, dedicata al tema della regia al femminile. Le registe nel mondo sono poche: appena il 16,3% del totale, con un aumento simbolico nel 2015, pari allo 0,8%. In Italia, se possibile, sono ancora meno: 7 su 100. Il problema è semplicemente che i film al femminile vendono poco, perché raramente affrontano i generi più gettonati (thriller, azione, horror) in termini di incassi. La soluzione, che ha trovato concordi tutti i partecipanti, da Chicca Profumo a Stefania Siani, da Paolo De Matteis ad Ada Bonvini, da Leone Balduzzi a Serena Corvaglia, è altrettanto semplice: superare le obsolete associazioni tra genere (anagrafico) e genere (stilistico). Le registe donne saranno le benvenute nell’affrontare generi tradizionalmente ritenuti solo maschili, purché sapranno offrire un punto di vista non imitativo, ma alternativo, rispetto a quello maschile.

Imprescindibile la visita dei Rockin’ 1000: un doveroso tributo a un evento assolutamente senza precedenti, con interessantissimi insight sulla genesi organizzativa, più complessa e tortuosa di quanto potesse sembrare da fuori. Tutt’altro che secondario ricordare che 3 dei 4 componenti del team organizzatore erano donne.

Tre quarti d’ora di relax in compagnia della Gialappa’s Band, impegnata a commentare i peggiori spot mai girati (su tutti, lo straordinario tormentone ecuadoregno Sabrosòn), e subito tempo di tornare seri con Lorenzo De Rita, fondatore del The Soon Institute: un’accurata, raffinatissima analisi sulle dinamiche del crowdsourcing e dell’intelligenza collettiva, con imperdibili aneddoti sulla leggendaria nazionale olandese di Johann Cruijff.

Ma inutile girarci intorno: l’appuntamento più atteso della giornata era il confronto tra Oliviero Toscani e il resto del mondo, rappresentato nella fattispecie da Davide Boscacci che gli ha rivolto le sue “Dieci domande scomode”. Va detto che Toscani, dopo una partenza indubbiamente brillante e arguta – “Non sono un pubblicitario, sono solo un fotografo” – in cui ha rintuzzato con un certo stile le provocazioni – “Non sono io che vi odio, siete voi che odiate me” – , ha dato l’impressione di perdere un po’ la bussola: troppe le domande a cui ha rifiutato palesemente di rispondere, troppe le campagne di cui ha finto di non ricordare la data di realizzazione (sette anni fa, anziché venti), troppe le contraddizioni nelle sue dichiarazioni – “Lavoro da solo, a differenza vostra, però ogni volta metto su un team di quindici persone”. Insomma, resta la sensazione che il confronto non abbia spostato troppo i punti di vista su quello che, nel bene e nel male, resta un personaggio unico nel mondo della creatività. Senz’altro prezioso, comunque, il consiglio che ha elargito al mondo delle agenzie (anche se suonava quasi più come un rimprovero): non accontentarsi della mediocrità, ma ricercare sempre la provocazione (nella sua accezione più nobile).

Da una star a un’altra: Paola Antonelli, curatrice del MoMA di New York e insignita quest’anno dell’ingresso nella Hall of Fame del club, il riconoscimento forse più prestigioso assegnato dall’ADCI. Superba la sua presentazione, dedicata al rapporto tra design e violenza: tema di una mostra (mai realizzata, almeno finora) che esplora con lucido interesse il ricorso al disegno industriale nella progettazione di armi e strumenti di sopraffazione. Un paradosso etico che raggiunge vette incredibili: come i proiettili verdi, così chiamati perché uccidono come gli altri ma non contengono piombo, e dunque non danneggiano l’ambiente.

Ancora tempo per un’ultima tavola rotonda, “Nella gabbia dei Leoni”, con Francesco Bozza, Nicola Rovetta, Sergio Spaccavento e Nicola Lampugnani. Poi, è finalmente il momento degli ADCI Awards: tutti in piedi per un caloroso, commosso saluto a Enrico Gasperini, uno dei padri del digitale italiano, appena scomparso; poi iniziano le premiazioni. Ma su quelle, sappiamo già tutto.

La seconda edizione di IF! si chiude con una semplice, bellissima certezza: ce ne sarà una terza l’anno prossimo. Ancora più bella.