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Intervista quadrupla agli Young Lions

Emozioni forti per i giovani italiani a Cannes 2017.

Giulia Marchi e Giovanni Santoni (Sudler) hanno conquistato lo Young Lions Health Award.

Federica Scalona e Lorenzo Guagni (M&C Saatchi) hanno trionfato nella Young Lions Competition Print.

Impensabile quindi farsi sfuggire l’occasione per un’intervista quadrupla come si deve.

Vi aspettavate di trionfare a Cannes? Quanto è stato emozionante su una scala da 12 a 378,2 periodico?
Giulia e Giovanni
: È stato un sogno diventato realtà. La buona volontà e determinazione ce l’abbiamo sicuramente messa tutta, siamo stati molto fieri del nostro progetto fin da subito e sentivamo che ci fosse del potenziale, ma da li a dire con certezza che saremmo stati nominati “Young Lions Health” a Cannes… finché non siamo saliti sul palco, non ci credevamo. Nessuno dei due è mai stato forte in matematica, non a caso abbiamo scelto di fare i creativi, ma qualsiasi numero tendente all’infinito è quello che si avvicina di più a quello che abbiamo provato.
Federica e Lorenzo: Certo che non ce l’aspettavamo. L’emozione di sentire “Italy” al momento della proclamazione dell’oro ci ha fatto letteralmente saltare dalla sedia. Avendo visto il video in slow motion della reazione dei vincitori dell’anno scorso, abbiamo paura di rivedere il nostro.

Ci raccontate brevemente la vostra campagna?
Giulia e Giovanni: Si tratta di una campagna multichannel, in partnership con Unicef e la Caixia Banking Foundation, per sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta contro la polmonite. Purtroppo ci sono ancora molti paesi dove le cure per la polmonite non sono disponibili e molti bambini muoiono a causa di una malattia curabile. Partendo da questo insight, ci è venuta l’idea di sfruttare il famoso messaggio “This content is not availble in your country” che compare quando cerchi di visualizzare un video su youtube geo-localizzato. Il 12 novembre (World Pneumonia Day), in collaborazione con i più famosi canali online, milioni di persone scopriranno che i loro contenuti preferiti non saranno disponibili, sottolineando il fatto che, per molti, non sono solo contenuti di intrattenimento a non essere disponibili nel loro paese, bensì medicine che hanno il potere di salvare vite umane. Per sbloccare i loro contenuti gli utenti dovranno fare una donazione oppure vedere uno spot di sensibilizzazione.
Federica e Lorenzo: Il cliente era Global Citizen, un’associazione che si occupa di diverse tematiche sociali. L’obiettivo non era la solita raccolta fondi, ma una stampa che sensibilizzasse il target a essere attivo digitalmente. Da qui l’insight della nostra campagna: anche un semplice tweet può arrivare a istituzioni che ci sembrano lontane e irraggiungibili. “Be annoying”, line della campagna, è una call to action ad essere “fastidiosi”, insistenti, a non mollare mai quando crediamo che qualcosa nel mondo debba essere cambiato. La scelta di usare Trump non è una facile polemica politica, ma vuole piuttosto sfruttare uno dei leader mondiali più discussi sul web per dare un messaggio forte e positivo.

È più facile o più difficile realizzare una campagna Health rispetto a una “tradizionale”?
Giulia: Penso che la creatività sia sempre una, in ambito health sicuramente la vera sfida sta nel trovare il modo di far vivere l’idea in accordo con tutte le restrizioni legate al mondo del farmaceutico. Non ho ancora avuto il piacere di confrontarmi nell’ambito dell’Adv tradizionale, quindi non saprei fare un confronto al momento.
Giovanni: L’healthcare è un campo estremamente affascinante, bisogna sapersi rapportare con un target molto colto e bisogna avere molto rispetto per pazienti e malattie, non credo sia più facile o difficile, ma penso sia giusto che a Cannes ci sia una sezione separata, perché la creatività viaggia su parametri di valutazione diversi.

Quanto avete dormito (o avreste voluto dormire) dopo aver consegnato?
Giulia e Giovanni: In realtà dopo aver consegnato, abbiamo dormito benissimo, anzi abbiamo recuperato tutte le ore di sonno perse le due settimane prima per poter consegnare in tempo. Eravamo molto entusiasti di partecipare al concorso, ma non per questo abbiamo potuto tralasciare il “day-to-day work” pertanto abbiamo lavorato ad oltranza tutte le notti dal giorno in cui è uscito il brief fino al giorno della consegna. Una sera abbiamo anche fatto scattare gli allarmi perché siamo rimasti in agenzia oltre il tempo limite.
Federica e Lorenzo: 7. Decidi tu l’unità di misura.

Siete riusciti a incontrare qualche celebrità del mondo dell’adv? Cosa gli avete detto (o avreste voluto dirgli)?
Giulia: Lì era impossibile non incontrarli, ogni due passi incrociavi un guru del mondo dell’adv… faceva un certo effetto. Le uniche parole che mi sono venute in quel momenti sono state: “è un onore conoscervi di persona”…
Giovanni: Abbiamo conosciuto moltissime persone, italiane ed internazionali, il personaggio più alto (in grado) che ho incontrato è stato Sir Martin Sorrell di WPP, ci sarebbero state molte cose da dire ma l’incontro non è durato più di una stretta di mano.
Federica e Lorenzo: Abbiamo passato una piacevolissima serata in compagnia di Emmanuel Flores Elias, Head of Innovation di JWT Amsterdam, che ha firmato la pluripremiata campagna “The Next Rembrandt”. Emmanuel ha parlato con noi di temi che andavano anche oltre la pubblicità, come l’importanza dell’umiltà nel nostro lavoro e la curiosità di spingersi sempre oltre ciò che vediamo.

Chi è il tipo più strano che avete incontrato a Cannes? Siete riusciti a fotografarlo?
Giulia: Una ragazza che ho visto il terzo giorno mentre effettuavo il controllo di security per accedere al Palazzo del Festival… aveva un vestito con un pattern fatto di cellulari Nokia 3310… La foto è impressa nella mia mente.
Giovanni: C’era un tipo che cavalcava un costume da leone alla festa di inaugurazione, purtroppo non ho foto del nostro incontro.
Federica e Lorenzo: Ci siamo fatti un bel po’ di foto a vicenda. Ma anche quel gruppetto di ragazzi che imitava i Power Rangers nudi sulla Croisette non era poi tanto normale! Per fortuna foto non ne abbiamo.

Avete appena vinto un premio prestigiosissimo: cosa ne pensate della scelta di Publicis di disertare tutti gli award per un anno?
Giulia: È sicuramente una scelta importante che fa pensare, immagino che questa decisione non sia stata presa con leggerezza e abbia una strategia ben precisa dietro, al momento non sono ancora riuscita a farmi un’idea personale a riguardo.
Giovanni: In molti non sembrano essere felici di questa scelta, è una scelta forte che è stata fatta per creare qualcosa di nuovo, spero ne valga la pena.
Federica e Lorenzo: La notizia è sicuramente forte. Il primo pensiero va ai giovani creativi e al loro sogno di salire sul palco di Cannes. Il successivo, è che se un’agenzia internazionale come Publicis ha preso questa decisione saprà senza dubbio come tenere acceso l’entusiasmo dei suoi creativi.

E voi, il prossimo anno tornerete a Cannes?
Giulia: Ora che abbiamo provato l’ebrezza è molto difficile tornare indietro. Ho ancora 2 anni per rimettermi in gioco nella categoria “Young Lion”, e spero di poterli sfruttare al meglio, al tempo stesso non voglio tirarmi indietro neanche in quella “dei grandi…” Sicuramente darò il massimo, e se non sarà nuovamente un leone a portarmi a Cannes l’anno prossimo, anche solo come “attendee” resterà sempre un’esperienza estremamente istruttiva e stimolante da non perdere.
Giovanni: Da adesso in poi vorrei partecipare tutti gli anni e il più possibile da vincitore, anche se dal prossimo anno dovrò gareggiare con i veri leoni quindi continuerò a fare del mio meglio per esaudire questo sogno che a quanto pare può diventare realtà.
Federica e Lorenzo: La vittoria della Young Lions Competition dovrebbe garantirci l’ingresso al Festival anche per il prossimo anno. Speriamo di tornarci con qualche leone in ballo.


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Ultima chiamata per New Orleans al gate 5

Tutti sanno che 5 è un numero dispari, primo, difettivo, pentatopico, congruente e idoneo. Molti sanno anche che 5 è un numero di Fermat, di Catalan, di Eisenstein e di Perrin. Pochi invece sanno che 5 è il numero delle coppie creative che l’ADCI anche quest’anno iscriverà a “The Call for the Call for Entry”, il contest promosso da DMA per realizzare la campagna di comunicazione dei DMA Awards Italia 2017, il più prestigioso riconoscimento nazionale riservato a Data-Driven Marketing, CRM e Programmatic Advertising.

La partnership tra DMA e ADCI si rinnova quindi all’insegna della continuità, offrendo anche quest’anno ai vincitori due biglietti per la DMA Global Conference, in programma in Autunno a New Orleans. Un’occasione da non perdere.

Chi può partecipare?
Il contest è aperto ai creativi delle agenzie associate alla DMA, ma come detto possono iscriversi fino a 5 coppie creative (anche miste) provenienti da agenzie non associate, purché entrambi i componenti siano soci ADCI under 30 (nati cioè dopo il 28 Febbraio 1987).

Come ci si iscrive?
È sufficiente mandare un’email a info@adci.it con oggetto ISCRIZIONE DMA 2017, indicando nomi, date di nascita e agenzie di appartenenza. Il club verificherà il rispetto dei requisiti e invierà alle coppie idonee un’email di conferma con le istruzioni per completare l’iscrizione. I posti saranno assegnati in ordine di iscrizione, quindi: sbrigatevi a fare check in!

Quando è la deadline?
I progetti dovranno essere inviati entro il 19 Marzo.

Qual è il tema?
I numeri, se usati bene, illuminano la creatività. Per questo nella produzione dei materiali cartacei sarà indispensabile utilizzare un “quinto colore”, scegliendo tra Bianco, Trasparente e Giallo Neon. Il brief completo è disponibile qui.

Buon viaggio!


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1 isola, 16 giorni, 30 borse di studio

Torna Design In Town: l’appuntamento con la Summer School è dal 24 Luglio all’8 Agosto nella magnifica isola di Ortigia, a due passi da Siracusa.

Il progetto, giunto alla quarta edizione, anche quest’anno vedrà il patrocinio dell’ADCI.
Ricchissimo il parterre di professionisti che guiderà il percorso, articolato tra progetti didattici per gli studenti, laboratori formativi rivolti agli abitanti di Siracusa e lezioni aperte al pubblico: Franco Achilli, Eugenio Alberti Schatz, Marco Casino, Eraldo Cristiano Cassani, Francesco Cavalli, Michele De Lucchi, Angelo Ferrillo, Carlo Forcolini, Agnese Giglia, Stefano Guindani, Sergio Menichelli, Luisa Milani, Walter Molteni, Francesco Moncada, Lele Panzeri, Matteo Ragni, Mafalda Rangel, Matteo Schubert, Simone Sfriso, Gianpietro Vigorelli.

Solo 30 i posti riservati, e tutti accessibili esclusivamente tramite borsa di studio.

Può partecipare a Design in Town chi sta frequentando un corso di Laurea (anche triennale), un corso equiparato (corso triennale di scuole di livello universitario), un Master o un programma di studi legato al mondo della comunicazione, della grafica, del disegno industriale, dell’architettura, della moda e della fotografia. Possono partecipare alle selezioni anche chi avesse terminato uno dei percorsi indicati dopo il 31/12/2014.

Per concorrere all’assegnazione delle borse di studio clicca qui.


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DMA Contest 2016: and the winners are…

Francesca Marra e Marco Bertoletti, classe 1990, entrambi in forze a We Are Social.

Sono loro i vincitori del contest under 30 che anche quest’anno, con il patrocinio di ADCI e AssoCom e la collaborazione di DepositPhotos e Ricoh, DMA ha organizzato per selezionare la campagna di lancio dei DMA Awards 2016.

Ecco il loro lavoro, indubbiamente molto gustoso:

Per loro, oltre alla gloria, la possibilità di partecipare alla DMA Conference globale, in programma a Ottobre nella leggendaria Los Angeles.

L’appuntamento per i festeggiamenti è invece il 30 Giugno, alla serata di gala dei DMA Awards Italia: con l’occasione saranno premiati anche i secondi classificati, Jacob Salmona Arcari (The Big Now) e Giulia Mandalà (A-Tono), e i terzi classificati, Lorenza Soddu e Cristina Siccardi (Asterisco).


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Where’s Bill?

Che fine ha fatto Bill, il magazine preferito da ogni pubblicitario che si rispetti?
Ottima, senza dubbio. Giuseppe Mazza, fondatore e direttore della testata, ci racconta presente e futuro del progetto editoriale lanciato quattro anni fa.

Bill è tornato; o meglio non era mai andato via, ma la periodicità è diventata semestrale. Come mai?

Tre risposte.
La prima è che Bill è tanto appassionante quanto impegnativo. E, oltre a esserne la casa editrice, Tita è anche un’agenzia con i suoi clienti, i suoi progetti… Insomma l’originaria cadenza trimestrale – interviste all’estero, inviati, diritti per le immagini, feedback con fotografi e illustratori, lavoro redazionale – per quanto eroicamente portata avanti per quattro anni, era sempre più difficile.
Poi – seconda risposta – c’era la volontà di approfondire gli argomenti trattati, fino a farne quasi una rivista di studi. Pensiamo a Bill anche come a un piccolo riferimento per chi più avanti studierà questa stagione del linguaggio pubblicitario e le sue trasformazioni, che secondo me riguardano un po’ tutti, non solo chi ci lavora. Ergo, la lunghezza degli interventi pubblicati è aumentata, la foliazione pure, e la cadenza segue più i tempi dell’analisi che quelli dell’attualità.
Terza e ultima: cambiare è uno degli aspetti essenziali di questo mestiere. Farsi istituzione, ripetere le formule, è qualcosa cui chiunque di noi è refrattario.

Due anni fa hai curato Bernbach: pubblicitario umanista, la prima raccolta di testi originali di Bill Bernbach. Sono trascorsi 33 anni dalla sua scomparsa, ma abbiamo ancora bisogno dei suoi insegnamenti. Perché?

Perché quella rivoluzione è stata soltanto annunciata. Le sue campagne sono tuttora meravigliose (quello sì è branded content!) così come quelle dei suoi epigoni in tutto il mondo: verità umane espresse in modo emozionante. Ma la stragrande maggioranza della pubblicità intorno a noi è inutile e brutta, oltre che un inconcepibile spreco di denaro e tempo. Anche se abbiamo visto dei lampi di quello che è possibile, lo strumento è utilizzato ancora in modo assai immaturo, oltre che terribilmente noioso. Diffondere l’approccio di Bernbach ha senso anche perché intorno alla pubblicità serve conoscenza. Per chi la pensa e per chi la paga. Le scuole in questo non aiutano: lasciami dire, trovo incredibile che folle di ragazzi si diplomino senza conoscere neanche per nome personaggi come Abbott o Hegarty o McEllligott… Forse c’è qualcuno che studia da regista ignorando Ford o Fellini? Non si tratta di fare i colti, quelle campagne sono ispirazioni ancora vive, e se non sai cosa c’era prima di te è quasi impossibile innovare. Altrimenti saremo condannati alla mediocrità o – peggio – a cercare di emulare modelli dei quali non capiamo bene il senso. E poi Bernbach ha annunciato per primo quello che oggi sta succedendo, ossia lo strabordare del linguaggio pubblicitario nella società, nella politica, nell’arte. Una visione lucidissima, oggi viva più che mai.

La cover dell’ultimo numero è stata dedicata, per la prima volta, a un personaggio di fantasia, eppure divenuto rapidamente un’autentica icona del nostro settore: Don Draper. Com’è nata questa scelta?

Già nel numero precedente avevamo dedicato la cover a Van Damme e al suo epic split. Anche in questo caso abbiamo voluto cambiare, uscendo per un po’ dalla “gallery” di grandi personaggi dell’adv internazionale che stavamo inanellando, passando per David Droga, Dan Wieden, Gerry Graf e molti altri… Adottare personaggi “di fantasia” è stato anche un modo per sottolineare gli influssi del linguaggio pubblicitario sull’immaginario contemporaneo. Credo che Mad Men sia stato un vero evento per la cultura pop mondiale: mai prima di allora ci si era resi conto di quanta ricchezza contenesse il mondo dell’adv e le merci che gli ruotano intorno. Non è un caso se qualche anno dopo è arrivato un film come NO-I giorni dell’arcobaleno, nel quale un “creativo” contribuisce con le sue idee a sconfiggere Pinochet, il primo nel quale un pubblicitario è un eroe democratico. Stiamo assistendo a una fase nuova per il nostro linguaggio, un’espansione non solo mediatica ma anche di senso, anche se non mi sembra che chi dirige le agenzie ne sia consapevole.

Puoi darci qualche anticipazione sul prossimo numero?

Teaser. Ci sarà finalmente un approfondimento non moralistico né bacchettone su sesso e pubblicità, ci sarà una “avventurosa storia” dell’adv italiano, poi un focus sul pianeta Adbusters e dintorni con diverse esclusive, una ricostruzione inedita sul giovane Bernbach e altre cose tra le quali una bellissima cover su un personaggio reale, molto reale: Pasquale Barbella.

Non solo magazine, però. Quali altre iniziative hai in calendario?

Beh sì, quando ho detto che la vocazione è non stare fermi mi sono condannato ad annunciare novità! La prima è la Summer School di Bill Magazine, che si terrà anche quest’anno tra il 17 e il 21 agosto: un’occasione unica per pensare a quello che stiamo facendo e a come lo vogliamo fare, abbattendo confini e liberando curiosità. Quest’anno ci saranno ospiti che ci piacciono molto ma di più non posso dire.
Altra cosa, sto preparando un nuovo libro-raccolta, stavolta dedicato non a un personaggio ma ai copy di oggi e di ieri.
Ultima: alla fine del 2016 Bill Magazine, indovina un po’, dopo due anni cambierà di nuovo identità e formula, legandosi a un progetto ancora più grande al quale stiamo lavorando… e mi fermo qui, per il momento direi che con le novità siamo ben messi!


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Vicky Gitto è il nuovo Presidente dell’ADCI

La notizia era già nell’aria, ma da sabato è divenuta ufficiale: l’assemblea dei soci dell’Art Directors Club Italiano ha eletto Vicky Gitto XV Presidente del Club.

Con lui è stato eletto il nuovo Consiglio per il triennio 2016-2018, all’insegna del rinnovamento nella continuità: Nicola Lampugnani è confermato alla vicepresidenzaStefania SianiMassimiliano Maria LongoMatteo MaggioreGabriele CucinellaKarim Bartoletti e Mauro Manieri compongono la squadra.

A loro si aggiungono Caroline Yvonne Schaper, in qualità di Segretario, e i Probiviri Massimo Guastini, Roberto Scotti, Gianguido Saveri e Valerio Le Moli (membro supplente).

Proprio il Presidente uscente Guastini ha sottolineato l’armonia del passaggio di consegne, in una continuità di visione del Club ribadita dal neo-Presidente con rinnovata energia: concreto, pragmatico e determinato il suo manifesto operativo, articolato in dieci punti programmatici.

Prima priorità: consolidare il brand del Club, con un posizionamento chiaro e autorevole che sappia oltrepassare i pericolosi limiti dell’autoreferenzialità, fisiologicamente sempre in agguato. Aprire insomma concretamente le attività associative: alle professionalità esterne al mondo dell’advertising duro e puro, a una comunità creativa nazionale vibrante e sorprendente anche al di fuori dei confini milanesi, e soprattutto a una presenza femminile sempre più necessaria e determinante.

Qui il programma nel dettaglio:

A lui e al nuovo Consiglio i migliori auguri di ottimo lavoro.


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Pronti per un nuovo contest? DOOH!

Chi ha detto che il digital ha sempre bisogno di un computer, un tablet, o almeno uno smartphone? Basta avere l’idea giusta per esplorare le opportunità del Digital Out Of Home: per gli amici, DOOH.

È il tema del contest Born To Be DOOH! organizzato da Clear Channel e promosso dall’ADCI nell’ambito della partnership avviata durante l’ultimo IF!

In palio per la campagna vincitrice due settimane di pianificazione sul circuito Clear Channel e un viaggio per 2 persone ai Cannes Lions 2016.

Tutte le info di partecipazione sono qui. In bocca al lupo!


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10 cose scomode che non sapevate di voler sapere su IF!

1) Rispetto allo scorso anno, il prezzo del biglietto del festival è schizzato repentinamente da 1,00 € a 15,00 €. Sembra uno scherzetto, invece è un +1.400%. Sapete cosa significa? Che se proseguissimo a questo ritmo l’anno prossimo il biglietto costerebbe 225,00 €;
nel 2017 3.375,00 €;
nel 2018 50.625,00 €;
nel 2019 759.375,00 €;
nel 2020 11.390.625,00 €;
nel 2021 170.859.375,00 €;
nel 2022 2.562.890.625,00 €;
nel 2023 38.443.359.375,00 €.
In soli otto anni, quindi, un biglietto di ingresso a IF! potrebbe valere più del PIL del Kenya.

2) Il fatto che il party finale sia stato concluso inopinatamente a mezzanotte e ventisei rappresenta senza dubbio un durissimo colpo per la credibilità dell’intero comparto pubblicitario. Ho visto art director spaesati mentre venivano invitati a lasciare il teatro, costretti a tracannare alla goccia il Negroni Sbagliato che avevano appena ordinato, perché non si poteva nemmeno portare fuori il bicchiere. È questa l’immagine che vogliamo trasmettere ai nostri interlocutori professionali? Non è per questo che abbiamo lottato. Non è per questo che lottiamo ogni giorno. Auspico una tempestiva presa di posizione da parte del Presidente.

3) Qual è la cosa più interessante di IF!? Non ho dubbi: il foyer. È il tempio sacro della serendipità: ti incammini verso una sala per seguire un workshop, e ti ritrovi dieci secondi dopo a bere una birra al bar con due ex colleghi e tre sconosciuti. È il luogo dove potrebbe succedere qualsiasi cosa: tipo, io appena arrivato sono stato intervistato da Lele Panzeri con una GoPro. Che poi voglio dire, riuscite a pensare un’immagine più rappresentativa di IF!? Lele Panzeri e una GoPro, la storia e l’attualità meravigliosamente slanciate verso il futuro, insieme. Superbo.

4) Secondo alcune teorie sperimentali, pare che un giorno sarà possibile vincere un oro con un progetto automotive anche senza utilizzare una colonna sonora dubstep. Gli scienziati non hanno tuttavia formulato indicazioni più precise sulle tempistiche ipotizzate.

5) Fosse per me, l’oro nel Film Craft l’avrei assegnato seduta stante, per acclamazione, al video di presentazione degli ADCI Awards. Siamo quello che facciamo. E, nel caso specifico, lo facciamo proprio bene. Complimenti davvero.

6) Il doppio Grand Prix ha un valore simbolico molto importante. Un film e un piano editoriale. Tradizione vs innovazione. Ma anche apollineo vs dionisiaco: un film lineare, poetico, delicato, senza colpi di scena da una parte; una collezione scomposta, pirotecnica, disruptive (come si dice in dialetto milanese) di battute scomode dall’altra.
Il fatto che un piano editoriale raggiunga finalmente per la prima volta il traguardo più prestigioso è un indice importante di come i social media si siano definitivamente accreditati come uno strumento di advertising “nobile”; ma anche il segnale che, probabilmente, le potenzialità di sviluppo creativo del mezzo sono forse arrivate alla massima espansione. Ceres ha rappresentato il miglior modo di eseguire l’instant advertising, ma al contempo ne ha fissato le regole, trasformandolo in un format vero e proprio. Che in quanto format, rischia d’ora in poi di diventare inevitabilmente ripetitivo. Per chi ha a cuore l’innovazione costante, forse è il momento di cominciare a capire dove cercare la “next big thing”. Forse fuori da Facebook. Forse, fuori dai social media. Chissà.

7) Per ordini di regia, a ogni premiazione si potevano dire solo tre parole. Molti si sono scervellati a cercare le combinazioni più brillanti o più bizzarre. Ma a nessuno è venuto in mente di dire, semplicemente: “E i marò?”. Quando ricapiterà un’occasione così, porca miseria? Non so darmi pace.

8) Mi piacerebbe avere anche solo un diciassettesimo dell’autostima di Oliviero Toscani. Mi sono ripromesso di lavorarci sopra a partire già da domani, eh. Intanto però sono convinto che la meritata vittoria di Ceres sia la miglior risposta alla sua famosa critica che l’advertising non sa (più) provocare. Ci riesce eccome, se vuole.
Ma temo che per farlo, non basti avere delle buone idee. Serve anche saperle vendere bene. Ecco, se potessi stringere idealmente la mano ai colleghi di BCube, la stringerei prima di tutto agli account che hanno saputo instaurare un rapporto efficiente, fiduciario e soprattutto rapido con i loro referenti. Una cosa importante per tutto l’advertising, ma vitale per l’instant ad. Mi chiedo spesso quante idee eccellenti sono rimaste nell’hard disk semplicemente perché il cliente ha dato l’ok troppo tardi. Non è mica un dettaglio.

9) Una delle cose che mi ha fatto più piacere è stato vedere che la nostra campagna per il Grande Venerdì di Enzo ha portato davvero fortuna ai suoi testimonial.
D’accordo, Sara Rosset era già una star e il trionfo della sua Back Me App non è stato certo una sorpresa. L’avevamo invitata proprio per questo.
La vittoria di Valentina Ceccarelli e Valeria Camin, giovanissime studentesse, nel 7 Days Brief di YouTube invece è stata davvero una bella rivelazione.
Ma il leggendario bronzo di Francesco Mollo ha dato un senso compiuto a tutto, ripagando qualunque sforzo.
Viva la vita. Viva IF! Viva Mollo.

10) Comunque, bello IF!, ma non ci vivrei.