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Top 10 of everything: il meglio del 2012 scelto da Time.

Ogni anno il sito di Time stila una serie di classifiche che prendono il nome di Top 10 of everything (qui). Tra tutte, alcune sono di sicuro interesse per chi come noi si occupa di comunicazione, advertising, social media e non solo. Ci sono infatti decine di classifiche, da quella dei migliori tweet a quella dei peggiori libri.
Dai meme agli scandali ogni cosa entra in classifica, spot compresi, tra cui quello con Lena Dunham del quale abbiamo parlato qualche tempo fa nel nostro blog (qui).

Cliccate qui se volete scoprire tutte le classifiche o qui se siete interessati a quella dei commercial, dove vincono Chrysler e Clint Eastwood.

 


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Saggezza della folla: criteri di validità, esempi e applicazioni di una teoria che nasce dalla diversità.

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La teoria sociologica della Saggezza della folla non è solo una delle più affascinanti, ma è anche una di quelle più vicine ai fenomeni partecipativi e al coinvolgimento di gruppi di individui.

Studiata da oltre un secolo e a volte definita Intelligenza della folla, è una teoria ha trovato una vasta applicazione in Internet: Yahoo! Answers e Wikipedia si basano su di essa. Ma anche nella soluzioni di problemi estremamente complessi, di altri all’apparenza irrisolvibili e persino nel Gioco dei fagioli di Pronto Raffaella.

Di questa teoria – che permette di scoprire il peso di un bue, la posizione di un sottomarino affondato, ma anche motivi che danno origine alle bolle speculative – si parla nel lungo articolo di Partecipactive.

Clicca qui per proseguire la lettura.

 


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Coincidenze bizzarre e tragiche.

Di Alessandro Canale, Chief Creative Director di Y&R Roma.

So che siete tutti occupatissimi, ma vi chiedo di dedicare un paio di minuti ad esaminare  una singolare coincidenza che ho trovato sul web in questi giorni di frenetica bagarre politica.
Si tratta di due spot basati, come noterete con facilità, sulla stessa provocazione intellettuale. Personalmente, credo che uno sia la copia dell’altro, e non vi sarà difficile capire a chi mi riferisco.
Il primo è di casa nostra, il secondo è americano. Messi vicini rappresentano un esempio folgorante per dimostrare a tutti noi come la professionalità, l’attenzione ai particolari più insignificanti, la sensibilità verso il target, la capacità non solo di trovare un insight ma anche di trattarlo in modo vero, autentico e mai retorico, riescano a fare la vera differenza.
Ed in più, qui non si può tirar fuori l’alibi dei soldi spesi, perché potrebbero essere costati la stessa cifra. Qui si tratta di talento.
Grazie per l’attenzione e buone visioni.

 

Il primo da vedere

Spot elettorale di Mattia Di Tommaso, candidato alle primarie del centrosinistra per il Sindaco di Roma.
Pubblicato in data 06/nov/2012 da

 

Il secondo

Lena Dunham talks about her first time voting and why she’s voting for President Obama.
Pubblicato in data 25/ott/2012 da


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Le 30 donne più ‘powerful’ dell’ADV mondiale (secondo Business Insider).

It’s a Man’s Man’s Man’s World cantava James Brown nel 1966 raccontando di un mondo creato totalmente dall’uomo e che non varrebbe niente senza una donna a cui dare attenzioni.
Ma sembra anche la denuncia di qualcuno che parla del mondo della pubblicità, dove i Direttori Creativi donna rappresentano solo il 3% del totale!

Non mi conforta sapere che non è solo un fenomeno italiano, non mi rasserena pensare che alle Assemblee ADCI la rappresentativa femminile è comunque superiore, ma mi piace l’indagine di Business Insider che ci fa conoscere le 30 donne più powerful dell’Advertising mondiale.

Powerful significa potente, ma anche energico, forte, tosto e valido, proprio come sono le 30 donne che conoscerete tra poco: sono CEOs, Chiefs creative officiers, Creative directors e Financial stategist che fanno girare alla grande il business della pubblicità mondiale. Scopritele qui.

Per commentare invece, lo spazio è a seguire!

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Lo scontorno fatto con il fucile dell’immagine che apre l’articolo non è mio, ma di Business Insider. Sai mai… 🙂


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C’è ancora tempo per il Child Guardian Award. Proroga delle iscrizioni fino al 15 ottobre.

C’è tempo fino al 15 ottobre per iscriversi al Child Guardian Award, il concorso delle pubblicità amiche dei bambini di Terre des Hommes.
Data la grande attenzione che molte agenzie pubblicitarie e imprese hanno deciso di dare al tema della protezione dei bambini da messaggi pubblicitari fuorvianti e lesivi della loro dignità, il comitato organizzatore ha deciso di prorogare il termine delle iscrizioni di due settimane, dando modo a tutti gli interessati di perfezionare la propria candidatura.
Al Child Guardian Award sono ammesse le campagne tv, stampa e web/altri mezzi, pianificate dal 1/1/2011 al 31/08/2012.

L’iscrizione al Child Guardian Award è gratuita. Per iscrivere una campagna clicca qui.
Per maggiori informazioni clicca qui o contatta Rossella Di Felice via email o telefonando allo 02 28970418.

Il Child Guardian Award è organizzato da Terre des Hommes, in collaborazione con la Fondazione Pubblicità Progresso, ed è patrocinato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento delle Pari Opportunità e dall’Art Directors Club Italiano, oltre ad avere l’Alto Patronato Presidenza della Repubblica.

La Giuria e il Comitato d’Onore della 5a edizione del Child Guardian Award saranno composti da rappresentanti del mondo dell’Università, delle Istituzioni, delle Imprese, della Comunicazione, della Cultura, dell’ADCI e dai bambini stessi, che attribuiranno lo speciale premio “Giuria dei Piccoli”.


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L’ADCI rinnova completamente la sua piattaforma digitale.


Non si è trattato di un semplice redesign, ma della creazione di una nuova ed evoluta piattaforma digitale che, in modo organico e funzionale, integra il Sito, il nuovo Magazine, questo blog e i social network Facebook, Twitter e YouTube (aspettando Pinterest che sarà dedicato ai fornitori della creatività) per creare qualcosa che punta a distinguersi come innovativa, anche a confronto con gli altri Art Directors Club mondiali. Questa piattaforma vuole tornare a essere il punto di riferimento della community dei creativi italiani e uno strumento eccezionale per promuovere il lavoro e la professionalità dei membri dell’ADCI.

Siccome sappiamo che ogni nuovo progetto partecipativo – come è la piattaforma digitale dell’ADCI – porta anche qualche difficoltà nell’uso delle novità, qui trovate un post con tutte le Domande pIù frequenti che ci state facendo in questi giorni.

Il look and feel del sito, del blog e degli spazi social del Club sono completamente nuovi. Il design è opera dell’art director Marco Tironi, recentemente vincitore dei Giovani Leoni (e secondo classificato alla Young Lions Competition di Cannes) nella sezione design.
Quanto ai contenuti, sono stati completamente riorganizzati, ampliati e ottimizzati per i motori di ricerca rispetto alle precedenti versioni del sito ADCI. Anche il sistema di navigazione è stato riprogettato, per migliorare l’esperienza di consultazione del sito.

Le schede dei membri ADCI sono state completamente ripensate.
Invece che essere una semplice nota biografica, le schede sono state concepite per diventare un profilo professionale.
Imparando dalle logiche di Linkedin e Behance, infatti, ogni membro del club avrà una scheda che comprenderà sia un CV completo aggiornabile e integrabile con tutti i social link di cui ogni membro dispone, sia un portfolio con i lavori presenti nell’annual e con quelli pubblicati nel magazine ADCI.
Inoltre, le nuove schede sono SEO friendly, con una URL che comprende il nome e cognome del socio: per ottimizzare l’indicizzazione nei motori di ricerca.

Un altro vantaggio per i soci dell’Art Directors Club Italiano: poter costruire assieme il più bel magazine digitale di pubblicità in Italia.
Il Magazine dell’ADCI è il nuovo spazio digitale in cui soci e sostenitori che hanno aderito al Club possono inserire i loro lavori: quelli che ritengono più rappresentativi, quelli di cui si sentono più orgogliosi, quelli che iscriveranno il prossimo anno agli ADCI Awards, quelli che vorrebbero semplicemente mettere in mostra. 
Caricare i propri lavori nel Magazine dell’ADCI significa contribuire a creare un magazine collettivo per far conoscere in tempo reale il meglio della creatività italiana divisa per industry.
Inoltre, dato che i lavori inseriti compaiono anche nella home page del sito ADCI, pubblicare i propri lavori nel Magazine significa anche esporli nella vetrina online più visitata e prestigiosa del mondo pubblicitario italiano: il nuovo sito dell’ADCI.

Tutti gli Annual ADCI online, dal 1986 a oggi.
Gli Annual dell’ADCI non sono solo la storia del Club, ma anche quella della creatività e della pubblicità italiana. Per questo motivo l’ADCI li ha messi tutti online e liberamente consultabili da tutti: iniziativa questa, ancora ineguagliata nel mondo degli Arti Directors Club.

Il nuovo blog.
Se il sito è l’organo istituzionale dell’ADCI e la vetrina per promuovere le attività del club e dei suoi membri, il blog – come sapete voi che lo frequentate – è l’agorà del Club: il luogo ideale per incontrarsi, parlare tra soci e con il Consiglio, discutere e confrontarsi su argomenti che riguardano la professione di creativo e tutto quello che le ruota attorno. Unica condizione: non nascondersi dietro nickname misteriosi.
Il nuovo blog non cambia nei contenuti e rinnova l’invito a tutti i soci di diventare autori e di pubblicare i propri contenuti per arricchire la nostra comunità.
Se non siete pratici di WordPress, mandateci un’email, una foto e qualche link e ci pensiamo noi!


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Conclusa l’Assemblea dei soci ADCI: completa fiducia al programma di Guastini e al suo Consiglio.

Si è conclusa poche ore fa l’Assemblea dell’Art Directors Club Italiano.

Una cinquantina i soci presenti, oltre la GoPro di Lele Panzeri, grazie alla quale potremo caricare nei prossimi giorni il video dell’incontro.

Gli argomenti all’ordine del giorno erano stati preannunciati da Massimo Guastini, sia in questo blog sia attraverso le interviste alla Stampa di settore.
Potete trovare i contenuti in questa presentazione, uploadata su Slideshare.

Non ci sono state nuove candidature a guidare il Club e i presenti hanno concordato all’unanimità di proseguire il percorso avviato.

Grazie a tutti per la fiducia. In attesa della pubblicazione delle foto, vi invitiamo a giocare con il nuovo sito dell’Adci per trovare e segnalarci gli inevitabili bug.


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Assemblea ADCI 2012: la foto gallery è qui!

Le foto dell’assemblea del 29 settembre 2012 dell’Art Directors Club Italiano


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Facebook e i giustizieri della notte

di Pasquale Barbella

Questa volta vi scrivo da morto. Da un pezzo ambivo a diventare uno specialista di opere postume, e la subitanea scomparsa mi dà subito una prima occasione di uscire allo scoperto dalle tenebre.
Sono stato assassinato giovedì 20 settembre, verso mezzanotte. A infliggere il colpo fatale non è stata né una Luger né un’ascia bipenne, né un’alabarda né una mazza da golf. Qualcosa di simile a una clava, forse, ma di modello più attuale.
L’arma che mi ha colto di sorpresa, centrandomi in pieno fra gli occhi, è stata una mail sommariamente tornita, comunque non priva di schegge di selce e di osso sporgenti dalla superficie, in modo da garantire l’efficacia della sua funzione. Con l’aggressore, persona nota e apprezzata nel mondo della pubblicità, intrattenevo vaghi rapporti da oltre quarant’anni: rari e superficiali, ma sempre improntati alla massima e reciproca correttezza. Non vi dirò altro di lei o di lui, in parte per congenita passione del thriller, ma soprattutto perché lo svelamento della sua identità non ha nulla a che vedere con le sparse e disordinate considerazioni che mi accingo fare. Da qui in poi mi riferirò al/alla clavista usando la sigla K, in omaggio al signor Kersey – il giustiziere della notte impersonato da Charles Bronson in un vecchio blockbuster.
Copio e incollo il messaggio letale rispettandone la sintassi, l’ortografia, la punteggiatura e l’etilico charme:

Oggetto: ha disattivato il mio giovane facebook account
mi ha rotto vedere tutte le cazzate che scrivono in pubblico e le foto idiote di amici cari. Barbella una delusione. Avevo un alta opinione di lui, oggi sembra un pensionato che non sa che cazzo fare nella vita, ..l’unico ancora carino è Luigi Montaini, infatti è morto da 3 Mesi, Anche Bianca Allevi tiene aperto il suo account da due anni dal suo funerale. Dunque mi assento da vivo Amen.

Il ricevente Barbella, più morto che vivo, si è limitato a due rapide parole di commento:

Molto gentile.

Probabilmente K non intendeva colpirmi in modo frontale, ma alla nuca. Penso che abbia inviato la sua mail a una pletora di destinatari nascosti dimenticandosi di cancellare la vittima dall’elenco. Al mio sopracciglio alzato ha replicato con un sorry molto simile al colpo di grazia. Trascrivo letteralmente:

Sorry Pasquale, così è se guardi a freddo le cose in facebook, sembra il grande fratello di rincoglioniti con una platea di assetati di frasi o foto per sapere cosa fruga nella testa dell’uno o dell’altro per poi votare “I like”.
Se poi si tolgono a vicenda l’amicizia, soffrono anche.
Ti voglio bene e te lo dico in privato.

Appurato che esistono nuovi modi di volersi bene, modi di cui non sospettavo l’esistenza, prendo per buono l’amore di K, sebbene venato da sfumature di necrofilia (i morti sono “carini” non perché lo fossero in vita, ma perché sono passati oltre: così, almeno, mi sembra di evincere dalla sua prosa).
Ora voi, pochi e pazienti lettori, penserete che io stia descrivendo questa modesta esperienza d’amor fraterno per imbastire un’elucubrazione accademica sui social network e sulle eventuali patologie di favorevoli e contrari; o, peggio ancora, che io sia tentato di sfruttare questa piattaforma pubblica al solo scopo di elaborare qualche forma di vendetta personale.
No, no e poi no.
Il colpo ricevuto non mi ha ispirato alcuna riflessione utile su Facebook. Non m’interessa difenderne gli adepti, né criticarne gli avversari: so che ci sono persone perbenissimo su entrambe le sponde, per il semplice motivo che gli esseri umani non possono essere catalogati in base alla loro adesione o al loro rifiuto di Facebook.
Continua invece a sconcertarmi la mutazione idiomatica e forse genetica che, da Sgarbi e Bossi in poi (ma se ne potrebbero citare di nomi famosi!), sta trasformando la vecchia civiltà borghese in un gorgo primordiale. E non è questione di generazioni: K non è un fanciullo di primo pelo, né una pulzella alla prima mestruazione. È, nel nostro entourage, una presenza così storica che più storica non si può; ammirata per indiscussi meriti professionali, ma anche per sublime aplomb e sciccherìa; l’ultima persona, insomma, da cui ti aspetteresti l’apocalisse.
Che cosa ci sta succedendo?
Me lo chiedevo proprio ieri sera, cinque ore prima del bacio di mezzanotte, imbottigliato in un traffico da tregenda, lungo un’anonima periferia industriale dove l’unico tratto di umanità che vi possa mai capitare di scorgere è la presenza di prostitute nigeriane completamente svestite. Alla mia destra, oltre i mesti edifici sorgenti da campi spelacchiati, si alzavano a oscurare la luna cinquanta metri di fumo nero, da un capannone sfiancato dalle fiamme. Sto ancora tossendo, mentre inquirenti e Asl misurano la tossicità delle esalazioni e indagano sull’eventuale presenza di eternit in un deposito già saturo di plastica.
Le cronache – politiche ancor prima che ambientali – ci avvertono ogni giorno che siamo scivolati, a poco a poco, in una Chernobyl estetica e morale senza immediate speranze di bonifica. Un mondo senza giudizio, ma colmo di giudizi e pregiudizi, come se osservare il prossimo dall’alto e condannarne i comportamenti – anche i più innocenti – bastasse a farci sentire migliori. Forse anch’io, senza saperlo, ho incorporato veleni per osmosi; forse anch’io ero, a vent’anni, migliore di come sono diventato.
Che ne è stato, per esempio, del mio ottimismo, della mia naïveté, della mia sconfinata fiducia nel progresso? Dove sono io, dove i miei affini? Mi serve ancora amare Brahms?
A proposito di musica. Sto letteralmente divorando un libro bellissimo, consigliatomi da Till Neuburg: Il resto è rumore, di Alex Ross. Dalle prime pagine apprendo con stupore che Salome, opera di avanguardia di Richard Strauss, ottenne un trionfale successo non solo di critica ma anche di pubblico nel 1906, quando fu rappresentata a Graz e altre città austriache non proprio inclini all’eccentricità e al progressismo. A distanza di oltre un secolo sarebbe naturale aspettarsi, nei confronti della musica di Strauss e dei suoi coevi, le stesse reazioni suscitate dai “classici del passato” – Bach, Mozart, Beethoven, fate voi. La musica del Novecento, persino d’inizio secolo, tende invece a passare, nell’opinione comune, ancora per “contemporanea” e a suscitare la stessa, immutata ostilità riservata alle cose così nuove da farci quasi paura. I nonni o bisnonni di Graz, sommariamente etichettati come tradizionalisti, erano dunque più aperti e più avanti di noi? Procediamo davvero col passo del gambero, come ha scritto Umberto Eco in uno dei suoi saggi più acuminati?
La domanda è ovviamente retorica. I fatti parlano chiaro. Non so altrove, ma da noi è così. Per sbalorditivi che possano essere i balzi della tecnologia e la disponibilità d’informazione, il passo della società sembra andare in costante e inesorabile retromarcia. Lo spread fra ciò che siamo e ciò che potremmo essere si allarga sempre di più. La cosa più memorabile dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, This Must Be the Place, è un aforisma destinato a fama duratura: “Ci sono molti modi di morire: il peggiore è rimanendo vivi.”
Forse anche K era già morto mentre, in mancanza di maglio, brandiva le sue mail.


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Henry Jenkins, massimo esperto mondiale di culture partecipative e transmedialità per la prima volta a Roma lunedi 9 luglio.

Se siete a Roma lunedì 9 luglio, vi segnalo un’importante evento organizzato da IED Roma (la scuola dove insegno anch’io a Milano) e Cross-Media.it. Per un giorno infatti, la capitale si trasformerà nella capitale del Transmedia in occasione dello special Talking IED di Henry Jenkins, massimo esperto mondiale di culture partecipative e transmedialità per la prima volta a Roma.

Tema dell’incontro sarà: La Generazione Transmediale. Come i giovani creativi e la cultura partecipativa stanno cambiando il mondo attraverso i media.

La Transmedia Generation è formata da giovani creativi che stanno pensando, imparando, sviluppando nuovi strumenti di comunicazione e si stanno mobilitando politicamente in modo mai così autonomo e consapevole, grazie al loro maggiore controllo sulla costruzione di senso e contenuti, e sulla circolazione del sapere affidata in particolare ai new media.

Maggiori informazioni le trovate qui.