1 Reply

Corporate Storytelling: raccontami una storia

Schermata 2013-05-18 alle 11.58.51

Giovedì 16 si è svolto il Workshop di Movi&Co, in collaborazione con Vivimilano, sul branded storytelling.

Obiettivo dell’incontro: illustrare lo storytelling come leva più potente di comunicazione, irradiata su adv e new media.

Il workshop, coordinato e moderato da Andrea Fontana, esperto di storytelling e docente di “Storytelling e narrazione d’Impresa” all’Università di Paviasi è sviluppato in 4 panel.

Nel primo, mi sono confrontato con Karim Bartoletti, Socio & Executive Producer di Filmmaster Productions, in una “battaglia a colpi di spot”: sfidandosi a raccontare tutte le sfaccettature creative e produttive dello storytelling nelle più intriganti e geek case history degli ultimi 10 anni.

Protagonista del secondo panel è stata Enel con la campagna “Milioni di attimi”

Laura Giovannini, Head of Advertising di Enel Group, Fabrizio Caprara, Presidente di Saatchi&Saatchi e Ada Bonvini, CEO & Executive Producer Filmmaster Productions ci hanno mostrato, da diversi punti di vista,  come sia nata e si sia sviluppata l’idea di raccontare 50 anni di azienda attraverso la messa in scena delle emozioni forti che fanno parte della vita di ognuno, così come Enel fa parte della vita degli italiani.

Lo storytelling coinvolge sempre più il mondo digitale dei social network: una comunicazione multipiattaforma, top-down e bottom-up, simmetrica, basata sull’interattività ed il crowd-thinking.

Questo il tema del terzo panel dedicato al progetto “Futura Francesca” di Telecom Italia, presentato da Loredana Grimaldi, Corporate Communication Telecom Italia e Tak Kuroha, regista e vincitore di molte edizioni di Movi&Co.

Uno spot “per la rete nato dalla rete” in quanto è stato frutto di un concorso che ha visto coinvolti centinaia di fruitori (potenziali e non) di Telecom Italia che hanno contribuito a scrivere il futuro di Francesca, già protagonista dello spot televisivo precedente, tra 70 anni, un futuro in cui “le emozioni non cambiano, il modo di comunicarle si”.

Hanno concluso il workshop Giangiacomo Schiavi ,Vicedirettore del Corriere della Sera, Marina Ceravolo, Direttore sviluppo ricerche e scenari media di Rai-Sipra e ancora me: il primo, ha sottolineato come anche il giornalismo abbia dovuto fare i conti con i cambiamenti nella comunicazione introdotti da internet, in quanto i giornalisti oggi assieme alla dura realtà devono cercare di coinvolgere il lettore; la seconda, ha presentato il progetto editoriale “Carosello Reloaded”, non una semplice riedizione del Carosello tradizionale ma un progetto ancora una volta multimediale, interattivo, social, il terzo ha sottolineato come l’uomo sia un animale narrativo, e come le tecnologie di geekadvertising e storytelling evoluto rispettino quindi molto più di prima la sua natura, perché finalmente gli parlano non come target, ma, finalmente, come persona.


Leave a reply

ECHO Awards Italia – prolungate le iscrizioni fino al 30 aprile. (Sempre scontate per i soci ADCI).

[UPDATE - Iscrizioni aperte fino al 30 aprile]

In attesa delle prime selezioni, rimangono aperte le iscrizioni alla prima edizione degli ECHO Awards Italia, contest di creatività promosso dalla DMA, Direct Marketing Association Italia.

Gli Echo awards, per la prima volta anche in Italia, sono il premio più importante al mondo specializzato nel Direct Marketing, una categoria che da diversi anni sta mostrando i muscoli creativi anche nella sezione Direct&Promo dei contest adv più blasonati.

Fino al prossimo 30 aprile, si potrà iscrivere la propria campagna – prodotta, completata, eseguita e misurata come da regolamento nel periodo compreso tra ottobre 2011 e marzo 2013 – accedendo al sito di DMA Italia.

Il costo di partecipazione per ciascuna campagna presentata da un’azienda associata a DMA Italia è di 200 euro (Iva esclusa); mentre per le campagne candidate dalle aziende non associate è di 300 euro (Iva esclusa). Nel caso in cui si iscrivano più di cinque campagne, è previsto uno sconto del 20% sul costo della sesta ed eventuali successive.

Il costo per i soci ADCI è scontato a quello di un associato DMA, quindi 200 euro invece di 300.


Leave a reply

SXSW: annunciati i vincitori

Ecco i vincitori del SXSW 2013 Interactive Awards:
Activism: Wikipedia Zero
Amusement: Contre Jour 
Business: VIP Fridge Magnet Classic: BioDigital Human Community: SoundCloud 

Educational Resource: ChronoZoom 

Experimental: Chrome Web Lab

Film/TV: The Beauty Inside 

Motion Graphics: Air Jordan 2012 

Music: JAM With Chrome 

Personal: Marco Rosella 

Social Media: NASA Mars Curiosity Rover 

Student: Living Galapagos 

Technical Achievement: Nike+ FuelBand 

 

Special Honours

Digital Campaign of the Year: Invisible Children: KONY 2012 

Speaker of the Event: Cory Booker - ‘Cory Booker: The New Media Politician’

Breakout Digital Trend: Leap Motion 

People’s Choice Award: Charity Miles 

Best of Show: Contre Jour

Considerazione finale: nell’impero pubblicitario, la periferia è decisamente più interessante del centro.
Soprattutto la categoria Best of Show, con il magnifico gioco per iPad Contre Jour (l’immagine del post ne è uno screenshot).


Leave a reply

Uno spot lungo 40 anni: la comunicazione politica in Italia

Ieri, all’Università di Roma Tre, è stato presentato il sito www.archivispotpolitici.it.

Si tratta del primo archivio online che raccoglie 40 anni di spot politici italiani:
sono circa 450 spot politici, realizzati tra il 1974 e il 2012.

L’iniziativa è nata da un progetto di ricerca di Interesse Nazionale (PRIN 2008) finanziato dal ministero dell’Istruzione e della Ricerca.

(via ilpost)


2 Replies

La filiera dell’adv è finita

Mercoledì 21 sono stato, assieme a Guido Cornara, coordinatore alla giornata didattica Movi&Co presso lo IULM.

Si tratta di un workshop di videomaking organizzato da Movie&Co, a cui diverse aziende si iscrivono, pagando una quota d’iscrizione. Questa quota dà loro accesso a un pool di giovani videomaker tra cui verranno individuati quelli che dovranno rispondere al brief dell’azienda, realizzeranno fino a due video.
A me e a Guido è stato riservato il compito di valutare i video ed elargire critiche e consigli sia ai giovani videomaker sia alle aziende. Quest’ultimo compito, devo confessare, è stato particolarmente piacevole per entrambi ;-)

Rispetto all’anno scorso, ho trovato ragazzi con una maggiore consapevolezza stilistica, e anche una maggiore “fame”: ragazzi che difendevano il loro lavoro dalle critiche mie e di Guido, con convinzione. Di lavori belli ce n’erano diversi: alcuni talenti sono sicuramente da tenere d’occhio. Certo, non tutti erano allo stesso livello. Così come i lavori che hanno realizzato.  E qui casca l’azienda.
Togliendo il velo di Maya a una questione che dovrem(m)o affrontare prestissimo, un’azienda si è lamentata pubblicamente del livello del video realizzato per lei, rispetto ad altri: argomentando che “con il biglietto che pago che vantaggio ne ho, se poi il video non è di livello?”. Va detto che l’azienda in questione è una fedelissima dell’iniziativa Movi&Co da diversi anni. E questo rende la questione ancora più cruciale. Perché un workshop del genere non è né una casa di produzione né un’agenzia creativa, ma più una roulette di talenti: ti può capitare quello migliore o quello peggiore. E’ un rischio consapevole, o così dovrebbe essere.
Lasciamo perdere lo spirito di un’iniziativa del genere, di talent scouting e di divulgazione di cultura del videomaking nel mondo dell’azienda. Facciamo i cinici. Se, in 7 anni, dovesse esserle andata bene anche solo 3/4 volte, ci sarebbe da esserne contenti: a un costo infinitamente inferiore a quello d’agenzia + casa di produzione si porta a casa un video di cui può fare l’utilizzo che vuole.

La filiera dell’advertising è finita.
Un azienda che dichiara con tanta pervicacia che *pretende* il servizio di un’agenzia, senza pagare un’agenzia, è un segno dei tempi. Puntualissime le parole che Guido mi ha sussurrato all’orecchio, mentre difendevo l’onore (e le fatture) delle agenzie: “Paolo, è finita…”

Hai ragione, Guido: il modello di business dell’agenzia è finito.
Non è un giudizio di valore, è una constatazione.
Sempre più aziende cercheranno scorciatoie per spendere meno e avere un servizio che assomigli a quello finora erogato soltanto dalle agenzie.

Questo è un brief che tutti i professionisti pubblicitari dovrebbero darsi: pensare un nuovo modello di business per la comunicazione.


4 Replies

Red Bull, No Limits

Come fa notare il sempre preciso MauromanRed Bull Stratos non è poi tanto diverso da quello che faceva Sector No Limits una 15ina di anni fa con testimonial come Patrick de Gayardon, a parte che c’è Internet di mezzo.

E, in effetti, la presenza di Internet è tutta la differenza. Non solo come potenza di buzz, cosa di per sé non da poco, ma perché ha spostato l’accento della comunicazione di marca sui contenuti: sul content marketing, per fare felici di planner ;-P

15 anni fa, in pieno paradigma televisivo, Patrick de Gayardon e tutta la scuderia di testimonial Sector erano appunto soltanto dei testimonial, degli sportivi estremi che diventavano personaggi televisivi portando con sé il logo Sector e i valori della marca: che era pienamente co-protagonista della comunicazione.

Quello che oggi è cambiato, grazie al paradigm shift internet e geek, è che il volo supersonico di Felix Baumgartner è protagonista assoluto di un’operazione di cui Red Bull è “soltanto” finanziatore e, soprattutto, media company. Perché ha prodotto un contenuto video scientifico/sportivo che stato guardato da oltre 8 milioni di persone live su YouTube e che genererà anche un documentario BBC in onda a Novembre negli States sul National Geographic Channel.
La marca diventa invisibile, cedendo il passo al contenuto e all’atleta. Come nota AdFreak, infatti, la marca è “omnipresent yet invisible”.

Facendo un passo indietro a favore dei contenuti, Red Bull aumenta la sua visibilità e iconicità, al punto che qualcuno già addita l’evento come prossimo oro a Cannes nella categoria special events e live advertising. E a giudicare dal numero di spoof istantanei (qui di seguito vedete quello di Conan o’Brien e, sotto, quello di Ogilvy Vienna, con i Lego), tendo ad essere d’accordo.


Leave a reply

Siri: il virale è un remix

Siri sta generando una forma di engagement virale e molto geek.
Per quale Brand? Siri, naturalmente. E di conseguenza per Apple.
In rete ci sono da mesi tantissimi spoof video su Youtube: talmente tanti e divertenti, che qualcuno ha già stilato le classifiche dei migliori, come questa.

L’effetto Siri è un virale talmente grande che non si ferma alla rete, ma riceve pure una consacrazione televisiva, come nella serie più geek della TV “Big Bang Theory”:

Ora, potrà pure essere un’operazione di product placement e di marketing virale da parte di Apple; tuttavia resta il fatto che Siri esprime il potere di brand engagement che la tecnologia ha, quando tocca le corde giuste di certi comportamenti umani. Nel caso di The big Bang Theory, l’innato desiderio (maschile) di avere una donna che ti ascolta e fa sempre quello che dici: una geisha geek.

Da un punto di vista più ampio, di comunicazione, il comportamento che ha scatenato l’effetto virale e di engagement spontaneo è l’innata tendenza delle persone a far propri i contenuti che trovano piacevoli o divertenti, a remixarli. Un po’ come era già capitato per il Kinect Effect.

Kirby Ferguson, hai proprio ragione: Everything is a remix.


2 Replies

SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM SPAM

Chissà se i Monty Python immaginavano che Spam sarebbe stata una delle parole più cruciali e usate dell’era di Internet.
Sicuramente, non immaginavano che sarebbe diventato il nome del magazine più geek d’Italia.

Il payoff dice tutto: IL MEGLIO DEL WEB SALVATO SU CARTA.

SPAM è un free magazine dedicato a chi ama ancora fare le “orecchie” alle pagine, a chi ama sfogliare una rivista, a chi ama addormentarsi con un libro aperto in mano. Ma allo stesso modo a chi ama il web: informazioni, contatti, idee, raggiungibili in ogni momento da ogni parte del pianeta.

SPAM nasce per portare su carta i pensieri e le idee più interessanti della rete: recensioni, articoli, graphic design, fotografie, illustrazioni, ricette, video. Perché internet è un flusso continuo, infinito, dove spesso lavori degni di nota finiscono per perdersi, in un click.

Ed ecco l’idea geek: la carta viene aumentata, diventa “digitale” grazie ai QR Code che accompagnano ogni articolo rimandando alle fonti dei contenuti, approfondimenti multimediali, anche grazie all’utilizzo dell’AR: insomma, un magazine aumentato.

Il mensile, con una tiratura di 10.000 copie, verrà distribuito gratuitamente a Milano, verrà lanciato il 10 ottobre in occasione dello IAB Forum.
E sarà disponibile in locali selezionati, concept store, ristoranti e trattorie, stylist, cinema e teatri, librerie, shop, biblioteche comunali, musei e atenei universitari.

L’idea è di due creativi (ancora) giovani, Federico Mirarchi e Roberto Piazza, copy e art, che hanno deciso di lasciarsi alle spalle l’advertising per seguire questo audace e interessante progetto di editoria digitale geek. Bravi, sia per l’idea sia per il coraggio.


Leave a reply

ADC*E 2012: Grand Prix e Amir Kassaei nuovo Presidente

Si è appena concluso anche l’ADC*E Award 2012. Qua sopra vedete il Grand Prix: il commercial ”Bear”, per Canal+, dell’agenzia BETC.
Bel commercial, niente da dire. Eppure, mi lascia l’amaro in bocca che nel 2012 il Grand Prix ADC*E vada ad un “semplice” spot TV.
Voglio dire: nell’epoca delle narrazione multi-piattaforma, della geek advertising, delle idee cross media, dei Titanium, il Grand Prix va a uno story-telling tradizionale che oltretutto utilizza meccanismi narrativi altrettanto tradizionali (short story con elemento enigmatico svelato dal prodotto alla fine: ricordate lo splendido Power of Wind, Oro a Cannes 2007?).
Mi lascia perplesso. Molto meglio il Grand Prix dell’anno scorso, Dortmund Milk, e, soprattutto, molto meglio il Grand Prix italiano, che racchiude in sé un modo di fare story-telling più intrigante, multi-sfaccettato, e aperto a quello che è il futuro presente del nostro mestiere.

Confido che il nuovo presidente ADC*E, appena nominato, sappia costruire una visione più “contemporanea” del premio che dovrebbe essere il “premio dei premi” summa di tutti gli art director club europei. Si tratta di Amir Kassaei che, fresco di promozione a Chief Creative Officer DDB Worldwide, nell’ultimo ADCE Board meeting è stato eletto nuovo ADCE President, succedendo così a Franco Moretti.

Amir Kassaei

Nato in Iran, cresciuto in Austria, Amir ha studiato in Francia e si è trasferito in Germania nel 1997, dove ha iniziato a lavorare in pubblicità prima come Account Manager e poi come Strategic Planner, per passare in seguito al reparto creativo come Art Director e Designer in agenzie come TBWA, Barci & Partner and Springer & Jacoby. Proprio in Springer & Jacoby, Amir ha fatto esperienza anche come Copywriter, posizione da cui ha fatto il salto a Creative Director e infine a Executive Creative Director per Mercedes-Benz global. E’ uno dei creativi più premiati al mondo, avendo vinto, assieme ai suoi team di lavoro, oltre 4000 premi nazionali e internazionali, tra cui oltre 60 leoni a Cannes. Con un palmares e un CV così impressionanti, siamo sicuri che non gli mancherà proprio una visione contemporanea dell’advertising


6 Replies

Rooster dei premi digitali. Una proposta (aggiornata).

Si è da poco concluso il SXSW. A buon diritto la si può definire la più importante conferenza al mondo di interaction e digital design. Che al suo interno include un premio, gli SXSW awards. Oltre a questo, è, già dallo scorso anno, un luogo dove la creatività digitale di manifesta in maniera seminale: mi riferisco al caso di  Social Media Hell della R/GA.
Bene, questo mi ha fatto pensare che per l’ADCI sia tempo di aggiornare la lista dei premi digital da includere nel proprio rooster (anche per potersi accreditare come socio).
Ecco una mia lista.
Il già citato SXSW awards.
Vimeo e youtube sono i più importanti premi digital / viral in ambito video.
Facebook Studio è il premio del più importante social network.
Mashable è la bibbia dei social media e digital:
Il TED, che ha lanciato una sezione di ads worth spreading:
Il notissimo FWA.
Da ultimo, inserirei Contagious, bibbia della comunicazione viral (l’Archive del virale, insomma), che ha un forte seguito online.
Aggiungo gli awwwards e i webby awards, in effetti molto considerati in rete e non solo.
Resta una lista assolutamente opinabile.
Per cui: integratela, contestatela, riducetela.
A voi la palla.